Spiritualità individuale e collettiva e la natura del Guru

 


Individualmente ognuno deve comprendere il senso della propria vita e realizzare il Sé,  mentre collettivamente è bellissimo sentirsi un insieme  e  cantare le lodi del Guru.

Nel cantico Sri Guru Gita c’è una strofa altamente significativa sulla natura del Guru, in essa è detto: “Om namah shivaya gurave, satchitananda murtaye, nisprapanchaya shantaya, niralambaya tejase”, che significa: “Omaggi al Guru che è Shiva (l’Uno Benevolente), la cui forma è Essere-Coscienza-Beatitudine, che è trascendente e calmo, che è il suo stesso supporto ed è pura Luce”

“Due volte nato” si dice di chi rinasce allo Spirito, ovvero chi riceve la grazia del guru, attraverso la quale viene risvegliato alla propria vera natura. Il Guru è la voce della Coscienza che ci indica la strada per il ritorno a ciò che siamo sempre stati e sempre saremo, ma che -per effetto di una distrazione- abbiamo dimenticato di essere.

Con ciò si intende che la ricerca spirituale deve essere indirizzata unicamente all’auto-conoscenza. Per conoscere se stessi -come diceva lo stesso Ramana Maharshi- non c’è bisogno di alcuna istruzione o azione, “il Guru può indicare la strada ma non può darti quello che già sei”.

Ma c’è da dire che per le tendenze inveterate a rivolgersi verso l’esterno non siamo in grado di affondare e ricongiungerci nel Sé. Perciò sentiamo il bisogno di un aiuto, perlomeno un esempio, un gesto di simpatia e di amore che ci incoraggi verso la meta.

Il Guru, in quanto “testimone interiore”, è la capacità di apprendere attraverso la vita quotidiana, è la capacità intrinseca di riconoscere quella “verità” in tutto ciò che noi manifestiamo o che a noi si manifesta.

Il Guru, quindi, non è una persona, o perlomeno non soltanto una persona visto che comunque può manifestarsi in ogni forma, bensì l’intelligenza illuminante che ci libera dalle sovrastrutture mentali.

Non tutti i pensieri sono passeggeri ed effimeri, alcuni rappresentano positivamente “quella forza” che spingerà successivamente la “persona” ad attuare quanto è stabilito nel suo destino. La meditazione consente di far chiarezza fra quelle che sono semplici proiezioni immaginarie o problemi inventati e quelle intuizioni che definiscono in germe ciò che siamo.

La rimozione dei problemi “fittizi” è uno degli aspetti della grazia del Guru.

Alla base delle preoccupazioni mondane –ovviamente- c’è sempre il senso di responsabilità per le nostre azioni dovuto all’identificazione con il corpo-mente.

Il processo dell’individualizzazione della coscienza è la funzione stessa della mente. La mente è la capacità riflettente della coscienza che assume su di sé il compito dell’oggettivazione, attraverso la creazione dell’ego che si considera autore e responsabile delle azioni e dei pensieri. L’esternalizzazione è la sua tendenza.

Eppure non è una condizione definitiva o irreparabile, anche le sensazioni più negative possono essere trascese. Le preoccupazioni mondane che ci assalgono sono frutto del meccanismo mentale che proietta l’attenzione sui fattori esterni, desideri e paure, ed è per questa ragione che nella meditazione si consiglia di fissare l’attenzione sull’io consapevole, sul soggetto che si interroga su se stesso, ignorando le apparizioni mentali, che son solo distrazioni che sorgono per inveterata abitudine a rivolgersi verso l’esterno, non tenerne conto significa restare quieti mantenendo l’osservatore in se stesso.

La ricerca spirituale, una volta ottenuto il risveglio per la grazia del Guru, non è più un “atteggiamento” od il risultato di un conformarsi alle norme scritte da qualcuno, la ricerca è indirizzata semplicemente a focalizzarsi consapevolmente su quello che si è, senza modelli di sorta. Perciò la capacità del Guru di “insegnare” attraverso la vita quotidiana, sta nell’abilità di “percepire” questa “verità” in tutto ciò che noi manifestiamo o che a noi si manifesta.

L’autoconoscenza ci porta a realizzare che ognuno di noi incarna quelle caratteristiche necessarie a svolgere la specifica parte che gli compete… ma è lo stesso Sé che recita, che dirige, che passa le luci, che assiste come pubblico, che applaude e piange e ride…

Paolo D’Arpini




USA. I misteriosi oggetti volanti restano “misteriosi”…

L’intelligence degli USA non ha risposte sui misteriosi oggetti volanti Il rapporto afferma che fenomeni aerei di natura poco chiara “rappresentano un pericolo per la sicurezza del volo” e “forse per la sicurezza nazionale”. 

