Caterina Regazzi racconta: "La mia nascita... in Vita senza Tempo"



...sono nata il 24 settembre 1959, nella Bilancia e felice di esserlo (o nella stagione del  Cane, per l’oroscopo cinese). La corrispondenza, avuta con Paolo D'Arpini, e pubblicata sul libro a quattro mani  “Vita senza Tempo”, edito da Viverealtrimenti, raccoglie diverse lettere che ci siamo scambiati, da metà 2009 a metà 2010 circa, una parte sono di quando ancora non c’eravamo incontrati ed una parte successiva all’incontro.  Ne ho rilette alcune poche sere fa e mi sono sembrate ANCORA belle e piene di sentimenti; Amore per gli altri, per Paolo, per me, per la Natura, la Vita.

Ed ora un brano tratto dal libro, quello del 24 settembre 2009, giorno del mio 50esimo compleanno!


24/09/09
Caro Paolo, bella giornata oggi, complice anche il sole e i tuoi auguri mattinieri.
Sono stata a visitare un utente per me nuovo. Il posto era bellissimo ed è stato anche un po‟ difficoltoso raggiungerlo, in cima ad una collina, con una strada sterrata che era tutta una buca e lì vitelli, vacche, manze, cavalli, maiali (ma di questi si sentivano solo i grugniti), galli e galline, un cane border collie che mi ha accolto festosamente e che io, con piacere ho ricambiato con carezze. Ero tentata di dire al figlio del proprietario che mi ha ricevuto se per caso non avessero bisogno di una custode. Abbiamo avuto uno scambio di informazioni e opinioni su varie cose inerenti l’allevamento delle vacche da latte. Questi sono i momenti in cui apprezzo e sono felice del mio lavoro. ……………

Ieri, tra le altre cose, un’amica mi ha raccontato la “storia” di una sciarpa rossa. Quando noi siamo “attenti” cogliamo cose che altrimenti ci sfuggirebbero. Se siamo aperti e ben disposti nei confronti degli altri cogliamo sorrisi, saluti e fiori e bei colori. Se usciamo di casa tristi o peggio ancora incazzati, vedremo solo la sporcizia ed il “brutture” di cui comunque il mondo è pieno, non guarderemo in faccia nessuno o se lo guarderemo vedremo solo visi tristi e indifferenti. Se diamo appuntamento in una grande piazza ad un‟amica che non vediamo da trent‟anni e che temiamo di non riconoscere e lei ci dice: «indosserò una sciarpa rossa», al momento dell‟appuntamento vedremo tante sciarpe rosse. Mi aveva mandato gli auguri scrivendomi: «per i primi 50 anni hai lavorato la tua terra, d‟ora in avanti raccoglierai solo fiori»…ed è quello che sto facendo.

Buon compleanno a me!

Caterina Regazzi

………………………

Nota integrativa:

