Spiritualità Laica – Lo spirito come sintesi di intelligenza e coscienza



Seguendo un filone di “spiritualità laica”, possiamo definire lo Spirito come una sintesi fra coscienza ed intelligenza, non è un pensiero, anche se, in termini descrittivi analitici, non possiamo fare a meno di utilizzare i pensieri nel tentativo -per altro futile- di evocarne la natura. Questo perché il processo descrittivo rende lo “spirito” un oggetto della mente. Anche chiamandolo “spirito” resta un concetto, una immagine. E sappiamo che l’immagine mai può sostituire o realmente rappresentare e convenire quel che è la “sostanza”. Tutto ciò che è all’interno della coscienza è un oggetto della Coscienza. Forse è meglio precisare che il termine Coscienza, pur che rappresenta quanto voglio significare, venga qui sostituito da “Consapevolezza” poiché noi occidentali e soprattutto “cristiani” tendiamo a considerare la coscienza come una qualità morale. Si dice “fare l’analisi di coscienza” come se questa coscienza fosse un aspetto dell’anima.
Lasciamo anche da parte la considerazione materialista per cui la coscienza è il risultato di processi cerebrali, che è una spiegazione “scientifica” assunta in quanto si ritiene che la nostra capacità di analisi (intelligenza) sia susseguente al processo chimico delle cellule che si comunicano dati. Tutto ciò è la conseguenza del nostro ritenerci il corpo quindi questa considerazione non ci consente di andare “oltre” per percepire lo spirito, in quanto substrato e matrice. Anche qui il termine “percepire” non è propriamente corretto, poiché chi è che percepisce e cosa viene percepito? E’ evidente che tutto si svolge all’interno della Coscienza, la coscienza osserva se stessa e comprende se stessa.
Intelligenza e coscienza sono la stessa cosa e in verità sono la nostra vera natura. In qualsiasi modo consideriamo noi stessi, una anima un corpo, una mente… non siamo quello poiché l’Io non puoi essere un oggetto della conoscenza. L’Io è la conoscenza stessa che nel processo conoscitivo assume la forma di soggetto oggetto e conoscenza.
Fermiamoci comunque al “sentire” interno, quel sentire definito “io” e che è in verità pura coscienza. Prima di pensare “io sono questo o quello” se ci si ferma al nudo Io.. ci si rende conto che questa identità assoluta è priva di qualsiasi attributo.. E’ semplicemente consapevolezza.
Qualsiasi opinione o descrizione di tale “entità”, appartiene all’ego, inizialmente può essere accettata come base di confronto sulle idee, ma se osserviamo con gli occhi dello “spirito”, che tutti ci accomuna, scopriamo che l’opinione è solo un attaccamento, un riflesso condizionato, di cui potremmo anche liberarci se vogliamo avanzare in consapevolezza. L’opinione è una proiezione mentale, un meccanismo proiettivo del proprio identificarsi in un set di pensieri e credenze. Dal punto di vista dello “spiritualità laica” non ha importanza sforzarsi per sancire la supremazia della propria opinione. Si esprime l’opinione come un gesto, come una naturale e spontanea affermazione della persona che noi “incarniamo”. Quella persona è un personaggio nella commedia della vita, è giusto che si esprima ma non è necessario che prevalga. Quando si comprende la complementarietà di ogni aspetto e forma dell’esistente ci si limita a svolgere la propria funzione, nel modo più accurato, senza sentirsi né responsabili né portatori di un messaggio superiore.
Si porta avanti “l’opinione” come se fosse un lavoro da svolgere ma senza sentire che i risultati di tale lavoro ci appartengono. Insomma si compie un “dovere” con distacco…. Secondo i grandi saggi l’opinione è un automatismo della percezione individuale. Insomma l’opinione è sempre e comunque parziale ed incapace di riferire un’interezza. Ma se almeno fossimo in grado di interpretare ogni opinione come un tassello del pensiero universale, cercando di integrarla nell’insieme del conosciuto, forse così stiamo mettendo in pratica quel “sincretismo spirituale” auspicabile per il superamento delle ideologie e delle religioni precostituite. Unica discriminante dovrebbe essere la qualità della sincerità e del distacco egoico in cui l’opinione viene espressa.
Ed in fondo perché attaccarsi o farsi condizionare da qualsiasi opinione? Una volta capito che tutte le opinioni sono solo aspetti esteriori del nostro sentire, della nostra educazione, del nostro bagaglio genetico, etc. etc. Come si può ritenere che una qualsiasi opinione, pur ben espressa o motivata, possa influire sui nostri comportamenti o convincimenti, in antitesi con noi stessi? Se noi ci riconosciamo nell’opinione espressa da qualcun altro vuol dire semplicemente che quella cosa stava già dentro di noi, l’abbiamo riscoperta. Se invece non ci tocca… lasciamola andare come l’abbiamo incontrata.
Una piccola similitudine: quando ero un adolescente, forse all’età di 13 anni, confessai al prete della mia parrocchia che non riuscivo ad accettare il fatto che esistessero inferno, paradiso, limbo.. che vengono considerati “eterni” contemporaneamente alla realtà eterna del dio stesso. Se dio è eterno ed infinito come possono coesistere più eternità separate e contrapposte? Il prete mi disse che dovevo credere a quanto affermavano le scritture perché quella è la parola di dio ed è un “mistero della fede”. Ovvio che non gli diedi retta e continuai a meditare e riflettere sulle cose secondo il mio criterio di ricerca e non basandomi sull’opinione del prete o sui dettami delle scritture. Infatti se un dogma religioso è solo “strumentale” allora non vale nemmeno la pena di considerarlo, esso non è nemmeno etichettabile come “opinione” (che già di per se stesso è un termine “riduttivo”) ma possiamo definirlo “imbroglio speculativo” teso alla propagazione e giustificazione di un “credo”. Ciò avviene quando si mente sapendo di mentire e quando si ragiona in termini di affermazione del proprio pensiero, come spesso avviene nelle “prediche” religiose (di qualsiasi religione)!
Ed anche l’insegnamento morale ed etico non ha senso finché non si è centrati nello Spirito, ovvero in se stessi. Allorché si riconosce la “spiritualità” (ovvero Coscienza ed Intelligenza), come la propria natura, non c’è pericolo di compiere il male, poiché se stessi e il tutto che ci circonda e ci compenetra coincidono. Gli altri non sono realmente “altro” da noi, sono solo forme diverse della stessa sostanza, e quindi come potremmo nuocer loro? Nella Coscienza ed Intelligenza ogni nostra azione è compiuta al fine del beneficio comune. Ciò avviene anche se all’osservatore esterno può apparire che ci sia una intenzionalità personale nell’azione del saggio laico.
Ma tale “pensiero” (positivo o negativo) non influisce sull’onestà, sincerità e perseveranza nel praticare il bene comune, che è la caratteristica della “spiritualità laica”, che deve comprendere anche il lasciare agli altri la libertà di pensare a modo loro. Infatti non possiamo usare la laicità per continuamente controbattere su punti che a noi sembrano ledere tale principio… Insomma dovremmo essere laici persino nei confronti della laicità. Ed in sintonia con questo predicato ognuno di noi dovrebbe occuparsi della propria auto-conoscenza e lasciare agli altri esseri (umani o non umani) di fare la parte che ad ognuno compete!
Tutti tendiamo alla perfezione, seguendo le nostre propensioni e tendenze innate, in un apparentemente lunghissimo iter, che sembra non avere inizio né fine. Nell’osservazione empirica questo processo si manifesta come singoli fotogrammi che noi dichiariamo separati, perché osservati nel contesto dello spazio tempo lineare e con il senso di alterità e consequenzialità. Ma il film è lo stesso, contemporaneo, e ci siamo tutti dentro… Come dicono alcuni filosofi possiamo chiamarlo sogno o gioco (lila) che si svolge tutto nella Coscienza.
Il sognatore diventa tutti i personaggi e gli eventi del sogno. Avviene così, senza scopo e nella gioia. Allo stesso tempo questo sogno è irreale perché è solo un processo nel divenire. Diventa però reale appena siamo “consapevoli” che noi siamo “quello” in ogni suo aspetto immanente e che siamo anche aldilà di “quello” in quanto pura Consapevolezza trascendente.
Paolo D’Arpini
Comitato per la Spiritualità Laica – Via Mazzini, 27 – Treia (Mc) – reciclaggiodellamemoria@gmail.com


