Reincarnazione, memorie di vite passate (o forse vite future?...)


Affresco di Carlo Monopoli


Ian Stevenson - professore di psichiatria presso l'Università della
Virginia - si dedica da molti anni allo studio di bambini che
spontaneamente presentano memorie di quelle che sembrano essere vite
precedenti.

In qualità di psichiatra, Stevenson cercava di comprendere il perché
di certe paure e fobie, o anche di certi talenti innati riscontrabili
spesso nei bambini piccoli; voleva inoltre spiegarsi il motivo delle
simpatie e antipatie che a volte i piccoli dimostrano fin dalla più
tenera età.

Studiando questi aspetti, Stevenson si rese conto che i bambini, oltre
a mostrare fobie o attitudini particolari, a volte ricordavano cose
che non avrebbero dovuto sapere: parlavano di vicende di vita diverse
da quelle attuali e soprattutto di episodi di morte (presumibilmente
riferibili a vite precedenti), che sembravano spiegare e giustificare
proprio quelle paure e quelle fobie.

In Ian Stevenson, che si dichiara di religione protestante,
l'interesse per la reincarnazione nacque poco a poco, nel corso degli
anni: gradualmente si rese conto che questo tipo di credenza, questa
concezione della vita, per così dire, più "allargata", poteva offrire
spiegazioni plausibili a situazioni apparentemente enigmatiche ed
inspiegabili. Una volta convintosi di questa possibilità, Ian
Stevenson cominciò a girare il mondo proprio alla ricerca di bambini,
i cui ricordi potevano essere, in questo senso, rivelatori. Ne ha
ormai incontrati e studiati a centinaia, sia nei paesi che credono
alla reincarnazione, come l'India, sia in quelli che non la
contemplano.

Per le sue accuratissime indagini, Stevenson ha messo a punto una
tecnica quasi poliziesca: parla coi bambini, interroga i familiari, i
parenti e i vicini, analizza i ricordi, li mette in relazione con le
situazioni reali, fa sopralluoghi nei posti che i piccoli dicono di
ricordare e organizza incontri con le persone che i bambini
asseriscono di aver conosciuto nella vita precedente.

I riscontri sono spesso straordinari: bambini di pochi anni che
riconoscono con esattezza persone che non avevano mai visto, le
chiamano per nome, discutono con loro di vicende passate, si muovono
con disinvoltura in case e città dove non sono mai stati; a volte,
addirittura, mostrano di conoscere lingue straniere che non sono state
loro mai insegnate(anche perché molto piccoli) e che non hanno neppure
mai udito, né in casa né altrove.

Libri sulla Reincarnazione:

Sulla sua casistica il professor Ian Stevenson ha scritto molto: il
suo libro più importante, ormai un classico in materia, è
"Reincarnazione - venti casi a sostegno", pubblicato diversi anni or
sono. Ma le sue indagini sulla reincarnazione non si fermano qui:
esistono infatti altri elementi riguardanti questo fenomeno, che
mettono in luce aspetti a dir poco inquietanti. Ed è a questi che
facciamo ora riferimento.

Certi bambini infatti nascono avendo sul corpo segni inspiegabili,
come cicatrici lasciate da ferite mai ricevute o presentando anomalie
fisiche, di cui i medici non riescono a individuare l'origine. E
appena incominciano a parlare, questi bambini affermano di essere
morti di una morte violenta, che sono in grado di descrivere nei
dettagli e che giustifica e spiega quelle cicatrici.

C'è per esempio "Jacinta Agbo", una bambina nigeriana, che alla
nascita (1980) presentava sulla nuca una strana, lunghissima
cicatrice. Quando fu in grado di parlare, Jacinta descrisse una
situazione che spiegava quella ferita: parlò di un uomo di nome
"Nsude" che durante una lite era stato pesantemente ferito alla testa.
Portato all'ospedale di Enugu, era stato operato e il chirurgo gli
aveva praticato una lunga incisione sulla nuca. In seguito tuttavia
l'uomo era morto. I fatti erano avvenuti nel 1970 e Stevenson ebbe
modo di controllarli e di verificarne l'autenticità.

Un altro caso incredibile è quello di "Ma Htwe Win", una bambina nata
a Burma nel 1973. La piccola presentava fin dalla nascita strani segni
e anomalie agli arti inferiori, che sembravano riconducibili ad anelli
di costrizione alle gambe. Quando sua madre era incinta, sognò un uomo
che si trascinava sulle ginocchia, che la seguiva e le si avvicinava
sempre più. Quando la piccola fu in grado di parlare, rievocò la morte
terribile di un uomo di nome "Nga Than", che era stato brutalmente
assassinato dalla moglie e dal suo amante, e poi legato con delle
corde per poter essere meglio occultato. Il corpo fu in seguito a
queste informazioni ritrovato e l'omicidio scoperto. E i segni che la
bambina portava sul corpo, corrispondevano esattamente alle legature
traumatiche a cui quell'uomo era stato sottoposto.

Citiamo infine il caso di "Semith Tutusmus", un ragazzino turco nato
con una pesante malformazione all'orecchio destro: anche lui ricordava
la morte violenta di una personalità precedente, dovuta a colpi di
arma da fuoco che, fra le altre cose, gli avevano maciullato un
orecchio. Come si spiegano dunque questi fatti? Il professor Stevenson
ritiene che questi segni presenti in alcuni bambini fin dalla nascita,
confermino i ricordi dei bambini stessi, dimostrando la verità del
processo di reincarnazione, ed anche che un'essenza vitale sopravvive
alla morte fisica, influenzando con un'azione psicocinetica il nuovo
corpo in formazione nel ventre materno.

Le prove della reincarnazione:

La teoria della reincarnazione spiegherebbe dunque alcune alterazioni
della pelle, come le voglie, nonché altri più gravi difetti che alcuni
individui presentano alla nascita. lan Stevenson, al fine di
suffragare la teoria della reincarnazione con prove scientifiche, ha
analizzato nel dettaglio centododici casi di persone, soprattutto
bambini, che presentano segni sul corpo attribuibili ad eventi
traumatici risalenti ad esistenze precedenti, di cui essi stessi hanno
infatti memoria: incisioni chirurgiche, pugnalate, ferite d'arma da
fuoco, morsi di serpente e persino tatuaggi.

