Il pensiero non dualistico di Nisargadatta Maharaj...
Il Guru secondo Nisargadatta Maharaj
Quel fatale momento dell'illuminazione...
Il Buddha ha detto: “Poiché in realtà non c’è nessun ego, è come un miraggio”. Mi ricorda quel fatale 21 marzo del 1953. Per molte vite avevo lavorato – lavorato su me stesso, lottando, facendo qualunque cosa si potesse fare – e non era mai successo niente.
Ora capisco perché non succedeva niente. Quello sforzo in se stesso era la barriera, la scala su cui mi trovavo era l’impedimento, la voglia stessa di cercare era l’ostacolo. Non che si possa raggiungere qualcosa senza cercare. La ricerca è necessaria, ma poi arriva un punto in cui la ricerca deve essere abbandonata. La barca è necessaria per attraversare il fiume, ma poi arriva il momento in cui devi scendere dalla barca, dimenticartela del tutto e lasciartela alle spalle. È necessario uno sforzo, senza sforzo nulla è possibile. Ma anche solo con lo sforzo, nulla è possibile.
Poco prima del 21 marzo 1953, sette giorni prima, avevo smesso di lavorare su me stesso… Arriva un momento in cui vedi tutta l’inutilità dello sforzo. Hai fatto tutto quello che potevi fare e non sta succedendo niente. Hai fatto tutto ciò che era umanamente possibile. A quel punto cos’altro puoi fare? Nell’assoluta impotenza abbandoni ogni ricerca.
E il giorno in cui la ricerca si fermò, il giorno in cui non cercavo più nulla, il giorno in cui non mi aspettavo più che accadesse qualcosa, cominciò a succedere. Dal nulla sorse una nuova energia. Non aveva un’origine. Veniva dal nulla e da ogni parte. Era negli alberi, nelle rocce, nel cielo, nel sole e nell’aria, era ovunque. E avevo cercato così tanto, pensando che fosse molto lontana. Ed era così vicina, così vicina.
Proprio perché stavo cercando, ero diventato incapace di vedere ciò che era vicino. La ricerca è sempre rivolta a ciò che è lontano, a ciò che è distante… E non era lontano. Ero diventato presbite, avevo perso la capacità di vedere da vicino. Gli occhi si erano focalizzati sulla distanza, sull’orizzonte, e avevano perso la capacità di vedere ciò che era vicino a me, che mi circondava.
La fatica cessò e anch’io cessai. Perché non puoi esistere senza…
Osho
Tratto da: The Discipline of Transcendence, Vol. 2
Una memoria su Nazareno Reda e Vivi Viterbo...
Nel 2008 avviai una corrispondenza con il direttore del notiziario on line Vivi Viterbo, Nazareno Reda. Tutto cominciò con la richiesta fatta da un suo collaboratore, Francesco Zappatore, di fare uno scambio di link fra il loro ed il nostro sito di Calcata.
A quel tempo non avevo previsto di fare questi scambi, volevo mantenere il sito del Circolo su una torre eburnea, irraggiungibile a chiunque si occupasse di attività economiche e turistiche. Com’era prevedibile avendo assunto una posizione così “adamantina”, priva di ogni “considerazione” per la vita del mondo, il destino volle che dovessi cambiare idea…
Siccome mi piacque la risposta che ricevetti, in cui mi si diceva “che Vivi Viterbo avrebbe continuato a prendere in considerazione i miei articoli anche se –come da me affermato- non ero disposto allo scambio dei link”, cambiai prontamente idea e decisi anzi di aprire una lunga colonna di link di tutti i siti di qualsiasi genere e natura che avessero ripreso qualcosa del Circolo. Ed è per questa ragione che abbiamo una colonnina così lunga di “link amici” che nel frattempo è diventata carente di altri indirizzi che non sono stati ancora aggiunti.
Ma il punto non è questo, il punto è che Nazareno Reda, fondatore di Vivi Viterbo, volle persino conoscermi personalmente e venne a trovarmi in occasione della Festa dell’Acqua Cotta del 2008. Fatalità volle che fosse lui l’unico partecipante, ciò non impedì di fare quello che avremmo fatto se fossimo stati in venti (invece che solo due). La passeggiata fu molto intensa, durante il lungo percorso ci scambiammo tantissimi pareri e facemmo conoscenza –come si dice- intima. Scoprii così che anche Nazareno è della Scimmia (sia pur più giovane di 12 anni) e molti aspetti sincretici e di lucidità e laicità di pensiero ci accomunano.
