Il Supremo è un unico blocco compatto di realtà


Pensieri ispirati a Nisargadatta Maharaj

"La condizione indisturbata dell'essere è la beatitudine. La condizione disturbata è ciò che appare come mondo. Nella non-dualità c'è la beatitudine; nella dualità, l'esperienza..."

L'uomo è l'unico animale per il quale la sua stessa esistenza è un problema che deve risolvere. Se l'individuo realizza il suo io mediante l'attività spontanea, e in questo modo si mette in rapporto con il mondo, cessa di essere un atomo isolato; sia lui che gli altri diventano parti di un tutto organico; egli occupa il suo giusto posto, e così i dubbi su se stesso e sul significato della vita; quando egli riesce a vivere non in modo coatto, né da un automa, ma spontaneamente, essi scompaiono. Ha coscienza di sé come un individuo attivo e creativo e riconosce che c'è un solo significato della vita: l'atto stesso di vivere...


Alle razionalizzazioni manca in definitiva questo tratto dello scoprire e del rivelare; esse si limitano a confermare il pregiudizio emotivo esistente nell'individuo. La razionalizzazione non è uno strumento per penetrare la realtà, ma un tentativo a posteriori di armonizzare i propri desideri con la realtà esistente. Tutti noi siamo Uno, eppure ognuno di noi è un'entità unica, separata. Nei nostri rapporti col prossimo si ripete lo stesso paradosso. In quanto Uno, possiamo amare tutti nello stesso modo, nel senso di amore fraterno. Ma in quanto esseri distinti, l'amore erotico esige prerogative strettamente individuali, che esistono tra determinate persone, e non certo tra tutte.
.
L'uomo ha problemi legati al 'identificazione non con l'esistenza ( che di suo non esiste ). L'attività come l'esperienza è nel mondo duale . Le cose non si muovono affatto , sembra al'io . È l'apparente rapporto legato ai ricordi che crea il tempo e i suoi giochi.

Giusto o sbagliato? Non esiste come bene e male.
Come si possono avere dubbi? Scartando tutto il passeggero resta solo l 'imperituro. Tolta l'illusione di essere un corpo/mente inizia un mondo diverso.

Non si è mai divisi, se ne può avere l'illusione. Non esistono altri ma parti di te . Cosa c'è che non ti piace nelle cose automatiche? La terra gira, il corpo si prende cura di se stesso, piove, la vita "sembra "rispettare automaticamente i cicli e tra le varie manifestazioni la prima è l'essere coatta totalmente : vuole vivere a costo della vita altrui in quanto nella sua totalità sa di essere vita e non di "averne "e che tutto è vita.

Alcune parti di me si sentono divise da me si danno un nome ed una forma in mutamento , ma ciò è provvisorio .
Prerogative o preconcetti? Chi è "questo sono io" ?. 
Solo fasci di abitudini e ricordi. Un fraintendimento. 

Amore? Mmm. L'amore, l'ananda o la felicità sono stati dell'io sono, poi trascenderai anche ciò e lo farai trovando la radice dell'io sono.

Possiamo amare come scelta ed in ogni forma che l'io sono può immaginare essendo l'immaginazione creativa la sua natura, ma è passeggero come il corpo fatto di cibo.

Tu sei prima di ogni manifestazione.

Non sei colei che si gira nella folla al suono del nome che ricorda .

La razionalità usata per allineare il desiderio alla realtà si chiama vivere nel presente ed è una manifestazione come il resto e non una volontà di un individuo che di suo è un fenomeno come la neve.

Certo Esopo ha ben descritto come i desideri del inconscio deformano la realtà nella sua favola della volpe ma un attenzione spietata è ciò che serve per il discernimento che porta all'unione.

Questo corpo ha poche migliaia di giorni e mi sento un bambino come il primo istante. Si percepisce lo yoga totale ogni istante al di la del corpo che incarni e del piccolo "io sono" che si sente diviso, solo, con delle esperienze personali.

