Il mistico è come l'equilibrista...


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Il percorso del mistico mi ricorda quello dell’equilibrista che attraversa una corda sospesa sul vuoto.

Sotto c’è il baratro, l’abisso. Sopra c’è (naturalmente) il cielo. L’equilibrista deve guardare sempre avanti, non può tornare indietro. Deve oscillare tra spinte contrapposte, equilibrandole tutte, per mantenere la “sua” traiettoria.

Solo questa gli eviterà di precipitare giù nel baratro sottostante.

L’acrobata equilibrista, ovviamente, cerca di non cadere giù sotto, ma non aspira manco a librarsi in volo, su in alto nel cielo: non è questo il suo obiettivo.

Egli, anzi, vuole mantenere saldamente i suoi piedi ancorati al filo su cui cammina.

Il suo fine, quindi, è camminare, non volare.
Attraversare la distanza che separa il punto di partenza dal punto di arrivo del suo percorso: fare un percorso orizzontale, non verticale.

Allo stesso modo il mistico, per me, (a differenza di quanto comunemente si intende) non è colui che aspira a staccarsi (per quanto metaforicamente) dalla terra e ascendere al cielo, in un mondo altro, in un mondo metafisico, soprannaturale.

Ma è colui che si propone di compiere (molto più modestamente e, però, realisticamente, concretamente, potrei dire addirittura materialisticamente) il cammino che lo separa dalla meta che, come uomo, come qualsiasi altro uomo, è stato chiamato a raggiungere.

Il mistico, insomma, non è un uomo diverso dagli altri, che vive in un mondo diverso dagli altri.

E’ semplicemente l’uomo, qualsiasi uomo, anche il più comune degli uomini, che prova (e, almeno in parte, ci riesce) a realizzare se stesso, la sua vocazione, unica e irripetibile, per quanto modesta essa possa essere agli occhi degli altri uomini.

Giovanni Lamagna

Le religioni vengono dalle stelle? Storia e fantastoria...


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C’è nel primo capitolo di tutte le religioni, dalle più semplici (animismo – totemismo) alle più complesse come quelle monoteiste, sempre la presenza di uno e più esseri sovrumani che danno all’uomo i primi rudimenti di una disciplina religiosa. Sono quindi questi esseri, definiti dei o Dio, che decidono di creare il tutto, compreso l’uomo. Le stesse grandi religioni monoteiste, tra cui in Cristianesimo, partono tutte dalla discesa dal cielo di un Creatore o “Educatore” dell’umanità.  

Con questo non intendo minimamente entrare nelle storie vere o false degli UFO, né di extraterrestri che decidono di crearci, tuttavia ho constatato, dopo aver per anni analizzato 68 culti religiosi planetari, dal Medioriente, all’India, dall’Oceania fino al continente americano, che tutti più o meno si rifanno alla presenza o all’arrivo di uno o più esseri evoluti che danno il via alle nostre civiltà e che spesso discendono dalle stelle. 

Mi chiedo a questo punto se questi miti rappresentino qualcosa di puramente fantasioso oppure vogliono dirci che forse nel lontano passato dell’umanità è avvenuto qualcosa di eccezionale che ha fatto nascere questi miti. L’indagine rigorosamente scientifica ci dice che nulla va a priori ignorato, ma va prima attentamente analizzato e poi successivamente scartato o accettato. Come elementi di analisi servono, ovviamente, fatti reali riproponibili in laboratorio. 

Ebbene, su ciò che regola l’ indagine scientifica, abbiamo di fronte a noi un esempio concreto (ne esistono altri), per cui possiamo, a cuor sereno, rivedere e studiare con più attenzione gli antichi miti. Cominciamo allora ad analizzare una storia vera e recente che dovrebbe in gran parte sostenere quanto fin qui detto: The cult of the cargo Quanti di noi sanno che cos'è il Cargo Cult? Forse pochi, anche perché questa è materia che interessa di più gli antropologi e gli etnologi, poco o niente i giornalisti anche se scientifici. Invece è un fenomeno che dovrebbe indurci a riflettere sul passato della civiltà umana. 

Già il grande filosofo e studioso delle religioni, Mircea Eliade, studiò un fenomeno analogo ma più antico, quello dell’arrivo delle prime navi degli esploratori europei nelle isole della Micronesia, e da ciò comprese come molti culti religiosi fossero nati da eventi eccezionali o traumatici, da realtà comunque fuori della comprensione degli indigeni. Il culto del cargo, tanto per tradurlo in italiano, dimostra che leggende e miti sono nati quasi sempre da eventi realmente accaduti. Se poi siano stati amplificati o rielaborati a secondo del linguaggio dell'epoca o anche per dare senso a qualche religione nuova, è un altra cosa. 

Veniamo ai fatti, nel caso nostro voliamo fino alla Micronesia in pieno Oceano Pacifico per scoprire qualcosa che ha dell’incredibile. Sull'enciclopedia Wikipedia, Cargo Cult è così definito: “ Il culto del cargo è un culto di tipo millenarista apparso in alcune società tribali venute in contatto con culture tecnologicamente più avanzate. Il culto è basato sulla richiesta di beni e merci (appunto i "cargo") delle culture avanzate attraverso rituali magici o pratiche religiose. I credenti del culto credono che la consegna dei beni sia disposta per loro da parte di un ente divino. Il culto del cargo si è sviluppato principalmente in alcuni angoli remoti della Nuova Guinea e in altre società tribali della Melanesia e della Micronesia in concomitanza con l'arrivo delle prime navi esploratrici occidentali del XIX secolo. 

Culti simili sono però apparsi anche in altre parti del mondo. Il culto del cargo ha avuto la sua maggiore diffusione in seguito alla Seconda guerra mondiale, quando le tribù indigene dei luoghi interessati ebbero modo di osservare le navi giapponesi e americane che trasportavano grandi quantità di merci. Alla fine della guerra le basi militari dell'Oceano Pacifico furono chiuse, e di conseguenza cessò il rifornimento di merci. Per attrarre nuovamente le navi e invocare nuove consegne di merci, i credenti del culto del cargo istituirono rituali e pratiche religiose, come la riproduzione grossolana di piste di atterraggio, aeroplani e radio e l'imitazione del comportamento osservato presso il personale militare che aveva operato sul luogo. 

E questo per sperare di farli ritornare”. In particolare erano adorati gli aeroplani perché durante il conflitto paracadutavano anche nei villaggi indigeni cibo, vestiario ed altri oggetti. Oggi il culto del cargo è diminuito fino a scomparire quasi del tutto. Sull'isola di Tanna, nella Repubblica di Vanuatu, sopravvive ancora il culto di Jon Frum, uno dei più conosciuti, che nacque prima della guerra e divenne in seguito un culto del cargo. Sulla stessa isola è vivo il Movimento del Principe Filippo, che ha come oggetto la figura di Filippo di Edimburgo, marito della Elisabetta II, regina del Regno Unito. 13 Immagini di indigeni della Nuova Guinea che ancora adorano l'aeroplano perché ritenuto veicolo sacro mandato dagli dei per portare loro cibo ed altri doni. 

