Storia antica d'israele e l'invenzione della "bibbia"

Risultati immagini per oltre la bibbia

Mario Liverani, che insegna Storia del Vicino Oriente Antico all’università La Sapienza di Roma, è autore del volume Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, sostiene che non possono essere considerati storici i racconti più celebri del Vecchio Testamento, come le vicende di Abramo e dei Patriarchi, la schiavitù in Egitto, l’Esodo e la peregrinazione nel deserto, la conquista della terra promessa, la magnificenza del regno di Salomone.

“Gli ebrei, come del resto tanti altri popoli, si sono dati un mito delle origini nel momento in cui ne avevano più bisogno”, dice Liverani. “Oggi, con evidente anacronismo, ma con qualche ragione, si potrebbero accostare quelle pagine del Vecchio Testamento a un documento di propaganda politica”. Occorreva dare un passato nobile ad un popolo che rischiava di perdere la propria identità.

L’esilio imposto agli Ebrei dai Babilonesi nel 587 a.C. rafforzò la loro fede in unico dio. La scrittura e la rielaborazione dei testi biblici principali è durata più o meno un secolo, all’incirca dal 622 al 516 avanti Cristo: un secolo segnato da un evento che avrebbe potuto cancellare l’identità del popolo ebraico e la sua fede in un unico dio.

“Gli Ebrei avevano un loro piccolo Stato, il regno di Giuda, che attorno a Gerusalemme si estendeva su una superficie paragonabile a quella dell’Umbria: come altri staterelli dell’area, era assoggettato alla potenza egemone dell’epoca, l’impero babilonese. Si ribellò, ma gli andò male: i Babilonesi assediarono per anni Gerusalemme, la espugnarono e la distrussero. Il Tempio di Yahweh, il dio unico, fu abbattuto e il sommo sacerdote giustiziato assieme a una sessantina di notabili. La popolazione cittadina fu deportata in Mesopotamia. I contadini sparsi nelle campagne vennero invece lasciati sul posto: non rappresentavano un problema per l’impero”.

Lo scopo delle deportazioni fatte dai Babilonesi (e prima di loro dagli Assiri) era quello di cancellare l’identità dei popoli vinti, inducendoli ad adottare la lingua e ad adorare gli dei del vincitore.

Secondo le idee del tempo, i deportati non avevano motivo di credere ancora nel loro vecchio dio, che era stato sconfitto in guerra e non era stato capace di proteggerli. E invece, nei 70 anni che durò la “cattività babilonese”, i leader religiosi e politici ebrei, scampati al massacro, respinsero l’idea che Yahweh fosse stato sconfitto e adottarono una posizione religiosa radicalmente nuova, questa: il dio di Israele era l’unico dio di tutto l’universo. E non solo non era stato sconfitto, ma si era servito dei Babilonesi per punire il suo popolo, colpevole di gravissimi peccati.

I Babilonesi, dunque, erano stati solo uno strumento della divinità. Gli Ebrei, anziché perderla, rafforzarono la propria identità nell’esilio, convinti che, una volta espiata la colpa, forti di una religione rigorosa e purificata, sarebbero tornati in patria: dove avrebbero ricostruito Gerusalemme e il celebre Tempio.

L’occasione si presenta nel 539 avanti Cristo: Ciro, re dei Persiani, conquista Babilonia e consente agli Ebrei di rientrare in patria come sudditi del suo nuovo impero. Figli e nipoti dei deportati tornano a scaglioni a Gerusalemme, animati da un rinnovato spirito di rigore religioso.

Trovano però scarsa comprensione in quella parte della popolazione ebraica che non era stata deportata: peggio ancora, spazi che considerano loro sono stati occupati da immigrati di altra fede provenienti dalle regioni confinanti. I reduci hanno allora bisogno di un documento che dica in sostanza: “Abbiamo il diritto di riprenderci quello che è nostro da sempre: la Terra di Canaan, che ci è stata promessa da Yahweh e che Giosuè ha conquistato per noi.

Dice Liverani: “La riscrittura delle origini del popolo ebraico era già iniziata a Gerusalemme prima della deportazione, quando il re di Giuda, Giosia (regnò dal 640 al 609 avanti Cristo) progettava di espandere il suo piccolo Stato verso i confini di un mitico regno che nel remoto passato avrebbe unito sotto uno solo scettro tutti gli Ebrei. L’elaborazione del mito continuò durante l’esilio e proseguì negli anni successivi al ritorno da Babilonia.”

L’area di Gerusalemme è oggetto di scavi archeologici da un secolo e mezzo: del periodo che, secondo il racconto biblico, avrebbe visto la fioritura del “regno unificato” degli Ebrei (siamo nel X secolo avanti Cristo) non è stato trovato nulla, se non pochi cocci di terracotta. Non una traccia di scrittura, neanche minima: fatto inconcepibile per un regno di qualche importanza. Non si conosce, dai documenti contemporanei dei popoli vicini, neanche il nome di questo preteso regno. “In realtà”, dice Finkelstein, “quella Gerusalemme doveva essere un centro abitato piuttosto insignificante, un villaggio tipico della regione montuosa. Secondo calcoli demografici impiegati per questa epoca, il “regno” non doveva contare più di 5000 abitanti sparsi fra la capitale, Hebron e la Giudea, più qualche gruppo sparso di seminomadi.”

Secondo le osservazioni di Liverani nei documenti egizi dell’età del Tardo Bronzo non c’è traccia della permanenza di un popolo straniero nella valle del Nilo, né della presenza di Mosè alla corte del Faraone.

L’unico accostamento possibile è la prassi con la quale il Faraone accordava ai pastori nomadi il permesso di soggiornare nel Delta in tempo di siccità per abbeverare il bestiame. D’altra parte, l’idea di un impero che tiene prigioniero un popolo in terra straniera non poteva nascere prima dell’esperienza delle deportazioni assiro-babilonesi, avvenute però nel millennio successivo.

Analoghe osservazioni valgono per l’Esodo e la peregrinazione nel deserto. Usciti dall’Egitto grazie all’intervento divino, che terrorizza il Faraone oppressore con le terribili “sette piaghe”, il popolo ebraico avrebbe peregrinato per 40 anni nel deserto. Ma quello descritto è un deserto immaginato attraverso le paure e i pregiudizi di un cittadino di Gerusalemme o di Babilonia, che vi vede serpenti e scorpioni dappertutto ed è convinto di morirvi di sete e di fame, a meno di interventi della divinità. Un popolo di tradizione pastorale avrebbe avrebbe percorso le piste della transumanza e trovato acqua e pascoli nei posti giusti.

Di questa sapienza antica non c’è traccia nel racconto biblico, che appare poco più di una cornice per esporre questioni giuridiche e religiose.

Le Tavole della Legge, come del resto altre parti della narrazione biblica, contengono senza dubbio precetti antichissimi, che erano stati trasmessi per molto tempo soltanto dalla tradizione orale. Ma il primo dei comandamenti, quello che impone di adorare un solo dio, non è più antico del regno del di Giosia (640-609 a.C.).

L’onomastica rivela che gli Ebrei in origine adoravano altri dèi oltre a quello che sarebbe diventato il loro unico dio e che in ebraico era chiamato Yahweh. Alcune iscrizioni parlano di Yahweh e della sua compagna, una dea cananea di nome Asherah.

