Cos'è la vera Casa?




“La casa è il corpo più grande” diceva il poeta Kalil Gibran ed  in senso traslato è così anche secondo la cultura tradizionale Cinese (teorie dello Yin/Yang e Teoria dei 5 elementi),  in effetti  sentire di stare bene  nella propria  casa sorge dal senso di presenza in cui si riconosce la propria casa come il proprio Sé. Quindi la casa non è un luogo ma uno stato di coscienza.

Ma  questa condizione di perfetta  simbiosi può avvenire  il momento in cui  il senso di identificazione con l’ego viene sciolto, per ritrovare la propria natura originaria nel Sé.

Questa scoperta della propria vera Casa, in verità, non è ottenibile con alcun artifizio ma é solo un “riconoscimento”… Per aiutare questa “identità” ho sviluppato un metodo di auto indagine, che parte dalla conoscenza delle propensioni innate manifestate nella propria mente. La mente personale é in realtà una sorta di immagine speculare ma dobbiamo partire da questa se vogliamo scoprire il reale “soggetto”.

Introduzione generale al discorso.

Semplici attori, finché separati, poi, superata la dualità, non ha più nessuna importanza… Il fiore non ha più nome né forma è solo un fiore unico ed irripetibile nel giardino della Coscienza.

Tema trattato: La conoscenza di sé attraverso gli archetipi e gli elementi cinesi ed il sistema indiano. Indagine sulle componenti psichiche energetiche e come armonizzarle nelle varie condizioni della vita.

Premessa
La nostra vita è legata ad una serie di circostanze di cui non abbiamo il controllo ma, come diceva Nisargardatta, noi siamo parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati…. Di conseguenza, essendo coscienza nella coscienza, siamo in grado di riconoscere il flusso energetico nel quale siamo immersi e far sì che il nostro pensiero e la nostra azione siano in sintonia con la qualità dello spazio-tempo vissuto. In questo perenne rimescolamento energetico, noi siamo come navigatori senza meta, o guerrieri –se preferite- liberi di affrontare il contingente senza paure.

“Se temi la sofferenza –diceva un samurai- come fai a combattere?”

Vediamo ora che dal tutto il tutto si dipana dinnanzi ai nostri occhi…. 12 animali si presentano al Buddha morente ed ognuno ottiene di incarnare le caratteristiche psichiche che contraddistinguono i tre aspetti di anno, mese e ora, in base alle propensioni naturali, di ogni essere vivente. Essi sono maschili e femminili e manifestano le loro caratteristiche tramite le 5 componenti fondamentali: Terra (devozione), Metallo (giustizia), Acqua (saggezza), Legno (etica), Fuoco (costumi).

Il funzionamento è più o meno quello del caleidoscopio. Alcuni elementi colorati e tre specchietti interni. Girando il tubo si ottengono diverse composizioni. Malgrado l’esiguità delle componenti i risultati possono essere infiniti. Questo stesso concetto (traslato ai 5 elementi ed ai tre aspetti psichici incarnati) mostra la variegazione di tonalità di colore e movimento attraverso la quale la coscienza individuale si manifesta (la forma ed il nome). La coscienza di sé, che noi chiamiamo persona, è un coordinatore interno, adattato all’individuazione, il quale si appropria delle funzioni messe in atto. Lo chiamiamo: io.

Questo ‘io’ (o assuntore interno) è l’apparenza identificativa individuale nella quale solitamente ci riconosciamo. Propriamente parlando questo “ego” è esso stesso la “conseguenza” delle energie messe in moto dai vari elementi e dai tre archetipi incarnati, quindi è inerte (come un programma), ed è un oggetto nella coscienza.

I tre archetipi psico-emozionali, inscindibili nel loro miscuglio, rappresentano:
Il senso dell’io, ego = anno di nascita;
l’intelletto o intuizione = ora di nascita;
la memoria o predisposizione = mese di nascita.

Capire il senso dell’abbinamento archetipale con le condizioni dell’ora e del mese di nascita, è facile da accettare giacché siamo abituati a pensare che ogni momento della giornata ed ogni stagione ha i suoi modi, e tutte le creature sono soggette a questi modi. Ma il primo aspetto dello zodiaco cinese, quello dell’anno, è più duro a digerirsi per la nostra mentalità razionalistica. Come è possibile che un dato anno possa essere qualitativamente diverso dall’altro solo sulla base di un calendario arbitrariamente deciso dall’uomo?

Impostosi nella cultura cinese e dell’estremo oriente e provenendo da una tradizione pluri-millenaria (sicuramente di origine matristica) il calendario ciclico, di 13 lune e di 12 archetipi animali (che rotano abbinati agli elementi in turni di 60 anni), è stato anno per anno vagliato e corroborato dall’esperienza di milioni e milioni di persone, in cui i comportamenti corrispondevano ai modelli indicati in un raffronto oggettivo e riscontrabile nei fatti. Alcuni analisti vedono un significato in un’altra coincidenza, il percorso dodecennale che la terra compie attorno al sole per fare un giro completo (una specie di viaggio in treno con 12 stazioni annuali). Si può anche fare a meno di credere a questa “qualità del tempo” ma stando ai risultati essa è confermata, ahimè! Quegli archetipi animali esistono e sono riconoscibili nelle caratteristiche variegate degli individui di tutto l’emisfero settentrionale (la nostra metà del mondo), senza peraltro sapere cosa succede nell’emisfero meridionale (che teoricamente dovrebbe avere valenze rovesciate).

Con tutti questi dubbi in testa, siamo un po’ come gli alchimisti che sperimentano onestamente e coraggiosamente con i loro tre elementi basici, inserendo all’occorrenza nuove figure e varianti. Questo è il lavoro ingrato e meraviglioso del “navigatore nel sé”. L’Ulisse in noi, disincantato e schietto, che “vede” e riesce ad orizzontarsi, avverte l’odore delle cose incombenti per come si stanno manifestando. Non per opporvisi ma per esprimersi al meglio e proseguire nel viaggio. Chiunque potrebbe farlo se sta attento ai segnali costanti e continui che la vita ci manda.