E' un grossolano errore cercare di interpretare il pensiero degli uomini di migliaia e migliaia di anni fa come se possedessero le nostre conoscenze culturali, scientifiche e tecnologiche. Fenomeni come il Cargo Cult non potrebbero esistere ai giorni nostri, anche se scendesse da un'astronave un "marziano", sapremmo subito dare una spiegazione a tale evento e quell'astronauta non lo eleveremmo certamente a divinità. Gli uomini preistorici non avevano neppur lontanamente le nostre conoscenze scientifiche, tutto ciò che era incomprensibile per loro diventava una ierofania, ossia: una emanazione sacra e divina. 

Da qui può nascere il pensiero che le nostre grandi religioni siano sorte grazie ad incontri con civiltà più evolute tecnologicamente o semplicemente, dando per un attimo spazio alla fantascienza, con esseri provenienti da altri mondi in visita esplorativa sul nostro. Non dobbiamo dimenticarci che le scoperte scientifiche e tecnologiche di oggi già fanno supporre che in futuro l'umanità potrà cercare di raggiungere altri pianeti. Se pensiamo che solo nel 1903 abbiamo imparato a volare, grazie ai fratelli Wright, e che oggi, dopo poco più di un secolo, abbiamo astronavi capaci di andare sulla Luna e su Marte, dobbiamo prevedere in futuro ulteriori grandi conquiste scientifiche e tecnologiche di proporzioni inimmaginabili. 

Allora, se non ci saranno interruzioni violente nello sviluppo della nostra civiltà, cosa saremmo in grado di fare tra 1000 anni? Certamente avremo già colonizzato Marte, ma saremo anche andati oltre il nostro sistema solare per esplorare altri mondi.   

Filippo Mariani - A.K. N. 47   

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Spiritualità laica. Partendo dalla persona...

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Ho tenuto lo scritto che segue per un po' di tempo nel cassetto, come si dice, per farlo decantare e renderlo quindi più solido e comprensibile. Non che abbia cambiato qualche parola, no, è assolutamente lo stesso di quando l'ho lasciato lì a riposare ... ma credo che quella sosta nel limbo della memoria sia stata sufficiente per renderlo più intellegibile, soprattutto a me stesso. Dico così perché in verità non so bene nemmeno io quello che esce da questa tastiera, a volte i pensieri e le parole vengono trascritte ma mi sono sconosciute, le conosco solo nel momento in cui appaiono davanti sullo schermo.

Lo scopo dello scritto è quello di mettere in chiaro alcuni concetti base su ciò che io chiamo "Spiritualità Laica" che non è certo una nuova filosofia, assolutamente no! Semplicemente è un modo di esprimere qualcosa che c'era già, nella mia via personalizzata del ritorno a casa.

Per una sorta di simpatia che percepisco verso tutte le persone con le quali riesco a condividere emozioni e sentimenti ho pensato che potesse essere utile (per me e per loro) chiarire alcuni aspetti dell'auto conoscenza che ancora si rivolgono alla persona. Poiché (comunque) dalla persona dobbiamo partire in quanto depositaria della prima scintilla di Coscienza dalla quale tutto deriva. Non voglio perciò sminuire il valore di questa persona, e come "questa" anche tutte le altre che pazientemente seguono e precedono.

Conoscere le caratteristiche incarnate, saper individuare le pulsioni che contraddistinguono la nostra persona, è sicuramente utile per non farci imbrogliare dalla mente, per non cadere nella trappola della falsa identità. Infatti tutto ciò che può essere descritto non può essere “noi” ma solo la struttura funzionale del corpo/mente (nella quale ci riconosciamo). Questo apparato psico-fisico è il risultato della commistione di forze naturali (od elementi) e di qualità psichiche (che degli elementi sono espressione). Nella multiforme interconnessione di queste energie gli infiniti esseri prendono forma…. Anche se –in verità- non si tratta di “forze” né di “esseri” bensì di una singola forza e di un solo essere che assume vari aspetti durante il suo svolgersi nello spazio-tempo.

Ma qui occorre descrivere la “capacità separativa” (maya – yin e yang) che produce l’illusione della diversità. Essa è il primo concetto che si forma nella mente (in effetti è la mente stessa) contemporaneamente all’apparire del pensiero “io”. Attenzione non si tratta dell’Io Assoluto, l’Essere ed esserne coscienti aldilà di ogni identificazione, si tratta invece del primo riflesso cosciente (di tale Io) nella mente e che consente l’oggettivazione e la percezione dell’esteriorità attraverso i sensi. In tal modo si attua il meccanismo dissociativo di “io sono questo” e quel che viene osservato “è altro”. Così il dualismo assume una sembianza di realtà e viene corroborato dalla causalità consequenziale alle trasformazioni che si srotolano nello spazio/tempo. Il processo formativo duale è di facile individuazione da parte dell’accorto intelletto (nel senso di attento) ma questa considerazione è ancora all’interno del riflesso speculare della mente, per cui dal punto di vista della Conoscenza Assoluta anche questa spiegazione (o comprensione) è futile, forse innecessaria e magari addirittura fuorviante… (a causa della tendenza appropriativa del pensiero speculare) e qui ritorno alla necessità di conoscere la propria mente per non rimanere ingannati dalle sue elucubrazioni empiriche, tese cioè a dimostrare una realtà oggettiva.

Qualcuno potrebbe chiedersi a questo punto: “…Allora perché scrivere tutto ciò? Perché leggerlo?” – Ma la risposta è banale, talvolta prima di gettare l’immondizia sentiamo il bisogno di esaminarla in ogni particolare in modo da non aver poi rimpianti… Purtroppo in anni ed anni di volo basso abbiamo sviluppato un forte attaccamento alla zavorra…!

Paolo D’Arpini

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spiritolaico@gmail.com


Post Scriptum

La coscienza individuale è in costante movimento ed evoluzione, seguendo i diversi modi di sviluppo della società od i periodi storici nei quali si manifestano le vicende umane. Ogni transizione assomiglia al superamento di un livello d’apprendimento, un po’ come succede nella spirale del DNA. La coscienza, in questo caso meglio definirla mente, si muove dalle espressioni più semplici a quelle più complesse. Una sorta di testimonianza-memoria dei vari processi sofisticati della vita.

Fa più freddo perché fa più caldo... e l'estate di San Martino?