Poi adottarono la monolatria, cioè la fede in un unico dio per tutta la nazione, senza escludere che gli altri dei di altri popoli fossero a loro volta veri. Infine, ma solo negli anni dell’esilio babilonese, passarono al monoteismo puro, cioè al riconoscimento di Yahweh come dio unico di tutto l’universo. Anche il quarto comandamento, quello che impone l’obbligo di onorare il padre e la madre, si ritrova in scritti siriani mesopotamici, anche in forme più esplicite tipo “Mantieni il padre e la madre se vuoi avere diritto all’eredità.”

Lo studio delle culture del Vicino Oriente Antico ha permesso di stabilire che molte narrazioni bibliche non sono originali, ma si sono ispirate a fonti più remote. Il racconto del Diluvio Universale, per esempio, si trova già nel poema epico di Gilgamesh, eroe sumero-babilonese del 2000 a.C., come testimoniato dalle tavolette con scrittura cuneiforme trovate a Ninive.

Incredibile è la somiglianza fra il codice di Hammurabi, re babilonese del XVIII secolo a.C. che fece redigere la più antica raccolta di leggi e i Dieci Comandamenti, come “Non frodare”, “Non adorare altre divinità al di fuori del Signore”, “Non concupire”, “Non desiderare roba d’altri”.

L’episodio riguardante Eva e la mela è tratto da una leggenda sumera che faceva dipendere l’origine dei mali dalla prima donna che, indotta da un serpente a disobbedire al dio creatore, convinse il suo compagno a mangiare il frutto dell’albero proibito. La favola sumera viene raccontata in un documento chiamato “Cilindro della Tentazione” che è conservato presso il British Museum di Londra. Questo documento, scritto nell’anno 2500, esisteva già venti secoli prima che venisse redatta la Bibbia.

La Torre di Babele altro non era che la ziggurat che il re di Ur, Nimrod, fece costruire a Babilonia nel 2100 a.C. in onore del dio Nanna.

Per gli storici, la folgorante campagna militare di Giosuè per la conquista della Palestina (la terra che la Bibbia dice promessa da dio ad Abramo, progenitore mitico degli Ebrei) è del tutto inverosimile: chi ne ha scritto il racconto ignorava che all’epoca la Palestina era occupata dagli egiziani, che di sicuro non se ne sarebbero rimasti con le mani in mano. Inoltre, nessun documento contemporaneo ne reca traccia.

L’archeologia ha dimostrato che, fra le città che la Bibbia dice espugnate da Giosuè, Gerico era già in rovina e abbandonata da quattro o cinque secoli e Ai addirittura da un buon millennio.

E i popoli che sarebbero stati sterminati fino all’ultimo uomo, donna e bambino per ordine di Yahweh? Con qualche sollievo gli storici hanno accertato che il loro elenco nella Bibbia è inventato. Salvo i Cananei, che si trovavano davvero in Palestina, ma che di certo non vennero sterminati, e gli Ittiti, autentici anche loro, ma che in Palestina non avevano mai messo piede, gli altri, Amorrei e Perizziti, Hiwiti e Girgashiti, “giganti” e Gebusei sono popoli semplicemente immaginari.

Figlio di David e Betsabea, Salomone segna, nella narrazione biblica, il momento di massimo successo politico degli Ebrei. Succeduto al padre su un trono comprendente tutte le 12 tribù di Israele, Salomone avrebbe allargato i confini del regno fino a farne una potenza regionale. Ma la pretesa che si estendesse dall’Eufrate al “torrente d’Egitto” (oggi Wadi Arish) rivela l’anacronismo: questi sono i confini della satrapia persiana della Transeufratene, istituita però secoli dopo.

La descrizione biblica del grande tempio edificato da Salomone non è credibile: nella Gerusalemme del tempo, una città piccolissima, non ci sarebbe stato neanche lo spazio per erigerlo. Ha poi tutta l’apparenza di una favola il viaggio della regina di Saba che parte dal regno dei Sabei (un territorio dell’odierno Yemen) per far visita a Salomone accompagnata dai suoi cortigiani con doni preziosi per saggiare la sapienza e l’intelligenza del grande re Israelita.

Salomone è forse una figura storica, ma del suo nome non c’è traccia in nessun documento al di fuori della Bibbia.


Risultati immagini per ebrei antichi salomone

Tecniche di meditazione per l’inquietudine e l'oppressione, secondo Osho


Risultati immagini per osho tecniche di meditazione

Una sannyasin spiega a Osho di provare una certa inquietudine che avverte principalmente nelle braccia. La sensazione è che abbiano sempre bisogno di fare qualcosa di energico...

Osho: Ogni sera siedi comodamente su una sedia e rivolgi la testa all’indietro, come fai dal dentista. Puoi usare un cuscino. Quindi rilassa la mascella inferiore. Rilassala in modo che la bocca si apra leggermente e inizia a respirare dalla bocca, non dal naso. Non cambiare la respirazione, lascia che sia naturale. I primi respiri saranno un po’ frenetici. A poco a poco il respiro si calmerà e diventerà molto leggero. Entrerà e uscirà con delicatezza. Tieni la bocca aperta, gli occhi chiusi e riposa.

Poi inizia a sentire che le gambe si stanno allentando, come se ti fossero strappate via, staccate dalle articolazioni. Quindi inizia a pensare di essere solo la parte superiore del corpo: le gambe sono sparite.

Poi le mani: pensa che entrambe le mani si stiano allentando e che siano portate via da te. Non sei più le tue mani, sono morte, sparite.
Quindi inizia a pensare alla testa: che te la tolgono, che sei decapitata. Lasciala andare: ovunque ti giri, a destra, a sinistra, non puoi fare nulla. Lasciala andare, è stata portata via. Hai solo il busto. Senti che sei solo il petto, la pancia e basta!
Fallo per almeno 20 minuti, prima di andare a dormire. E fallo per almeno 3 settimane.

L’inquietudine si calmerà. È solo che il tuo corpo non è allineato, l’energia non è distribuita proporzionalmente. Prendendo queste parti come separate, rimarrà solo l’essenziale, tutta la tua energia si sposterà nella parte essenziale.

Quella parte essenziale si rilasserà e l’energia ritornerà a fluire nelle gambe, nelle mani, nella testa in modo più proporzionato.
È necessaria una nuova distribuzione delle energie. Se l’energia è più in una parte e meno in un’altra ti farà sentire sbilanciata. Probabilmente le tue braccia hanno più energia delle altre parti. E si arrabbiano quando non possono fare nulla…

Immagine correlata
 
Tecnica di meditazione per alleggerire la pressione

Domanda: Osho, ultimamente ho attraversato una crisi finanziaria e da allora ho difficoltà a meditare, a causa delle pressioni esterne.

Osho: Quando c’è pressione dall’esterno – e ci sarà molte volte nella vita – l’ingresso diretto nella meditazione diventa difficile. Quindi prima della meditazione, per 15 minuti, devi fare qualcosa per annullare la pressione. Poi potrai entrare in meditazione, altrimenti no.
Quindi, per prima cosa, per 15 minuti, siediti semplicemente in silenzio e pensa che tutto il mondo sia un sogno! Ed è proprio così! Pensa al mondo intero come a un sogno che non contiene nulla di importante.
La seconda cosa: ricorda che prima o poi tutto sparirà, anche tu. Non ci sei sempre stato, non rimarrai per sempre. Niente è permanente.
E in terzo luogo: ricorda che sei solo un testimone. Questo è un sogno che passerà, un film. 
Ricorda queste tre cose: che tutto questo mondo è un sogno e tutto passerà, anche tu. La morte si avvicina e l’unica realtà che esiste è l’essere testimone, quindi sii solo un testimone. Rilassa il corpo e sii un testimone per 15 minuti. Poi medita. Sarai in grado di entrarci, non ci saranno problemi.
Ma ogni volta che senti che questa meditazione è diventata semplice, smetti, altrimenti diventerà un’abitudine. Devi usarla solo in condizioni specifiche, quando ti risulta difficile entrare in meditazione. Se la fai ogni giorno perderà il suo effetto e non funzionerà più. Quindi usala come una medicina. Quando le cose vanno male, falla per ripulire il cammino e sarai in grado di rilassarti.

