Stati Uniti 250° anniversario - 4 luglio 1776/2026

 


L’antefatto


La Dichiarazione d’Indipendenza proclamata il 4 luglio 1776 a Filadelfia è il risultato della sollevazione dei coloni anglosassoni contro la madrepatria Inghilterra.

La miccia che dà fuoco all’insurrezione è il tè. L’Inghilterra importa a basso costo dall’India e dalla Cina le foglie da tè, le lavora ed esporta il prodotto finito.

Lo esporta anche nell’America del Nord, creando un pesante rapporto di sudditanza economica attraverso l’uso delle tasse d’importazione previste dalla legislazione britannica di globalizzazione coloniale.

L’imposizione di balzelli e regole che deprimono l’economia locale stimola nelle colonie inglesi la richiesta di una autonomia che Londra non concede, innestando uno scontento che si trasforma in disobbedienza civile e movimento d’indipendenza.

La repressione che ne segue spinge i coloni a staccarsi dalla madrepatria e, il 4 luglio 1776, a darsi un proprio Stato con una Dichiarazione d’Indipendenza  in cui sono scritte queste parole “Consideriamo verità evidenti per sé stesse che tutti gli uomini sono creati uguali”.

La nascita di fatto degli Stati Uniti d’America avverrà, dopo una guerra di sette anni, con la vittoria dei coloni.


Il nuovo Stato

Tredici anni dopo, nel 1789, a Filadelfia il varo della Costituzione dà compiuta forma istituzionale al nuovo Stato.

Ma la prima Costituzione repubblicana della storia dimentica la base etica contenuta nella Dichiarazione del ’76.

Il principio “tutti gli uomini sono creati uguali”, base sociale della democrazia che arriva dall’Europa col Secolo dei Lumi e si realizzerà con la Rivoluzione Francese, non c’è più, sostituita da “Noi, popolo degli Stati Uniti”

Nel testo della Costituzione neanche la parola “democrazia” c’è, deliberatamente esclusa dai padri fondatori che temono la “tirannia della maggioranza” (testuale).

E il macchinoso e controverso sistema elettorale presidenziale è solo uno degli argini alla volontà dell’elettore, il quale 

·      deve registrarsi e rivelare a quale partito fa riferimento;

·      non voterà direttamente per il suo candidato alla presidenza, ma per delega a “grandi elettori” che potrebbero anche non rispettarne il mandato non avendone l’obbligo in quasi la metà degli Stati dell’Unione;

·      sarà chiamato a votare il martedì, giorno lavorativo che limita l’affluenza ai seggi.

Per i padri fondatori i concetti di uguaglianza e democrazia risultavano contradditori dato che il motore dell’economia statunitense era lo schiavismo, senza il quale c’è da domandarsi se questa nazione sarebbe diventata una nazione”. (Stephen J. Mount, Constitutional Topic: Slavery).

Pudicamente i redattori della Costituzione sostituirono la parola schiavi  con la formula “quelle persone”. E poiché bisognava legittimare anche la tratta di “quelle persone”, cioè degli schiavi, estesero l’ipocrisia scrivendo “il commercio di quelle persone non sarà vietato prima dell’anno 1808”.

La Carta fondante degli Stati Uniti legittima la schiavitù e, per i successivi vent’anni dalla sua stesura, legittima pure l’importazione di “quelle persone”.

La tratta degli schiavi, carne umana trasportata in condizioni spaventose e considerata merce fra le tante, sarà utile pure al bilancio statale in quanto soggetta a tariffe doganali. (Il XIII emendamento “abolizione della schiavitù” arriverà 76 anni dopo).


Per i popoli nativi, i veri e soli americani, che già la Dichiarazione d’Indipendenza definiva “i crudeli, selvaggi indiani”, il colonialismo d’insediamento anglosassone  significò genocidio. Gli Stati Uniti stipularono 371 trattati con le nazioni native e non ne rispettarono alcuno.

Le vistose falle che gli Stati Uniti esibiscono nel 250o, hanno queste radici e illustrano il quadro storico in cui si colloca la celebrazione.


Giorgio Stern