"Può il batter d'ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?"

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A Sound of Thunder. (Traduzione di Stefano Negrini, Editori Riuniti, 1985)
 
Alan Turing in un saggio del 1950, Macchine calcolatrici e
intelligenza, anticipava questo concetto: Lo spostamento di un singolo
elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato,
potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi,
come l'uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la
sua salvezza.
 
Per esemplificare con un'idea concreta e quotidiana questo concetto,
si parla solitamente delle cosiddette "porte scorrevoli'' (in inglese
sliding doors): una persona deve assolutamente prendere il treno, ma
ritarda di giusto due secondi e lo perde.
 
Perdendolo, entra in scena una sequenza di avvenimenti che la porta,
ipotizziamo, a ritornare a casa deluso ed imbattersi casualmente nella
donna della propria vita svoltando distrattamente l'angolo. Se invece
la persona fosse riuscita a prendere il treno, si sarebbe trovata da
tutt'altra parte e non avrebbe conosciuto la propria anima gemella.
 
A conti fatti perciò una singola azione può determinare
imprevedibilmente il futuro. Nella metafora della farfalla, quindi, si
immagina che un semplice movimento di molecole d'aria generato dal
battito d'ali di una farfalla possa causare una catena di movimenti di
altre molecole fino all'uragano menzionato. Così un semplice ritardo
di due secondi può incidere sulla vita personale di un individuo.
Ovviamente qualsiasi evoluzione degli eventi nei due casi è
ipotizzabile e plausibile: e se magari fermando la propria anima
gemella le avesse impedito di essere investita da un camion pochi
metri dopo? E se prendendo il treno invece avesse per sbaglio preso al
capolinea una valigia, uguale alla propria, di un'altra persona
contenente esplosivo a tempo, sventando così un attentato a prezzo
della propria vita?
 
Edward Lorenz fu il primo ad analizzare l'effetto farfalla in uno
scritto del 1963 preparato per la New York Academy of Sciences.
 
Secondo tale documento, "Un meteorologo fece notare che se le teorie
erano corrette, un battito delle ali di un gabbiano sarebbe stato
sufficiente ad alterare il corso del clima per sempre.''
 
In discorsi e scritti successivi, Lorenz usò la più poetica farfalla,
forse ispirato dal diagramma generato dagli attrattori di Lorenz, che
somigliano proprio a tale insetto, o forse influenzato dai precedenti
letterari (anche se mancano prove a supporto).
 
"Può il batter d'ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado
in Texas?'' fu il titolo di una conferenza tenuta da Lorenz nel 1979.
 
Fonte: www.bplab.bs.unicatt.it

Kabbalah. I misteriosi sentieri del "ritorno" accessibili solo a pochissimi "eletti"


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Ante scriptum. Caterina mi ha raccontato, tutta stranita, di aver assistito (da Ting a Spilamberto)  la sera del 7 novembre 2018 alla conferenza di un noto ginecologo "un gran bell'uomo, infatti c'erano quasi tutte donne", che parlava dei misteri della Kabbalah. Misteri evidentemente indecifrabili ai più, tant'è che sia lei che le altre ascoltatrici per la maggior parte si sono interrogate: "...e che vol' dì?". 

Il mistero piace, attira la mente con i suoi labirinti che non portano a niente, in cui si entra e non si esce. Lo disse anche Ramana Maharshi: "La gente non ascolta la verità sul Sé, che è semplice e diretta ed alla portata di ognuno, preferisce seguire le tortuosità elucubrative della mente ed il mistero...".

Anni fa me ne accorsi anch'io allorché -su richiesta della redazione di AAM Terra Nuova- iniziai una rubrica mensile in cui brevemente descrivevo i vari metodi divinatori, zodiacali e e dell'auto-conoscenza. Quando mi toccò affrontare il tema della Kabbalah dovetti concentrami come se avessi dovuto risolvere dei logaritmi ed io non ho affatto un cervello matematico. Una vera sofferenza e tra l'altro non mi tornavano nemmeno i conti con tutto quell'intersecarsi si sefiroth. Avevo sbagliato un calcolo e non mi riusciva di trovare l'errore, per fortuna il grafico di Terra Nuova mi fece notare  che avevo ripetuto una sefiroth per due volte... e quindi l'albero non  risultava corretto. Improvvisamente, senza ragionarci sopra, trovai la sefiroth mancante ed emisi un sospiro di sollievo. Compresi comunque che la Kabbalah non fa per me...

