Monopoli privati e dominio delle masse


L’attuale malandare finanziario ed economico non è correggibile con i mezzi sinora attivati dai governi perché è dovuto al fatto che un “bene” indispensabile come la liquidità è oggetto di monopolio privato da parte del cartello bancario, il quale produce liquidità a costo zero per sé e la cede a interesse composto, creando una spirale di indebitamento inarrestabile che porta matematicamente l’economia al collasso e conferisce a quel monopolio il potere politico sulle nazioni. La soluzione starebbe nel sostituire il monopolio privato con un monopolio pubblico che emettesse una moneta non indebitante.
Il mondo è dominato e regolato dai monopoli, dai cartelli. Si decanta il libero mercato, ma il libero mercato praticamente non esiste, perché ne mancano presupposti fondamentali: la trasparenza dei patrimoni e delle attività delle imprese, la parità di informazione, la neutralità delle istituzioni, e altri. Per contro, esiste una rete mondiale dei monopoli delle cose fondamentali: materie prime, energia, informazione, tecnologie strategiche, ma anche e soprattutto monopolio di credito e moneta. Questo fatto imprime ai mercati, al mondo e al suo divenire sociale, economico e politico, un andamento prevedibile, di cui oggi osserviamo una fase culminante, e che in effetti avevo predetto (in Euroschiavi, Arianna 2005-2007 e in La Moneta Copernicana, Nexus 2008).
Che cosa implica il regime di monopolio? Implica che il monopolista – singolo o cartello (trust) -, non avendo concorrenza, può applicare un sovrapprezzo monopolistico, ossia farsi pagare un prezzo superiore a quello che sarebbe il prezzo di libero mercato. In un mercato competitivo, se il costo di produzione di un litro di benzina è 1, e io produttore lo metto in vendita a 1,5 più le tasse, tu, mio concorrente, potrai portarmi via il mercato mettendolo in vendita a 1,3, e così mi obbligherai a scendere anch’io a 1,3. Il prezzo tenderà a livellarsi al costo di produzione, e il costo di produzione a ridursi grazie a migliorie tecnologiche e aziendali, stimolate dalla competizione.
Non così in un mercato monopolista. Se noi tutti produttori di benzina ci mettiamo d’accordo, facendo cartello, di non vendere a meno di 1,5, o di 1,7, o di 2 al litro, e impediamo in qualche modo ad altri di entrare nel mercato e farci concorrenza, allora i consumatori dovranno pagare ciò che noi pretendiamo, e noi tutti guadagneremo moltissimo.
Altro esempio: se vi è un monopolio della telefonia fissa, o dei treni, o dell’energia elettrica in una determinata area, il monopolista potrà imporre tariffe molto superiori ai suoi costi di produzione, perché chi ha bisogno del suo servizio non ha scelta: se vuole servirsi del treno, del telefono, dell’elettricità, deve comperare da lui. Può però decidere di servirsi di beni concorrenti, alternativi a quelli erogati dal monopolista, ossia dell’automobile invece che del treno, del telefono cellulare invece che del fisso, e di un generatore privato di elettricità. Può anche decidere di consumare meno, di risparmiare, su treno, telefono ed elettricità. Il limite della possibilità per il monopolista di sfruttare la sua posizione di vantaggio per spremere sempre più denaro dal mercato, è dato dalla elasticità della domanda, ossia dal fatto che, oltre certi livelli di prezzo, la domanda si riduce e tende a cessare. Ma che succede se non esistono beni alternativi, e se il suo bisogno non è riducibile, anzi aumenta col tempo? Se il monopolista riesce a impedire che la domanda cali al crescere del prezzo? Lo vedremo presto.
I monopoli possono avere dimensioni locali o globali, possono avere natura legale, ossia essere costituiti per legge (ad es. il monopolio dei tabacchi, o delle poste, o del gioco d’azzardo on line); oppure possono essere fattuali, cioè dovuti al semplice fatto che un determinato soggetto o trust di soggetti si è impadronito interamente del mercato grazie alla sua forza finanziaria o al possesso di tecnologie esclusive, o mediante la violenza e l’intimidazione.
Il monopolista, non avendo concorrenti, non è motivato a migliorare la qualità dei suoi prodotti o servizi, né a ingegnarsi per diminuirne il costo di produzione. Può permettersi di essere inefficiente. Non è nemmeno motivato a cercare di massimizzare la produzione, perché punta più a guadagnare sul sovrapprezzo, che sulla quantità. In generale, un regime monopolista del mercato di un certo bene o servizio genera minore produzione e maggiori prezzi rispetto a un regime di concorrenza.
Per tali ragioni, molti paesi fanno leggi contro i monopoli, i cartelli, i trust, a tutela della concorrenza, che invece, in teoria, spinge le imprese a migliorare la produzione e ad abbassare i prezzi. Però, di fatto, i mercati più importanti – materie prime, energia, informazione e altri – sono dominati da cartelli. Cartelli sovra-nazionali.
La strategia del mettersi d’accordo per guadagnare di più e con più stabilità è una scelta frequente e razionale per gli imprenditori, perciò non è buona per la loro immagine e per il buon funzionamento del cartello. Perciò essi tenderanno a nascondere i loro accordi e le loro trattative, oppure – nel caso dei grandi monopoli mondiali – a presentarli come consultazioni e coordinamento nell’interesse globale della stabilità economica. Orienteranno i mass media a non parlarne o a parlarne in termini aggiustati, e a screditare agli occhi dell’opinione pubblica la corretta analisi economico-imprenditoriale dell’esistenza e dell’azione del cartello come teorie complottiste o dietrologiche.
Il monopolista può decidere di privare dei suoi prodotti, per un certo periodo di tempo, un determinato territorio o un determinato paese, ad es. per far accettare prezzi significativamente più alti, o come mezzo di pressione sul governo del paese in questione, finalizzata ad ottenere un vantaggio (privilegi fiscali o contributivi, una grossa commessa, la costituzione di un monopolio legale) o un mutamento legislativo o politico.
Quanto più il bene o servizio oggetto di monopolio è importante, vitale, indispensabile, tanto più caro il monopolista può farlo pagare, guadagnando maggiormente. Il petrolio è un esempio notissimo di ciò. Il cartello petroliero ne regola sia il prezzo che la quantità estratta – cioè il prezzo, come pure l’offerta, non è regolato dal rapporto di domanda e di offerta, ma dalla decisione del cartello: il mercato diviene così un mercato contingentato.
La possibilità, per i monopolisti (per es., i petrolieri, i cementieri), di aumentare il prezzo di loro beni e servizi, e la impossibilità di fare altrettanto per i fornitori di beni e servizi che non hanno il vantaggio del monopolio, fa sì che la società aumenti tendenzialmente la spesa (la quota di reddito) che destina agli acquisti di beni e servizi dei monopolisti, riducendo di conseguenza la spesa che destina agli acquisti di beni e servizi di non monopolisti (ristoratori, artigiani, lavoratori, professionisti); quindi il reddito di questi tenderà a diminuire a vantaggio dei monopolisti. Insomma, i margini di utile, il reddito, delle categorie che non dispongono di una posizione monopolistica tende a ridursi in favore di quelle che dispongono di una tale posizione.
Orbene, come dicevo, praticamente tutti i principali beni e servizi sono oggetto di monopolio cartellistico. Lo sono anche il denaro e il credito: tutto il denaro legale (cartamoneta) e il credito è creato da soggetti a ciò abilitati dal sistema bancario, ossia dalle banche: banche di emissione (come la BCE e la Fed) che emettono il denaro legale, la cartamoneta. E banche di credito, che emettono mezzi monetari, quali attivi di conti correnti, assegni circolari, bonifici, lettere di credito, promissory notes, consistenti in promesse di pagare cartamoneta al loro presentatore (se tu hai un assegno circolare o un attivo di conto corrente, puoi andare dalla relativa banca ed esigere che te li paghi in cartamoneta, in valuta legale).
Quanto costa alle banche creare denaro o credito? Nella storia, sono esistiti sistemi monetari in cui la moneta era di carta, ma la banca emittente teneva nei suoi forzieri il controvalore in oro, sicché per emetterla doveva acquisire oro, quindi l’emetterla, il prestarla, aveva un costo, e il portatore poteva presentarsi alla banca emittente e richiedere di cambiare la carta-moneta in oro. Però perlopiù la banca emittente deteneva una riserva frazionaria, diciamo un 10% del valore della cartamoneta o del credito emesso. Quindi per prestare 100 sosteneva un costo di 10 e realizzava, sul capitale, un utile di 90 – meno i costi fissi e la percentuale di sofferenze. In più lucrava gli interessi.
Nel sistema contemporaneo, creare moneta o credito non costa nulla al sistema bancario, perché esso li crea senza garantirli con una copertura aurea o di altro bene a valore proprio; e perché il portatore di denaro o di credito non può esigere dalla banca la loro conversione in oro o altro valore. Le banche hanno sì riserve, ma queste sono, a loro volta, costituite da cartamoneta o denaro creditizio, privi di costo e di valore propri. Hanno anche riserve in oro, ma queste non hanno la funzione di garantire le emissioni di denaro o credito.
La liquidità si compone di monete metalliche, emesse dallo stato, per un valore trascurabile; di valuta legale (cartacea ed elettronica) emessa dalle banche centrali di emissione), che costituisce l’8% circa del totale; e da moneta creditizia (o bancaria o contabile o virtuale) emessa dalle banche di credito sotto forma di promesse di pagamento (assegni circolari, attivi di conti correnti, lettere di credito, etc.) denominate in valuta legale.
