Il sogno del monaco guerriero


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...Il Monaco Guerriero insegue un sogno, una passione, e se la sua anima è integra, centrata, priva di paura, allora irradia intorno a sé una Forza che attira le circostanze, il denaro, i collaboratori, altri monaci-guerrieri che lo aiuteranno a realizzare il suo progetto. Solo lui ne è il responsabile, solo lui può realizzarlo o farlo fallire. 

Il successo esterno è sempre il prodotto naturale dello sviluppo dell’anima d’un individuo. Il vero leader sa che le basi del successo d’un’impresa si costruiscono all’interno di sé. Se l’anima è impeccabile, l’azione sarà sicura e il risultato certo. 

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Nelle antiche scuole iniziatiche l’addestramento del Guerriero dello Spirito è sempre stato distribuito su tre livelli: fisico, emotivo e mentale. Il Monaco Guerriero alla fine del suo lungo addestramento di norma è capace di consumare un solo pasto al giorno e dormire tre o quattro ore per notte. Mangiare solo l’essenziale fa sì che non si abbia bisogno di dormire molto. Ma  per mangiare e dormire poco è necessario introdurre energia in altro modo, la regola infatti è che non si può togliere niente in maniera forzata, ma si deve sempre sostituire. Lo scopo non consiste nello sforzarsi di mangiare o dormire come un grande monaco-guerriero – il che sarebbe un’imitazione esterna – bensì nell’addestrarsi come lui. 

Come conseguenza di tale addestramento verrà incrementato il livello di energia interiore, e se a questo punto il corpo richiederà di mangiare e dormire in minor misura il praticante seguirà questo sentire, altrimenti non si sforzerà di modificare alcun comportamento esterno. Non si devono confondere la causa con l’effetto, né mettere il carro davanti ai buoi. Per avere più energia a disposizione è necessario addestrarsi. L’addestramento, oltre che un’attività fisica regolare, comprende un duro lavoro sugli altri due livelli: emotivo e mentale. Da qui il monaco-guerriero ricava la maggior quantità di energia. Sul piano emotivo e su quello mentale ci sono alcune regole cui attenersi. L’autosservazione, lo sforzo di non lamentarsi mai, di non giudicare il comportamento degli altri, la capacità di stare sul dolore senza fuggire... tutto ciò rende integro, inattaccabile, invulnerabile l’essere interiore, e con il tempo porta serenità, successo e abbondanza anche sul piano materiale.  

 La disciplina mentale consiste nell’eliminare la lamentela, la critica, il pettegolezzo e il giudizio dalla propria vita. Detto in una frase: smetterla di buttare addosso al mondo esterno la responsabilità per quanto ci accade. D’altronde che senso avrebbe per il guerriero incolpare il mondo di qualcosa che non va, quando sa bene che è lui stesso a creare inconsciamente le sue fortune e i suoi dolori? Smettendo di lamentarsi egli acquisisce sempre più potere interiore. [ si veda a tal proposito il mio libro  Risvegliare la macchina biologica ].

La disciplina emotiva, inizialmente, consiste nel non esprimere all’esterno le emozioni negative; il che non significa non provare più rabbia o gelosia, ma solo non esprimerle all’esterno attraverso parole, azioni, espressioni facciali, tono della voce. Ciò fa sì che si accumuli energia all’interno. Non è questa la sede per approfondire l’argomento – che ho già trattato negli altri miei libri – ma si badi bene che ciò non ha nulla a che vedere con la repressione delle emozioni. È come un gioco: non far capire all’esterno cosa stiamo provando. 

Questo permette di osservare con accuratezza l’entità delle energie che si spostano al nostro interno. E per i nostri scopi è più che sufficiente. 

Stralcio di un saggio di Salvatore Brizzi 
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 www.salvatorebrizzi.com

"Per orientarti nell'infinito distinguer devi e poscia unire"


"Per orientarti nell'infinito distinguer devi e poscia unire" (Goethe)

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Uno scambio di opinioni motivate e ragionevoli aiuta la comprensione del processo politico, economico e "spirituale" globale. In verità insisterei su questo ultimo aspetto che ritengo primario. Purtroppo la spiritualità, nel senso di "intelligenza coscienza", è stata soppiantata dalle religioni soprattutto quelle di origine giudaica (ebraismo, cristianesimo e islam) che si portano appresso una messe di ideologie materialistiche che poi sfociano in una divisione artificiale dell'umanità. La sete di denaro, di potere, di controllo e sfruttamento della natura e delle sue creature e persino il confucianesimo-marxismo (che si sforza di ripristinare un senso di giustizia sociale utilizzando mezzi artificiali) sono tutte forme di divisione dell'essere umano. 

Se riuscissimo a condividere almeno il senso di umanità, fra di noi che abbiamo una visione più "ampia" della vita, forse potremo dire di esserci avvicinati all'Uomo...

Ma anche questo avvicinamento non può essere compulsivo o percepito come un  "peso", basta sapere come va il mondo ed accoglierlo com'è adattandosi ad esso ma osservandolo con la nostra intelligenza coscienza non contaminata da esso.  In fondo non possiamo avere rapporti con tutti, possiamo rapportarci solo con coloro che hanno il nostro stesso atteggiamento e questo è il dettame della vita stessa: il simile cerca il suo simile. 

L'importante è non trasformare il dissimile in un “nemico”, non si sa mai quando potrà esserci un “riavvicinamento”, poiché la matrice comune è la stessa...  tutto è interconnesso.

Paolo D'Arpini

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Wilhem Reich: Bioni e genesi della cancerocellula (parte seconda)


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Premessa

Per una migliore comprensione di questa recensione è consigliata la lettura della parte prima1.

Brevi cenni di teoria psicanalitica e causa delle biopatie

Reich fa risalire le cause delle biopatie, principalmente al disturbo cronico della funzione sessuale, assumendo questa quale funzione vitale fondamentale. Il blocco e la rimozione dell’eccitazione sessuale, l’inibizione dell’esperienza del piacere, l’inibizione emotiva, devono necessariamente prima o poi condurre ad una biopatia, che si manifesta inizialmente come turba psichica, e che nel tempo va ad influire sul corpo e sfocia in una malattia organica. In altri termini la somatizzazione della propria condizione psicologica genera un insieme di tensioni corporee, che nel tempo produce un assetto psico/tensionale che Reich definisce corazzamento2.