Paramahansa Yogananda: "Pensare positivo aiuta a stare in buona salute"


Domanda – “Perché la vita è così piena di prove?”
Risposta – “Attraverso le prove noi impariamo le lezioni della vita. Le prove non sono fatte per distruggerci: sono fatte per sviluppare il nostro potere. Esse fanno parte della naturale legge dell’evoluzione e sono necessarie per noi per avanzare da un livello più basso ad uno superiore. Tu sei molto più forte di tutte le tue prove. Se non lo capisci adesso, dovrai capirlo più tardi. Dio ti ha dato il potere di controllare la tua mente e il tuo corpo e così liberarti dai dolori e dai dispiaceri. Non dire mai “sono finito”. Non inquinare la tua mente pensando che se cammini un po’ di più ti sforzerai troppo o che se non puoi avere un certo tipo di cibo soffrirai, e così via.”
“Non permettere mai alla tua mente di ospitare pensieri di malattia o di limitazione: vedrai che il tuo corpo cambierà in meglio. Ricorda che la mente è il potere che governa questo corpo, quindi se la mente è debole anche il corpo diventa debole. Non intristirti o preoccuparti di nulla. Se rafforzi la tua mente non sentirai sofferenze fisiche. Non importa cosa succede, devi essere assolutamente libero nella tua mente.
Come in un sogno puoi pensare che stai male e svegliandoti di colpo vedi che non è vero, così nello stato di veglia devi sapere che la vita non è altro che un sogno. La mente non ha alcun legame con il corpo se non quello che tu gli dai. Quando la mente potrà rimanere distaccata dal corpo a tuo piacimento, tu sarai libero. Ricorda che sei immortale.
Per poter superare le prove della vita avrai bisogno di ringiovanire sia il corpo che la mente. Dovrai sviluppare l’elasticità mentale. Se non puoi fare fronte alle prove della vita, sarai indifeso quando i problemi e le tribolazioni arriveranno. A volte la vita sembra un gioco crudele. La sola giustificazione per questo è che la realtà è solo un sogno. Hai avuto molte esperienze attraverso molte incarnazioni e ne avrai altre in futuro, ma non dovrebbero impaurirti. Devi recitare tutte le parti in questo film della vita, dicendo a te stesso “Io sono Spirito”. Questa è la grande consolazione che la saggezza ci dà”.
Paramahansa Yogananda
(Fonte Uqbar Love)

Il film del "Tredicesimo piano" - Recensione



Un film poco conosciuto ma che in realtà dice moltissimo, in maniera fantasmagorica e ricercata ma estremamente calzante, sulla manipolazione a cui l'essere umano è soggetto in questo piano di realtà ad opera di poteri occulti (e di chi interpreta il loro volere materialmente).

Innanzitutto va rimarcato che nel mondo anglosassone (il film è americano) il tredicesimo piano negli edifici non esiste, si passa direttamente dal dodicesimo al quattordicesimo.

Qui nel film su questo piano è collocato un enorme sistema informatico sperimentale che consente all'utente di calarsi in forma simulata ma al tempo stesso reale (infatti, come nel film Matrix, chi "parte" rimane nella realtà come in catalessi, in animazione sospesa) in altri luoghi e altre epoche, agendo tramite una sorta di "avatar" cioè una sua presenza che ha una identità ben precisa nella realtà simulata ma in modo che l'utente è al tempo stesso cosciente di tutto ciò.

Si tratta però di una realtà multilivello, perchè si scopre che anche gli utenti della simulazione sono a loro volta delle simulazioni ad opera di un piano superiore di realtà, un po' come in un gioco di scatole cinesi.

Tutte le persone delle simulazioni,ad ogni livello, sono del tutto "vive"e senzienti, dei software perfettamente programmati, e alcuni di loro cominciano a capre, a ribellarsi, e , tramite il macchinario, a interagire coi livelli superiori, intersecando le loro realtà. 

Il protagonista, in maniera spettacolare scopre la verità sul suo mondo fittizio - un po' come in "Truman show" e riesce nell'impresa impossibile: la sua mente riesce a scalare di livello fino a coincidere con quella del suo "controllore" nel piano superiore.

L'escalation gli riesce non già dalla sua realtà di partenza, bensì, paradossalmente, sprofondando nelle simulazioni inferiori (Visita Interiora Terrae) per poi innescare il processo di ritorno. E', se vogliamo,un simbolo dell'operazione alchemica del visitare le "viscere della terra" personale,cioè sondare le profondità del proprio io per recuperare quella materia prima da sgrezzare e trasformare in oro. 

Assolutamente da vedere- una parabola davvero aderente al tipo di realtà in cui siamo calati.

Simon Smeraldo

La donna è "debole" nel buddismo - Nel cristianesimo invece è ancora a livelli sub umani


 "Chi dice donna dice dharma" (Saul Arpino)
Risultati immagini per la donna nel buddismo

Così come il Budda all'inizio della sua predicazione aveva escluso le donne dal Sangha, anche il Cristo aveva chiaramente enunciato il suo rapporto con la donna fin dall'inizio della sua missione: infatti alla Madre che alle nozze di Cana gli chiedeva di intervenire perché mancava il vino, aveva risposto: "Donna che ho a che fare io con te?" - "Non è arrivata ancora la mia ora!" - Sapendo bene che compiere un segno in quel momento equivaleva ad accettare la soddisfazione di una volontà inferiore: quella della donna, che in un prosieguo di tempo lo avrebbe portato anche alla testimonianza suprema: la morte in croce. Perché il Cristo si abbandona a questa volontà inferiore? La risposta non può essere che la stessa data dal Budda all'ingresso della donna nella comunità del Sangha: il male minore. Ecco, il morire in croce è il male minore. Questo significa accettare di dare un segno tangibile della propria missione trascendente proprio nelle condizioni peggiori.