Tutta la liquidità (tranne le monetine) è nata, ultimamente, da un indebitamento verso il sistema bancario del soggetto che richiede liquidità ad esso. Lo stato ottiene liquidità cedendo in cambio i suoi buoni del tesoro, che sono promesse di pagamento, ossia debito; oppure la prende a prestito. Gli altri soggetti ottengono credito promettendo il pagamento di capitale e interesse. Vi sono altre operazioni di creazione monetaria interbancaria, che ho spiegato altrove (dark pool finance).
Bisogna anche chiarire che l’erogazione del credito da parte delle banche deriva solo in minima parte dalla raccolta, ossia il denaro che la gente deposita presso di esse percependo un interesse, seppur minimo. Esse non hanno bisogno di tale denaro. Innanzitutto, i depositi, i versamenti, i bonifici, gli assegni circolari, etc., consistono essi stessi , quasi interamente, in liquidità creata dal sistema bancario senza copertura, a costo zero, priva di valore proprio. Inoltre, quando la banca di credito crea liquidità emettendo un assegno circolare e consegnandolo al cliente che ha chiesto un prestito, per emettere l’assegno circolare non ha che da compilarlo, non attingendo da una sua cassa, ma imputando l”uscita, nei suoi conti, come una partita che non è necessariamente corrispondente a valori reali, dato l’effetto leva che viene usato nel moltiplicare la base monetaria. Peraltro la leva o moltiplicatore parte non da oro o denaro reale, bensì da altro denaro contabile, creditizio. In aggiunta, il calcolo della riserva obbligatoria non comprende alla base alcuni aggregati ( ad esempio i PCT ed i titoli del debito – quale debito? – con scadenza originaria superiore ai due anni etc. ) e, per meglio tutelare il sistema bancario in caso d’improvviso shock di mercato, la rilevazione degli aggregati viene differita di due mesi.
Analogamente, la banca di emissione, quando emette banconote, non ha bisogno di garantirle con qualcosa, non sostiene costi. La differenza tra l’assegno circolare emesso dalla banca di credito e la cartamoneta emessa dalla banca, è che il portatore dell’assegno circolare può esigere che la banca di credito emittente glielo cambi in cartamoneta (valuta legale – non in oro o altro bene reale, dotato di valore proprio), mentre il portatore di cartamoneta non può esigere alcunché dalla banca centrale emittente della cartamoneta.
Il denaro e il credito – che chiameremo, nell’insieme, “liquidità” – sono un fattore, un “bene” assolutamente necessario e indispensabile. Quindi la comunità bancaria, detentrice del monopolio della loro creazione e della fissazione del tasso di interesse, può realizzare sulla cessione della liquidità un profitto altissimo, praticamente del 100%, dato che il costo di produzione è nullo.
Però la liquidità è tutta creata a debito di chi la domanda – stato o consumatore o imprenditore che sia – e il debito è soggetto ad interesse composto. Il che implica, matematicamente, che se io, sistema bancario, creo liquidità totale per 100 che cedo a prestito all’insieme della società, col tasso del 10% annuo composto, dopo un anno l’insieme della società mi deve 110, dopo due 121, dopo tre 133,10, dopo quattro 146,41, dopo cinque 161,05, dopo sei 177,16, dopo sette 194,88, dopo otto 214,37, dopo nove 235,81, dopo dieci 259,39. Però in tutto io ho creato 100, quindi l’insieme della società non ha il denaro con cui pagarmi, con cui estinguere il debito, perché esso non esiste. Qualcuno più bravo può riuscire a pagare ed estinguere i propri debiti, prendendo il denaro di altri; ma, nel suo insieme, la società non può farlo.
In alternativa, immaginiamo ora che, ogni anno, la società mi paghi l’interesse, prendendolo dai 100 che io ho creato: dopo un anno la liquidità da 100 scenderà a 90, dopo due a 80, dopo tre a 70, dopo quattro a 60… e dopo dieci a zero, però la società dovrà ancora il capitale, ossia 100. In realtà, però la società non può privarsi della liquidità per pagare gli interessi annualmente maturanti, perché la liquidità le serve per i suoi pagamenti e investimenti. Una società che si priva della liquidità per pagare i debiti si demonetizza, taglia gli investimenti, la spesa sociale, vede moltiplicarsi le insolvenze, va in recessione.
Perciò quello che di fatto avviene è che la società nel suo complesso (settore pubblico, settore privato) non rimborsa, non estingue mai il suo debito verso il sistema bancario, derivante dall’ottenimento della liquidità, bensì richiede continuamente ulteriore denaro al sistema bancario per pagare gli interessi sul debito per il denaro già ottenuto, e per aumentare la sua dotazione di denaro, come richiede l’aumento del valore nominale degli scambi, offrendo ulteriori beni in garanzia. Ma ogni volta che la società ottiene ulteriore denaro dal sistema bancario, aumenta il proprio indebitamento complessivo verso di esso, e la quantità di interessi che deve pagare ad esso. E’ una spirale espansiva, riscontrabile nelle curve storiche dell’indebitamento e del pil.
Quando l’insieme della società non riesce più a ottenere dal sistema bancario il rinnovo dell’intero credito-liquidità, anzi l’ ampliamento de credito-liquidità (richiesto sia per pagare il crescente ammontare di interessi passivi, che il crescente ammontare nominale delle transazioni dovuto alla crescita economica e all’aumento dei prezzi), esso scivola o precipita nella recessione-deflazione, con ondate di insolvenze, disinvestimenti, licenziamenti – ciò che avviene oggi.
Quindi, grazie al suddescritto sistema di liquidità creata mediante accensione di debito soggetto a interesse composto, la comunità bancaria, come cartello, si procura non solo un guadagno del 100% sul capitale creato, ma pure un guadagno pari agli interessi percepiti. E, cosa ancora più importante, mediante il meccanismo dell’interesse composto, quindi mediante lo stesso atto di erogare liquidità a interesse composto, essa crea nella società il bisogno, crescente nel tempo, di ottenere ulteriore liquidità per pagare gli interessi passivi. Quindi il sistema bancario eroga un bene che soddisfa sì la domanda nel presente, ma crea automaticamente maggiore domanda nel futuro – maggiore e più impellente, meno elastica. Essa trascende, di tal guisa, il limite tipico del profitto del monopolista, quello posto dall’elasticità della domanda, ossia, che se il monopolista fissa prezzi troppo alti, la gente, le imprese, comperano sempre meno il suo prodotto. Ne consegue che il profitto del sistema bancario non può che continuare a crescere.
E cresce non linearmente, ossia 100, 110, 120, 130, 140. bensì, per effetto dell’interesse composto, esponenzialmente: 100, 110, 121, 133,10. cioè secondo una curva che, quanto più passa il tempo, tanto più si impenna, tanto più accelera.
Ciò comporta, matematicamente, alcune ovvie conseguenze, che sono oggi tutte empiricamente constatabili:
-La quantità di debito è sempre superiore alla quantità di liquidità;
-Più passa il tempo, più tale differenza aumenta;
-Più passa il tempo, più rapidamente cresce questa differenza;
-Più passa il tempo, più aumenta l’indebitamento della società verso il sistema bancario;
-Questa differenza, questo eccesso di credito, viene cartolarizzato, cioè trasformato in titoli finanziari offerti a risparmiatori e speculatori; la maggior parte dei grandi redditi e patrimoni è collocata, assorbita, in tali titoli;
-Questi titoli possono essere usati come collaterali o pegni per ottenere ulteriore credito;
-Più passa il tempo, maggiore è la quantità di denaro in termini assoluti, e la percentuale di reddito in termini relativi, che la società (settore pubblico, imprese, famiglie) devono destinare al pagamento degli interessi passivi, e che le banche lucrano;
-Ossia, più passa il tempo, maggiore è la quota del valore prodotto dalla società, che il sistema bancario lucra;
-Più passa il tempo, più è necessario che il pil cresca, per tener dietro al crescere degli interessi passivi che la società deve pagare;
-Le banche vendono in parte (dopo averli coriandolizzati, ossia ridotti in piccoli pezzi) i loro crediti, anche quelli verso gli stati, a risparmiatori, fondi pensione, fondi comuni, imprese, facendoseli pagare;
-Poiché il sistema bancario realizza il suo profitto nel rivendere i suoi crediti cartolarizzati, ha interesse a far credito anche a soggetti che sa che non pagheranno (mutui subprime), perché scaricherà il rischio, la perdita, sui compratori di tali crediti cartolarizzati;
-Le autorità monetarie di controllo, essendo controllate dal sistema bancario, non impediscono tali pratiche; né le impediscono i governi, essendo dipendenti dal sistema bancario per il proprio rating e finanziamento;
-Anche attraverso il ricorso a contratti derivati, a indici, a futures, si gonfia una mole di titoli finanziari denominati in valuta legale; questa mole è multipla di decine di volte del valore aggregato di tutti i beni reali esistenti e del prodotto lordo mondiale; essa assorbe la gran parte dei redditi disponibili e dei grandi patrimoni; offrendo una redditività superiore a quella degli investimenti nel settore produttivo, contribuisce a sottrarre liquidità a questo (agli investimenti e ai consumi) e a mandarlo in contrazione;