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Negli ultimi anni, a pelle,  gli inverni  mi sono sembrati sempre più freddi. Non è solo una mia impressione dovuta all’età. Tutti ricorderanno il rigore di questi ultimi inverni,  a cominciare dai primi di novembre sino alla primavera inoltrata. Eppure,  a sentire i meteorologi,  dal punto di vista delle temperature medie durante l’anno,  sembrerebbe che il caldo aumenti, dovuto al così detto “effetto serra".
Può sembrare strano ma, a detta di alcuni scienziati, gli inverni rigorosi che si succedono in Europa da 10 anni sono legati in gran parte al riscaldamento climatico. A un primo sguardo, il freddo glaciale che si è abbattuto sull’Europa negli ultimi  inverni sembrerebbe  poco compatibile con l’aumento medio delle temperature previsto da qui alla fine del secolo. Agli scettici in materia alcuni scienziati rispondono che le ondate di freddo corrispondono a un raffreddamento temporaneo in seno al riscaldamento globale, anche se un nuovo studio si spinge ancora più in là, dimostrando che l’aumento del termometro è proprio all’origine di questi inverni  particolarmente freddi.
Colpevole sarebbe lo scioglimento della calotta glaciale artica. Il riscaldamento, due o tre volte superiore alla media, ha portato alla sua costante riduzione  negli ultimi 30 anni e potrebbe anche portare alla sua totale scomparsa nei mesi estivi, da qui alla fine del secolo.

I raggi del sole, che non vengono più respinti dal ghiaccio, riscaldano un po’ di più la superficie terrestre in questa posizione. ”Facciamo conto che l’oceano sia a zero gradi ” spiega Stefan Rahmstorf, specialista del clima dell’istituto tedesco Potsdam. ”E’ così tanto più caldo rispetto all’aria in questa zona polare in inverno. C’è allora un importante flusso caldo che risale verso l’atmosfera, che non si verifica quando è tutto ricoperto di ghiaccio. E’ un cambiamento enorme”.

Il risultato è un sistema di alte pressioni che spinge l’aria polare, in senso antiorario, verso l’Europa. Queste anomalie potrebbero triplicare la probabilità di avere inverni estremi in Europa e nel nord dell’Asia.

Godiamoci perciò la  tregua che -si spera-  viene con l’Estate di San Martino ma  contiamo quanti maglioni abbiamo nell’armadio. Infatti il modo migliore per combattere il freddo è quello di vestirsi a “cipolla”.

Paolo D’Arpini

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«La nebbia a gl’irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’esuli pensieri,
Nel vespero migrar.»

Jorge Maria Bergoglio lancia il sinodo sulla sinodalità

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Si è appena concluso il Sinodo (A)massonico della dea Pacha mama, che Bergoglio ha già preannunciato per un futuro più o meno prossimo un altro Sinodo sulla sinodalità.

Sembra un gioco di parole, ma quando si muove Bergoglio c’è da tremare. Un tal Sinodo, infatti, fa subito pensare che sul termine sinodalità ci sia poca chiarezza e, dunque, un sinodo sulla sinodalità avrebbe come punto di partenza un fondamento assai debole, passibile di qualsiasi stravolgimento e rivolgimento.

Vieppiù questa supposta confusione sul termine sinodalità porterebbe a pensare ad un’approvazione e ad un rafforzamento dell’attuale versione del Sinodo, come passepartout per aprire e scardinare qualsiasi porta, facendosi latori di tutto ed il contrario di tutto. Il Sinodo (A) massonico ne è una prova inconfutabile.

La sinodalità, infatti, tanto conclamata e declamata a parole, è stata per l’occasione assai poco applicata. Il contestatissimo Instrumentum laboris è stato redatto, per esempio, da una manciata di perone appartenenti al REPAM, la rete ecclesiale panamazzonica, mentre le nomine dei padri sinodali sono state fatte a senso unico, quasi tutte di parte bergogliana, leggi: Spadaro ed il card. Marx.

Il tutto ovviamente condito col grano e con l’olio della solita stampa schierata, fatta di pennivendoli di regime, i cui commenti entusiasti hanno finito col tralasciare punti interrogativi e parecchie perplessità di una certa consistenza, sia sulle tematiche che sulla metodologia di intervento degli stessi padri sinodali, come se si trattasse di una pura e semplice assemblea parlamentare e non invece di un con-venire dei padri sinodali su temi essenziali, quali per esempio l’assoluta fedeltà alla dottrina e alla tradizione, senza le quali non può esserci sinodalità, dal momento che è Cristo stesso che sinodalizza i padri convocandoli e costituendoli in unità. Quisquiglie, direbbe Bergoglio! Anzi “cosetta”, come ama teologicamente esprimersi in punta di lingua “papa imbroglio”.

Una di quelle tante “cosette” che hanno consentito a Bergoglio, durante il precedente Sinodo sulla famiglia di scardinare, con una nota a piè di pagina dell’Esortazione post sinodale Amoris Laetitia, “la grandezza di due millenni”, ovvero quel comandamento divino secondo il quale “l’uomo non separi ciò che Dio ha unito (Mt 19-6). Perfino quel giornalista pacato che è Vittorio Messori, si è dovuto alla fine sbilanciare affermando durante un’intervista che “l’impressione è che Bergoglio metta le mani su quello che invece un Papa dovrebbe difendere…”.

Ma tant’è.

Quisquiglie,  anzi “cosetta”. Cosette delle quali sarebbero prigionieri, a dire sempre di Bergoglio, quelle “elite” cattoliche che “non amano nessuno, credendo di amare Dio”. Eppure perfino all’interno del suo ben orientato Sinodo (A) massonico, non sono mancate quelle “elite” cattoliche, il cui voto contrario per poco non faceva naufragare il punto 111 del documento finale, ovvero l’ordinazione al sacerdozio dei cosiddetti viri probati: su 181 votanti, con un quorum fissato a 121 voti, i “placet” sono stati 128, i “non placet 41”, e gli astenuti 11. La cosetta ha stizzito non poco il povero Bergoglio, che ha dovuto suo malgrado ingoiare il rospo.

L’obiettivo primario, naturalmente, era quello di aprire all’ordinazione di “viri probati” in Amazzonia, per estendere poi la novità alla Chiesa universale: “Proponiamo di stabilire criteri e disposizioni da parte dell’autorità competente, nel quadro della Lumen gentium par. 26, per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente e fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita della comunità cristiana mediante la predicazione della Parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica”.

Insomma un giro di parole, tortuoso e pieno zeppo di paletti e condizioni restrittive per ottenere una maggioranza appena risicata.