La giornata fu molto più vigorosa e piena di quello che avevo immaginato, l’acqua cotta con le erbe raccolte, ottima, e la condivisione della conoscenza archetipale nella Stanzetta del Pastore, con Nazareno, coronò una giornata per me indimenticabile.
Dopo un paio di mesi mi arrivò una lettera di Nazareno in cui mi rimproverava: “la tua acqua cotta benedetta non ha funzionato, dovrò farmi operare di un male…”. Da una parte mi prendeva in giro ma dall’altra mi comunicava qualcosa di vero e drammatico…..
Il modo in cui lo espresse mi fece ricordare di Terzani e della sua fierezza e ammirai e benedissi ancor di più Nazareno. Ora qualche giorno fa mi ha riscritto dicendo che sarebbe tornato per un’altra acqua cotta, il che mi ha fatto ben sperare per la sua salute…
Quello che segue è il primo articolo che scrissi per Vivi Viterbo e lo pubblico qui per un mantenimento della memoria.
Vivi Viterbo ed il VV.TT.
Siccome sto sempre molto attento ai segnali che la vita mi manda non ho potuto ignorare che la sigla del VV.TT. assomiglia, sembra quasi una parafrasi, di Vivi Viterbo…. In effetti una delle “traduzioni” fatte in passato per significare VV.TT. era “Vivi Vegetariano Tornerai Trappista” (spiegazione apparsa sul settimanale Cuore diretto da Michele Serra, ve lo ricordate?). Insomma Vivi Viterbo e VV.TT. stanno bene insieme…. Perciò mi è sembrato di buon auspicio che, attraverso una corrispondenza avviata fra il sottoscritto ed i “soci” di questo giornale, si profilasse l’ipotesi di una collaborazione con Vivi Viterbo. La collaborazione fra un piccolo centro “provinciale” e periferico, come è Calcata, ed il suo capoluogo Viterbo. Una sorta di dialogo fra un ri-abitante della Tuscia, quale io sono, e gli abitanti storici della Tuscia che vivono a Viterbo.
Siamo tutti nella stessa barca ma ci siamo imbarcati in porti diversi ed in momenti diversi ed ora lungo il viaggio cerchiamo di far conoscenza ed amicizia gli uni con gli altri. Ci scambieremo perciò impressioni e sentimenti e –spero- giungeremo ad una reciproca conoscenza ed accettazione. Ma prima di cercare di “capire il senso” di queste lettere … accettate, vi prego, le mie parole come un’espressione amorosa, come suono armonico, non come un “significato” (se volete percepire il messaggio del cuore). Queste lettere non vogliono nemmeno essere una “trasmissione” né un “riconoscimento” sono e saranno semplici racconti, forse favole, le parole che sono e basta.
Ed in fondo che senso ha discutere di ottenimenti prefissi? In tutta la vita non c’è un singolo evento che possiamo far derivare da una scelta nostra propria, che possiamo definire “questo l’ho voluto io”, in realtà tutto succede per conto suo e solo “dopo” possiamo falsamente affermare “questo l’ho voluto io”. In questo caso dov’è il vantaggio e dove lo svantaggio? Lo vediamo solo attraverso l’outlook da noi utilizzato. Già non focalizzarci sul male significa restare nel bene. Dipende solo da come si ascolta, da come si legge e si scrive, se l’attenzione viene attratta da una visione o dall’altra. Capire ciò è sufficiente per restare tranquilli. Buddha consigliò la via di mezzo. Non fermiamoci quindi a giudicare lo schema delle cose, restiamo in attenta osservazione e procediamo….
Questa è la mia prima lettera ai Viterbesi Vivi.
Paolo D'Arpini
Strade di Roma, misteri di Roma...
"Poesia, pause e silenzi… solo parole nere su fogli bianchi..."

... ricordate il mistero di Via Gradoli (che prende il nome da paesetto in provincia di Viterbo) in cui si celava il covo BR di Aldo Moro.. e nello stesso palazzo fu "pizzicato" Marrazzo con i trans...? Misteri di Roma!