E' vero che la Chiesa ha imposto il celibato per tutti i preti soltanto nel 1530 con il Concilio di Trento, ma questo non ha ancora risolto il problema. Ovvero: o le cose sono state ormai compromesse, dati i 1500 anni di lassismo, oppure è diventato un problema insolubile.
Così il Budda aveva dichiarato che dato l'ingresso delle donne nella comunità del Sangha la religione sarebbe durata 500 anni di meno: vale a dire, il Dharma sarebbe stato accolto nella sua integrale purezza dall'umanità fino a 500 anni, riducendolo in durata di 500 anni. C'è da dire che lo stesso Sangha maschile si è corrotto: infatti nel prosieguo delle speculazioni e manomissioni umane si è arrivati a comunità in cui perfino i monaci avevano una compagna, con la possibilità che falsi monaci facessero il loro mondano comodo.

E' chiaro che non è sul piano mondano che occorre accogliere l'istanza di Karuna, amorevolezza e compassione, per unirla alla Prajna o Saggezza, ma è nella mente dell'uomo. E' chiaro che chi abbraccia la trascendenza deve rinunciare alla donna: ne va della sua realizzazione effettiva e della possibilità stessa della sua missione in questo mondo.
Accenno al problema dei preti pedofili per dire quanto sia difficile mantenersi in un ambito di correttezza e integrità senza cedere alla componente sessuale. Insomma: chi cede al sesso dimostra di non aver ancora capito dove sta il problema umano nella sua interezza. L'apostolo Pietro dopo una conversazione con il Cristo, a proposito della situazione umana, gli diceva: "Se le cose tra uomo e donna stanno così, non conviene ad un uomo prendere moglie".

L'ideale del Tantra è reintegrare nei fatti anche la componente sessuale, cioè utilizzarla come un medicamento pericoloso, o velenoso, pur rimanendone distaccati o immuni: cioè senza cedere ad esso. L'ideale del Graal è cercare l'unione tra l’uomo e la donna per la effettiva ricostituzione sul piano terrestre dell'Archetipo umano. Dove sta la falsità di queste posizioni?

Nel Tantra, la possibilità che si metta in dubbio la serietà del ricercatore dato che inevitabilmente, nella vita di tutti i giorni dovrà scendere a compromessi. Nel caso del Graal c'è da dire che ogni uomo, maschio, rappresenta già nel piano terrestre la realizzazione dell'Archetipo Umano e quindi non c'è un'effettiva necessità di una convivenza con una compagna per realizzarlo.

Questo non significa che, per la componente di compassione, non si possa avere un rapporto con la donna, ma questo deve essere ben inteso però. Occorre sapere che è come dar da mangiare, occasionalmente, a un gatto affamato.

 Gino Taddei 
(http://centronirvana.blogspot.it/2005_07_01_archive.html)

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Mio commentino: "Fortunatamente (per lui, s'intende...) poi il Buddha ci ripensò ed aprì la "Via" anche alle donne, riconoscendo quindi la loro natura di "Buddha" (e la possibilità di partecipare al "Sangha" e al "Dharma). Per quanto riguarda, invece, la posizione femminile nel cristianesimo siamo ancora a mezza strada... appena appena venne accettata come essere umano e "munita" di un'anima (per un solo voto al Concilio di Nicea)..." 
(Paolo D'Arpini)

Isaac Newton ed il"peso" della gravità... (ed altre cosucce)



Isaac Newton è stato certamente uno degli scienziati più grandi ed influenti di tutta la storia del pensiero scientifico. Nato nel 1642 in un villaggio del Lincolnshire da una famiglia di allevatori, a 10 anni poté dedicarsi agli studi nella King’s School di Grentham grazie all’eredità lasciatagli dal patrigno. Sfuggendo alle pressioni della madre che ne voleva fare un allevatore ed agricoltore, nel 1661 riuscì ad iscriversi al Trinity College dell’Università di Cambridge. Qui, rifiutando di aderire alle idee aristoteliche ancor in voga i molti ambienti universitari, si dedicò allo studio delle opere di Copernico, Galilei, Keplero e Cartesio.

I primi successi furono ottenuti da Newton nel campo matematico per cui il grande scienziato inglese dimostrò sempre una grande attitudine. Intorno al 1665 mise a punto, tra molti altri risultati,  una formula per il calcolo delle potenze di qualsiasi ordine del binomio (“teorema del binomio”) e realizzò lo sviluppo approssimato delle serie armoniche con l’uso di logaritmi. Iniziò anche a porre i fondamenti del “calcolo infinitesimale” (o “differenziale”) relativo alle quantità infinitamente piccole, un settore della matematica che è risultato decisivo per lo sviluppo delle scienze moderne.

Progressi in questo campo erano già stati fatti nell’antichità da Archimede, ed in tempi recenti dagli italiani Torricelli e Cavalieri, dagli inglesi Wallis e Barrow (quest’ultimo fu anche insegnante di Newton a Cambridge), e soprattutto dal francese Fermat (come vedemmo nel numero a lui in precedenza dedicato). Mentre, però, Fermat aveva impostato i problemi tipici della nuova analisi matematica (come lo studio dei massimi , dei minimi e delle tangenti alle curve esprimibili con una funzione matematica, problemi risolvibili con un’operazione detta “derivazione della funzione”), ma senza comprenderne le ultime conseguenze, Newton capì che la “derivata” di una funzione matematica  era un’altra funzione, a sua volta “derivabile”. Capì inoltre che la “derivazione” era l’operazione inversa alla “quadratura” di una curva (oggi nota come “integrazione della funzione”), cioè di un’operazione che permette il calcolo dell’area sottostante la curva.

Newton, restio a pubblicare i risultati delle sue ricerche per il suo carattere sospettoso ed ombroso ed il timore di critiche, pubblicò questi risultati solo nel 1704, fatto che innescò una violenta polemica con il tedesco Leibniz, che era giunto a risultati simili per proprio conto e li aveva diffusi prima di Newton, benché Newton avesse iniziato a studiare l’argomento 10 anni prima di Leibniz. La “Royal Society”, di cui nel frattempo Newton era divenuto presidente (alla morte di Hooke), chiamata ad esaminare la questione, dette ovviamente ragione a Newton con una risoluzione del 1712 provocando l’amaro risentimento del filosofo e scienziato tedesco.