Non parliamo poi delle cosiddette rivoluzioni liturgiche che prima, durante e dopo il Sinodo (A) massonico hanno imperversato all’interno delle mura vaticane e di alcune chiese italiane. Una su tante, quella del Sacro Cuore – e sottolineo Sacro Cuore – di Verona, dove il parroco ad un certo punto della cosiddetta veglia del Bien Vivir, ha fatto leggere all’interno della Chiesa – e sottolineo all’interno della Chiesa – la preghiera idolatrica della Pacha mama, divinità Inca: “Pachamama di questi luoghi, bevi e mangia a volontà questa offerta, affinché sia fruttuosa questa terra. Pachamama buona madre, Sii propizia!! Sii Propizia!! Fa’ che i buoni camminino bene e non si stanchino. Fa’ che la semente spunti bene, che non succeda nulla di male, che il gelo non la distrugga, che produca buoni alimenti. A te lo chiediamo: donaci tutto. Sii propizia!! Sii propizia!!”.

Chiaro? Ma l’offerta suprema non è il Sacrificio eucaristico durante la Santa Messa? E la preghiera che Cristo ci ha insegnato non è il Padre Nostro? Dimenticavo: questa è “cosetta” da elite cattoliche. Dal vangelo secondo Bergoglio… Parola di Bergoglio. Peraltro, la tradizione della Chiesa è ricca di preghiere nei quattro tempora, rivolte a Dio creatore per rogare la sua benedizione sui frutti della terra.

E la differenza non è poca, sol che consideriamo come i martiri cristiani si siano sempre rifiutati anche a prezzo della propria vita di sacrificare agli idoli, come ad esempio offrire una scrofa gravida a Cerere/Demetra. Il prete della parrocchia veronese che ha rivendicato e fatto suo il gesto idolatrico, non ha fatto altro che obbedire pedissequamente alle disposizioni della Conferenza Episcopale Italiana che si occupa di missioni, presieduta dal Vescovo di Bergamo mons. Francesco Beschi.

Siamo arrivati all’abominio? Forse che sì, forse che no. Un fatto è certo. Per questo ed altro Bergoglio è stato eletto, per soddisfare le bramosie gesuitiche di una Massoneria pseudo spirituale che va molto a braccetto con il sincretismo New Age e la Teologia della liberazione ora camuffata da teologia indio.

Ce lo rammenta anche il noto vaticanista della Stampa, Marco Tosatti, che nel 2015 riprende una biografia sul card. Godfried Danneels scritta da Jurgen Mettepenningen e Karin Schelkens, secondo cui il cardinale belga avrebbe lavorato per anni per esautorare Benedetto XVI al fine di avviare una drastica riforma della Chiesa, la “mafia di San Gallo “, come ha narrato lo steso Danneels, una loggia super segreta di cui facevano parte Carlo Maria Martini, il vescovo olandese Van Luyn, i cardinali tedeschi Walter Kasper e Karl Lehman, l’italiano Achille Silvestrini e quello Britannico Basil Hume.

Il card. Martini, oltre che gesuita sarebbe stato iniziato alla massoneria, voce peraltro confermata anche dal Gran Maestro del Grande Oriente Democratico, Gioele Magaldi, nel volume: Massoni. Società a responsabilità limitata (Chiarelettere editore). Ma sul sig. Bergoglio, chiamato a traghettare la comunità dei fedeli lungo un cammino di “fratellanza, di amore, di fiducia tra noi” (parole di Bergoglio), non pesano solo le ombre del progressismo e della Massoneria, ma anche una sua collusione con la dittatura militare argentina. Un’accusa sconcertante lanciata dal giornalista e scrittore argentino Horacio Verbitsky, le cui prove sono raccolte nel volume “L’isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina”, pubblicato in Italia nel 2006 per i tipi della Casa editrice Fandango.

Sarà a causa di questa collaborazione con i militari argentini che Marcantonio Colonna (pseudonimo) ha vergato il volume “Il Papa dittatore”? Uno dei passaggi del libro che più hanno destato scalpore è quello in cui l’autore solleva il velo sul giudizio su Bergoglio scritto nel 1991 dal superiore generale della Compagnia di Gesù, l’olandese Peter Hans Konvelbach, morto nel 2016, nel corso delle consultazioni segrete pro o contro la nomina dello stesso Bergoglio a Vescovo ausiliare di Buenos Aires.

Scrive lo pseudo Marcantonio Colonna: “Il testo della relazione non è mai stato reso pubblico, ma il seguente resoconto è stato rilasciato da un sacerdote che ha avuto accesso ad essa prima che scomparisse dall’archivio dei gesuiti. Padre Konvelbach accusava Bergoglio di una serie di difetti, che vanno dall’uso abituale di un linguaggio volgare alla doppiezza, alla disobbedienza nascosta sotto una maschera di umiltà e alla mancanza di equilibrio psicologico. Nell’ottica di una sua idoneità come futuro vescovo, la relazione ha sottolineato che come provinciale era stata una persona che aveva portato divisione nel suo ordine”.

Così è se vi pare, direbbe ancora oggi Pirandello. E chi meglio di lui saprebbe riscrivere oggi in commedia la doppiezza del Bergoglio, uno nessuno centomila? Tutto prende sul serio e di tutto se la ride, proprio come lo scrittore e commediografo siciliano. Ma è un sorriso, per dirla con Machiavelli, che “drento non passa”.

E’ lo sberleffo di un narcisista ed egocentrico che finge di amare gli uomini, ma che in realtà svende al mondo.

Amen. Giuseppe Bracchi

I “semi” della vita giungono dallo spazio

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E’ ormai scientificamente appurato che i “semi” della vita giungono dallo spazio veicolati da meteore e comete. Ci sono voluti decenni, ma più esattamente due millenni e 5 secoli, per accettare la teoria di Anassagora che già nel 496 a.C. asseriva che la vita venisse dalle stelle. Sua infatti la teoria della pluralità dei mondi, ossia l'universo è pervaso da forme caotiche di spore e semi che se ben allineate e indirizzate possono formare pianeti e stelle e la vita. Il tutto grazie al NOUS un qualcosa che presiede la costruzione dell'universo e il suo sviluppo. Pensate che questo si diceva 2500 anni fa. 

Poi, però, giunse la grande censura delle religioni monoteiste che asseriscono ancora che l’uomo fu creato sulla Terra da un Dio supremo che manipolò un conglomerato di fango. Questa “storia” ce la siamo portata avanti fino a qualche decennio fa, poi la scienza, in particolare l’astronomia e la genetica, con stretto rigore scientifico, ci ha dimostrato tutta un'altra cosa e così la teoria della Panspermia Cosmica è stata riconsiderata. L’evento che riaprì la teoria di Anassagora fu la tremenda pandemia della febbre spagnola che solo nell’emisfero nord del pianeta causò in pochi anni più di 20 milioni di morti. Tutto iniziò dopo la prima guerra mondiale, negli anni 2019/20, dove alcuni scienziati ipotizzarono che i virus che causarono la grande pandemia della febbre spagnola fossero giunti dallo spazio a seguito di due passaggi cometari avvenuti precedentemente (1910). 