Il corazzamento si instaura sin dalla nascita, a causa dello spasmo e della contrazione reiterati a fronte delle reazioni psicologiche, e col tempo provoca un ingorgo energetico il quale impedisce il naturale e libero fluire della pulsazione vitale, creando delle zone di ristagno plasmatico. Reich argomenta ricordando che tutti gli esseri viventi sono affetti dalla pulsazione biologica, la contrazione e l’espansione alternate. Negli unicellulari si osserva attraverso le contrazioni ritmiche, nei pluricellulari va dal pulsare del sangue alla peristalsi. Da ciò Reich postula che per l’organismo, il grado di salute o di predisposizione alla biopatia, è misurabile dal suo espletamento funzionale pulsatorio e dalla consistenza della propria carica orgonica.

E’ evidente come Reich individui nella matrice psicosomatica la causa delle biopatie, laddove l’aspetto psichico è causa nascosta ma predominante, e quello somatico ne è solo il riflesso. Questo spiega come la cura dei sintomi organici non guarisca dalle vere cause della malattia; nel caso delle cancro, l’asportazione del tumore non risolve le cause della biopatia, poiché “il tumore maligno è quindi l’ultima manifestazione di un grave disturbo dell’equilibrio orgonico e della funzione unitaria dell’organismo a causa dell’impotenza orgastica. E’ la conseguenza di un nucleo cellulare colpito contro i processi d’asfissia e di atrofizzazione in atto nel plasma.”

L’approccio psicosomatico pone conseguenti dubbi sull’ereditarietà quale causa prettamente organica delle biopatie, almeno come discende dalla visione meccanicista.

Germe atmosferico e germinazione spontanea

A proposito dei germi atmosferici, l’autore spiega come il pregiudizio religioso e meccanicista abbia permesso l’accettazione di questa teoria e rammenta l’esperimento di Félix A. Pouchet (1800-1872), che immette nell’acqua centinaia di metri cubi d’aria per poi analizzare il liquido, conducendo esperimenti ovunque, dai ghiacciai pirenaici alle tombe tebane …. ma assai raramente si imbatte nella spora di una muffa o nel cadavere di un infusorio; come pure fa notare che se nell’aria vi sono tutti i germi e le spore, ed è da lì che essi provengono, inclusi quelli che abitano il nostro organismo, allora non si spiega il perché della presenza del bacterium coli nell’intestino e non invece nella mucosa della faringe, come pure non si riesce a capire come abbia fatto il genere umano a sopravvivere … vista la quantità di batteri mortali che si trovano nell’aria e di conseguenza sulle mucose.
Nonostante questo, l’eziologica patologica privilegia le cause igieniche escludendo quelle autogene. Tuttavia in medicina è ammesso che l’organismo generi organismi unicellulari, quali globuli rossi, globuli bianchi e cellule seminali, mentre il resto della flora batterica viene considerata proveniente dall’esterno. Però un caso di infezione autogena è quello della tubercolosi, per la quale da tempo si è ammessa la natura endogena del bacillo di Koch, ossia il temibile bacillo non si trasmette (contatto, mucose, via aerea, se non all’interno dei tubercolosari!) ma si crea dentro i polmoni quando fuori non vi sono condizioni salubri per il vivente!
Reich ovviamente non esclude che la trasmissione dei germi avvenga anche per via aerea, ematica, sessuale, oro-fecale, e che i germi trasmessi, trovate le condizioni, si riproducano; ma con la generazione spontanea non siamo davanti ad una semplice replicazione ma ad una creazione.

Quindi Reich non nega le dinamiche riproduttive dei protozoi. “Naturalmente il fatto che i protozoi nascano dal tessuto vegetale bionico non contraddice il fatto si riproducano per divisione. Nascere grazie all’organizzazione naturale [generazione spontanea] e riprodursi per divisione sono due azioni simultanee; basta osservare al microscopio per convincersene.
Va precisato che Reich individua i bioni perché utilizza un microscopio con ingrandimenti di 3000/4000x, altrimenti questi passerebbero inosservati.

In ultimo i risultati sperimentali (ricordiamo che nel 1938 Reich filma l’esperimento nel quale avviene la generazione spontanea, mentre nel 1945 effettua l’esperimento XX dove i bioni primari si generano dal nulla), confermano che le forme viventi non provengono dall’aria ma traggono la loro origine dai preparati stessi e che nell’atmosfera non può esserci altro che materia inorganica e materia organica morta.

Bioni PA e T
In riferimento ai tessuti organici, all’atto della formazione i bioni si dividono in due tipologie:

1) i bioni PA da 2-10 micron, molto carichi di orgone, azzurrognoli, grampositivi, di forma rotondeggiante ottenuti dal macerato in coltura di varie sostanze (muschio, foglie, carbone, tessuti organici, terra, sabbia ecc.), aggregandosi in vescicole generano organismi unicellulari (spore di virus, spore di miceti, microbi, protozoi), che qualora sottoposti ad esempio a sterilizzazione, si disgregano nuovamente in bioni.

2) i bioni T (todes bazillen – bacilli della morte), da 0,2 a 0,5 micron, lanciformi, a bassa carica orgonica, gramnegativi. Si generano esclusivamente dall’imputridimento e degenerazione dei tessuti, del sangue dei cancerosi e delle proteine; più in generale i bioni T rappresentano prodotti di degenerazione, compaiono quando i tessuti le cellule o i batteri cominciano a perdere la loro carica orgonica; a loro volta stimolano la disintegrazione tissutale.
Reich occupandosi in particolare del cancro3 fornisce man mano varie osservazioni sperimentali. Eccone alcune: i bioni PA immobilizzano e dissolvono in fluido plasmatico i bioni T sia in vitro che ex vivo, e tanto più efficacemente quanto più sono carichi d’orgone; i PA “hanno fame” d’orgone e lo assumono dai bioni T; in particolare ex vivo, il sangue dei cancerosi sottoposti a radiazione orgonica sufficientemente energetica viene liberato dei corpuscoli T. L’azione della carica orgonica si osserva maggiormente nell’effetto dei bioni SAPA sui batteri della putrefazione, sui protozoi e sui bioni T, poiché si rivela più vigoroso di quello di altri bioni, a contatto con le cellule cancerose sono capaci di ucciderle o paralizzarle.

Ma l’energia orgonica carica biologicamente anche i globuli rossi. 