Questo discorso sulle strade di Roma è molto intrigante... Ricordo ad esempio Via Cairoli, dove fui ospite dalla sora Liliana, una vecchia affittacamere, assieme a personaggi incredibili, lì vissi avventure straordinarie, nelle vesti di un finto studente di 18 anni. Da quelle vicende Pozzetto ne ricavò un film... interpretato dalla stessa signora Liliana che impersonava se stessa. Ma la parte più intensa e più significativa del mio vivere nelle strade di Roma fu allorché vi feci ritorno, dopo 10 anni di assenza, in veste di cercatore spirituale professionista. Una specie di novizio santo.
Ed in parte ho descritto alcuni degli incontri particolari con vari "maestri" da me fatti dal '74 al '76 in quel di Roma. In quegli anni gloriosi ero tornato a vivere a Roma (provvisoriamente perché di lì a poco mi trasferii a Calcata), la madre patria mi aveva richiamato al dovere della presenza, ed io zitto zitto me ne stavo in trincea, nella vecchia casa di uno zio da poco defunto, in Via Emanuele Filiberto 29.
Da lì imparai a conoscere bene Roma, percorrendo le sue strade giornalmente a piedi e visitando ogni possibile angolo in cui si manifestasse qualche forma di “spiritualità”, dalla vicinissima Porta Alchemica di Piazza Vittorio, alla basilica di Santa Maria Maggiore, al Museo per il Medio ed Estremo Oriente, alle grotte del Colle Oppio, ai vicoli e vicoletti, chiese e chiesuole del Borgo....
Paolo D'Arpini
Società del crepuscolo ed autodeterminazione...
"Spezzato il circolo vizioso, conquistata la libertà dal desiderio, la fiumana, prosciugata, non fluisce più; la ruota, infranta, più non rivolve. Questa, solo questa, è la fine del dolore." (Buddha Sakyamuni, in Udana, VII, 2)
Da un disastro nacque l'uomo...

Fu un grande e gigantesco evento climatico e tellurico, che colpì l’Africa orientale, a trasformare il piccolo Australopithecus in ominide e poi in uomo. Circa 8 milioni di anni fa iniziò la formazione della Rift Valley (spaccatura tettonica che va dal Mar Rosso fino allo Zambia per circa 3.500 Km) che condannò la grande foresta pluviale dell’Africa orientale alla morte. In quel vastissimo territorio l’evento tettonico modificò l’andamento dei venti, causando una irreversibile crisi climatica: cessò di piovere.
Lentamente ma inesorabilmente la foresta lasciò il passo alla savana. I piccoli primati, gli australopitechi che vivevano quasi esclusivamente sugli alberi, lontani dai grandi predatori come le tigri dai denti a sciabola, gli orsi, i leoni e altri mammiferi carnivori, dovettero scendere a terra e ingegnarsi per sopravvivere.
Ci riuscirono e avviarono quella che è definita “la fase dell’ominazione”.

Gaia, (il nostro pianeta visto come “un’entità suprema”) ebbe pietà di questo esserino e l’aiutò a superare i rischi della savana. Passarono milioni di anni e l’australopithecus si trasformò in ominide, prima in Homo Habilis, poi in Homo Erectus e infine 200/150 mila anni in Homo Sapiens – Naeanderthalensis.
In quel periodo i nostri avi erano raccoglitori e cacciatori. Si muovevano in gruppi di 10, 20 individui alla ricerca del cibo, seguendo gli spostamenti di grandi branchi di animali da cacciare. Purtroppo l’ultima grande glaciazione era ancora attiva e ciò comportò nelle zone non coperte dai ghiacci scarsezza di precipitazioni meteoriche. Poca acqua, vegetazione in forte stress, difficoltà di reperimento di cibo.
A causa di ciò 70 mila anni fa l’uomo corse il reale rischio d’estinzione, ridotto com’era a poco più di 2000 individui. Mentre un evento climatico iniziato più di 8 milioni di anni fa aveva sancito la nascita dell’uomo, ora un altro evento climatico ne minacciava la sopravvivenza. Una grande occasione persa per Gaia che avrebbe, con un sol colpo, eliminato il suo peggiore parassita.
Ma ancora una volta “qualcuno” ebbe pietà per gli uomini e così gli si consentì di riprendersi e moltiplicarsi fino a raggiungere oggi l’impressionante numero di oltre 7 miliardi e mezzo di individui.