Brani di Osho, tratti da vari Darshan Dairy, registrazioni fedeli di colloqui a tu per tu coi discepoli.
 
Immagine correlata

Cristiani? Meglio definirli "giudei spuri"


Risultati immagini per giudei primi Cristiani
I primi cosiddetti cristiani non erano altri che appartenenti ad una setta ebraica che rifiutava il potere romano, anzi lo considerava “nemico”, anche in seguito alla distruzione di Gerusalemme completata da Vespasiano e Tito ed alla conseguente “diaspora”. In verità la “diaspora” era un fatto iniziato in tempi molto anteriori alla distruzione di Gerusalemme. Ebrei di varie sette già da secoli popolavano diversi paesi del mondo antico. La persecuzione dei romani contro alcuni membri di queste sette furono semplicemente una risposta alla mancanza di riconoscimento dell’autorità imperiale da parte dei suoi appartenenti. Presso i romani non esisteva alcuna persecuzione religiosa nei confronti di alcun credo. Infatti i romani furono maestri di sincretismo, ogni popolo aveva il diritto di conservare i propri dei ed usanze, purché riconoscesse l’autorità  rappresentata dall’Imperatore.
E qui sta il nodo. Gli adepti di alcune specifiche sette ebraiche (zeloti, esseni, etc.), che poi si definirono cristiani, non riconoscevano l’autorità imperiale e quindi erano condannati come “sovversivi” politici e non come praticanti d'una religione ”proibita".
Le cose cambiarono allorché queste sette ebraiche, che inizialmente, mantenevano la tradizione di appartenenza etnica alle “tribù d’Israele” e quindi a tutti gli effetti facevano parte dei giudei circoncisi, decisero di “convertire” anche i Gentili al loro credo e quindi accettarono nelle loro file anche i non giudei. Ovviamente questo segnò una linea di demarcazione fra i “giudei puri” (discendenti da madri ebree) e quelli “spuri” che si mescolavano ed accettavano i Gentili come correligionari. Ad un certo punto la frattura diventò insanabile ed i "cristiani", pur avendo accettato in toto l’antica tradizione biblica, per la loro promiscuità genetica si distinsero dai giudei e pian piano conquistarono terreno nelle classi povere e derelitte dell’impero fino a diventare una maggioranza numerica.
A quel punto le cose avevano assunto una forma completamente diversa e gli ultimi imperatori romani trovarono più conveniente usare il “cristianesimo” come legante per l’Impero. Ovviamente i capi cristiani stessi facilitarono questo gioco, interrompendo qualsiasi antagonismo con il potere politico, anzi pian piano con la decadenza si sostituirono ad esso. Infatti i papi di Roma erano in un certo senso considerati gli eredi degli imperatori.

Paolo D'Arpini

Tarocchi che tirano … e trucchi da maghi!

Risultati immagini per stanzetta del pastore
Paolo D'Arpini nella Stanzetta del Pastore di Calcata

I tarocchi tirano... soprattutto le donne.  Ricordo quando ancora abitavo a Calcata, e per sbarcare il lunario andavo il sabato e la domenica  nella Stanzetta del Pastore per fare oroscopi cinesi e lettura della mano, ogni volta che qualche signora entrava dentro e vedeva su una mensola il mazzo dei Tarocchi immediatamente mi chiedeva di farle quelli. 

E questa era la prima prova... poiché immediatamente le spiegavo che usare i tarocchi per la divinazione era un uso improprio e che quelle carte di "potere" andavano semplicemente osservate per vedere quel che evocavano in noi. Subito dopo passavo però a insinuare che il desiderio di conoscere il nostro futuro od il passato remoto ci impediva di vivere il presente. E così iniziavo a parlare di archetipi e di auto-conoscenza. 

L'ultima volta che ebbi a che fare con i Tarocchi  fu  alla festa del solstizio d'estate del 2010, a casa di Simone Sutra, (nel modenese) in cui all'ingresso avveniva la distribuzione casuale di alcuni tarocchetti ad ogni convitato... i presenti erano 22 come gli arcani maggiori (più la Matta). Ma non voglio andare oltre con i ricordi, ed  ecco un articolo che avevo scritto per AAM Terra nuova sui Tarocchi, con  una breve spiegazione esoterica sul loro significato ed uso:


Tarocchi: dal passato il futuro

Dice Covelluzzo da Viterbo: “Anno 1379; fu recato in Viterbo il gioco delle carte che viene da Seracenia e chiamasi naibi…” Questa è la prima certificazione storica dell’avvento dei Tarocchi in Italia, “nabi o navi” nelle lingue semitiche significa “profeta o indovino” ma sicuramente anche questo sistema divinatorio proviene dalla Valle dell’Indo. I Tarocchi completi sono composti da 21 Arcani + lo 0 (matto) e dalle consuete 52 carte suddivise in quattro semi. Per una divinazione semplificata vengono usati solo gli Arcani + lo 0, essi sono: Bagatto, la causa prima, mercurio, aria; Papessa, mistero, saturno passivo, acqua; Imperatrice, discernimento, sole, terra; Imperatore, positivismo, marte, fuoco; Papa, moralità, giove, aria; Innamorato, scelta, venere, acqua; Carro, capacità, marte-sole, terra; Giustizia, metodo, luna, acqua; Eremita, riservatezza, saturno, terra; Ruota, variabilità, luna-mercurio, aria; Forza, coraggio, giove-marte, terra; Appeso, rinuncia, luna-venere, aria; Morte, destino, saturno attivo, terra; Temperanza, serenità, mercurio-luna, acqua; Diavolo, passione, marte-venere, fuoco; Torre, presunzione, luna-marte, terra; Stelle, bellezza, sole-venere, fuoco celeste; Luna, mutevolezza, luna, acqua; Sole, ragione, sole, fuoco; Giudizio, ispirazione, sole-mercurio, fuoco; Mondo, compimento, sole-giove, acqua aria terra fuoco. Matto, lo 0, scioglimento, assenza di distinzione fra gli elementi, conoscenza totale che è follia.
Ed ora una curiosità sul significato divinatorio del denigrato “2 di coppe”: simpatia, allegria, affetto, amore……


Paolo D'Arpini

Risultati immagini per stanzetta del pastore


Recuperare il significato originario dei simboli e delle parole nella spiritualità laica



Risultati immagini per ramana maharshi svastica

Se ci si basa sulla spiegazione  stabilita nelle enciclopedie e nei vocabolari, o nell'uso corrente, sovente si perde il significato originario delle parole. La lingua italiana, come ogni altra,  è una lingua viva che si è adattata ai cambiamenti, anche strumentali, apportati nei secoli dalle diverse culture e religioni. Per questo preciso che per me "spirito" significa sintesi fra intelligenza e coscienza. 

E cosa sono l'intelligenza e la coscienza? Di un uomo dotato di queste virtù non si dice forse che ha "spirito"? E lo "spiritus" non è forse la presenza cosciente? Che dire poi dell'altra parola "laico" che in seguito alla manipolazione cristiana addirittura ha completamente cambiato significato stando a indicare "persona appartenente alla religione ma non all'ordine ecclesiastico". Strumentalizzazione dopo strumentalizzazione la denominazione data alle funzioni  cambia, assume la forma che gli si vuole dare per ottenere un risultato "politico" di convenienza... ma la radice originaria resta e quella vorrei recuperare. 