Gli stessi SAPA inoculati nelle cavie cedono la propria carica orgonica a favore di globuli rossi. Quest’ultimi osservati a 4000 ingrandimenti appaiono come bioni. L’efficacia dell’azione immunizzante dipende dal loro grado di carica orgonica, l’azione immunizzante è più efficace quanto più sono carichi, normalmente ricevono l’orgone atmosferico attraverso i polmoni che lo trasferisce ai tessuti. Quando sono fortemente carichi d’orgone nelle loro vicinanze nessun agente patogeno sopravvive; i globuli carichi attaccano batteri, protozoi e bioni T, con differenti modalità.

Nel caso di un bione di terra, si osserva come un globulo attraverso un ponte di radiazioni assorba a proprio vantaggio la carica orgonica diventando più luminoso, mentre il bione di terra perde luminosità, non avviene quindi alcuna fusione o inglobamento.
Ecco chiarita una funzione dell’accumulatore orgonico, che durante le sedute terapeutiche va a fornire ai globuli rossi (e non solo) una carica supplementare, evitando che questa venga da essi sottratta all’organismo.


Origine della cellula cancerogena

Ma come e da cosa si origina la cancerocellula? Reich riesce ad osservare nei tessuti vivi le varie fasi del processo. In un caso di cancro polmonare, analizzando ad ingrandimenti superiori ai 2000x, i tessuti ex vivo e il sangue (la cancerologia tradizionale dell’epoca opera su tessuti morti e difficilmente oltre i 1000x), si osservano insolite strutture vescicolari, di un azzurro intenso e luminoso che non assomigliano né ad una cellula né ad un batterio, piuttosto ad ‘amebe’, tutte formazioni che non si incontrano in un soggetto sano! Come sono potute giungere alle vie respiratorie umane? Non certo per via aerea. Esse devono essersi sviluppate nei polmoni medesimi. Queste strutture si sono sviluppate dai tessuti polmonari in decomposizione, esattamente come esse si sono sviluppate dal muschio decomposto nell’infuso.

Indagando l’espettorato a 3000x/4000x si osserva una quantità di corpuscoli lanceolati che hanno forma e movenza simili ai bioni T di formazione endogena, già noti poiché presenti nelle colture di tessuti organici degenerati. Se ne ricava che nel tessuto polmonare è in atto un processo di putrefazione. Nell’espettorato si riscontra la presenza anche dei bioni PA.

Da un’ulteriore osservazione al microscopio si deduce che le cellule sane si decompongono in bioni PA, attraverso la decomposizione vescicolare, mentre le cancerocellule, prescindendo dal tessuto di provenienza, in bioni T; lo stesso vale nella degenerazione dei globuli rossi sani (bioni PA) e di quelli atrofizzati, ossia il bacillo T nasce anche dai globuli rossi che si stanno degenerando.

Viene appurato come i tessuti di fatto si auto infettino attraverso la degenerazione tissutale e conseguente formazione di vescicole di tipo PA e T, al che il tessuto degenerato danneggia quello adiacente, innescando il processo di infiltrazione, mentre risulta univocamente che i bacilli T sono presenti nel sangue e nei tessuti sin da subito, tanto da poter essere individuati quali indicatori tumorali.

Reich osserva e descrive metodicamente vari passaggi, ma solo in ultimo riesce a unirli in un processo consequenziale. Il primo passo nello sviluppo di un tumore maligno è sempre e ovunque la dissoluzione vescicolare del tessuto, infatti dapprima si evidenza la presenza dei bioni T e poi si attiva la decomposizione vescicolare delle cellule sane in bioni PA. I bioni PA contrastano e annientano i bioni T, ma si organizzano in gruppi vescicolari con forme a fuso e a clava, da queste vescichette bioniche di energia, attraverso molti stadi, le cancerocellule si organizzano fino a diventare unicellulari che si muovono ad ameba. Le vescicole di bioni PA diventano quindi cancerocellule autonome, e dopo ciò generano per divisione altre cancerocellule. In ultimo si innesca la degenerazione vescicolare delle cellule normali adiacenti, l’infiltrazione e l’espansione. 

Questo quanto osservato al microscopio, Reich commenta: “La cellula cancerosa è una conseguenza della difesa del tessuto contro l’azione dei bacilli T.”e rileva che “La forma della cancerocellula finita è tipica per qualsiasi specie di cancro … è facilmente riconoscibile poiché ha la forma di clava e ha la coda.”

Ricapitolando quanto osservato al microscopio (2000x – 4000x):

Gonfiamento e decomposizione in vescicole dei tessuti

Presenza di bioni T e decomposizione vescicolare in bioni PA delle cellule sane;

Organizzazione della massa cellulare bionica PA in forme a fuso e a clava;

Maturazione di queste forme in cancerocellule autonome;

Formazione per divisione delle cancerocellule;

Degenerazione vescicolare delle cellule normali adiacenti, infiltrazione ed espansione.

Anche negli esperimenti su topi si osserva la stessa cadenza di eventi, Reich nota inoltre che i topi inoculati con bioni PA, dopo due anni rimangono sani, mentre quelli con bioni T muoiono rapidamente o sviluppano la cancerosi. 

A causa di ciò nel 1937-38 Reich pensa persino di aver scoperto l’agente cancerogeno specifico, il bione T: “Il primo passo nello sviluppo del tumore maligno è la massa di bacilli T. Sono sempre presenti dove è in atto la degenerazione. Anche l’organismo più sano contiene bacilli T,… la tendenza al cancro è quindi universale. Ma finché i tessuti e il sangue sono orgonicamente forti, ogni bacillo T che tenti di formarsi viene annientato ed eliminato prima che possa moltiplicarsi, accumularsi ed arrecare danno.”

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Terapie

Inizialmente l’orgonoterapia sperimentale avviene per inoculazione di bioni PA e SAPA nelle cavie, come abbiamo visto questi bioni cedono ai tessuti e al sangue la carica vitale e rafforzano i globuli rossi a scapito di qualsiasi agente patogeno inclusi i bioni T; tutto ciò secondo un preciso assioma: il sistema orgonicamente più forte attrae a sé quello più debole e gli toglie la carica4. Più in generale ‘caricare’ orgonicamente un organismo significa dotare il corpo di una fonte di energia supplementare per far fronte alle proprie necessità funzionali.
Dopo il luglio del ’40, con la scoperta dell’orgone atmosferico5, Reich perviene alla costruzione della camera orgonica6; gli emotest sui topi cancerosi indicano chiaramente che il trattamento orgonico con l’accumulatore carica il sangue e lo libera dai bioni (T).