L’intelligenza intuitiva –lumen- non è propriamente basata sulla percezione sensoriale o sul raziocinio ma sulla abilità di orientarsi prima che la percezione sensoriale od il pensiero abbiano modo di esprimersi. Quindi è una capacità naturale –immediata- dell’intelligenza, che viene prima ancora dell’istinto. Un sentire ed allo stesso tempo una sintesi analogico-analitica. E’ l’intuizione innata che ci dice tutto quello che è, come è, senza analisi risolutive, bisogno di prove o riscontri.

Si procede a naso –dicevo- ed infatti l’olfatto appartiene all’elemento Terra, quello più solido. La matrice di ogni manifestazione concreta. E’ la Terra stessa che fa nascere tutti gli esseri e li nutre in se stessa. Mentre il Cielo energizza e vivifica con la coscienza tutte le forme. Ma attendiamo un po’ prima di affrontare il discorso dello Yin e dello Yang e degli elementi e torniamo ai tre archetipi. Essi “sembrano” tre in verità son tre aspetti della stessa personalità. Ognuno di noi manifesta una forma esemplare a tre facce (designanti le nostre caratteristiche). Sul come sopravviene l’influenza di una o l’altra di queste facce, sul perché capiti ad una piuttosto che un’altra, diremo che è destino!

Le tendenze innate che si riflettono nello specchio, perennemente cangianti, son le correnti in cui l’io si muove. Se vogliamo osservare una cosa piccola bisogna ingrandirla attraverso il microscopio, ma se vogliamo ampliare il campo di azione dobbiamo distaccarci il più possibile dalle cose attorno a noi, in modo da percepire il senso d’insieme. Questa corsa in tondo verso l’auto-conoscenza è un vagare trasognato, un’attenzione senza risposta, solitudine e silenzio, osservazione e contemplazione, fluire limpido nei mutamenti, sorridere nel rincorrere il vuoto. Ma allora di cosa continueremo a parlare?

La fase “intermedia” dell’illuminazione, quella del santo, rientra ancora nella sfera del mentale, delle cose che possono essere discusse e trasmesse. Flash di realizzazione, esperienze al limite del transpersonale, che contemporaneamente ci consentono di riconoscerci in sintonia elettiva, colori dello stesso arcobaleno, e di ciò possiamo ancora parlare, attraverso evocazioni consapevoli. La trasmissione, o meglio il riconoscimento, avviene per immagini (come succede ai bambini che riconoscono l’aggregazione concettuale, il senso, di parole sconosciute); questa “trasmissione” può essere fatta utilizzando vari modi comunicativi e sensoriali: per empatia emozionale, a voce, con lo sguardo, con il tatto, ed anche con lo scritto, se esso rispecchia fedelmente le qualità necessarie e si crea un’attenzione indisturbata al tema trattato.

Un detto Taoista per “cristallizzare” l’immagine: “Il santo comprende l’intrigo del mondo ed abbraccia l’universo senza sapere perché. Questo è il manifestarsi della sua natura”.

Ed ora una storiella:
Alcuni suoi seguaci domandarono al bandito Hòu:”Anche per i ladri esiste una strada (Tao)?” – “Eh, certo che sì.. – rispose Hòu- Santità è intuire dove giace un tesoro nascosto, Eroismo è entrare per primo nella casa, Giustizia è uscirne per ultimo, Saggezza è distinguere il colpo che si può tentare, Umanità significa essere equanimi nel dividere il bottino. Al mondo non è mai esistito un gran ladro che non abbia manifestato queste qualità”. (Chuang Tze)

Appendice 1. La visione nonduale

Attraverso le capacità riflettenti dell’organo interno (antakharana) siamo in grado di manifestare energie psicofisiche in rispondenza a quelle percepite fuori di noi. Questa rispondenza è automatica ed inevitabile, è una legge naturale. Pensare di sfuggirne il corso è assurdo come pensare di cambiare il film mentre la pellicola viene proiettata. Ma l’atteggiamento interno è importante! Infatti l’accettazione del proprio destino scioglie l’attaccamento all’utile ed all’inutile che ci spinge nel ciclo delle rinascite.

Nell’ignoranza ci identifichiamo con i personaggi e ci consideriamo autori e responsabili del gioco vissuto, con guadagno e perdita, la verità è che il nostro io, la coscienza individuale, la persona da noi incarnata, è solo un’immagine. Il risultato di un automatismo distratto e di una identificazione illusoria. Questo dobbiamo comprendere bene se non vogliamo che la mente ci imbrogli. Non cadiamo nel delirio dell’io separato, anche se la coscienza che lo anima è vera sin d’ora e siamo già dotati del capitale iniziale per quella “conoscenza di sé” è assurdo e ridicolo pensare di “ottenerla” –strettamente parlando non è possibile. Essa è già integralmente manifesta qui ed ora e quindi non perseguibile come ottenimento altro. Presente sempre….. ma ne teniamo conto, ne siamo consapevoli?

Se ci sentiamo attratti da questa “conoscenza” occorre dire che non c’è corso o spiegazione o esperimento che possa trasmetterla, può essere solo riconosciuta (risvegliata) per simpatia nel momento della maturazione. Siccome non è un “conseguimento” continuiamo ad “andare avanti a fiuto”.

Appendice 2 – Sul messaggio  dell’I Ching (Libro dei Mutamenti)

Confucio andò a trovare Lao Tze e gli chiese: “Cos’è lo Yin e cos’è lo Yang?” Rispose Lao Tze: “Lo Yin è lo yin è lo Yang è lo yang”.
“Allora cos’è il Tao?” domandò ancora Confucio. E Lao Tze: “Il Tao entrambi li comprende ed entrambi li supera, altro non si può dire”.
E rimasero in silenzio.

In questo breve dialogo immaginato si condensa la saggezza cinese. E’ da queste premesse che dobbiamo partire se si vuol tentare di penetrare nel mondo archetipale del Libro dei Mutamenti. Penetrare non vuol dire “capire” ma “orizzontarsi”. In effetti non c’è una direzione da seguire ma solo un intuito legato alla coscienza del continuo mutamento. Senza mutamento non c’è vita.

Aggiustamento alle condizioni presenti è naturale e propizio, reagire contro il contesto in cui ci si muove è sfavorevole. Semplice no? Persino banale, anzi è inevitabile. E’ come coprirsi quando fa freddo e spogliarsi quand’è caldo. Ma è sempre così nella vita individualizzata di ognuno? Di fatto, dicono i saggi Cinesi, sì.