Sono nata il 24 settembre. Mia madre, Gina, diceva che sono nata alle 7 e mezza di mattina, ma, come giustamente mi faceva notare Paolo, il parto non avviene in un attimo, ma dura un certo numero di ore, di più o di meno e la stessa nascita dura diversi minuti.
Sempre mia madre raccontava che il suo era stato un travaglio lungo e laborioso, tanto che chi l’assisteva ad un certo punto paventò l’ipotesi di ricorrere al forcipe e lei, fiera e battagliera, avendo assistito, durante il suo lavoro di infermiera, occasionalmente in sala parto, all’uso di questo strumento si ribellò, gridando: “Nooooo!!!! Il forcipe, no! Piuttosto fatemi il cesareo!”.
Chissà, forse aveva visto quei bambini, estratti a forza dal canale del parto, con la loro testolina un po’ schiacciata e non voleva che mi succedesse altrettanto.
Mia madre era una che all’estetica ci guardava molto e non so come avrebbe sopportato una figlia neonata con la testa a pera (commento mio acido, in realtà la mia povera, cara mammma era preoccupata delle possibili conseguenze neurologiche).
Comunque, anche senza forcipe, visto che alla fine, grazie anche alle incitazioni dell’ostetrica è riuscita a farmi uscire per la via naturale, avevo la faccia cianotica e la testa allungata.
Non ero certo una bellezza, ma ero una femmina, e di questo credo proprio che fosse felice: le femmine si prendono cura dei genitori anziani e lei così aveva intenzione di fare e così ha fatto con sua madre (ma in cambio ed in anticipo, mia nonna ha fatto per lei per 10 anni, fino a che non se ne è andata, e lo ha fatto in fretta – un mese appena con un’influenza che ne portò via tanti quell’anno – la cuoca e la baby sitter ed anche di più).
Come tanti neonati forse per qualche secondo non ho pianto e non ho neanche respirato. Devi sentire prima l’ossigeno che cala nel sangue, quell’ossigeno che fino a un minuto prima ti arrivava attraverso il cordone ombelicale che ora è stato tagliato (che bello che deve essere ora nascere, non te lo tagliano subito ma ti mettono sulla pancia di tua madre con ancora il cordone attaccato, siete due, ma siete UNO, neanche tu Viola quella fortuna lì, ma io ci ho provato).
Quindi è arrivata la sculacciata a testa in giù, di prassi allora in questi casi. Capivi subito che la vita poteva anche essere dura……… e allora si che ho pianto.
Mio padre, Fausto, appena mi ha vista ha esclamato: “Che brutta!”
Mio padre e mia madre dopo avermi raccontato diverse volte questo momento non proprio entusiasmante della mia vita, mi rassicuravano dicendo che dopo mezz’ora – un’ora, ero già “bellina”.
Tutta questa premessa per dire che , se sono uscita nel mondo alle 7 e 30 di mattina, la discesa deve essere iniziata almeno nella serata del giorno precedente, quindi il 23 settembre. Quindi è giusto che la festa duri per due giorni.
Così come la nascita è un processo che dura per un certo periodo di tempo (ore), così, anzi, a maggior ragione, lo è la gravidanza (mesi) e dato che la gravidanza dura circa 9 mesi e siccome io sono nata a termine, mi piace pensare che, essendo nata il 24 settembre, sia stata concepita il 24 dicembre, notte della vigilia di Natale.
Mia madre all’epoca era infermiera in ospedale e doveva fare turni di notte e festivi. Quella notte, essendo sposata da poco più di un anno, sarà forse stata dispensata almeno dal turno prefestivo notturno. L’amore l’avranno fatto di notte (c’era quel cerbero di mia nonna Annetta in casa con loro) ben chiusi dentro la loro camera sul letto che ancora oggi esiste ed è a Treia.
Lei raccontava che dopo un anno e mezzo di coito interrotto le venne il dubbio che potessero anche essere una coppia non fertile e quindi propose a mio padre di “fare la prova” dicendo “magari stiamo tanto attenti per niente!”
Ma a me, oggi, piace pensare che, per festeggiare il Natale, mia madre abbia pensato che quel giorno era buono per cercare un figlio anche lei, maschio o femmina che fosse.
C.R.

Caterina bambina con la nonna a Treia


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Recensione del libro Vita senza Tempo:   https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2015/10/24/vita-senza-tempo-di-caterina-regazzi-e-paolo-darpini-recensione/

Max Planck e l'inizio della “Fisica Quantistica”

 


Il grande fisico tedesco Karl Ernest Ludwig Max Planck, nato a Kiel nel 1858, e poi divenuto semplicemente Max Planck, è stato uno dei fisici che ha maggiormente contribuito agli sviluppi “rivoluzionari” della fisica contemporanea. La sua principale scoperta, quella relativa al “quanto” di energia, peraltro perfezionata e chiarita nei suoi aspetti più significativi da Einstein, ha avuto conseguenze sia fisiche che filosofiche di grande importanza, che hanno dato inizio alla cosiddetta “Fisica Quantistica”(1)(2)(3)(4).

Dopo essere subentrato a Kirchhoff  nella cattedra di Fisica Teorica a Berlino nel 1889, Planck si dedicò allo studio del secondo principio della Termodinamica, già studiato da Clausius (N. 78), di cui dette una sua definizione relativa al fatto che era impossibile costruire una macchina che trasformi integralmente calore in lavoro meccanico. Volendo dare un respiro teorico più generale a questo principio, Planck cominciò a studiare il cosiddetto “corpo nero”, cioè un corpo capace di assorbire interamente le radiazioni ricevute, di qualsiasi “frequenza”, e riemetterle integralmente secondo la legge stabilita da Kirchhoff (N. 84), cui si deve la stessa definizione di “corpo nero”.

Lo studio di questo corpo (ottenuto in realtà con un recipiente chiuso con pareti interne annerite e dotato solo di una piccola fessura da cui potevano uscire le radiazioni emesse all’interno) aveva un’importanza teorica, ma anche pratica. Infatti serviva anche ad effettuare misure atte a determinare gli standard di luminosità in un’epoca in cui la grande azienda fondata da Werner Siemens produceva grandi quantità di lampade elettriche in Germania. Per questo era stato fondato l’Istituto Imperiale di Fisica e Tecnica dove operavano, tra gli altri, i fisici Rubens e Kurlbaum.