-Col passar del tempo, il crescente peso degli interessi passivi, il crescente peso dei costi finanziari per l’impresa, la diminuente redditività netta degli investimenti, l’erosione dei margini di profitto, la riduzione della liquidità disponibile in quanto assorbita dal pagamento degli interessi passivi, spingono l’economia reale a rallentare progressivamente, e a fermarsi, poi a contrarsi, quando il costo finanziario (interessi passivi) diviene maggiore dei ricavi (se devo pagare 10 di interesse per aumentare i miei ricavi di 9, mi conviene non solo non investire ulteriormente, ma disinvestire e ridurre la produzione e l’impiego);
-Se la crescita del pil rallenta a lungo o si ferma o si inverte, il sistema monetario, creditizio, bancario, entra in crisi per il venir meno del reddito necessario a pagare gli interessi; singole banche possono fallire; i titoli finanziari derivati da crediti divenuti insolventi, divengono per conseguenza privi di valore, non sono più liquidi (vendibili contro denaro), non danno più reddito (interessi attivi, cedole) e non sono nemmeno più accettati come garanzie; di conseguenza, si ha una brusca contrazione del credito e della liquidità, ondate di insolvenze, licenziamenti e recessione; la mole della ricchezza finanziaria teorica tende a esplodere in bolle;
-Il mondo finanziario, per difendere il suo business, ossia per mantenere gli investitori nonostante tali scoppi, fornisce attraverso i mass media e le istituzioni, anche scolastiche, spiegazioni delle crisi come di accidenti evitabili, e annuncia l’istituzione di misure di prevenzione e contenimento di crisi future;
-Tale scoppio di bolle finanziarie distrugge (titoli di) credito, quindi va a ridurre la differenza, l’eccesso di credito-debito sulla liquidità esistente, sul reddito; in tal modo tende a sbloccare l’economia; esso è dunque inevitabile, è un fenomeno fisiologico e ricorrente;
-Quando però la frequenza degli scoppi aumenta, quando essi si succedono quasi ininterrottamente e tuttavia non riescono a sbloccare l’economia liberandola dall’eccesso di credito-debito, ossia di interessi passivi, allora si approssima la rottura del sistema e questo non è più riequilibrabile o riparabile, e la recessione è inevitabile;
-I capitali tendono a lasciare gli investimenti produttivi e a collocarsi in beni-rifugio, come immobili, oro fisico, titoli aurei; ma gli immobili sono minacciati dalla svalutazione e dall’imposizione fiscale, l’oro fisico è minacciato dalla requisizione statale (già avvenuto nella storia); i titoli aurei sono insicuri per il crescente rischio di insolvenza delle banche emittenti e per il fatto che il loro ammontare è un multiplo dell’oro realmente esistente;
-La recessione, diminuendo il pil e (tendenzialmente) il gettito fiscale, diminuisce le risorse con cui gli stati dovrebbero pagare interessi e capitale del loro debito pubblico; quindi aumenta il rischio di default e aumentano i tassi di interesse che gli stati devono pagare sul loro debito pubblico; e ciò accresce ulteriormente la recessione e il rischio di default, quindi i tassi di interesse del debito pubblico e privato, in una spirale distruttiva;
-I titoli del debito pubblico dei paesi più avanti in questa spirale vengono comperati forzatamente, a condizioni fuori mercato, dalle banche centrali di emissione (o da agenzie finanziate con soldi dei contribuenti) al fine di sostenerli e calmierare i tassi; i capi di dette banche acquisiscono quindi un potere di condizionamento e direzionamento politico degli stati in difficoltà: finanziarizzazione della politica;
-vengono tagliati gli investimenti per infrastrutture, sviluppo, ricerca; ciò deprime ulteriormente il pil, soprattutto a medio termine, rendendo tendenzialmente impossibile il rimborso, o anche il servizio, del debito pubblico;
-Il potere politico si concentra così nelle mani dei direttori delle banche centrali di emissione, le quali sono a guida privata, non soggette a controllo o responsabilità democratiche, non soggette a revisione contabile e non trasparenti nelle loro attività (diritto alla segretezza e alla criptazione), e in larga parte sono per giunta di proprietà privata (Bankitalia lo è alò 95%),
-L’audit, o verifica contabile, della Fed, eseguito nell’Agosto 2011 per la prima volta, ha in effetti scoperto che la Fed aveva speso 13.000 miliardi di Dollari per il bailout di numerosi soggetti finanziari stranieri negli ultimi 6 anni, senza approvazione né informazione del Congresso e del Presidente; ovviamente tali erogazioni hanno avuto contropartite politico-economiche esse pure tenute segrete e non ancora disvelate;
-(in tal senso si spiega perché è stata fatta un’unica banca centrale europea senza fare un’integrazione politica europea, e senza unificare i debiti pubblici: si sapeva che l’integrazione delle politiche dell’Eurozona sarebbe stata fatta dal direttorio della BCE via via che i paesi euro sarebbero entrati in crisi e avrebbero avuto necessità che la BCE comperasse i loro titoli; allora il direttorio della BCE sarebbe divenuto, come oggi è divenuto, il supergoverno dei paesi in crisi);
-In questo modo il cartello monopolista della moneta e del credito raggiunge non solo lo scopo connaturale e ideale del monopolista, ossia di accaparrarsi tutto il reddito pubblico e privato come corrispettivo per l’erogazione di ulteriore credito, non solo tutti gli assets pubblici e privati come garanzie, ma raggiunge anche l’ulteriore scopo di accaparrarsi il potere politico, istituzionale, governativo, lasciando agli organi pubblici costituzionali il ruolo di esecutori e di esattori in favore del monopolista, e di capri espiatori responsabili verso la società;
-Le misure di risparmio, rigore, i tagli, le maggiori tasse, la lotta all’evasione, non hanno effetto sulle cause del male, perché non le toccano: falliscono non perché siano di quantità insufficiente, ma perché sono di natura inidonea (come curare una gamba rotta con un purgante);
-L’Italia e buona parte del mondo si trovano o stano entrando in questa fase; la recessione evolve in depressione, mentre, come condizione per ricevere il necessario, ulteriore credito, crescente quota del reddito viene destinata al servizio del debito, e crescente parte dei patrimoni a sua garanzia; il potere politico viene assunto dal cartello monopolista;
-Tutto ciò è la automatica conseguenza di un monopolio che usa moneta e credito come strumenti per aumentare il proprio potere e non per l’economia o la società; era perfettamente prevedibile ed è stato in effetti previsto; governi, ministri, governatori di banche centrali che non lo hanno previsto e che insistono per rimedi inefficaci sono o incompetenti o mentitori interessati; in ambo i casi, essi sono oramai stati smascherati e delegittimati dai fatti, assieme alle loro analisi, raccomandazioni, prescrizioni e misure legislative.
La via d’uscita da questa situazione distruttiva esiste e si basa su principi semplici. Peraltro è una via di uscita teorica, e che presuppone che il potere effettivo sia assunto da integerrimi rappresentanti dell’interesse collettivo. Inoltre, avrebbe l’effetto di portare a uno sviluppo economico-industriale tanto intenso, da esaurire rapidamente le materie prime e da precipitare il mondo in una crisi ecologica.
Una prima considerazione è già risolutiva: chi crea il valore reale, la ricchezza reale, che a loro volta danno valore alla moneta e al credito, non è il sistema bancario o finanziario, ma quello produttivo. La liquidità è solo uno strumento per gli scambi. Se il sistema che produce la liquidità, ossia il sistema bancario, funziona male, vuole espropriare la ricchezza reale e i diritti politici ai suoi produttori, allora si può sostituirlo, insieme con la sua moneta. E sostituirlo non costa nulla, non comporta danno, appunto perché la sua moneta non ha valore proprio (è pezzi di carta o insieme di registrazioni telematiche), e può essere sostituita con una nuova moneta, prodotta a costo zero, con cui si estinguerà il debito pubblico.
In altre parole: la ricchezza reale, i beni, i servizi, i redditi – in una parola, tutto ciò che è utile, che serve – sono creati dal settore produttivo della società, non dal sistema bancario. Quindi è assurdo, illogico e ingiustificato che il settore bancario si ritrovi a credito verso le società e in condizione di dettare le sue politiche. Esso, non producendo ricchezza reale, non dovrebbe avere alcun diritto e alcuna pretesa sui beni e sui redditi della società. La cartamoneta non ha valore proprio, e il denaro creditizio nemmeno, perché consiste in promesse di cartamoneta. L’una e l’altro possono essere creati a costo zero dallo stato. Le banche private non possiedono alcuna qualità o, alcuna dotazione esclusiva, che sia richiesta per crearli, e che lo stato non possegga.
Quindi il monopolista privato della moneta e del credito, ossia la comunità dei banchieri, che assurdamente si sta impadronendo di tutto il reddito e di tutto il patrimonio e di tutto il potere politico della società senza produrre alcun bene, può essere semplicemente eliminato e sostituito con un organo pubblico che emetta il denaro – denaro creato direttamente dallo stato, a costo zero, senza indebitarsi, e immesso dallo stato in circolazione in diversi modi: spese dirette, investimenti, prestiti, etc.;
Tale denaro può essere usato per realizzare la condizione necessaria e indispensabile per il risanamento, ossia per estinguere il debito pubblico pagando i crediti di coloro che, in buona fede, hanno comperato dalle banche titoli del debito pubblico – salva la rivalsa verso le banche cedenti e i loro azionisti, amministratori, collaboratori;
Per far propria concretamente questa possibilità, attuata in effetti da diversi ordinamenti nel passato e nel presente, vi sono altri punti da capire.