Ma come viverlo consapevolmente? La risposta è: Aderendo al Tao. Seguendo cioè la Virtù e la via del nobile, nel costante fluire dei mutamenti.

Nella coscienza tutto è in movimento nulla è fermo. Sono 64 questi modi espressivi della coscienza, definiti esagrammi, e nascono da 8 trigrammi primordiali che indicano le 8 direzioni e le otto tendenze innate del divenire, essi sono: Kien, il Creativo; Kun, il Ricettivo; Chen, l’Eccitante; Sun, il Penetrante; Kan, il Profondo; Li, il Luminoso; Ken, il Riflessivo; Tui, il Sereno. Ecco da questi trigrammi per moltiplicazione spontanea sorgono (8X8) i 64 esagrammi. Esemplificazioni, immagini, di stati di un mutamento ciclico ed allo stesso tempo evolutivo, in senso elicoidale. Ogni forma vivente nasce con alcuni di questi esagrammi, in evidenza congenita.

Come fare a sapere quali sono gli esagrammi correlati alla nostra particolare nascita, o incarnazione, è tuttavia molto semplice. Partendo dall’alternarsi dello Yin e dello Yang ognuno nasce con aspetti diversi sulla base dell’anno, ora e mese. Questi aspetti disegnano un trigramma, se poi si considerano gli stessi aspetti in chiave elicoidale ordinata essi possono cambiar posizione e darci quindi un altro trigramma. Questi due trigrammi sovrapposti, in basso il primo ed in alto il secondo, ci dicono quali sono gli esagrammi archetipali di nascita.

Poi occorre vedere gli esagrammi energetici, correlati ai 5 elementi. Anche qui è facile,  basta continuare a considerare gli aspetti Yin e Yang correlati ad ogni elemento che appare nel quadro della nascita. Primo aspetto è quello dell’anno, seguito dal fisso dell’archetipo incarnato, poi l’ora, il mese, il luogo e la condizione dell’ente (se maschile o femminile) otteniamo così un esagramma rovesciabile (diventano cioè due) che indicano le propensioni “elementali” della nascita. Sapersi orizzontare in questo mondo psichico a cosa serve? Semplicemente a riconoscere ciò che si è già.

Non è nelle intenzioni del Libro dei Mutamenti promuove alcunché o fissare delle immagini comparative, da tutto nasce un tutto che segue tutto. Il saggio che incarna questa visione non desidera cambiare nulla in funzione di un ipotetico ottenimento “altro”. In pratica significa: libertà espressiva e gioia di vita.

Paolo D’Arpini



Un discorso  ispirato a "Chi sei tu?  I Ching, lo Zodiaco cinese e il sistema elementale indiano. Una ricerca comparata sugli aspetti archetipali e sulla conoscenza di sé"




Scrivere è contro natura?

 


"Basta, la vita non ci sopporta più…"  scrive F. R. a commento della comunicazione libraria in cui annuncio l'uscita di "Compagni di viaggio", un libro che narra le mie esperienze spirituali “…gli alberi si stanno ribellando, hanno deciso di dire basta a tutto questo ego di scrittori incalliti fasulli e falliti che siamo noi, se almeno qualcuno ci leggesse sarebbe già diverso! A parte poi se calcoliamo l’impronta ecologica di tutte le mail che inviamo e quanta energia viene consumata per mantenere la memoria di tutto quel che postiamo o pubblichiamo, è finita! ricordo di aver letto da qualche parte che ogni mail equivale non ricordo a quanti km percorsi con un automobile”

Mia rispostina: “…allora restiamo in silenzio!? Purtroppo anche se respiriamo e parliamo emettiamo co2, se camminiamo spostiamo l’aria e chissà quali conseguenze drammatiche si manifesteranno nell’altro emisfero (una farfalla che vola provoca un uragano nell’altra parte del mondo), non abbiamo speranza nemmeno con la morte… con tutte le schifezze che abbiamo introdotto nel nostro corpo il cadavere inquinato andrà ad avvelenare la terra… Insomma non abbiamo alcuna possibilità di uscire dal “circolo”… se così è allora continuiamo almeno a parlare, a camminare, a scriverci pensieri di pace amore e fantasia. Se poi liberalizziamo la coltivazione della canapa non ci sarà nemmeno più bisogno di tagliare gli alberi per quelle poche pagine di un libro che magari potrebbe anche contenere utili informazioni… o no?”

Replica di F. R.: “…allora coltiva il cibo che mangi invece di trascorrere ore ore a scrivere, più che altro poi nessuno te lo chiede o ce lo chiede di scrivere perché se qualcuno ce lo chiedesse sarebbe già diverso, inserito in un contesto, per esempio come fanno Franco Arminio Vinicio Capossela e tanti altri, è il pubblico che vuole, a volte pretende, che essi scrivano, a noi non ce lo ha chiesto mai nessuno e continuiamo a inondare i social dei deliri che scriviamo che poi anche sui social nessuno li legge…”

Mia rispostina: “…sarà così, come dici tu, ma un tuo compaesano, di Pescara, un certo Gabriele D’Annunzio, disse “ama il tuo sogno se pur ti tormenta”…”

Paolo D'Arpini







Articolo collegato:  https://www.libroco.it/dl/Paolo-D-Arpini/OM/9788832299328/Compagni-di-viaggio-La-ricerca-spirituale-laica-inizia-e-finisce-nel-Se/cw746113576559674.html 

Ottobrata a Gabii con Edoardo Torricella ed il suo Gruppo teatrale...

 


Prime sensazioni a caldo...

…ci vorresti tu per descrivere la poesia e le sensazioni vissute.. in modi così intensi ed inusitati… sentendo  l’ambiente, la temperatura, la presenza di uomini donne  bambini, i monumenti, le montagne in lontananza, la vista del lago prosciugato di San Primizio, la vecchia chiesetta dedicata allo stesso santo martirizzato nel IV secolo, il tempio di Giunone Gabina in tufo gabino dalle sembianze greche per maestosità malgrado l’architettura diruta, le recite in vari angoli del parco archeologico, di Marziale: “…mi chiedi perché non ti faccio omaggio dei miei libelli? Ma è ovvio perché non voglio che mi ricambi con i tuoi…!”,  il Miles Gloriosus di Plauto, storie di angeli e santi, musica arcaica con  legni battuti…

Dormo o son desto nello scorrere del tempo scandito da passi lunghi per chilometri di percorso in piano, nel verde quasi primaverile di questo ottobre romano, malva ed erba medica, qui e lì querce dalle grosse ghiande “tieni mangia” sembrava volessero dire… ad un figliol prodigo ramingo.

