2020 - L'anno del giudizio... prima del guado



Il dado è tratto! o per chi conosce il latino (alea iacta est) – rAbDo

Alea iacta est?
Non più riferimenti. Anche nell’emergenza della guerra ce ne sono, sia per i militari che per i civili. L’idea, il luogo, la fuga per la sopravvivenza sono chiari. Ora no. Come con il terrorismo più cieco e violento. Siamo in trappola o, in alternativa, colmi di paura come selvaggina nella battuta. In balia di eventi le cui spiegazioni hanno uno spettro che va dall’incompiuto al complotto lungamente premeditato, passando per tutte le vie di mezzo incompetenti, autoritarie, alternative, contraddittorie.
Le persone sono disorientate. Quanto sentono dal web non ha nulla a che fare con quanto si sente dalle tv e dai giornali di Stato. I giornali di Stato cercano di tenere botta con modi che vanno da la verità sono io alla richiesta di obolo per cercare di sopravvivere. E ci riusciranno perché sono a loro volta merce e arma di chi li possiede. Non resta che attendere censure crescenti per il web, suo oscuramento o hackeraggio governativo. Tutto naturalmente in nome del nostro bene oppure causato da qualche hacker nonché da imprevedibili blackout informatici.
Che il virus sia solo un diversivo di copertura a progetti egemonici da parte delle ormai ubiquamente citate forze delle profondità finanziarie? Forse le stesse che hanno demolito, insieme al Muro di Berlino, anche l’Unione Sovietica? Quelle che forse a quel punto si credevano con la Terra spianata pronta ad essere riempita di plastica e bancarelle, di merci e banche? Quelle che non hanno esitato a creare guerre e terrorismi islamici per focalizzare l’attenzione lontano dalle loro trame? Quelle che dopo aver raso al suolo Stati interi si sono infine dedicati alla Cina. Questa volta però, senza calcolare che, se l‘antracite era bastata per impiccare Saddam Hussein e mandare a gambe all’aria l’Iraq pur di alzare il livello dello scontro, a suo vantaggio, tra sciiti e sunniti, il virus, non è bastato a piegare l’economia cinese. Un bel guaio se non dovessero ora riuscire a comprare la sua classe dirigente affinché il boicottaggio provenga dal suo interno.
Perché tanta fantasia? Da un punto di vista fisico, la terra non sopporta più la demografia in esplosione, da quello geopolitico (termine ormai svuotato di senso), il progetto egemonico dei pochi non regge più la nazionalizzazione delle politiche e la crescente consapevolezza a mezzo web. Forse hanno premuto il bottone del D-day. Nel panorama dell’immaginazione, la narrazione non ha salti logici, quindi è del tutto proponibile che il peggio sia già qui, sebbene ancora così silente e ingannatore.

Loro
Nell’incessante sciabordio di informazioni un dato galleggia sempre a porre e riproporre una domanda tanto necessaria quanto paurosa: Come è possibile che loro non abbiano contatti con la base, con noi? Ricordano gli aiuti umanitari portati agli afghani. Gli americani costruivano asili e cliniche e i locali dei villaggi circostanti li distruggevano. Non erano stati consultati su dove sarebbe stato più opportuno realizzare le opere.
Sì, è vero non siamo la base di niente. Tranne per quelli che credono nella democrazia.
La democrazia. Mai esistita se non per controllare con modalità illuministe, con metodi di velluto e d’oro. Se non per mantenere lo stato di schiavitù e mano d’opera accondiscendente, se non per farci bere calici di balzelli seduti ad una mensa dal servizio decrescente, seppur tante volte il bastante per evitare il concerto di posate. Forse sono terminati anche quei tempi nei quali ognuno, dentro sé riusciva ancora a portare l’attenzione sulla buona volontà. Finiti perché dopo innumerevoli tentativi la buona volontà e le gentili lamentele delle singole persone non sono state ascoltate da chi di dovere per migliorare i servizi della mensa. Mentre loro osservavano la capacità sorprendentemente adattativa degli uomini. Mentre loro farcivano la democrazia di cunei separatori tra categorie, tra persone.
Trenta anni or sono, il cuore delle proteste ha cessato di pompare. Edonismo, individualismo, liberismo, come vampiri, hanno succhiato la vitalità degli uomini. Per poi rigettarla in canali artefatti che loro stessi avevano costruito credendo di realizzare il vero scopo della vita: avere successo, disinteressarsi del prossimo, delle cose, degli animali, dell’ambiente, correre verso la trinità della disperazione: l’accumulo, il denaro, il potere. Una fede. Destinata a condurci verso una bara ricolma di banconote e protesi tecnologiche, per un corpo afflitto da malattie e uno spirito svuotato di serenità.