Immaginiamo di essere un’associazione culturale che organizza un concerto pubblico, a cui si assiste pagando un biglietto di 10 Euro. Avendo 1.000 posti a sedere, io, presidente dell’associazione, vado in tipografia e chiedo un preventivo per stampare 1.000 biglietti. Il tipografo mi dice: “Volete 1.000 biglietti . ogni biglietto vale 10 Euro. quindi 1.000 per 10 fa 10.000. ve li stampo per 10.000 Euro. Oppure ve li do a prestito e voi mi pagate il 6% annuo sul capitale di 10.000″. Ovviamente, gli dirò che vuole truffarmi, perché è vero che i biglietti li produce il tipografo, ma il valore dei biglietti, ossia il concerto, lo produciamo noi, l’associazione culturale. Ebbene, i biglietti stampati dalla banca sono come quelli stampati dalla tipografia: non hanno valore in sé, non costano praticamente nulla di produzione, il corrispettivo del loro valore è dato dalla società che crea, offre e compera beni e servizi; ma lo stato, a spese della società (dei contribuenti) li paga coi titoli del debito pubblico, gravati di interesse. Il tipografo, in tal modo, si sta impadronendo di tutto il reddito disponibile e dello stesso potere pubblico.
La banca centrale di emissione segna, nello stato patrimoniale del proprio bilancio, il denaro circolante come “passività”, come se esso rappresentasse un debito. In realtà, come molti economisti riconoscono, esso non costituisce una passività per la banca, perché le banconote in circolazione non danno alcun diritto verso la banca al loro portatore. E’ come se la Fiat segnasse al proprio passivo le automobili circolanti che essa ha venduto. Chiaramente è un abuso, è qualcosa di contrario alla realtà giuridica ed economica, che però consente alle banche centrali di occultare un forte componente attivo del patrimonio e del reddito.
Pensate anche a questa assurdità: se il denaro circolante emesso dalla banca di emissione è una passività, ha un valore patrimonialmente negativo, perché lo stato deve pagarlo con le nostre tasse? Chi mai paga per caricarsi di un debito? E’ palese che qui si sta mentendo per truffare il contribuente, e per costruire un enorme debito pubblico, attraverso il quale i banchieri poi potranno – anzi, adesso già possono – governare la società politicamente.
Immaginiamo ora che tu sia un imprenditore bisognoso di un finanziamento di 1.000.000 per comperare un capannone da Tizio, e che ti rivolga a me, banca Alfa, per un mutuo. Io ti richiedo molte cose, tra cui un’ipoteca sui tuoi beni per 2.000.000, 5.000 per spese e una promessa scritta di pagarmi 100 rate mensili di 15.000 l’una per capitali e interessi. Emetto un assegno circolare di 1.000.000 intestato a Tizio, Tizio lo riceve nel venderti il capannone, lo porta alla sua banca Beta, la quale glielo accredita sul conto corrente, che era in rosso di 200.000 e adesso va in attivo di 800.000. Da tale attivo Tizio ordina alla sua banca Beta di mandare un bonifico di 300.000 all’impresa che gli ha finito i lavori di costruzione; la banca Gamma dell’impresa accredita all’impresa i 300.000. La tua banca registra contabilmente un’uscita di cassa di 1.000.000 (assegno circolare) e un’entrata di un credito di 1.500.000, attualizzato a 1.200.000 – utile 200.000, su cui paga le tasse.
Apparentemente, niente di strano. Ma l’apparenza inganna. La banca Alfa che costi ha sostenuto per emettere quell’assegno, che le ha fruttato il credito di 1.500.000? Ha prelevato 1.000.000 dai propri forzieri? No, si è limitata a emettere un assegno circolare, un pezzo di carta stampata. Quindi l’utile non è 200.000, ma 1.200.000. C’è un milione in più, che è un profitto occulto e sottratto al fisco, a disposizione dei dirigenti della banca.
Perché quel pezzo di carta stampata vale, anche se è solo un pezzo di carta, sprovvisto di copertura? Vale perché è accettato dalle altre banche. E siccome le banche sono indispensabili, tutto ciò che la tua banca accetta come denaro accreditandotelo sul tuo conto corrente, tu lo accetti come denaro. Quindi il valore della moneta bancaria, creata a costo zero e senza copertura, è dato dal fatto che il cartello della banche, monopolista del servizio bancario-monetario-creditizio, lo accetta come denaro. La creazione del denaro bancario o creditizio è un gioco interno, di sponda, della comunità bancaria, che le consente di realizzare immensi profitti senza nulla rischiare, senza dichiararli, senza subire tassazione.
Aggiungiamo poi che, come già detto, se l’importo totale della liquidità esistente (money supply) è 100, esso è composto per 8 da denaro vero, legale, emesso dalle banche centrali di emissione, e per 92 da moneta creditizia emessa dalle banche di credito, e consistente in promesse di pagamento (assegni circolari, attivi di conti correnti, lettere di credito, etc.) di denaro vero (cartamoneta). Quindi queste promesse di denaro vero sono tutte scoperte, perché ovviamente promettono 92 ciò che invece esiste in misura di 8. E per giunta questo 8 si trova perlopiù nelle tasche e nei cassetti dei privati. In sostanza, la moneta bancaria è coperta solo per il 2 per mille circa. Il che vuol dire che gli assegni circolari sono tutti scoperti, nell’insieme. Che se tutti andassimo a richiedere il pagamento in contanti dei nostri attivi verso le banche (conti correnti, libretti, assegni circolari), otterremmo circa il 2 per mille in media. Quindi le banche sono tutte, per loro stessa natura, non solvibili.
Torniamo all’acquisto del capannone. Tizio di vende il suo capannone, che ha un valore reale, contro l’assegno circolare emesso da me, banca Alfa, privo di valore proprio e persino scoperto (come ora sappiamo), e la banca di Tizio, Beta, lo accetta come denaro buono. Quindi il mio assegno circolare, anche se è un pezzo di carta stampata, una promessa scoperta, ha nondimeno un potere d’acquisto: compera il capannone. E io, banca Alfa, posso dire a te che giustamente di mi pagare gli interessi sul milione, anche se io ti ho dato solo un pezzo di carta e non denaro vero, perché il mio pezzo di carta ha potere di acquisto. Ciò è vero. Ma il punto è un altro: come mai io banca, che non creo valore reale, ho il potere di emettere qualcosa che, pur essendo privo di valore proprio, pur essendo sostanzialmente un assegno scoperto, ha potere di acquisto? Quel potere d’acquisto io banca non lo creo, perché non creo valore. Io lo prelevo dal resto della società, che crea valore. Lo sottraggo, grazie al fatto che tu e Tizio lo accettate in cambio di qualcosa che ha valore. Se non lo accettaste, se lo trattaste per quello che patrimonialmente e giuridicamente è, ossia per un pezzo di carta privo di valore, io banca finirei di esistere. Il sistema bancario riesce ad impadronirsi di gran parte del valore reale prodotto dal resto della società grazie al fatto che il resto della società attribuisce ai pezzi di carta bancari un valore che essi non hanno oggettivamente, e paga su di essi gli interessi.
Il sistema bancario poggia quindi sull’illogicità del comportamento collettivo.
L’esercizio del credito bancario privato è, insomma, un’attività di appropriazione unilaterale e surrettizia, del potere d’acquisto, della ricchezza reale prodotta dal resto della società – qualcosa di analogo a una tassa. Ne consegue che, contabilmente, la banca dovrebbe, nell’atto di erogazione del mutuo di 1.000.000, registrare in contemporanea un prelievo di potere d’acquisto di 1.000.000 a carico della società (addebitati al corpo sociale), un’uscita di cassa di 1.000.000 per l’rogazione del mutuo, un ricavo di un credito di 1.000.000 capitale più interessi attualizzati. L’utile, su cui dovrebbe pagare le tasse, sarebbe quindi di 1.000.000 oltre interessi.
Analogo discorso vale per la banca centrale di emissione, che, quando scambia cartamoneta per 1.000.000 contro buoni del tesoro di pari importo, dovrebbe segnare 1.000.000 di ricavi a carico della società, 1.000.000 di uscita di cassa a favore dello stato, 1.000.000 di crediti (oltre interessi attualizzati) di ricavo a debito dello stato, quindi utile 1.000.000 (oltre interessi). L’utile dovrebbe girarlo allo stato quasi interamente, in base al suo statuto. Il grosso dell’utile, però, non viene dichiarato e rimane, come fondo nero, nella privata disponibilità dei vertici della banca centrale.
Gli enormi fondi neri generati nei modi sud descritti dalle banche commerciali e dalle banche centrali di emissione possono essere trasferiti segretamente nel mondo grazie a circuiti bancari come Euroclear e Clearstream e anche attraverso la Banca dei Regolamenti Internazionali, cui trattati internazionali danno la facoltà di fare ciò, ed essere trasferiti e usati in paradisi bancari come le Cayman Islands, per agire sui mercati in via di aggiotaggio e altro.
Una revisione sia degli ingannevoli principi contabili utilizzati dalle banche ci credito e di emissione, sia della contabilità delle une e delle altre, consentirebbe l’azzeramento del debito pubblico verso di esse, la riduzione di quello privato, un fortissimo recupero di tasse evase o eluse, la nazionalizzazione per confisca a costo zero delle quote di controllo delle banche stesse, l’arresto dei loro vertici, la creazione di un sistema monetario e creditizio basato sulla realtà e sulla trasparenza, anche contabile (la contabilità deve riflettere la realtà giuridico-economica, non stravolgerla) in cui il denaro sia emesso dallo stato, che accredita a se stesso il potere d’acquisto che esso incorpora, registrando questa emissione per ciò che essa è, ossia una tassa prelevata dalla società. L’alternativa a questo è ciò a cui siamo diretti ora. Ma se l’unica alternativa all’utopia è l’inferno… stiamo freschi!
Mantova, agosto 2011, Marco Della Luna