L'uomo non è questo o quello, come ogni altra cosa è indescrivibile e privo di nome e forma.

Non credo che esistono prerogative ma la spontaneità dalla vita come la spontaneità delle onde o delle nuvole.

Oltre i tre stati dell'essere ve ne è uno nel quale ogni cosa è trascesa e le esperienze cessano lasciando posto a ciò che sei.

SAT CIT ANANDA


Il femminismo egualitario di un uomo che amava le donne: Osho


Gli uomini non saranno mai liberi salvo che non lo siano anche le donne.
“Ho accettato le donne per la prima volta su una base egualitaria con gli uomini; sono a favore della liberazione delle donne perché so che gli uomini non saranno mai liberi salvo che non lo siano anche le donne. La loro liberazione va di pari passo, perché sono due facce della stessa medaglia, naturalmente sono arrivate qua molte più donne, poiché per secoli sono state ignorate, insultate e mai accettate come uguali agli uomini, così molte più donne arriveranno e qui ci saranno solo uomini pronti ad accettarle come pari, attorno a me lo sciovinismo maschile non ci può essere, è una famiglia con persone uguali, con pari dignità.

Se le donne fossero state rispettate nel passato, l’umanità non sarebbe stata in un casino così come lo è oggi, perché le donne sono metà dell’umanità, sono private dell’educazione, di ogni libertà, di potersi muovere, abbiamo ostacolato, mutilato, distrutto una nostra metà e se siamo miserabili, a chi dobbiamo dare la colpa?
Sono a favore della liberazione delle donne, ma non nella maniera in cui lo è il movimento di liberazione delle donne: esso non è un´autentica rivoluzione e sta prendendo un verso molto reazionario, sta provando a imitare gli uomini, ma ricorda che imitare non ti renderà mai pari, al massimo farà di te una copia, l´originalità sarà perduta.”
Le donne sono state continuamente represse.
“Per migliaia d’anni l’uomo ha dominato le donne; a lui è stata data ogni opportunità e occasione, la donna, invece è stata continuamente repressa, mutilata: non le è stato permesso di competere alla pari con l’uomo; per questo motivo, non sappiamo quanti Gotama Budda, sulla sponda delle donne, abbiano perso la possibilità di fiorire e neppure, a quanti Albert Einsteins sia stata negata possibilità di crescita.
È davvero una cosa strana, persino dimensioni quali la poesia, la musica, la danza sono dominati dagli uomini; i più grandi ballerini del mondo sono stati uomini, non donne, eppure le donne dovrebbero essere le prime rispetto ad ogni ballerino maschio; ma per poterlo fare c’è bisogno di opportunità; serve educazione e allenamento. Se precludi all’umanità intera di ricevere istruzione, training, educazione, l’intera società e il mondo intero, senza necessità, si impoverirà.
La mia enfasi è nel dare alle donne rispetto, l’uguaglianza non è contro gli uomini; il mondo appartiene a entrambi e quindi entrambi devono contribuire a renderlo quanto più bello e divino possibile.
L’uomo da solo ha creato solo guerre; in tremila anni ci sono state cinquemila guerre. La vita serve giusto a combattere? Ad ammazzare, massacrare, violentare? La storia è piena di assassini e chiami quegli assassini grandi uomini.’’
Metà dell’umanità è stata privata della possibilità di far crescere la propria coscienza.
“L’uomo ha picchiato le donne, le ha represse, condannate, non sapendo che in questo modo privava metà dell’umanità dal poter crescere spiritualmente; questa metà avrebbe potuto imparare l’arte di salire verso il divino e in questa maniera, anche l’uomo avrebbe potuto percorrere la stessa via, per questo dico che la liberazione delle donne e anche quella dell’uomo, anzi più quella dell’uomo che delle donne.”
Alle donne deve essere data completa libertà.
“Se in tutto il mondo alle donne fosse data la libertà di fiorire nel proprio potenziale, ci potrebbero essere moltissime donne illuminate, mistiche, poetesse, pittrici e questo contribuirebbe a migliorare non solo la parte femminile del mondo, ma tutto quanto, perché è un’unità: ciò offrirebbe all’uomo dimensioni nuove: il modo di vedere delle donne è diverso; l’uomo guarda le cose in una maniera, le donne invece, hanno una prospettiva diversa e la vita diventerebbe più ricca.