Referti medici e autoptici, esame dei segni sui corpi, materiale
fotografico, riscontri in loco delle dichiarazioni dei soggetti
studiati, studio comparato del comportamento, della postura, dei tic ,
nonché interviste con familiari e conoscenti, rappresentano l'ampia
documentazione che il medico ha raccolto per ogni caso, durante un
ventennio dedicato allo studio serio e appassionato di questo
fenomeno. La vasta casistica, l'approccio rigorosamente scientifico e
critico, la cautela con la quale Stevenson azzarda delle conclusioni,
convincono anche gli scettici ad assumere una posizione più
"possibilista", non escludendo "aprioristicamente" una teoria che
affascina e sconvolge le salde certezze del pensiero occidentale.

Nel libro "Reincarnazione - 20 casi a sostegno", Ian Stevenson esamina
l'ipotesi della sopravvivenza della personalità umana (per molti
l'anima, l'essenza vitale eterna) dopo la morte, presentando venti
casi che sembrano suffragarla. I soggetti presi in esame sono in
genere bambini o ragazzi che conservano precisi ricordi di
un'esistenza precedente: se non si ammette l'idea della
reincarnazione, ricordi di questo tipo (che si affievoliscono con il
passare degli anni) rimangono inspiegabili. Il libro mette a
disposizione del lettore tutto il materiale raccolto dall'autore
nell'arco di molti anni di studio, dando vita a una suggestiva
"geografia della reincarnazione", che va dall'India allo Sri Lanka,
dal Brasile all'Alaska sud-orientale.

"Bambini che ricordano altre vite" è un altro libro di Stevenson, nel
quale l'autore presenta una ricerca sistematica e approfondita su
altri dodici tipici casi di bambini (orientali e occidentali,
americani ed europei) che affermano di ricordare vite precedenti. A
questi sono aggiunti numerosi altri casi che illustrano particolari
aspetti della reincarnazione. L'autore fornisce inoltre, un'ampia
analisi delle più comuni convinzioni che negano la reincarnazione,
dimostrandone l'infondatezza, sfatando anche numerosi pregiudizi
sull'argomento. Inoltre, Stevenson sottolinea alcuni aspetti connessi,
e spesso presenti, nei numerosi casi di reincarnazione da lui
studiati: ovvero alcuni fenomeni paranormali quali apparizioni,
impressioni telepatiche, sogni telepatici ecc., studiati anche dalla
parapsicologia in questo ultimo secolo.

Rivisto da Fisicaquantistica.it


Fonte: http://www.viteprecedenti.com/ian_stevenson.html

Il Giornaletto di Saul... notizie reali per "pochi intimi"


Il Giornaletto di Saul

Su internet esiste una sorta di democrazia informativa superpartes, se Berlusconi o Renzi fanno girare una “velina”   una “altra” velina inversa e sugli stessi temi può essere fatta girare anche  dal droghiere all’angolo. Le  diverse comunicazioni sono “pari” appaiono e occupano lo stesso spazio virtuale, teoricamente possono essere lette dallo stesso numero di persone, anzi… molto probabilmente la dichiarazione del droghiere è persino più letta di quella del Berlusca o di Renzie. In verità, diciamocela tutta, chi legge le noiose boutades del Berlusca o di Renzi? Solo  gli addetti al sistema mainstream,  od i politici mestieranti, non certo il popolo
Infine però sono i media ufficiali, pagati da lorsignori della politica e dell'economia, a rimettere le cose nel giusto ordine gerarchico. In primis agiscono le agenzie di notizie che lanciano solo le veline del Berlusca e del Renzie, in secundis le televisioni che le riportano ed in terziis i  media cartacei che sprecano inchiostro per chi li paga. La motivazione è semplice: “Il Berlusca e Renzie rappresentano un potere reale…”. Quindi le loro dichiarazioni passano anche se questi dicono emerite cazzate che farebbero ridere i polli se vivessimo in una società in cui si misura l’intelligenza e non l’apparenza.

In una società in cui la sostanza e la “verità intrinseca” della notizia avesse più peso,  e questo parzialmente avviene su internet, la saggia considerazione di un qualsiasi cittadino, avrebbe la maggiore evidenza.  

E tutto sommato debbo dire che una incidenza su internet è ancora possibile.  Da quando anni fa ho iniziato a pubblicare il mio diario, chiamato il Giornaletto di Saul,  per i pochi affezionati che spesso lo rilanciano,  è diventato un’icona e non per la sua grafica, non per i suoi scaldaletti erotici, non per le sue boutades volgari, non per la scempiaggine dei suoi argomenti, ma forse solo perché dice cose ragionevoli ed alquanto condivisibili….

O forse le "notiziole" che vi appaiono fanno "intelligence", così pare  a giudicare dall'ubicazione geografica dei lettori, situati massimamente negli USA, in Russia, in Germania, in Inghilterra, etc. etc. insomma dove la "notizia reale" ancora conta!

Vostro affezionato,  Paolo D’Arpini 

Pensieri di Deepak Chopra e postilla mortuaria


Finestre di Franco Farina


Pensieri di Deepak Chopra: 
Normalmente noi pensiamo che lo spazio sia freddo e vuoto, ma lo spazio quanto è pieno--è la continuità che unisce tutto nell'universo.
Quando i campi quantum sono attivi danno origine a creazione di eventi spaziali; quando sono inattivi c'è solo spazio quantum.
 
Immaginate la terra circondata da linee di forze magnetiche che si irradiano dai due poli magnetici nord e sud.
Tutti i separati magneti del pianeta partecipano in questo campo. Essi sono piccole, separate fonti di magnetismo, ma anche se un magnete non vi è vicino il campo magnetico vi circonda.

Una calamita a forma di ferro di cavallo è una locale sorgente di magnetismo; mentre le linee di magnetismo circondano la terra è una non locale invisibile presenza, ambedue sono connesse come un unico campo magnetico.
Dato che il vostro corpo emette elettromagnetiche frequenze anche voi siete una espressione dello stesso campo magnetico.
Le pulsazioni dei vostri segnali nervosi che corrono lungo le vostre membra, le elettriche scariche emesse dalle vostre cellule del cuore e il leggerissimo campo di corrente che circonda il vostro cervello, dimostrano che voi non siete separato da qualsiasi forma di energia nell'universo.
Ogni parverza di separazione è dovuta alla limitazione dei vostri sensi che non sono accordati con quelle energie.
 