A partire dal 1670 Newton aveva iniziato a studiare anche i fenomeni relativi alla luce, dimostrando che luce naturale “bianca” era data dalla somma di raggi di diverso colore (fatto che oggi sappiamo dipende dalla “lunghezza d’onda” del singolo raggio). Sfruttando un prisma trasparente riuscì ad ottenere la “dispersione” della luce , cioè una deviazione del raggio luminoso (detta “rifrazione” e dovuta al passaggio tra aria e cristallo) differenziata però per le varie componenti del raggio complessivo, corrispondenti ai diversi colori dell’arcobaleno. I raggi di vari colori – separati dal prisma - furono poi ricomposti con una lente ridando la luce “bianca”.

Sulla base di queste esperienze Newton progettò un nuovo tipo di telescopio “a riflessione”, atto ad eliminare la cosiddetta “aberrazione cromatica” (vedi il precedente numero su Huyghens) dovuta alla dispersione della luce ai bordi delle lenti. Ciò fu ottenuto concentrando i raggi in arrivo con uno specchio concavo e poi dirigendo – con l’ausilio di uno secondo specchio piano – i raggi concentrati verso l’oculare del cannocchiale.
Il grande scienziato inglese, come abbiamo già sottolineato nei precedenti numeri, avanzò anche l’ipotesi che la luce fosse formata da una miriade di corpuscoli (teoria “corpuscolare”). Queste idee, espresse nelle opere “Opticks” e poi “Ipotesi sulla luce” del 1675, furono criticate dal collega Robert Hooke, sostenitore della teoria “ondulatoria” di Huyghhens (secondo cui la luce era un’onda sferica). Ne seguì una polemica che durò decenni fino alla morte di Hooke. Come già sottolineammo nel numero dedicato alle teorie sulla luce, la fisica moderna ha mostrato che entrambe le teorie sono sostanzialmente valide, essendo ormai dato per scontato che tutta la materia ha una doppia natura di onda-particella.
Il settore della fisica che ha dato il maggiore contributo alla gloria di Newton è stata la meccanica cui lo scienziato si dedicò tra la fine degli anni ’70 e gli anni ‘80. Anche in questo caso Newton esitò nel pubblicare i risultati delle sue ricerche finché l’astronomo Halley (scopritore della famosa cometa che porta il suo nome) lo forzò a pubblicare nel 1687 quello che è considerato il suo capolavoro, coprendo anche tutte le spese editoriali: “Philosophiae Naturalis Principia Mathematica” (Principi Matematici della Filosofia Naturale).

Nell’opera il geniale scienziato inglese, sfruttando la sua formidabile conoscenza matematica, esponeva innanzitutto in maniera estremamente chiara e rigorosa i tre principi fondamentali del meccanica:
-il primo principio, o principio di inerzia,  era già stato studiato da Galilei e Cartesio: ogni corpo tende a mantenere il suo stato di quiete o di moto rettilineo ed uniforme se non interviene una causa esterna a cambiarne il moto.
-Il secondo principio, o principio fondamentale della dinamica, era stato messo a punto interamente da Newton con l’introduzione dei nuovi concetti di “massa” e di “forza” : un corpo subisce una variazione di velocità (o “accelerazione”) proporzionale alla forza che lo sollecita. Nella formula matematica corrispondente:  F = ma (una delle più famose di tutta la fisica) compaiono la forza (F), l’accelerazione (a) ed anche una grandezza che Newton riteneva caratteristica e costante per ogni corpo, la massa (m), che rappresenterebbe la quantità di materia contenuta nel corpo.
-Infine si deve a Newton anche il terzo principio: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

Il genio di Newton si manifestò soprattutto nel passo successivo: quello di applicare il principio della dinamica alle leggi sulla caduta dei corpi pesanti sviluppate da Galilei. Newton suppose che ciò fosse dovuto ad una forza di reciproca attrazione tra i corpi, la forza di gravità (dal latino “gravitas” = peso) che si esercitava a distanza anche nel vuoto. Partendo da questa ipotesi, il grande scienziato, con rigorose dimostrazioni fisico-matematiche, ricavò le leggi di Keplero sul moto dei pianeti e fece previsioni sui moti delle comete (come quella di Halley). Newton aveva quindi dimostrato che la semplice caduta di un sasso, o il moto dei pianeti e delle comete, erano regolati da un’unica legge generale: la legge di gravitazione universale, rappresentabile con la semplice formula: FG = GxmxM/r2 , dove FG è la forza di gravità, m ed M sono le due masse che si attraggono ed r la distanza a cui si trovano, mentre G è una “costante universale” che fu poi calcolata esattamente da Cavendish nel 1798. Robert Hooke (il cui contributo Newton non volle mai riconoscere) aveva intuito il principio di attrazione tra i corpi (inversamente proporzionale al quadrato della distanza), ma, non avendo la preparazione matematica né la capacità sintetica di Newton, non era stato in grado di giungere ad un principio universale. Si ritiene invece che Newton volle riconoscere il contributo decisivo di Galilei e Keplero quando affermò: “ho visto più lontano, perché mi trovavo sulle spalle di giganti”.

Nel prossimo numero esamineremo le idee generali di Newton sullo sviluppo della scienza e l’eredità da lui lasciata alle successive generazioni di scienziati e filosofi.

Vincenzo Brandi - brandienzo@libero.it

La ballata del Samurai


La ballata del Samurai




Non ho genitori: ho fatto del Cielo e della Terra i miei genitori.
Non ho casa: ho fatto dell’accuratezza la mia casa.
Non ho vita né morte: ho fatto dei flussi del respiro la mia vita e la mia morte.
Non ho poteri divini: ho fatto dell’onestà il mio potere divino.
Non ho intermediari: ho fatto della comprensione il mio intermediario.
Non ho segreti magici: ho fatto del carattere il mio segreto magico.
Non ho corpo: ho fatto della sopportazione il mio corpo.
Non ho occhi: ho fatto dei lampi di luce i miei occhi.
Non ho orecchie: ho fatto della sensibilità le mie orecchie.
Non ho arti: ho fatto della prontezza i miei arti.
Non ho strategia: ho fatto della liberazione dall’offuscamento la mia strategia.
Non ho progetti: ho fatto dell’afferrare al volo l’opportunità il mio progetto.
Non ho miracoli: ho fatto della giusta azione il mio miracolo.
Non ho principi: ho fatto dell’adattabilità a tutte le circostanze il mio principio.
Non ho tattiche: ho fatto della pienezza e della vacuità le mie tattiche.
Non ho talenti: ho fatto dell’attenzione il mio talento.
Non ho amici: ho fatto della mia mente il mio amico.
Non ho nemici: ho fatto dell’indifferenza il mio nemico.
Non ho armatura: ho fatto della benevolenza e della rettitudine la mia armatura.
Non ho castello: ho fatto della coscienza inamovibile il mio castello.
Non ho spada: ho fatto dell’assenza dell’ego la mia spada.