Alle donne deve essere data completa libertà e pari opportunità per la loro individualità per il bene di entrambi, uomini e donne; così facendo ci sarebbe un maggior senso dell’umorismo; le donne sanno ridere con maggiore grazia degli uomini, hanno un grande potenziale, ma è represso, condannato, criticato. Hanno vissuto una vita in una tale miseria che non puoi aspettarti da loro alcun senso dell’umorismo.
Ma non è lontano il giorno in cui tutta la terra si riempirà di risate; invece di parlare di guerre e i politici far discorsi in tutto il mondo, invece di prediche di stupidi preti che non sanno niente, sarebbe molto meglio se ogni uomo e donna fosse capace di vedere il lato comico della vita e ne gioisse.”
Osho

La sofferenza, la felicità e la chiarezza di Osho



Il dolore e la sofferenza rimangono, fanno parte della vita. Hai solo
bisogno della chiarezza necessaria per vedere ogni cosa nella giusta
prospettiva, ogni cosa nella giusta luce. E a quel punto ogni cosa va
al suo posto. Anche il dolore, anche la sofferenza diventano parte di
un’armonia più vasta. Non cambiano, restano, fanno parte della vita,
ma ora non sono più solo fatti isolati, ma fanno parte di un tutto più
grande. Quando hai un chiaro quadro della situazione riesci a vedere
che quel tutto non può esistere senza questa parte, è impossibile.

Lo accetti, perché la felicità non può esistere senza l’infelicità, e
il giorno non può esistere senza la notte. Quando tutto acquisisce la
giusta prospettiva cambia l’atteggiamento generale. Di solito ciò che
vedi è un giorno tra due notti, ma non appena acquisisci un po’ di
chiarezza, vedi due giorni, tra cui accade una notte. Normalmente
quando guardi l’infelicità, la tristezza, la frustrazione, le
estrapoli dal contesto, le guardi come elementi isolati, ed è
doloroso, perché sembrano senza significato.

Il dolore fondamentale è senza significato. Perché? Perché si soffre?
E se non riesci a comprenderne la ragione diventa insopportabile.
Quando riesci a comprenderne il perché non è più un fatto isolato, è
diventato parte di uno schema. E in un grande dipinto, c’è bisogno del
nero come del bianco, altrimenti il quadro non esiste nemmeno.
L’infelicità è necessaria, tanto quanto la felicità. Sono come due
ali, e quando sai che sono due ali, devi usarle tutte e due per volare
nel cielo dell’esistenza. E a quel punto accetti, e accetti in
profonda gratitudine. Accetti persino la sofferenza, perché ora vedi
che ha un significato. È un passo verso qualcosa di più grande, fa
parte di un’armonia più grande. Non è isolata, ha un significato.

Quando la sofferenza acquisisce significato, hai trasceso. Ora non te
ne preoccupi più, non vuoi liberartene, perché se lo fai, anche tutto
ciò che è bello se ne andrà insieme a lei.

Hai compreso che la rosa, nella sua bellezza, esiste tra le spine, e
quelle spine fanno parte della sua crescita. E anzi la proteggono, la
difendono. Non sono nemiche, non sono contro la rosa. Se una spina a
volte ti dà del dolore, è solo perché non ne hai compreso il
significato.

Non c’è bisogno di andare alla ricerca della sofferenza, di cercare le
spine, ma quando le trovi, accettale.