L’intelligence statunitense non ha risposte chiare sulla natura di 143 dei 144 misteriosi oggetti volanti avvistati nel 2004-2021, secondo una sezione non classificata del rapporto dell’intelligence statunitense pubblicato il 25 giugno 2021.

Il documento, intitolato “Valutazione preliminare: fenomeni aerei non identificati”, fu preparato dall’ufficio del direttore dell’intelligence nazionale. Contiene informazioni su casi segnalati tra novembre 2004 e marzo 2021. Il processo di raccolta e analisi delle informazioni continua. “La quantità limitata di rapporti di alta qualità sui fenomeni aerei non identificati (UAP) ostacola la nostra capacità di trarre conclusioni definitive su natura o intento degli UAP. La maggior parte degli UAP segnalati probabilmente rappresentano oggetti fisici dato che la maggior parte degli UAP fu registrata da più sensori, come radar, infrarossi, elettro-ottici, puntatori di armi e osservazione visiva”, affermava. Sebbene secondo quanto riferito l’UAP sembrino mostrare caratteristiche di volo insolite “in un numero limitato di casi”, queste osservazioni sarebbero il risultato di errori del sensore, spoofing o percezione errata dell’osservatore e richiedono un’analisi rigorosa aggiuntiva. Gli autori del rapporto suggeriscono diverse categorie di UAP: disordine aereo, fenomeni atmosferici naturali, programmi di sviluppo industriale o del governo, sistemi avversari stranieri e “altri” casi.

Alcuna prova di oggetti extraterrestri
Complessivamente, il governo degli Stati Uniti registrava 144 rapporti di UAP, inclusi 80 relativi all’osservazione con più sensori. Coll’eccezione dell’unico caso in cui l’intelligence statunitense decise con sicurezza che l’UAP riportato fosse un pallone sgonfio, gli autori del rapporto mancano di spiegazioni specifiche per i restanti 143 casi. 

Un alto funzionario degli Stati Uniti aveva detto che le autorità statunitensi non hanno informazioni che indichino l’origine extraterrestre degli oggetti. “Non è questo lo scopo della task force, valutare qualsiasi ricerca di vita extraterrestre… Non è quello per cui eravamo incaricati”, aveva detto quando chiestogli possibili spiegazioni aliene. “Dei 144 rapporti di cui ci occupiamo qui, non abbiamo indicazioni chiare che ci sia una spiegazione non terrestri, ma andremo ovunque ci porteranno i dati”. Secondo il rapporto, spiegare il fenomeno richiederà analisi, raccolta ed investimento di risorse.

Minaccia alla sicurezza nazionale

Il rapporto afferma che i fenomeni aerei di natura poco chiara “rappresentano un pericolo per la sicurezza del volo” e “possibilmente per la sicurezza nazionale” se sono “piattaforme di spionaggio di avversari stranieri o forniscono prove che un potenziale avversario ha sviluppato una tecnologia rivoluzionaria o dirompente”. “Alcuni UAP potrebbero essere tecnologie adottate da Cina, Russia, altra nazione o entità non governativa”, affermava il rapporto. Tuttavia, gli autori del documento affermano di non disporre di dati che indichino che uno dei fenomeni inspiegabili “faccia parte di un programma di raccolta estero o indichi un importante progresso tecnologico da parte di un potenziale avversario”.


Fonte: https://tass.com/defense/1307515

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L'Islam è buono (se vissuto come legante sociale)

 


Osserviamo che l’islamismo (non il fondamentalismo bombarolo, ma quello popolare) sta diventando simbolo di un ritorno all’umano. Infatti anche in occidente non son pochi coloro che si convertono. 

Il fatto è che la nostra società occidentale sta perdendo ogni valore umano, è una società dell’immagine in cui le donne son solo carne da esibizione, gli uomini debbono arrancare sulla scala sociale senza remore morali o spirituali, i vecchi possono e debbono marcire in silenzio negli ospizi, i bambini sono istruiti nelle scuole a diventare servi del sistema (e magari anche transgender), etc. In tutto questo marciume, in cui si cancella l’umanità a favore del consumismo, l’islam si propone come alternativa al degrado, riportando l’attenzione alle cose essenziali.