(Giappone XIV secolo)

Tarocchi e Cabala, "tra le righe"



Fra i vari significati dei Tarocchi ve n'è uno diciamo così "trasversale" -forse attuato così di proposito -e che affiora solo dopo un'attenta presa di visione degli Arcani Maggiori nel loro insieme. Mi riferisco al fatto che nella metà dei 22 Arcani ricorre uno schema grafico-geometrico che vede una figura centrale e due ai suoi due lati, generalmente (ma non sempre) più in basso.


TRA LE RIGHE

Fra i vari significati dei Tarocchi ve n'è uno diciamo così "trasversale" -forse attuato così di proposito -e che affiora solo dopo un'attenta presa di visione degli Arcani Maggiori nel loro insieme.

Mi riferisco al fatto che nella metà dei 22 Arcani ricorre uno schema grafico-geometrico che vede una figura centrale e due ai suoi due lati, generalmente (ma non sempre) più in basso.

Questo è il caso del Papa (con i due discepoli) dell'Innamorato (con le due donne) del Carro (con i due cavalli) della Giustizia (con i due piatti della bilancia); poi della Ruota di Fortuna (con i due strani animali rispetto alla sfinge che li sovrasta; della Temperanza(con le due brocche) ovviamente del Diavolo (che è lo specchio del Papa, qui con i due diavoletti)poi della Torre (con i due ometti ai suoi piedi) della Stella (di nuovo con due brocche) della Luna (due torri e due cani) del Sole (due gemelli) e infine del Giudizio (i due genitori del bambino).

Ci dev'essere un motivo per questo simbolismo così ricorrente, dato che nei Tarocchi nulla è lasciato al caso, e tutto si riconduce .a un simbolismo universale,concordante con quello di tutte le tradizioni sapienziali dell'antichità.

Il primo che viene alla mente naturalmente è quello del triangolo, elemento geometrico sacro per eccellenza - come lo è il numero 3 - dato che in esso si ritrova l'Uno (l'apice) e la sua differenziazione duale nelle polarità, per poi tornare all'Uno nell'androginia così evidente nel Diavolo.

Elemento che si può anche ricondurre alla simbologia fallica, anch'essa ammantata di sacro nell'antichità, poiché oltre a rappresentare l'ideazione originale riveste anche significati di rigenerazione (nei culti misterici) di resurrezione (nell'antico Egitto)e generalmente di "innalzamento" spirituale rappresentato da quello fisico.

Ma vi è un'altra simbologia che la disposizione dei soggetti di ognuno di questi Arcani richiama, ed è quella riferito all'Albero cabalistico (Cabala che ha molte affinità con i Tarocchi, ognuno dei quali può essere visto in collegamento con una lettera dell'alfabeto ebraico, che sono 22) e in particolare alle tre sfere superiori : la Corona (Kether) la Saggezza (Chokmah) e l'intelligenza (Binah).

Nella Cabala queste tre sfere fanno parte di due diversi piani di realtà (detti "Mondi" nella Cabala): la Corona è lo stato emanativo da cui tutta la manifestazione prende luogo, ed è da sola il primo mondo, Atziluth, quello di massima prossimità con l'Uno nel nostro universo; le altre due sfere compongono il secondo mondo, quello creativo, Briah, e rappresenta la polarizzazione dell'Uno in elementi maschile e femminile.In queste due sfere si riversa il potere dell'Uno ed esse sono in dipendenza reciproca, l'una rispecchia l'altra.

Simon Smeraldo

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12 dicembre 1969 - Inizio della strategia della tensione in Italia



L'inizio della strategia della tensione in Italia, 12 dicembre 1969, fu costituito da ben tre attentati contro banche di stato: Banca Nazionale dell'Agricoltura (Piazza Fontana, 14 morti), Banca Nazionale del Lavoro (16 feriti), e un ordigno disinnescato quel pomeriggio alla Banca Commerciale Italiana.

Le tre banche partecipavano al progetto di piena ricostruzione della sovranità monetaria nazionale, avendo iniziato a stampare cartamoneta in biglietti del Ministero del Tesoro, senza intermediazione di corrispondenti titoli di debito, come nel caso dei biglietti da 500 lire già fatti emettere da Aldo Moro. Dopo gli attentati le emissioni vennero interrotte.
(Particolare monetario citato da Massimo Mazzucco).


Vale ricordare che nella sua intervista concessa alla stampa russa Josef Akermann, CEO Deutsche Bank, dichiarò che i vertici del potere finanziario internazionale organizzano e pagano attentati politici nel mondo.


Consideriamo poi che il culmine della strategia della tensione fu l'omicidio di Moro, riguardo il quale è accertata (per ammissione di alcuni stessi ex brigatisti) l'intromissione delle pressioni di agenti statunitensi, fatto ammesso, decenni dopo, dall'assistente di segreteria di stato Steven Pieckzenick (del resto è noto che Kissinger aveva minacciato di morte Moro).


D'altronde, i bombaroli di Ordine Nuovo erano finanziati dalla Nato (come da deposizioni di Carlo Digilio in corte d'appello a Venezia, e dichiarazioni dell'ex capo del Sid Gianadelio Maletti).

Vincenzo Zamboni




Post Scriptum - Bisogna ricordare anche che l'avvocato socialista Giannino Guiso, il quale durante il rapimento Moro manteneva contatti segreti tra Psi e brigatisti per arrivare alla liberazione (gran parte delle Br e del movimento era favorevole) subì, poi, anch'egli degli attentati, quando rivelò qualcosa riguardo le trattative, finché rinunciò a dare interviste sull'argomento.

Il sesso non nuoce allo Spirito... anzi... fare l'amore fa bene al cuore ed anche all'anima! - Parola di Osho



(...) Quando mi sono illuminato anche io avevo questa l'idea, vecchia
di secoli, che dopo l'illuminazione si trascende il sesso. Così per un
paio di giorni ho aspettato la trascendenza. Non è arrivata; al
contrario, l'erba era più verde. Le donne erano più belle che mai,
perché i miei occhi erano limpidi. (...)


E ho amato molte donne - la mia illuminazione non è cambiata. Ho
creato un evento storico! In futuro, non ci si aspetterà più da nessun
uomo illuminato di essere celibe. Ho rischiato molto. Ma in un certo
senso, dopo l'illuminazione qualcosa è trasceso, non il sesso, ma la
sessualità.


Dopo l'illuminazione non sono stato in grado di guardare negli occhi
di nessuna donna con sessualità. Io non ho fatto nulla, non posso
prendermene il merito. L'intera esperienza dell’illuminazione ha
cambiato molte cose. Anche fare l'amore con una donna oggi è
completamente diverso, assolutamente diverso, non ha alcun rapporto
col modo in cui facevo l’amore quando non ero illuminato. Non era
amore, era solo un bisogno biologico, chimico, attrazione ormonale.
Era solo una specie di schiavitù; era un bisogno, ed ero posseduto
dalla necessità. Tale necessità è scomparsa. Ora fare l'amore con una
donna è solo puro divertimento - e non ho mai sentito dire che si
trascende il divertimento dopo l'illuminazione.