(A.K. Informa N. 43)
"Habemus antipapam" - La profezia di Nostradamus su papa Francesco...
Nella Centuria X, quartina 91 delle profezie di Nostradamus leggiamo:
....è un'analisi sulle proiezioni "fantastiche" che non sono solo immaginazioni nel nostro pensiero, nel nostro sentire, il pensiero fantastico è mutevole ma attinge al bagaglio dell'inconscio, e lì tutto cova, a metà fra la fantasia e la "realtà".
Paolo D'Arpini

La giusta misura...?
Ho conservato per anni un vecchio dipinto nel Tempio della Spiritualità della Natura, prima di abbandonare Calcata al suo destino e trasferirmi a Treia. Era solo una banale copia, rappresentava un alchimista (od un semplicista) che mostra la giusta dose di sostanza da porre nell’intruglio ad un apprendista. Il gesto eloquente, la mano alzata con l'indice rivolto in avanti, significante “basta così”. Né troppo né poco!
Ricordo di quando Nisargadatta raccontava le conseguenze del suo lavoro di venditore di beedies, le sigarette indiane, che causano il cancro anche più delle altre, e pure lui le ha fumate per anni e tra l’altro è morto per un cancro alla gola… ma tutto ciò non ha cambiato il suo “vero stato”.
Consideriamo sempre che possiamo solo compiere ciò che è per noi possibile… Non ciò che riteniamo dovrebbe essere… E poi come dovremmo porci di fronte ai dettami della legge di causa effetto? Come dovremmo considerare la favola della reincarnazione…? Libero arbitrio, predestinazione, scelte, miglioramenti voluti o causali?…
A volte anch’io racconto delle storie, che stanno nella mente duale, che rientrano nel funzionamento empirico nel mondo, esprimendo un modo razionale di percepire la vita. Ma nel mio intimo so che son tutte favolette, so che la verità non ha bisogno di giustificazione alcuna, né di spiegazioni. Uso dei sotterfugi.. per poter guardare le persone negli occhi e scorgere la loro anima, toccare il loro cuore e sentirmi una parte di loro. Questo è ciò che è possibile per me e vorrei che così fosse anche per chiunque altro!
Assomiglia ad una commedia? C’è una nota di finzione in questo atteggiamento? Beh, occorre pur adattarsi al sogno… finché si sogna. A che serve districarsi dalle considerazioni sul bene e sul male con giustificazioni che infine rientrano nell’illusione duale? Tanto vale adattarsi e compiere quei gesti che sono in armonia con la nostra natura umana, che ci consentono di poter condividere al meglio le nostre emozioni ed i nostri pensieri con il prossimo… Sia pur che ciò non è necessario per “essere quello che realmente siamo”.
Ma perché limitarsi, perché non amare il proprio sogno (come diceva saggiamente il Vate)? In verità l’armonia interno/esterno non è basata su ciò che entra dalla bocca (come diceva Gesù) ma da ciò che ne sorte, ovvero come riusciamo a centrarci al nostro interno, ritrasmettendo parole ed amore all’esterno.
Paolo D’Arpini
"... quella volta che da Calcata volevo andare in Ciociaria…” — Racconto di viaggio con poesia di Gabriele D’Annunzio
Molto prima, prima ancora di chiamarsi Ciociaria, quella terra era abitata da una varietà di popolazioni italiche: Volsci, Ernici, Equi, Sanniti… con spruzzi di Etruschi e Greci. Oggigiorno è soprattutto l’origine “volsca” che tende ad essere matrice di riferimento culturale per molti centri della zona. Questo perché da diversi archeologi la civiltà dei Volsci viene riconosciuta come “luminosa e fertile” (molti i reperti conservati al Museo di Castro dei Volsci). Però c’è da dire che solo durante il papato la terra ciociara cominciò ad acquisire una identità condivisa, distaccandosi pian piano da legami “antichi” con le genti del Casertano – Napoletano, del Molise e dell’Abruzzo. Nacque così la “Ciociaria” ed effettivamente questo territorio meriterebbe una propria identità bioregionale.
