C'era una volta Pitagora...

Pitagora - 575/495 a. C. | universe-journal

Quel che sappiamo è che Pitagora arriva in Egitto attorno al VI secolo a.C.

Probabilmente legati da un sottile filo, che è Pitagora stesso, costruita quasi duemila anni dopo il tempio di Luxor e che, dopo quasi altri duemila anni di oblio e silenzio, casualmente, è tornata alla luce la basilica sotterranea di Porta Maggiore. Una basilica neo-pitagorica che si trova a roma, nel quartiere Prenestino-Labicano, vicino alla Porta Maggiore, di epoca Tiberiana o Claudia (tra il 14 ed il 54 d.c.). La sua scoperta avvenne casualmente il 23 aprile 1917, in seguito al cedimento di una volta della basilica, sulla quale si stava costruendo il viadotto ferroviario da e per la stazione Termini e, a livello stradale, la linea tramviaria che serve i quartieri situati lungo la via Prenestina. La Basilica di Porta Maggiore è considerata la più antica basilica pagana di tutto l'Occidente. 

Probabile opera di una setta mistico-esoterica, risulta ancora incerta la sua funzionalità: basilica funeraria, ninfeo o, più probabilmente, tempio neo-pitagorico. Uno dei monumenti più importanti e interessanti del mediterraneo antico, unica basilica neopitagorica esistente al mondo con i suoi simboli e i suoi segreti. L’unica per i culti misterici che sia sopravvissuta intatta fino a noi. Infatti l’insegnamento di Pitagora non essendo mai stato affidato a documenti scritti, è andato smarrito, con la scomparsa del filosofo. Come per altri culti misterici, durati per ben 1500 anni, nessuno ne svelo i segreti. Agli inizi del primo secolo, in questo luogo suggestivo ed emozionante, venivano celebrati i culti relativi alla reincarnazione, infatti i rilievi dell’abside, spazio riservato al sacerdote, mostrano immagini di purificazione e gli stucchi che ricoprono le volte delle navate ritraggono simboli misterici e mitologici. La basilica aveva un unica via di luce. un cerchio di luce scendeva dall’alto e illuminava le pareti dell’abside di azzurro lapislazzulo e bianco madreperla, con riflessi luminosi fluttuanti in una atmosfera eterea. La basilica è orientata da ovest verso est ed è stata costruita scavando direttamente nel tufo. Dagli affreschi e dai bellissimi stucchi, si desume che era adibita a un culto misterico, in cui si praticavano riti magici. Il luogo, quindi probabilmente, era un tempio neo-pitagorico, utilizzato dalla omonima setta, abbandonato pochi anni dopo la sua costruzione, come se le autorità imperiali avessero proibito il culto che vi si praticava. In realtà gli stucchi parlano di misteri pitagorici, di cui sono elementi chiari le nozze sacre e il banchetto sacro. L’esame della struttura la fanno datare entro i primi decenni del primo secolo d.c. importante documento nella conoscenza della tipologia basilicale a tre navate, già in quel periodo, stile che verrà adottato secoli dopo nelle basiliche cristiane. La basilica dimostra che se il culto che vi si celebrava era stato proibito, all’era del tempio, cinque secoli dopo la scomparsa di Pitagora, il pitagorismo era ancora demonizzato.  

Pitagora (VI a.c. circa). Del pitagorismo si conosce la fede nella trasmigrazione delle anime o metempsicosi, il silenzio degli iniziati che dovevano per tre anni ascoltare senza parlare e la reintegrazione dell’anima, mediante un procedimento che portasse l’anima alla riunificazione con l’assoluto. Nato nell’isola di Samo, Pitagora si trasferì nella Magna Grecia, a Crotone dove nel 530 a.c. fondò la sua scuola, riservata solo ai discepoli. Come già detto non lasciò nulla di scritto e si sa ciò che scrissero i suoi discepoli. Derivato in parte dall’Orfismo, nella dottrina di Pitagora vi è un aspetto religioso-esoterico, il quale sosteneva la trasmigrazione delle anime, che per una colpa originaria erano costrette, come espiazione a incarnarsi in corpi umani o bestiali, fino alla purificazione finale (catarsi). La novità del pensiero di Pitagora rispetto all’Orfismo, è rappresentata dalla considerazione della scienza come strumento di purificazione. L’ignoranza è una responsabilità da cui ci si libera con il sapere. La conoscenza matematica sembra servisse a una visione interiore di un macrocosmo coincidente col microcosmo uomo, dunque una matematica simbolica per una evoluzione interiore. Si sa che nella sua scuola vigeva una distinzione tra i discepoli: vi erano gli acusmatici, gli ascoltatori obbligati a seguire le lezioni in silenzio. Sembra vi fosse una gerarchia data dal tempo trascorso nel silenzio, chi dice tre anni, chi ben sette anni, o dai meriti, e i mathematici chepotevano interloquire con il maestro e ai quali era rivelata la scienza. 

L’insegnamento (mathema) pitagorico aveva un aspetto mistico- religioso con un insegnamento dogmatico-esoterico, secondo il noto motto della scuola ipse dixit, egli ha detto o lo ha detto lui, e un contenuto che riguardava i numeri, come simboli dell’universo, oltre che come scienza. Si deve a Pitagora l’aver indicato come sostanza primigenia (archè) l’armonia determinata dal rapporto tra i numeri e gli accordi musicali. Ed ecco l’importanza dei numerosi strumenti musicali rappresentati nella basilica. Si sa pure che usava il banchetto sacro, l’agape con i suoi discepoli, come Gesù nell’ultima cena, banchetto che è riprodotto negli stucchi.  

Scrive Giorgio de Santillana in fato antico fato moderno: cinque volte nel corso di otto anni avviene che la stella venere si levi al momento che precede il levar del sole (momento solenne in molte civiltà). Ora, i cinque punti cosi marcati, sull’arco delle costellazioni, secondo l’ordine del loro succedersi, si rivelano formare un pentagramma perfetto, cioè il disegno di una stella a cinque punte. Questo sembra proprio un dono degli dei agli uomini, un modo di rivelarsi. Onde i pitagorici dicevano: Afrodite si è rivelata nel segno del cinque. Il segno è diventato magico. E quale intensità di attenzione e di memoria ci volle per fermare in mente, nelle loro posizioni, i cinque lampeggiamenti, in otto anni, del pianeta che appare per poi perdersi subito nella luce del mattino, per ricostruire con l’intelletto il diagramma che essi suggerivano. Il coincidere col ritmo dell’universo era il segreto dell’armonia, “musica” pitagorica che ancora regola l’astronomia, come la poesia e l’etica. Silenzio, musica e matematica….  

Abbiamo dettagli sulla vita di Pitagora, che provengono da antiche biografie, le quali utilizzano fonti importanti e originali, che sono scritte da autori, i quali gli attribuiscono ancora poteri divini, e il cui scopo fu di presentarlo come un dio. In generale gli storici sono d'accordo sugli eventi principali della sua vita, molte date sono ancora oggetto di discussione tra studiosi. Alcuni storici ritengono queste informazioni semplicemente una leggenda, anche se essendo dei documenti talmente antichi, sono comunque di importanza storica. Due filosofi, che influenzarono Pitagora, e che lo introdussero nel mondo delle idee matematiche, furono Talete e il suo allievo Anassimandro, che vissero entrambi a Mileto. Si dice che Pitagora fece visita a Talete, a Mileto, quando aveva tra i diciotto e i venti anni. A quel tempo, Talete era un uomo già in età avanzata e, sebbene egli abbia suscitato un forte interesse in Pitagora, probabilmente non gli insegnò moltissimo. Comunque, egli contribuì ad aumentare l'interesse di Pitagora verso la matematica e l'astronomia, e gli consigliò di recarsi in Egitto, per imparare di più su queste discipline. L'allievo di Talete, Anassimandro, teneva delle lezioni a Mileto, e Pitagora frequentò queste lezioni. Anassimandro, sicuramente, era interessato alla geometria e alla cosmologia e molte delle sue idee potrebbero aver influenzato il punto di vista personale di Pitagora.