Immaginate due candele su di un tavolo davanti a voi ad un metro di distanza fra di loro.
Ai vostro occhi appaiono separate e independenti, ma la luce che emettono riempie la stanza di protoni; tutto lo spazio tra le due candele è pieno di luce e perciò non c'è alcuna separazione al livello quantum.
Adesso prendete una delle candele e portatela all'esterno e sollevatela in alto contro il cielo stellato.
I minuscoli puntini di luce nel cielo possono essere a miliardi di anni luce lontano, ma al livello quantum  ogni stella è collegata con la vostra candela nello stesso modo di come lo è con la seconda candela nella stanza.
Il vasto spazio tra di loro contiene onde di energie che le unisce.
Mentre guardate alla candela e alle lontane stelle, fotoni di di luce da ambedue arrivano alle vostre retine.
Quindi fanno scattare lampi di elettrochemicali scariche che appartengono ad una differente frequenza vibratoria dalla luce visibile, ma sono ugualmente parte della stesso elettromagnetico campo.
Perciò siete un'altra candela, o stella le cui concentrazioni locali di materia ed energia sono un germoglio nell'infinito campo che vi circonda e vi supporta.
 
Conclusione: Tutto l'universo è un unico campo magnetico e noi ne siamo parte.

Roberto Anastagi


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Postilla mortuaria:



Venerabile Nagasena, quando gli esseri muoiono, muoiono tutti in pienezza di tempo, o alcuni muoiono fuori tempo?’
‘Vi è una realtà, o re, come la morte a tempo debito ed un’altra realtà come la morte prematura.’
‘Allora chi sono coloro la cui morte è a tempo debito e chi sono coloro la cui morte è prematura?’
‘Avete mai notato, o re, nel caso degli alberi di mango, o degli alberi Gambu o di altri alberi fruttiferi, che i loro frutti cadono quando sono maturi e quando non sono maturi?’
‘Sì, venerabile.’
‘Bene, quei frutti caduti, cadono tutti a tempo debito o alcuni cadono prematuramente?’
‘Alcuni di quei frutti, Nagasena, cadono quando sono maturi, in pienezza di tempo. Ma altri cadono perché sono bacati da vermi, altri perché colpiti da una pertica, altri ancora perché fatti cadere dal vento, altri perché sono marci e tutti questi cadono fuori tempo debito.’
‘Allo stesso modo, o re, quegli uomini che muoiono per effetto della vecchiaia, muoiono in pienezza di tempo. Ma altri muoiono per effetto del Kamma (di azioni cattive), altri ancora per il troppo errare, altri per una eccessiva attività.’ ” - (MILINDAPAÑHA, LE DOMANDE DEL RE MILINDA LIBRO IV – Capitolo 
VIII Mld:IV.8.39/50 – La morte prematura) -
A cura di Aliberth Mengoni

Essere dove siamo è tutto ciò che possiamo...



Pellegrini in terra e fino all’inverosimile tormentati dal possesso delle mappe, del magico punto rosso delle metropolitane… vous étes ici
Quel tanto bramato ici che finalmente ci inchioderebbe all’illusione dell’essersi trovati, dell’essere meno smarriti, del sentirsi meno stranieri. In che galassia abita l’ici
E se fosse solo il sasso che mi fa inciampare sul metro di sentiero che sto percorrendo? 
Grazie sasso, ti voglio bene! Quando non avevo fuori dalla porta della mia casa i seicento ettari di foresta manzianese, possedevo solo un geranio alla ringhiera di un balcone milanese. Contavo i petali dei fiori, li liberavo dalle foglie secche, toccavo la terra e portavo le dita alla bocca. Ero lì e in nessun altro luogo, lì si consumava il mio privato banchetto con gli dei. 
Ieri ho abbracciato una quercia di cinque secoli. Che importa se agli dei piace così tanto cambiar ristorante? Che importa se mi invitano sempre? Pellegrini e transitori come siamo, perché mai dovrebbe fermarsi il viaggio davanti a un numero civico? Anche se fosse la soglia della casa degli orrori, dei lager e delle delicatezze, perché dovrei fermarmi e suonare il campanello se so che sono pellegrina in una terra che non mi appartiene? Il vento continua a portare nei giardini i semi del cardo e della malva… e anche se smettesse di portarli, anche se gli uomini gli impedissero di portarli… non sono io pellegrina dentro una storia che non mi appartiene? Che mai sarà in grado di consumarmi?
Il mio gatto si smaterializza e attraversa i muri, la notte. Se vuole entrare lui si smaterializza e salta sul mio letto, devo alzarmi per aprirgli la porta. Il mio Maestro Gatto ha il dono dell’ubiquità, nemmeno lui ha il destino di essere consumato dalla piccola breve inconsistente e imbecille storia degli uomini. Lui sta qui perché mi deve insegnare che c’è dell’Altro. Ovunque c’è dell’Altro… nei sassi nella malva nei gatti e nei gerani. Ovunque, alla fine di un sentiero, ne comincia un Altro. Non c’è stranierità che tenga, se il Pellegrino può battere allora la terra col piede nudo e danzare e cantare la gioia per quell’ignoto metro di eternità che gli è ancora concesso di percorrere.
Grazie a tutti i compagni di viaggio che danzano con me:)

Maria Castronovo

Treia - La primavera del Circolo VV.TT. Aspetti spirituali ed allegorici della Festa dei Precursori 2014