Infatti se dovesse scorporarsi il Lazio, come da me auspicato nell'opzione del riassetto amministrativo in chiave bioregionale, le parti a sud della provincia di Roma e di Latina, che sono molto affini, potrebbero aggregarsi in una nuova entità amministrativa. Ma questa per il momento è fantapolitica….
Ricordando comunque le mie “radici” ciociare -avendo un ascendente in tal senso, essendo mio nonno paterno originario di Arpino, decisi di visitare la terra Ciociara, il 1 agosto 2009, invitato da un gruppo di artisti di Castro dei Volsci che desideravano farmi riscoprire antichi valori di ospitalità e di solidarietà umana.
Nella mia discesa verso le origini decise di accompagnarmi la cara amica, nonché segretaria del Circolo VV.TT., Luisa Moglia. Quel che segue è il racconto della nostra avventura.
Colleferro, Segni Paliano 1 agosto 2009
Mentre aspettavamo non si sa bene cosa, un treno, una grazia, un’ispirazione, un aiuto dal destino, nella stazione di Colleferro (un tempo chiamato Segni Paliano), la porta della Ciociaria, ecco che Laura ha scoperto, su una lapide in pietra affissa ad una parete della biglietteria, una poesia di Gabriele D’Annunzio, che sembrava scritta apposta per noi. Sarà stata dedicata alla terra Ciociara dal poeta ancora in giovane età, nel 1889, allorché visitando quelle parti restò incastrato da qualche intoppo che gli impedì di proseguire.
Ecco il poemetto: “L’alberello. Oh tu nell’aria grigia, torto e senza fiori, alberel di Segni Paliano, che deridendo accenni di lontano alla inutile nostra impazienza…” (Gabriele D’Annunzio).
Tutto per me era iniziato con l’invito ricevuto da alcuni amici di Castro dei Volsci che desideravano farci conoscere il posto. Avevano predisposto tutto per riceverci: il pranzo di benvenuto al ristorante centrale, la camera nell’albergo “diffuso”, la festa serale in piazza, il raduno di vari artisti del territorio giunti a Castro dal mattino per poterci incontrare… Ma il destino volle che restassimo invece bloccati alle porte della Ciociaria, a Colleferro, e che mangiassimo un tramezzino al bar e che riposassimo le esauste membra sulle panchine di pietra della stazioncina ferroviaria… in attesa di qualcosa che non sapevamo bene cosa potesse essere ma che alla fine, giunte le ore pomeridiane e l'estinguersi delle speranze di continuare il viaggio, si trasformava nell’unica possibilità rimasta: tornarsene a casa con qualsiasi mezzo!
Ma cominciamo dall’inizio, da quando decisi, in compagnia di alcuni fedeli amici, di affrontare il viaggio in Ciociaria, pensando di arrivare fino alla città delle mie origini ancestrali, Arpino, per rendere omaggio ai miei avi e per controbattere la mia perenne Ritirata (I Ching: vedi esagramma "La Ritirata"), e mi trovai a vivere un’avventura epica, a vari livelli…. dall’infernale al paradisiaco con tutte le vie mediane.
Avevo trascorso la notte insonne del 31 luglio in ambasce, in seguito ai rimbombi dei bassi che giungevano sin dentro la mia casarsa sulla fogna dalla “festa” rave techno diabolic music organizzata a Monte Gelato, con musica a palla giorno e notte, con il silenzio delle autorità del Parco del Treja (roba da matti: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/08/03/comunicato-stampa-alcuni-particolari-e-dati-economici-sul-rave-party-reloaded-super-sonica-dal-31-luglio-al-3-agosto-2009-a-monte-gelato-nel-parco-del-treja/).
Insomma per allontanarmi dall’inferno del chiasso tecnologico mi sembrava una benedizione poter andare in Ciociaria. Ma già all’inizio sono accadute varie cosucce che mi hanno segnalato quale sarebbe stata l’energia della giornata. Appena uscito per strada ho incontrato il solito satanasso, soddisfatto dei suoi dispetti ordinari, che canticchiava maligno e quello mi è sembrato un segnale nefasto, poi ho atteso a lungo sul cavalcavia di Calcata la mia accompagnatrice ed amica Luisa, che a mia insaputa era stata bloccata a casa sua da una assurda storia di piscina da curare lasciatale in eredità dai suoi vicini… che -bontà loro- erano partiti in vacanza. La piscina si è riempita di alghe e lei ha dovuto chiamare vari tecnici, tutto dalle 6 e mezza di mattina sino alle 9 e mezza, e dovette procurarsi varie sostanze e tipi di cloro da immettere nella vasca. Poi dopo aver combattuto per tre ore con questa sua prova Karmica/piscinale, è venuta in ritardo a prendermi al cavalcavia dove io l’attendevo speranzoso non sapendo degli intoppi.