Circa nel 535 a.C., Pitagora andò in Egitto. Questo accadde alcuni anni dopo che il tiranno Policrate prese il controllo della città di Samo. Esistono alcune testimonianze che suggeriscono che Pitagora e Policrate diventarono amici e si dice che Pitagora andò in Egitto con una lettera di presentazione, scritta da Policrate stesso. Infatti, Policrate aveva stipulato un'alleanza con l'Egitto e c'erano perciò solidi collegamenti tra Samo e l'Egitto, a quel tempo. I racconti del periodo che Pitagora passò in Egitto suggeriscono che egli visitò molti templi e prese parte a molte discussioni con i sacerdoti. A Pitagora fu impedito di entrare in tutti i templi, eccetto quello a Diospolis, dove venne accettato nel clero, dopo aver completato i rituali necessari per l'inserimento.

Non è difficile menzionare molte delle credenze di Pitagora sui costumi che trovò in Egitto, credenze che egli avrebbe imposto successivamente nella scuola, che fondò in Italia. Per esempio, la discrezione dei preti egizi, il loro rifiuto di mangiare fave, il loro rifiuto di indossare addirittura vestiti, fatti con le pelli di animali, il loro sforzo di ottenere la purificazione, furono tutti modi di fare che Pitagora avrebbe adottato in seguito. Porfirio dice che Pitagora imparò la geometria dagli Egizi, è probabile che egli fosse stato già a conoscenza della geometria, sicuramente in seguito agli insegnamenti di Talete e Anassimandro.

La figura storica di Pitagora, menzionato da scrittori suoi contemporanei o di poco posteriori comesembra essere accertata anche se la sua fisionomia di filosofo risulta confusa, poiché si mescola alla leggenda narrata nelle numerose Vite di Pitagora, composte nel periodo del tardo neo-platonismo e del neo-pitagorismo, nelle quali il filosofo viene presentato come figlio del dio apollo. Secondo la leggenda, il nome risalirebbe etimologicamente ad una parola che significherebbe "annunciatore del Pizio", cioè del dio Apollo (Πυθαγόρας – Pythagòras), composto da Πύθιος ( Pýthios, un epiteto di Apollo) e agora (ἀγορά – "piazza"); altre fonti identificano il primo elemento con pèithō (πείθω – "persuadere"), quindi "colui che persuade la piazza", "colui che parla in piazza", "oratore della piazza". Si giunse a considerarlo profeta, guaritore, mago e ad attribuirgli veri e propri miracoli. Soprattutto in Giamblico e nei Neoplatonici viene costruita questa immagine soprannaturale del filosofo, quale mito della religiosità pagana, forse in opposizione al dilagante cristianesimo e alla figura del Cristo. È quasi impossibile distinguere, nell'insieme di dottrine e frammenti a noi pervenuti, non solo ciò che appartiene al pensiero di Pitagora e neppure, di separare il pensiero del primo pitagorismoda quello successivo. Anche Aristotele, che possiamo considerare il primo storico della filosofia, nella difficoltà evidente di identificare la dottrina del maestro, parla genericamente de «i cosiddetti pitagorici».

Essendo uno degli oggetti più luminosi nel cielo, il pianeta venere è conosciuto sin dall'antichità e ha avuto un significativo impatto sulla cultura. È descritto dai babilonesi in svariati documenti in scrittura cuneiforme. I Babilonesi chiamarono il pianeta Ishtar, la dea della mitologia babilonese, personificazione dell'amore e anche della battaglia. Gli egizi identificavano Venere con due pianeti diversi, e chiamavano la stella del mattino Tioumoutiri e la stella della sera Ouaiti. Allo stesso modo, i greci distinguevano tra la stella del mattino Φωσφόρος (Phosphoros) e la stella della sera Ἕσπερος ( Hesperos); tuttavia, nell'epoca Ellenistica si comprese che si trattava dello stesso pianeta. Hesperos fu tradotto in latino come vespero e Phosphoros come lucifero ("portatore di luce"), termine poetico in seguito utilizzato per l'angelo caduto allontanato dal cielo. Nell’astrologia occidentale, influenzata dalle connotazioni storiche legate alle divinità dell'amore, si ritiene che Venere influenzi questo aspetto della vita umana. Nell'astrologia indiana del veda, Venere è nota come Shukra, ovvero "chiara, pura" in lingua sanscrita.

La definizione del rapporto aureo viene fissata attorno al VI secolo a.C., per opera della scuola pitagorica (i discepoli e seguaci di Pitagora), nella Magna Grecia, dove secondo Giamblico fu scoperto da Ippaso di Metaponto, che associò a esso il concetto di incommensurabilità. La definizione di rapporto aureo viene ricondotta allo studio del pentagono regolare; il pentagono è un poligono a 5 lati nel cui numero i pitagorici scorsero l'unione del principio maschile e femminile (rispettivamente nella somma del 2 col 3), tanto da considerarlo il numero dell'amore e del matrimonio. L'aura magica che i pitagorici associavano al numero 5, e a tutto ciò che vi fosse legato, risultava legata anche a considerazioni di tipo astrologico, in particolare al pianeta venere, archetipo dell'amore e della vita, che nel suo percorso tra la Terra e il Sole disegna in effetti una stella a cinque punte. La sezione aurea risulta peraltro strettamente connessa con la geometria del pentagono: in particolare il rapporto aureo è pari al rapporto fra la diagonale, e in un'infinità di relazioni simili, se immaginiamo che nel pentagono centrale possiamo iscrivere una nuova stella a cinque punte (o pentagramma), la quale produrrà a sua volta un nuovo pentagono centrale, in cui ripetere l'iscrizione del pentagramma e così via, seguendo uno schema ricorsivo.  

Per concludere, dall’inizio: come l’antica conoscenza iniziatica egizia, abbia potuto rimanere in vita nei meandri del tempo, fino ad alcuni sacerdoti che vivevano alla corte di ramses II, accanto al giovane egiziano che sarebbe poi diventato mosè, questo non lo sappiamo. Quello che invece gli annali rivelano è che quando mosè assunse la missione chiara di condurre gli ebrei fuori dall’egitto, con il pieno consenso del faraone, alcuni sacerdoti egizi iniziati alle antiche terapie vibratorie partirono con lui. Gli annali della memoria akashica, dicono che anche lo stesso Mosè era impregnato del principio solare, unico ed unificante che aveva nutrito Akhenaton. Fu cosi che la tradizione terapeutica strutturatasi per volere di Akhenaton e di suo padre, venne trasmessa nascostamente al popolo ebreo o più precisamente ad alcuni suoi mistici. Quest’ultimi, nei secoli, si sarebbero raggruppati costituendo, a poco a poco, una società a parte, che avrebbe infine dato i natali alla confraternita Essena. Questa a sua volta subì una scissione, alcuni suoi membri optarono per una esistenza monastica, fortemente ascetica, il ramo di Qumran, gli altri per una vita piu libera, in piccole comunità, riunite in villaggi. Quanto al celebre monastero del Krmel, che era un antico tempio egizio costruito sotto Amenophis III, si situava a meta strada tra le due tendenze: le conoscenze mediche iniziatiche egizie, veicolate da Mosè, trovarono protezione fra le sue mura possenti e furono insegnate a giovani esseni scelti con cura. Jeshua, ancora bambino, per esempio studio al Krmel e quel soggiorno fu una prima preparazione al ruolo taumaturgico che avrebbe svolto in seguito, una volta compenetrato della coscienza del cristo: questa è un altra storia anche se introduce il tema del confronto delle similitudini e del sincretismo tra la figura di Pitagora e quella di cristo. Sicuramente dal quinto secolo a.c. fino al concilio di Nicea nel 325 d.c. la figura di Pitagora è stata preponderante nella cultura mediterranea, per essere soppiantata, in seguito, dalla figura del cristo, almeno fino a quella data, per quanto ci è dato sapere, del tutto sconosciuta. Da qui si potrebbe affrontare il tema delle influenze del neo pitagorismo o almeno parti del culto, riprese e canalizzate nel cristianesimo.  

Il pentagramma di Venere. La terra è posizionata al centro del diagramma e la curva rappresenta la posizione relativa di venere in funzione del tempo. il percorso effettuato da venere e osservato dalla terra ha una forma molto particolare dovuta alla risonanza orbitale che descrive una figura simile a un pentagramma in funzione di direzione e distanza pentagramma che si ripete ogni otto anni, ovvero 13 orbite complete di Venere.