Meravigliato mi sono chiesto se fosse estate  od inverno, paradiso o inferno. Sdraiato prima su una roccia calda di sole poi sull’erba umida, una coperta sulle spalle svolazzante nel vento forte del pomeriggio, i rumori delle auto sulla via Prenestina, ma lontane quasi rombi di tuono a ciel sereno… ed infine al lume di torce accese nella notte il pianto di Medea, la morte… la mia morte e quella del mondo intero e la rinascita negli occhi di chi mi guardava... 

In questo crepuscolo degli Dei… sono ancora a Gabii… a Roma…?

E poi…


Sono stato invitato  a partecipare all’Ottobrata a Gabii, lo spettacolo culturale organizzato da Edoardo Torricella, sin da 14 anni fa… eppure solo quest’anno mi è stato possibile intervenire.

Non so se ebbi fortuna o se la mia buona sorte  è maturata abbastanza.  nel frattempo,  ma la giornata vissuta nel parco in mezzo al verde dell’Agro Romano è stata particolarmente bella.

Il cielo era appena coperto di nubi,  tanto per dare colore al tramonto,  pitturate dai riverberi di un sole che aveva scaldato abbondantemente nel primo pomeriggio le mie ossa reumatizzate da 33 anni a Calcata.

Perché non sono nato a Gabii, perché non sono vissuto a Gabii, perché ho avuto la fortuna di vedere Gabii solo ora? La sensazione era infatti quella di aver trascorso diverse esistenze in quel luogo, forse le varie scene teatrali,  in ognuna delle quali si evocava una vita, forse il desiderio di tornare indietro nel tempo... con le esclamazioni latine nelle orecchie, oppure un andare avanti per  rinascere in un futuribile mondo in cui la convivenza e l’amicizia fra  natura e uomo trovano armonia e gioia di convivenza e partecipazione…

Edoardo Torricella è un alchimista  dell’immagine e della spiritualità laica,  l’ho scoperto  il 24 ottobre 2009, dopo così tanti anni che lo frequento… Quante volte è venuto a Calcata, recitando con il suo Gruppo? Almeno  tante volte quanti sono gli anni trascorsi da quel primo invito del 1995, ma forse anche di più!

A Calcata, al Circolo Vegetariano oppure nella piazza o nelle grotte falische o nelle spiaggette in riva al fiume Treja, abbiamo vissuto sempre momenti magici -assieme al Gruppo di Edoardo- eppure debbo dire che tutta questa magia è stata surclassata o concentrata in una sola giornata a Gabii….

Ritengo una vera offesa alla cultura che tali manifestazioni debbano essere fatte alla chetichella, quasi di straforo, senza opportuni supporti e collaborazioni e finanziamenti da parte delle Istituzioni.  Noto che  (mentre vengono sponsorizzati dubbi spettacoli di volgare matrice pseudo artistica) a Roma manca il rispetto e la dignità della MEMORIA delle proprie origini, che invece il Gruppo di Edoardo Torricella ha saputo modestamente  rimettere in luce.

Mi auguro che questa lettera venga letta dalle Autorità che potrebbero e dovrebbero sostenere la cultura in Italia e nella Capitale. Portando a compimento quanto necessario….  

Paolo D’Arpini - 25 ottobre 2009




P.S.  del 4 ottobre 2023

"Ieri  pomeriggio brillava il sole,  il rosso riverbero del tramonto, che entrava dalla finestra, mi inondava il corpo. Aveva letto alcune poesie di Rabindranath Tagore ed il mio spirito era assorto, in meditazione.  Stavo scrivendo questa memoria sul regista Edoardo Torricella. Sono trascorsi diversi anni dall’ultima volta che ci siamo visti e sentiti, l’ultima occasione è stata alla sua passeggiata teatrale organizzata a Gabii, nel 2009… 

Edoardo nel 2024 verso maggio compie i suoi settanta anni da vegetariano (divenne vegetariano ad una certa età, quando era sul set con Rossellini). Così ho pensato che sarebbe stata una buona cosa festeggiare l’evento con una rimpatriata. Potrebbe essere alla Festa dei Precursori  o all’Incontro Collettivo Ecologista.  Intanto ho voluto auspicare il possibile evento.

Notizie collegate: https://it.wikipedia.org/wiki/Edoardo_Torricella

Tantra o amore...?



Tantra deriva da due radici sanscrite, “tan” e “tra”.“Tan” significa espansione e “tra” significa esplosione. Quindi Tantra significa esplosione attraverso l’espansione della coscienza. E quando inizi a espandere la coscienza, non può più essere contenuta nella testa. La testa è un posto molto piccolo, molto affollato, già troppo affollato. Vi risuonano mille pensieri e desideri, è un mercato. Anche mentre dormi continua a funzionare, continua a chiacchierare. Quando inizi a espanderti, naturalmente devi trovare un posto più vasto per te stesso e quello è il cuore. Quindi inizi a scivolare dalla testa al cuore. Il cuore ha grandi possibilità. È un infinito.

 

Riconoscere

Un giorno sarai abbastanza maturo da riconoscere la tua donna o il tuo uomo interiore. E quel giorno è un giorno di grande festa, perché sei libero dall’altro, hai trovato l’altro dentro di te; a quel punto non devi più dipendere da nessuno. 

 

Non all’esterno

L’uomo esteriore non potrà mai adattarsi al tuo uomo interiore e la donna esteriore non potrà mai essere assolutamente uguale alla tua donna interiore. Ecco perché l’amore dà piacere e anche dolore. L’amore dà felicità e anche infelicità. 



Testi di Osho tratti da:
1. The No Book (No Buddha, No Teaching, No Discipline) 
2. Sermons in stones 

La vita continua – Considerazioni del 14 settembre 2014...

 

C'era una volta a Calcata. Con i nipotini Sava, Mila e Teo


“La vita è una grande recita. Passa da una vita all’altra”. Così diceva Osho e così sembra essere, pur non volendo credere nella reincarnazione, al ritorno delle anime in corpi diversi, per soddisfare le esigenze di molti destini.