La primavera è la stagione in cui tutto rifiorisce ed è quindi il periodo adatto per esprimere la propria capacità creativa. Spesso quel che è rappresentato nella natura trova anche una sua corrispondenza nella coscienza dell’uomo, infatti l’atto creativo, sia esso di Dio o di Madre Natura, è stato spesso paragonato a quello di un artista che produce la sua opera.
Ciò avviene poiché nel Logos del mondo manifesto si riconosce un disegno od uno scopo ed è esattamente quel che avviene con la produzione artistica. Ma potrebbe essere notata una differenza essenziale, infatti nel caso del lavoro artistico, come ad esempio la pittura, vi sono molte cause distinte. La materiale: le tele, il colore, etc; la formale: la configurazione, etc.; l’efficiente: l’artista, il pennello, etc.; e la finale: l’onorare qualcuno, guadagnarsi da vivere, etc. Ma nel caso della manifestazione del mondo non vi sono cause distinte, essendo l’originale una sola, sia essa definita Energia naturale o Dio.
“Egli dipinse il quadro dell’esistente in se stesso  e su se stesso, con il pennello della sua volontà, e fu subito lieto” Afferma una antica scrittura indiana riferendosi al Creatore. Ma anche in altri testi filosofici e scientifici spesso la pittura è usata come esempio per significare la progressiva capacità realizzatrice della vita. Seguendo il concetto dei tre stadi successivi della manifestazione cosmica, osserviamo che all’inizio vi è la “latenza” o “energia causale” poi subentra il “sottile” o “forma pensiero” ed infine il “grossolano” o “materia”. Questi stadi vengono comparati con 1) lo schiarimento delle tele ed il rafforzarle con l’amido; 2) lo schizzo dei contorni delle figure sulla tela; 3) riempitura delle immagini con il colore.
La “coscienza” o volontà creatrice è la causa coefficiente dell’opera, che è come la tela sbiancata;  la “capacità” operativa è la causa sottile, rappresentata dalle sembianze appena  schizzate ma presenti nella fantasia dell’autore, come è presente il feto nell’utero materno; ed infine la forma finale che è come la nascita o apparizione manifesta e si può paragonare alla pittura finita.
Dobbiamo però ricordare, come affermato in apertura del discorso, che queste funzioni creatrici, nel caso della “creazione dell’universo” appartengono tutte alla medesima Forza o capacità espressiva. L’artista, il materiale, l’opera, il  critico, il cliente.. etc. sono originati tutti dalla stessa Energia primordiale (o Dio).
“L’immagine di nome e forma, l’osservatore, lo schermo sul quale egli vede, e la luce per la quale egli vede… tutti questi sono Egli stesso” Affermava Ramana Maharshi.
Comunque volendo riconoscere la presenza di quell’Uno in noi tutti, e volendo assumere l’opera dell’artista come esemplificazione della capacità creativa di quell’Uno,  il Circolo Vegetariano VV.TT. sta organizzando  a Treia, la Festa dei Precursori,  simbolica per celebrare la creatività e la primavera. L'evento si tiene nei giorni dal 25 al 27 aprile 2014 e comprende sia aspetti culturali che pratici: canti, passeggiate,  mostra d'arte, performances, discorsi sull'agricoltura, sull'economia solidale, sulla solidarietà umana, sulle cure naturali, etc. 
Il programma è ancora in costruzione, qui potete leggere una bozza: 
Paolo D’Arpini

P.S. Chi fosse interessato a partecipare, proponendo un suo intervento, scriva a:
circolovegetariano@gmail.com 
oppure telefoni al 0733/216293  

Alcune immagini delle precedenti edizioni: 



















La manifestazione si svolge con il Patrocinio Morale del Comune e della Proloco di Treia





Il Gesù dei vangeli e il contesto storico in cui visse - La fiaba evangelica rivisitata alla luce della ragione



Considerazioni raccolte fra gli scritti di pensatori significativi. Per spiegare le ragioni che hanno determinato l’aspetto personalistico del cosiddetto insegnamento del Cristo, personalismo che possiamo far discendere tanto dall’Epicureismo quanto dallo Stoicismo, dottrine filosofico-esistenziali di cui era pregno il mondo mediterraneo governato dalla Romanità e improntato dall’Ellenismo, vale la pena riportare quanto scritto dallo studioso Paolo Boccuccia (vedi anche il libro di don Ennio Innocenti: Gesù a Roma.):
"Il Gesù dei Vangeli vive, si muove ed opera su di uno sfondo ambientale e storico irreale, tranquillo, folkloristico, pacifico, al massimo turbato da qualche dramma personale senza importanza sociale, quali infermità o alienazioni mentali (indemoniati), drammi che danno al personaggio l’occasione di mostrare i suoi poteri taumaturgici e di porsi al centro di una attenzione collettiva priva del tutto di connotazioni politiche e di prospettive rivoluzionarie"
Nota: In questo clima è possibile instaurare un insegnamentol di carattere personalistico che promette la “vita eterna”, cioè un prolungamento della vita a chi si comporterà in un certo modo ( che può essere anche una modalità di esistenza del tipo di quelle che vanno per la maggiore, oggi, nelle riviste salutistiche. Da aggiungere anche che all’epoca, cioè all’epoca in cui è stato situato, arbitrariamente la predicazione di Gesù, la Palestina era letteralmente straziata da guerre civili e da ribellioni contro Roma.
Pitigrilli, nel suo libro ”La bella ed i curculionidi” scrive: "I Greci insegnavano se sei bello fatti più bello ancora. Oggi la gente coltiva la propria caricatura."
E Platone: “Scopo dell’uomo è la conoscenza e questa si ottiene nella Comunità e per la Comunità ”
Nota ulteriore: I racconti evangelici, nella loro astrazione -come fossero racconti fiabeschi- non permettono di identificare un elemento concreto. Questo il loro fascino ma anche il loro limite. Al contrario, la Fascinazione Mitica, alla quale i creatori dei Vangeli si sono sicuramente ispirati, permette una continua traslazione nella tradizione del mito: dalla Persia, alla Mesopotamia, alla Grecia, a Roma e da questa a tutta l’ area mediterranea, compresa la Pelstina, ma soprattutto Alessandria d’Egitto cuore pulsante e concentrazione di tutto il pensare ed il sentire.
Palingenesi Pitagorica: come scrive Arturo Reghini, non significa morire e rinascere, bensì ripetere l’ atto della nascita. nascere nuovamente.