Ferdinando Renzettiferdinandorenzetti@libero.it




Post Scriptum

Negli antichi insegnamenti di geometria sacra, la sacralità di tutte le cose nell’universo può essere descritta in termini di schemi geometrici provenienti dalla mano di dio. Sembra incredibile anche se si può illustrare con molti esempi come molte cose contengano inaspettatamente una geometria nascosta non ovvia a prima vista. Si crede ora che gli egiziani abbiano applicato la geometria sacra nella costruzione della grade piramide e di molti altri monumenti. 

Gli egiziani avevano due scuole misteriche: una era chiamata l’occhio sinistro di Horus, questa scuola insegnava i principi femminili della creazione, l’amore e la compassione. L’altra scuola era chiamata l’occhio destro di Horus e insegnava i principi maschili intelligenti della creazione, la geometria sacra era il soggetto principale. La geometria sacra ha anche lasciato tracce nell’architettura gotica delle chiese europee e nelle cattedrali, nel partendone di Atene, nei dipinti di Leonardo. Cosa c’è di cosi sacro nella geometria? Nelle scuole misteriche spirituali del passato, si insegnava che la geometria è stata usata da dio per creare l’universo. Ora sappiamo che la geometria sacra contiene molti elementi misteriosi che descrivono molti fenomeni, come la crescita delle piante, le proporzioni del corpo umano, l’orbita dei pianeti, la luce, la struttura dei cristalli, la musica. La scienza arcaica della geometria sacra risale fino alla civiltà egizia, e può essere una eredita della civiltà mitica di atlantide. Il pensiero classico ha voluto tramandarci dell’antico Egitto solo l’immagine di una civiltà superstiziosa, politeista, volta al culto di numerose divinità, dimenticandosi di uno dei periodi più affascinanti della storia, in particolare la XVIII dinastia dei faraoni Amenophis IIIe Amenophis IV, suo figlio, meglio conosciuto come Akhenaton. 

Amenophis III ordina di costruire il tempio di Luxor sulla riva orientale del Nilo, quel che la storia non rivela è la vera funzione di quel tempio, testimone del segreto distanziarsi di chi l’aveva progettato rispetto all antico culto di Ammon. Dietro le apparenze amenophis III aveva in realtà gettato le fondamenta della riforma religiosa mistica o per meglio dire iniziatica, che suo figlio Akhenaton si sarebbe affrettato ad attuare, appena ebbe accesso al trono. Il tempio di Luxor dall’architettura altamente simbolica, rappresentava il funzionamento energetico del corpo umano, conteneva oltre a molti altri edifici, un insieme di corridoi e sale sotterranee, oggi scomparsi o perche crollati o perche intenzionalmente ostruiti; questo insieme architettonico era all’epoca dedicato agli incontri e alle ricerche dei sacerdoti e i terapeuti che all’epoca avevano conseguito il massimo livello iniziatico. Il loro compito, per ordine del faraone, era raccogliere e strutturare nel modo più conciso e preciso, l’essenza della saggezza plurimillenaria del loro popolo. Creando cosi una solida base di informazioni, da trasmettere all’umanità. Ed è cosi che sono state raccolte informazioni sulle modalità operative principali delle terapie in quel tempo conosciute e che oggi sono dette energetiche. Si trattava di raccogliere e sintetizzare, in un insieme coerente, delle informazioni all’epoca sparse e poco chiare. Alla morte di Amenophis III, il compito non era ancora stato portato a compimento e venne concluso grazie al movimento della gigantesca riforma religiosa e filosofica, intrapresa dal figlio Akhenaton. Fu dunque nel centro della neonata città di Akhenaton che il giovane faraone, portando alla luce l’ideale solare, di cui suo padre aveva avuto l’intuizione, consenti che fossero raccolte e insegnate queste numerose informazioni sulle terapie. Il compito venne affidato a sacerdoti-terapeuti provenienti da tutto il mediterraneo, che all epoca era sotto il dominio egizio. 

Che cosa accadde al faraone Akhenaton ce lo racconta la storia, la sua riforma ebbe una breve fioritura e la sua città venne rasa al suolo. Le informazioni sulle terapie raccolte e organizzate da alcuni di questi sacerdoti, smisero allora di essere oggetto di insegnamento, se non in clandestinità e segretamente, giacche facevano costante riferimento all’unità di un principio, difficilmente compatibile con il culto riabilitato di Amon-Ra. I pochi trattati di medicina sottile consegnati ai rotoli di papiri, vennero dunque distrutti e la diffusione della conoscenza di natura solare che era stata propria dei terapeuti della cita di Akhenaton, si trasformo in una tradizione orale, tramandata unicamente da maestro discepolo. Come abbia potuto rimanere viva nel tempo non ha una risposta.


Rudolf Steiner: "Vaccini e spiriti delle tenebre..."


Vaccini contro l'evoluzione pirituale. La profezia di Rudolf ...
Ante scriptum:  Rudolf Steiner nel 1917 parlava dei vaccini come di un'arma contro l’evoluzione spirituale, contro lo sviluppo dell’onda di coscienza. Notare come la manipolazione mentale del sistema informativo mainstream sta ampliando la disinformazione generale e la paura riguardo presunte malattie, ormai debellate da moltissimi anni come se fossimo in uno stato di pandemia


LA PROFEZIA DI RUDOLF STEINER SUI VACCINI: UN ARMA CONTRO LO ...

“Ma gli Spiriti delle tenebre sono in mezzo a noi, sono qua.
Dobbiamo restare in guardia in modo da accorgerci quando li incontriamo, in modo da comprendere dove si trovano. Perché la cosa più pericolosa nel prossimo futuro sarà abbandonarsi inconsciamente a tali influssi, che realmente esistono intorno a noi. Infatti, che l’uomo li riconosca o meno, non fa alcuna differenza per la loro reale esistenza.

Ma soprattutto, per questi Spiriti delle tenebre sarà importante portare confusione, dare false direzioni in ciò che si sta ora diffondendo in tutto il mondo e per cui gli Spiriti della luce continueranno a operare nella direzione giusta. Ho già avuto occasione di mettere in guardia su una direzione sbagliata, che è davvero tra le più paradossali.

Vi ho indicato che i corpi umani si svilupperanno in modo tale che vi potrà trovar posto una certa spiritualità, ma che il pensiero materialista, la cui diffusione è sempre più alimentata dalle indicazioni degli Spiriti delle tenebre, opereranno in modo da opporvisi con mezzi materiali. Vi ho detto che gli Spiriti delle tenebre ispireranno le vittime di cui si nutrono, gli uomini che abiteranno, persino ad inventare un vaccino per deviare verso la fisicità, fin dalla primissima infanzia, la tendenza delle anime verso la spiritualità.

Come oggi si vaccinano i corpi contro questo e quello, così in futuro si vaccineranno i bambini con una sostanza preparata in modo che attraverso la vaccinazione, queste persone saranno immuni dalla sviluppare in sé la “follia” della vita spirituale, follia, ovviamente, dal punto di vista materialistico.

(…) Tutto questo tende in ultima analisi a trovare il metodo con cui si potranno vaccinare i loro corpi in modo che essi non potranno sviluppare inclinazioni verso idee spirituali , ma crederanno per tutta la loro esistenza solo alla materia fisica. Così, come dagli impulsi, che la medicina ha tratto dall’inclinazione all’inganno [qui Steiner fa finta di sbagliarsi facendo un gioco di parole tra Schwindelsucht, parola che vuol dire all’incirca disposizione all’inganno e Schwindsucht, che significa tubercolosi ndT] – pardon, scusate, – ha tratto dalla tubercolosi, oggi vaccina contro la tubercolosi, cosi domani si vaccinerà contro la disposizione verso la spiritualità.

Con ciò si intende solo dare un accenno a qualcosa di particolarmente paradossale tra le molte altre cose che accadranno in questo ambito in un futuro prossimo e anche più remoto, in modo di creare scompiglio in ciò che deve fluire sulla terra dai Mondi spirituali grazie alla vittoria degli Spiriti della luce.”

Rudolf Steiner, conferenza del 27 Ottobre 1917


Quanto conta la religione nella scelta di non vaccinarsi - Il Post

La mente crea l’abisso, il cuore lo valica...


Io sono Quello (dialogo 9) – Nisargadatta Maharaj | Meditare.net ...

Tu non presti attenzione a te stesso. La tua mente è sempre con gli oggetti, le persone e le idee, e mai con te stesso. Mettiti al centro dell’attenzione, diventa consapevole della tua esistenza. Guarda come funzioni, osserva le motivazioni e i risultati delle tue azioni. Esamina la prigione che hai costruito intorno a te, per inavvertenza. Conoscendo ciò che non sei, arrivi a conoscere te stesso.

