“La Scienza Occulta” di Rudolf Steiner - Recensione


Risultati immagini per “La Scienza Occulta” di Rudolf Steiner

Mi sono appena finito di legger tutto d’un fiato “La Scienza Occulta” di Rudolf Steiner ma, contrariamente alle generiche aspettative di chi vorrebbe sentirsi dare sul testo e sul personaggio Steiner un giudizio “tranchant”, estremamente positivo, entusiasta, sino al fanatismo, da una parte, o estremamente negativo, ipercritico, deluso e stroncatorio, dall’altra, il giudizio di chi scrive, non propende né per l’una, né per l’altra opzione, bensì ad un composito sguardo d’insieme, costituito da un insieme di chiaroscuri tale che, alle volte, diviene concretamente difficile arrivare ad una visione d’insieme completa ed obiettiva. Ad onor del vero, va anzitutto detto che, quello steineriano, è un testo risultante da un pensiero visionario e come tale andrebbe, pertanto, preso ed interpretato. 

La ricerca di una coerente definizione ed esplicazione di una “Scienza Occulta”, conosce in Steiner, vari momenti. L’autore con il nitore ed il linguaggio semplificato di chi ben naviga con una certa collaudata maestria nella materia, mette il lettore scettico e dubbioso dinnanzi ad una primaria e ben mirata considerazione: è perfettamente inutile cercare di interpretare con criteri razionali, ciò che tale non è…lo sforzo sarebbe inutile e dannoso; è necessario, invece, cercare di porre la propria mente su un piano superiore e differente a quello della semplice e lineare cartesiana razionalità. Solo in questo modo si potranno recepire appieno le istanze di un sapere, altrettanto “scientifico”, quanto distante e non comprensibile e perciò stesso “occulto”, rispetto a quello usuale. 

Una distinzione questa, salutare e necessaria alla continuazione di questa, ma anche di qualsiasi altra narrazione, che voglia frantumare e superare i parametri culturali della modernità illuminista, permettendo così, alla obnubilata mente di chi muove i primi passi in questa direzione, di poter spaziare ed arrivare a percepire dimensioni spirituali, altrimenti precluse. Diciamo che Steiner raccoglie e rielabora quelli che, delle scienze occulte, rappresentano i motivi più salienti. Nel rifarsi un po’ alla narrazione platonica, Steiner ci parla dei vari stadi della natura umana, partendo da un corpo meramente “fisico”, per passare via via ad uno stadio “eterico”, “astrale” e così via discorrendo, sino quasi ad arrivare a far coincidere l’animo umano con lo Spirito Assoluto, ricalcando, in questo, come in altri motivi, le elaborate indicazioni della metafisica Hindu che, a tal riguardo, ci parla di Atman, come manifestazione ultima di quanto poc’anzi accennato. 

La stessa metempiscosi delle anime, con tutto il processo di morte e rinascita, la teoria sull’acce vari stadi della meditazione e del pensiero (razionale, intuitivo, etc….), sembrano in qualche modo ripetere, attraverso l’interpretatio steineriana, i più classici motivi delle varie tradizioni esoteriche. Laddove, invece, varrebbe la pena soffermarsi, al fine di estrapolare degli elementi non esenti da una certa originalità, è proprio la parte riguardante la genesi dell’uomo contestualizzata in una originale cosmologia, a detta della quale, ad ogni pianeta corrisponde uno stato dell’essere umano che, inizialmente presente solo ad uno stato gassoso, andrà via via condensandosi, partendo da Saturno sino ad arrivare alla Terra, attraverso vari pianeti (Giove,Luna, Venere), rappresentanti altrettanti stati dell’essere. 

La stessa umana civiltà è vista come una prosecuzione di questo processo di “condensazione”. Ad una fase “Atlantidea”, caratterizzata da una superiore conoscenza iniziatica, succederà una spiritualizzata e contemplativa civiltà Hindu, passando per tutta una serie di fasi (“persiana”, greco-latina, etc.), tutte caratterizzate da una graduale perdita di quella superiore carica di spiritualità che, retaggio dei precedenti stadi ontologici, vanno però consolidandosi verso un nuovo modello umano, in cui la figura del Cristo, assume un ruolo centrale, in quanto simbolo della nascita della pienezza di coscienza razionale, in Occidente e nel mondo intero. Quella stessa presa di coscienza, genererà una civiltà i cui effetti sono tutt’oggi ravvisabili ed i cui sviluppi sono forieri di nuovi ed ulteriori stadi di evoluzione dell’umanità intera. 

Qui, la visione steineriana sembra attraversata da suggestioni tutte provenienti dall’emanazionismo gnostico, caratterizzato da un peculiare atteggiamento “negativo”, verso la materia, a sua volta vista come prodotto di una graduale ma irrimediabile caduta dello Spirito verso il basso. Tutto questo se non fosse che, il buon Steiner, ci parla di “evoluzione” della specie umana verso differenti e peculiari forme di spiritualità, per ogni epoca da questa attraversata. Quale che sia la risposta certa, in grado dipanare il bandolo della matassa antroposofica, quello di Steiner rappresenta sicuramente uno di quei tentativi destinati a lasciare un segno, nella lunga scia di pensiero vitalista ed irrazionalista che ha caratterizzato il 19° ed il 20°secolo, in quanto la Scienza dello Spirito, qui sembra offrire un modello alternativo all’evoluzionismo darwiniano, non rappresentato dai soliti richiami chiesastici e fideistici. 

Al pari di altri autori a lui più o meno contemporanei, (basti pensare al Kremmerz o al precedente Eliphas Levi, sic!) anche lo Steiner cerca di dare una veste “scientifica” al sapere occulto, commettendo, a detta di chi scrive, un madornale errore. Nel riprendere le varie suggestioni offerte dal Platonismo, dalla Gnosi, dalla cultura Hindi, dallo stesso Hegel (per quanto riguarda la figura cristologica…), guardando anche a Dilthey ed a Nietzsche, il nostro nell’intento di edificare una “Nova Scientia”, si fa prender troppo la mano ed arzigogola all’eccesso. Ampollose e pesanti le sue visioni sulla natura umana e sul suo rapporto con la morte. 

Altrettanto ampollose e contorte quelle sulla antropogenesi. Peggio ancora, va per la parte finale del testo steineriano, incentrato sulle prospettive del genere umano, stavolta declinate all’insegna di uno strabordante sentimento di “amore”, che tanto sembra possedere il dolciastro sapore di una sgangherata utopia progressista o di una narrazione New Age “ante litteram”. Il tutto, molto incerto e confusionario, visto che non si riesce a capire cosa per “amore” il nostro voglia intendere. Steiner fu uomo sicuramente animato da grandi intuizioni e da una forte carica visionaria. Nell’alveo culturale della Teosofia, l’originalità della sua visione, sta proprio nella sua visione fortemente “occidentocentrica” ed imperniata sulla figura del Cristo, la qual cosa lo porterà alla rottura con la Teosofia di Madame Blavatskji e di Annie Besant che, anche se animata dai medesimi presupposti culturali, guardava ad Oriente ed alla cultura Hindu, sebbene interpretata e riletta ad “usum delphini”, secondo le suggestioni blavatskjiane. Steiner lascerà sicuramente influenze in vari esponenti del pensiero esoterico, ma anche in quello più propriamente filosofico. 