Giunti a Roma con qualche altra piccola vicissitudine abbiamo raccolto Laura, sulla via Cassia, e poi sulla Tuscolana a Cinecittà abbiamo incontrato il quarto ospite, Vincenzo, che ci aspettava alla fermata di un autobus. Poi abbiamo girato in tondo per andare a bere un cappuccino nel “baretto giusto”, infine avendo fatto il pieno di benzina ci siamo avviati sull’A1 verso Napoli.
Giunti all’altezza di Colleferro la macchina di Luisa ha iniziato a fare rumori strani, lei si era dimenticata di ingranare la quarta ed avevamo viaggiato in terza per tutto il percorso autostradale. La spia dell’olio era rossa. Ci siamo fermati ad una piazzola e lì stavamo già pensando di chiamare un carro attrezzi in soccorso allorché abbiamo deciso di tentare la sorte ed almeno arrivare alla prima uscita. Appunto a Colleferro. Per fortuna poco fuori il casello c’era il servizio ACI e lì abbiamo depositato la macchina. Il meccanico ha detto subito appena ha sentito il rumore: “il motore è fuso”.
Pensando comunque di continuare il viaggio, siamo andati alla stazione ferroviaria ed abbiamo preso i biglietti per Castro dei Volsci, dopo un po’ che aspettavamo il treno l’annunciatore ha comunicato che c’era stato un incendio fra Ciampino ed un'altra stazione che ora non ricordo, i treni viaggiavano con un imprecisato ritardo, stavamo allora meditando se fosse il caso di tornare a Roma ma abbiamo perso il treno per la nostra indecisione… Stavamo allora pensando di proseguire per Castro dei Volsci aspettando una qualsiasi coincidenza ma ormai s’era fatto troppo tardi ed i treni erano tutti bloccati in entrambe le direzioni. Per fortuna alla fine ci siamo accorti che fuori della stazione c’era un ultimo autobus che stava partendo per l’Anagnina, l’abbiamo preso al volo e dopo vari giri siamo infine giunti a casa di Laura, che ha preso la sua macchina e ci ha riportati indietro, Luisa a Nepi e me sino a Calcata (Vincenzo era già tornato a casa sua dalla stazione Anagnina vicina alla Tuscolana).
E pensare che al ritorno a Calcata ho ricevuto una email di Simona che mi diceva: “Ciao Paolo, perché non decidi un giorno insieme a Laura e Luisa o altri di venire a pranzo qui da me in Sabina? Muoviti anche tu ogni tanto pigrone… un abbraccio, Simo”
Siete contenti della storia che vi ho raccontato?
Paolo D’Arpini, 2 agosto 2009
………………..
Riflessioni sulle parole
… ho avuto la sensazione che il tempo si fermasse. Non vedo giudizio, non trovo attesa, semplicemente “esserci”, stare, in un completo e condivisibile silenzio, dove le parole acquistano una veste universale. Ci si siede e si osserva ciò che accade: è l’incontro dell’alba con la notte, del vecchio con il giovane, è la linea d’ombra che non vediamo, riflessa negli abissi oceanici; è il colore del vento che prende forma, è il gioco che non ci siamo mai concessi che ruba il suo manifestarsi ad ogni altra azione; è il nulla che semplicemente E’…
Per un attimo si ha quasi l’impressione di percepire il volto di Dio mentre sorride… (A.P.)
Psicologia cognitiva e teorie della conoscenza...
...nella seconda metà del ‘900 si affermarono nuove interessanti correnti psicologiche, come la “Psicologia Cognitiva”, tese a superare sia lo sperimentalismo della filosofia “comportamentistica” di Watson e della psicologia sovietica di Pavlov (sostanzialmente impostate su una psicometria sperimentale stimolo-reazione e considerate troppo semplicistiche), sia le suggestioni fenomenologiche, e neo-kantiane presenti anche nel movimento della Gestalt(1).