Dal punto di vista teorico, oltre alla legge di Stefan-Boltzmann (da noi già citata nel numero dedicato a Boltzmann: N. 94), che affermava che l’intensità della radiazione totale emessa dal “corpo nero” è proporzionale alla quarta potenza della temperatura assoluta, il fisico tedesco Wilhelm Wien (1864-1928), aveva sviluppato  altre due leggi: la prima affermava che la lunghezza d’onda a cui si aveva la massima intensità di emissione era inversamente proporzionale alla temperatura assoluta; la seconda legge, di tipo “esponenziale”, (che è quella che interessa in questo caso) forniva l’intensità della radiazione in funzione della frequenza della radiazione (o, se si preferisce, in funzione della “lunghezza d’onda” che è inversamente proporzionale alla frequenza).

Planck, da parte sua, stava elaborando una sua legge basata su un modello che comprendeva degli “oscillatori” diffusi sulla superficie del corpo nero capaci di assorbire e riemettere radiazioni.

Tuttavia si trovava in grande difficoltà perché le teorie elettromagnetiche indicavano che l’intensità della radiazione sarebbe dovuta aumentare indefinitamente all’aumentare della frequenza, mentre i dati sperimentali mostravano un picco. Nel 1900, Planck apprese dall’amico Rubens che i risultati sperimentali in suo possesso per grandi lunghezze d’onda (cioè nel campo delle radiazioni infrarosse) non si accordavano alla Legge “esponenziale” di Wien, mentre i risultati (per grandi lunghezze d’onda) coincidevano con quelli di una formula che il fisico inglese Rayleigh (N. 88) stava mettendo a punto in quel periodo. La formula ideata da Rayleigh divenne poi la Legge di Rayleigh e Jeans in quanto ottenuta in collaborazione con l’altro fisico britannico James Jeans (1877-1946).

Tuttavia quest’ultima legge – a sua volta - non andava bene per lunghezze d’onda molto piccole, cioè per le alte frequenze. Planck allora modificò la propria formula fino ad adattarla sia alla basse che alle alte frequenze. Per ottenere questo risultato – divenuto in seguito “storico” - Planck utilizzò i metodi probabilistici già usati da Boltzmann per mettere a punto la sua teoria dell’Entropia (N. 94), ed ipotizzò che l’energia trasmessa con le radiazioni non fosse continua, ma divisa in quantità finite, benché piccolissime. A queste quantità minime, ma perfettamente definite, fu dato il nome di “quanto d’azione”. Planck dimostrò che questo quanto era diverso per ogni tipo di radiazione, ma che il suo valore energetico era sempre proporzionale alla frequenza caratteristica della radiazione secondo un numero costante universale (cioè valido sempre e dovunque) detto “costante di Planck”, che vale 6,62 x !0-34Joule x secondo.

Poiché nella formula di Planck erano presenti sia la costante di Planck, “h”, sia quella detta di Boltzmann “k”, che compare anche nella legge probabilistica dell’Entropia e nella legge dei gas perfetti (N. 94), dalla misura delle radiazioni del corpo nero fu possibile calcolare sia la costante di Planck che quella di Boltzmann, ed anche il numero di Avogadro (che è il numero di molecole che compare in una “mole” di gas, ovvero in circa 22,4 litri in condizioni normali) che compare nella formula dei gas perfetti. Utilizzando considerazioni elettrochimiche fu possibile anche dare una valutazione precisa della carica dell’elettrone. Planck ottenne per le sue ricerche – la cui importanza non fu compresa subito - il Premio Nobel solo nel 1918.


La divisione dell’energia in quanti elementari, considerata inizialmente quasi come un artificio di calcolo, ebbe 5 anni dopo una geniale spiegazione fisica ad opera di un giovane sconosciuto fisico tedesco, che lavorava all’ufficio brevetti di Zurigo, Albert Einstein. Egli presentò nel 1905 alcune memorie di cui una riguardava l’effetto fotoelettrico scoperto da Rudolf Hertz (vedi N. 81), e cioè la capacità delle radiazioni elettromagnetiche di adeguata frequenza di estrarre elettroni dalla struttura atomica della materia. Queste risultanze erano state confermate dalle esperienze del 1902 dell’altro fisico tedesco Philipp Lenard (1862-1947), poi Premio Nobel nel 1905 per queste stesse ricerche. La memoria di Einstein (che gli fruttò il Premio Nobel solo nel 1921) aveva il titolo: ”Su un punto di vista euristico circa l’emissione e la trasformazione di luce” (altre memorie di Einstein riguardavano invece la teoria della relatività speciale, i moti browniani, e l’equivalenza massa-energia, come vedremo nel prossimo numero).