"La via del ritorno..." - E la guerra interiore


Erich Maria Remarque, scrittore tedesco di fama mondiale, nel suo libro “La via del ritorno” traccia una sua biografia nel periodo della Prima Guerra Mondiale quando poco più che ventenne fa il maestro elementare in una scuola di un piccolo paese. Ma la guerra con i suoi orrori ha lasciato ferite incancellabili nel giovane: la sua memoria è tormentata dai ricordi, in contrasto con la realtà del momento piena di dubbi e incertezze sull’avvenire. “Entro in classe. I piccoli sono li seduti a mani giunte. Nei loro occhioni c’è tutto il timido stupore degli anni infantili. Mi guardano fiduciosi, con tanta fede, che sento come un colpo al cuore.

Eccomi davanti a voi, uno dei centomila falliti ai quali la guerra ha infranto ogni fede e quasi ogni energia; sono davanti a voi e sento quanto siete più vivi voialtri e più connessi alla vita. Sono davanti a voi e dovrei esservi maestro e guida.

Ma che cosa vi devo insegnare? Devo dirvi che fra vent’anni sarete inariditi e mutilati, atrofizzati nei vostri più liberi istinti, ridotti senza pietà a merce da dozzina? Devo spiegarvi che tutta la cultura, tutta la civiltà, tutta la scienza non sono che uno scherno orrendo fintanto che ci sono uomini che si fanno la guerra col ferro e col gas, con la polvere e il fuoco in nome di Dio e dell’umanità? Che cosa devo insegnarvi, piccole creature, uniche rimaste pure in questi anni terribili?

Devo dirvi come si innescano le bombe a mano e come si lanciano contro altri uomini? Devo mostrarvi come si può trasfigurare un uomo con la baionetta, abbatterlo con il calcio del fucile, accopparlo con una gravina? Devo farvi vedere come si punta una canna di moschetto contro quella meraviglia che è un petto che respira? Devo raccontarvi che cosa è una paralisi tetanica, una spina dorsale spezzata, un cranio scoperchiato? Devo descrivervi l’aspetto delle cervella spruzzate all’ingiro, le ossa frantumate, gli intestini che sgorgano dal ventre squarciato?

Devo farvi sentire come si geme con una pallottola nel ventre, come si rantola quando si è feriti al polmone? Altro non so, non ho imparato altro. Devo condurvi davanti alla carta geografica e dirvi: qui fu assassinato l’amore? Devo spiegarvi che i libri che avete tra le mani sono reti con cui si attirano le vostre anime ingenue alla sterpaglia delle frasi e nei reticolati dei concetti falsati?

Eccomi davanti a voi, un essere impuro, colpevole, che vi dovrebbe scongiurare: oh, rimanete come siete, fate che non sia abusi della luce calda dell’infanzia per farne una fiamma d’odio! Sulle vostre fronti c’è ancora il soffio dell’innocenza… come posso pretendere di essere il vostro maestro? Dietro di me infuriano le ombre sanguinose del passato; come oso venire tra voi? Non devo io stesso, prima ridiventare uomo? Uno spasimo mi scuote, mi sembra di diventare di sasso e di sgretolarmi tutto. Mi lascio cadere sulla sedia e comprendo che non posso rimanere più a lungo. Solo dopo un tempo che mi pare infinito, il mio irrigidimento si scioglie. Mi alzo. “Ragazzi, (dico a stento) potete andare. Oggi è vacanza…”

…….

GUERRA INTERIORE

Ma non capite che la guerra è la sommatoria delle intime disarmonie individuali, la punta dell’icebergdella coscienza malata collettiva?
Non capite che le guerre ci saranno finché ci sarà qualcuno disposto ad uccidere? Che il mostro della guerra dorme accovacciato in ognuno di noi ogni volta che giustifichiamo l’imposizione della nostra volontà sul pensiero degli altri? Ogni volta che siamo indifferentialle sofferenze del prossimoè una dichiarazione di guerra alla civiltà dell’amore.

VERRA’ IL TEMPO Verrà il tempo in cui le armi e i campi di battaglia apparterranno ai libri di storia, le barriere sociali saranno il ricordo di un periodo oscuro,la fame, la miseria, le malattie saranno debellate .Verrà il tempo in cui tutti avranno una casa, una terra, un salario. Verrà il tempo del risveglio, del disincanto, della vera cultura, della scienza al sevizio della Vita, della fratellanza e dell’amore universale. Verrà il tempo in cui gli animali non saranno sfruttati, violentati, uccisi ma amati, custoditi, protetti e l’uomo guarderà con stupore e vergogna al suo crudele passato.Verrà il tempo in cui l’uomo vedrà la natura come il tempio dello spirito cosmico e la terra, i mari ed i cieli torneranno ad essere puri. In quel giorno stupendo si dirà: “L’uomo è finalmente un essere umano”.

Franco Libero Manco

"La speranza nel tocco divino" di Remo Summino



È impossibile non toccare il vostro io individuale perché quello che
siete, quello che fate, quello che sentite, fa tutt'uno con
identificazione, paludamenti della coscienza e in ognuno di voi è
riflessa intera l'umanità. Avete parlato di superficialità, sappiate
che le scienze, le fedi, le filosofie, la vita quotidiana, al pari
sono ragione per non pensare profondamente. L'essenza dell'uomo nello
spirito, si divide in partizioni.


Guardate, c'è che il mondo, l'unico che si regge sulla terra è la
terra, l'equilibrio dell'acqua nel caos, nelle varietà in cui la vita
della vita si manifesta nella psichica collettiva, senza alcuna
differenza delle razze o delle sedi geografiche.


Ci sono precise influenze astrali, provengono dal cosmo, donde l'uomo
tiene una mente. L'Io di riflesso al mentale, può percepire un solo
concetto per volta.


L'altra conoscenza è una sostanza, non è pensare, è essere.
La moltitudine purtroppo, figli miei, destinata a non esistere, non
tiene alcuna importanza per il magistero, la loro identificazione o le
loro varietà, in quanto la caducità va a ripetere in vite successive
le stesse forme, in nome o in base ad un'unica legge che è
trasformazione, moto continuo di vita in vita. Una forza, forte di
tutte le forze, è quell'energia cosmica e fu già detto, che si
precipitò quando egli disse: "LUCE SIA"; ignea, plastica, fluidica, si
trasforma assumendo tutte le forme; in balia di questa forza sono gli
esseri, i numeri, le cose, la vita della vostra vita è in lei.


Imparerete anche a conoscerla, perché è attraverso di essa che potete
vincere, soltanto attraverso di essa, di sottrarvi dalla psichica
collettiva e passare dal semplice pensare a un sapere e all'essere.
Non esiste il bene e il male nel concetto o nell'idioma di una legge morale.
Al di là delle cose esistono gli opposti, nulla può confermarsi se non
in base al negarsi per l'esistenza dell'opposto, quindi due cose
esistono: il vero e il falso, la caducità o l'immanenza, la
trascendenza o il dividere l'eterno in partizioni, perpetuando di vita
in vita, entrare e uscire dal cosmo, ogni volta ignari di essere già
stati.


Vi sono correnti che riporteranno, sul lato devozionale, i simboli
antichi delle Divinità, sono acque superiori positive, ma non sono
ancora quelle che cambiano e slegano dalla condizione umana perché il
Dio è uno stato da raggiungere.


Le inclinazioni, le scoperte, le leggi, tutto ciò che vi ricompone e
fa delle civiltà un prodotto dell'uomo, l'uomo un Prodotto della
società, tutto questo è soltanto l'espressione, una legge sottile, che
è quella stessa della natura dove sai che non esiste creatura che non
sia soggetta alla legge del più forte, in quanto la vita della vita è
continua sete, cieca fame, voluttà, moto, trasformazione, ciclo, ebbra
dell'eterno.


Esistono nel sottile delle forze che provengono dalle radici antiche
della vostra anima, esistono sul piano materiale che fanno le leggi
della natura; ogni cosa si esprime nel profondo dell'abisso umano come
nell'alto e nel basso della terra.