Guardale in trasparenza, attraverso la tua chiarezza di visione, in
modo da poter vedere che da entrambi i lati della notte ci sono
giorni. E la notte diventa sempre meno oscura, diventa un ponte tra un
giorno e l’altro. Non è contro il giorno, anzi è un riposo. Un nuovo
giorno può nascere da quel riposo. La notte diventa come un grembo,
creativo. Il buio è creativo e anche la sofferenza.

Se incontri una persona molto ricca interiormente, scoprirai sempre
che ha sofferto molto. Una persona che non ha sofferto molto la
troverai sempre insipida, superficiale. Riderà, ma la sua risata non
avrà profondità, non arriverà dal cuore. Sarà come dipinta sulle
labbra. Se ne ascolti il suono ti accorgerai che è molto superficiale.
Non arriva dal suo essere, non comunica alcun significato, alcuna
profondità. Quando incontri una persona che sa ridere profondamente,
ricorda che ha anche pianto profondamente. La risata è arricchita
dalle lacrime. Se non sei capace di piangere non sarai capace di
ridere.

Questa è chiarezza: vedere la vita com’è e non chiedere l’impossibile.
Se chiedi l’impossibile, desiderando solo giorni senza notti, solo
felicità senza infelicità, generi una sofferenza senza senso per te
stesso. Ed è senza senso perché chiedi l’impossibile e non potrà mai
accadere. È a causa della tua mancanza di intelligenza che nasce
quella sofferenza. Non fa parte della vita, potrebbe essere evitata.
Non ce n’è bisogno, è inutile.

Esiste una sofferenza inutile: quella che tu crei. Ed esiste una
sofferenza che è molto importante: quella che la vita ti dà.

Ti innamori: ovviamente entra in gioco la sofferenza. Se vuoi amare
dovrai soffrire molto e se ti lasci spaventare dalla sofferenza, un
po’ alla volta avrai paura dell’amore. E magari arriverà il momento in
cui non soffrirai più, ti sarai costruito una vita molto comoda e
agiata, ma ti sfuggirà tutto ciò che è bello, perché tutto ciò che è
bello arriva attraverso l’amore… e l’amore arriva solo se sei pronto
ad accettare anche la sofferenza. È il prezzo da pagare. Niente è
gratuito nella vita, ogni cosa ha il suo prezzo. Ed è giusto così,
perché se tutto fosse gratuito, sarebbe anche privo di significato. E
nessuno si divertirebbe.

Usa la chiarezza per guardare a fondo i problemi e non cercare di
cambiare le cose, cerca semplicemente di accettarle. Continua a creare
sempre più chiarezza, e quello è l’unico cambiamento, l’unica
trasformazione. Continua ad andare sempre più in alto sulla cresta
dell’onda della chiarezza e della consapevolezza. E più in alto vai,
più si presenta ai tuoi occhi un mondo diverso. Il mondo resta lo
stesso, ma i tuoi occhi chiari ora ti danno un quadro differente, e un
po’ alla volta ogni cosa trova il suo posto. E un giorno ti accorgi
che tutto è come deve essere.

Quella è la perfezione della chiarezza, tutto è come deve essere, non
c’è bisogno d’altro, tutto è perfetto. Questo mondo è il mondo
perfetto.

In quel momento la tua accettazione è totale e quando l’accettazione è
totale tutte le ferite sono guarite. Consegui la calma del Buddha,
l’innocenza di Gesù, o la superba perfezione di Lao-tsu… Normale
eppure straordinaria. Ami la stessa vita eppure non è affatto la
stessa vita, contiene una danza diversa.

Quindi usa la chiarezza, goditela, divertiti in essa.