Einstein fece notare che l’estrazione degli elettroni non dipendeva dall’intensità totale della radiazione, ma solo dalla frequenza. Per frequenze elevate, cui corrispondono secondo la formula di Planck valori del quanto di energia più elevati, l’estrazione dell’elettrone è possibile. I quanti, quindi, sono dei veri pacchetti concentrati di energia che agiscono come proiettili sugli elettroni strappandoli agli atomi. Più tardi, nel 1926, questi pacchetti di energia privi di massa furono chiamati “Fotoni” dal greco antico “Fos”, cioè “luce”.

Questa spiegazione fu all’inizio criticata dallo stesso Planck che riteneva che Einstein fosse andato troppo oltre, ma poi la spiegazione e le previsioni teoriche di Einstein furono confermate da una serie di esperienze, come quelle fatte dall’americano Robert Millikan (1868-1953) tra il 1914 ed il 1916. Successivamente nel 1922 un altro statunitense, Arthur Compton (1892-1962), poi anche lui Premio Nobel nel 1927, dimostrò che bombardando elettroni con raggi X, si aveva un effetto di perdita di energia radiante (Effetto Compton) perfettamente spiegabile come dovuta ad un rimbalzo dei fotoni costituenti i raggi X sugli elettroni.                

Le scoperte di Planck e di Einstein sono alla base dei modelli atomici successivi, come quello celeberrimo di Bohr, in cui l’emissione o l’assorbimento di energia da parte di un atomo avviene secondo valori energetici ben definiti a causa del salto di un elettrone da un’orbita ad un’altra e ha aperto la strada alla fisica quantistica in cui gli scambi energetici avvengono in maniera non continua ma per salti(3)(4). La teoria quantistica conferma inoltre un principio filosofico materialista già evidenziato nell’antichità da Democrito e Leucippo: e cioè che in fisica, a differenza di quanto avviene in matematica e geometria, la natura è divisa in particelle e procede per salti. Gli antichi atomisti avevano già affermato che la materia è caratterizzata da nuclei indivisibili, o “atomi”. Dopo Planck ed Einstein si può dire che anche l’energia risulta atomizzata. L’atomo di luce, il fotone, cioè la quantità minima che una radiazione può dare, ha un’esistenza reale intuita già da Newton con la sua teoria “corpuscolare” della luce, e già intuita 2000 anni prima dallo stesso Democrito che parlava di atomi “più leggeri” che colpivano gli occhi.

Al principio del ‘900 si è scoperto che anche la corrente elettrica è atomizzata, essendo costituita da “elettroni”, particelle cariche elettricamente 1800 volte più leggere dell’atomo più leggero (quello di idrogeno). Lo stesso Planck fu sostenitore della teoria atomica, già accettata da Galilei, Newton, Bruno e Gassendi nel ‘600, e ripresa con forza da Dalton, Avogadro, Cannizzaro, Mendeleev e molti fisici e chimici nell’800.

Planck polemizzò vivacemente con Mach, negatore della presenza degli atomi, e sostenitore di una fisica fenomenica che non investigasse sulle strutture reali sottostanti alle apparenze fenomeniche. Per questa sua attitudine “realista”, che lo vide schierarsi dalla stessa parte di Lenin, sostenitore di una Scienza realista e determinista (cioè basata sul principio che esiste una realtà esterna a noi in cui si verificano fenomeni indipendenti da noi che funzionano da cause di altri fenomeni) , Planck, che era politicamente un liberale conservatore (ma che ebbe sempre un atteggiamento critico verso il Nazismo), fu “riabilitato” anche nella Germania Democratica (DDR) che volle partecipare insieme alla Germania Occidentale alle celebrazione del suo anniversario nel 1958.

A questa cerimonia che si tenne in due giorni sia a Berlino Est che Ovest, partecipò per la DDR Gustav Hertz, premio Nobel nel 1925 e nipote di Rudolf Hertz (scopritore delle onde elettromagnetiche), e per la Germania Ovest Heisenberg, Hahn e molti altri celebri fisici e chimici. Planck è morto a Gottinga nel 1947 dopo aver dovuto subire la fucilazione del figlio Erwin coinvolto nel 1944 nell’attentato contro Hitler. In suo onore il massimo istituto di ricerca tedesco è intitolato “Max Planck”.