Infatti vi saranno ancora crisi dell'urbe, disavventure, morie,
avvelenamenti, cioè i quattro elementi che si degradano.
Arriveranno altri esseri, vi porteranno delle sostanze, delle
soluzioni, ma neanche quello cambierà, trasformerà il cuore umano
liberandolo, e !ì stanno le gerarchie, attraverso il modo nuovo della
vostra vita e questo vale per tutti quanti, non vi mancheranno quelle
esperienze in cui, ad un certo punto, avrete l'opportunità di libero arbitrio, o di cogliere
quel soffio che proviene dal trascendente, identificanti nel ciclo
delle quattro stagioni, che avete come durata di connessione tra il
corpo sottile e quello organico. Non muteranno le leggi dell'uomo
entro la terra, non muteranno neanche quelle condizioni di causa ed
effetto per cui la competitività, la combattività, la superiorità,
l'inferiorità e le differenze, sono i principi delle identificazioni
dove ognuno di voi è differente e neanche uno è uguale all'altro. La
terra è il corpo, l'universo è la mente, le miriadi di masse
incandescenti fanno del grande tessuto analoga forma al tessuto
sanguigno ove regna la vita ma, nell'infinitamente grande, come nel
corpo composto, una cellula alterata, rischia di scindersi e riprodursi per tal scissione,
avvelenando tutto il corpo: questo sta accadendo alla terra.


Alcuni  riceveranno il soffio nello spirito e avranno presa di
coscienza; si troveranno a nuotare contro corrente, ma ricordatevi, il
caos del caos ha, per quel che poco contano le sofferenze dell'uomo,
un suo equilibrio, mantiene una legge, è quel che c'è da dire, non è
del dire, è dal taciuto che sì avranno parole.


La terra è il mondo che si regge sulla guerra, sulla dualità
attraverso cui è triade la legge.


Esiste di là dell'infinito il trascendente e lo stato dell'essere è la
Divinità e solo là ha sede la spiritualità.

Remo Summino

Libero pensare o uso del pensiero?


Enigma degli uomini senza io

Alla richiesta di un parere   su questo   articolo di Piero Cammeniresi  
 
 
ho  risposto:
 
 trovo confuse le  seguenti affermazioni:
 

Altri, invece – percependo di non avere un destino, un karma – divengono facile preda di dipendenze di ogni genere, alcolismo, droghe, farmaci. 
All’inizio del secolo scorso, dopo la caduta degli spiriti delle tenebre sulla Terra (ultimo terzo del secolo XIX) un gran numero di questi esseri ha partecipato alle due guerre mondiali. Sono – in qualche modo – dei meri ‘corpi’ utilizzati dagli eserciti.”

Molte persone in passato non erano affatto contente di entrare in guerra. Penso ai miei familiari e a tante persone amiche. A mio avviso  non erano prive di spiritualità ma semplicemente costretti, pena la morte fisica. E non posso condividere nemmeno che si dica che fu il loro karma, ovvero che così successe a seguito del fatto che erano privi di “io”,  perché ritengo che sia una  giustificazione superficiale e  pericolosa che serve spesso a  nascondere l’ignoranza circa le vere cause delle guerre e di tanti altri mali. 

Pertanto comprendo meglio il   parere dell’antropologo-teosofo  Bernardino del Boca che su argomenti simili ebbe a scrivere:
“Il vuoto dei sentimenti ha portato la gioventù ed i deboli a drogarsi. Non sono gli omosessuali e i drogati a diffondere l’Aids, bensì la vita contro Natura, il cibo troppo raffinato, la sofisticazione e l’ignoranza vestita di sicurezza che crea i ghetti, le ingiustizie, le confusioni, tutte le negatività. Gli omosessuali e i drogati sono le prime vittime di questa società egoistica e ignorante. Queste vittime sono come i topi che, nei tempi passati portavano la peste. Non erano colpevoli i topi se la società di allora viveva nella sporcizia fisica e morale. La peste era un castigo. L’Aids è un castigo e i colpevoli sono gli egoisti che producono cibo inscatolato privo di prana, che producono medicinali che arricchiscono le ditte farmaceutiche ma tolgono le difese naturali del corpo umano, che producono quella pubblicità che induce a ricorrere al sesso, alla violenza, alla guerra, come se queste cose negative fossero le più necessarie all’uomo.”  (BdB – Rivista L’Età dell’Acquario n. 40/1985 pagg.9-10)

Anche queste affermazioni possono, a mio avviso,  creare confusione:
 
 
Uno degli argomenti, infine, che Steiner porta a supporto di questo proliferare di uomini senza io è quello relativo alla sovrappopolazione mondiale che iniziava ai suoi tempi ma che sarebbe aumentata esponenzialmente nel corso del secolo XX, sino a giungere ai numeri di oggi.
Quanti sono gli esseri umani nel complesso dell’evoluzione?
Non possono essere illimitati, devono avere un numero determinato.
E come mai se nelle epoche passate – fino al 1800 – si aveva la presenza contemporanea di un massimo di un miliardo di persone, oggi siamo a oltre 7 miliardi?
Anche contando nel passato quelli momentaneamente non incarnati sul piano fisico, come si raggiungono i numeri di oggi?

A tali domande Steiner rispose che le statistiche che si conducono su questo argomento si basano spesso su errori.

“Non prendendo in considerazione nelle analisi statistiche tutta la Terra, ma sempre solo una parte di essa, non si considera che in tempi passati altre parti del mondo ebbero popolazioni persino più numerose di oggi[era il 1924 e la popolazione mondiale sfiorava i due miliardi di unità]. Pertanto la statistica non sempre è attendibile nei particolari, lo è però nel complesso, in quanto è ben vero che nel nostro tempo è presente un enorme numero di uomini senza ‘io’, che, in realtà, uomini non sono”. (O.O.346)

Occorre  valutare le suindicate affermazioni   attentamente  perchè potrebbero indurre a pensare che  miliardi di persone siano in qualche modo “eccedenti” rispetto a  presunti calcoli di popolazione ideale. E’ davvero difficile valutare se tutto quanto ipotizzato sia vero perchè  lo stesso Steiner  ammette che non si possano escludere errori cosmici :
“Non è di per sé da escludere che nel cosmo si possa verificare un errore di calcolo. Da tempo viene stabilito quali individualità tra loro collegate debbano discendere. Ma vi sono anche concepimenti, verso i quali nessuna individualità ha voglia di scendere e di collegarsi con quella corporeità, oppure vi sono anche entità che le lasciano subito. A quel punto si presentano altri individui, che non sono tuttavia adatti. Ma è davvero ora molto frequente che vi siano in giro persone senza io, che in realtà non sono esseri umani veri e propri, che hanno in realtà solo una forma umana, esseri simili a spiriti della natura che non vengono riconosciuti come tali perché vanno in giro con sembianze umane. (Rudolf Steiner, Konferenzen mit den Lehrern der Freien Waldorfschule in Stuttgart 1919-1924 Heft 7 Ende März – Dezember 1923, Ausgabe 1962 03.07.1923 Seite 118a + 118boi)

La ricerca delle cause del male è da sempre l’argomento più difficile. Si pensi alle pesti bibliche, a quelle del medioevo che hanno decimato l’Europa  o  all’influenza  spagnola di cent’anni fa che ha causato più morti della prima guerra mondiale. Basta leggere alcuni commenti di noti giornalisti che hanno scritto articoli, relativamente alla morte  atroce dei fratellini veggenti Marto,  preannunciata dalla Madonna di Fatima,  nei quali hanno scritto che  tali prove  costituiscono “la pedagogia di lassù”.  Sono stati  scritti fiumi di parole sui vari misteri  di Fatima e pochissime sulle vere cause di quella  pandemia.

Paola Botta Beltramo

Dialogo riflesso tra Sebastian, Faitù ed altri sé... in accelerazione della memoria

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Buongiorno bio come previsto mi ritrovo su una spiaggia pescarese visto che me la sono poco sentita andare al Festival delle  Erbe con la vespetta 50 special


Hai fatto bene Faitù,  bella la vespetta

buongiorno la chitarra è pronta


buongiono Micche' angor trov nu passagge o na machin pi duman

mio caro ti ho fatto mettere le balle di paglia come mi hai chiesto tu!

ero assente assorta quasi assopita nell'orto

passo dopo, che vado un attimo!

amor che al cor gentile ratto s'apprende…

ecco come inizia la storia

A volte le  parole scivolano senza lasciare traccia sul nostro essere assente come flusso indistinto di un linguaggio continuamente frammentato, mai  ricomposto, visionario e televisionario con un sfasamento sincronico unidirezionale, baci allo zolfo.

Faitu’ smanettava continuamente con il suo cellulare mandando e ricevendo messaggi di sorta, dopo un po' stanco di questa attività si alzò dalla sabbia e inizio a passeggiare distratto nervosamente sulla spiaggia.

Allorquando vide quella ragazza che prendeva il sole sul bagnasciuga con le trecce da biancaneve il costume bianco e gli occhili rotondi. Così aveva iniziato a girarle attorno raccogliendo i legnetti che le stavano nei paraggi.