Però per facilitare il compito interpretativo a Caterina, che vuole risolvere il mistero dei misteri, riporto la mia schematica e sintetica analisi sulla Kabbalah. Eccola qui: 

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L’Uno è il mistero dei misteri, l’En Sof (il senza limite), Egli può manifestarsi attraverso i suoi attributi che sono poi le qualità descritte nella Kabbalah. Lo schema proiettato si chiama Albero delle Sefiroth, con dieci rami, è un simbolo di come le qualità divine siano scese dall’alto verso il basso, segnando la strada spirituale che l’anima deve compiere per il ritorno. 


Il cammino si compie attraverso 7 Hekaloth (piani spirituali) in cui l’anima procede dal basso verso l’alto sino alla rivelazione. Nella Kabbalah i rami si intersecano in 22 sentieri conduttivi a varie qualità e questa cifra corrisponde alle 22 lettere dell’alfabeto ebraico. 

Vediamo ora quali sono i nomi ed i significati arcani dei vari sentieri. 
1 dalla Intelligenza alla Corona, l’nizio; 
2 dalla Bellezza alla Corona, conoscenza occulta; 
3 dalla Intelligenza alla Saggezza, conoscenza profana; 
4 dalla Bellezza alla Saggezza, creazione; 
5 dalla Misericordia alla Saggezza, saggezza; 
6 dalla Bellezza all’Intelligenza, fede; 
7 dalla Severità all’Intelligenza, moto; 
8 dalla Severità alla Misericordia, risoluzione; 
9 dalla Bellezza alla Misericordia, meditazione; 
10 dal Trionfo alla Misericordia, evoluzione; 
11 dalla Bellezza alla Severità, moderazione; 
12 dalla Splendore alla Severità, rinuncia; 
13 dalla Trionfo alla Bellezza, trasformazione; 
14 dal Fondamento alla Bellezza, moderazione; 
15 dallo Splendore alla Bellezza, soggezione; 
16 dallo Splendore al Trionfo, distruzione; 
17 dal Fondamento al Trionfo, realizzazione; 
18 dal Regno al Trionfo, mutevolezza; 
19 dal Fondamento allo Splendore, appagamento; 
20 dal Regno allo Splendore, giudizio; 
21 dal Fondamento al Regno, completezza; 
22 (fuori concorso) dalla Saggezza alla Corona, l’En Sof, il divino paradosso.


“Il Silenzio ha in sé abissi dentro abissi, ma esiste un Silenzio ultimo, un punto estremo da non essere nulla eppure da cui tutto sgorga, questa è l’Essenza”. 

Paolo D'Arpini 


Baul. Canti e danze come meditazione


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I metodi dei Baul sono molto semplici. I Baul sostengono che se riesci a ballare, molti blocchi spariranno dal tuo essere, perché quando una persona balla e si addentra davvero nella danza e diventa movimento, diventa… liquida. 
Non l’hai mai notato? Se hai visto qualcuno perso nella danza, non ti sei accorto che non è più solido? Fluisce. La solidità è sparita, è diventato liquido. Questa liquidità scioglie i blocchi. 
Danzare è lo Yoga dei Baul. Un Baul danza per ore. Quando la Luna è in cielo, di notte, i Baul ballano tutta la notte, perché per loro la Luna è un simbolo del loro Amato, Krishna. Chiamano Krishna “la Luna”. Quando c’è la Luna danzano follemente. E questa danza non è una performance. Non è da esibire davanti a qualcuno. Se qualcuno la guarda è un’altra cosa. Il Baul danza per se stesso, per il suo piacere personale.
Il canto è un altro dei loro metodi: hanno scelto metodi molto estetici, non metodi duri, ma molto morbidi, femminili, taoisti. Cantano e si perdono completamente nel loro canto, il canto è come un mantra per loro, il canto è preghiera. Cantano del loro Amato, del loro Signore, del loro Dio. 
Se ti perdi nel canto, sei perso in nadabrahma, sei perso nel “suono senza suono”. 
Ma il loro canto e la loro danza non sono ritualizzati. Non c’è rituale. Ogni Baul è individuale. Non troverai due Baul che cantano la stessa canzone o che cantano allo stesso modo, e non troverai due Baul che ballano la stessa danza o ballano allo stesso modo. Non seguono alcun rituale.
Questo deve essere compreso, perché è molto, molto fondamentale per loro, e vorrei che tu ricordassi che se qualcosa diventa un rituale, lasciala perdere, ora è inutile, perché rituale significa ripetizione.
I Baul cantano le loro canzoni in modo spontaneo, sono spontanei, si rilassano nel momento: lasciano che la danza avvenga, lasciano che il canto accada.