Osho Rajneesh

(Fonte Uqbar Love N. 158)

La morale "relativa" dell'amore in una presunta lettera di Albert Einstein




Quando proposi la teoria della relatività, pochissimi mi capirono, e anche quello che rivelerò a te ora, perché tu lo trasmetta all’umanità, si scontrerà con l’incomprensione e i pregiudizi del mondo. Comunque ti chiedo che tu lo custodisca per tutto il tempo necessario, anni, decenni, fino a quando la società sarà progredita abbastanza per accettare quel che ti spiego qui di seguito. Vi è una forza estremamente potente per la quale la Scienza finora non ha trovato una spiegazione  formale. È una forza che comprende e gestisce tutte le altre, ed è anche dietro qualsiasi fenomeno che opera nell’universo e che non è stato ancora individuato da noi. Questa forza universale è l’Amore. Quando gli scienziati erano alla ricerca di una teoria unificata dell’universo, dimenticarono la più invisibile e potente delle forze.

L’amore è Luce, visto che illumina chi lo dà e chi lo riceve. L’amore è Gravità, perché fa in modo che alcune persone si sentano attratte da altre. L’amore è Potenza, perché moltiplica il meglio che è in noi, e permette che l’umanità non si estingua nel suo cieco egoismo. L’amore svela e rivela. Per amore si vive e si muore. Questa forza spiega il tutto e dà un senso maiuscolo alla vita. Questa è la variabile che abbiamo ignorato per troppo tempo, forse perché l’amore ci fa paura, visto che è l’unica energia dell’universo che l’uomo non ha imparato a manovrare a suo piacimento. Per dare visibilità all’amore, ho fatto una semplice sostituzione nella mia più celebre equazione.

Se invece  di E = mc2 accettiamo che l’energia per guarire il mondo può essere ottenuta attraverso l’amore moltiplicato per la velocità della luce al quadrato, giungeremo alla conclusione che l’amore è la forza più potente che esista, perché non ha limiti. Dopo il fallimento dell’umanità nell’uso e il controllo delle altre forze dell’universo, che si sono rivolte contro di noi, è arrivato il momento di nutrirci di un altro tipo di energia. Se vogliamo che la nostra specie sopravviva, se vogliamo trovare un significato alla vita, se vogliamo salvare il mondo e ogni essere senziente che lo abita, l’amore è l’unica e l’ultima risposta. Forse non siamo ancora pronti per fabbricare una bomba d’amore, un artefatto abbastanza potente da  distruggere tutto l’odio, l’egoismo e l’avidità che affliggono il pianeta.

Tuttavia, ogni individuo porta in sé un piccolo ma potente generatore d’amore la cui energia aspetta solo di essere rilasciata. Quando impareremo a dare e ricevere questa energia universale, Lieserl cara, vedremo come l’amore vince tutto,
trascende tutto e può tutto, perché l’amore è la quintessenza della vita. Sono profondamente dispiaciuto di non averti potuto esprimere ciò che contiene il mio cuore, che per tutta la mia vita ha battuto silenziosamente per te. Forse è troppo tardi per chiedere scusa, ma siccome il tempo è relativo, ho bisogno di dirti che ti amo e che grazie a te sono arrivato all’ultima risposta.

Lettera che si presume di Albert Einstein a sua figlia Lieserl

Incarnazione è altra cosa di reincarnazione... - Il viaggio dal sonno dell'illusione alla realizzazione del Sé

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Secondo un filone buddista o taoista, che prediligo, esiste solo una massa psichica  che contiene tutte le tendenze mentali vissute o vivibili durante l’esistenza da tutti gli esseri senzienti. La scintilla singola si definisce incarnazione. Alla morte della persona l’energia individuale si fonde con l’universale. Ma le tendenze innate incompiute si aggregano in un grumo (programma) che attira la coscienza verso nuove incarnazioni. 

Insomma non è la stessa anima che si reincarna… ma le pulsioni psichiche che cercano nuove soluzioni evolutive. Il problema è che durante la vita l’anima, intendendo la coscienza individuale, si identifica con il corpo mente e di conseguenza ritiene che il processo evolutivo vissuto le appartenga, al contrario tale processo di apparizione nel manifesto è del tutto automatico (causa effetto). 