Frasi utili alla comprensione:
"Perdonami per non essere riuscito a perdonarti."
"Io sono un altro Te stesso." saluto dei nativi americani.
"In fondo al Graal c’è il TAO." Eugenio Montale.
Vasile Droj: "Risonanza nella nostra Mente delle parole che pronunciamo e che ascoltiamo. Non ha senso escludere la sonorità e l’articolazione, cioè la lingua nazionale utilizzata nel discorso, dalla comprensione dei significati.  Non c’è comprensione nella pura astrazione concettuale."
H. Laborit:  "La sola ragione d’essere di un essere  è di essere, diversamente non esisterebbero esseri"
Cartesio:  "Occorre saper sceverare il vero dal certo"

Georgius Vitalicus (alias Giorgio Vitali)

La spontaneità è la caratteristica “comportamentale” del risvegliato....




Il nostro osservare il mondo, sia interiore (delle emozioni) che esteriore (degli oggetti), non è quasi mai “pulito”, privo cioè di interpretazione e concettualizzazione.

Siamo avvezzi a giudicare quel che osserviamo attraverso il filtro della memoria e delle sensazioni collegate alle trascorse esperienze. Anche nel caso di eventi “nuovi” o di idee precedentemente non considerate non facciamo a meno di cercare di “comprendere” e misurare sulla base del nostro conosciuto. Ecco questa “preconoscenza” è la nostra “schiavitù” ma se potessimo lasciarci andare sino al punto di poterci osservare mentre si innesca il meccanismo del “pre-giudizio” e capire il suo funzionamento… potremmo già considerare questa “attenzione” come una prima forma di meditazione e distacco dal processo appropriativo in corso.

Facciamo un’analogia pratica, per esemplificare questo tentativo di spostare l’attenzione dall’io giudicante alla capacità testimoniale della pura coscienza, analizzando il funzionamento del sogno. Quando sogniamo tutto avviene in modo apparentemente costruito e definito mentre allo stesso tempo gli avvenimenti del sogno mantengono il senso dell’imponderabilità. Il personaggio specifico del nostro sogno, nel quale noi ci identifichiamo, è esso stesso una semplice componente inscindibile dalla complessità del sogno, in cui i vari attori, figure, oggetti ed eventi sono un tutt’uno. La “farsa” del sogno mostra un’apparente finalità e significato agli occhi del personaggio di sogno nel quale ci identifichiamo. Vediamo che egli infatti compie gesti deliberati e verosimili sforzi di volontà per raggiungere i suoi fini di sogno, rapportandosi inoltre con gli altri personaggi del sogno come “diversi” da sé.

Può ciò corrispondere a verità?

Tutti gli aspetti del sogno sono prodotti dalla stessa mente e non sono in alcun modo controllabili e gestibili da alcun personaggio o situazione del sogno. Essendo ognuno di questi elementi semplici componenti “passive” immaginate nella mente del sognatore. Dal punto di vista dell’esperienza “empirica” nello stato di veglia si può dire che il processo di “creazione” sia praticamente il medesimo. Tutti gli oggetti ed i soggetti che reciprocamente si percepiscono (essendo ognuno contemporaneamente soggetto ed oggetto nella percezione altrui) scaturiscono dalla stessa “Mente”, o Coscienza, e si dipanano sullo schermo concettuale degli eventi spazio-temporali. In effetti, in questo funzionamento totale, non può esistere alcuna volizione o finalità personale, poiché (come nel sogno) ogni cosa si svolge indipendentemente dall’intenzione di qualsiasi dei personaggi sognati. Pur che apparentemente essi assumono su di sé il senso dell’affermazione o della negazione di una loro “volontà”, ma questo avviene solo conseguentemente alla considerazione effettiva degli eventi già vissuti. Ovvero dopo aver “giudicato” i fatti accaduti ed averli assunti come propri (attraverso il senso di identificazione) e quindi definiti come positivi o negativi (ai fini del personaggio).

Da ciò, per estensione, arriviamo all’identità dello stato di veglia e scopriamo che -come nel sogno- a manifestare la vita e le sue componenti non sono i singoli esseri bensì la Coscienza stessa, impegnata com’è nell’opera di vivificazione delle sue emanazioni e manifestazioni, che sono possibili solo per suo tramite.

Per questa ragione è detto che “quando il me scompare l’Io si manifesta” (Ramakrishna Paramahansa), ovvero quando l’identificazione individuale cessa automaticamente la Coscienza impersonale emerge. Si dice che “emerge” in quanto tale pura Coscienza è già insita nell’individuo stesso (come la mente è presente nel personaggio sognato) che la “sostanza” non appartiene alla sembianza mutevole ma è l’essenza che la anima. Ovviamente in caso di “risveglio” al puro Io il senso di identità individuale “muore” ma questo non implica l’automatica scomparsa della sua “sembianza” apparente, che continuerà a restare nella percezione degli “altri” osservatori, ma svuotata al suo interno di ogni identificazione oggettiva, essendo il risvegliato pura e semplice “soggettività” (Consapevolezza priva di attributi).

La spontaneità è la caratteristica “comportamentale” del risvegliato, quando spontaneità significa semplice capacità di risposta, adeguata e consona, alle situazioni in cui egli si imbatte. In un tale essere non permane alcuna ombra di intenzionalità o di giudizio, di desiderio o repulsione, la sua “volontà” corrisponde esattamente agli eventi vissuti senza che lui lo ricerchi. Possiamo definire questo stato: Libertà.

Per significare la vera natura dell’essere ed il “ritorno” all’intrinseca consapevolezza che gli è propria, ammettendo che tale natura è la stessa per ognuno di noi, mi piace riportare una frase di Nisargadatta Maharaj, che disse: “Non importa ciò che fai o ciò che non fai se hai realmente percepito quello di cui sto parlando. Diversamente, non importa nemmeno se tu non hai capito quel di cui sto parlando..” Il che significa che in entrambi i casi la realtà intrinseca non cambia… e quel che è destinato ad avvenire avviene per conto suo…. 