Perché non c'è bisogno di creare neologismi ove esistono già termini consoni, sia pur stravolti. Un altro esempio concreto di come il significato di una parola possa assumere diverse valenze in seguito alla strumentalizzazione: la "Swastika", simbolo solare e divino per eccellenza, trasformato in orrido emblema di morte. Abolire la Swastika? No, correggere il significato sovra-imposto... 

Risultati immagini per ramana maharshi svastica


Paolo D'Arpini




P.S. E pure  i tedeschi hanno diritto alla conoscenza della spiritualità laica, non si dica che li trascuriamo... (http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.com/2015/07/uber-die-laizistische-spiritualitat.html).

“Vita Senza Tempo” di Caterina Regazzi e Paolo D’Arpini – Recensione



"Amore è il fatto che tu sei per me il coltello con cui frugo dentro me stesso."  (David Grossman)


Che tu sia per me il coltello!


Risultati immagini per vita senza tempo paolo d'arpini

Un amore “settembrino”, quasi “senza tempo”, quello narrato da Paolo D’Arpini e da Caterina Regazzi nel loro bel libro “Vita senza tempo”, raccolta epistolare della selezione di un nutritissimo carteggio virtuale che inizia il 24 aprile 2009 e si conclude il 7 luglio 2010.
Il libro si dispiega in maniera graduale, partendo dall’iniziale fase amichevole della conoscenza reciproca di Paolo e Caterina, nutrendosi di un corposo segmento intermedio di approfondimento e approdando, infine, a una relazione stabile sentimentale. Un ruscello che convoglia le proprie acque in modo equilibrato prima di diventare fiume e sfociare in una conclusione ideale, quella di apertura verso il mare e verso la vita stessa, rivista da Caterina e Paolo in un’ottica di condivisione e comprensione l’una per i punti di forza e i punti di debolezza dell’altro e viceversa, come in un amore maturo e realmente fruibile dovrebbe sempre essere. Un sentimento forte e corposo ma non scevro da dubbi, piccole incertezze, sussulti dovuti alla frenesia del vivere quotidiano sperimentati da Caterina, veterinaria, accolta in un abbraccio ideale dalla disponibilità “appassionata/spassionata” di Paolo, spirito libero e pensionato, spesso ago della bilancia della quotidianità di entrambi.
Il dialogo procede secondo ritmi variabili, trattando moltissimi temi attuali e contemporanei: relazioni umane e loro spendibilità nel reale e nel web (quest’ultimo visto come modalità privilegiata e catalizzante di comunicazione, seguita tuttavia da un’indispensabile conoscenza “de visu” ); accettazione amorevole e consapevole di se stessi come premessa indispensabile per l’instaurazione di rapporti affettivo-sentimentali-relazionali positivi e durevoli di amicizia e amore; scelte esistenziali sentite con particolare riferimento alla salvaguardia dell’ambiente, alla tutela del benessere degli animali anche in rapporto a stili alimentari vegetariani o vegani. Accomunate sempre e comunque dal profondo rispetto di tutto ciò che ci circonda.
L’idea di vivere spensieratamente ma non superficialmente per arrivare gradualmente ma in modo maggiormente sentito e con naturalezza a determinate scelte di vita, senza forzare la mano a un processo che,
una volta innescato, porta inevitabilmente alle giuste conclusioni.
L’attribuzione, infine, di un peso rilevante al momento presente, da gustare intensamente scevro da ombre passate (o forse, meglio, non appesantito ma arricchito dalla positività di ciò che è stato) e di moderata propedeuticità verso un futuro ancora tutto da costruire con i piedi ben piantati per terra in un hic et nunc concreto e costruttivo.
Lucia Guida
……………..
Le citazioni
Ben amalgamate nella narrazione, le riflessioni di Caterina e Paolo abbondano senza, tuttavia, il minimo sentore di pretenziosità. Una sorta di corollario, fruibilissimo per tutti, di vita vissuta, agita. 


Paolo D’Arpini:
“ Viviamo in una società che non tiene conto del valore della vita di altre specie ed è per questo che una dieta vegetariana sarebbe indicata sia per motivi etici, che tuttavia sono meno importanti, che ecologici.”
“Le sensazioni più negative sono solo oscuramenti che sorgono nella mente, tanto vale non tenerne conto e procedere risolutamente nel bene… “
“Occorre accettare la propria solitudine e volersi bene come siamo, senza aspettative né desideri, allora nel silenzio l’amore fiorisce e non è più compensazione ma una semplice espressione di sé”
“Quando sono in viaggio mi muovo come se fossi in sogno, non so mai quello che succede realmente e quali sono le cose da fare, anche se un sottofondo di conoscenza o di ricordo dei percorsi e dei modi mi resta nella memoria”
“Le cose accadono perché ce le cerchiamo ma anche a volte contro la nostra volontà. Io, sinceramente, non credo che il nostro destino sia segnato ma che “attiriamo” o “respingiamo” le persone, gli eventi, le atmosfere a seconda di quello che siamo e che sentiamo e quindi di come noi ci poniamo”
“Non è meglio immergersi nel tutto e accettare, vivendo e basta? Dove per accettare voglio dire anche lottare, se necessario”
“La santità è una cosa diversa dalla saggezza”
“Ognuno di noi ha bisogno di essere addomesticato per poter risultare consono in un rapporto ma questo non significa perdere le proprie caratteristiche, anzi significa capire come accettarle e farle accettare con dolcezza”
“Ama e non preoccuparti … ama e basta”
“Ricordiamo sempre che possiamo solo compiere ciò che è a noi possibile, non ciò che riteniamo dovrebbe essere”
“L’amore è un gran livellatore dell’io”
“ (…) provo per te un infinito amore e cerco una fusione con te, uno stato dell’anima in cui non abbia più “bisogno” di chiederti alcuna spiegazione. Sciogliermi in te, restando me”
“Sii te stessa senza remore e non avrai mai da pentirti”.
………….
Caterina Regazzi:
“E’ più difficile fare di ogni scelta che ha risvolti commerciali una scelta consapevole sui risvolti ecologici, etici, sociali che comporta (…) Tutti dovremmo guardare un po’ di più alle implicazioni che i nostri comportamenti sottendono … senza che il nostro ego ne abbia a gonfiarsi troppo.”
“Ero felice anche prima, Paolo, finalmente dopo tanti anni passati a subire la vita, ora ho imparato ad amarla incondizionatamente come si ama un figlio e forse proprio per questo ho incontrato te”
“L’amore non si può pretendere, ma non solo l’amore tra uomo e donna, tutti i tipi di amore (…) ti amo come sei senza chiedermi neanche più di tanto come sei”
“(…) siamo tutti un po’ “sciroccati” e tutti, chi più, chi meno, ci attacchiamo a delle immagini, a delle esperienze fuori da noi, per poter dare “un valore aggiunto” alla nostra vita”
“Se rinasco vorrei rinascere gabbiano, tanto lo so che dovrei retrocedere nella scala evolutiva ma almeno forse, per una vita di gabbiano mi sentirei più libera”
“Meravigliosi i momenti in cui non capisco dove finisci tu e dove comincio io”
“La ricerca della felicità è un istinto naturale (…) Per me la felicità si raggiunge essendo in armonia con il creato, provando amore per se stessi e per gli altri”
“ (…) sognando, ad occhi chiusi o aperti, a volte si scoprono energie e scenari che ci fanno vedere al di là delle semplici consuetudini e ci mettono in contatto con il nostro Sé”.