Lo stesso avviene nel caso dei pazienti cancerosi, questi vengono introdotti in un accumulatore di orgone, … l’orgono energia penetra nei corpi nudi, anche attraverso la respirazione. Per Reich è subito chiaro che l’orgonoterapia resta solo un rimedio sintomatico mirato a distruggere il tumore locale e a uccidere i bacilli T, essendo, come si è accennato, altre e più profonde le cause della biopatia.

La terapia viene richiesta dai pazienti, senza corresponsione di danaro e firmando una liberatoria sollevando il dott. Reich da qualsiasi responsabilità sugli esiti di decorso della malattia. Gli effetti dell’orgonoterapia sono: l’arrossamento della pelle, la diminuzione della frequenza del polso, il sudore caldo, una lieve febbre e la sensazione soggettiva di rilassamento corporale, diminuisce la tensione e la contrazione tipica del corazzamento. Ma soprattutto l’orgono terapia arresta lo sviluppo del tumore e lo sostituisce con un ematoma che viene riassorbito … ed eliminato.7

Si effettuano così molte sedute terapeutiche dalle quali emergono due problematiche. La prima, come pure accade per le cavie, è legata all’eliminazione dei prodotti della decomposizione del tumore dissolto, spesso organi quali il fegato e i reni collassano a causa della insostenibile mole di lavoro; capita così che alcuni pazienti muoiano ad esempio per blocco renale. La seconda è di tipo squisitamente psicologico, infatti malgrado l’effetto positivo della terapia (es.: riduzione del volume dei tumori e sparizione dolori), la completa rassegnazione emozionale non permette al paziente comunque di sopravvivere, più in generale le condizioni sociali, familiari e psichiche del malato fungono da freno al cambiamento profondo che questi deve attuare per rimuovere le cause psicosomatiche della propria patologia. Con le parole di Reich: “fino a quando l’educazione produrrà rassegnazione caratteriale e corazzamenti muscolari in gran numero, non si potrà parlare di radicale neutralizzazione della canceroepidemia.”

Questa recensione è dedicata in particolare a chi opera nel settore medico, la dimostrazione della generazione spontanea getta una luce nuova sulle leggi della biologia, tanto da stimolare almeno una volta nella propria vita, una verifica, una ricerca, non prendendo per buono ciò che si è studiato sui libri, solo perché accettato universalmente; fossi in Voi quindi perderei un po’ di tempo sui monocoli di un microscopio, per vederci chiaro e di persona …. e mi raccomando con ingrandimento a 4000x.



pep65@tiscali.it  - Moscatello Giuseppe


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16/04/2017



Nota Bibliografia:
2. – Una definizione del corazzamento in: W. Reich, Etere, Dio e Diavolo, 1949 N.Y., 1987 Milano.
3. - Wilhelm Reich, La Biopatia del Cancro, 1948 New York, 1986 Milano.
4. – Annota Reich: l’esatto contrario di ciò che avviene con la carica elettrica (o temperatura), dove l’energia fluisce dal sistema più forte a quello più debole.
5. – “L’orgone atmosferico rappresenta … un’energia filosomatica, specificamente biologica. L’orgone giunge nell’organismo dall’aria e dal sole attraverso la respirazione la pelle e i polmoni continuamente. Ecco perché tutte le cellule e tutti i fluidi dell’organismo contengono ed emanano incessantemente l’orgone. Quando l’organismo si trova nell’orgonoaccumulatore, si incontrano due sistemi orgonici funzionalmente collegati.” W. Reich, La Biopatia del Cancro, op. cit, pag. 343.
6. – Il laboratorio orgonico fu impiantato a Forest Hills, New York. Attraverso un percorso differente lo stesso Pier Luigi Ighina ad Imola (BO) era arrivato a costruire e sperimentare terapeuticamente la poltrona magnetica.
7. - A fronte di un processo di guarigione mostrato dalle radiografie, Reich annota:  mi imbattei nello strano e incomprensibile comportamento di medici … essi non domandarono come fosse avvenuto il miglioramento.” W. Reich, Biopatia., op. cit, p. 370.

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La mente e lo stato intermedio fra essere e non essere... - Così parlò Nisargadatta Maharaj

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Ogni cosa esiste nella mente ...

– La maturità spirituale sta nell’essere pronti a lasciar andare ogni cosa. Questa rinuncia è il primo passo. Ma la vera rinuncia consiste nel rendersi conto che non c’è niente a cui rinunciare, perché nulla ti appartiene. E’ come il sonno profondo: non rinunci al letto quando ti addormenti, lo dimentichi soltanto.


– Quando conosci la mente e i suoi poteri miracolosi e rimuovi quello che l’ha avvelenata – ossia che sei una persona separata e isolata – lasci che essa si dedichi in tutta tranquillità alle faccende quotidiane.


– Quando non chiedi niente né al mondo né a Dio, quando non vuoi nulla, non cerchi nulla, non attendi nulla, allora lo Stato Supremo verrà da te inaspettatamente, senza che tu l’abbia invitato!


– Il desiderio di verità è il migliore fra tutti, ma è pur sempre un desiderio. Tutti i desideri devono essere abbandonati perché la Realtà affiori. Ricordati che tu sei. Ecco il tuo capitale con cui puoi lavorare. Fallo circolare e ne trarrai notevole profitto. Quando incontri il dolore, la sofferenza, stai lì, non andartene. Non precipitarti ad agire. Non sono né il sapere né l’azione che possono veramente aiutare. Stai insieme al dolore e metti a nudo le sue radici. Il vero aiuto è aiutare a capire.


– Il mondo e la mente sono stati dell’essere. Il Supremo non è uno stato. Pervade tutti gli stati, ma non è una condizione di qualcos’altro.


– Solo quando sarai libero dal mondo potrai fare qualcosa per aiutarlo.


– Il mondo è appeso al filo della coscienza: se non c’è la coscienza non c’è nemmeno il mondo.


– L’unica prova che Dio esiste sei tu. Non può essere diversamente, perché per porre qualsiasi domanda su Dio, tu prima devi esserci.


– Nessun sforzo di logica o di immaginazione potrà farti cambiare l’”Io sono” in “Io non sono”. Proprio negando il tuo essere, lo affermi. Quando ti rendi conto che il mondo è una tua proiezione, sei libero dal mondo.