Per quel che riguarda l’esoterismo, basti ricordare due importanti esponenti del Gruppo di Ur: Giovanni Colazza e Giovanni Antonio Colonna di Cesarò. Non senza voler ricordare anche la figura di Massimo Scaligero. Per quanto concerne il pensiero filosofico, la Jaspersiana teoria dell’Età Assiale dell’umanità, tutta incentrata su una generale e qualitativa presa di coscienza del genere umano, in un determinato arco di tempo della storia, sembra voler ricalcare delle mai sopite suggestioni steineriane. 

Il pensiero di  Steiner, sembra volerci prepotentemente riproporre l’interrogativo, mai definitivamente risolto, sul senso della umana civiltà. Ovverosia se, quel nostro progressivo “solidificarci”, quel nostro allontanarci da un primigenio rapporto di osmosi ed immediatezza con l’Essere, abbia rappresentato una reale e positiva “evoluzione” per il genere umano o, invece, non sia stata la parabola di una caduta verso la dannazione della occidentale schiavitù alla civiltà Tecno Economica. Una risposta che, neanche lo Steiner, sembra riesca a darci, non riuscendo egli stesso a motivare e giustificare l’intero processo antropogenetico, tanto minuziosamente descritto, con le future ed “evoluzionistiche” prospettive del genere umano. Ma forse, va bene così. Forse la non-risposta, la mancanza di certezza e definizione, rientra in ambedue delle più pregnanti espressioni dell’umano pensiero: quello filosofico e quello, più propriamente, esoterico. 

Nel primo, a prevalere delle volte, non è tanto la ricerca di una soluzione alla ricerca del senso della realtà, quanto il percorso indicato per cercare di pervenire al tanto agognato fine. Nel secondo, invece, a sovrastare il tutto, un’immagine direttamente mutuata dalla antica sapienza alchemica ed ermetica: quella di una sostanza universale che, nel cambiar continuamente forma e stato, permane, alfine, sempre la stessa. E’ l’Azoth, o Azoto degli alchimisti, che va riaffacciandosi prepotentemente sulla scena e non solo per quanto riguarda l’umana microfisica, attraverso la ricerca della Pietra Filosofale, ma anche per quel che riguarda l’intero Ordine Universale ed il Destino del genere umano, intesi alla stessa guisa di una sostanza che, anche se in perenne mutamento, senza soluzione di continuità, resta nel proprio fondo sempre identica. E forse, questa potrebbe essere la risposta più appropriata a tutti quei tentativi che, nel cercare di trovare una soluzione a problemi come quelli della genesi del genere umano, della sua civiltà e dello stesso Universo, si infrangono costantemente sulla infinita complessità e contraddittorietà delle risposte che incontrano sul cammino.

Umberto Bianchi 

Risultati immagini per “La Scienza Occulta” di Rudolf Steiner

Etica e religione sono antitetiche?

Risultati immagini per Etica e religione sono antitetiche?

"Nella natura non c’è creatura più vuota e ripugnante dell’uomo che è sfuggito al suo genio e ora volge di soppiatto lo sguardo a destra e a sinistra, indietro e ovunque. Un tale uomo alla fine non lo si può neppure attaccare: è solo esteriorità senza nucleo, un marcio costume, pitturato e rigonfio, un fantasma agghindato che non può ispirare paura e tanto meno compassione.” (Friedrich Nietzsche)

La morale e l’etica sono state usate da tutte le religioni come bandierine simboliche per giustificare il bene programmato a sistema. In tal modo molte delle ingiunzioni stabilite dalle varie fedi, in varie parti del mondo, hanno assunto una valenza giuridica anche nella gestione della giustizia civile e penale. Non mi riferisco specificatamente alla "sharia" musulmana in cui si sancisce la colpa e la pena relative alle trasgressioni, anche se questa forma di controllo sociale è la più evidente. Possiamo tranquillamente osservare che più o meno anche nelle altre forme religiose riconosciute come "ufficiali"   dalle varie popolazioni e nazioni l'ingerenza delle norme religiose nell'ambito giudiziario è preponderante.  Un esempio ci viene dalla condanna differenziata  di alcuni aspetti  nei rapporti sessuali tra i due generi come è il matrimonio. Nelle nazioni in cui domina l'islamismo  sono consentite la bigamia e la pedofilia (Maometto ebbe diverse mogli e la sua  ultima fu una bambina), mentre nei paesi in cui prevale il cristianesimo tali rapporti sono condannati e definiti un "reato penale".  

Insomma dico ciò per significare che la morale è un aspetto cangiante nelle diverse religioni e che la trasposizione di norme religiose in leggi di stato rappresentano la violazione di principi etici universali, in un caso o nell'altro...

Scriveva Elemire Zolla, in Discesa all'Ade e resurrezione: "Senza l’Essere l’Ente non sussiste".  Da questa asserzione se ne può dedurre che ogni ordinamento religioso manca di quella sostanza basilare che consente a qualsiasi "Ente" di manifestare equanimità e giustizia.  Una vera etica interspecista  e transpersonale può essere solo laica, accordandosi con la natura umana in ogni suo aspetto costituente e non sulle ingiunzioni di carattere moralistico imposte dalla religione.  Soprattutto le  fedi monolatriche (giudaismo, cristianesimo ed islam),  infatti,  propugnano l'allontanamento dalla natura, la menzogna  ed il fraintendimento del'eticità universale.

Purtroppo nella società moderna, soprattutto in seguito alll'influenza delle religioni  e della cultura maschilista e patriarcale, ha preso il sopravvento la parte giudicativa della mente, da qui la grande  arroganza dell'uso nei confronti delle diversità biologiche.   I bambini sono i primi sfruttati, in senso ideologico e religioso, obbligati dai loro stessi genitori e dalle consuetudini sociali (ormai consolidate) a sottostare alle strumentalizzazioni religiose. Prima ancora che abbia potuto capire cosa significhi religione, un bambino innocente viene obbligato ad un percorso religioso, del tutto inconsapevolmente. Il bambino  viene legato ai riti e ad una fede che non conosce e non ha l’età per capire se sia buona o cattiva. In tal modo  si rinchiude la società in una prigione di pensieri, e ciò vale sia per le religioni che per le ideologie.

Ritengo personalmente che per andare verso una consapevolezza della comune appartenenza e della pari dignità e complementarietà dei vari aspetti vitali, insomma delle reciproche relazioni  interspeciste, sia importante che vengano riconosciute le differenze per poter allo stesso tempo riconoscere l’eticità naturale senza forzare la natura. 


L’astrazione del pensiero trasformata in “religione” non aiuta la manifestazione di uno spontaneo “rispetto” verso i propri simili  che si manifesta in una società evoluta, non degradata in una scala di valori su base ideologica. Questa "evoluzione" psichica non comporta necessariamente l'uso della cosiddetta "tolleranza" religiosa, poiché tale tolleranza è essa stessa una forma di pregiudizio.

Nel Hua Hu Ching è detto: "Agli  esseri comuni spesso si richiede tolleranza. Per gli esseri integrali non esiste una cosa come la tolleranza, perché non esiste nessuna cosa come le altre. Essi hanno rinunciato a tutte le idee di individualità e ampliato la loro buona volontà senza pregiudizi in qualunque direzione. Non odiando, non resistendo, non contestando. Amare, odiare, avere aspettative: tutti questi sono attaccamenti. L'attaccamento impedisce la crescita del proprio vero essere. Pertanto l'essere integrale non è attaccato a nulla e può relazionarsi a tutti con una attitudine non strutturata."