I cosiddetti “altri” sono solo sembianze di noi stessi riflesse nel nostro specchio mentale.  In ogni caso  tali “elucubrazioni” non hanno valore dal punto di vista della consapevolezza non duale assoluta, ma disquisendo nell’ambito relativo possono aiutarci a distaccare la nostra coscienza dal processo del divenire…

Il sé individuale (anima) è il riflesso nella mente di quella consapevolezza. E qui si chiede cosa è la mente o  anima individuale? E’ quel potere di riflessione che consente al Sé di manifestarsi nelle infinite forme (Tempo spazio energia). Siccome il riflesso delle immagini manifestate ha come substrato il Sé (l'assoluta consapevolezza), si può dire  che il mondo è irreale se visto come separato dal Sé, ma diviene reale se visto come il Sé. 


Come un qualsiasi personaggio del sogno al momento del risveglio smette di esistere in quanto “individuo del sogno” e si risveglia come il soggetto sognatore.

Paolo D’Arpini




Le verità esoteriche nascoste da Collodi nella storia di Pinocchio - Giacomo Biffi: “Contro maestro Ciliegia. Commento teologico a Le avventure di Pinocchio”


Che cosa in realtà ha espresso il Collodi nel suo più celebre libro, di là dalle sue intenzioni consapevoli e dichiarate?

Non ha espresso nessuna delle ideologie correnti, che erano tutte ignote ai suoi destinatari e che d’altronde non erano più pacificamente accettate nella profondità della sua coscienza. E sarà sempre una prevaricazione dare di Pinocchio delle spiegazioni ideologiche di qualunque tendenza e di qualunque colore, come di fatto sono state date: conservatorismo moralistico, liberalismo illuministico, pauperismo, marxismo, psicanalismo ecc.

Non le ideologie ma la verità, di sua natura universale ed eterna, è contenuta in questo magico racconto e, servita com’era da un’alta fantasia e da una fresca ispirazione poetica, spiega la sua rapida affermazione e il suo duraturo trionfo.
Ma, per non lasciare nel vago le nostre affermazioni, quali sono specificamente le verità che, senza possibilità di discussione, traspaiono nella storia del burattino?

Sono sette quelle che reggono e illuminano tutta la vicenda:

  1. Il mistero di un creatore che vuole essere padre
    Pinocchio, creatura legnosa, origina dalle mani di chi è diverso da lui; è costruito come una cosa, ma dal suo creatore è chiamato subito figlio. C’è qui l’arcano di un’alterità di natura, superata da uno strano, gratuito, imprevedibile amore.
    Il burattino, chiamato sorprendentemente a essere figlio, fugge dal padre. E proprio la fuga dal padre è vista come la fonte di tutte le sventure; così come il ritorno al padre è l’ideale che sorregge Pinocchio in tutti i suoi guai costituendo, infine, l’approdo del tormentato viaggio e la ragione della raggiunta felicità.
  2. Il mistero del male interioreIn questo libro è acutissimo il senso del male. E il male è in primo luogo scoperto dentro il nostro cuore. Non è un puro difetto di conoscenza, come nell’illuminismo socratico; non è risolto tutto nella iniquità o nella insipienza delle strutture, come nell’ideologia liberal-borghese in polemica con l’Ancien Régime o nell’ideologia marxista in polemica con la società liberal-borghese. «Dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini escono le intenzioni cattive» (Mc 7, 21).
    Pinocchio sa che cosa è il suo bene, ma sceglie sempre l’alternativa peggiore (Vedi, c. 9: a scuola o al teatro dei burattini?; cc. 12 e 18: a casa o al campo dei miracoli col gatto e la volpe; cc. 27: a scuola o alla spiaggia a vedere il pescecane?; c. 30: dalla Fata o al Paese dei balocchi? ). Soggiace chiaramente alla narrazione di queste sconfitte la persuasione della «
    natura decaduta», della «libertà ferita», della incapacità dell’uomo a operare secondo giustizia, espresso nelle famose parole: «Non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» (Rm 7, 19).
  3. Il mistero del male esteriore all’uomoLa nostra tragedia è aggravata dal fatto che sono all’opera, esteriormente a noi, le potenze del male. Esse non sono viste come forze impersonali, quasi oggettivazioni delle nostre inclinazioni malvagie o dei nostri squilibri, ma come esseri astuti e intelligenti che si accaniscono inspiegabilmente ed efficacemente contro la nostra salvezza.
    Nella fiaba queste forze malefiche sono rappresentate vivacemente nelle figure del Gatto e della Volpe e raggiungono il vertice dell’intensità artistica e della lucidità speculativa nell’Omino, corruttore mellifluo, tenero in apparenza, perfido nella realtà spaventosa e stupenda raffigurazione del nostro insonne Nemico: «
    Tutti la notte dormono, e io non dormo mai» (c. 31).
  4. Il mistero della mediazione redentivaL’ideologia illuministica aveva diffuso nel mondo l’orgogliosa affermazione dell’auto-redenzione dell’uomo: l’uomo può e deve salvare se stesso, senza alcun aiuto dall’alto.
    Tutta la seconda parte del libro (dal c. 16 in avanti, che si potrebbe considerare quasi il Nuovo Testamento di questa specie di Bibbia) è costruita per smentire questa che è l’illusione dominante della nostra cultura. Pinocchio, interiormente debole e ferito, esteriormente insidiato da intelligenze maligne più astute di lui, non può assolutamente raggiungere la salvezza, se non interviene un aiuto superiore, che alla fine riesce a compiere il prodigio di riconciliarlo col padre, di riportarlo a casa, di dargli un essere nuovo.
    Lo straordinario personaggio della Fata dai capelli turchini è posto appunto a indicare l’esistenza di questa salvezza che è donata dall’alto e può guidare al lieto fine la tragedia della creatura ribelle.
  5. Il mistero del padre, unica sorgente di libertàLa scelta di un burattino legnoso come protagonista della narrazione è anch’essa una cifra: è il simbolo dell’uomo, che è da ogni parte condizionato, che è schiavo degli oppressori prepotenti e dei persuasori occulti, che è legato a fili invisibili che determinano le sue decisioni e rendono illusoria la sua libertà.
    Il burattinaio di turno può anche essere soppresso dall’una o dall’altra rivoluzione, ma fino a che la creatura umana resta solitaria marionetta, ogni burattinaio estinto avrà fatalmente un successore.
    Pinocchio non può restare prigioniero del teatrino di Mangiafuoco, perché a differenza dei suoi fratelli di legno riconosce e proclama di avere un padre. Il senso del padre è dunque la sola sorgente possibile della liberazione dalle molteplici, cangianti e sostanzialmente identiche tirannie che affliggono l’uomo.
  6. Il mistero della trans-naturazione
    Pinocchio riesce a raggiungere la sua perfetta libertà interiore e a realizzarsi perfettamente in tutte le sue virtualità soltanto quando si oltrepassa e arriva a possedere una natura più alta della sua, la stessa natura del padre. È la realizzazione sul piano dell’essere della vocazione filiale con la quale era cominciata tutta la storia.
    Noi possiamo essere noi stessi soltanto se siamo più di noi stessi, per una arcana partecipazione a una vita più ricca; l’uomo che vuole essere solo uomo, si fa meno uomo.
  7. Il mistero del duplice destinoLa storia dell’uomo, come è concepita e narrata in questo libro, non ha un lieto fine immancabile. Gli esiti possibili sono due:
    se Pinocchio si sublima per la mediazione della Fata nella trans-naturazione che lo assimila al padre, Lucignolo — che non è raggiunto da nessuna potenza redentrice — s’imbestia irreversibilmente. La nostra vicenda può avere due opposti finali: o finisce in una salvezza che eccede le nostre capacità di comprensione e di attesa, o finisce nella perdizione.