"Verso la realizzazione del Sé" di Yogananda Paramahansa


Risultati immagini per Yogananda Paramahansa

Noi siamo anime, siamo Spirito individualizzato; questo è il motivo per cui dobbiamo ritornare a Dio. Dobbiamo considerarci anime e non creature mortali.Quando guardo la fotografia dei miei genitori, non riesco a credere che il mio corpo sia nato da loro, perché so che sono stati creati anch’essi da Dio. Il Vasaio ha creato l’argilla con la quale ha modellato la mia forma e quella di mio padre e di mia madre. Come potrei dire allora che sono stati i miei genitori a crearmi? Il mio Padre Celeste è l’unico artefice della mia nascita. Allo stesso modo, Sankara ha detto: “Non ho nascita, né morte, né casta. Non ho padre né madre. Sono Lui, sono Lui; lo Spirito beato, sono Lui”. Ora i miei genitori terreni sono morti, ma rimangono nella mia coscienza e nella memoria della mia anima che fa parte di Dio, come io stesso ne faccio parte. Quindi,perché devo limitare quel ricordo chiamandoli padre e madre?

La devozione che si prova per i genitori è simile alla devozione che si prova per Dio, perché il vostro vero Genitore li ha incaricati di prendersi cura di voi. Ma il vostro primo gesto di lealtà deve essere rivolto a Dio,il vostro vero Genitore presente nel padre e nella madre terreni. Dio è vostro padre, Dio è vostra madre, Dio è il vostro amore supremo. La presenza di Dio rende meravigliosi i rapporti familiari e tutti gli altri rapporti umani che, senza di Lui, sono soltanto l’ interazione delle leggi del karma e della natura in questa vita. Quei rapporti non significherebbero nulla se Dio non avesse infuso i suoi pensieri e il suo amore nel vostro cuore.


Rimarreste stupiti se sapeste quanto è stupenda la vostra anima, quanto avete deturpato la sua manifestazione nell’ego e quanto avete turbato quella coscienza divina con le azioni errate. La maggioranza degli esseri umani pensa che la vita sia molto affascinante, ma con il passare del tempo se ne stanca, e quando muore ritorna inconsapevolmente nell’anima. Lo stato della mia coscienza è esattamente opposto. Io vivo nell’anima ora, ma trovo comunque il modo di svolgere la mia opera nel mondo. 


Tuttavia non lascio che l’attaccamento a una qualsiasi cosa si manifesti in me perché vedo le ingiustizie e la precarietà della vita. Vedo la crudeltà: il pesce grande che mangia quello piccolo, un animale che si ciba della carne di un altro, la vita che combatte la vita, gli orrori della povertà e della malattia. 

Allora dico: “Signore, questo è il tuo spettacolo. Così sia. Ma non mi interessa farne parte, se non per obbedire alla tua volontà. Compirò la tua opera il più presto possibile e mi allontanerò in fretta dal tuo spettacolo; ma voglio anche aiutare il mio prossimo ad allontanarsi da questo ingannevole dramma, fatto di commedie e di incubi”.


Non prendete la vita troppo seriamente. Finirà prima che ve ne accorgiate. Quando eravamo bambini ci sembrava bellissima. Erano così tante le cose da desiderare, così tante le cose di cui godere senza grandi responsabilità. Ma ora comprendete in che cosa consiste. Tutti quei sogni sono svaniti, e allo stesso modo finirà questo episodio della vita. Ma fino a quando durerà, fate in modo che i vostri pensieri siano rivolti soltanto a Dio. Se Lo cercate seriamente, come potrà resistere al vostro amore? Parlategli sempre, in segreto; ed Egli non potrà più rimanere lontano da voi.

“Rivolgete a mia Madre l’ invocazione della vostra anima, ed Ella non potrà più rimanere nascosta”. Chiudete gli occhi, pensate a Dio, e invocate la Madre divina dal profondo dell’ anima. Potete farlo sempre, in ogni momento, in ogni luogo. Qualsiasi cosa stiate facendo, potete conversare mentalmente con Dio: “ Mio Signore, io ti sto cercando. Non voglio nient’ altro che Te. Desidero tanto stare sempre con Te. Tu mi hai fatto a Tua immagine; Tu sei la mia dimora. Non puoi tenermi lontano da te. Forse ho commesso molti errori, tentato dalle illusioni del tuo spettacolo cosmico. Ma poiché Tu sei mia madre, mio padre, mio amico, so che mi perdonerai e mi riprenderai con Te. Voglio tornare a casa. Voglio venire da Te”.


Paramhansa Yogananda



Risultati immagini per "Verso la realizzazione del Sé" di Yogananda Paramahansa. Recensione

Tratto da "Verso la realizzazione del Sé"
Ed. Astrolabio

Kali Yuga e la chiave della spiritualità indoeuropea, secondo Maurizio Carella


Risultati immagini per Kali Yuga

Come si è avuta innanzitutto l’epoca del Kali Yuga? Secondo la Tradizione vi fu all’inizio un’ Età dell’Oro in cui l’Essere ed il divenire coincidevano – l’Immutabile ed il Mutabile coincidevano – poi si è avuto il distacco tra Essere e divenire, e allora ecco che arrivò la corruzione dell’Essere, dapprima l’Essere dell’Età dell’Oro diventò d’Argento, poi ci fu il Bronzo, e poi il Ferro, che è l’epoca di Morte e di distruzione che stiamo vivendo - l’Età del Ferro - che viene chiamata anche Kali Yuga.

Come si è avuta questo distacco tra Essere e divenire – che ha portato poi al Kali Yuga – questo distacco si è avuta a causa della hybris dell’uomo e della donna – cioè della tracotanza – ma non facciamo i cristiani ed i moralisti attenzione, questa hybris non deve essere soppressa da una morale del gregge – come vorrebbe fare il cristianesimo – ma semplicemente governata Alcuni sostengono che la spiritualità indoeuropea sia la PRIORITA’ dell’elemento maschile e virile su quello femminile – Apollo che governa Dioniso – altri invece credono che la spiritualità indoeuropea sia la COINCIDENZA tra maschile e femminile, ora la tesi della PRIORITA’ del maschile sul femminile è la tesi che si afferma nella Tradizione dell’Europa, ovvero il gove Molto probabilmente è vero che il governo di Apollo su Dioniso – cioè il governo del maschile sul femminile – è parte della hybris e della tracotanza dell’uomo - e che quindi in origine non esisteva nei popoli indoeuropei - ma è anche vero che il “fuoco della tracotanza” NON E’ ANTIEUROPEO QUANDO VIENE “INQUADRATO”, occorrerebbe anzi dire che la Razza dell’uomo indoeuropeo si accede e divampa in tutta se stessa quando il lato oscuro della hybris si inquadra nella luminosità di Apollo, l’uomo indoeuropeo DIVENTA PIENAMENTE “INDOEUROPEO” QUANDO INQUADRA LA SUA HYBRIS NELLA POTENZA DI APOLLO, SENZA SOPPRIMERLA, infatti se questo “fuoco della tracotanza” viene poi “lavato da Marte” diventa Marziale, guerriero, gerarchico e si inquadra nella Tradizione indoeuropea, questo perché il vero uomo indoeuropeo non è colui che vuole sopprimere la hybris a differenza del cristiano ma è colui che la vuole GOVERNARE 