Questo convincimento degli scienziati di allora fu possibile perché questa pandemia colpì persone che da tempo vivevano isolate sulle montagne dei Pirenei e della Alpi e, quindi, senza contatti con altri individui. Questa ipotesi, comunque, fu subito contestata da gran parte del mondo scientifico ancora fortemente dipendente del dogmatismo della chiesa cristiana. Tuttavia la ricerca scientifica sul rapporto atmosfera terrestre e spazio profondo andò comunque avanti e nel 1960 la scienza ufficiale dichiarò la possibilità di interazione tra lo spazio e il nostro pianeta perché nel cosiddetto vuoto spaziale erano presenti Polimeri organici complessi. Più tardi, verso la fine del 1970, la scienza affermava che la Glicina, l'aminoacido più semplice, è presente nelle nubi interstellari. 

E questa scoperta riaprì definitivamente la questione della Panspermia cosmica, infatti sappiamo che gli Aminoacidi sono i mattoni della vita perché unendosi formano le Proteine (vedi nota alla fine dell’articolo). 10 Nel 1974 lo scienziato Chandra Wickramasinghe, dell’Università gallese di Cardiff e allievo di Fred Hoyle, pubblicò uno studio in cui dimostrava scientificamente che la polvere dello spazio e in particolare quella delle comete sarebbe di origine organica. 

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Tale teoria rivoluzionaria alla fine è stata accettata dal mondo scientifico. Secondo lo scienziato molte forme d’influenza virale non nascono sul nostro pianeta, “ma piovono dal cielo sotto forma di polvere che contiene spore di virus…” A partire dagli anni’90 finalmente la scienza cominciò a rivedere con serietà metodologica quanto 2.500 anni fa asseriva il filosofo greco Anassagora. 

Furono così resi noti i pensieri e gli sperimenti del passato e in particolare fatti conoscere gli scritti del 1845 del medico, fisico e filosofo tedesco Hermann von Helmholtz che dicevano: « Una volta che tutti i nostri tentativi di ottenere materia vivente da materia inanimata risultino vani, a me pare rientri in una procedura scientifica pienamente corretta il domandarsi se la vita abbia in realtà mai avuto un'origine, se non sia vecchia quanto la materia stessa, e se le spore non possano essere state trasportate da un pianeta all'altro ed abbiano attecchito laddove abbiano trovato terreno fertile. » Le scoperte sia in laboratorio che fuori hanno continuato a fornire elementi di riflessione, come il ritrovamento di un meteorite trovato tra i ghiacci dell’Antartide, secondo il quale per gli scienziati proveniva da Marte e che al suo interno conteneva fossili unicellulari. 

Un altro punto a vantaggio della teoria che la vita viene dallo spazio arrivò grazie a due sonde spaziali che hanno raggiunto due corpi astrali vaganti all’interno del nostro sistema solare. La prima è stata la Sonda Rosetta dell’ESA che ha fatto atterrare nel 2014 il suo lander su 67/P Churyumov-Gerasimenko, nucleo di una cometa e l’ultima, ad agosto di quest’anno, una sonda giapponese sull’asteroide Ryugu. In tutti e due i casi dai primi esami dei dati inviati sulla Terra si sono rilevate forti presenze di molecole organiche. Un’altra importante dimostrazione che la vita viene dallo spazio fu vissuta direttamente da Accademia Kronos, perché nata in casa nostra ed esattamente all’Università della Tuscia di Viterbo. Alcuni anni fa, infatti, in collaborazione con la NASA furono spediti nello spazio muschi ed alghe in appositi alloggi per essere poi esposti all’esterno della stazione orbitante, per un periodo di 6 mesi. Lo scopo era di valutare se questi muschi e queste alghe microscopiche potessero resistere ai raggi gamma, al vento solare e ai forti sbalzi di temperature siderali dai – 190 ai + 100° C. 

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Al ritorno sulla Terra questi campioni, per grande meraviglia degli scienziati, avevano resistito e, dopo un po’, ripreso a svilupparsi. Lo scienziato italiano che aveva gestito tutto l’esperimento è l’attuale prof. Silvano Onofri, fisico e biochimico tra i più esperti al mondo nello studio dei batteri estremofili. I risultati di questo esperimento furono presentati 7 anni fa a Viterbo in un convegno organizzato  da Accademia Kronos. Bene a questo punto siamo ormai consapevoli che la vita non è sorta spontaneamente sul nostro pianeta, ma che è arrivata dallo spazio sotto forma di proteine o, forse, di batteri o, ancora, di esseri unicellulari più complessi. Elementi questi che trovando qui sulla Terra “terreno fertile” nei milioni e milioni di anni hanno creato la vita come oggi la conosciamo. 

Quindi lasciamo da parte le “favole” della creazione e guardiamo invece con occhi liberi da bende dogmatiche la realtà che ci circonda. Dobbiamo quindi dire all’astronomia, alla genetica e ad altre scienze, grazie perché finalmente ci hanno consentito di uscire fuori dall’oscurantismo di 2000 anni e, liberi da ogni preconcetto, poter finalmente incamminarci verso la strada che dovrebbe condurci verso la verità. Oggi questo lo possiamo fare e dire tranquillamente, forse al tempo di Giordano Bruno saremmo finiti al rogo. 
(ELM)

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NOTE DI APPROFONDIMENTO Le proteine sono macromolecole, grandi molecole, costituite da catene di molecole più semplici, gli amminoacidi, unite tra loro attraverso un legame chimico, il legame peptidico. Gli amminoacidi sono 20, tutti diversi tra loro, ed è possibile ottenere un infinito numero di proteine a seconda del tipo, del numero e dell'ordine di sequenza con cui vengono legati i diversi amminoacidi. Il nostro organismo riesce a sintetizzare alcuni degli amminoacidi necessari per costruire le proteine, ma non è capace di costruirne altri, che vengono perciò definiti essenziali e devono essere introdotti con gli alimenti. In chimica gli 11 amminoacidi sono molecole organiche che nella loro struttura recano sia il gruppo funzionale amminico (delle ammine) (-NH2) sia quello carbossilico (degli acidi carbossilici) (-COOH). Panspermia dal Greco: πανσπερμία da πᾶς, πᾶσα, πᾶν (pas, pasa, pan) "tutto" e σπέρμα (sperma) "seme" **  

(Fonte: A.K. Informa N. 44)

Nagarjuna e la negazione dei fenomeni

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Gent.mo Paolo, Buonasera. Spero stia bene..... Posso disturbarLa? Volevo riapprocciarmi alla pratica e studio dell'insegnamento del Buddha. Volendo bypassare tutte le tradizioni postume; qual è il sutta/scritto che più di ogni altra identifica l'essenza del Dhamma? Qualsiasi Sua indicazione sarà da me estremamente apprezzata. La ringrazio infinitamente e Le auguro ogni bene... (S.P.)"