Quando lei si era alzata da terra lui le aveva detto: "grazie dei legnetti!"
 - "perché ho fatto qualcosa?"  rispose lei -  "come ti chiami?" disse faitù - "mi chiamo spirituale!" -  "ah ecco perché!" -  "perché cosa?" - "ecco perché i legnetti si stavano allontanando; quando lo spirito abbonda la materia scappa!" - "vorrai dire quando la materia abbonda lo spirito scappa!"  lo aveva corretto “spirituale” -  Allora aggiunsi: “faitù“  - "preferisco quando la materia abbonda e lo spirito balla! ecco, ho raccolto questi legnetti per farne una specie di scultura volatile e leggera che mi pare si chiami scacciapensieri come quelle sculture composte di calder che si muovono al minimo alito di vento, i legnetti producono suoni muti e silenziosi. le strutture semplici o composte, lo metterò all'orto!". 

Nel frattempo era arrivata una sua amica “amore” e ascoltando il discorso aveva affermato: "gli orti.. ora tutti li fanno, c'è una grande tendenza a fare orti è divenuta come una moda! C'è chi li fa pure sui balconi e poi quelli che  li fanno quel che producono se lo mangiano pure!  - "Veramente anch'io faccio orti, orti urbani!"  aveva riposto timidamente faitù ed  aveva continuato: posso chiedervi un favore! dipende vediamo di che si tratta! avevano risposto incuriosite “amore” e “spirituale”...

In genere scrivo e racconto storie ora ho perso l'ispirazione e se volete aiutarmi a ritrovarla? vediamo… che possiamo fare! ora vi leggo quel che ho scritto stamane si intitola: “bestiario di spostati e sognatori” sottotitolo “quando la materia abbonda lo spirito balla”:

Mi giro e mi rigiro la pizza come mi pare!

in verita  so ancora poco quale’ il mio trip!

aspetto di sentirmelo dire e se  lo sapete sono qui pronto ad ascoltarvi!

mi sento poco rivoluzionario anche poco ribelle!

da tempo  seguo l'estetica della relovetion al posto della revolution

addio relovetion benvenuta relovetion

attraverso le cosiddette azioni della gioia cerco quel che chiamo

il punto dell acqua

il centro armonico

determina l'incontro

tra le diverse tendenze

anime plesse e perplesse

accelerazione della memoria

come tocco immaginario:

respiro sguardo movimento gesto

più in grande lo spirito vitale

l'energia di orgon

con la rimozione della famosa corazza

come la chiamava W. Reich

come semi

nei loro sacchettini

di carta

piccole bombe vitali

cosi noi!

Bell'inizio fanno loro e poi? e poi di più non so! 

Spirituale: "sai che non ci avevo mai pensato  alla parola relovetion che fa pensare a rinnamoramento, ritorno all'amore piuttosto che fare la rivoluzione" -  "vero, reinnamoriamoci dell'essere attraverso appunto la revoluzione. scriverò su una maglietta relovetion, grazie!"  Anche Amore annuiva sorridendo.

Nel frattempo in mare a pochi metri dalla riva mentre noi ci stavamo reinnamorando decine di barche pescherecci turbosoffianti con un rombo  assordante aspiravano distruggendo tutta la vita dei fondali marini. nei paraggi la motonave della guardia costiera controllava se tutto il lavoro di distruzione fosse svolto con perizia. Contemporaneamente sulla spiaggia con rumori ancora più forti alcuni trattori spianavano le dune strappando tutta  la vegetazione e le giovani piantine. Non contenti con trattori ancor più piccoli setacciavano tutta la  sabbia togliendone tutti i semi  e l'energia vitale. 

Ecco ora una mar completamente sterile e duna appiattita e triste. Questo lavoro è ripetuto con determinazione più volte con cura e pazienza. Dall'alto un aereo passa col suo rumore lasciando la sua scia bianca in sintonia come  se ci fosse un segreto ritmo o patto con trattori e pescherecci del mare e della sabbia…

E questo è tutto!

…per ora!


il

mio

solo

compagno

è

il

silenzio

poi

il

vento

la

pioggia

il

mare

e

la

sabbia

calda

sul

mio

corpo

morbido

e

intenso



Sebastian,  sulla spiaggia di Pescara, con Faitù ed altre forme immaginarie

Facebook o Fastbook? - Lotta all'ultimo brevissimo "mi piace"


Omero si tenne troppo "lungo" ed ha avuto pochi lettori

La lunghezza massima di lettura in un colpo solo  è di 420 caratteri... perciò quando si vuole che il proprio scritto venga letto (su facebook)   occorre centellinare le parole, bisogna sintetizzare al massimo. D’altronde questo rispecchia il modo di dialogare con i nostri simili nella società “dell’avanzata tecnologica e virtuale”. E’ pur vero che ci sono le “note aggiunte” in cui ci si può esprimere “at lenght” (senza limiti) ma tanto chi le legge quelle note? Ormai gli “amici” fanno clic clic con il mouse solo sui “mi piace” ed al massimo si azzardano con commenti di poche righe, giusto per dare la sensazione che hanno capito. In verità quando si posta un link con un articolo composito nessuno va a leggerlo, od al massimo commentano il titolo…

Se si vuole fare qualche uscita fuori dal coro restano sempre le parolacce, possibilmente fuori luogo.

Insomma da quando Alba Montori mi ha fatto iscrivere a Facebook (lo chiamavo fesbucco) mi son trovato a studiare glottologia profonda e nuovi modi comunicativi del vuoto telematico. Dopo due o tre anni di analisi comparata ecco che finalmente posso spiattellare quel che penso (ben sapendo che fra cinque minuti forse non lo penserò più, questa è un’altra regola diabolica del demone Bucco).

Espressioni

Marco Saba. “…scrivevo a Massimiliano De Cristofaro (polizia, nucleo NRBC, autore di un libello intitolato: “Il povero uranio”) su facebook chiedendogli ragione del silenzio assordante delle autorità sui tremendi effetti di Fukushima: almeno le donne incinte andrebbero avvertite, se ce ne sono ancora, e lui mi dice che nessuno vuol sentire… desolante… Allora ha ragione l’avvocato Marra, a fare video osé (nel prossimo, Sara Tommasi apparirà nuda per spiegare i 5 motivi di anticostituzionalità dei decreti di quel cretino di 3monti, vergogna della classe gay italiana (15), che ha “bonificato” i banchieri retroattivamente sul reato dell’usura. Si raccoglieranno firme per 5 referendum per abrogare questa vergogna)”

Massimiliano Viviani: “… questa è una società che necessita di un enorme sforzo quotidiano: far credere alle persone di vivere nel migliore dei mondi possibili costa fatica. Occorre un enorme dispendio di energia e di mezzi, principalmente mediatici -quotidiani, riviste, telegiornali, pubblicità, telefilm, musica e quant’altro- ma non solo. La stessa produzione incessante di oggetti, di eventi e di opportunità, che vengono sfornati a getto continuo, assume i caratteri del lavaggio del cervello, tramite cui uno si illude di vivere nel bengodi. E’ un mezzo di controllo della psiche. Perchè per dire una verità, basta dirla una volta sola, mentre per convincere di una menzogna bisogna ripeterla all’infinito. Questo è il significato della coazione a ripetere dentro la quale siamo immersi”

Noemi Longo: “…Fermare il tempo è l’unica modalità per ribellarsi a dei ritmi di vita imposti che ormai ci rendono schiavi e sempre più infelici. Fermare il tempo per osservare un po’ cosa realmente sta accadendo attorno a noi. Fermare il tempo per scendere in strada e spegnere la televisione che non aspetta mai. Fermare il tempo per costruirci la nostra verità che non è quella che ci vorrebbero far credere. Fermare il tempo per vivere meglio e non perdere il tempo. Fermare il tempo per impegnarci a costruire qualcosa. Fermare il tempo per denunciare i milioni di disoccupati e di precari che non hanno la possibilità di vivere e respirare. Fermare il tempo per considerare i diritti che sono doveri e si esplicano come tali. Fermare il tempo perché il tempo siamo noi. Fermare il tempo per rivalutare le risorse umane, fermare il tempo per risparmiare energia e produrne di nuove.
Perché…NIENTE FUNZIONA SE NON SI è PRESENTI.
Fermare il tempo per sorridere un po’ di più… perché anche sul menù del Mc Donalds… i sorrisi sono gratuiti!”

Paolo Farinella, prete: “..In questo tempo senza dignità e onore, è bello essere fuori del tempo e ingenui. Io me ne vanto. Scrive Bruna Rizzo su Facebook, citando Gandhi: «La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo Stato diviene dispotico o, il che è la stessa cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo» (Ghandi)”

Saul Arpino: “Evoé… chi c’é c’é e chi non c’é non c’é… Facebook viene considerato alla stregua di un gossip in rete od al massimo in una sorta di chat allargato. Eppure il demone fesbucco sta allungando i suoi tentacoli in sempre nuove aree del web, ormai é onnipervadente ed é arrivato ad inquinare ogni modo comunicativo… (nel senso che il comunicare tramite Facebook é talmente “diluito” da perdere quasi ogni valore reale, una sorta di pissi pissi bau bau permanente)”

Doriana Goracci: “Il 12 ottobre 2010, la sottoscritta è stata disattivata completamente dell’account da Facebook, forse grazie all’interessamento di una Vascabella “una ditta che da oltre vent’anni opera per promuovere la tecnica di: Cambio vasca in acrilico senza rompere piastrelle” e per 2 pugni di segnalazione, un’immagine offensiva, di cui riportavo la denuncia io per prima, delle donne e dell’UDI…”

La barista di Calcata nuova: “… ecco il cappuccino è pronto, ma ora ti saluto, sto chattando, qui nel retrobottega, con un amico su facebook…”.