Hai soltanto bisogno di sbarazzarti della tendenza a definire te stesso.


Per fluire con la vita intendo l’accettazione: accogliere ciò che viene e lasciar andare ciò che va. Il passato è nella memoria, il futuro nell’immaginazione.


Il desiderio è il ricordo del piacere e la paura è il ricordo del dolore. Tutti e due rendono irrequieta la mente. I momenti di piacere non sono altro che intervalli nel flusso del dolore. Come potrebbe essere felice la mente? La gioia è gioia solamente se contrapposta al dolore.

Per sua stessa natura, la mente divide e oppone. Può esserci un’altra mente che unisce e armonizza, che vede il tutto nel particolare e il particolare come interamente collegato al tutto? La puoi trovare andando oltre la mente che limita, divide e oppone.

La mente crea l’abisso, il cuore lo valica.

Come tutto ciò che è mentale, anche la cosiddetta legge di casualità si contraddice. Nessuna cosa esistente ha una casualità particolare; l’intero universo contribuisce persino all’esistenza delle cose più minuscole. Se la gente sapesse che niente può accadere se l’universo non lo fa accadere, otterrebbe molto di più con minor impiego di energie.

Tratto da: “Io sono Quello”, di Nisargadatta Maharaj


retebioregionale | Il Cannocchiale blog

Il cambiamento inaspettato...


Vivalascuola. Il 68 unì l'Italia, il post-68 l'ha divisa | La ...

Tratti di arco degli ultimi 60 anni. Tratti di cosa siamo stati capaci partendo dalle migliori intenzioni.

Tutto è partito nel  ’68, ’77,  da Berkley University, Beat generation, Movimento hippie, Pop Art,  Compromesso storico, Brigate Rosse, il qualunquismo.
L’interruzione concretizzata in quei comportamenti, in quelle scelte, tendenze, idee e aspirazioni aveva tutta la ragione storica e dignità di ciò che esiste. Aveva tutta la necessità di fiorire.
Ha avuto molti meriti civili, culturali, ambientali, e politici. Ha sfondato le porte serrate dietro le quali si nascondeva il potere ottuso del bigottismo filogovernativo, del suo indottrinamento tout court.
Come se esistesse una grande legge invisibile chiamata del ciclo dell’avanguardia, quelle buone intenzioni tutte dedicate all’uomo, tutte critiche nei confronti di un sistema imperniato sull’avere, su valori non più rispettabili, si fecero travolgere ed integrare dall’onda di ritorno di quanto avevano creduto d’avere scansato.
Tutto era proseguito poi in data Stragi di Stato, Corruzione, Milano da bere, Edonismo, Opulenza. Il processo avanzava facile: scivolava giù dalla china. Quella che prima, dal lato opposto, avevano scalato i padri. Sulla quale si erano ammazzati di fatica ed erano anche morti per dare ai figli il meglio di se stessi.
I figli dei fiori, posate le casacche frangiate, avevano indossato camicie a polsini per guidare banche e multinazionali. La normalità dell’uniformità era tornata. Con l’arma potenziata della tv ne avrebbe permesso ora un controllo maggiore. La sola stravaganza era l’individualismo. Cacio sui maccheroni.
Qualcuno, a volte, si chiede con che sentimenti possano i nostri nonni guardare dove il progresso li ha portati, ci ha portati. Anche loro saranno sorpresi di vedere tanto disastro nonostante l’impegno che ci avevano messo.
Il mostro della normalità si è così nutrito e ingrassato con i suoi stessi anomali foruncoli. E li ha digeriti.

La meraviglia del cambiamento | Immagini, Citazioni sul lupo ...
Le sue feci ci circondano ora in un orrifico e pestilenziale abbraccio dal quale, incredibile ma vero, verrebbe da dire, appare impossibile liberarsi: ci sono ancora quelli che l’ha detto il telegiornale; che diffondono a pieni polmoni il loro pensiero senza avvederne la corrispondenza con quello unico.
Il riassunto dell’epopea del crollo può stare in quella frase? Certamente no, per i fideisti che vedono complottismo in chi pronuncia qualche pensiero critico. Certamente sì, per chiunque sia in grado di compiere la medesima sintesi. Per chiunque abbia lo spazio per comporre la stessa collana di eventi storici. Per chiunque possa ripercorrere la filologia che dall’oro ci ha portati al piombo.
Sì, il 1964 era stata una data d’avvio di grandi progetti. Ai suoi autori non servivano pianificazioni, ma partecipazione creativa. Da quello spirito comune sarebbero emerse realtà complici, coniugabili e desiderabili. Tutte orientate a saltare al di là del crepaccio storico che avevano provocato.
Non è andata proprio così. Non siamo stati all’altezza di gestire una nuova cultura. Ma siamo stati capaci di distruggere il buono di quella vecchia, al quale non avevamo fatto caso. Valori che avevano retto le identità degli individui dai tempi andati e lontani, erano stati semplicemente dimenticati.
Così ora siamo qui senza comunità cui riferirsi, senza criterio con cui educare i figli. Siamo qui, sul punto di morire con una sola certezza.
Noi nati in quella data, daremo ai nostri figli qualcosa di peggio del Vietnam, del razzismo, della guerra fredda.
Gli lasceremo una terra stracciata e rabberciata a pezze di burocrazia, una società allo sbando ma definitivamente controllata, una dote piena di preoccupazioni e vuota di futuro, un’idea di democrazia che è ormai solo il succedaneo formale di una bella promessa, un’opera d’arte senza bellezza, incorniciata dalle feci della globalizzazione.
Avevamo l’oro evangelico dell’ingenuità, l’abbiamo trasformato in satanico piombo dell’avidità.


Lorenzo Merloforce@victoryproject.net


"La Via Anagogica" descritta da Ferdinando Renzetti


Foto di Giorgia Galanti

Secondo il documento di Diogene Laerzio la Via Anagogica, o via per l'alto, fatta risalire ai neoplatonici e a Plotino, sarebbe stata ispirata a Platone dal pensiero di Pitagora. Una emanazione diretta per il cristianesimo medievale dell'intelligenza del cosmo, la grazia divina, i raggi del sole, nel mondo pagano successione di idee e concetti per la comprensione e  della fondamentale unità del mondo e della sua rappresentazione. Mentre per il mondo cristiano era una esperienza mistica legata alla fisica dei sensi, per il mondo pagano l'esperienza era più concettuale metafisica e numerica. Questo per dire che l'influenza di Pitagora nel pensiero del mondo antico è più preponderante di quanto possa sembrare e apparire soprattutto alla luce dei personaggi come Platone e Aristotele che hanno sfruttato molti dei  suoi concetti a volte erroneamente riferiti a Socrate stesso. 

In verità Platone ha dedicato un intero dialogo a parte del pensiero pitagorico il timeo, almeno per quello diffuso e conosciuto perché il pensiero di Pitagora era trasmesso solo a memoria e oralmente a una cerchia ristretta di seguaci e i pochi che diffondevano le sue idee venivano espulsi dalla setta, in questo modo come si racconta si diffuse il teorema di Pitagora e il tetracordo, Pitagora, probabilmente nel suo soggiorno, in Egitto aveva appreso i segreti della geometria sacra trasmessi agli egizi stessi, secondo una antica leggenda dagli atlantidei. 

Gli insegnamenti di Pitagora sono stati mantenuti segreti di generazione in generazione  in circoli ristretti di sapere. Tanti anni, mentre viaggiavo fa su un treno in Calabria, in uno scompartimento ho incontrato un gruppo di uomini e donne che parlavano tra di loro solo per numeri...

Ferdinando Renzetti   

Terra cruda di Ferdinando Renzetti, ecologia sessuale, Gesù era ...