Mia rispostina: "Gentile S.P.: Lo stesso  Buddha  aveva messo in guardia dall'assolutizzare la propria dottrina, considerandola altro che un semplice mezzo per raggiungere la liberazione ("una zattera per attraversare un fiume, che va abbandonata appena si è arrivati all'altra sponda").  - Continua: 

Nagarjuna e la negazione dei fenomeni.

"Nomen est Omen" dicevano i latini... e loro sì che se ne intendevano poiché per loro, come per tutte le popolazioni di cultura indoeuropea, il nome portava  con sé un significato. Mica come al giorno d'oggi in cui i nomi si portano appresso solo la storia di un ipotetico "santo" della cristianità.

No, una volta, per gli antichi popoli pre-cristani il nome  stabiliva una qualità, era una sorta di auspicio, di "emblema" con il quale il nuovo nato veniva insignito.  Ed allora vediamo quale è il destino assegnato a "Nagarjuna" analizzando il suo nome. Tanto per cominciare Naga, che sta anche per nudo, indica un serpente. Un sacro cobra, una divinità (non quel serpente demoniaco della bibbia), mentre Arjuna  significa letteralmente "il puro".

Sia nell'accezione di "nudo" che di "puro" si sottintende una pulizia, una sincerità, una onestà, una semplicità.. insomma una saggezza. E Nagarjuna confermò queste qualità. Tanto per cominciare egli nacque (probabilmente),  nel II secolo d.C. in Andhra Pradesh, in una famiglia di brahmani.  Secondo una tradizione nacque sotto un albero di Terminalia Arjuna, fatto che determinò la seconda parte del suo nome. La prima parte, Naga, lo si deve ad un viaggio che avrebbe condotto, sempre secondo alcune leggende, nel regno dei naga, i cobra divini, posto sotto l'oceano, per recuperare i Prajñāpāramitā Sūtra ad essi affidati dai tempi del Buddha Shakyamuni.

Certo queste son tutte storielle aggiunte per dare lustro ma sicuramente di vero c'è che Nagarjuna fu un grande filosofo e conoscitore della realtà. Sia i seguaci del Madhyamaka sia gli studiosi  di quella scuola riconoscono Nagarjiuna come il suo fondatore. Più in generale si può dire che sia stato uno dei primi e principali pensatori originali del Mahāyāna, di cui sistematizza l’idea  della non sostanzialità di tutti  gli  elementi  della realtà fenomenica.

I suoi scritti  ancora oggi rappresentano una vetta quasi insuperata di concettualizzazione  del metafisico. In termini che ai giorni nostri furono ripresi da filosofi come Friedrich Wilhelm Nietzsche o -volendo restare in un ambito "indiano"- dal grande propugnatore dell'Advaita moderno: Nisargadatta Maharaj. Ecco cosa disse di lui Osho, un altro maestro dei nostri tempi: "Nagarjuna fu uno dei più grandi Maestri che l'India abbia mai prodotto, del calibro del Buddha, Mahavira e Krishna. E Nagarjuna era un genio raro. A livello intellettuale non esiste paragone possibile con nessun altro al mondo. Capita raramente un intelletto così acuto e penetrante."

Nagarjuna, oltre l'impermanenza temporale,  indicò una ulteriore qualità nella non sostanzialità dei fenomeni: essi erano vuoti anche di una loro identità in quanto dipendevano uno dall'altro sul piano temporale.  Tutti i fenomeni  sono quindi privi di sostanzialità, poiché nessun fenomeno possiede una natura indipendente. Egli esprime la sua posizione in quella che è  un'opera capitale del buddhismo: le Madhyamakakarika, Stanze della via di mezzo. Evidentemente riportata da suoi seguaci, come avvenne per i detti del Buddha, poiché  Nagarjiuna  riteneva che il linguaggio è inevitabilmente illusorio in quanto prodotto di concettualizzazioni ed è per questa ragione che egli rifiutò sempre di definirsi detentore di una qualsivoglia dottrina. Poiché l'esperienza della vacuità non è compatibile con alcuna costruzione di pensiero.  E l'idea stessa della vacuità rischia di essere pericolosa, se alla vacuità viene  attribuita una identità.

Lo stesso  Buddha  aveva messo in guardia dall'assolutizzare la propria dottrina, considerandola altro che un semplice mezzo per raggiungere la liberazione ("una zattera per attraversare un fiume, che va abbandonata appena si è arrivati all'altra sponda").

Di seguito alcune  citazioni che possono aiutare il lettore a comprendere meglio il  punto di vista di Nagarjuna:

"La coproduzione condizionata, questa e non altra noi chiamiamo la vacuità. La vacuità è una designazione metaforica. Questa e non altro la via di Mezzo.La realtà assoluta non può essere insegnata, senza prima appoggiarsi sull'ordine pratico delle cose: senza intendere la realtà assoluta, il nirvana non può essere raggiunto"

"Se il mondo fosse non vuoto, non si potrebbe né ottenere ciò che non si possiede già, né mettere fine al dolore, né eliminare tutte le passioni."

"Se gli illuminati non appaiono e se gli uditori sono spariti, un sapere spontaneo si produce allora isolatamente negli Svegliati solitari"

Paolo D'Arpini

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Fisica e fisiologia - L'opera di un grande scienziato tedesco: Herman Helmholtz


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FISICA E FISIOLOGIA NELL’800: HELMHOLTZ, DU BOIS RAYMOND, BERNARD. IL RILANCIO DEL MATERIALIMO IN GERMANIA E LE CRITICHE DI ENGELS.

Nel corso dell’800 si svilupparono soprattutto in Germania studi di fisiologia, cioè relativi al funzionamento dell’organismo vivente, non solo nei riguardi di funzioni materiali come la digestione, ma anche relativamente alle implicazioni psicologiche. Spesso questi studi, come già per quelli più specificamente biologici e chimici, si accompagnarono ad un rilancio del materialismo dopo la stagione idealistico-romantica dell’inizio del secolo.