Elke Colangelo: “…sulla mia bacheca del Facebook è successo un po’ di tutto allorché iniziai un nuovo argomento sul vilipendio inflitto ai maiali ad “opera” di un certo Win Delvoye, che esprime la sua “non arte” tatuando dei maiali fin da quando sono piccoli, continuando poi ad allargare il disegno man mano che crescono, ricoprendo gran parte del loro corpo. Bèh…non ti dico, è successo il finimondo; insulti , arrabbiature, mi hanno detto che io di arte non capisco un accidenti, Animalisti incavolati che insultavano chi non la pensava uguale a loro, tragici addii degli amanti di tale opere, con esclusione della mia persona dai loro contatti, ricerche da parte mia per saperne di più di questo strambo non artista, articoli, commenti ed elucubrazioni notturne..tutto il giorno con in testa un porco fisso… per giunta tatuato!”

IAD (internet addiction disorder): “..Controllate ossessivamente la bacheca di Facebook? Vi mette di cattivo umore non ricevere alcun messaggio?” Si tratta di comportamenti ossessivi verso il web e da oggi è possibile curare questa dipendenza… questo è l’obiettivo che si propone il laboratorio del Policlinico Gemelli. La patologia Internet Addiction Disorder è in aumento soprattutto presso i giovani, basti pensare che Facebook ha 60 milioni di utenti e che il 10% circa diviene dipendente…”

Fomafomic: “…Facebook è la più grande cazzata che la mente umana aveva bisogno di progettare ed il sufflé si sgonfierà quando riusciremo a sostituirlo da una cazzata maggiore. su questo viene abusato il termine “Amicizia”, anche se ho constatato che con estrema facilità si può trovare da trombare, si abusa dell’illusione di partecipare ad una battaglia sociale e che si fa parte di un “gruppo”, io stesso ho creato un gruppo è di fans di un portantino (…). amico mio di Bracciano, in 3 giorni ho raccolto 80 soci… Con questo non ho da dimostrarti nulla…facci quello che vuoi. su Face si diventa fan di qualsiasi cosa e si esaltano quelli che hanno capito che se dici la cazzata più grossa più si parla di te”

Giacomo Di Girolamo: “..Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi su Facebook per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda. Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare”

Circolo Vegetariano VV.TT.: “…. La necessità di inventarsi Calcata, da parte di chi la “utilizza” come valvola di sfogo all’alienazione del mondo moderno o come mezzo di sussistenza alternativa, avviene a causa della frantumazione sociale che contraddistingue la nostra società. Viviamo in un contesto sociale suddiviso, apparentemente unito da una sembianza di comune appartenenza. Le persone che abitano o visitano Calcata comunicano attraverso l’immaginato, sono abitanti di un mondo alla Matrix per intenderci, fantasmi nell’antro Platonico. Ma questo “luogo” non può essere vero, mancando la condivisione reale, il senso di necessità e fatica comune, l’incontro fisico, il contatto… è un mondo in cui tutto si riduce ad una rappresentazione, uno spettacolo mediato, filtrato, manomesso….. un teatrino o castello degli specchi. A Calcata viviamo come dentro al “Facebook” nel quale l’interagire è demandato al pulsante di un terminal. Allo stesso tempo siccome capiamo che questo “sogno” -che definiamo “concreta realtà”- è fallace, per sfuggirgli siamo pronti ad inventarci e dare per genuino un luogo ideale in cui rifugiarci, un paese folkloristico del weekend, con suoi propri valori (basati sul vuoto)…. Calcata, la bella, la fulgida, per trascorrervi vacanze da artisti, per compiervi ritiri spirituali ed estetici o notti di follia rave – per godere almeno l’illusione di un incontro con noi stessi e con i nostri simili….”

 Paolo D’Arpini - 29 agosto 2011




In memoria di Paolo Borsellino. Preghiera laica



Queste sono le parole di un vecchio ex magistrato che e' venuto nello spazio di due mesi due volte a Palermo con il cuore a pezzi a portare l'ultimo saluto ai suoi figli, fratelli e amici con i quali ho diviso anni di lavoro di sacrificio di gioia, anche di amarezza. Soltanto poche parole per un ricordo, per un doveroso atto di contrizione che poi vi diro' e per una preghiera laica ma fervente.

Il ricordo e' per l'amico Paolo, per la sua generosita', per la sua umanita', per il coraggio con cui ha affrontato la vita e con cui e' andato incontro alla morte annunciata, per la sua radicata fede cattolica, per il suo amore immenso portato alla famiglia e agli amici tutti. Era un dono naturale che Paolo aveva, di spargere attorno a se' amore. Mi ricordo ancora il suo appassionato e incessante lavoro, divenuto frenetico negli ultimi tempi, quasi che egli sentisse incombere la fine. Ognuno di noi e non solo lo Stato gli e' debitore; ad ognuno di noi egli ha donato qualcosa di prezioso e di raro che tutti conserveremo in fondo al cuore, e a me in particolare mancheranno terribilmente quelle sue telefonate che invariabilmente concludeva con le parole: "Ti voglio bene Antonio" ed io replicavo "Anche io ti voglio bene Paolo".

C'e' un altro peso che ancora mi opprime ed e' il rimorso per quell'attimo di sconforto e di debolezza da cui sono stato colto dopo avere posato l'ultimo bacio sul viso ormai gelido, ma ancora sereno, di Paolo. Nessuno di noi, e io meno di chiunque altro, puo' dire che ormai tutto e' finito.

Pensavo in quel momento di desistere dalla lotta contro la delinquenza mafiosa, mi sembrava che con la morte dell'amico fraterno tutto fosse finito. Ma in un momento simile, in un momento come questo coltivare un pensiero del genere, e me ne sono subito convinto, equivale a tradire la memoria di Paolo come pure quella di Giovanni e di Francesca.

In questi pochi giorni di dolore trascorsi a Palermo che io vi confesso non vorrei lasciare piu', ho sentito in gran parte della popolazione la voglia di liberarsi da questa barbara e sanguinosa oppressione che ne cancella i diritti piu' elementari e ne vanifica la speranza di rinascita. E da qui nasce la mia preghiera dicevo laica ma fervente e la rivolgo a te, presidente, che da tanto tempo mi onori della tua amicizia, che e' stata sempre ricambiata con ammirazione infinita. La gente di Palermo e dell'intera Sicilia, ti ama presidente, ti rispetta, e soprattutto ha fiducia nella tua saggezza e nella tua fermezza. Paolo e' morto servendo lo Stato in cui credeva cosi' come prima di lui Giovanni e Francesca. Ma ora questo stesso Stato che essi hanno servito fino al sacrificio, deve dimostrare di essere veramente presente in tutte le sue articolazioni, sia con la sua forza sia con i suoi servizi. E' giunto il tempo, mi sembra, delle grandi decisioni e delle scelte di fondo, non e' piu' l'ora delle collusioni degli attendismi dei compromessi e delle furberie, e dovranno essere, presidente, dovranno essere uomini credibili, onesti, dai politici ai magistrati, a gestire con le tue illuminate direttive questa fase necessaria di rinascita morale: e' questo a mio avviso il primo e fondamentale problema preliminare ad una vera e decisa lotta alla barbarie mafiosa. Io ho apprezzato le tue parole, noi tutti le abbiamo apprezzate, le tue parole molto ferme al Csm dove hai parlato di una nuova rinascita che e' quella che noi tutti aspettiamo, e laddove anche con la fermezza che ti conosco hai giustamente condannato, censurato, quegli errori che hanno condotto martedi' pomeriggio a disordini che altrimenti non sarebbero accaduti perche' nessuno voleva che accadessero.

Solo cosi' attraverso questa rigenerazione collettiva, questa rinascita morale, non resteranno inutili i sacrifici di Giovanni, di Francesca, di Paolo e di otto agenti di servizio. Anche a quegli agenti che hanno seguito i loro protetti fino alla morte va il nostro pensiero, la nostra riconoscenza, il nostro tributo di ammirazione. Tra i tanti fiori che ho visto in questi giorni lasciati da persone che spesso non firmavano nemmeno il biglietto come e' stato in questo caso, ho visto un bellissimo lilium, splendido fiore il lilium, e sotto c'erano queste poche parole senza firma: "Un solo grande fiore per un solo grande uomo solo". Mi ha colpito, presidente, questa frase che mi e' rimasta nel cuore e credo che mi rimarra' per sempre.

Ma io vorrei dire a questo grande uomo, diletto amico, che non e' solo, che accanto a lui batte il cuore di tutta Palermo, batte il cuore dei familiari, degli amici, di tutta la Nazione. Caro Paolo, la lotta che hai sostenuto fino al sacrificio dovra' diventare e diventera' la lotta di ciascuno di noi, questa e' una promessa che ti faccio solenne come un giuramento.

"Preghiera laica ma fervente" pronunciata da Antonino Caponnetto ai funerali di Paolo Borsellino il 24 luglio 1992 a Palermo, presente il Presidente della Repubblica Scalfaro.

(Fonte: Nonviolenza in Cammino)