Nella mia vita ho attraversato tante fasi – campate in aria - prima di cercare davvero il sentiero indoeuropeo – FASI CHE OVVIAMENTE HO RINNEGATO, COME AD ESEMPIO QUELLA CATTOLICA - e alla fine la potenza dell’Europa mi ha folgorato davvero, anche per la sua capacità di inquadrare il Caos e la hybris dell’uomo nella potenza del Cosmo e dell’Ordine – Ad esempio domino dell’uomo sulla donna è certamente una hybris, il voler “rendere secondaria la donna” rispetto all’uomo è, certamente una hybris, ma questo dominio “Indoeuropeo” del maschile sul femminile non nasce da un senso maschilista, machista, sessista nei confronti della donna, l’uomo indoeuropeo si comporta in questo modo perché vuole “CONQUISTARE” LA COMPLICITA’ DELLA DONNA, poiché la donna – diventando poi “secondaria” – è in una posizione privilegiata, infatti la donna -diventando “secondaria” - sarà anche la figura che possiederà I SEGRETO DELLA VIRILITA’ DELL’UOMO VERSO CUI E’ COMPLICE, e quindi della sua eventuale IMMORTALITA’, inoltre non dimentichiamoci che l’atto della “complicità” della donna verso l’uomo è un’azione della donna che è anche ATTIVA – E NON SOLO PASSIVA – la co0mplicità della donna è la potenza con cui la donna diventa complice, ovviamente questa “dimensione attiva” della donna deve essere governata da Apollo, cioè dal lato maschile L’uomo indoeuropeo è diventato grandioso nel momento in cui ha impugnato la sua tracotanza, ed è riuscito a governarla e ad inquadrarla – il Caos della tracotanza non va soppresso ma governato – quindi è solo grazie a questo atto inconscio di tracotanza – che poi diventa consapevole, dopo che la visione del mondo si dispiega sempre di più – a questo punto l’idea indoeuropea è il rapporto di governo tra Caos e Cosmo, una volta realizzato l’incendio della hybris è necessario inquadrare, dunque la divinità della hybris non sta nella hybvris, MA è NEL COSMO STESSO, PERCHE’ è CAPACE DI FAR SPLENDERE LE FORZE SEGRETE DEL CAOS, riuscendo ad “INQUADRARE” NEL COSMO 

C’è però la spiritualità semitica, che afferma l’esatto contrario, infatti dal momento che la hybris stimola l’animo profondo dell’uomo, la spiritualità asiatico-semitica afferma allora <>, quindi il fatto di essere invitato da due lesbiche nel loro letto realizza quindi la complicità dell’uomo, ed è questo che affascina l’uomo È necessario però distinguere la cultura maschile dell’uomo indoeuropeo, dalla cultura maschilista che vediamo – ad esempio – nell’Islam L’uomo islamico – maschilista- vuole rendere secondaria la donna perché vuole rendere la donna INNOCUA e SERVIZIEVOLE nei confronti di suo marito, vuole quindi ASSERVIRLA E NON CONQUISTARLA - non vuole una complice - vuole una donna che faccia da moglie e madre L’uomo indoeuropeo invece è per una cultura MASCHILE che però NON E’ AFFATTO MASCHILISTA, infatti – come abbiamo già detto – l’uomo indoeuropeo vuole rendere la donna secondaria rispetto all’uomo perché vuole che la donna DIVENTI ARMATA DEL SEGRETO DELLA VIRILITA’ DELL’UOMO – “dietro ad ogni grande uomo c’è dietro una grande donna”, come dice il famoso proverbio – di qui la Necessità - che è di matrice Divina - del governo di Apollo su Dioniso, cioè del governo del maschile sul femminile Non per niente, la vera donna indoeuropea non è la donna che vediamo nel cristianesimo – La Vergine Maria che ci invita a diventare mansueti e asserviti, come dei “Servi di Dio”– ma è la donna del guerriero, la donna che prende l’arma per porgerla nelle mani del suo stesso uomo dicendo <>, questa è la vera donna indoeuropea – che vediamo anche nella cultura Greca e Romana - questa è la DONNA COMPLICE Inoltre si prendano ad esempio i gemiti di piacere della donna durante l’orgasmo femminile, ora questi gemiti - e questo capita soprattutto agli uomini più “inesperti” nel campo dell’Eros – fanno letteralmente “impazzire l’uomo”, perché nel suo desiderio vi è da una parte l’aspirazione di governare il Femminile con il maschile, dall’altra di comprendere IL SEGRETO DELLA PROPRIA VIRILTA’ - che è però NELLE MANI DELLA DONNA!- ora non importa se questi gemiti di piacere emessi dalla donna siano veri o falsi, infatti se una donna si prende persino la briga di fare dei gemiti di piacere vuol dire che accetta la complicità, e come tale fa impazzire l’uomo nell’Enigma del Mistero Della Femminilità, che è però parte integrante dell’Enigma presente nella VIRILITA’ DELL’UOMO Perché le donne – fra di loro – litigano molto più degli uomini? Perché fra di loro si realizza la potenza inconscia dell’amore lesbico e saffico, questo perché nelle donne si realizza molte volte l’amore lesbico, e quindi si producono i movimenti intensivi e spirituali dell’amore piuttosto che dell’amicizia, di qui la “gelosia fra donna”, che appartiene all’elemento lesbico della donna Ovviamente il fascino virile per la donna lesbica non riguarda assolutamente la versione della lesbica/maschiaccio, perché la lesbica/ maschiaccio è troppo simile all’uomo per stimolare la potenza virile ed intensiva della virilità maschile , infatti la lesbica maschiaccio RIFIUTA COMPELATEMNTE LA COMPLICITA’ DELL’UOMO, ED E’ PER QUESTO CHE ALL’UOMO NON INTERESSA.

 Il femminismo è anti-europeo quanto lo è maschilismo, il femminismo è infatti per la donna che RIFIUTA la complicità nei confronti dell’uomo e quindi RIFIUTA di diventare secondaria – proponendo quindi l’uguaglianza tra uomo e donna - mentre il maschilismo è anti-europeo perché, il maschilista vuole rendere secondaria la donna per poterla DISARMARE DELLA SUA PROPRIA COMPLICITA’, il maschilista infatti NON ACCETTA che la donna abbia - GRAZIE ALLA SUA COMPLICITA’ FEMMINILE – IL SEGRETO DELLA VIRILITA’ DELL’UOMO Dopotutto, prima ancora degli orgasmi e dei gemiti di piacere ci sono altri segnali di complicità: sguardi, movenze, tono di voce, il modo di avvicinarsi e di allontanarsi, ecc, tutto questo fa parte della complicità del Femminile e del suo Enigma - in cui è nascosta la virilità dell’uomo - le frasi allusive, i tempi di attesa che ci sono fra un silenzio e l’altro, fra una parola e l’altra, il modo di sfuggire agli sguardi per poterli poi osservare in maniera più “felina” ed imprevedibile la cultura greco-romana è piena di segnali divini di questa seduzione tra uomo e donna – basti pensare ad Ovidio e Catullo e la grande poesia elegiaca - c’è tutto un gioco di seduzione e di erotismo che racconta dello scontro divino tra maschile e femminile, quello scontro divino con cui si uccide la morte e si genera nuova vita 

Maurizio Carella -  mauriziorubicone104@virgilio.it

Risultati immagini per spiritualità indoeuropea

Govind Siddharth, discepolo di Osho, racconta il suo incontro con il 16° Karmapa


Immagine correlata

Darjeeling è piena di monasteri e avvicinandosi è possibile vederli dalla strada. Molte volte avevo sentito Osho parlare dei mistici tibetani, delle loro scienze occulte, del modo in cui meditano e delle cose che hanno imparato dal Buddha. Quindi, naturalmente, quando mi recai a Darjeeling, nel giugno del 1972, con mia moglie e le mie due figlie, volli visitare i loro monasteri.