Pusillanimità culturale
Opportunamente e facilmente indottrinati, per timore di annegare nel poco che avevano, gli uomini hanno venduto la propria madre pur di seguire la corrente del globalismo. Per quegli uomini si trattava di un evento immane, come la natura. Mai di una catena di scelte compiute dai suoi simili. Un evento salvifico dunque, che avrebbe, solo lui, concesso loro di seguitare la personale e sociale rincorsa verso una realtà che vedeva pregna di significato e sostanza, che non sospettavano riguardasse la fittizia superficie dell’esistenza, l’apparire.
Ora, che siamo al centro del guado e le sponde sono lontane, di tutto può accadere. Chi aveva già le consapevolezze critiche nei confronti dell’andazzo ha il web come ultimo appello per radunare i simili a se stesso, per tenere viva la speranza di essere considerato, di tornare a credere in qualcosa che non sia solo il proprio bieco interesse. Dentro questa speranza serpeggia il rischio di radunare anche la moltitudine di popolo che necessariamente vorrà affidarsi ai guru: non dispone del necessario per fare propria la filologia della protesta; dispone di energia notevole che privata di dialettica, non ha altro canale che la rabbia verso il prossimo e l’eventualità della violenza verso se stesso. La perdita di controllo del poco che le persone possono radunare in termini di contrattualità, è alta.
Intanto, la vaccinazione per il Coronavirus pare obbligatoria. Un fatto grave che si aggiunge ad appesantire il corpo del risentimento popolare. L’app di tracciamento contagiosi (e contatti) che, sebbene al momento sia venduta come facoltativa, non tarderà a mostrare la sua vera logica. Ovvero se non ne disponi non puoi fare questo e quello e, per farlo, devi pagare e aspettare, la priorità è per i possessori dell’app. Le restrizioni sconsiderate, le comunicazioni ufficiali ondivaghe, tranne nella loro logica terrifica, lo spettro di una crisi economica che qualunque scintilla muterà in sociale, che qualunque previsione la considera per più corposa di quella conosciuta per la clausura domiciliare. La progressiva installazione delle strutture necessarie al 5G, la promessa di liquidità per la ripresa economica, bloccata dalla burocrazia strutturale di questa politica e di queste istituzioni, che neppure una parola hanno dedicato ad un cambio di registro più ecocentrico, meno egocentrico.

Facile psicologia
Il senso vittimistico, mai troppo lontano dalla nostra psicologia, avrà di che nutrirsi nel paniere del nostro attribuire colpe e responsabilità al governo. Come fosse colla di pesce, ci sentiremo uniti e solidali forse sufficientemente per sovversioni piccole o grandi.
Sentirsi vittima non porta ad alcunché che permetta passi evolutivi, il solo vero dono nascosto in tutte le scatole delle crisi. Forse al momento ci sembrerà d’averlo scartato come un regalo inutile. Ma il rilascio non ha il tempo dell’usa e getta. È a lunga scadenza. Forse, tra qualche anno o generazione, la crisi del Coronavirus non sarà citata come la pandemia del 2020, ma come l’avvio definitivo di un nuovo paradigma. Non più famelico e devastante, non più alla trangugia e divora.
Ma, per avere fede è necessario aver preventivamente accreditato il medium che porta la voce. Un contesto per la maggioranza di noi che non sussiste. Oggi, dopo l’evidente impossibilità di governare secondo una balistica da aria compressa, dopo la spumeggiante risacca nella quale è andata tritandosi la bussola dei valori con la quale avevamo sempre una direzione da seguire. Come è possibile governare nel senso sublime e sublimante del concetto? Oggi non c’è che mordi e fuggi. Tutto è fallito. Le pezze non possono più correggere una modalità di concezione del mondo, come certa classe dirigente ancora crede. L’abito va sostituito.
Nessuno più, tranne le generazioni più anziane, possono ascoltare con credito la voce ufficiale. Solo alcuni di loro, i meno corrotti dalla diffusione della comunicazione, quelli che la politica non m’interessa, ancora si alzano in piedi a battere i tacchi quando entra il re. Nessun altro.
Suerte. A tutti noi.