Spesso mi son posto criticamente verso alcune posizioni assunte nei Paesi islamici, che non tengono conto dei diritti delle donne e della libertà individuale. Ma a dire il vero forse lì la condizione femminile gode di maggiore stima, sia pur nelle ristrettezze dell’espressione formale, altrettanto dicasi per le dignità personali godute nella vita sociale, ove è più sentita la regola del rispetto reciproco e dei valori condivisi.

Insomma l’Islam è sicuramente poco  “libertario” ma l’uomo comune vive in un ambito comunitario più rispettoso dei rapporti umani. Per queste ragioni l’islamismo si è ben inserito nelle pieghe della società anche in Occidente e non solo per il continuo afflusso di emigranti di religione maomettana ma anche per il crescente numero di europei “convertiti”, soprattutto per i valori umani e le norme sociali manifestate in questa cultura.

La gente si converte all’Islam perché si sente socialmente più protetta e sviluppa nelle comunità una maggiore solidarietà interna, un po’ come succedeva ai cristiani della prima ora. Questo dovrebbe far meditare i nostri preti cattolici ed i nostri sociologi che ormai si interessano solo degli aspetti “consumistici” ed esteriori del benessere…

Ovviamente per persone laiche, come me, la considerazione verso ogni aspetto della comunità e della natura può essere sperimentata attraverso altre modalità, come ad esempio la spiritualità laica e l’ecologia profonda, ma dobbiamo comunque tener presente che non tutte le menti sono uguali, le disposizione sono diverse, l’importante è che -nei fatti- si proceda verso una crescita in intelligenza. D’altronde in quale altro modo possiamo conservare l’umanità…?

Paolo D’Arpini



L’anima delle cose... (alberi compresi)



Gli animali sono necessari agli alberi e gli alberi sono necessari agli animali. Non sono separati: fanno parte dello stesso ritmo. Anche questo è un fatto e la vita dovrebbe tenerne conto. Si deve comprenderne la totalità e vivere in modo che nessuna parte prevalga sull’altra. Non c’è alcun bisogno di distruggere, non c’è alcun bisogno di combattere. Questa è la via del Tao, la via del Sufismo, la via dello Zen.

 

Narra una famosa storia Zen...

Un re espresse al suo falegname il desiderio di avere un certo tavolo.

Il vecchio falegname disse: “Io sono molto vecchio e mio figlio non è ancora sufficientemente abile: poco per volta sta imparando. Però ci proverò, farò del mio meglio. Datemi tempo”.

Il vecchio scomparve nella foresta per tre giorni. Dopo tre giorni tornò.

Il re domandò: “Ci vogliono tre giorni per trovare un pezzo di legno per un tavolo?”.

Il vecchio falegname rispose: “A volte servono tre giorni, a volte tre mesi. E qualche volta ci vogliono tre anni, per trovare il legno. È un’arte difficile”.

Il re era confuso. Disse: “Spiegami. Cosa vuoi dire? Spiegamelo nei dettagli”.

L’uomo spiegò: “Per prima cosa, devo iniziare a digiunare, perché solo quando sono a digiuno la mia mente rallenta. Quando la mia mente rallenta, tutti i pensieri scompaiono, scompare ogni aggressività. E quando ho cessato di essere violento, ecco allora, amore e compassione puri: una vibrazione assolutamente diversa.

Quando percepisco questa vibrazione di non mente, vado nella foresta, perché solo con questa vibrazione posso trovare l’albero giusto. Come puoi trovare l’albero giusto se c’è aggressività? E devo domandare agli alberi, se uno di loro vuole diventare un tavolo.

Io mi presento, mi guardo intorno e quando sento che quest’albero è disposto... Questa disposizione può essere percepita solo quando sono senza mente... Ecco perché digiuno, medito; e quando sono assolutamente vuoto, mi metto semplicemente a girovagare tra gli alberi finché non sento quello giusto. E quando avverto che questo albero è adatto, mi siedo al suo fianco e gli chiedo il permesso: ‘Vorrei tagliarti un ramo. Sei disposto?’. Se l’albero risponde con un sì sincero, soltanto allora, lo taglio; altrimenti, chi sono io per tagliare uno dei suoi rami?”.

Questo è un atteggiamento totalmente differente. Non c’è alcuna lotta tra l’uomo e l’albero, ma un’amicizia. L’uo­mo cerca di entrare in rapporto con gli alberi e chiede il loro permesso.

Osho - Tratto da  Sufis. The People of the Path, Vol. II