Anagogicus mos

Fondendo le dottrine di Plotino e più in particolare di Proclo, con le credenze e i principi del cristianesimo, lo Pseudo-Dionigi l’Aereopagita (la cui “teologia negativa” che definisce l’Uno superessenziale come eterna tenebra ed eterno silenzio e per questa via viene a far coincidere l’assoluta conoscenza con l’assoluta ignoranza) conciliava la concezione neoplatonica della fondamentale unità del mondo e della sua esistenza come luce con i dogmi cristiani di dio uno e trino, del peccato originale e della sua redenzione. Secondo lo Pseudo-Dionigi l’universo è creato, animato e unificato dall’autorealizzarsi di ciò che Plotino aveva chiamato “l’Uno”, la bibbia aveva chiamato “il Signore” e che egli chiama “ la Luce superessenziale” o anche “ il Sole invisibile”, mentre Dio Padre è designato come “il Padre della luce” e Cristo con riferimento a San Giovanni come la “prima luminosità” che ha rivelato il padre al mondo. Un immensa distanza separa la sfera d’esistenza più alta, puramente intellegibile, dalla più bassa, quasi esclusivamente materiale (quasi perché della pura materia senza forma non si può nemmeno dire che esista) tuttavia non c’è tra le due un abisso insormontabile. C’è gerarchia e non dicotomia. Infatti anche le più basse fra le cose create, partecipano in qualche modo all’essenza di Dio (detto in termini umani, delle qualità di verità bontà e bellezza). Perciò il processo per il quale le emanazioni della Luce Divina scendono fino quasi a spegnersi nella materia attenuandosi in quel che sembra un ammasso senza senso di grezzi corpi materiali, può sempre essere rovesciato come una ascesa dalla contaminazione e dalla molteplicità, alla purezza e all’unità e perciò l’uomo, anima immortalis corpore utens, non può vergognarsi di essere legato alla percezione sensibile e all’immaginazione controllata dai sensi. Invece di voltare le spalle al mondo sensibile, può sperare di trascenderlo assorbendolo. La nostra mente dice lo pseudo-Dionigi può elevarsi a ciò che non è materiale solo se condotta per mano da ciò che materiale è, questo è possibile perché tutte le cose visibili sono luci materiali che rispecchiano quelle intellegibili e alla fine la vera lux della divinità stessa. Cosi l’intero universo materiale diviene una grande luce composta da innumerevoli piccole luci, ogni cosa percepibile fatta dall’uomo o naturale. Diviene simbolo di ciò che non è percepibile, una pietra di appoggio sulla via del Cielo; la mente umana abbandonandosi all’armonia e alla luminosità che è il criterio della bellezza terrestre, si trova guidata in alto, verso la causa trascendente di quest’armonia e luminosità che è Di0. Questa ascesa dal mondo materiale all’immateriale è ciò che lo Pseudo-Dionigi e Giovanni Scoto Eriugena indicano, in contrasto con quello che era l’uso corrente del termine, come “appressamento anagogico “ (anagogicus mos letteralmente il metodo che porta in alto) e questo ci da una vivida rappresentazione dello stato quasi di trance che si può raggiungere fissando oggetti scintillanti come globi di cristalloo pietre preziose. Una esperienza non psicologica bensì religiosa con le parole di Giovanni Scoto. L’espressione anagogicus mos spiegata come transizione dal mondo “inferiore” al “ superiore” e la “ diversità delle sacre virtù che si rivela nelle diverse proprietà delle gemme, richiama tanto le virtù celesti che appaiono ai profeti in una qualche forma visibile che l’illuminazione spirituale che si può trarre da ogni oggetto fisico.

Diogene Laerzio  

Diogenes-Diogene Laerzio di Laerte, Cilicia (ca. 180-240 ca. d.C. ...

Vite dei filosofi

Nelle successioni dei filosofi, Alessandro dice di avere trovato anche questo nei documenti pitagorici. Principio di tutte le cose è l’unità; dall’unità nasce la dualità infinita, che soggiace all’unità come la materia alla causa; dall’unità e dalla dualità infinita vengono i numeri, e dai numeri i punti, e da questi le linee, e da queste le figure piane, e da queste le figure solide, e da queste i corpi percettibili ai sensi. i cui elementi sono quattro, fuoco acqua terra aria, che si muovono e si trasformano attraverso il tutto. da questi è composto il cosmo, che è animato, pensante e sferico… Il ragionamento è ancora più chiaro se lo si percorre a ritroso: i corpi sono sostanze estese, e sono incomprensibili senza la geometria solida; questa a sua volta presuppone le figure piane, le rate e i punti; i punti formanti le figure sono in una certa quantità, che presuppone i numeri; i numeri, a loro volta, nascono tutti dall’uno e dal due, essendo pari e dispari; infine il due è fatto di unità e presuppone l’uno. con molta acutezza Aristotele osservava, nel primo libro della metafisica, che con i pitagorici si passava dalla causa materiale a quella formale: la deduzione del principio delle cose non veniva fatta risalendo di fenomeno fisicoin fenomeno fisico, bensì di idea in idea; non per trasformazione meccanica di materie, bensì per deduzione logica di concetti. per la stessa via Platone arriverà a porre come inizio di tutto le idee, e Aristotele l’intelletto divino.

La natura della luce

La luce oltre a essere un fenomeno fisico di elevata importanza, è un ente altamente simbolico perché, come lo spazio e il tempo, determina il nostro esistere. Anzi, molto di più, essa rappresenta e si identifica con la Vita stessa. Sebbene meno fuggevole e astratta del tempo e dello spazio – la luce si può misurare e si può vedere – fin dall’antichità essa è stata associata al divino, proprio per le sue peculiari caratteristiche: la luce è ciò che garantisce la vita ed è ciò che illumina il cammino qui sulla Terra o verso la salvezza eterna, è la sintesi dei contrari in quanto contemporaneamente corporea e incorporea, materiale e spirituale. La luce è dunque il simbolo universale della divinità, è quell’elemento che dopo il caos delle tenebre originarie, attraversa il Tutto dando ordine all’universo e ricacciando entro i suoi confini l’oscurità. La luce è un principio fondamentale delle antiche religioni come quella egizia, persiana e babilonese.  

Nell’antica cultura egizia l’irradiarsi della luce accompagna la prima alba cosmica, segnata da una grande ninfea che esce dalle acque primordiali generando il sole.  

Nel cerchio del tempo

Giorno e Dio scendono da un’unica parola, dyaus che un tempo, prima di questi tempi, nel nord dell’India, significava cielo luminoso.

Dyaus Pitar | The Pagan Beanstalk


Bibliografia:
I presocratici a cura di Antonio Capizzi
La Nuova Italia
Il significato delle arti visive
Erwin Panofsky Einaudi
Il Giornaletto di Saul
Il Seminasogni

Prima e dopo l'uomo venne il topo...

Risultati immagini per il primo mammifero a forma di topo
L’immagine del topo serve a “veicolare” le qualità che vengono riconosciute a questo animale, che è anche un archetipo primordiale, sia in India che in Cina.  Se pensiamo bene alle capacità miracolose del topo scopriamo che egli è un vero genio della sopravvivenza,  un maestro in se stesso nella rimozione di ogni ostacolo che si frappone fra lui e la vita.  
Un topo sa come arrampicarsi su una superficie verticale, purché vi sia la minima asperità,  persino meglio di una lucertola, di un geco od altri animali arrampicatori.  Se precipita da una grande altezza, anche mille volte superiore alla sua, ne esce perfettamente indenne, è un vero planatore in caduta libera.  Che dire poi della sua preveggenza che gli fa capire quando è ora di abbandonare la nave che affonda?  Egli è un ottimo nuotatore e sa come  salvarsi meglio di qualsiasi naufrago, ed infatti in ogni angolo del mondo prima degli umani sono arrivati i topi.  Anche nella sua vita sociale  è ben attrezzato, chi non conosce l’astuzia del topo nello sfuggire alle trappole? I sistemi di anti-rattizzazione sono impotenti contro le orde di roditori cittadini che dispongono di appositi assaggiatori,  vecchi e malandati elementi che fungono da cavie per testare i cibi sospetti, così la tribù si salva sempre.
Non basterebbe una biblioteca di psicologia animale per descrivere i suoi sotterfugi e le sue furbizie che gli garantiscono la sopravvivenza in ogni occasione, persino in caso di esplosione nucleare i topi saprebbero cavarsela meglio di noi.  Inoltre occorre specificare che in verità il topo è stato l’iniziatore della stessa specie umana, il capostipite primo, non sto raccontando una balla (stavolta), state calmi… 
Risultati immagini per il primo mammifero a forma di topo
Accadde proprio quando ci fu il grande cataclisma che distrusse tutti i grandi rettili, che a quel tempo dominavano il pianeta,  e già era nato un piccolo roditore, il primo mammifero, per correttezza chiamiamola “mammifera”  la quale aveva la taglia di una pantegana (un po’ più piccola della nutria), e mentre attorno a lei c’era solo morte e nubi nere,  la saggia topa campò benissimo sui cadaveri e sul marciume, e di lì a pochi millenni diede vita a tutte le specie di mammiferi sulla terra, ivi compreso l’uomo.  
Che grande miracolo… in mezzo alla carneficina,  quella santa  pantegana  trasformò gli ostacoli della distruzione  del mondo in vittoria…  la supremazia della sua  capacità di adattamento. Mi sa che saprebbe ancora farlo questo gioco, se l’uomo andrà avanti a sfidare la vita sul pianeta… sappiamo già chi è in grado di resistere all’olocausto.   