Anzi, solo dopo l'illuminazione si può davvero amare. (...)


Se l'illuminazione non ti fa trascendere la fame, la sete, la
minzione, allora perché dovrebbe farti trascendere il sesso? Il sesso
è parte di tutto il tuo essere, non è qualcosa di separato. Si mangia,
si beve, si fa esercizio. Il tuo corpo non ha nulla a che fare con la
tua illuminazione; il corpo funzionerà nello stesso modo. Si creerà
sangue, si creerà sperma. Come può l'illuminazione farti trascendere
il sesso? Dovrai smettere di mangiare, di bere. In realtà, dovrai
smettere di respirare; solo allora ci sarà una trascendenza - nella
tua morte. Il sesso è un fenomeno naturale. (...)


Il celibato è innaturale - almeno fino all'età di quarantadue anni.


Tra i quattordici anni e i quarantadue anni, il celibato è
assolutamente innaturale, e se ti forzano a rimanere celibe,
diventerai solo un pervertito. La tua energia sessuale troverà altre
strade. È molto semplice .... (...)


Sì, dopo l'illuminazione c'è un enorme cambiamento. Per me, questo è
trascendenza. Ciò non significa che si smette di fare l'amore. Ciò
significa semplicemente che non è più una necessità, non sei più
schiavo del sesso. Nei momenti in cui vuoi giocare con l'energia, puoi
fare l'amore. E se anche l'altra persona ha la stessa qualità, o anche
se solo si sta muovendo nella stessa direzione, il vostro amore
diventerà meditazione.”

Osho
22 July 1985 am in Rajneeshmandir


Evocazione o preghiera?



A volte si fa confusione o ci si fossilizza in maniera dogmatica sui termini, senza guardare un po' più a fondo e vedere quanto possono essere corrispondenti. Al di là di ogni strutturato schematismo, teologico o altro, vi è una perfetta concordanza tra il termine evocazione o preghiera.


Evocare significa, in termini strettamente magici, "chiamare" una determinata presenza trascendente sul nostro piano di realtà, concretizzarla. Ed è ciò che le antiche culture spirituali tradizionali facevano mediante una ritualità che intendeva ricalcare realtà cosmiche "trasferendole" sulla terra, oppure incarnandole in simbologie affidate alla comprensione intuitiva del principio rappresentato sinteticamente.

Nel vero suo significato la preghiera è proprio questo, anche se è stata alterata e per i più significa solo chiedere favori a qualche divinità. Ma in realtà dovrebbe essere un momento di comunione col divino, che può variare da cultura a cultura e da una corrente spirituale all'altra; il significato di base però è sempre quello, mutuato dall'antichissima applicazione di un principio universale.


Un'ottima illustrazione di tale concetto nelle sue modalità esecutive è quello del tennis: il colpo inferto dal giocatore infatti dipende da una serie di variabili, quali: la forza impressa alla palla dal giocatore avversario, l'angolazione della pallina al suo arrivo nel campo avversario,l'angolazione della racchetta del giocatore al momento dell'impatto con la pallina ed infine la forza con cui viene ribattuto il colpo, oltre che dalla posizione del corpo del giocatore e il suo posizionamento nel campo. 


A tutti gli effetti ciò corrisponde al secondo principio del moto secondo la fisica, che recita: "ad ogni azione corrisponde una reazione,uguale e contraria". 


E' facile capire che vi sono molte variabili inerenti la risposta a un'evocazione, una preghiera: in primis ovviamente la posizione interiore del soggetto, la forza con cui viene inviata la preghiera la condizione dello stato d'animo; ma anche variabili indipendenti da chi chiede,perchè come ben sanno gli astrologi, vi sono momenti favorevoli ed anche sfavorevoli, e "finestre di opportunità" in cui praticamente tutto è possibile. Ma anche l'energia del luogo in cui si evoca, e la preparazione o sacralizzazione dello stesso.


Viviamo all'interno di un complesso arazzo di cui certamente siamo una parte fondamentale; ma la vita ci insegna anche a "fluire" con le circostanze.

Simon Smeraldo


Racconto di un giorno in cui son tornato a Calcata, nel 2009



Son tornato a Calcata, siete contenti?

A volte basta poco  per interrompere un flusso e sentire che tutto ricomincia da capo. Soprattutto se intercorre un contatto forte in cui il senso di presenza, dell'essere qui ed ora, tende a cancellare il "corso" del tempo, che solitamente scorre dal passato verso il futuro, ma è così? Secondo alcuni filosofi il tempo scorre dal futuro verso il passato, ovvero la Presenza Cosciente Suprema, che è definita Dio, trascina il mondo creato all'inverso dal futuro verso il passato. Ma queste sono tutte illazioni se si considera che il tempo, come lo spazio, non è altro che il "modo" attraverso il quale si rende possibile il gioco della vita.

Stamattina appena ripresa la routine di Calcata e mi sono ritrovato sulla via di Canossa per andare a Calcata Nuova ho avuto una bella sorpresa... Lungo la strada ho scorto una bella zucchetta abbandonata, l'ho immediatamente spostata adagiandola sull'erba del ciglio e poi mi son guardato attorno per capire se qualcuno l'avesse dimenticata o persa... Ed in effetti lì dappresso c'era uno degli operai filippini di Paolo Portoghesi che armeggiava con un telefonino... Con questi opeai di Portoghesi c'è sempre qualcosa da imparare, vi ricordate la storia del germano reale col ciuffo di qualche mese fa?

Avendo visto che il probabile smarritore stava nei pressi ed avendo notato che in fondo non aveva potuto ignorare il mio gesto di porre al riparo la zucca ho continuato il cammino lasciando la cosa al suo destino.


Al baretto, dove di solito mi sorbetto il cappuccino bollente assieme ai pettegolezzi del paese, la signora aveva notato la mia assenza, evidentemente, ma non mi ha fatto domande specifiche mi ha solo chiesto "come mai oggi sei in ritardo?" ed io "sai, ieri sono stato in pellegrinaggio a Gubbio, sulla via di san Francesco.. mi sono fatto una lunga camminata sotto il sole in mezzo ai monti, visitando chiesette, romitaggi ed abbazie. e stamattina ero talmente stanco che mi sono alzato un po' più tardi del solito..." e lei "anch'io lo scorso anno sono stata ad Assisi, sono andata con il pulmann, ho visto Santa Maria degli Angeli... e tutto il resto, è stata una bella gita...".