La causa dello scollamento dallo stato  "naturale" è una conseguenza della conversione ai dettami religiosi che ha  provocato la progressiva corruzione  e cancellazione della originaria visione naturalistica dell'uomo integro.  Questa sostituzione di valori  si riflette anche in tutte le forme artistiche e culturali, in particolare nell'assoluta iconoclastia musulmana   ma anche nelle fissazioni moralistiche cristiane, sia protestanti che cattoliche od ortodosse, che tendono a descrivere il male della vita  e della sessualità, imputando alla "mondanità" la ragione della sofferenza  - a partire ovviamente  dal cosiddetto peccato originale-  e proponendo come soluzione la mortificazione della carne, l'ascetismo e la rinuncia  (al fine di potersi guadagnare  la gioia in un aldilà).

Da qui la necessità di una etica laica anche nella conduzione legislativa dello stato.   Contro l’abuso delle religioni mi scriveva l’amico Nico Valerio: “Contro gli abusi lessicali suggeriti dalla Chiesa pensiamo p.es. all’inesistente distinzione semantica-politica tra Stato “laico” o scuola “laica”, e “laicista”, nel senso di seguace di quella stessa idea; mentre i preti danno a intendere che il secondo termine sia un rafforzativo o peggiorativo del primo…”.   Ma sostanzialmente l'etica  laica, intesa nel senso originario, non dovrebbe assolutamente essere confusa con una “non religiosità”  bensì come espressione di una spontanea “spiritualità naturale”, che deriva da Naturismo o filosofia della Natura.

La vera etica umanistica  non appartiene ad alcuna religione; essa è la vera natura dell’uomo.  Tale etica naturale e laica si manifesta nella  condizione di assoluta “libertà” da ogni forma pensiero costituita…  

Paolo D'Arpini


La via di mezzo della spiritualità laica … e Bagawan Nityananda di Ganeshpuri


 Ganeshpuri. Il Tempio dedicato al Mahasamadhi di Nityananda


Il Guru non è una persona, o perlomeno non soltanto una persona visto che può manifestarsi in ogni forma, bensì l’intelligenza illuminante che ci libera dalle sovrastrutture mentali e dalle finzioni religiose o morali.
Verso la fine di giugno del  1973, da poco giunto in India, mi ritrovai per la prima volta in vita mia a dovermi confrontare con me stesso, aldilà del giudizio altrui ed essendo pulitamente in sintonia con la mia natura. Avvenne allorché incontrai il mio Guru Muktananda a Ganeshpuri. Con il contatto diretto con la sua limpidezza spontaneamente si risvegliò dentro di me la discriminazione e fui perciò obbligato, tramite una spinta interiore alla chiara visione, a rivedere tutti i parametri di spiritualità e religione che sino ad allora erano stati accumulati nella mia mente. Un giorno sentii che una prova grande mi attendeva, riguardava la comprensione della verità interiore. Così osservandomi mi ritrovai a camminare lungo la strada asfaltata che univa l’ashram di Muktananda al tempio/tomba di Nityananda, il famoso Guru del mio stesso maestro.
Durante il percorso sentivo di dover tenere una via mediana, non considerando gli estremi ma il mezzo della vita. Con questi pensieri giunsi al tempio, molti di voi sapranno che in India si entra nei luoghi sacri senza scarpe, ed infatti presso ogni tempio c’è un custode che riceve le calzature dei viandanti e le custodisce per la durata della visita, ma dentro di me pensai “che differenza c’è fra il dentro ed il fuori del tempio? Anche le mie scarpe sono sacre visto che mi hanno portato sin qui”.
E seguendo lo stimolo interiore invece di depositare le mie ciabatte all’esterno le presi in mano e mi avvicinai devotamente all’altare di Nityananda, dove il prete di servizio riceveva le offerte rituali, ed a lui offrii le mie  vecchie espadrillas. Ovviamente il prete restò allibito ma forse comprese che qualcosa stava accadendo in me ed infine accettò che io depositassi lì nel sancta sanctorum le mie sporche e sgangherate ciabatte che mi avevano accompagnato per tutto il lungo il viaggio, prima in Africa e poi in India. Dopo essermi inchinato e soffermato per qualche tempo in meditazione ripresi la via del ritorno, a piedi nudi….
Ed ancora prove solenni mi aspettavano… chi conosce il caldo dell’India saprà che l’asfalto in estate diventa semiliquido dal calore, i miei piedi erano bruciacchiati ma la voce interiore mi diceva che dovevo restare nella via di mezzo, perciò non potevo spostarmi ai bordi della strada ma camminare al centro.
Il momento difficile fu quando sopraggiunse una corriera carica di pellegrini che vedendomi in mezzo alla strada (appena sufficiente a contenere la corriera stessa per quanto era stretta) prese a strombazzare rumorosamente per avvertirmi e farmi spostare… Macché, la voce discriminante che mi stava mettendo alla prova era più forte di ogni ragionamento, restai caparbiamente in mezzo alla strada… il conducente si fermò a pochi metri da me e mi invitò in tutti i modi corroborato da alcuni passeggeri affinché mi togliessi di mezzo, ma non mi spostai di un centimetro restando in assoluto silenzio… Alla fine il conducente risalì sull’autobus e con grande fatica riuscì allargandosi lateralmente a scansarmi e procedere nel percorso.
Allora anch’io mi mossi e prosegui sempre al centro della strada con l’asfalto sempre più bollente. Ecco che di lì a poco un’altra corriera sopraggiunse a gran velocità, stavolta capii che l’autista non aveva nessuna intenzione di fermarsi, infatti l’autobus giunse quasi a toccarmi e si arrestò di botto con un sussulto dell’ultimo momento… L’autista ed alcuni passeggeri uscirono infuriati e presero ad insultarmi con foga, ma siccome non mi muovevo e guardavo mesto per terra con i piedi in fiamme, alla fine incerimoniosamente mi spinsero fuori dalla carreggiata sino alla mota che stava sui bordi….
Oh che piacere quella terra… non mi sentivo per nulla offeso… finalmente la mia via di mezzo aveva ritrovato una piacevolezza, stavo con i piedi per terra e non sull’asfalto infuocato….. Mentre i pellegrini infuriati mi abbandonavano al mio destino di folle dello spirito, mi ritrovai tutto contento a capire che la via di mezzo significa accettare sia la gloria che l’infamia, sia il successo che l’insuccesso, sia il riconoscimento che l’offesa. Pian piano con la mente serena me ne tornai all’ashram del Guru, stranamente sollevato e felice, i miei piedi rinfrescati dal fango e la mia mente rischiarata. Ad attendermi un compagno ashramita che per la prima volta da quando stavo lì mi sorrise fraternamente e mi offrì un infuso caldo di erbe, com’era buono!
Paolo D’Arpini
Bagawan Nityananda

Spiritualità Laica al Festival della Laicità


Pescara. Festival della Laicità 2013 - Silvana Prosperi e Paolo D'Arpini

Il 25 ottobre  2013  partecipai come relatore all'apertura  del “Festival della Laicità” di Pescara, una tre giorni ricca di idee e stimoli. Fu una giornata intensa e piena di emozioni, parole, sguardi, amicizie vecchie e nuove, in un clima di accoglienza perfetta.
Il tema da me trattato  verteva essenzialmente sulla libertà espressiva in chiave di spiritualità laica,   basato sul contenuto del  mio libro "Riciclaggio della Memoria”.  