Succede però che questo discorso, pur essendo a volte intellettualmente accettato, necessiti spesso una digestione ed assimilazione, deve insomma essere fatto “nostro”. Ciò può avvenire attraverso la riflessione, la rielaborazione e il riconoscimento al nostro interno di tale verità. Ora in qualche modo ci sembra di aver compreso ma dobbiamo disintossicarci dalla tendenza speculativa e dall’identificazione con il personaggio incarnato. A tal fine, non per ottenere la condizione che è già nella nostra natura ma allo scopo di scongiurare l’imbroglio della mente, consiglio la lettura ripetuta e la ponderazione sulle immagini contenute nel Libro dei Mutamenti, un compendio di esempi archetipali psicosomatici, descrivente cioè i diversi modelli comportamentali, basati sulle variegate capacità espressive della mente nello svolgimento degli eventi spazio-temporali. Per mezzo dell’analisi sarà possibile riconoscere le multicolori forme che la mente può assumere in questo mondo di apparenze, essendo le sue trasformazioni semplici risultanze, risonanze e adattamenti alle condizioni che si trova ad affrontare. Questa è una risposta automatica allo svolgimento delle continue mutazioni e mescolamenti degli elementi basilari della vita.

Ovvio che tali mutazioni sono praticamente infinite ma nel Libro dei Mutamenti si esaminano 64 aspetti/madre, in forma di esagrammi in cui ogni linea è una componente costitutiva con propri significati. Essendo questo testo il risultato di un antichissimo e costante studio ed osservazione di fenomeni naturali e sociali, interpretati e visti sia con la ragione che con l’intuizione, esso si presenta come un complesso integrato dei diversi modi espressivi analitici ed analogici della mente.

E nel Libro dei Mutamenti si può dire che vengono fusi sia gli aspetti filosofici speculativi e metafici che quelli analitici ed empirici (Taoismo e Confucianesimo), perciò la prassi è quella di osservarne le immagini senza volerne assumere i concetti, un buon metodo per avvicinarsi alla corrispondente spontaneità comportamentale del saggio, basata sulla capacità di immediata risposta comportamentale nelle varie situazioni incontrate nella vita, anche in considerazione delle peculiari caratteristiche da ognuno incarnate e nella posizione e condizione in cui siamo. Insomma, conoscere il mezzo per affrontare adeguatamente il percorso.

Siccome la lettura del testo non è immediatamente chiara e assimilabile è consigliabile una ripetizione continuata, ma senza sforzi interpretativi, in modo da sospingere pian piano la nostra mente verso quel necessario “distacco” da finalità precostituite, tralasciando quindi il tentativo di comprensione dei significati razionali e lasciando che le immagini evocate trovino corrispondenza nel nostro inconscio.

“Conoscere la mente per non farsi imbrogliare dalla mente..” Affermava Ramana Maharshi.

 
Paolo D’Arpini


Semantica e qualità divine e demoniache - Il prossimo Nobel per la pace lo daranno a Satana?



Il discorso comincia da un fatto banale, l’assegnazione del premio nobel per la pace ad Obama ed all’Europa, che  non hanno fatto altro che procurare guerre e disastri… Questo significa che spesso si parte dal bianco e si arriva al nero, oppure si parte dal nero e si arriva al bianco… Succede anche con alcune espressioni e titoli di carattere religioso che cambiano significato nei secoli e nei millenni… Ma andiamo per ordine….

Scrive Joe Fallisi: "Per identificare un principio responsabile del male presente sulla Terra: i teologi non possono concepire che il male provenga dal ‘Dio buono e amorevole’ che hanno elaborato nelle loro dottrine e così si rende necessario trovare un avversario, un antagonista, un principio spirituale contrario. Di qui hanno preso avvio le varie forzature palesi del testo biblico finalizzate a trovare la controparte cui attribuire la responsabilità. Tutto questo per evitare di commentare e spiegare un passo biblico moto difficile per la teologia, quello in cui (Is 45,7) è Yahwèh stesso a dire che è stato lui a portare il bene ed il male sulla Terra. È proprio lui ad affermarlo, attraverso una delle voci più importanti e autorevoli dell’intera storia del pensiero ebraico, il profeta Isaia. Il versetto non si presta a dubbi interpretativi come spiego bene nel libro in cui documento che il termine satana non è il nome di una individuo o entità ma un termine che indica una funzione – quella del pubblico accusatore – che di volta in volta viene assunta da vari personaggi (sia malakìm che uomini) e spesso proprio su incarico esplicito da parte di Yahwèh risultando così essere addirittura un suo collaboratore"
Mia considerazione semantica.  Asura è una divinità terrestre antecedente il deva (latino: divus o deus) celeste (vedi l’Ahura Mazda della Persia, civiltà di origine ariana).  Addirittura il "rakshasa", che è l’asura impersonificato  viene oggi considerato negativamente il “demonio” (mentre nel greco antico δαίμων, dáimōn, significa «essere divino»). Egli è invero un “protettore” (dalla radice sanscrita raksh = proteggere). Gli asura si astengono da bevande inebrianti mentre i deva sono dediti alle bevande fermentate alcoliche. I deva pretendono sacrifici cruenti in loro onore mentre gli asura si accontentano dei frutti della terra (vedi anche la storia di Caino ed Abele, in cui Caino è l’agricoltore che offre frutti a dio  e Abele il pastore che offre animali uccisi)…..
Paolo D'Arpini


"Fra il sogno del sonno ed il sogno della veglia" - Miracoli dell'inconscio...




Forse sarà stata la lettura di una storia ebraica, raccontata da Osho,  mentre stavo semisdraiato sulla brandina, in cui si parlava di un tipo talmente insonnolito nella vita che non riusciva mai a distinguere il sogno dalla veglia... Poi si ritrova nel vuoto assoluto, in cui tutto il suo mondo era scomparso, anche la sua forma non c'era più, si ritrova insomma a dover affrontare, nella sua totale meraviglia ed ignoranza, una condizione in cui non sa nemmeno di essere morto (o vivo...?).

Oggi, a proposito di stato fra sonno e veglia, mi vedevo in un semi-sogno in cui essendo consapevole di stare per addormentarmi e non volendo perdere la lucidità dello stato di veglia cercavo di fare uno sforzo per tirar fuori un braccio dal letto in modo che il fresco mi mantenesse sveglio... e così è accaduto che mi sono "svegliato"...

Ora, ben sveglio (ma che significhi sveglio ancora non lo so, sentendomi sveglio anche mentre apparentemente dormivo...).

Paolo D'Arpini
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Due storie nella storia.