 Osho   

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La Terra è un pianeta scuola... per apprendere l'evoluzione


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È un pianeta-scuola in quanto tutte le anime non sono altro che frammenti di Dio che si incarnano qui per sperimentare l’autocoscienza – la sensazione di esserci – e sviluppare qualità sempre nuove. Detto in altre parole, l’anima usa il corpo materiale – una macchina biologica – per attirare intorno a sé persone e circostanze che le permettano di sviluppare sempre più amore, fino a quando un giorno non si sentirà “Uno con tutte le cose”.
Ma questo pianeta è anche una trappola, in quanto ognuno di noi, una volta incarnato sul piano materiale, smette di essere l’Uno onnicomprensivo e si identifica totalmente con una particolare macchina biologica, dimentica il suo scopo evolutivo e, soprattutto, comincia a credere che esista un mondo “là fuori” sul quale non ha alcun controllo e del quale è succube.
Credere che il mondo sia qualcosa di separato da noi e non esclusivamente una nostra proiezione, è la causa prima di tutte le paure che ci affliggono. Le nostre paure originano infatti dalla superstiziosa credenza che possa esistere un mondo esterno a noi, separato da noi, il quale può agire su di noi indipendentemente dal nostro volere. Questo criterio totalmente fasullo di rapportarsi alla realtà è stato inventato, divulgato e viene tuttora alimentato da una élite di uomini che governa il mondo nell’ombra.
Ognuno di noi crea, spesso inconsciamente, le situazioni e le persone che gli sono più utili per compiere il passo successivo sul suo cammino evolutivo. Le persone e le cose non sono fuori di noi, bensì dentro di noi. L’anima – la coscienza – letteralmente materializza dentro di sé solo ciò di cui ha bisogno. Nella misura in cui noi siamo identificati – addormentati – nel corpo, non siamo coscienti di stare creando il mondo e quindi subiamo le decisioni della nostra stessa anima come se non fossero nostre.
Solo il fatto di essere ancora troppo lontani dalla nostra essenza, ci fa apparire improvvisi e inaspettati gli eventi della vita. Mentre nella misura in cui sentiamo di essere anima, diveniamo anche coscienti di stare materializzando tutto ciò che ci accade, momento dopo momento. La conseguenza di questo nuovo atteggiamento è che svanisce ogni paura e diveniamo finalmente liberi.
L’élite che governa il mondo è costituita da individui estremamente intelligenti, raffinati conoscitori della psiche umana. Essi sanno bene che alimentando fra la popolazione la stupida superstizione che ci sia un mondo esterno alla coscienza capace di influenzare l’essere umano, questo rimarrà per sempre uno schiavo pieno di paura. Infatti non è un caso che la scienza, la religione, l’educazione, la politica, l’economia… siano tutte basate su questo paradigma conoscitivo: io e il mondo siamo due cose separate.
Così  il mondo diventa un idolo da adorare e temere. Questo è il paradigma della paura, della povertà, dell’insicurezza. Questo è il peccato dei peccati, che ha costretto l’uomo ad abbandonare il Paradiso Terrestre. Crediamo che nel mondo possano nascondersi sorprese e pericoli inaspettati, quando invece nel mondo incontriamo sempre e solo noi stessi. Tutto appare inaspettato agli occhi di chi non si conosce.
Nani psicologici prigionieri della loro stessa atterrita natura animale. Ecco in cosa si sono trasformati gli esseri umani. Come insetti strisciano sulla superficie del globo, attendendo il momento in cui un piede li schiaccerà mettendo fine alle loro sofferenze. Quanto in basso siamo scesi noi guerrieri divini e immortali?!