Risultati immagini per riciclaggio della memoria

L'intervento in minima parte era tratto da alcuni appunti che avevo preparato, ma come spesso accade, quando si coglie un pubblico attento, guardando negli occhi i presenti,  i discorsi sono usciti  direttamente dal cuore, idee e sensazioni che  sempre son ben  felice di condividere.
I concetti espressi sono idee non nuove, battezzate con neologismi tipo "ecospiritualità", "biospiritualità", che comunque affondano nel patrimonio  naturalistico della spiritualità naturale  (non religiosa) che -secondo me- riescono a “illuminare” e descrivere quello che tutti noi che cerchiamo un modo di vivere sincero, onesto e di presenza alla vita, sentiamo in fondo al cuore, anche se in parte l’abbiamo dimenticato, ricoperto dalle sovrastrutture imposte dalla società in cui viviamo, per comodità, per abitudine, convenzione e pigrizia,  in accondiscendenza con la situazione sociale e politica in cui ci troviamo, dove però ci sentiamo stretti, non liberi.
Alla fine  dell'intervento ci sono state diverse domande, tra cui: “Ma se leviamo alla vita le cose superflue… cosa rimane?”
E’ ovvio che la risposta almeno per me è che la vita è BELLA per quello che è in una semplicità relativa alle cose materiali, con la riscoperta e la valorizzazione di cose “sottili”… le vogliamo chiamare spirituali?, come  la condivisione, l’affetto, l’amore, la convivialità, l’arte, le arti, la conoscenza, che possono avere un gran valore senza avere un gran prezzo e senza comportare la necessità di un accumulo, ma la gioia di viverle nel momento presente.
Gioia di vivere  piena di calore e di reciproco interesse, ognuno con le sue peculiarità, in piena libertà espressiva.
Traccia degli appunti utilizzati per il mio intervento: 



La spiritualità non appartiene ad alcuna religione; essa è la vera natura dell’uomo. Lo spirito è presente in tutto ciò che esiste, non può quindi essere raggiunto attraverso uno specifico sentiero, poiché esso è già lì anche nel tentativo di perseguirlo.

La laicità è la condizione di assoluta “libertà” da ogni forma pensiero costituita, sia essa ideologica o religiosa. “Laikos”, in greco, sta a significare colui che è al di fuori di ogni contesto sociale e religioso, ovvero non appartiene ad alcun ordinamento sociale o confessionale.

Quando si parla di ricerca spirituale non si intende il perseguire un sentiero codificato, una normativa fideistica, un’appartenenza ad un credo; il cercatore spirituale è semplicemente colui che guarda sé stesso, colui che riconosce il Tutto in sé stesso e sé stesso come il Tutto.

Da questo punto di vista la ricerca spirituale può essere considerata un fatto strettamente personale, quindi il vero cercatore spirituale è assolutamente laico, allo stesso tempo riconosce ciò che è in lui come presente in ogni altra cosa. Conciliare la propria via personale con quella di chiunque altro significa saper fluire senza ostruire, apprendere e trasmettere senza pretendere, insomma si tratta di fare la pace con noi stessi e con gli altri.

Questa assoluta libertà comprende anche assoluto amore e rispetto, non essendoci assunzioni di posizioni precostituite e riferimenti assolutistici ad uno specifico sentiero.

La Spiritualità Laica è una via in cui non possono esserci dogmi o indicazioni religiose. Questa è la via in cui non si segue nessuna via. Il percorso è completamente assente, nella spiritualità laica ciò che conta è la semplice presenza a se stessi e questo non può essere un percorso ma una semplice attenzione allo stato in cui si è.

La coscienza è consapevole della coscienza.

Ed è normale che sia così poiché la spiritualità laica non può essere nulla di nuovo ma solo un “modo descrittivo” di un qualcosa che c’è già, infatti se quel qualcosa non ci fosse già che senso avrebbe esserne “consapevoli”?

Perciò Spiritualità Laica e Consapevolezza sono la stessa identica cosa. Ma noi sappiamo che la pura consapevolezza di sé è purtroppo spesso macchiata da immagini sovrimposte, create dalla nostra mente, queste immagini sono ciò che noi abbiamo immaginato possa essere la spiritualità.

Accettare se stessi come qualcosa di completamente insondabile ed in conoscibile, non riferibile ad alcun assioma di derivazione ideologica o religiosa, significa restare sospesi nel vuoto essendo vuoto. Impossibile poter scorgere i confini del proprio essere.  Questa mancanza di identificazione in qualsiasi forma strutturale (di pensiero e non) è contemporaneamente anche la “forza” della laicità spirituale.

Non vi sono porti sicuri di approdo, non vi è barca, non c’è un mare, nessuno e nulla da ricercare… solo la corrente della vita, della coscienza, solo il senso di essere presenti. In questa mancanza di condizioni è possibile sentire il nostro io arrendersi, la nostra mente sciogliersi, scoprendo così il "Centro" che in verità non è un centro perché è tutto ciò che è, senza centro né periferia.

Tutto quel che ci circonda e noi stessi siamo la stessa identica cosa, siamo immersi in noi stessi come acqua nell'acqua eppure continuiamo a comportarci come fossimo separati, disponendo di ciò che riteniamo "sia al di fuori di noi" come  fosse "altro" da noi. C'è una meraviglia più grande di questa?

Paolo D'Arpini 

Pescara. Sala Aurum

Un vero maestro non dice di esserlo


Immagine correlata

Un maestro non dice mai di esserlo
chi veramente si sente maestro 
subito cerca di essere allievo in qualcos'altro 
perché c'è sempre da imparare;
un vero maestro non ti attrae mai al suo tempio interiore, 
ma ti fa scoprire il tuo tempio interiore, 
non ti rende dipendente da lui, 
ma indipendente dal maestro stesso.
Un vero maestro non si preoccupa 
se il discepolo lo supera o meno,
tanto meno si preoccupa il vero allievo
di superare o meno il suo maestro: ha imparato da lui.
un maestro vero soffre perché te sei piccola, 
non gode perché lui è grande, 
quindi non vede l'ora che tu non lo chiami più maestro, 
ti fa crescere senza mai farti sentire piccolo 
e senza mai lui farsi sentire grande... 
e quando sei grande te lo dice con umiltà
così tu non saprai montarti la testa.
Non chiamate mai nessun maestro. 
Nessuno è perfetto
siamo tutti perfettibili:
il perfetto è già finito, 
in natura quello non esiste è una illusione, quindi falso
il perfettibile è quello che 
attraverso i suoi difetti accettati e superati migliora sempre 
senza credersi mai arrivato, quindi è umile!


Yin-Yang (Tao 道)


Risultati immagini per maestro taoista


Mio commentino: "Dal punto di vista della mente l'apprendimento è un esercizio costante che non ha mai fine. La simbologia del "maestro" qui riportata è relativa a questo concetto" (Paolo D'Arpini)


Ramana Maharshi: "La Verità rivelata in 40 versi"