All’ufficio turistico di Darjeeling mi suggerirono di visitare il monastero di Rumtek, vicino a Gangtok, la capitale del Sikkim. Era il monastero gestito da Sua Santità il Lama Karmapa, Pal Karmapa Densa Shed Drup Chho Khorling, in lingua tibetana. Ero molto ansioso di andarci…
Gangtok è a 1600-1700 m di altitudine. Era la stagione delle piogge quando arrivammo. Era molto nuvoloso e c’era poca visibilità. Rispetto a Bombay faceva freddo.

Il monastero di Sua Santità si trova a circa 50 km da Gangtok. Fu parzialmente eretto dal Maharaja del Sikkim con l’aiuto del governo indiano. Il posto era stato scelto dal Karmapa stesso. Quando arrivò dal Tibet, dopo l’invasione cinese nel 1959, gli fu chiesto dove avrebbe voluto stabilire il suo monastero. Poiché il Dalai Lama si era stabilito a Dharamsala, scelse il Sikkim, su un picco molto vicino al picco himalayano del Kanchenjunga. 

È un monastero molto grande con circa duecento persone, tutti lama, che ci vivono in pianta stabile. A nessuno è permesso di rimanere nel monastero a meno che non sia un monaco. Lama significa “colui che ha rinunciato alla vita nel mondo ed è diventato un monaco”.

Quando arrivai al monastero per la prima volta mi dissero che Sua Santità non sarebbe stato in grado di ricevermi in quel momento, che di solito riceve solo poche persone, ma che forse avrei potuto prendere un appuntamento. In seguito seppi che il direttore del mio albergo lo conosceva bene e mi disse che mi avrebbe organizzato un incontro. La mattina dopo mi dimenticai completamente di chiedergli di chiamare e fissare un appuntamento per me e partii per il monastero con la mia famiglia.
Quando arrivammo, in auto, il monastero era chiuso. Ero molto deluso e mi chiedevo se sarei mai riuscito a incontrare Sua Santità o almeno a vedere l’interno del monastero.

Poi all’improvviso un lama si avvicinò e disse: “Vuoi incontrare Guruji?”. Risposi: “Sì, sono venuto per questo”. Mi portò immediatamente nel luogo dove si trovava Sua Santità. Mi disse che c’erano alcuni stranieri con lui e che avrei dovuto aspettare un po’ di tempo. Dissi: “Non mi dispiace affatto aspettare”. Mi chiese il nome e l’indirizzo. Mi presentai come Swami Govind Siddharth di Bombay. Entrò e con mia sorpresa uscì subito dicendo: “Sua Santità vuole vederti immediatamente”. Entrai e mi accolse come se mi stesse aspettando. Ecco come arrivai alla sua presenza.

Entrai e gli toccai i piedi. Mi mise subito le mani sulla testa. Questo è davvero un gesto molto raro ed è molto importante nella tradizione dei lama tibetani. Secondo la loro pratica, quando entri e ti inchini a Sua Santità, devi porgergli una sciarpa che è posta sulla sua gamba. Se sente qualcosa di speciale in te, in relazione al tuo sviluppo spirituale, te la mette al collo. Se percepisce che sei un po’ più avanzato nella meditazione, ti mette addosso una sciarpa speciale con tre segni rossi. Se percepisce qualcosa di più in te, ti mette una mano sulla testa. Ma il segno più elevato è quando ti mette due mani sulla testa. Non l’avrebbe mai fatto se non avesse avvertito qualcosa.

Sua Santità non sapeva nulla di me in anticipo, perché non avevo mai fissato un appuntamento con lui. Non sapeva nulla di me se non che ero in abito da sannyasin.

In ogni monastero tibetano vige la stessa pratica. Avevo visitato altri monasteri in Darjeeling e avevo preso informazioni su queste sciarpe, perché in ogni monastero ci sono immagini di Buddha con queste sciarpe sulle gambe. Mi dissero che era come offrire una ghirlanda di fiori alle immagini di dio in un tempio hindu. È un segno di rispetto. 

Di Sua Santità si dice che sia una “incarnazione divina”. In Tibet, credono che chiunque raggiunga la buddhità, l’illuminazione, se desidera rinascere per aiutare le persone nel mondo, è un’”incarnazione divina”, un bodhisattva. C’erano molte persone che raggiungevano la buddhità al tempo del Buddha, quindi certi lama sono incarnazioni di quegli illuminati. Si dice che Sua Santità sia un bodhisattva, la sedicesima incarnazione di Dsum Khyenpa, il primo Karmapa, nato intorno al 1110 DC. Discende dalla dinastia di guru che risale a Marpa, uno dei grandi yogi del Tibet. Nella zona di Darjeeling questo è l’unico monastero retto da un lama che è un’incarnazione divina. 

Al momento ci sono solo tre incarnazioni divine, o bodhisattva. Il presente Dalai Lama, il più importante, che è un’incarnazione del Buddha Chenaezi. Sua Santità Lama Karmapa che è un’incarnazione del bodhisattva Avalokitesvara. E infine il Pancham Lama, l’incarnazione di O-pa-me. 

Ognuno di loro è a capo di un gruppo di monasteri buddhisti tibetani gestiti da persone nominate da loro. Solo a un’incarnazione illuminata è permesso di essere il capo di un ordine monastico, poiché solo un illuminato può aiutare gli altri verso il raggiungimento dello stesso stato. Il Dalai Lama è il sovrano temporale del popolo tibetano ed è anche il capo di tutti gli ordini monastici. 

Un punto interessante è che Sua Santità appare esattamente come Osho: così allegro, così leggero, così caldo! Ha all’incirca la stessa età, tra i quaranta e i cinquant’anni. 

Una cosa particolare che notai subito in lui è il suo terzo occhio. Si vede bene: è concavo, verso il centro della fronte. Sembra un occhio normale, ma è un occhio interiore. Sentivo il punto centrale di quell’occhio interiore come energia emessa da un piccolo foro. È facile individuare quella parte centrale. 
Avevo sentito dire che in Tibet praticano un foro nella fronte per aprire il terzo occhio, quindi a un certo punto gli chiesi se era vero. Disse: “Sono tutte voci false. Forse in qualche momento del lontano passato lo facevano, ma non ora”. Aggiunse che una volta aperto il terzo occhio, puoi vedere molte cose nascoste alle normali percezioni.

Non appena entrato mi disse immediatamente: “So da dove vieni”. Fu una grande sorpresa per me. E poi disse: “Vedo che hai una fotografia, o qualcosa stampato su due lati, del tuo Guru”. Risposi: “Non ho niente di simile”. Mi ero completamente dimenticato del medaglione appeso al mala con la foto di Osho su entrambi i lati.

C’era una signora inglese che faceva da interprete, dal momento che il Lama Karmapa non conosceva l’inglese e parlava solo la lingua tibetana. Questa signora inglese era lì da molti anni. Aveva rinunciato al mondo e seguiva le pratiche di meditazione tibetane. Era una discepola del Lama Karmapa e l’unica donna del monastero. 

Di norma le donne non sono ammesse e ci sono monasteri speciali per loro.

Vide subito il mio mala e disse: “Cos’è questo?”. A quel punto mi ricordai che il medaglione era stampato su due lati e dissi: “Questa è la foto del mio guru”. Era curiosa di vederlo, quindi me lo tolsi e glielo mostrai. Immediatamente Sua Santità disse: “Ecco la foto!”. Prese in mano il medaglione di Osho e se lo portò a contatto con la fronte, poi disse: “È la più grande incarnazione dai tempi del Buddha in India, è un Buddha vivente!”.