Paolo D’Arpini

In memoria di Baba Muktananda


Circolo Vegetariano VV.TT. Calcata » Blog Archive » Swami ...

Il mio amato Guru, Baba Muktananda, nacque il 16 maggio del 1908 (anno della Scimmia di Terra). Personalmente ho avuto una grande fortuna nella vita. Considero questo mio corpo e questa mia mente estremamente benedetti e santi poiché attraverso di loro ebbi la possibilità di incontrare un grande Maestro che diede alla mia esistenza vero significato. Dimostrandomi come il distacco ed allo stesso tempo l’attenzione siamo importanti per restare focalizzati nel Sé…. nell’auto-consapevolezza. 

“Due volte nato” si dice di chi nasce allo Spirito. E senza alcun merito particolare da parte mia ciò è avvenuto allorché incontrai  il mio padre spirituale, Swami Muktananda, il quale risvegliò la mia coscienza individuale alla consapevolezza del Sé. “Medita sul tuo Sé, cerca il tuo Sé, inchinati al tuo Sé, onora il tuo Sé, adora il tuo Sé, poiché Dio vive in te, sei tu..!” Questo il messaggio profondo e liberatorio che egli mi trasmise…

Prima del risveglio spirituale (Shaktipat), avvenuto nell'Ashram di Ganeshpuri nell'estate del 1973, ero solito inseguire i miei  pensieri, come fossero reali dati di fatto,  ma tutti i pensieri  sono passeggeri ed effimeri, ciò non ostante   essi  rappresentano positivamente “quella forza” che spinge  la “persona” ad attuare quanto è stabilito nel suo destino. La meditazione consente di far chiarezza fra quelle che sono semplici proiezioni immaginarie o problemi inventati e quei pensieri che invece definiscono in germe “il veniente”… ciò che deve accadere.

Alla base delle preoccupazioni mondane –ovviamente- c’è sempre il senso di responsabilità per le nostre azioni dovuto all’identificazione con il corpo-mente.

Il processo dell’individualizzazione della coscienza è la funzione stessa della mente. La mente è la capacità riflettente della coscienza che assume su di sé il compito dell’oggettivazione e quindi della creazione del cosiddetto mondo delle forme. L’esteriorizzazione è la sua tendenza.

Eppure non è una condizione definitiva o irreparabile, anche le sensazioni più negative possono essere trascese. Le preoccupazioni mondane che ci assalgono sono frutto del meccanismo mentale che proietta l’attenzione sui fattori esterni, desideri e paure, ed è per questa ragione che nella meditazione si consiglia di fissare l’attenzione sulla consapevolezza, sul soggetto, ignorando le apparizioni mentali, che son solo “impedimenti” (distrazioni) che sorgono per inveterata abitudine all’esternalizzazione, non tenerne conto significa restare quieti mantenendo l’osservatore in se stesso.

Baba Muktananda disse: “Do not give up your worldly life. Do not rush around in search of God in the four directions, nor lose your own souls while seeking inner peace and comfort. Live in your own homes with your spouses and children, making full use of your artistic talents, or running your businesses or factories. In whatever position your destiny has placed you whether you are millionaires or laborers, kings or beggars, God  already  is inside you…”.

Paolo D'Arpini

Paolo D'Arpini: Costi della politica e costi del Vaticano


P.S. Potete leggere il resoconto del mio incontro con Baba Muktanada nel libro "Compagni di viaggio" (Edizioni Om):  https://www.omedizioni.it/compagni-di-viaggio-la-ricerca-spirituale-laica-inizia-e-finisce-nel-se.html

Estasi significa perdersi...