Immagine correlata


Invocazione:
I. Se la Realtà non esistesse, si potrebbe avere coscienza di esistere? Libera da ogni pensiero, la Realtà abita nel Cuore, la Sorgente di tutto il pensiero. Perciò si chiama Cuore. Come si può contemplarlo? Essere ciò che è nel Cuore, è la Sua contemplazione.
II. Coloro che provano intenso timore della morte cerchino rifugio presso i piedi di Dio, che non conosce nascita né morte. Morendo a sé stessi e ai loro possedimenti, come possono essere toccati ancora dal pensiero della morte? Essi sono immortali.
§§§
1. Dal punto di vista della nostra percezione del mondo deriva l'accettazione di un Principio Primo in possesso di vari poteri. Le immagini relative ai nomi  e alle forme, la persona che le vede, lo schermo su cui le vede proiettate e la luce attraverso cui le vede: egli stesso è tutte queste cose.
2. Tutte le religioni postulano tre enti fondamentali: il mondo, l'anima e Dio, ma è una sola unica Realtà che manifesta Sé stessa in questi tre. Si può dire che i tre restano tre fintanto che persiste il senso dell'ego. Perciò, nell'aderire all'Essere unitario, dove l'"io", o ego, muore, si ha lo Stato perfetto.
3. "Il mondo è reale", "no, è solo una mera apparenza", "il mondo è consapevole", "no", "il mondo è felicità", "no". A che scopo discuterne? Quello stato è condivisibile da tutti, qualora, abbandonati gli interessi estroversi, si riconosca il proprio Sé e si perdano anche le cognizioni di unità e di dualità, relativi a sé stessi e all'ego.
4. Se si dà una forma a sé stessi, il mondo e Dio appariranno a loro volta con una forma; ma se si è senza forma, chi vedrà una forma e come? Senza un occhio che la vede, come può esserci una forma? Il Sé osservatore è l'Occhio, e quell'Occhio è l'Occhio dell'Infinito.
5. Il corpo è una forma composta da cinque guaine, perciò tutte le cinque guaine sono coinvolte nella parola "corpo". Senza il corpo esiste il mondo? Qualcuno ha visto il mondo senza avere un corpo?
6. Il mondo non è altro che la forma corporea degli oggetti percepiti dai cinque organi di senso. Da che, attraverso i cinque sensi, la mente individuale percepisce il mondo, il mondo è niente altro che mente. Senza la mente, può esserci il mondo?
7. Sebbene il mondo e la coscienza si levino e tramontino, è solo per la coscienza che il mondo è apparente. Quella Perfezione per cui mondo e coscienza si levano e tramontano, ma che risplende senza mai levarsi e tramontare, è la sola Realtà.
8. Sotto qualsiasi nome e forma si venera l'Assoluta Realtà, si tratta soltanto di un mezzo per realizzare Quello senza nome e senza forma. Solo quella è la vera realizzazione, ove ci si riconosce in relazione alla Realtà, si ottiene pace e si realizza la propria identità con Quello.

9. La dualità di soggetto e oggetto e la trinità di vedente, veduto e visione possono esistere solo se supportate dall'Uno. Se ci si rivolge all'interno in cerca della Realtà Unica, tutte queste cose decadono. Coloro che vedono questo, vedono la saggezza. Non sono mai assaliti dal dubbio.
10. La coscienza ordinaria è sempre accompagnata da ignoranza, e l'ignoranza dalla conoscenza; l'unica vera Conoscenza è quella per cui si riconosca il Sé, attraverso l'indagine su conoscenza e ignoranza.
11. Non è invero ignoranza il conoscere qualsiasi cosa senza conoscere sé stessi, il conoscitore? Quando si conosca il Sé, che è il substrato di conoscenza e ignoranza, conoscenza e ignoranza scompaiono.
12. Solo questa è la vera Conoscenza, che non è né conoscenza né ignoranza. Quello che sappiamo non è vera Conoscenza. Solo quando il Sé risplende senza altro che debba essere conosciuto o fatto conoscere, Solo questo è Conoscenza. Non si tratta di vuoto.
13. Il Sé, che è Conoscenza, è l'unica Realtà. La molteplicità è falsa conoscenza. Questa falsa conoscenza, o ignoranza, non può esistere separatamente dal Sé, la Conoscenza Reale. I vari ornamenti d'oro sono irreali, poiché nessuno di essi esiste a prescindere dall'oro con cui è fatto.
14. Se esiste la prima persona, io, esistono di conseguenza la seconda e la terza, tu e lui. Indagando sulla natura dell'io, l'io scompare. Lo stato che ne risulta, luminoso come l'Essere Assoluto, è lo stato naturale dell'essere, il Sé.
15. Solo riferendosi al presente esistono il passato e il futuro. Ma anche essi, mentre accadono, sono il presente. Cercare di determinare la natura del passato e del futuro, ignorando il presente, è come cercare di far di conto senza usare l'unità.
16. Fuori di noi, dove sono il tempo e lo spazio? Se siamo corpi, siamo coinvolti nel tempo e nello spazio, ma siamo questo? Siamo uno, identico, adesso, dopo e prima, così sempre, qui e ovunque. Dunque siamo, senza tempo e senza spazio, solo Essere.
17. Per coloro che non hanno realizzato il Sé, come per coloro che l'hanno realizzato, la parola "io" si riferisce al corpo, ma con una differenza: per quelli che non l'hanno realizzato, l'"io" è confinato nel corpo, mentre per coloro che hanno realizzato il Sé interiore l'"io" risplende come il Sé illimitato.
18. Per coloro che non hanno realizzato il Sé, come per coloro che l'hanno realizzato, il mondo è reale. Ma per coloro che non l'hanno realizzato la Verità è adattata a misura del mondo, mentre per coloro che l'hanno realizzato la Verità risplende come Perfezione Senza Forma e Substrato del mondo. Questa è l'unica differenza fra loro.
19. Solo quelli che non conoscono la Sorgente del destino e del libero arbitrio discutono su quale dei due prevalga. Quelli che conoscono il Sé come la Sorgente del destino e del libero arbitrio sono liberi da entrambi. Come saranno ancora ingannati da essi?
20. Colui che vede Dio senza vedere il Sé, vede solo un'immagine mentale. Si dice che chi vede il Sé veda Dio. Colui che, perduto completamente l'ego, veda il Sé, trova Dio, poiché il Sé non esiste separatamente da Dio.
21. Qual è il senso delle scritture che affermano che vedendo il Sé si vede Dio? Come si può vedere il Sé? Se fintanto che si resta nell'individualità non si può vedere il Sé, come si può vedere Dio? Solo diventando la Sua preda.
22. Il Divino dà luce alla mente e risplende all'interno di essa. Non vi è altra via per conoscerlo con la mente che rivolgerla all'interno e fissarla sul Divino.

23. Il corpo non dice "io". Nessuno può discutere che nel sonno profondo l'"io" cessa di esistere. Quando l'"io" emerge, tutto il resto emerge. Con mente attenta si indaghi da dove questo "io" emerge.

24. Questo corpo inerte non dice "io". La consapevolezza della realtà non emerge da lì. In mezzo ai due [corpo - consapevolezza, ndt], e limitatamente alle misure del corpo, talvolta emerge quale "io". Questo è noto come Chit-jada-granthi (il nodo tra la consapevolezza e la materia inerte) e quale legame, anima, corpo sottile, ego, mente e così via.

25. Si manifesta accompagnato da una forma, e perdura finché mantiene una forma. Avendo una forma, la nutre e la fa crescere. Ma se si indaga, questo spirito maligno, che non possiede una forma propria, abbandona la presa alla forma e prende il volo.
26. Se l'ego c'è, tutte le altre cose ci sono. Se l'ego non c'è, nessun altra cosa c'è. Dunque indagare su cosa sia questo ego è l'unica via per liberarsi da tutto.
27. La stato in cui non emerge alcun "io" è lo stato dell'essere Quello. Senza ricercare quello Stato di non-emergenza dell'"io" e ottenerlo, come si può raggiungere la propria estinzione, da cui l'"io" non ritorna? Senza questo compimento come si può restare nella propria vera natura, dove si è Quello?
28. Come ci si deve tuffare per recuperare qualcosa che è caduto nell'acqua, così occorre tuffarsi in sé stessi, con mente affilata e concentrata, controllando la parola e il respiro, per trovare il luogo ove l'"io" trae origine.
29. L'unica indagine che conduce alla realizzazione del Sé è la ricerca della Sorgente dell'"io". Meditare su "Io non sono questo; io sono Quello" può essere d'aiuto, ma non può essere l'indagine.
30. Se si investiga "Chi sono io?" nel profondo della mente, l'"io" individuale decade appena si raggiunge il Cuore e immediatamente la Realtà manifesta sé stessa spontaneamente come "io-io". Sebbene si riveli come "io", non si tratta dell'ego, ma dell'Essere Perfetto, il Sé Assoluto.
31. Per colui che è immerso nella Beatitudine del Sé, che sorge dall'estinzione dell'ego, cosa rimane da compiere? Egli non è più cosciente di niente altro che del Sé. Chi può afferrare il suo Stato?
32. Sebbene le scritture affermino "Tu sei Quello", la meditazione su "Io non sono questo, io sono Quello" è solo segno della debolezza della mente, poiché si è eternamente Quello. Quello che realmente deve essere fatto è l'investigazione su ciò che realmente si è e stabilirsi in Quello.
33. E' altresì ridicolo affermare "io non ho realizzato il Sé" o "io ho realizzato il Sé"; esistono forse due sé, per cui uno è l'oggetto di realizzazione dell'altro? E' una verità dell'esperienza di tutti che esiste un solo Sé.