Scambiateci così le nostre esperienze francescane ho continuato il giro di Canossa, sono andato alla posta dove mi attendeva il dono inatteso di un santo laico, un po' francescano anche lui, abitante a Rieti che in passato faceva parte dell'Umbria ed era terra di San Francesco (ricordate il primo presepio vivente istituito da Francesco a Greccio?), il mio benefattore si chiama avvocato Gianfranco Paris il quale mi ha inviato un dono di cento euro per la causa della sopravvivenza spicciola.

Poi eccomi dal tabaccaio giornalaio, appena riaperto dopo una settimana di ferie, al bancone l'amico professore Alvaro, con il quale faccio sempre una scambio di vedeute politico-economiche su Calcata, sul Lazio, sull'Italia e sul Mondo. Dopo qualche convenevole scherzoso di benvenuto e qualche solita presa in giro per la mia abitudine di andare a scroccare la recensione dei giornali a gratis... Alvaro mi ha raccontato della sua ultima giornata di ferie, trascorsa a Palermo. "Sono stato nella grotta di Santa Rosalia, che si trova nella montagna del Pellegrino, a strapiombo sul mare sopra Palermo. Un posto bellissimo, nella grotta è stato recentemente trovato un dipinto antico che ritrae Santa Rosalia con San Francesco... dovrebbe essere veritiero poiché in effetti San Francesco passò da quelle parti allorché si recò a convertire gli infedeli dell'impero ottomano...".

Disceso da Canossa, ho ritrovato sul bordo della strada la zucchetta gialla che nessuno aveva raccolto, attorno neanche un'anima viva, e perciò mi sono preso quel regalo della natura fra le braccia e me ne son tornato "ricco" a casa mia.

Paolo D'Arpini

(Calcata, 27 luglio 2009)

Libertà di espressione e strumentalizzazione dell’olocausto



….  in merito all’argomento ”libertà di espressione e strumentalizzazione dell’olocausto” non occupo alcuna posizione, né opinionistica né social politica.

L’argomento è ed è sempre stato di grande attualità ma la trattazione necessità di forte cognizione, critica e storica. Condivido la posizione di Paolo D'Arpini: http://saul-arpino.blogspot.com/2009/07/olocausto-liberta-di-espressione-e-di.html  Personalmente, non credo che il “fatto dell’olocausto” ed il concetto giuridico-umanistico della “libertà di pensiero” siano unitamente discorribili in termini di connessione e complementarietà. 


In un contesto culturale e sociale, quale quello attuale, i due concetti restano e dovrebbero rimanere ben distinti. Dacché, a mio modesto avviso, il “dramma dell’olocausto” resta un “fatto” comunque incontrovertibile e, “di fatto”, innegabilmente testimoniato, non vedo come ed in che misura “la libertà”, quale astrazione idealistica del pensiero, possa essere disinteressatamente espressa senza scontrarsi con l’altrui libertà –politica o sociale- di non ricevere il prodotto di un concetto non generalmente ancora condiviso e soprattutto accertato.

Nella mia posizione professionale di avvocato, non escludo che un dato fondato sulla base di concrete prove possa essere facilmente superato dal prodotto di un concetto prevalentemente conseguito su paragoni, sopralluoghi e supposizioni. Rispetto ed ammiro l’opera ed il percorso compiuto dall’Avv. Claudio Moffa rispetto al quale condivido il solo concetto di “libertà di pensiero” avendo egli originato il caso della illegittimità delle restrizioni dell’altrui pensiero. Tuttavia, non mi sento pronta né convinta ad escludere che il risultato delle sue ricerche possa già agevolmente sostituire un fatto storico quale quello dell’olocausto.

Inoltre, su un altro tema alquanto strumentalizzato,  mi riservo di scrivere un personale pensiero sul travisamento del “vegetarianismo” o “veganismo” affinchè possa emergere una verità che, a differenza della sola “libertà di pensiero”, non è astrazione di un’idea di interpretazione, ma un fatto provato ed accertabile. spero di potermene occupare appena chiudiamo il “laboratorio” legale.

Annafranca

Anche le vespe sono figlie di Dio... i vaccini invece no...



"I grappoli si sono appassiti sulle viti. Ciò che dovrebbe essere turgido e sodo, resistente al tatto per aprirsi in bocca, è spugnoso e piagato. Quest'anno non avrò il piacere di rigirare gli acini bluastri fra indice e pollice e di impregnarmi di muschio il palmo della mano. Perfino le vespe sdegnano quelle esili gocce marroni. Perfino le vespe, quest'anno. Non è stato sempre così...." (Janette Winterson)

Rileggendo questo breve pezzo di prosa mi sono accorto che quest'anno le vespe sono in aumento. Di api ne ho viste poche in giro e quasi sempre le vedo adagiate al suolo in agonia, come se stessero tutte lì lì per morire. Mentre le vespe svolazzano e continuano a costruire nidi nei posti più impensati... Ho visto vespe che facevano il bagno dentro una vasca nella quale mi stavo anch'io lavando i piedi, all'inizio pensavo fossero morte nell'acqua, invece no stavano soltanto galleggiando e poi prendevano il volo dopo essersi rinfrescate.

Le punture di vespe sono alquanto dolorose e se numerose ed in successione possono anche provocare la morte per interruzione cardiaca. Eppure rappresentano un pericolo remoto, non come la puzza degli inquinanti, i veleni nell'agricoltura, l'attraversamento di una strada congestionata dal traffico, la dose sbagliata davanti alla discoteca, la coltellata impazzita di un ubriaco,  i vaccini e  le nuove malattie inventate dall'uomo (per guadagnarci sopra).... almeno le vespe non hanno intenzioni, difendono semplicemente il loro nido.

Diceva Valdo Vaccaro: "Non possiamo schivare i batteri e i virus. I batteri non producono malattia: è la malattia che li produce. I vaccini, secondo la medicina, sono una versione attenuata dei virus o dei germi accusati di causare malattia.  Ma se un corpo è in grado di difendersi da un vaccino (o malattia attenuata), è pure in grado di difendersi dalla malattia reale."

Forse è in gioco l'intero nostro futuro, se ne avremo ancora uno, e le vespe -in questo caso- sono un utile avvertimento. 