La mente umana sfocia sempre nell’ego, quello è il suo sviluppo finale. Quindi, innanzitutto bisogna capire in che modo la mente umana diventa ego.
L’ego è la barriera. Più sei, meno il divino può manifestarsi. Meno sei, più sei disponibile al divino. Se sei totalmente vuoto, il divino diventa l’ospite e può diventare l’ospite solo quando sei totalmente vuoto, quando non resta nemmeno un frammento di te. A quel punto diventi l’anfitrione e lui diventa l’ospite. Quando non sei, sei il padrone di casa. Quando sei, tutte le tue preghiere sono vane, tutti i tuoi inviti falsi. Quando sei, non l’hai ancora chiamato, perché la tua chiamata può essere autentica solo quando non sei. È la sete silenziosa di un essere vuoto, la preghiera silenziosa e senza parole di una mente che non c’è più, di un ego che si dissolve.
Una volta accadde che Mulla Nasruddin venne da me, molto turbato, triste, perplesso e disse: “Sono in guai seri. È sorto un problema. E non sono un cieco credente, sono un uomo razionale”. 
Gli chiesi: “Qual è il problema?”. Rispose: “Proprio questa mattina ho visto un topo sul Corano, il Sacro Corano. Quindi sono turbato. Se il Corano non può proteggersi da un normale topo, come può proteggere me? Tutta la mia fede è a pezzi, tutto il mio essere è sconvolto. Ora non posso più credere nel Corano. Cosa devo fare?”.
A quel punto gli dissi: “Questa è la conseguenza logica: inizia a credere nel topo, perché hai visto con i tuoi occhi che il topo è più forte del Sacro Corano”.
E, naturalmente, la forza è l’unico criterio per la mente, il potere è ciò di cui la mente è alla ricerca: Friedrich Nietzsche ha ragione.
Dissi a Mulla Nasruddin: “L’uomo non è altro che volontà di potere. E ora hai visto con i tuoi occhi che un topo è più potente del Sacro Corano”.
Si convinse. Ovviamente non c’era modo di sfuggire alla logica, quindi iniziò ad adorare il topo. E presto si trovò nei guai, perché un giorno vide un gatto balzare sul topo. Ma questa volta non venne a chiedermi consiglio, aveva già la chiave in mano: iniziò ad adorare il gatto. Presto fu di nuovo nei guai. Un cane inseguì il gatto facendolo spaventare. Quindi iniziò ad adorare il cane. Ma poi si ritrovò ancora una volta nei guai: sua moglie uccise il cane a botte. 
A quel punto tornò da me e disse: “Questo è troppo. Posso adorare un topo, un gatto, un cane, ma non mia moglie”. Gli risposi: “Nasruddin, sei un uomo razionale ed è così che funziona la ragione. Non puoi tornare indietro, devi accettarlo”. 
Quindi disse: “Allora farò una cosa. Le farò una foto, senza che nessuno lo sappia, entrerò nella mia stanza, chiuderò a chiave la porta dall’interno e la adorerò. Ma per favore non dirglielo”.
Così iniziò ad adorarla in segreto e le cose stavano andando bene. Ma un giorno sua moglie corse da me e mi disse: “Qualcosa non va da molti giorni. Pensavamo che fosse diventato un po’ matto, perché ha adorato un topo, poi un gatto, poi un cane e da alcuni giorni fa qualcosa in segreto nella sua stanza. Si chiude a chiave e non permette a nessuno di entrare. E oggi, per curiosità, ho guardato attraverso il buco della serratura ed è troppo da sopportare! 
Le domandai che cosa stesse facendo e lei rispose: ‘Vieni a vedere’. 
Quindi dovetti andare a spiare attraverso il buco della serratura! Era nudo davanti a uno specchio e adorava se stesso. Bussai alla porta. Lui aprì e disse: “Questa è la logica conclusione. Questa mattina mi sono arrabbiato e ho picchiato mia moglie. Quindi ho pensato: sono più potente di lei! E ora sto adorando me stesso”.
 ⋮ Voglia di perdersi nell'estasi ⋮ Cat. [Georges Bataille ...
È così che la mente procede verso l’ego: l’obiettivo finale è “io”. E se ascolti la mente, prima o poi arrivi inevitabilmente a questo punto: devi adorare te stesso. 
E non sto scherzando. È questo che l’umanità nel suo complesso adora. Tutti gli dèi sono stati messi da parte, tutti i templi sono diventati inutili e l’uomo adora se stesso.
Come è possibile? Se ascolti la mente ti convincerà, con sofisticate argomentazioni, che sei il centro del mondo, che sei l’essere più importante del mondo. Sei l’essere supremo, sei dio. Questo atteggiamento egoico è inevitabile, è l’estrema conclusione logica. E la mente solleverà dubbi su tutto, ma non ti farà mai sorgere dei dubbi sul tuo ego. 
Ogni volta che la mente sente di doversi arrendere, solleva dei dubbi. Dice: “Che cosa stai facendo? Arrenderti a un maestro? Abbandonarti a un dio? Arrenderti al tempio o in chiesa? Arrenderti nella preghiera e nell’amore? Arrenderti nel sesso? Cosa stai facendo? Ti stai perdendo. Stai attento e controllati, altrimenti ti perderai”.
Quando c’è qualcosa in cui puoi lasciarti andare, la mente resiste. Ecco perché la mente è contro l’amore, perché l’amore è una resa: nell’amore l’ego non può esistere. Per questo la mente è contro il maestro, il guru, perché l’ego deve arrendersi, altrimenti il maestro non può operare. Ecco perché la mente è contro dio, perché se c’è un dio non puoi essere superiore, l’ego rimarrà sempre inferiore e non potrai mai essere incensato sul trono più alto. 
Non puoi permettere a dio di esistere.
 Nuvola | Doppiozero
Nietzsche ha detto: “È impossibile per me ammettere che ci sia un dio, perché che ne sarebbe di me? Dove mi collocherei? Se dio esiste, io non mi colloco da nessuna parte, quindi scelgo me stesso, non dio”. 
Ecco perché Nietzsche ha detto: “Dio è morto e ora l’uomo è libero, assolutamente libero”. 
Nietzsche ha fatto scuola in questo secolo, è stato il profeta di questo secolo. 
È il fondamento di tutti voi, che lo conosciate o meno. È nel profondo di tutti coloro che sono nati in questo secolo. Per voi dio è morto, solo l’ego è vivo. E ricordate: non possono esistere insieme.
Nell’Antico Testamento c’è una bellissima frase. La frase è: “Non puoi vedere dio da vivo”. Il significato è lo stesso: quando vedi dio devi morire, non puoi vedere dio da vivo. Quando muori, solo allora puoi vedere dio, perché tu stesso sei la barriera, sei il muro. O l’ego o dio, è così che vanno le cose: non puoi averli entrambi. E se provi ad averli entrambi, avrai l’ego e dio morirà. 
Morirà dentro di te, perché nell’esistenza dio non può morire, ma dentro di te dio sarà morto, non ci sarà. L’hai sbattuto fuori, perché sei troppo pieno di te. “Sei” troppo. E l’ego non è “poroso”, non ha spazio per nessun altro. È molto geloso, è assolutamente geloso. Non permetterà a nessun altro di entrare nello scrigno interiore del tuo essere. Vuole essere il sovrano supremo.
La mente è sempre contraria alla resa. Ecco perché quando la mente diventa dominante, tutte le dimensioni della resa scompaiono. 
Questo secolo soffre, perché questo secolo non può arrendersi. Questo è il problema. Questo è il fondamento, il fulcro della mente moderna… 
E continuate a chiedere: “Come faccio ad amare?”. 
La mente non può amare. La mente può andare in guerra, è facile, ma la mente non può addentrarsi nell’amore, è impossibile. Perché in una guerra la mente può esistere, può funzionare bene. Ma nell’amore, la mente deve arrendersi.
Amore significa dare all’altro potere su di te e tu hai paura. Significa che l’altro diventa molto importante, molto più importante di te, e se dovesse verificarsi una crisi, arriveresti a sacrificarti per il tuo amante. L’amante è sul trono: tu sei solo un servo, sei solo un’ombra. 
Questo è difficile per la mente. Ecco perché l’amore non è possibile e persino il sesso diventa impossibile. Perché anche nel sesso arriva il momento in cui devi perderti e solo allora può accadere l’orgasmo, solo allora tutto il corpo può riempirsi di una nuova energia, di nuove vibrazioni, di bioelettricità. Può diventare un flusso vibrante e radioso: perdi te stesso. Ma anche questo non è possibile... 
Osho: amore libero, droga, Rolex e Rolls Royce
Fonte: Osho Times n. 265 - Da: Osho, When the Shoe Fits

Nessuno fa nulla... tutto accade!


NULLA ACCADE PER CASO - YouTube

"I cosiddetti 'fatti' sono filtrati dalle nostre emozioni e interpretazioni e raccontano la 'nostra' storia così come noi l'abbiamo percepita." (Saul Arpino)

L'angolazione del giudizio sui fatti esaminati nella storia e nella nostra vita dipende solo dalla propensione emozionale a vedere le cose per come le sentiamo vere. Come accade ad esempio per le diverse verità narrate nel film Rashomon…

Addio a Machiko Kyo, star di Rashomon di Akira Kurosawa

Sappiamo però che la storia non è mai quella raccontata e nemmeno quella percepita con le budella.

La storia, anche nella migliore delle ipotesi, è un mosaico di piccoli particolari ed eventi disgiunti che solo all’analisi successiva appaiono consequenziali e collegati gli uni agli altri, Come i fotogrammi scelti dal regista per raccontare la trama del suo film.

Nella nostra vita percepiamo lo stimolo di rispondere "adeguatamente" nelle evenienze più diverse che ci capitano ma non possiamo dire che il filo conduttore sia la nostra volontà di ottenere i risultati che ci siamo prefissati. Succede quel che succede e poi noi esprimiamo il nostro parere: "ho compiuto questa azione e mi piace", oppure: "ho compiuto quell'azione e non mi piace…", e con ciò riteniamo che quanto avvenuto sia il risultato del nostro agire (buono o cattivo che sia).

In realtà nessuno fa nulla c’è solo un’intersecazione e commistione di forze diverse che agiscono attraverso di noi. Quel che resta sono i semplici fatti, non le ragioni o le intenzioni. Comunque tendiamo ad esaminare quei fatti con la nostra visione personale ed il nostro senso del giudizio.

La vita è tutta una meravigliosa sorpresa e voler stabilire il suo significato è semplice arroganza! Questa la mia opinione…

Paolo D’Arpini


Chi la fa l'aspetti... ma l'officina è vuota!



Chi la fa l'aspetti | StarWalls

Brandelli di relitto
Diciamo spesso di imparare dalla storia. Accade ogni volta che assistiamo a qualche sprovvedutezza protetta al petto come fosse un bene grande. Altrettanto spesso osserviamo che l’occasione della sua lezione è andata perduta una volta ancora.
Evidentemente c’è una forza che ci impedisce di sfruttare le opportunità che la sorte ci offre per ridurre la vulnerabilità generale, per recuperare la cultura umanista, per liberarci dalla dannazione alla quale ci costringe quella tecnicista, nella quale siamo immersi.
Se una parte di noi se la gode nuotando soddisfatto, l’altra, di maggioranza, arranca in cerca di un brandello di relitto qualunque che lo tenga a galla. Quando ne trova uno, nonostante tanti altri come lui galleggino con fatica e siano in difficoltà, nonostante molti non ce la facciano e vadano giù, è disposto a tutto pur di appropriarsene, pur di non condividerlo. La lotta è per la sopravvivenza. Il mors tua vita mea si compie sotto gli occhi soddisfatti del regista della realtà che viviamo.
La lotta tra poveri non è un dramma per chi l’ha generata. È qualcosa di più importante. È la dimostrazione del successo del progetto, della regia. Dare tutto per sé e contro gli altri, pur di non affogare, non permette di occuparsi di altro: il gioco è fatto. È stato fatto innumerevoli volte. Ogni volta che serviva sottrarre all’attenzione qualcosa sotto i riflettori dell’interesse comune.