Son qui che rifletto stamattina ben sveglio, ancora sdraiato nel letto, aspettando che il sole sorga. 
 
Sorgerà di sicuro. Come è sicuro, quando sarà sorto, che ognuno affronterà la propria giornata. Caterina sarà al mercatino dei polli di Spilamberto, a svolgere il suo servizio domenicale di veterinaria della ASL, per controllare  come sono tenuti gli animali in vendita, nelle gabbie. Animali che una volta venduti finiranno perlopiù ad allietare i pranzi di amanti della carne fresca e ruspante. Tutto ciò succede mentre si leggono in continuazione appelli per salvare gli orsetti orfani di Daniza, che forse non ce la faranno a passare l’inverno. 
 
Mentre nello stesso tempo migliaia (milioni) di altri cuccioli di altri animali vengono sgozzati per soddisfare mode culinarie. Mentre continuano a sbarcare profughi raccolti dalle nostre navi nel “mare nostrum”  altri invece sono affogati nell'impresa andata a male. Mentre in Palestina bambini piangono, come pure altri bimbi, madri, padri piangono in Donetsk, in Siria, in Iraq, in varie parti dell’Africa, dell’Asia e del mondo intero. 
 
Quanti sono quelli che piangono? Anche in Italia piangono, piangono quelli che son rimasti senza casa, senza lavoro, senza cibo, quelli che hanno un parente suicida per debiti, quelli che impazziscono, quelli che si drogano, quelli che perdono ogni speranza… Ma  versano lacrime amare anche i ricchi, i potenti, i politici che arraffano perché anch’essi sanno che il loro tempo si avvicina, che dovranno un giorno passare sotto il giudizio di Dio o del karma. 
 
Ed ognuno, insomma, ha i suoi crucci. Anche io ne ho. Ad esempio non so più che fine stanno facendo i miei nipotini Sava, Mila e Teo dopo la separazione dei loro genitori,  dove sono, come vivono, quali speranze hanno di trascorrere sereni l’inverno? Proprio come i cuccioli di Daniza, proprio come tutti gli altri umani ed animali che sono nati su questa terra. 
 
Eppure Kabir disse: “L’amore è la chiave segreta che schiude la soglia dell’esistenza. Ridi, ama, sii vivo, danza, canta, diventa un bambù cavo e lascia che il suo canto fluisca attraverso di te." E così io faccio, perché solo questo posso fare.  Perché non posso risolvere i problemi del mondo e nemmeno i miei personali. Posso solo vivere, finché mi è dato vivere, senza sprecare nemmeno un attimo.  
 
Questo ho scritto alle 4 del mattino del 14 settembre 2014, dopo essermi svegliato perché sognavo di sentir  suonare il campanello (in realtà era una folata di vento che agitava una campanella eolica cinese)
 

Paolo D’Arpini



11 settembre 2001... era il tempo delle more!


Attentati alle Torri Gemelle di New York: identificata la vittima numero  1.643 - la Repubblica
 New York. 11 settembre 2001. Sbriciolamento delle torri gemelle 

Uhu, uhh…  Ero appena tornato da una passeggiata nella valle del Treja, in cerca di more mature,  quando  l'11 settembre del 2001 mi telefonò a Calcata il caporedattore del Messaggero (edizione di Viterbo) per chiedermi un parere sull’appena avvenuto “attentato” alle Twin Towers (Torri Gemelle).  Mi raccontò che i due grattacieli di New York, costruiti in cemento armato con intelaiature di acciaio durissimo, erano state colpiti da due aeroplani di linea, “dirottati da terroristi  di Al Qaeda".

Subito dopo l'impatto seguì il crollo e la morte di migliaia di persone che si trovavano nelle strutture.  Le "Torri Gemelle"si sbriciolarono su se stesse in minuta polvere bianca senza toccare altri fabbricati e, per "simpatia", anche un altro fabbricato sito nei pressi,  il WTC 7,   crollò senza nemmeno che fosse stato colpito. Tanto che una giornalista della BBC  annunciò alla televisione che era crollato mentre dietro di lei era ancora perfettamente in piedi (https://www.bing.com/videos/search?q=wtc+7+journalist&&view=detail&mid=2EB31DCFB48C41F2D7252EB31DCFB48C41F2D725&&FORM=VRDGA).


Da tutte queste notizie "ufficiali"  sentii una forte  puzza di bruciato. Non credetti assolutamente alla fola dell’attacco dinamitardo di Al Qaeda ma siccome non avevo dati sufficienti per obiettare o sostenere tesi alternative mi limitai a dire: “...sono stati gli extraterrestri…”.

E con ciò sistemai la faccenda, lasciando chiaramente intuire il mio pensiero, ovvero che la fantasia degli addetti ai “servizi” è intergalattica (se ne inventano di tutti i colori..).

Ufo Sulle Torri Gemelle - YouTube


Peccato che il giornalista del Messaggero di Viterbo non raccolse la mia dichiarazione... che altrimenti la “bugia dinamitarda” sarebbe stata scoperta subito.

Niente paura, con  il trascorrere degli anni la verità vera dei fatti fu confermata da solide prove e da indizi inequivocabili sul come  le torri erano state buttate giù… In effetti  sin da subito  rimasi esterefatto quando appresi che tre enormi   grattacieli (di cui uno non era nemmeno stato colpito da nulla!) si erano letteralmente fusi in pochi secondi. Poi l'ottimo lavoro di migliaia di tecnici (la maggior parte dei quali ingegneri, architetti, fisici e chimici americani!) ha chiarito tutto e svelato il  trucco.  (Vedi: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/18/11-settembre-le-torri-del-wtc-erano-minate-una-commissione-di-vigili-del-fuoco-lo-sostiene-e-per-me-e-giusto-ascoltarli/5382262/  - ed anche: https://revoluzione.unoeditori.com/verita-sulle-torri-gemelle-ingegner-torri-distrutte-da-cariche-esplosive/).