Lorenzo Merlo


Dove Osho e Giordano Bruno s'incontrano...




A dimostrazione che un Dio onnipotente ha presente ogni via per il raggiungimento della sua opera, l'uomo è a immagine di Dio anche nella onnipotenza, ma questo è al di fuori dell'architettura del senso di colpa che ha imposto la "chiesa volendo" mediare - per forza - il rapporto diretto con La forza dell'universo, chi media usura sempre sopratutto se è un messaggio diretta allo spirito, un Dio che ha bisogno dell'uomo per parlare all'altro uomo è già un dio fallito. Non è comprensibile se non si ha la luce dell'intelletto predisposta allo spirito la mente è piena di dogane intellettuali, imposte dalla nostra cultura in cui siamo cullati. 

Dio non ha tempo spazio e storia.... sono gli uomini che speculano sull'utilità di Dio per soggiogare gli altri uomini... Per fortuna che qualcuno come Giordano Bruno, Krishnamurti, Gesù, Osho e molti altri lo hanno sentito compreso e trasmesso come a loro è stato possibile. Un Dio non può scegliere un tempo storico per rivelarsi più tosto che un altro, farebbe una ingiustizia a chi è venuto prima o a chi è venuto dopo. Dio usa tutta la storia, tutto il tempo, ogni modo ed ogni via per far nascere la sua onnipotenza in ogni uomo!


“Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente ed a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, ad una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo … l’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo”.  (Giordano BRUNO, filosofo, scrittore e frate domenicano nato a Nola [in provincia di Napoli, al centro del Regno Duosiciliano], arso con la lingua stretta da ganasce a 52 anni come eretico dall’Inquisizione cattolica, il 17 febbraio 1600, a Roma)

“In questo consiste l’intera tragedia della vita umana. Tu sei addormentato ed il mondo esterno ti domina creando una mente in base ai loro bisogni. E la mente è un burattino. Quando la tua consapevolezza sarà una fiamma ardente, brucerà tutta la schiavitù creata dalla tua mente. E non esiste beatitudine più preziosa della libertà, dell’essere padroni del proprio destino …” (Osho Rajnish, mistico e maestro spirituale indiano, nato a Praisen [distretto di di Madhya Pradesh, al centro della penisola Indiana], morto a Pune a soli 58 anni, il 19 gennaio 1990 per avvelenamento da tallio, di cui era imbevuto il pagliericcio nelle celle USA della Carolina del nord, durante il suo arresto per falsi motivi, 5 anni prima)

Aforismario: Le frasi più belle e significative di Osho

Osho Rajnish e 
Giordano Bruno, cosa hanno in comune questi due personaggi?

Molte cose, anche se le loro vicende sono distanti nel tempo (quasi 4 secoli) e nello spazio (più di 6.000 km).

Nati al centro di una penisola, in un periodo di splendore intellettuale, predicano entrambi la stessa dottrina: l’uomo, anche se nato schiavo, può diventare libero, trovando la piena, serena, luminosa consapevolezza di sé.

Sono stati soppressi per la loro ideologia, per una visione del mondo che va contro la vulgata corrente, contro i falsi miti su cui si regge il sistema, qualcosa che fa svanire i confini, che azzera le differenze etniche, che abbatte l’aggressività, che rende inutili preti, politici, militari, che rende impossibile la prevaricazione, la violenza, la guerra.

Per i loro seguaci non sono morti ma hanno solo cambiato forma, ed il loro pensiero è ancor più vivo adesso di quando erano nel corpo fisico.

Il sistema, terrorizzato della loro importante presenza, se n’è apparentemente liberato ma li ha, in tal modo, resi immortali.

La loro forza sia con te …

Alex Focus

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