Sceriffi della verità
Dopo le contraddizioni governative di queste ultime settimane viralizzate, è questa è l’impressione che resta nell’animo di molti: qualcosa non è chiaro. Oltre al problema della salute, il virus pare abbia infettato le sorgenti pure dalle quali ognuno di noi si avvia verso la valle della vita e il grande mare della morte.
Tutto va al rovescio.
Il monito ufficiale per la gestione della cosiddetta pandemia giungeva a noi come pioggia scrosciante dalla quale alcun riparo poteva proteggerci. Spruzzi di paura venivano lanciati a raggiera a tutte le ore, come sale nei giorni di neve. La falda si inquinava, e noi con essa. La chiaroveggenza dell’umanismo aveva perso la luce.
Il martello della paura ha battuto il ferro della conoscenza deformandolo fino alla forma orrifica della medicina. Quella velenosa, destinata a curare i comportamenti senza curarsi delle persone che li esprimono. Destinata perciò ad alienare tutti noi dal nostro stesso corpo ovvero dal nostro setto sentire.
Per strada e nel mondo si incontravano livelli vari di delatori. Da quello che cambiava marciapiede a quello che insultava se considerava fuori norma il comportamento di qualcuno. Invettive lanciate in nome e a sostegno dei burocrati della scienza e della vita dai quali avevano preso il modello. Più di prima si vedranno sicofanti, impeccabili come il quaderno di un ragioniere, denunciare gli untori della loro misera e ottusa concezione etica del mondo. E ancora si vedranno accanimenti contro poveretti qualunque, eletti a capri espiatori di malfatte ridicole per spostare l’attenzione da questioni e responsabilità ben più gravi.

L’offerta della storia
Eppure la storia ci aveva posto il solito piatto d’argento dal quale avremmo potuto scegliere prelibati temi, fortemente nutrienti. Quelli sì da sviluppare senza soluzione di continuità. In sostituzione dei precetti avrebbero potuto raccontare in lungo e in largo cosa sia il sistema immunitario, volendo anche con argomenti di fisiologia, di biochimica, di anatomia. Avrebbero potuto mostrare i dati relativi alle controindicazioni delle medicine, alla loro tossicità e causa di malattie. Avrebbero potuto parlare diffusamente sulla vera missione delle cause farmaceutiche (non tutte) sul loro interesse a provocare e ad alimentare uno stato di salute precario e il relativo bisogno di cura. Avrebbero potuto raccontare in lungo e in largo l’importanza dell’assunzione della Vitamina C e D. O, almeno che assumere molti cereali e zuccheri, soprattutto se insieme, è fortemente sconveniente nel momento e nel tempo. Avrebbero potuto precisare quanto quelle due sostanze siano in buona misura le responsabilità di molti malesseri e malattie che perciò, di fato, creiamo noi attraverso l’alimentazione. E dunque, che la malattia non è un caso; che in essa c’è molta nostra responsabilità e che è arrivato il momento di prenderne coscienza. (E non è la prima volta).
Di questo avrebbero potuto e dovuto parlare notte e giorno al divano dove gran parte degli italiani era inchiodata, ansiosa di sapere cosa, fare, cosa dire, cosa pensare. Avrebbero potuto darci conforto affermando che lo stato vuole partecipare al rinnovo culturale implicato in certe consapevolezze. E che, diversamente da quanto abbiamo spesso sentito dire, non si tratta di credere alla voce dello Stato, piuttosto di verificarla per ottenere solo da se stessi, dal proprio corpo, la risposta su quanto è vero che certi cibi, sentimenti, e inattività ci nuociano o ci aiutino. Avrebbero potuto battere il maglio su cosa aiuta e ciò che indebolisce il sistema immunitario. Avrebbero potuto dialogare per tutto il tempo che serviva per integrare le conoscenze tra ricercatori piuttosto che dichiarare ciarlatani quelli che, con altre modalità, avevano i loro risultati da proporre e valutare. Avrebbero potuto argomentare quanto è vero che siamo noi i primi distruttori della nostra salute così come ne siamo i primi autori, che perciò, gli agenti esterni colpiscono le difese più deboli, non chiunque. Che muoversi, fare attività motoria è necessario a tutto il nostro essere, che respirare aria buona – e ora la si poteva trovare anche in città – è fondamentale per la salute. Che allontanarsi dalle fonti di elettromagnetismo era un’abitudine da acquisire. Che essere costretti, perché senza alternative, a vivere sotto un elettrodotto o dormire sopra la centralina dell’impianto elettrico erano abitudini da abbandonare. Che la rete di campi elettromagnetici non è solo il vantaggio del wifi e di tanti altri ma è, anche un prezzo elevato di cui ancora non sappiamo con quanto sangue pagheremo il conto. Avrebbero potuto dire che portare rancore e avere cattivi sentimenti – lo sostengono ormai tutti gli psicologi della terra – è fortemente velenoso; che in quegli aspetti fioriscono le patologie. Che la crisi del virus sebbene abbia piegato le gambe all’economia, ci da il tempo per rivisitare le modalità smodatamente tossiche della vita che lo stesso virus ha obbligato ad interrompere.
Ma quanto avrebbero potuto fare, invece del napalm alla paura che hanno sparato in tutte le direzioni?

L’obbligo della biografia
Sul piatto d’argento c’era l’occasione d’oro?
No. Per niente. Non c’era neppure il piatto d’argento. Le possibilità che possiamo contare non esistono nella realtà. In essa si dispiega solo e soltanto il filo che la nostra biografia ci permette. Tutto il resto sono illazioni, congetture, superstizioni. Guitto senno di poi da bacchettoni sulla cattedra della vita. Non c’è alcuna libera scelta, quantomeno finché la dipendenza da ciò che si crede di essere sussiste, ovvero finché l’emancipazione dalla propria struttura culturale e personale non è realizzata.
C’è però permanentemente lo spazio libero che le nostre affermazioni occupano rivelando tutto di noi. Mentire è impossibile.
Così, in tempo di altissimo ascolto e interesse, di massima motivazione per provocare certe consapevolezze ed educazioni è stato gettato come da intento di qualche scienziato scientista – la peggior specie di uomo dogmatico – e di qualche cosiddetto competente suo accolito. Ancora una volta, alle ortiche l’opportunità di crescere una generazione che avrebbe beneficiato di questa crisi. E i suoi padri, invece di dannarsi per aver lasciato alla loro progenie un mondo peggiore di quello che avevano ereditato, avrebbero potuto liberarsi dal senso di colpa ed essere fieri di se stessi.
E invece? Non si è assistito ad alcun cambio di paradigma se non in peggio, c’è da presumere. La rincorsa al ritorno dell’economia perduta non si vede come non possa proseguire con i vecchi sfaceli e comportarne di nuovi.
Dunque, i giovani, che nella loro vita avrebbero potuto consolidare ed arricchire le consapevolezze che il virus ci aveva in potenza donato, e i loro genitori gli avrebbero servito, resteranno lettera morta.

Il contorno
E la guarnitura? Non è mancata. Non manca mai.
La censura non si è limitata a denigrare ed escludere, nel dibattito e nelle scelte dell’emergenza, le voci, anche ortodosse, ma con prospettive differenti. Essa si è viralmente estesa a tutto ciò che gli scienziati di Stato e la loro cricca ritenessero opportuno abbattere. Quindi esclusione, epurazione, censura, scomunicazione, radiazione anche di tutta l’informazione – che avrebbe dovuto essere libera secondo la Costituzione e ben accetta secondo la Scienza – portata da menti, sì libere e pensanti. Non guitte e ubbidienti, soddisfatte nel riferire i dispacci e le veline governative. Inconsapevoli – lasciamogli la buona fede, come agli attori del mulino bianco che sono felici dei propri sorrisi – della spinta di lobby d’interesse industriale, commerciale, finanziario, ricattatorio. E tutto ciò caricato fino al grottesco se si allineano i gravi inciampi della loro versione unica e ufficiale.
L’assurdità della scienza come verità sola e definitiva sussiste. Ha retto il colpo. Una cultura gravemente contagiosa, infetta il suo popolo una volta di più.
L’officina alchemica è rimasta vuota di garzoni e apprendisti anche stavolta. Statuari dogmi legalizzati, armati e cattivi, ne hanno impedito l’accesso.
Il piombo resterà piombo, nessuna sublimazione può avvenire senza che la negra materia nel crogiolo non sia caricata del bianco spirito delle cose. L’oro che siamo, ancora una volta rimarrà esclusiva dei ciarlatani.
Le spie, gli informatori, i probiviri sapranno denunciarli all’autorità competente.


Lorenzo Merlo