Il fatto  è che l’America aveva bisogno d’una altra  guerra, una guerra di tragedia e  paura. Serviva una guerra che facesse sentire al popolo americano  che  un grande pericolo lo sovrasta… La desideravano quella guerra, una guerra che facesse provare il fremito della vendetta, una guerra che mantenesse ad libitum il senso di pericolo, che giustificasse l’occhio per occhio e soprattutto giustificasse un intervento militare e la rimessa in moto dell'industria bellica.  Cosa questa confermata  di recente dallo stesso presidente USA, come da   dichiarazione in tal senso,  riportata  dall'Ansa del 8 settembre 2020: “Donald Trump ha accusato i vertici della difesa di voler intraprendere guerre per far contente le aziende belliche: "I vertici al Pentagono probabilmente non mi amano perchè loro non vogliono altro che combattere guerre, così tutte quelle meravigliose aziende che fanno bombe, aerei e tutto il resto restano contente". 

Ed in verità non  era la vendetta che l’America (leggi gli USA) cercava con la conseguente invasione dell'Afghanistan dei Talebani, accusati di essere gli artefici dell'attentato,  bensì l’opportunità di impadronirsi dei campi  d'oppio per finanziare le azioni segrete di CIA e compagni e successivamente soggiogare i ribelli al NWO e  rapinare il mondo di ogni sua ricchezza con la scusa di combattere il “nemico” della democrazia. (Vedi: http://paolodarpini.blogspot.com/2012/07/afghanistan-e-la-guerra-per-loppio.html  - ed anche: https://www.strategic-culture.org/news/2020/08/29/cia-addiction-to-afghanistan-war/)


Questo è in fondo lo sporco segreto che, da quelle parti, tengono gelosamente nascosto. Rinunciando alla vergogna liberatoria di una confessione pubblica d’errore… Gli USA mantengono il patto mefistofelico. Ne abbiamo una prova anche oggi  con le invasioni pilotate  ed i cambi  di regime  in Ucraina, in Yugoslavia, in Iraq,  in Siria, in Libia, nelle Repubbliche Baltiche, in Moldavia, etc. etc.

Per tutto questo gli americani, “che sanno”, provano quotidianamente un senso di vergogna  che non riescono a cancellare. Però l’ ipocrisia è più forte: sopportano lo status quo, mangiando hamburgers e popcorn al cinema o davanti alla tv.


Ah,  un inciso intrigante sul passaggio delle Torri Gemelle da Donald Trump a Larry Silverstein,  neo proprietario delle Torri Gemelle, questi, già 6 settimane prima dell'11 settembre, firmò il contratto esattamente il 24 luglio 2001, mentre si trovava in ospedale sotto morfina in seguito a un incidente stradale, e per firmare obbligò i medici a sospendergli la morfina. Aveva evidentemente una fretta terribile, uscita fuori all'improvviso, visto che le Due Torri erano in vendita da 7-8 anni e lui le aveva lì sotto il naso visto che era anche il proprietario del WTC7, l'edificio 7, il terzo grattacielo crollato per “solidarietà” nel pomeriggio dell'11 settembre. Inoltre diciamo che Silverstein la mattina degli attentati, che gli fruttarono solidi miliardi di dollari dall'assicurazione da lui stipulata contro gli attentati, aveva una colazione di lavoro al ristorante  al piano 87-88 della torre nord ma a quella colazione non si presentò perché la moglie Clara quella mattina aveva preso per lui un appuntamento dal dermatologo a sua insaputa e lo costrinse ad andarci. Tutte le persone presenti in quel ristorante quella mattina sono morte...

L'11 settembre 2001 l’America della libertà è morta, quella  finta di Hollywood ha vinto!


Paolo D'Arpini


Sviluppi filosofici nel '900...

 


Tra le correnti filosofiche di inizio ‘900 ha assunto un peso non trascurabile quella indicata col termine “Strutturalismo”. Questo termine deriva dall’opera del linguista svizzero Ferdinand de Saussurre (1857-1913) che intendeva studiare le strutture linguistiche. Questo tipo di ricerca fu poi esteso al campo antropologico dall’etnologo francese Claude Levi-Strauss, che intendeva analizzare le relazioni sociali nelle società primitive, alla luce di presunte strutture inconsce universali sottostanti i comportamenti palesi, ma con metodi in genere anti-empirici e considerati dai critici scarsamente scientifici(1).
 
In seguito, vicini allo strutturalismo sono stati alcuni filosofi, psicologi e psicanalisti francesi: tra questi, ricordiamo lo psicanalista eterodosso Jacques Lacan (1901-1981) che aveva auspicato un “ritorno a Freud” contro le tendenze psicanalitiche moderne prevalenti negli USA, ed aveva sostenuto che lo scopo principale dell’Uomo è quello di farsi accettare dall’altro. Le idee di Lacan sono state però criticate da Gilles Deleuze (1925-1995), autore insieme al militante di area trotzkista P.F. Guattarì (1930-1992) del libro “Anti-Edipo” del 1972, in cui si parla di “Capitalismo e Schizofrenia”, che costituisce il sottotitolo del libro.
 
 Altro noto esponente di questa corrente è stato Michel Foucault (1924-1984), autore del noto libro del 1975 “Sorvegliare e punire” in cui parla di istituzioni come prigioni ed ospedali che sarebbero strumenti di repressione capitalista. Foucault parla anche di “dissoluzione dell’Uomo” riferendosi anche esplicitamente alla filosofia di Nietzsche.
 
Caratteristica comune di questi filosofi-psicanalisti, sulle cui idee in questa sede non è il caso di approfondire, è un dichiarato e spesso provocatorio, ma confuso radicalismo che ha avuto forse in Italia un riscontro nella figura di Toni Negri. Il fisico belga Jean Bricmont, insieme all’altro fisico statunitense Sockal, hanno sbeffeggiato impietosamente gli strafalcioni scientifici di alcuni di questi autori (in particolare Deleuze, Guattarì, Lacan) nello scritto “Imposture intellettuali”, in cui questi pensatori sono accusati di narcisismo e fumisteria(2).
 
Torneremo sull’argomento nelle conclusioni. Intanto sottolineiamo che l’autore più interessante di questa corrente è Louis Althusser (1918-1990), già membro del Partico Comunista Francese, e sostenitore della irriducibilità della dialettica marxiana alla dialettica hegeliana. Per Althusser bisogna guardare al Marx scienziato che analizza le strutture del capitalismo, e liberarlo dalle influenze hegeliane. Il pensiero di questo autore ha influenzato vari autori italiani, su cui torneremo dopo, tra cui Della VolpePreveLa Grassa e l’economista Emiliano Brancaccio.
 