Prima storia, narrata da Gilda Bocconi:
Non ricordo esattamente quando andai per la prima volta a Calcata ma ho ben presente il senso di vertigine che ebbi nel passare sul ponte sospeso nel vuoto e poi sulla via stretta fra il dirupo e la parete rocciosa, messi i piedi in terra, l’accogliente piazzetta mi rassicurò definitivamente. Passai sotto la porta e in poco tempo, oltrepassato il paese medio ed entrata in quello antico, mi sono trovata di nuovo affacciata sul nulla, in posizione aerea in uno sfolgorio di verde e di sole. Rimasi incantata dal contrasto fra il borgo piuttosto piccolo, raccolto, dalle architetture graziose, quasi un nido, e gli aspri e selvaggi orridi della valle del Treja.



Narce si ergeva ardita proprio di fronte, Narce, la favolosa Narce! Croce e delizia di una generazione di archeologi italiani ed inglesi. In quel periodo frequentavo i corsi di proto-storiaeuropea e, benché non avessi partecipato agli scavi, vivevo l’atmosfera bollente delle dispute e delle gelosie che aveva suscitato quel ritrovamento importantissimo. L’insediamento testimoniava infatti una continuità di vita dal Medio Bronzo (XIV° sec. a.C.) al VI° secolo a. C.. In seguito gli abitanti si erano spostati anche su Pizzo Piede, Montelisanti e sull’attuale Calcata. Era la prova dell’autoctonia degli Etruschi e dei Falisci, accettando però l’ipotesi dell’arrivo di piccoli gruppi, mercanti e artigiani, provenienti soprattutto dal mondo egeo-anatolico.

Tornai a Calcata in seguito, quando seppi come il Comitato per Calcata Viva fosse riuscito a far togliere il vincolo di inabitabilità. Capena, nella quale nel frattempo mi ero trasferita aveva gli stessi problemi. Fu allora che conobbi anche il Circolo vegetariano e Paolo D’Arpini. Il Circolo si trova sulla destra, prima di passare sotto l’arco, e spesso vi si poteva incontrare Paolo seduto su una scaletta, un pò nascosto dai fiori (o dalle erbacce), contornato da cipolline, broccoletti e melucce piccole ma buone, quasi sempre calmo e olimpico (perché le tempeste lui le nasconde socchiudendo gli occhi), con un berretto alla ‘garibaldina’, sornione guarda chi passa, quando ti riconosce si alza sorridente e ti fa entrare al Circolo. Malgrado l’aspetto egli ha portato avanti molte iniziative per la valorizzazione della valle del Treja: la lotta per impedire una discarica inquinante, la difesa dell’identità locale, con il bioregionalismo, e altre attività per la libertà individuale.

Ricordo ancora con piacere le riunioni che spesso terminavano con un convivio sempre accompagnato da un ottimo vinello e da dolcetti paesani. A quel tempo ero una accanita fumatrice ed ho sofferto perché al Circolo non si può fumare, spesso (per rifarmi) andavo in un baretto vicino, simpatico e all’antica, gestito da una famiglia, dove potevo fumare voluttuosamente. Comunque Paolo è un vulcano di idee, con lui puoi anche non essere d’accordo su certe cose, infatti egli accetta volentieri il dibattito ed il confronto. Osservando lo stemma di Calcata, ho cercato di spiegarmi meglio questo nome (ed il suo significato). In effetti la forma è quella di un tallone, tallone di calcare, cioè roccia, ma forse il nome è estensibile anche ad un altro vicino insediamento diruto, in cui vi sono i resti della chiesa di Santa Maria di Calcata.

Nell’antichità era indicato come ‘tallone’ anche la pietra al centro dei circoli sacri, ove erano celebrati i riti ed i sacrifici, certo nella zona son stati ritrovati diversi templi sin ora di epoca ellenistica (IV° sec. a.C.) mentre sappiamo che Narce (Fescennium?) risale all’età del bronzo. Chissà se proprio nell’attuale Calcata fosse situata l’antica area sacra? Probabilmente resta solo un’ipotesi, una sensazione, così come Paolo ’sente’ ed immagina gli antichi falisci della valle del Treja nello spirito arguto e smaliziato dei "Fescennini" e le preghiere alla Dea Madre, manifestazione della natura e della vita.
Gilda Bocconi

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Seconda storia, narrata da Etain Addey:

Non voglio andare al convegno della Rete Bioregionale Italiana in macchina. E qui già mi scontro con un paradosso della vita "semplice": se parto con le ruote vado e torno in tre giorni, se scelgo di andare a piedi devo lasciare al mio compagno di vita semplice tutta la mungitura e i lavori di formaggio, orto, potatura e animali. Questa volta il convegno ha luogo a Calcata, un piccolo borgo a nord di Roma. Ne sento parlare da anni, ma non l'ho mai visto, né conosco di persona Paolo D'Arpini del Circolo Vegetariano che ci ospita; finora ho solo letto i suoi scritti.



Quando si va a piedi, la destinazione e le persone che ci si trovano assumono un'importanza insolita nella mente del viaggiatore. "Come viaggiano le truppe nemiche?" chiese un generale romano. "A piedi: quindi abbiamo il tempo per preparare le difese." Così mi scrisse Paolo quando gli comunicai la mia intenzione di venire a piedi e quindi per le vie della Tuscia mi sento un poco barbara.

I ritmi della natura.
La prima notte la passo arrotolata nel sacco a pelo sulla balconata del Palazzo dei Papi ad Orvieto. È dura la pietra, ma in compenso ho una vista del palazzo che nessun papa, chiuso dentro, ha mai goduto: ogni volta che apro gli occhi nelle ore piccole (e c'è un orologio su una torre vicina che suona i quarti) rimango di nuovo meravigliata dalla bellezza delle mura di pietra rosa con i delicati lavori degli scalpellini del trecento. Non riesco a capire che tipo di industria, ai piedi della rupe di roccia vulcanica di Orvieto, continua a rombare sempre nel silenzio della notte. Prima dell'alba parto nella direzione di Viterbo, passando per Grotte di Santo Stefano.