34. Solo a causa dell'illusione dovuta all'ignoranza gli uomini mancano di riconoscere Quello che è sempre e in tutti la Realtà intrinseca, posta nel centro del Cuore, e di stabilirsi in Essa, mentre discutono piuttosto sulla sua esistenza o inesistenza, sul fatto che abbia o non abbia forma, o che sia duale o non duale.

35. Ricercare e stabilirsi nella Realtà, che è sempre compiuta, è l'unico conseguimento. Tutti gli altri conseguimenti (siddhi) sono come oggetti acquisiti in sogno. Possono apparire reali a chi si è risvegliato? Possono illudere coloro che si sono stabiliti nella Realtà e sono liberi da Maya?

36.Solo se ricorre il pensiero "io sono il corpo", la meditazione su "io non sono questo, io sono Quello" aiuterà a stabilizzarsi in Quello. Perché dovremmo pensare per sempre "io sono Quello"? Si rende necessario forse per un uomo pensare "io sono un uomo"? Non siamo sempre Quello?
37. L'asserzione che dice "Dualismo durante la pratica, non-dualismo alla Realizzazione" è altresì falsa. Mentre si è in ansiosa ricerca, così come quando si è realizzato il Sé, chi altro si è se non il decimo uomo?[1]

38. Finché ci si percepisce agenti, si raccolgono i frutti delle azioni, ma appena si realizza il Sé attraverso l'indagine e si comprende chi è l'agente, il proprio senso di essere agente decade e il triplo karma[2] cessa. Questo è lo stato dell'eterna Liberazione.

39. Solo fino a quando ci si pensa legati, si pensa alla Liberazione. Quando si indaga su chi sia legato si realizza il Sé, eternamente compiuto ed eternamente libero. Quando il pensiero del legame svanisce, può sopravvivere il pensiero della Liberazione?

40. Se è stato detto che la Liberazione è di tre tipi, con forma, senza forma, o con-e-senza forma, lasciate che io vi dica che l'estinzione delle tre forme di Liberazione è l'unica vera Liberazione.

Risultati immagini per Quaranta versi (Ramana Maharshi)


[1] - Si riferisce a una storiella tradizionale che narra di dieci sciocchi che viaggiavano assieme. Costretti ad attraversare un fiume, giunti sull'altra sponda decisero di contarsi, per verificare che tutti fossero giunti sani e salvi. Ciascuno contò a turno, ma ognuno contava soltanto i nove altri dimenticando sé stesso. Così conclusero che il decimo doveva essere annegato e iniziarono a piangerlo. Allora passò di lì un viaggiatore e chiese loro cosa fosse accaduto. Subito comprese il loro errore e per convincerli che nessuno era annegato,  li fece avanzare uno alla volta davanti a sé e, dando uno schiaffo a ciascuno, chiese di contare i colpi.
2 - Sanchita, Agami e Prarabdha.


Fonte: http://www.advaita.it/concetti/realtà.htm

Fonte secondaria: http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/quarantaversi.htm

Osho: “Fermare la mente? No, bisogna ripulirla…”



Domanda
Osho, durante ogni meditazione ho molti problemi con la mente: non riesco a fermarla!
Osho:  Capisco. Inizia a fare una cosa: ogni giorno, per un’ora al mattino e un’ora al pomeriggio, siediti e di’ qualunque cosa ti arrivi alla mente, ad alta voce, in modo che non solo la pensi, ma la ascolti. Qualunque cosa sia: se arriva una sciocchezza, dilla. Non devi modificarla e non devi renderla bella, perché non deve essere una performance; deve essere ciò che c’è dentro. Se arrivano solo alcune parole – e succederà – la frase non è ancora completa e le parole si arrestano, fermati; non completarla. Poi se arriva qualcos’altro, dillo. Qualunque cosa arrivi, osservala, pronunciala, dilla, qualunque cosa sia!
Hai tutta questa immondizia nella mente e deve essere eliminata. Non la butti e quindi continua a rigirarti dentro. Niente è un problema, sei tu che lo crei.
La gente continua a tenere tutta quella spazzatura, non la butta mai via.
È come accumulare rifiuti in casa senza buttarli, poi puzzano e quando diventano troppo ti danno fastidio. Ovunque ti giri ci sono rifiuti, dappertutto. Devono essere eliminati!
La mente produce una certa quantità di spazzatura, proprio come fa il corpo: fa parte della vita. Mangi: una parte del cibo è digerita e diventa il tuo sangue, le tue ossa, la tua carne, il tuo midollo, ma il 90% è solo spazzatura che deve essere buttata. Se non la butti, la accumuli nell’intestino e diventerà veleno per il tuo corpo. Questo è quello che succede quando una persona è troppo stitica: si generano tossine nel corpo e poi quel veleno andrà in circolo nel sangue. Quello stesso cibo che doveva essere nutrimento diventa un veleno mortale! Lo stesso cibo! Quindi bisogna continuare a eliminarlo.
La mente funziona esattamente allo stesso modo, su un piano sottile. Senti qualcuno che parla, mi ascolti, leggi un libro, sei al mercato e ascolti la gente, guardi un film, ascolti la radio, leggi il giornale: tutto ti entra dentro. Una parte sarà digerita, una minima parte merita di essere digerita. Del resto cosa ne farai? Continuerà a rigirare.
Ecco perché il contenuto non è importante: il contenuto non è importante. Quando una persona è stitica, non è che abbia oro nella pancia, è solo spazzatura, escremento. E questo è ciò che succede nella mente: escrementi.
Bisogna comprendere il fenomeno: così come si purifica il corpo, l’intestino; così come ogni giorno si eliminano i rifiuti del corpo e questo ci mantiene in salute, allo stesso modo anche la mente ha bisogno di essere purificata ogni giorno. Quindi questo ti aiuterà: un’ora al mattino, un’ora al pomeriggio.
Dal principio arriveranno molti pensieri. Dopo qualche giorno vedrai che non arriveranno pensieri, ma solo parole frammentate... non saranno nemmeno pensieri, solo parole. Poi, a poco a poco, inizierai a sentire che non arriveranno nemmeno le parole, ma solo dei suoni incomprensibili, gibberish. Quando incominci a parlare in gibberish, hai raggiunto il livello giusto. Ora non arrivano i pensieri, non arrivano le parole, ma arriva il gibberish. Ciò significa che molto è stato eliminato e quindi la meditazione sarà più facile.