– L’uomo realizzato sa quello che gli altri conoscono per sentito dire, ma non hanno mai sperimentato direttamente. Intellettualmente sembrano convinti, ma nei fatti non possono fare a meno di mostrare la loro schiavitù…


– In realtà non c’è nessun corpo, né un mondo che lo contiene; esiste solo una condizione mentale, uno stato simile al sogno, facile da abbandonare quando si mette in discussione la sua realtà.


– Ogni cosa esiste nella mente; anche il corpo è l’insieme di un’infinità di percezioni sensoriali che si integrano nella mente, e ogni percezione è uno stato mentale … Sia la mente che il corpo sono stati intermittenti. Il sommarsi di questi momenti di percezione crea l’illusione dell’esistenza.


– La mente non può sapere quello che c’è aldilà della mente, ma quello che sta aldilà della mente conosce la mente.


– La fine del dolore non è nel piacere. Quando ti rendi conto di essere aldilà del piacere e del dolore, in disparte ed inattaccabile, allora smetti di inseguire la felicità e se ne va anche il dolore che ne consegue. Perché il dolore anela al piacere e il piacere finisce inesorabilmente nel dolore.


– La sofferenza è interamente dovuta al fatto che ci attacchiamo a qualcosa oppure facciamo resistenza a qualcos’altro; è segno che non abbiamo voglia di muoverci, di fluire con la vita. 



Alcune frasi di “L’eterna saggezza di Sri Nisargadatta Maharaj” di Robert Powell (ed. Aequilibrium – traduzione Isabella di Soragna)

La memoria dell’Acqua... partendo dall'I Ching, passando per Masaru Emoto.. fino alle ricerche scientifiche di Luc Montagnier


Seme di fior di loto di Sofia Minkova
Dipinto di Sofia Minkova

Nel Libro dei Mutamenti (I Ching) l'elemento Acqua è indicato come il depositario della memoria, ovvero dell'informazione psico-fisiologica. E ciò ha una stretta attinenza con la scienza e l'osservazione analogica. 

Infatti l'acqua è legata al senso del gusto, alla bocca, e di conseguenza alla parola ed alla trasmissione di conoscenze che attraverso di essa avviene. Inoltre è simboleggiata nel corpo dalla funzione renale ed i reni -si sa- sono l'organo che è in grado di "lavorare" l'elemento acqua inserendoci la memoria di tutto il percorso all'interno dell'organismo. C'è anche una branca di medicina ayurvedica, Amaroli, in cui si raccomanda di bere l'urina per combattere diverse malattie e disfunzioni. 

Anche nella tradizione popolare sentivo dire dai miei nonni e dai vecchi condadini che per curare i geloni o le malattie della pelle era sufficiente orinarci sopra. L'orina è inoltre il modo di lasciare una traccia della propria presenza, della propria consistenza e stato mentale. Infatti tutti gli animali indovinano, attraverso l'orina, chi sono e cosa pensano i depositari del messaggio... 

Ovvio che l'elemento Acqua, ancora tornando alla scienza cinese, sia rappresentativo della saggezza.. poichè l'acqua è in grado di trasmettere i messaggi. Se passa in mezzo ai fiori profuma, è pura ed è fragrante, al contrario se scende in una cloaca è putrida e puzza come gli elementi che vi si sciolgono. Insomma l'Acqua è messaggera per antonomasia... E non sarà un caso che proprio un uomo dell'estremo oriente, sicuramente imbevuto della cultura cinese, Masaru Emoto, abbia riscoperto (anche dal punto di vista scientifico) il valore ed il significato dell'elemento Acqua. 

In seguito agli studi di Masaru Emoto, come avvenne per le ricerche sull'origine del sistema nervoso delle piante fatto dall'indiano Jagadish Bose, altri scienziati occidentali hanno seguito le intuizioni relative ai flussi energetici naturali, alla vita onnipresente a partire dai primi elementi vitali. Questo è il caso di Luc Montagnier. Egli oltre agli studi sul cancro e sulle cause della propagazione dell'AIDS è tornato recentemente alla ribalta con il caso della “memoria dell’acqua” che fa traballare le leggi della scienza ufficiale. 

Ecco uno stralcio dell'articolo di Filly Catapano, apparso su http://salute.bloglive.it/: "Ebbene si, l’acqua sarebbe capace di ricreare qualsiasi molecola biologica sciolta al suo interno. Questa scoperta era già stata pubblicata sul Journal of Physics, grazie ad un’equipe di scienziati italo-francesi, che avevano dimostrato le potenzialità del liquido di emettere e trasmettere segnali elettromagnetici di bassa frequenza. Le fibre dell’acqua riescono a mantenere la memoria delle caratteristiche del Dna stesso. Le malattie sono in grado di trasferire informazioni nell'acqua grazie all’emissione di particolari segnali elettromagnetici che possono essere conosciuti e decifrati. Luc Montagnier ha spiegato come si può intervenire sulla memorizzazione dell’acqua, sfruttando le capacità delle onde elettromagnetiche. In questo modo potranno essere create nuove cure, diminuendo tossicità ed effetti collaterali..." 

Ed un commento relativo alle ricerche di Luc Montagnier fatto da Giovanni Borsalino, medico chirurgo (da http://www.acquainformata.eu/): «Il riconoscimento conferito a Luc Montagnier è un’ulteriore conferma dell’alto profilo della carriera del Premio Nobel francese, che sta proseguendo in modo assai innovativo con le ricerche sul tema dei bassi dosaggi: la proprietà “informativa” dell’acqua biologica presente nel corpo umano potrà dare informazioni fondamentali in termini diagnostici su malattie croniche come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi Multipla, Artrite Reumatoide, e le malattie virali, come HIV-AIDS, influenza A ed epatite C, e di ciò dovremo essere tutti grati a Montagnier, noi medici come anche i pazienti che si gioveranno di queste scoperte». 

Paolo D'Arpini

Bioni: all’origine della vita - La ricerca di Wilhelm Reich

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Questa è la parte prima di un articolo doppio dalle finalità meramente divulgative che riporta le evidenze sperimentali emerse dalle ricerche dell’autore a riguardo della genesi dei protozoi e delle cellule tumorali. In corsivo sono riportati le citazioni tratte dalle pubblicazioni dell’autore.