Nell’articolo cui si faceva cenno alla filosofia italiana nell’800 (N. 99) si era sottolineato che accanto ad istanze positiviste (ArdigòLombroso) si erano affermate filosofie idealiste come quella conservatrice di Spaventa. La tradizione idealistica hegeliana fu ripresa da Benedetto Croce (1866-1952) all’inizio del secolo XX, anche con chiari riferimenti al pensiero storicista di Vico (visto come alternativa agli elementi razionalisti nel pensiero di Cartesio e dell’Illuminismo). Coerentemente con il suo idealismo, Croce ha contribuito purtroppo ad una certa arretratezza della cultura italiana della prima metà del secolo con la sua decisa avversione ad ogni istanza empirista e positivista e l’aperta avversione alle Scienze esatte ed alla matematica, cui non dà alcun valore di conoscenza. La sua fama è legata ad un certo antifascismo di marca liberale e moderata. Infatti Croce fu nell’immediato secondo dopoguerra (vedi referendum costituzionale del 1946) dichiaratamente anti-comunista e filo-monarchico.
 
Idealista ed hegeliano fu anche Giovanni Gentile (1875-1944) che poi aderì al Fascismo, divenendo Ministro dell’Istruzione e varando la famosa Riforma dell’Istruzione, di stampo classista, e che prevedeva la reintroduzione della Religione come materia di insegnamento in accordo con i Patti Lateranensi del 1929 tra Fascismo e Chiesa Cattolica. Gentile fu giustiziato dai partigiani nel 1944 per la sua partecipazione al Governo Fascista.
 
Tra gli allievi di Gentile vi era stato anche Galvano Della Volpe (1895-1968), che poi si staccò decisamente dall’idealismo aderendo ad idee materialiste, empiriste, marxiste, con influenze althusseriane ed anti-hegeliane, e di apprezzamento del pensiero scientifico di origine sperimentale galileiano. Della Volpe apprezzava il Marx più scientifico che analizzava il Capitalismo, e riteneva che vi fosse incompatibilità tra dialettica marxiana ed hegeliana. Riteneva che bisognasse considerare i dati storici concreti per formulare teorie politiche da verificare con l’esperienza. Tra le sue opere più note: la “Critica del Gusto”, in cui polemizza con le idee estetiche romantico-idealistiche di Croce(8), e “Rousseau e Marx”, in cui valorizza gli elementi egualitari nel pensiero di Russeau(9).
 
All’inizio degli anni ’70 compare la monumentale opera di Ludovico Geymonat, e dei suoi collaboratori (tra cui Silvano Tagliagambe che è stato anche collaboratore del gruppo G.A.MA.DI. che ha ispirato la presente pubblicazione)(1). In essa viene vigorosamente difesa la validità del metodo scientifico anche alla luce della concezione materialista dialettica di Engels (su cui si intende dare un giudizio ben meditato nelle conclusioni che seguiranno questa serie di articoli).
 
Su posizioni di difesa del pensiero scientifico di origine sperimentale, e della sua intrinseca oggettività, troviamo anche l’allievo di Della Volpe, l’ex partigiano e membro del PCI Lucio Colletti. È nota la sua polemica con il gruppo guidato da Marcello Cini, che nel 1976, con la pubblicazione “L’Ape e l’Architetto” aveva messo in dubbio il concetto di neutralità della Scienza, servendosi di citazioni marxiane, ma anche abbondantemente della più recente filosofia statunitense che tende ad assegnare alla Scienza un carattere ideologico (vedi N. 114). Colletti è stato anche un critico deciso dei legami tra dialettica hegeliana e marxiana, prima considerandole inconciliabili, ma poi criticando la stessa dialettica marxiana fino a giungere a posizioni anti-marxiste, ed aderendo infine a Forza Italia.
 
Un ripensamento di precedenti posizioni hanno compiuto anche due intellettuali, Costanzo Preve (1943-2013) e Gianfranco La Grassa, animatori tra il 1983 ed il 1993 del Centro Studi sul Materialismo Storico insieme a Maria Turchetto ed Augusto Illuminati, ma poi allontanatisi dal marxismo più tradizionale. Preve, convinto antisionista e sostenitore della resistenza irachena, molto critico verso l’atteggiamento dell’ex-sinistra nel caso della guerra contro la Jugoslavia, ha infine aderito ad una visione di comunismo solidaristico e comunitario. La Grassa ha sottolineato la necessità di aggiornare quella parte del pensiero di Marx, che prendeva in considerazione un capitalismo concorrenziale a forte presenza operaia, mentre oggi non può essere sottovalutato il consolidarsi di vaste classi medie di professionisti e tecnici, con proprie esigenze di egemonia politica, tematica non ignota allo stesso pensiero di Marx più maturo(3). La Grassa ha anche rivisitato il concetto di Imperialismo di Lenin, sottolineando l’aspetto degli scontri interimperialisti(4). Anche dagli ambienti marxisti statunitensi è venuta l’esigenza di aggiornare Marx, che non aveva considerato le dinamiche del capitalismo monopolistico: vedi l’opera di SweezyBaranHuberman e altri(5). Anche il fisico belga Jean Bricmont(6) ha espresso perplessità sull’utilizzo della dialettica hegeliana.
 
Un rilancio della dialettica hegeliana, come propedeutica alla dialettica marxiana (tesi già sostenuta all’inizio del secolo XX da Lukacs e Ernst Bloch) è venuta dalla recente opera di Vladimiro Giacchè su Hegel(7), apprezzabile per sintesi e chiarezza, anche se le sue conclusioni non sono del tutto condivise dall’autore di queste note, che pensa che un dibattito vada aperto sull’argomento per trarre fuori il pensiero dialettico di Marx ed Engels dallo stato di imbalsamazione in cui si trova.

Vincenzo Brandi




 
















(1) L. Geymonat, “Storia del Pensiero Filosofico e Scientifico”, Garzanti 1970 e seg.
 
(2) J. Bricmont, Sockal, “Imposture intellettuali”, Franco Angeli ed.
 