Facciamo un esempio. Un giorno dall’ufficio del personale della nostra azienda ci comunicano che siamo stati licenziati. Cosa proviamo?
Ognuno di noi reagisce con una manifestazione emotiva differente. Ognuno di noi reagisce secondo ciò che è. Qualcuno diventa aggressivo, un altro comincia a piangere, un altro è contento perché non vedeva l’ora di andarsene, un altro si sente perduto e tenta il suicidio… e così via.
Un atteggiamento unico però li accomuna tutti: tutti credono che il mondo si sia abbattuto su di loro dall’esterno. Chi di loro avrà il coraggio di pensare: “Io mi sono licenziato. Ho usato il mondo per licenziarmi. Affinché emergessero proprio le emozioni che mi stanno attraversando in questo momento”. Vi ho appena dato una chiave magica, usatela in ogni circostanza e presto aprirete la Porta, non serve altro.
Sono le nostre emozioni a plasmare il mondo, e non viceversa. La realtà è fatta di luce, lo hanno scoperto anche in fisica, e questa luce è facilmente malleabile da parte della nostra coscienza, proprio perché è dentro la nostra coscienza. Siamo guerrieri, Portatori della Fiamma, signori incontrastati della nostra realtà… e invece deleghiamo al mondo esterno il potere di decidere quando ci è concesso essere felici e quando no. Abbiamo eletto il mondo esterno a nostro Dio, lo adoriamo, lo temiamo e ci prostriamo ai suoi piedi, infognati nella superstizione e ormai privi di ogni dignità dell’Essere.
Credere alla materia è solo superstizione, perché il mondo è costituito solo di immagini. Le persone non esistono di per se stesse: i figli, i colleghi di lavoro, i partner… sono solo immagini che ci rimandano parti di noi che non vogliamo conoscere, non vogliamo affrontare, non vogliamo superare lo specchio.
Lamentarsi, accusare gli altri, gli eventi, del nostro star male, è come accusare la nostra immagine allo specchio… e arrabbiarsi con quella… e aver paura di essa. Abbiamo il terrore di venire licenziati, di restare senza denaro, di subire un’aggressione per strada, di venire derubati, di ammalarci, di essere abbandonati dal partner.  Siamo ipnotizzati da un fantomatico “mondo di fuori”. Crediamo che le disgrazie possano colpire “a caso”… non riusciamo a concepire un’Intelligenza Nascosta – la nostra – che crea gli eventi intorno a noi secondo le nostre necessità evolutive… e allora ci preoccupiamo di cosa potrebbe riservarci il mondo, quasi fosse una creatura divina onnipotente.
La nostra idolatria e la nostra superstizione vengono abilmente usate da chi governa il pianeta, per tenerci in uno stato di apprensione: crisi economica, immigrazione, terrorismo, pedofilia… Ma il mondo è solo uno stupido schermo privo di vita sul quale ognuno di noi proietta immagini di se stesso. In noi è la vita, e noi siamo i registi del film.
Questo è un Appello. Per gli anni che verranno servono guerrieri impavidi, uomini e donne, Portatori della Fiamma. La tromba del Giudizio è già squillata: uscite allo scoperto e radunatevi. Non sentite ardere la Fiamma nel petto mentre leggete queste parole? Il guerriero ha il vero potere, perché sa che il mondo non può fargli nulla di male, il guerriero sa che vivrà solo le crisi e le sfide che gli serviranno… che lui stesso andrà creando per autoiniziarsi. Pertanto non ha più paura del mondo, e un essere senza paura sfugge a ogni gabbia psicologica… diventa imprevedibile… pericoloso.
Salvatore Brizzi
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