Breve nota biografica1

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Wilhelm Reich (1897-1957), nasce a Dobrzcynica (attualmente in Romania), ai limiti orientali dell'impero Austro-Ungarico, appena laureato in medicina a Vienna nel ’22 si occupa di psicanalisi e diventa assistente nella Clinica Psicoanalitica di S. Freud, il quale inizialmente tiene Reich in alta considerazione, ma nel tempo, le divergenti vedute in campo psicanalitico emerse già con la pubblicazione di: ”La funzione dell’orgasmo”(1927) e la militanza politica, gli procurano l’allontanamento dal gruppo viennese. Nel 1930 si stabilisce nella Germania nazista, dove per le sue frequentazioni dei circoli socialisti motivate dalle proprie ricerche sulle masse (più che per attivismo politico), si vede costretto a riparare in Norvegia nel 1933. Ma, nel 1938, dopo la pubblicazione degli esperimenti sull’origine della vita2, subisce una pesante campagna diffamatoria e considerata l’avanzata tedesca è costretto a salpare per l’America.
Qui fonda, a New York l’Orgone Institute e in seguito l’Orgonon a Rangeley nel Maine. In entrambe queste sedi svolgerà attività di ricerca in fisica, biologia, medicina e psicanalisi. I risultati, che costituiscono il suo vero lascito scientifico sperimentale, saranno resi pubblici tra il 1942 ed il 1956 dall’Orgone Institute Press attraverso: l’International Journal of Sex-Economy and Orgone Research, gli Annals of the Orgone Institute, l’Orgone Energy Bulletin, la rivista Core ed infine l’Orgonomic Medicine.
Reich risulta un ricercatore prolifico ed instancabile, scopre l’energia orgonica, l’energia vitale eterica cosmica che tutto pervade e che permette il pulsare nella vita; inventa l’accumulatore orgonico; costruisce il famoso cloud-buster, per mezzo del quale sfruttando la polarità dell’acqua, farà piovere nel deserto dell’Arizona, salvo procurarsi guai con la giustizia, fino all’arresto; singolari se non inquietanti sono i resoconti dei sorvoli di UFO in seguito alle operazioni di bonifica dell’atmosfera tramite il cloud-buster; Reich non arresterà la sua azione d’indagine spingendosi negli ambiti del sociale e del politico, libero pensatore per eccellenza, saggista, vide le sue opere messe al rogo dal regime nazista, mentre in America una corte federale ne decretò fuori legge il possesso e ne ordinò la distruzione, entrambe con l’identico intento di nascondere al mondo le sue conoscenze. Screditato e diffamato anche negli USA, morrà avvelenato in un carcere federale. Viene da chiedersi del perché di tanta persecuzione, va considerato infatti che qualora le sue teorie fossero state infondate, non avrebbero dovuto suscitare tanta opposizione.

Bioni

Già negli anni viennesi, grazie agli esperimenti con le correnti sui protozoi, si ingenera la scoperta ‘involontaria’ dei bioni, iniziano così le prime ricerche sulla biogenesi: la generazione spontanea. Le ricerche sulla trasformazione di materia inanimata/inorganica in organismi unicellulari continueranno poi nel periodo scandinavo (1933-39) ed americano.

Per meglio intendere cosa sia questa generazione spontanea, seguiamo cosa viene osservato al microscopio. In una soluzione non sterile viene posto a macerare del fieno, dopo due giorni, ove il margine fogliare si disgrega, si formano delle vescicolette (bioni) che o si distaccano singolarmente dalla foglia o formano dei gruppi. Dopo poche ore, un margine (membrana!) racchiude questi bioni che si disfano in un’unica formazione plasmatica (vescicole), questa formazione mostra una lieve motilità e una forte affinità con le amebe. Un’altra sequenza mostra la stessa disgregazione fogliare che approda a saccule sferiche e ovoidali contenenti vescicole che distaccatesi energicamente dal margine fogliare si spostano aprendo a scatti un orifizio nella membrana. Reich si chiede: “Questa struttura è un animale o è ancora un pezzo di vegetale? Si tratta di una forma in transizione!” Rimettiamo l’occhio sul microscopio, dopo due giorni infatti, le stesse “creature” nuotano liberamente nel liquido, simili a parameci, diffusissimi protozoi (infusori di Leeuwenhoek), alcune inglobano contraendosi bioni attraverso la “bocca” che dopo pochi secondi si richiude. Reich meravigliato pone da subito l’attenzione sulla causa elettrica delle contrazioni, mentre riscontra obiettivamente che questo tipo di protozoi nasce dalla trasformazione di un vegetale dopo aver attraversato una serie di fasi di sviluppo, ma non si cura di individuare di quale protozoo si tratti, tuttavia sostituendo nella macerazione al fieno il muschio, riscontra con certezza la generazione spontanea di amebe.

L’osservazione diretta ha provato che le amebe si formano (anche) da fibre muscose gonfiate per macerazione.” Ecco dunque la scoperta dei bioni, già del 1936, forme di transizione tra la materia non vivente e quella vivente, che Reich definisce come: "l'unità funzionale elementare di tutta la materia vivente."

Perfezionata l’osservazione con una cinepresa ad alta velocità, per cogliere i ‘fuggevoli passaggi vitali,’ non resta che cambiare la ricetta, ossia gli ‘ingredienti’ messi a macerare. Un preparato a base di terra mostra alveoli motili e altre particelle in movimento, l’aggiunta di cloruro di potassio amplifica i fenomeni, l’immissione di gelatina porta alla formazione di gruppi di vescicole, pseudo amebe. Nel dubbio estremo che i protozoi possano essere presenti per contaminazione postuma, si procede alla bollitura dei preparati, ma i preparati bolliti presentano ‘forme di vita’ più ricche e vivaci dei preparati non bolliti! Anzi, più il processo è iterato, maggiore e la vitalità dei bioni e vescicole all’interno, ossia i preparati bolliti contengano ‘forme di vita’ più attive.

Quanto osservato stimola delle considerazioni a riguardo della sterilizzazione e della cottura dei cibi, Reich lascia un appunto per una ricerca futura e scrive: “Se ogni sostanza, sottoposta a processi di gonfiamento e di disgregazione, si trasforma in vescicole motili, è logico supporre che le sostanze nutrienti che ingeriamo bollite, durante la digestione vengono sottoposte ad un processo ancora sconosciuto che è strettamente connesso ai bioni.” A tal proposito esiste uno studio3 di Kieichi Morishita, tanto stupefacente quanto sconosciuto, condotto su materiale organico vivo che mostra la formazione di globuli bianchi, globuli rossi e cellule cancerose.