Già il naturalista Alexander Humboldt  aveva affermato – coerentemente con le sue posizioni atee e materialiste – che i fenomeni biologici sono frutto di trasformazioni chimiche della materia; che tutte le trasformazioni che avvengono in natura dipendono solo dalla natura stessa, fino alla generazione del pensiero; che la scienza è una relazione tra osservatore ed oggetto osservato. Sullo stesso piano si posero il medico olandese Jacob Moleschott (1822-1893), trasferitosi in Germania e seguace della filosofia di Feuerbach (vedi N. 79), ed il medico tedesco Carl Vogt (1817-1895), che partecipò alla rivoluzione del 1848. Posizioni simili furono assunte da altri due medici: Ludwig Buchner (1824-1899) sostenne posizioni empiriste, materialiste e deterministe, affermando che il pensiero è intrinseco alla materia; Heinrich Czolbe (1819-1873) affermò che bisogna rifiutare tutto ciò che non ricade nell’esperienza sensibile e – come Hume – dichiarò che non esistono differenze tra qualità “primarie” e “secondarie”; affermò – come Herbart - che le qualità non sono soggettive, ma sono già tutte contenute negli oggetti. Non mancarono però tentativi di unire meccanicismo e spiritualismo come fatto dal medico e filosofo Hermann Lotze (1817-1881).

Massimo fisiologo tedesco, e tra i maggiori e più versatili scienziati del secolo, fu il già citato ( al N. 77) Herman Helmholtz (1821-1894). I suoi interessi hanno spaziato dalla medicina alla fisica, dalla termodinamica all’elettromagnetismo, fino a coinvolgere anche il campo della musica e della sensibilità musicale. Helmholtz, terminati gli studi di medicina, fu professore di anatomia presso l’Accademia d’Arte di Berlino e poi professore di fisiologia e patologia presso l’Università di Konigsberg (oggi Kaliningrad) nella Prussia Orientale. Successivamente insegnò anatomia e fisiologia anche presso le Università di Bonn e Heidelberg. Nel 1870 fu ammesso all’Accademia delle Scienze della Prussia. Infine, nel 1888, divenne presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica e Tecnica.

Partendo dai suoi studi di medicina e fisiologia, ed in particolare dagli studi sulla produzione di calore nei corpi viventi e sui processi di fermentazione e decomposizione dei corpi morti, già nei suoi anni giovanili Helmholtz perfezionò e mise a punto (nel 1847) il principio fondamentale della fisica detto di Conservazione dell’Energia, già enunciato da Meyer, ma in modo imperfetto. Questo principio, strettamente collegato al Primo Principio della Termodinamica (vedi N. 77), afferma che l’energia si può trasformare ma non essere creata dal nulla o distruggersi. Il concetto, di grande rilevanza anche filosofica, permise ad Helmholtz di basare anche i suoi studi di fisiologia su basi strettamente materialiste eliminando i pregiudizi basati su una presunta “forza vitale” dei corpi viventi (come sostenuto da Muller ed altri: vedi N. 83). Helmholtz dette un contributo fondamentale anche alla formulazione e comprensione del Secondo Principio della Termodinamica. In una conferenza del 1854 “Sull’Azione reciproca delle Forze Naturali” il grande scienziato spiegò che tutte le forme di energia (meccanica, elettrica, chimica, ecc.) tendono a degradarsi in calore. Quando il processo si compirà completamente ogni processo naturale si fermerà (morte termica dell’Universo, di cui parleranno anche Boltzmann e altri grandi fisici).

Nel campo della fisiologia Helmholtz studiò la propagazione degli impulsi nervosi, riuscendo anche a determinarne la velocità (circa 27 m/sec). Importanti furono anche i suoi studi sulle caratteristiche dei suoni, in particolare sul cosiddetto timbro sonoro dovuto alle cosiddette armoniche (suoni di frequenza doppia, tripla, quadrupla, ecc. di una nota fondamentale) ed al fenomeno della risonanza, e quindi sulle caratteristiche della musica, e sulla capacità fisiologiche dell’orecchio di percezione dei suoni musicali, tutti concetti riassunti nell’opera “Teoria delle Sensazioni Tonali come Base Fisiologica della Teoria Musicale”. Un suo strumento per la misura delle risonanze acustiche e delle armoniche è ancora adoperato in alcuni tipi di casse acustiche ed in alcuni motori automobilistici per ottimizzare la fuoriuscita dei gas di scarico. Gli aspetti fisiologici della percezione sonora furono riassunti anche nell’opera del 1862: “Le Sensazioni Sonore”.

Di particolare importanza furono i suoi studi sul funzionamento dell’occhio grazie anche all’invenzione di speciali strumenti come l’Oftalmoscopio atto allo studio del cristallino e della retina. Nel “Manuale di Ottica Fisiologica”, scritto tra il 1856 ed il 1866, Helmholtz, ispirandosi anche alle teorie di Muller sull’energia dei nervi, affermò che i sensi reagiscono agli stimoli esterni e studiò il comportamento delle singole terminazioni nervose. Rispolverando la teoria di Young sulla capacità delle singole terminazioni “coniche” dell’occhio di registrare singoli colori (rosso, verde, violetto) che poi il cervello combina (vedi N. 70), affermò più in generale che le terminazioni nervose reagiscono a segni regolari da parte di fenomeni regolari. Da un punto di vista filosofico queste scoperte lo portarono ad apprezzare filosofie empiriste, come quelle di Locke, Stuart Mill ed Herbart, respingendo l’innatismo kantiano (pur apprezzando alcuni aspetti della filosofia kantiana). In polemica con Muller, che sosteneva che la retina ci dà direttamente un’idea spaziale, Helmholtz sostenne che la percezione dello spazio è un’inferenza multisensoriale che si apprende anche attraverso il tatto. Questi processi della nostra mente non hanno nulla di spirituale. Anche la memoria è un fenomeno materiale e la conoscenza, nonché il principio di “causa”, si basano sulla fiducia che i fenomeni materiali siano uniformi e ripetitivi. Altri studi di Helmholtz sui vortici aprirono la strada ad uno sviluppo importante dell’idrodinamica, cioè allo studio del movimento dei fluidi, e gettarono le fondamenta della moderna meteorologia. Anche nel campo elettromagnetico Helmholtz dette importanti contributi, inventando anche uno strumento (bobina di Helmholtz) per la creazione di un campo magnetico uniforme.

Collaboratore ed amico di Helmholtz fu il fisiologo Emil Du Bois-Raymond (1818-1896), che fondò insieme a lui la Società di Fisica nel 1845 e si interessò della fisiologia dei muscoli, basata secondo lui su stimoli elettrici trasmessi alle fibre muscolari da molecole polarizzate elettricamente. Altro importante fisiologo e biologo del secolo fu il francese Claude Bernard (1813-1878), allievo di Magendie (vedi N. 66), che sostenne, nell’opera del 1865 “Introduzione allo studio della Medicina Sperimentale”, la necessità di eseguire accurati esperimenti per capire il funzionamento dei singoli organi e la concatenazione di fenomeni relativi a vari organi che permette la vita. Egli dimostrò – con esperimenti su animali - che nel fegato si forma il Glicogeno, polimero degli zuccheri. Da questo poi gli zuccheri solubili affluiscono nel sangue. Comprese anche che il pancreas secerne sostanze atte a scindere i grassi in acidi grassi e glicerina, e gli amidi in zuccheri solubili. Non mancano però negli scritti di Bernard suggestioni metafisiche relative ai fenomeni vitali, e ricerca di presunte conoscenze alternative alla scienza, sulla scia di correnti irrazionaliste e spiritualiste, antimaterialiste ed antipositiviste, che imperversarono soprattutto verso la fine dell’800, come vedremo in prossimi numeri. Anche negli scritti di Du Bois-Raymond si possono trovare sorprendenti critiche al metodo scientifico che non potrebbe rispondere all’esigenza di una conoscenza globale.