(3) G. F. La Grassa, “A 150 anni dal Manifesto Comunista”
 
(4) G. F. La Grassa, “Fuori dalla Corrente”,
 
(5) P. Baran, P. Sweezy, “Il Capitale monopolistico”, Einaudi
 
(6) J. Bricmont, “Quantum, Sense and Nonsense”, Springer 2017
 
(7) V. Giacchè, “Hegel”, Diarkos, 2019
 
(8) G. Della Volpe, “Critica del Gusto”, Feltrinelli
 
(9) G. Della Volpe, “Rousseau e Marx”, Editori Riuniti

 

Analisi sulle dichiarazioni di Kristalina Georgieva, capo del FMI...




Il capo del FMI, la bulgara Kristalina Georgieva, ritiene che la frammentazione dell'economia mondiale sia portatrice di enormi perdite economiche. Secondo l'esperta, la crisi ucraina, il divario tra Occidente e Russia e i disaccordi tra Stati Uniti e Cina sono già costati al mondo 7.000 miliardi di dollari. Il modo per ripristinare l'unità dell'economia mondiale è costruire la fiducia (?!) e la cooperazione (?!) tra Stati Uniti e Cina.

Cosa c'è da dire a proposito? O il capo del FMI vive in un mondo virtuale speciale oppure dice sciocchezze solo per dire qualcosa.

Primo. Non è che tra Stati Uniti e Cina non ci sia fiducia e non ci si aspetta che ci sia, ma c'è una crescente sfiducia su tutti i fronti. C'è una tendenza al degrado delle relazioni piuttosto che a una maggiore cooperazione. Pertanto, è inutile appellarsi alla fiducia tra loro.

Secondo. L'Europa è entrata nella crisi ucraina fino al collo e ha sacrificato legami lunghi e consolidati con la Russia in nome di un sostegno sconsiderato a Kiev e all'espansione della NATO. L'economia tedesca ha sofferto più di tutte ed è già stata etichettata come il nuovo "malato d'Europa". E non si intravede alcuna via d'uscita da questa frattura. Il commercio tra Russia e UE si è più che dimezzato dal 2013. I Paesi della UE pagano oggi il doppio del gas rispetto al 2021. La separazione economica delle due parti d'Europa continuerà a lungo.

Terzo. La frammentazione dell'economia mondiale di cui parla il capo del FMI sta danneggiando i Paesi occidentali. È vero. Ma cosa sta facendo l'Occidente per superarla? Riunisce "vertici delle democrazie", impone sanzioni, cerca di rallentare lo sviluppo della Cina e di infliggere una "sconfitta strategica" alla Russia, come se non si rendesse conto che sta continuando a frammentare il mondo da cui dipende economicamente.

Nel frattempo, tra qualche anno solo tre Paesi occidentali rimarranno nella top ten delle economie mondiali: Stati Uniti, Giappone e, forse, Germania. Ma non saranno più in prima linea. Lo sviluppo economico dell'Europa è stato sacrificato alla politica e all'ideologia. Alla fine, questo si ripercuoterà inevitabilmente anche sugli Stati Uniti. È di questo che dovrebbe parlare il direttore del FMI. Ed è su questo che dovrebbe lanciare l'allarme. Dovrebbe, ma non può. Questo - l'argomento principale - è completamente tabù in Occidente.

Alexey Pushkov



Il dolore fa parte della crescita...



Ricorda che se una cosa ti fa male, vuol dire che c’è qualcosa di represso. Quindi, invece di cercare di evitare il dolore, addentrati al suo interno e lascia che faccia un male cane. Lascia che il dolore sia totale, in modo che la ferita si scopra completamente, perché una volta aperta del tutto, inizierà a guarire. Se eviti questi spazi di dolore, resteranno dentro di te e riemergeranno di continuo, perché sono parte di te.

C’è un metodo di cui vorrei parlarti. Quando senti dolore – anche un normale mal di testa – siediti in silenzio e concentra tutta la tua mente sul mal di testa. Ascoltalo, fino quasi a toccarne la consistenza; intensificalo, rendilo sempre più intenso e scopri dove si trova. Più ti concentrerai, più si ridurrà, fino a condensarsi in un solo punto. Il dolore non sarà più esteso a tutta la testa. Dapprima lo sentirai solo nella parte anteriore, poi sentirai che si sta restringendo proprio nel mezzo e infine convergerà su un piccolo punto di dolore molto acuto. Continua semplicemente a restare in quel dolore.

Se riesci a rimanere in quel dolore acuto, vedrai che all’improvviso sparirà. Prova a seguire questo metodo con il dolore comune – il mal di testa, il mal di stomaco, o qualsiasi altro malessere – e poi prova anche con il dolore psicologico. Qualcuno ti insulta e ti senti male; quella persona ha toccato qualcosa dentro di te, e nasce un dolore, un ricordo, una ferita del passato… Entraci! Accettalo e addentrati completamente al suo interno: quando si concentrerà in un solo punto, all’improvviso sparirà.

Osho




Fonte: Be Realistic: Plan For A Miracle 

Impegno significa pazienza e perseveranza...

 


Tra gli ecologisti emerge a volte un risentimento che sconfina nell'astio più malevolo... che uno si chiede ma che vogliono e chi si credono di essere. Alla larga da loro!

Il momento è propizio, conviene (e non è un programma politico), abbassare i toni per essere più "lenti, più dolci, più profondi" e molto altro, che potrebbe voler dire:

discrezione

tenere o essere prossimi alla fascia sociale più bassa

buona educazione

ironia

non sgomitare,

tolleranza,

rifiuto del tragico

decenza

sopportazione

sobrietà

praticare il rifiuto di ogni esibizione pubblica come nuovo piacere

orrore verso che alza la voce e tutto ciò che è sconveniente

passioni silenziose

autenticità

esperienze vere

porsi nel mondo ben decisi a non essere del mondo.

Diffidare di tutti quelli che vivono solo di lotta e di impegno, che spaccano in quattro le parole e le azioni degli altri, che hanno risposte a tutti le domande di senso, quelli che hanno soluzioni ai problemi, che agiscono, prendono decisioni, fanno programmi e piani d'azione anche in vista di una politica ecologica.

“No, questo no - diceva Gregory Bateson - cercando di fare qualcosa non facciamo altro che aggravare la situazione. Bisogna aspettare, riflettere...”
Quale stato mentale permette di liberarsi dalla finalità cosciente per arrivare ad agire non agendo, come la natura?"

Roberto Papetti