Il film del "Tredicesimo piano" - Recensione



Un film poco conosciuto ma che in realtà dice moltissimo, in maniera fantasmagorica e ricercata ma estremamente calzante, sulla manipolazione a cui l'essere umano è soggetto in questo piano di realtà ad opera di poteri occulti (e di chi interpreta il loro volere materialmente).

Innanzitutto va rimarcato che nel mondo anglosassone (il film è americano) il tredicesimo piano negli edifici non esiste, si passa direttamente dal dodicesimo al quattordicesimo.

Qui nel film su questo piano è collocato un enorme sistema informatico sperimentale che consente all'utente di calarsi in forma simulata ma al tempo stesso reale (infatti, come nel film Matrix, chi "parte" rimane nella realtà come in catalessi, in animazione sospesa) in altri luoghi e altre epoche, agendo tramite una sorta di "avatar" cioè una sua presenza che ha una identità ben precisa nella realtà simulata ma in modo che l'utente è al tempo stesso cosciente di tutto ciò.

Si tratta però di una realtà multilivello, perchè si scopre che anche gli utenti della simulazione sono a loro volta delle simulazioni ad opera di un piano superiore di realtà, un po' come in un gioco di scatole cinesi.

Tutte le persone delle simulazioni,ad ogni livello, sono del tutto "vive"e senzienti, dei software perfettamente programmati, e alcuni di loro cominciano a capre, a ribellarsi, e , tramite il macchinario, a interagire coi livelli superiori, intersecando le loro realtà. 

Il protagonista, in maniera spettacolare scopre la verità sul suo mondo fittizio - un po' come in "Truman show" e riesce nell'impresa impossibile: la sua mente riesce a scalare di livello fino a coincidere con quella del suo "controllore" nel piano superiore.

L'escalation gli riesce non già dalla sua realtà di partenza, bensì, paradossalmente, sprofondando nelle simulazioni inferiori (Visita Interiora Terrae) per poi innescare il processo di ritorno. E', se vogliamo,un simbolo dell'operazione alchemica del visitare le "viscere della terra" personale,cioè sondare le profondità del proprio io per recuperare quella materia prima da sgrezzare e trasformare in oro. 

Assolutamente da vedere- una parabola davvero aderente al tipo di realtà in cui siamo calati.

Simon Smeraldo

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