Paolo D'Arpini

Che un dio esista o non esista nulla importa alla Natura

  Le istituzioni che rappresentano Cristianesimo, Ebraismo, Islam sono  sempre state in lotta, con fasi alterne e qualche pausa.
  Queste istituzioni hanno come caratteristiche:
-         Credono fermamente in un Dio personale ed esterno al mondo, creando un dualismo fortissimo nel pensiero umano (Creatore–creatura o Dio-mondo);
-         Considerano semplicemente come “ambiente dell’uomo” un complesso di venti-trenta milioni di specie di esseri senzienti, con tutte le relazioni che li legano. Non hanno alcuna considerazione per il mondo naturale, visto come al servizio dell’uomo, essere del tutto privilegiato e “metafisicamente” diverso;
-         Non si sono ancora accorte che ci troviamo sul terzo pianeta di una stella di media grandezza, lanciata nel braccio esterno di una galassia qualunque, fra miliardi di altre galassie;
-         Non danno importanza a questa vita, rimandano tutto all’altra vita, che sarebbe eterna, dove si viene premiati o puniti;
-         Considerano “verità” qualcosa accaduto negli ultimi tremila anni (o meno), senza accorgersi che si tratta di un milionesimo dell’esistenza della Vita e di un millesimo della storia dell’umanità. Si basano su pochi libri considerati “sacri e intoccabili” (o quasi) e su alcuni uomini storicamente vissuti;
-         Sono sostanzialmente misogine, anche se il mondo islamico lo è di più: non hanno alcuna considerazione per la donna, anche se la parte laica della civiltà occidentale attuale si sta allontanando da queste assurdità;
-         Non accettano assolutamente il sesso senza figli, ribadendo ancora una volta che bisogna negare ogni piacere in questa vita, per essere compensati “nell’altra”. Anche le autorità laiche industrialiste-sviluppiste approvano di fatto l’idea di fare figli, perché vogliono sempre più consumatori;
-         Mente estesa, Anima del Mondo, Inconscio Ecologico, Animismo, esseri senzienti, Madre Terra: non sanno neanche di cosa si sta parlando, o fanno finta di non saperlo. Forse perché se ci sono queste idee di fondo, o comunque  si trova la Divinità immanente nella Natura, non c’è più bisogno di intermediari: quelle tre visioni del mondo (che in realtà sono una sola) possono andare a casa, e con esse i loro sedicenti rappresentanti.
  Dal punto di vista filosofico, le tre religioni abramitiche sono praticamente uguali: forse è proprio per questo che, di fatto, sono sempre state in forte contrasto fra loro, con fasi alterne.
  La parte laica dell’Occidente si scosta da qualcuno dei punti citati, ma ha fatto un’alleanza con la parte “religiosa”, ha sostituito il merito selettivo dell’evoluzione al diritto divino conservando alla nostra specie tutti i suoi privilegi e il suo distacco dal mondo naturale, anche in netto disaccordo con le sue stesse conoscenze.
Situazione attuale
  Ora veniamo a quanto sta accadendo in questo periodo.
  Le estrapolazioni in avanti di moltissimi fenomeni in corso (fra cui soprattutto l’aumento della popolazione umana sul Pianeta, 80-90 milioni all’anno, e la crescita dei consumi) danno risultati palesemente paradossali già attorno all’anno 2030: non vi si potrà arrivare così, tranquillamente, continuando come ora. L’innesco di “qualcosa” che faccia arrestare molte tendenze attuali (come la crescita economica, fenomeno palesemente impossibile), è da attendersi entro la fine di questo decennio.
  Un modo con cui la Terra inizia a difendersi dalle distruzioni provocate dalla nostra civiltà può essere il sorgere di esaltazioni fanatiche (e contro-fanatiche), in una gran parte dell’umanità. Ne scoppierebbe una violenza diffusa a macchie di leopardo, senza fronti di guerra, ma che potrebbe essere l’innesco della fine di questa civiltà, che crede di poter arrivare a una Terra con 12 miliardi di individui di un Primate di 80 Kg che pretende anche di mangiare carne.
  Non importa ipotizzare che la Terra sia un essere senziente (non necessariamente cosciente) come nella teoria di Gaia: possiamo anche considerarlo un sistema complesso in evoluzione, in procinto di recuperare le sue capacità omeostatiche e riportarsi in una situazione consona con i suoi tempi di variazione, che sono diecimila volte più lunghi di quelli che caratterizzano i processi della civiltà industriale.
  Se non volete accettare la presenza del “Grande Inconscio” o della mente di Gaia,  possiamo dire che il sistema complesso “Terra” si sta preparando a riprendere un andamento accettabile con un punto di quasi-discontinuità: agli effetti pratici immediati non cambia molto. Nessuno ci pensa semplicemente perché ogni modello culturale umano è incapace di concepire la propria fine.
   Forse la nostra specie ha la possibilità di influire sui grandi eventi più o meno quanto un gabbiano ha il potere di modificare l’andamento delle tempeste. Il gabbiano può volare con il vento a favore o contro, può rifugiarsi sulla scogliera in attesa che finisca il turbine. La tempesta sono le Forze Sistemiche del Complesso “Terra” o “Ecosistema”, il gabbiano è una sua piccola componente, come gli altri esseri senzienti. Le possibilità della nostra specie sono dello stesso tipo.
Esempi del secolo scorso
  Per 40 anni siamo stati sull’orlo di un “grosso guaio”: vi siete mai chiesti perché non è successo? Il carico di missili e testate nucleari di un solo sommergibile era in grado di far fuori quasi un intero continente, il Dottor Stranamore non era soltanto un film, la crisi di Cuba aveva portato a poche ore dalla catastrofe … In Italia erano installati missili Jupiter armati e pronti a partire in tempo brevissimo. Anche un uomo solo poteva far scattare tutto in pochi minuti, e 40 anni sono un tempo lungo per questo genere di eventi. Bastava ben poco, in tante occasioni, ma non è successo.   
  Saggezza umana? Credo di no. Non poteva succedere, perché la Terra si sarebbe ridotta in pochi giorni a quella che era stata chiamata (nel libro di Jonathan Schell Il destino della Terra, uscito in quegli anni) ”una repubblica di insetti e di erbe”: avrebbe impiegato decine di milioni di anni per riprendersi. Ma la Terra è molto più importante di noi umani, che ne siamo solo componenti, come le cellule di un Organismo: il Pianeta non poteva ridursi così. Ora invece, una forma di collasso è non soltanto possibile, ma quasi-utile, per salvare il Complesso dei Viventi, in gravissimo pericolo: questa civiltà ha ormai invaso il pianeta e il numero di umani ha largamente superato ogni valore tollerabile. Una guerra a macchie di leopardo, alimentata da fanatici e contro-fanatici, o la mente estesa che difende il Pianeta….
Conclusioni
  Spero di sbagliarmi, perché possiamo sempre sperare in un “meraviglioso imprevisto”. Ma se fosse questo il problema del fanatismo islamico, dei kamikaze, della follia omicida?
  Terminerò in modo “ottimistico” (si fa per dire): L’attuale civiltà industriale sempre-crescente è il modello culturale umano più distruttivo per la Vita che sia mai comparso sulla Terra. Quindi la sua prossima fine dovrebbe rallegrarci. Bisognerà comunque gestire la transizione, e non sarà facile.
… E il bonobo trasmise alla mente dell’ateo, con una simpatica risata: “Ma perché ti preoccupi tanto di dimostrare che Dio non esiste? Allora sei anche tu un fanatico religioso. Vieni con me a saltare fra gli alberi della foresta!                                                                                              
Guido Dalla Casa  http://www.ecologiaprofonda.it/