Verità cristiane

Queste sette convinzioni, si è visto, sono affermate e conclamate dal libro, e non so come sia possibile con qualche ragionevolezza dubitarne.
Orbene, è anche fuori dubbio che esse siano sette fondamentali verità della visione cristiana, e cioè:
  1. La nostra origine da un Creatore e la nostra vocazione a diventare suoi figli
  2. Il peccato originale e la decadenza della nostra volontà che da sola non sa resistere al male
  3. Il demonio, creatura intelligente e malvagia, che lavora alla nostra rovina
  4. La mediazione salvifica di Cristo, come unica possibilità di salvezza
  5. Il senso di Dio, fondamento della dignità umana e della nostra libertà di fronte a qualsivoglia oppressione
  6. Il dono della vita di grazia, che ci fa partecipi della natura di Dio
  7. I due diversi destini eterni tra i quali siamo chiamati a decidere.

Il Collodi che, sazio delle ideologie, si rivolge ai ragazzi d’Italia, con felice intuito di artista riscopre nell’anima dei destinatari l’unica concezione della realtà che accomunava tutti gli abitanti della penisola, prima che l’unificazione politica li dividesse nel profondo ed erigesse tra loro le barriere avverse delle ideologie.

I ragazzi italiani del 1881 potevano certo avere padri e zii clericali o anticlericali, cattolici intransigenti o conciliatoristi, filo-sabaudi o repubblicani, liberali o socialisti; ma nessuna di queste contrapposizioni li toccava minimamente. I ragazzi italiani del 1881 avevano come sola chiave interpretativa della realtà la concezione che potevano desumere dalle preghiere delle loro mamme e delle loro nonne, dagli affreschi e dalle vetrate delle loro chiese, dalle spiegazioni del vangelo del loro parroco, dal catechismo studiato per la prima comunione, dalle espressioni popolari della sapienza cristiana. I ragazzi italiani del 1881 non conoscevano ideologie, conoscevano la verità.
E il Collodi, entrando in comunione di spirito con loro in virtù della capacità penetrativa della sua arte, riconquista senza volerlo e probabilmente senza saperlo la verità della sua primissima giovinezza, la verità che aveva dato a sua madre la forza di vivere, la verità che ogni cuore umano non prevenuto percepisce d’istinto come la loro luce che salva. Si è in modo singolare avverata per lui la parola profetica del Signore Gesù: «Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18, 3). «Chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli» (Mt 18, 4).

Conclusione

E’ dunque una lezione di vita che possiamo imparare: le ideologie. possono servire per far politica, per arricchire, per far carnera, per organizzare meglio l’esteriorità della vita terrena, per assicurarsi onori e vantaggi, per avviare rivoluzioni che lasciano la sostanza delle cose come prima, per intraprendere liberazioni che di solito si risolvono in un cambio di schiavitù; ma per la salvezza dell’uomo come uomo non servono. Per la salvezza occorre la verità: noi cerchiamo la verità sulla vita e sulla morte, sul senso dell’esistenza e sulla sua insignificanza, sulla felicità e sul dolore, sulla possibilità di speranza e sulla disperazione, sulla nostra origine e sul nostro ultimo destino.
La salvezza comincia quando l’uomo si rende conto che la sua vera alienazione sta nel rifugiarsi nell’una o nell’altra ideologia per la paura di misurarsi con la verità, e comincia a capovolgere questo mortificante processo. E’ l’insegnamento più elevato e più utile che si possa trarre dalla vicenda umana di Carlo Lorenzini detto Collodi e dal «caso» letterario de «
Le avventure di Pinocchio».

Giacomo Biffi – “Contro maestro Ciliegia. Commento teologico a Le avventure di Pinocchio” Jaca Book, Milano, 1977