Ma torniamo a guardare nel microscopio, forme viventi intermedie si formano dalla materia, e diventano protozoi, manca solo che si riproducano per divisione cellulare; alla terra, al cloruro di potassio (KCl) e lecitina, Reich aggiunge il bianco d’uovo e “dopo pochi minuti … si formano cellule rotonde provviste di nuclei scuri soggette ad una divisione frequente e rapida.” Come se le sostanze chimiche presenti negli ingredienti, materia e coltura, supportino informazioni che si traducono nei differenti protozoi che man mano si generano.

Se bianco d’uovo, lecitina, cloruro di potassio (KCl), e colesterina danno vita a delle cellule che si contraggono/espandono si dividono, resta il problema del metabolismo, della colturabilità (poi verificato possibile) e della natura batteriologica da individuare. Intanto emerge esserci un principio che si autogoverna che crea la vita da materia senza vita.

Dal gennaio del ‘37 il prof. Roger du Teil del Centro Universitario Mediterraneo di Nizza collabora a verificare gli esperimenti secondo i protocolli che Reich gli fornisce. Ma non appena Reich pubblica i suoi studi nel 1938, si ritrova il mondo “accademico” contro e persino l’incolpevole prof. du Teil viene licenziato. Reich prosegue con gli esperimenti, utilizza polvere di carbone portata a circa 1500°C, miscelata a brodo di carne e KCl, in questo caso il carbone gonfia non marcisce e dopo la consueta sterilizzazione della miscela si assiste, tempo due tre giorni, al prosperare di forme di vita molto vigorose, si tratta di spore: dunque anche le spore devono avere origine dalla materia come risultato di un processo di gonfiamento; più in generale si è verificato che: tutta la materia non organizzata possiede la capacità di produrre vita, a seconda della sua composizione e dell’ambiente (terreno di coltura) in cui si trova.

I bioni erano stati già individuati in precedenza4 da vari scienziati e descritti come la più piccola unità di vita e presentati come un ponte fra il sistema non vivente e quello vivente; chiamati microzimi o “minuscoli fermenti” nel 1870 da Antoine Béchamp; protiti, simbionti, o endobionti nel 1925 da Günther Enderlein; somatidi nel 1940 da Gaston Naessens.
In particolare il francese Naessens, grazie ad un microscopio di sua invenzione, rintraccia e filma nel sangue umano VIVO, una ultra microscopica sub cellula vivente autoriproducente che chiama somatìde (corpo piccolo e sottile) e che ha caratteristiche polimorfiche5.
Scrive Reich: “È stato dimostrato che i Bioni sono presenti praticamente dappertutto, nell’aria, nell’oceano, nel sangue, nell’urina, e sono in grado di svilupparsi dalla integrazione di sostanze molto cariche che presentano un intenso colore blu.

Ricapitolando: i bioni sono la più piccola particella di materia vivente, sono presenti in tutte le sostanze organiche perché ne sono la matrice; possono evolversi in qualsiasi forma vivente unicellulare, sono autosufficienti, non possono essere distrutti con nessun mezzo fisico o chimico; trasformandosi in batteri concorrono alla decomposizione degli organismi pluricellulari nelle loro componenti di base: ossigeno, idrogeno, carbonio ed una volta compiuta l’opera, ritornano ad essere elementi primari.

Esperimento XX (1944-45)

L’esperimento n°20 resta quello più esemplificativo sulla generazione spontanea. Nell’intento di misurare il grado di fluorescenza delle colonie di bioni, vengono approntate delle colture con la cosiddetta acqua bionica sterile, ossia acqua con terra bollita e accuratamente filtrata, alla quale vengono aggiunti dei bioni di terra ed infine preparate alcune ampolle sigillate poste in luoghi diversi, anche all’aperto. Queste ultime soggette al gelo stagionale risultano contenere dei fiocchi (orgonofiocchi), che all’ingrandimento (3000x) si rivelarono essere colonie di bioni; il contenuto se filtrato e ricongelato ripresenta sempre la formazione dei fiocchi. Reich commenta: “eravamo di fronte ad un processo, attraverso il quale l’energia dell’orgone … riusciva ad organizzarsi in massa plasmatica vivente con tutti i criteri della vita.” – e aggiunge: “Il progresso del XX esperimento consiste nel fatto che ora le vescichette orgono-energetiche con tutte le caratteristiche di ciò che è vivente possono essere tratte, non dalla materia già organizzata [muschio, ecc], bensì dall’energia dell’orgone esente da massa.

A questa poderosa evidenza, ossia che l’orgone ha natura vivente, va affiancata la scoperta d’ambito biogenetico, che mostra due tipi di bioni: quelli secondari, visti sinora, che si formano dalla materia già organizzata (sostanze ed elementi chimici) e i bioni primari che si formano direttamente dall’energia orgonica, ossia scaturiscono dall’orgone esente da massa, orgone da considerare quale energia cosmica primordiale dalla quale ha origine la materia, materia plasmatica inclusa. Da ciò scaturisce una importante considerazione di Reich: “… lo sviluppo del plasma vivente sul nostro pianeta ha preceduto l’organizzazione … degli idrati di carbonio. Le molecole biochimiche non esistevano prima che si sviluppasse la materia plasmatica sono invece comparse come una delle componenti meccaniche nel processo organizzativo del plasma.”


Orgone quale energia biologica
Come si è accennato, Reich pone la sua attenzione sulle cause sulla complessa motilità dei bioni. Egli si convince che questa non sia identificabile con i moti browniani, che ascrivibili a forze molecolari producono solo uno spostamento. E’evidente invece un’azione energetica interna che genera: la pulsazione, ossia contrazione e dilatazione causa di uno spostamento multi direzionale; il rotolamento, ossia l’azione di avvicinamento e allontanamento di più bioni singoli; l’aggregazione di più bioni in una vescicola bionica; la rotazione dei bioni all’interno di una vescicola bionica racchiusa in una membrana.

La scoperta di un’energia connessa ai fenomeni vitali risale al 1936, Reich individua la causa della carica/tensione e distensione, nella forza cosmica eterica a cui dà il nome di orgone, da organismo e da orgastico, riconoscendola identica a quella corporea. La sequenza tensione/carica e scarica/distensione, corrisponde, secondo Reich, alla pulsazione biologica che si osserva in tutte le funzioni vitali, un’energia biologica o vitale, non è semplicemente una carica magnetica o elettrica come nella visione meccanicista.

I bioni sono composti da una membrana che racchiude un liquido plasmatico di colore azzurrognolo carico di orgone; in definitiva i bioni sono fatti di orgone ed è l’orgone stesso che muove i bioni.