Risultati immagini per ripulire la mente
Tratto da: Osho, Far Beyond the Stars #12

Solstizio d'inverno - Il tempo che segue le stagioni e la coscienza senza tempo


Immagine correlata

Con il mese  di dicembre  le giornate si accorciano sempre più, fino al solstizio d'inverno, che rappresenta la giornata più corta dell'intero anno, dopo la quale il periodo di luce prende gradualmente ad aumentare di nuovo, riportandoci alla luce interiore...

Nel momento del solstizio le "forze oscure" sono in maggioranza ma si percepisce la “luce interiore” o “bene” che inizia la sua ascesa. Dopo aver toccato il fondo sentiamo il richiamo sostanziale della coscienza che - come da sua natura - si pone a emendare ciò che è disdicevole per la crescita del nostro carattere.

La capacità evolutiva è la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta; rappresenta anche ogni inversione di rotta, l'autocritica, la conoscenza di sé: si voltano le spalle alla confusione dell'esteriorità (l'apparire, la ricchezza, ecc.) e si scorge il divino nel profondo dell'anima, ovvero l'Uno.

La suddetta visione è ancora  in stato germinale ma possiede già un valore intrinseco rispetto agli oggetti esteriori: l'Uno è la nostra natura e troviamo l'identità nella forza evolutiva che si compie nell'esistenza.
Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d' estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell'anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio invernale cade generalmente il 21 dicembre, ma per l'apparente stazionamento del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo.

Il sole, quindi, nel solstizio d'inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell'oscurità ma poi ritorna vitale e "invincibile" sulle stesse tenebre... Tutto parte da una osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del sole, e gli antichi, per quanto possa apparire sorprendente, conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri.
Nel contempo il significato esoterico, anche quello della vittoria del reale che smaschera il fittizio, cioè quel che è vero, la crescita luminosa, diviene evidente mostrando così la finzione dell'apparire.

In questa epoca materialista viviamo in un mondo dove, nella penombra, il falso e l'artifizio hanno preso il posto del vero e del semplice. Questo il meccanismo dell'apparenza che prende il posto del naturale -dell'intrinseca verità- e che favorisce il gioco sterile dell'esteriorità. La seduzione dell'illusione che si manifesta nella semioscurità mostra ciò che l'altro vorrebbe vedere, semplice barbaglio proiettivo di una immagine costruita a misura per attrarre l'altro. E chi è l'altro? Chi svolge la funzione separativa tra l'io e l'altro? Perché si sente la necessità di appropriarsi della attenzione dell'altro?

L'apparenza insomma è camuffamento, mentre la chiara visione, potremmo dire la chiaroveggenza si accompagna alla luce dell'intelligenza, rappresentata dal Sol Invictus, ovvero la capacità percettiva di scorgere il bello in ciò che è, senza orpelli, senza luminarie, senza zavorra inutile di finzione incipriata.

Il Nobile e l'Ignobile
Le vie del Nobile e dell'Ignobile sono prodotte dal movimento interno alla psiche collettiva. Il Nobile non può seguire la via degli Ignobili per sconfiggere i medesimi, in quanto seguirebbe il “male” nel suo percorso. Ciò che il Nobile può fare è conservare il seme dell'intelligenza, non certo ricercare risultati nel mondo esteriore. Questa qualità va preservata in vista di un successivo sviluppo della coscienza a favore dell'evoluzione.

La massa segue sempre l'energia dominante, positiva o negativa che sia. Al momento in cui la massa raggiunge il suo massimo livello di espansione  ci si innalza al successivo livello evolutivo della coscienza. 

Il processo evolutivo della mente è eterno e si sviluppa nello spazio-tempo, mentre l'illuminazione è nella consapevolezza immediata, nel qui ed ora. E questa è la vera "emancipazione" dai limiti imposti dallo spazio-tempo.

Ci è concesso coltivare noi stessi a patto di rispettare le condizioni in cui ci troviamo: non dobbiamo quindi rinunciare allo svolgimento delle funzioni nell'ambito esterno ma evitare accuratamente di subire il fascino di tutti quei meccanismi che indeboliscono il potere della coscienza (qui intesa anche in senso morale).

Si trova il “retto agire” per mezzo di verosimili sforzi volti ad ampliare e condividere la coscienza che ci appartiene.

Il mondo spirituale si trova qui nella vita quotidiana, è sempre presente nella manifestazione a rappresentare il potere della manifestazione stessa.

Le identificazioni sono tutte di carattere illusorio ma allargando il campo da un interesse esclusivamente personale a quello della propria famiglia, della terra di origine e così via, si allargano i confini della nostra “gabbia” mentale fino a trascenderli, in un vero e proprio processo di espansione della coscienza... che infine trova il compimento in se stessa.

Previsioni e consigli
La Terra compie le cose per mezzo della forma, perciò di essa si dice “lo stato”. Così anche l’uomo nobile deve possedere ampiezza di vedute, forza interiore, carattere compatto per essere in grado di sopportare il mondo senza subirne gli influssi. Le qualità migliori per mantenere il proprio equilibrio sono serietà, modestia e riservatezza.

Nel tempo delle grandi abbuffate festive, e dei cibi invernali più carichi di grassi, cerchiamo di nutrirci adeguatamente per incamerare energia, ma senza esagerare: il cuore si affatica per digerire e il colesterolo incalza. Per contro, non eliminiamo del tutto i grassi dalla nostra alimentazione, perché hanno la loro funzione: la parola d’ordine è giudizio!

Il cuore è al centro di tutte le funzioni fisiche, energetiche del corpo, e anche di quelle spirituali. Circondiamoci di verde e di rosa, i colori di questo “chakra” per ricordarci che l’amore per se stessi e gli affetti, sono ciò che conta di più.

Paolo D'Arpini



“La conoscenza di ciò che appare nella coscienza non è vera conoscenza. Conoscenza di Sé significa essere quella coscienza in cui tutto appare” (Saul Arpino)   

Brani tratti da "Il Vedanta e l'inconscio" di Arnaud Desjardins


Risultati immagini per "Il Vedanta e l'inconscio" di Arnaud Desjardins

Di solito commettiamo l'errore di confondere noi stessi con una parte di noi e questo è uno dei motivi per cui non abbiamo il coraggio di guardare in faccia la verità.
Essere vili, sadici, o ossessionati ci sconvolge, mentre si tratta solo di uno dei personaggi contraddittori da cui siamo costruiti. Se una parte viene vista come tale, rimane tale e il resto rimane libero. Quando una parte non viene riconosciuta per quel che è, ci fa paura, viene repressa e, in quanto rimossa, riesce a metterci completamente al suo servizio. Siamo molteplici, complessi.
Una parte di noi vuole ammazzare nostro figlio e un'altra farebbe qualsiasi cosa per curarlo quando si ammala.
[...]
Se riconoscete che una parte di voi desidera la morte di vostra moglie, di vostro figlio o di vostra figlia, questa rimarrà pur sempre una parte. Se la rifiutate e la rinnegate, sarete voi, nella vostra interezza, a vivere nel disagio. Il disagio peggiore è il conflitto fra espressione e repressione. Il rimosso tenta di manifestarsi, se possibile, direttamente, altrimenti in modo indiretto, e il resto della vostra energia si adopererà per reprimerlo. Come volete vivere in pace se siete conflittuali dentro di voi? Siete un conflitto, ecco la definizione giusta".



Immagine correlata


"Swamiji mi propose una volta un esercizio molto serio, che ho appreso come una vera tecnica spirituale. Lui lo chiamava in inglese (wish fulfilling gem), ma io l'ho ribattezzato la 'bacchetta magica'. [...]

Se avessi avuto la bacchetta magica.
Cosa emerge?
Cosa voglio?