Piano piano comincio a rendermi conto che l'intero paesaggio è una magia di rupi scoscese e paesini arrampicati sopra canyon - Orvieto è il luogo più famoso, ma dall'età del bronzo questa terra è abitata da gente che ha usato la roccia per difesa e rifugio. Arrivata a Grotte di Santo Stefano, non riesco a capire perché non trovo il centro del paese ma poi mi spiegano che fino al 1600 la gente viveva nelle grotte, e solo in secoli recenti ha costruito le case, che in un certo senso sono rimaste "periferiche" rispetto alle grotte.

Piove un po' troppo per dormire per terra e due donne anziane proprietarie di un bar mi dicono che non c'è un posto per dormire qui. "Strano" - fa una all'altra - una volta qui c'era tutto - si dormiva, si mangiava, si ballava, c'era pure il cinema e eravamo si può dire poveri... ma adesso che stiamo meglio non c'è niente". E difatti, come tante comunità nella società consumistica, è rimasta tagliata fuori: per qualsiasi cosa bisogna andare o a Orvieto o a Viterbo, e lungo la strada che porta alla statale vedo la gente correre in macchina a velocità da suicidio per scappare dal loro luogo svuotato e risucchiato dai grossi centri commerciali. Anche io percorro una lunga strada fino a Viterbo, e vedo una campagna di bella terra agricola affollata da ville appena costruite con entrate monumentali e recinti di plastica, quasi tutte di cattivo gusto e comunque, se non fosse per feroci cani doberman, vuote. Un degrado dovuto al benessere.... (continua)


Etain Addey

Virtual Game - Il gioco della Fine del Mondo (edizione Raffaele Bendandi e Giordano Bruno)


Coraggio ragazzi.. si torna a parlare delle previsioni catastrofiche di Raffaele Bendandi e di Giordano Bruno. 


Spesso succede che tutti gli appigli giustificativi sono buoni per avvalorare una profezia…  Tempo addietro avevo cominciato ri-raccontando la profezia  del “sole nero” di Giordano Bruno (http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/02/03/giordano-bruno-e-la-profezia-del-%E2%80%9Csole-nero%E2%80%9D%E2%80%A6-corrisponde-al-2012-del-calendario-maya-intanto-si-commemora-il-nolano-a-campo-de-fiori-il-17-febbraio-2009/) che ebbe pure  un certo successo mediatico e fu ripresa  da diversi siti… 
La storia si ripete.. dopo il mito di Atantide sommersa da una grande sovvertimento tellurico ecco che ancora una volta  le previsioni di Bendandi tornano buone ai “giocatori catastrofisti” della fine del mondo… Si perché ormai di “gioco” si tratta.. La fine del mondo è una specie di virtual game come quelli che appaiono su internet in cui ognuno –a modo suo- può immaginare e creare gli eventi che più gli aggradano.  Ma non sarà questa “moda” un “modo” per attuare la realtà incombente?
Il pensiero, si dice, ha la forza di promuovere l’azione.. e quando molti pensieri vanno in una certa direzione forse la conseguenza inevitabile è proprio quella preconizzata.. Oppure… è  una sensazione che ha a che fare conl’inconscio, con il pescare nella “akasha” o mente collettiva.. e così le cose immaginate accadono…?!
Beh.. comunque è sempre molto divertente osservare in che modo mente e materia sono interconnesse.. ed a questo punto vi propino l’ennesimo articolo sulle “immaginazioni” di Raffaele Bendandi

Bendandi diceva di aver scoperto come si producono i terremoti e riteneva di saperli predire. La sua teoria ha origine in una passeggiata lungo il bagnasciuga, mentre prestava servizio di guardia durante la guerra mondiale: lui nel 1919 intuisce che la crosta terrestre, così come le maree, è soggetta agli effetti di attrazione gravitazione della Luna. La sua teoria per la previsione dei terremoti (mai riconosciuta dalla comunità scientifica ufficiale) era infatti basata sul fatto che la Luna e gli altri pianeti insieme al Sole sono la causa dei movimenti della crosta terrestre, che effettivamente rigonfia, deforma e fa pulsare la crosta terrestre, con tempi e ritmi dipendenti dalla posizione dei corpi celesti.
La sua teoria era abbastanza semplice da un punto di vista concettuale: se l’attrazione lunare causa maree e spostamenti sulla Terra, immaginiamoci di cosa può essere capace l’attrazione esercitata dal Sole, congiunto alle posizioni particolari di alcuni pianeti. Queste fortissime attrazioni sarebbero in grado di spostare le masse semiliquide ubicate nelle profondità terrestri..Infatti molti eventi sismici furono in effetti previsti dal Bendandi, con precisione impressionante per quanto riguardava la data (quasi sempre indovinava il giorno esatto).
Meno precisa, invece, era la collocazione dell’evento che veniva previsto dentro un’area troppo vasta per poter rendere utili ed attendibili tali predizioni.
Bendandi, attraverso il suo metodo,  aveva  predetto una serie di terremoti devastanti a partire dal 2011 e  quando parecchi terremoti colpiranno a macchia di leopardo tutta la terra ci sarà da aspettarci il peggio.  Salvo che non si tratti  di un segnale dell’attesissima discesa ufficiale degli alieni sulla faccia del pianeta…(vedi: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/03/04/ida-di-donato-%e2%80%9cper-gli-ufo-e-con-gli-ufo-prima-che-sia-troppo-tardi-%e2%80%9d/)
E per concludere… un’osservazione sul lontano passato relativa allo sprofondamento di Atlantide descritto  dal Bendandi  come un evento ciclico ed inevitabile del movimento della Terra all’interno delle forze del sistema solare… Il fatto che Raffaele Bendandi prediligesse il metodo analogico e lo studio del movimento dei pianeti nell’ottica copernicana (ovvero la stessa che era in auge molto prima che sopraggiungesse l’ordinamento tolemaico accettato dalla chiesa cattolica) in cui si considera la Terra un semplice pianeta che gira attorno al Sole (e soggetto alle leggi di un sistema molto più ampio di universi multipli come pensava Giordano Bruno) mi fa sospettare, in quanto fautore della teoria karmica, che il faentino avesse assistito allo sprofondamento atlandideo in prima persona, in un altro corpo.
I cicli (e le pieghe) del karma.. sono misteriosi…

Paolo D’Arpini

Memento Mori - Foto di Gustavo Piccinini