Di genere completamente diverso furono invece le critiche rivolte al materialismo di Helmholtz, e di altri pensatori tedeschi di cui abbiamo scritto prima, da parte di Engels che ne criticò l’attitudine meccanicista e rivolta verso un materialismo acritico, mentre il compagno di Marx auspicava una forma di “materialismo dialettico” derivato da un “rovesciamento” materialistico della dialettica di Hegel. 

Vincenzo Brandi

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  1. L. Geymonat, “Storia del Pensiero Fil. e Sc.”, op. cit. in bibl.
  2. C. Singer, “Breve Storia del Pensiero Sc.”, op. cit. in bibl.
  3. RBA, “Le Grandi Idee della Sc. – Helmholtz”, op. cit. in bibl.
  4. F. Engels, “Dialettica della Natura”, ed. GAMADI ed Einaudi, op. cit. in bibl.

La poligamia e la poliandria sono naturali ? Il parere di Osho Rajneesh


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DomandaOsho, quando mi innamoro di un uomo, per gli anni in cui dura, non provo attrazione per nessun altro. Ma per l’uomo non è lo stesso. Anche se è felice e soddisfatto e vuole stare con me, di tanto in tanto ha le sue storie con altre donne. Comprendo la natura diversa dell’uomo e della donna. Comprendo anche che ogni relazione d’amore ha i suoi picchi e le sue valli. Tuttavia, a tratti continuo a provare tristezza. Lascio all’uomo una certa libertà di movimento. I miei amici dicono che mi rendo così disponibile che l’uomo mi dà per scontata e io perdo il rispetto per me stessa.  Osho, è vero? Non è chiaro per me. Posso dire che non mi aspetto nulla da un uomo, ma tu mi conosci meglio. Puoi per favore commentare?
 
Osho: Neelam, ci sono molti elementi nella tua domanda. Innanzitutto, un malinteso sulla natura dell’uomo. Pensi, come molte persone al mondo, che l’uomo sia poligamo e che la donna sia monogama. Pensi che la donna voglia vivere con un uomo, amare un uomo, dedicarsi ed essere totalmente devota a un uomo, ma che l’uomo abbia una natura diversa, che voglia anche amare altre donne, di tanto in tanto.
La realtà è che entrambi sono poligami. La donna è stata condizionata dall’uomo per migliaia di anni a pensare di essere monogama. E l’uomo è molto astuto, ha sfruttato la donna in molti modi. Uno dei modi è stato dirle che l’uomo è, per natura, poligamo. Tutti gli psicologi e tutti i sociologi sono d’accordo sul fatto che l’uomo sia poligamo e nessuno di loro dice la stessa cosa della donna.
La mia comprensione è che entrambi sono poligami. Se una donna non si comporta in modo poligamo, è per educazione, non per natura. È stata così totalmente condizionata e da così tanto tempo che il condizionamento le è entrato nel sangue, nelle ossa, nel midollo. Perché lo dico? Perché in tutta l’esistenza, tutti gli animali sono poligami.
Sarebbe davvero sorprendente se l’intera esistenza fosse poligama e solo la donna avesse una natura eccezionale. Nell’esistenza non ci sono eccezioni. Ma dal momento che la donna ha dovuto dipendere dall’uomo finanziariamente, l’uomo l’ha mutilata in molti modi: le ha tagliato le ali, le ha tolto la libertà e la capacità di contare su se stessa. Ha preso la responsabilità sulle sue spalle, mostrando grande amore, dicendo: “Non devi preoccuparti, mi prenderò io cura di te”. Ma, nel nome dell’amore, ha preso la libertà della donna. 
Per secoli non ha permesso alle donne di essere istruite, di essere qualificate in alcun modo, in alcun mestiere, in alcuna abilità: la donna deve essere finanziariamente dipendente dall’uomo. Le ha portato via anche la libertà di movimento: non può spostarsi liberamente come fa l’uomo, è confinata in casa. La casa è quasi la sua prigione.
In passato era costantemente incinta, perché su dieci bambini, nove morivano. Per avere due, tre figli, una donna doveva essere continuamente incinta per tutto il tempo in cui era in grado di riprodursi. Una donna incinta diventa ancora più dipendente economicamente: l’uomo diventa il suo custode. 
L’uomo è colto, ben informato, mentre la donna non sa nulla. È stata tenuta all’oscuro, perché la conoscenza è potere: ecco perché la donna è stata privata della conoscenza.
E visto che è un mondo di uomini, sono tutti d’accordo nel mantenere la donna in schiavitù.
Lo hanno realizzato con un’intelligenza molto sofisticata. Le hanno detto che essere monogama è la sua natura. Non esiste una psicoanalista, o una sociologa donna che possa confutare questa teoria: se l’uomo è poligamo, perché la donna dovrebbe essere monogama? 
L’uomo ha aperto la strada alla sua poligamia: ha istituito le prostitute. Era un fatto accettato in passato: nessuna moglie avrebbe mai obiettato al fatto che suo marito, di tanto in tanto, frequentasse una prostituta. Si pensava che fosse naturale per l’uomo.
Ma io vi dico che entrambi sono poligami. Tutta l’esistenza è poligama. Deve esserlo: la monogamia è una noia! Per quanto bella possa essere una donna, per quanto bella possa essere una persona, dopo un po’ ti stanca: la stessa geografia, la stessa topografia. Per quanto tempo devi vedere la stessa faccia? Succede così che passano gli anni e il marito non guarda più sua moglie con interesse nemmeno per un solo istante.
Il mio approccio è naturale e semplice. Non voglio matrimoni nel mondo dell’Uomo Nuovo. Il matrimonio è un fenomeno così brutto e marcio, così distruttivo, così inumano. Da una parte rende schiava la donna e dall’altra crea l’orribile istituzione delle prostitute. Le prostitute servono a salvare il matrimonio, altrimenti, l’uomo inizierebbe a scherzare con le mogli degli altri. È un dispositivo sociale, in modo che l’uomo non si vada a impegolare con la moglie di un altro: ci sono altre belle donne disponibili...

Tratto da: Osho, The Golden Future, Cap. 32