Non mi preoccupo che sia o meno realizzabile, mi domando in tutta onestà quello che voglio. È una magia, ho diritto a qualsiasi cosa. Dalle profondità sale una richiesta. Voglio davvero questo? Ho la bacchetta magica, potrei realizzarlo, ma forse c'è qualcosa di più, di meglio? Allora vedrete affiorare un'altra richiesta, una cosa profonda che auspicate maggiormente.
È come un carciofo: togliete le foglie e ce ne sono altre sotto. Swamiji usava questa espressione: "Allow the play of the mind", lasciate svolgere il gioco del mentale. Lasciate fare, aprite le cateratte e osservate. Vedrete che ogni sogno, ogni pensiero, ogni immagine che sale corrisponderà sempre a un desiderio, o per contro a una paura. Così, vi conoscerete meglio, conoscerete il mondo che, nella vostra ragione, non ha diritto di cittadinanza, ma che è la vostra profonda verità.

La verità di una persona è il suo cuore, la sua profondità e, la maggior parte di tale nucleo, non affiora mai in superficie".


Brani tratti da "Il Vedanta e l'inconscio" di 
Arnaud Desjardins
Risultati immagini per "Il Vedanta e l'inconscio" di Arnaud Desjardins

Ciò che è dato è dato... secondo Osho


Risultati immagini per Osho e Multa

Ciò che è dato è dato
Una volta regalai a Osho uno dei miei gioielli antichi preferiti, un oggetto che avevo posseduto per molti anni. Qualche giorno dopo, andai a trovarlo nel suo appartamento e trovai un ragazzo dall’aspetto trasandato, seduto nella biblioteca, intento a esaminare la mia spilla con una piccola lente di ingrandimento, come se stesse valutando il valore delle pietre. Mi arrabbiai e andai piangendo da Osho. Quando mi chiese quale fosse il problema, gli dissi: “Stai vendendo il bellissimo gioiello che ti ho regalato!”.
“Ah, quello!” disse lui con sufficienza.
E poi continuò dicendo: “Se non vuoi che mostri agli altri quello che la mia Mukta mi ha regalato, lo rimetterò nella scatola. E poi la legherò con un cordino e la metterò dentro una scatola più grande. E legherò anche quella per bene. Metterò la scatola in un cassetto e chiuderò il cassetto a chiave e poi chiuderò l’armadio dove si trova il cassetto. Così sarà al sicuro, ben chiuso nella mia stanza!”.
Scoppiai a ridere.
In quei giorni, facevamo la Dinamica a Chowpatty Beach, a Bombay. Durante la catarsi e poi durante lo stadio dell’ “Hu”, ci scaldavamo molto e la donna che al tempo si prendeva cura di Osho, si presentava vestita con un orribile accappatoio pacchiano. Un giorno, la vidi indossare quell’accappatoio con la mia preziosa spilla… per fare la Dinamica! 
Ero sconcertata.  
Ma da quel momento, imparai la lezione: le cose belle devono essere condivise e godute. E capii che ciò che conta non è l’uso che le persone fanno del dono ricevuto, ma il donare in se stesso.
  
Una tragedia greca molto breve
Una volta a Bombay, all’inizio degli anni ’70, scrissi a Osho una lettera molto drammatica, piena di lamentele riguardo a ogni aspetto della mia vita personale, incluse cose che riguardavano la relazione con il mio fidanzato di allora, questioni che ritenevo importanti: una vera e propria tragedia greca! 
Dopo averla letta, Osho volle incontrare mia figlia Seema (era ancora solo una bambina) e le disse: “Guarda che cose assurde mi ha scritto tua madre!” e poi le diede da leggere la mia lettera.
Quando mia figlia mi disse che aveva letto la mia lettera e quello che aveva detto Osho in proposito, rimasi scioccata, specialmente perché le aveva detto che tutti i miei grandi problemi non erano altro che cazzate.
Ero mortificata. Ma questo mi aiutò a capire che tutte quelle cose, a cui avevo attribuito grandi significati, erano in realtà piuttosto stupide... 

Mukta

L'autrice con Osho

Gesù forse non è mai esistito e se è esistito non era ebreo



Immagine correlata

Che il messaggio di Gesù fosse rivolto principalmente, e forse solo, agli ebrei lo rileviamo da Mt 10,5: "...«Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele".
Ma Gesù era ebreo? il suo messaggio certamente non lo era, visto che veniva rigettato dai Samaritani, dai Farisei e dai Sadducei. Naturalmente se i vangeli sono stati costruiti con una ambientazione ebraica e con lo scopo di far sembrare Gesù un ebreo, questi indizi sono molto labili, ma alcuni possono essere rilevati. Vediamo allora quali sono i principali indizi di una non ebraicità di Gesù, perché cadendo questa ipotesi cade tutto il discorso di storicità.
a) Già in Marco 10,5 citato sopra, l'evangelista, per bocca di Gesù, usa lo strano attributo di "pecore perdute della casa di Israele" per indicare gli ebrei senza usare una sola parola per indicarne la fratellanza o l'appartenenza alla stessa comunità. Alcuni elementi che troviamo nei vangeli come

la fine del mondo e la risurrezione dalla morte,
lo spirito santo,
la remissione dei peccati tramite battesimo,
diventare eunuchi per il regno dei cieli,
fare la lavanda dei piedi ai propri discepoli,

non sono certamente elementi del pensiero e dei costumi ebraici.
Ma principalmente è l'episodio del processo che definitivamente nega l'ebraicità di Gesù e degli scrittori dei vangeli.
b) Un autore, cristiano ma appartene al gruppo degli Unitariani Universalisti, ci dà un elenco di tutte le discordanze storiche nel processo evangelico a Gesù:

1) doveva essere svolto in due sedute distinte in due giorni diversi
2) doveva essere svolto di giorno e in pubblico
3) doveva avere la testimonianza contraria all'imputato di almeno due testimoni
4) ogni testimonianza doveva essere oculare
5) l'imputato doveva avere un difensore
6) non era ammesso alcun verdetto unanime: una condanna da parte di tutto il Sinedrio equivaleva ad una assoluzione
7) nessun procedimento poteva avere luogo durante il periodo pasquale
8) se veniva decisa l'imputabilità, nessun annunzio di verdetto poteva essere emesso in quello stesso giorno.

L'arresto doveva avvenire in pieno giorno, senza alcun tradimento e con un mandato legale del Sinedrio. Niente di quanto elencato avviene nell'arresto di Gesù.
c) Poichè non era possibile ottenere una esecuzione immediata del sobillatore che oltretutto doveva essere eseguita tramite la lapidazione, la fiction pretende che Pilato venga svegliato di notte e presenzi al processo per poter quindi introdurre una immediata pena romana tramite crocifissione. Questo metodo di esecuzione era riservato dai romani solo ai ribelli e quindi l'accusa rivolta a Gesù di voler distruggere il Tempio è oltretutto inidonea a generare una condanna di crocifissione.
d) La distruzione del tempio era una metafora per distruggere l'ebraismo e introdurre in Palestina la nuova religione predicata da Gesù.
e) La responsabiltà viene comunque assegnata agli ebrei, sono essi gli accusatori, e quindi è impensabile che l'autore della fiction, così come il protagonista, fosse un ebreo.
f) Il colpo di grazia alla tesi di Gesù ebraico, che quindi inficia tutta la descrizione evangelica, lo dà la descrizione della inumazione fatta da Giovanni con le 100 libbre di oli e le bende che ricorda l'imbalsamazione egiziana.


Pier Tulip 

Risultati immagini per Gesù nel deserto