Bioni SAPA e orgone atmosferico

Durante i movimentati anni scandinavi, nel gennaio 1939 ad Oslo, Reich perviene all’individuazione dei bioni SAPA (Sand-Packet), generati da sabbia di mare resa incandescente e posta a rigonfiarsi e decomporsi in un preparato composto di brodo e KCl. In questi la radiazione orgonica si mostra intensa, di un blu carico, al punto da velare le lastre fotografiche e caricare elettrostaticamente l’attrezzatura in laboratorio e mostrare dei chiari vapori azzurrognoli in un ambiente buio.

Nell’intento di studiare la radiazione dei bioni SAPA, Reich, prepara una scatola di metallo che riflette la radiazione verso l’interno, ma per evitarne la dispersione all’esterno, la ricopre di materiale organico, avendo appurato che quest’ultimo invece assorbe la radiazione. Su una parete dell’apparecchio opportunamente forata viene posto un oculare per osservare le radiazioni azzurre e multiformi. Reich scrive6: “Ma accadde un fatto assolutamente incomprensibile: l’apparecchio, dopo una buona areazione e senza colture, non doveva produrre alcun fenomeno luminoso. Fui non poco sorpreso nel vedere gli stessi raggi … anche nel contenitore vuoto. Da dove proveniva la radiazione?” Dopo vari analisi e prove Reich si convince che. “La radiazione rivelata nel contenitore senza colture proveniva semplicemente dall’atmosfera”, ed è l’orgone atmosferico, l’energia che governa ciò che è vivente.

Accumulatore orgonico

Così grazie alle radiazioni emesse dai bioni SAPA nasce il ‘famoso’ l’accumulatore orgonico. La parte esterna dell’apparecchio è quindi fatta di materia organica, quella interna di metallo. La prima assorbe l’energia, la seconda la riflette: l’energia viene perciò accumulata. Il movimento dell’energia è libero verso l’interno e ostacolato verso l’esterno.

L’accumulatore mostra la radiazione orgonica anche da vuoto e in misura superiore a quella dell’ambiente circostante; quella radiazione che si rileva essere l’orgone atmosferico è sempre presente, scrive Reich: che ci fosse il sole la nebbia o piovesse, prescindendo dall’umidità dell’aria, di giorno o di notte. La radiazione non è legata al sole ma “veniva da ogni parte” perciò onnipervadente, presente in tutta la materia vivente e inorganica. Inoltre la differenza di 0,2°-0,5°C nell’accumulatore in più rispetto all’esterno, è un fenomeno che disattende e confuta la seconda legge della termodinamica, che non può essere più accettata come legge generale, ossia l’entropia vale solo per i sistemi chiusi, ma nel caso dell’universo l’energia non si degrada bensì aumenta. Questa evidenza constatata di persona “imbarazzerà” lo stesso Einstein, poi lesto a defilarsi.

Considerazioni finali

E’ dimostrato così che le scienze naturali sono incorse nell’errata concezione che le cellule debbano provenire solo dalle cellule, più avanti Reich chiarirà come non esista un germe nell’aria per ogni forma vivente unicellulare, tuttavia grazie a questa ‘teoria’ si è potuta spiegare la causa della trasmissione di molte malattie. Prima di queste osservazioni, non era conosciuta la generazione di batteri e protozoi dalla trasformazione bionica della materia organica e inorganica, la generazione spontanea non era immaginata né tanto meno ammissibile. Ancor più il concetto di infezione autogena resta per i biologi un assurdo, malgrado lo sviluppo di batteri e protozoi dall’erba o muschio in decomposizione sia un’evidenza.

A coloro che restano abbarbicati alla logica meccanicistica Reich rivolge alcune osservazioni: “la vita può essersi originata come generazione spontanea,..., in un punto [qualsiasi] dell’universo. La teoria di sostanze venute dall’universo sulla terra … è improbabile, [ciò a discredito della panspermia come unico agente che porta la vita sul pianeta, laddove resta più facile far viaggiare informazioni che materia vivente! (n.d.r)]. L’osservazione diretta dei processi vitali,…,ci porta a supporre che la vita si sia sviluppata dalla materia inorganica in condizioni estremamente semplici e naturali. (..) La vita può generarsi in ogni tempo ed ogni luogo, purché esistano le condizioni e le sostanze necessarie. (..) Inoltre ci deve essere un principio che determini la scelta delle qualità e quantità necessarie … il principio dell’autoregolazione nella creazione della vita. Dunque, nuova vita si genera di continuo in qualsiasi luogo. Dobbiamo distinguere tra le forme di vita che si sviluppano da organismi in decomposizione e le forme che sviluppano dalla decomposizione della materia inorganica. … esiste un ciclo tra la materia inorganica e la materia vivente …. L’organismo pluricellulare, quando muore, si disgrega in organismi unicellulari e in materia organica. Da entrambe queste fonti si riforma l’organismo unicellulare”.

Quest’articolo è un omaggio alla memoria di Wilhelm Reich, uomo e ricercatore straordinario, che ha pagato con la vita e l’oblio l’aver speso l’esistenza per regalare al “piccolo uomo” ciò che quest’ultimo, spaventato dalla libertà del proprio spirito, non mostra di meritare.
(Fine Parte Prima)


Giuseppe Moscatello - pep65@tiscali.it

Visualizzazione di Accumulatore.jpg


Nota Bibliografia:
1. – Per una biografia più estesa si rimanda a: http://www.orgonomia.org/
2. - Wilhelm Reich, Esperimenti Bionici sull’Origine della Vita, 1938, 1981 Milano.
3. – Kieichi Morishita, Hidden-Truth-of-Cancer 1976 Ed. G. Ohsawa Macrobiotic Foundation, si
trova su: https://www.scribd.com/doc/15045616/Hidden-Truth-of-Cancer-Revised-Kieichi-
Morishita-M-D; per la traduzione in italiano a cura di Luca Chiesi, luca.chiesi@gmail.com
4. - Un interessante articolo sui bioni del dott Nader Butto:
http://www.arnoldehret.it/old/downloads/La-natura-dei-Bioni-Dr-Nader-Butto.pdf
5. - Un accenno alle importantissime scoperte di Gaston Naessens in:
http://www.mednat.org/cure_natur/somatidi.htm

6. – Wilhelm Reich, La Biopatia del Cancro, 1948 New York, 1986 Milano