Govind Siddharth


Immagine correlata
(Fonte: Osho Times n 248) 

Se su internet scrivi "ebreo" arriva veloce la censura - Memoria sulla "Lotta finanziaria all'ultimo doblone (ebreo)"


Immagine correlata

In seguito alla divulgazione dell’articolo pubblicato su: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/01/10/lotta-finanziaria-allultimo-doblone-in-calo-svizzera-e-ior-stanno-trionfando-le-banche-internazionali-in-mani-ebree/, inviato a vari siti, alcuni lo hanno anche ripreso, e spedito anche alla lista Economia Peacelink… ho ricevuto,  per mezzo di Caterina dalla stessa lista, e da altra lettera (di Roberto Falvella, a cui ho risposto sul Giornaletto di Saul), alcuni dubbi sull’uso dell’aggettivo “ebreo” (riferito alle banche in mano di ebrei)….

Veramente dalla lista di Peacelink mi sono arrivate delle vere e proprie offese ed accuse di antisemitismo, non per il contenuto dell’articolo, che non è stato minimamente considerato, bensì sul semplice uso dell’aggettivo “ebreo”…..

Per chiarire meglio riporto qui le parole usate dal repressore primo: “Oggetto: Lotta finanziaria all’ultimo doblone… in calo Svizzera e IOR… stanno trionfando le banche internazionali in mani ebree… – Sia il titolo che la conclusione di questo articolo sono del tutto gratuiti ed espressione di un chiaro quanto vergognoso pregiudizio antiebraico. Chiedo che i moderatori di Peacelink prendano provvedimenti nei confronti di chi ha inviato questo testo. BASTA ANTISEMITISMO – FUORI IL RAZZISMO DALLA STORIA.  Prof. Gennaro Carotenuto”

Al che il moderatore di Peacelink ha preso la parola, sempre senza prendere in considerazione il testo dell’articolo ma fermandosi alla sola parola “ebreo” scrivendo: “…come moderatore della lista prendo distanza da quella frase che richiama una storica posizione antisemita che riconduce falsamente la comunità ebraica a un ruolo di dominus della finanza internazionale. Del resto è ampiamente noto che tali tesi più volte confutate nel corso della storia non sono fondate su dati oggettivi. Andrea Agostini”
Ma non basta, giunge altra reprimenda, sempre senza considerare il testo, da altro iscritto alla lista Peacelink: “Ringrazio il moderatore ed esprimo tutto il mio biasimo nei crf dell’autore di quel delirante post. Carlo Bologna”
Giusto che abbiano potuto esprimere il loro parere, sia il professore Carotenuto che il signor Bologna, che il moderatore Agostini, ma siccome io non sono iscritto alla lista di Peacelink non ho ribattuto, sono rimasto in silenzio… pazientemente aspettando, finché finalmente un’anima gentile, la stessa Caterina, ha preso le mie difese scrivendo la lettera che segue e indirizzandola alla stessa lista Economia di Peacelink. Leggete e giudicate voi stessi…
…………
Gentile (si fa per dire) prof. Gennaro Carotenuto, ho letto con un certo stupore la sua mail (e anche quella del moderatore della lista).
La conoscevo come un esperto, amante e studioso dei problemi dell’America Latina, da quando, tempo fa, colta anch’io dall’amore per quella terra, mi ero iscritta alla lista LATINA di peacelink, dalla quale, per mancanza di tempo, mi sono già da qualche anno cancellata.
Non capisco onestamente da dove proviene il suo giudizio di antisemitismo provocato dalle parole scritte in quell’articolo (che io ho semplicemente inoltrato), in quanto mi pare espressione di idee e concetti (e non pregiudizi) che possono anche essere condivisi o perlomeno entrare a fare parte di un dibattito civile.
E se invece della parola ebreo (che credo che non sia un’offesa per nessun rappresentante di questo popolo, come non lo sarebbero le parole musulmano, cristiano, buddista, ecc.) ci fosse stato la parola “americano” oppure “tedesco”? E’ un’offesa, per lei, per un ebreo, dire che sono i maggiori detentori del potere finanziario? Non siamo più liberi, in questo paese, di dire niente?
E dire semplicemente che le banche sono massimamente in mano ad ebrei? Forse si potrà non essere d’accordo, su questa tesi, e si potrà controbattere ad essa, ma basta cercare su Google e/wikipedia e vedere che, ad esempio la Goldman Sachs, é stata fondata da un ebreo e che alcuni dei personaggi responsabili dell’organizzazione sono ebrei.
Forse che wikipedia può essere accusata di antisemitismo?
Allego un esempio di civile contestazione a quell’articolo e la risposta che ne é seguita. Non siamo ancora in dittatura.
…….
Commento di Roberto Falvella: “caro paolo, dici “banche in mani di ebrei” ….. il “banchiere” è una professione e, come tale, va rispettata (anche se un po triste), ovviamente ci sono i bravi e i cattivi, gli onesti e i disonesti, ecc. alcuni di questi ultimi commettono reati civili e penali ? … ci sono le leggi e i codici. le leggi sono inadeguate ? allora il problema diventa politico, ecc. L’ “ebreo” è un concittadino che ha elaborato una certa cultura (una certa religione), oppure è un concittadino che ha un gene ereditario (esempio gli occhi neri) trasmessogli lungo 120 generazioni da un antenato vissuto 3000 anni fa in Palestina: cosa c’ entra tutto questo con un suo eventuale comportamento disonesto …….? Attento al razzismo che potresti alimentare (la madre degli analfabeti è sempre incinta)”
Rispostina di Paolo D’Arpini: “Caro Roberto, anche un professore della lista “economia di peacelink” ha censurato l’aggettivo… capisco che suoni strano definire un banchiere “ebreo” in quanto chiunque potrebbe essere un banchiere … ma sta di fatto che i potentati economici in lotta per la supremazia politico-finanziaria sul pianeta, in questo momento storico, siano “purtroppo” quasi tutti di origine ebrea… Forse avrei fatto meglio a tacere? Non so… d’altronde non è la prima volta che mi esprimo in tal senso… ed un dato di fatto non può essere tralasciato solo perché c’è il rischio che venga interpretato come “razzismo”.. Pazienza. Comunque non volevo parlare di reati bancari e finanziari, su quel tema non entro… volevo solo evidenziare che c’è una guerra in corso, a livello economico, e che lo IOR (in pugno cristiano) e le banche svizzere (in uno stato calvinista) stanno perdendo… mentre le multinazionali finanziarie (in mani ebree) stanno trionfando… E comunque i loro reati non possono apparire… poiché sono le stesse multinazionali che controllano il FMI, l’economia mondiale e la maggioranza dei governi e dei media… (compresa l’Italia in mani Goldman Sachs) e d’altronde nello stesso articolo si parla male dello IOR, che è cattolico, ma questo passa inosservato…?”
……….
Segnalo, a titolo esemplificativo, il link di un articolo pubblicato su Arianna Editrice. Confesso che non l’ho letto tutto, ma mi pare interessante.
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=36797
Ribadisco che invio questa mail non perché io sia convinta di tutto quanto affermato nell’articolo in oggetto, infatti credo che relativamente a queste cose sia molto difficile sapere l’esatta e completa verità, ma per amore di libertà di espressione e solo dove c’è libertà di espressione si può pensare, chissà, un giorno, di giungere alla verità.
Caterina Regazzi



A cura di Paolo D’Arpini