(questo articolo è tratto dal libro “Conoscenza, Scienza e Filosofia” di V. Brandi)




(1) RBA, “Le Grandi Idee della Sc. – Planck”

(2) L. Geymonat, “Storia del Pensiero Filosofico e Scientifico”, Garzanti 1970 e seg.

(3) RBA, “Le Grandi Idee della Sc. – Einstein”

(4) RBA, “Le Grandi Idee della Sc. – Heisenberg”

Occupazione del territorio palestinese da parte dell'entità sionista - Papafrancy, al contrario di Paparatzi, pappa e ciccia con Israele...

Dopo le proteste dell'entità sionista per il voto ONU del 2016  che condannava  l'occupazione del suolo palestinese con nuovi insediamenti  israeliani (vedi: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2016/12/26/netanyahu-convoca-a-natale-gli-ambasciatori-del-voto-onu-stati-uniti-compresi/) si riscopre che persino l'ex papa Ratzinger era dello stesso parere dell'ONU, il che pone nuovi dubbi sulle ragioni delle sue dimissioni e sostituzione con il papa Bergoglio, prono al volere dei fratelli maggiori (vedi:  http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2015/11/il-nuovo-vecchio-tempio-di-gerusalemme.html) e propenso all'accorpamento delle tre pseudo religioni di origine semita, soprattutto in riferimento al ricongiungimento con la fede giudaica. 

Ecco l'articolo del 2010 che conferma quanto sopra detto:

"Città del Vaticano La Bibbia non può giustificare le «ingiustizie»: si è concluso con una condanna politica e teologica dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi il Sinodo vaticano sul Medio Oriente, a cui hanno partecipato, insieme a Benedetto XVI, 185 padri sinodali, tra cui tutti i patriarchi e vescovi della regione mediorientale.
Nel messaggio finale, l’'Assemblea sinodale ha chiesto all’Onu e alla comunità internazionale di mettere fine all’'occupazione israeliana dei territori palestinesi, «attraverso l’applicazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite», a partire dalla 242, che invocava il ritiro israeliano nei confini precedenti alla guerra del 1967. I vescovi hanno rilanciato anche la questione del ritorno dei rifugiati palestinesi e una soluzione che garantisca il carattere multireligioso di Gerusalemme, invitando il governo di Netanyahu a non compiere «atti unilaterali».
Ma ad andare ancora più a fondo, sopratutto sul piano teologico, è quella parte del messaggio finale del Sinodo dedicata al «dialogo con i nostri concittadini ebrei». «Non è permesso - hanno sottolineato i padri sinodali - di ricorrere a posizioni teologiche bibliche per farne uno strumento a giustificazione delle ingiustizie». Tanto per essere chiari: «Per noi cristiani non si può più parlare di terra promessa al popolo giudeo», ha detto nella conferenza stampa conclusiva monsignor Cyrille Salim Bustros, arcivescovo dei greco-melchiti della diaspora negli Stati Uniti, e presidente della commissione che ha redatto il messaggio finale. «La terra promessa è tutta la Terra. Non vi è più un popolo scelto», ha aggiunto, osservando che il Nuovo Testamento ha superato il Vecchio. Dunque: «Non ci si può basare sul tema della Terra promessa per giustificare il ritorno degli ebrei in Israele e l’'esilio dei palestinesi».
L’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Mordechai Lewy, ha parlato di «bizzarre interpretazioni della Bibbia». (Fonte: Il Giornale del 24 ottobre 2010)"


Paolo D'Arpini








Telegramma di G. Bonconte Montefeltro: "LEGGERSI CORRELAZIONE USO TEOLOGICO BIBBIA ID EST TANAKH LIBRI 39 SVENTOLATA AMBASCIATORE ISRAELE POST MOZIONE ONU CONTRARIA INSEDIAMENTI ULTERIORI TERRITORI OCCUPATI STOP DATA ARTICOLO REGNANTE BENEDETTO XVI PAPA ET RELATIVE POSIZIONI ATTEGGIAMENTO VATICANO CIRCA ARGOMENTO INDUCONO RIFLESSIONI ULTERIORI RIMOZIONE RATZINGER SOGLIO PONTIFICIO STOP FINE TRASMISSIONE STOP"


Altri articoli in sintonia: 

http://paolodarpini.blogspot.it/2016/10/palestina-occupata-il-testo-approvato.html

http://paolodarpini.blogspot.it/2015/07/francesco-grande-amico-dei-fratelli.html

...una comunicazione sensibile, che vola alto...

 C’è una comunicazione sensibile, sottile, energetica che non vola sulle ali della materia. Che non si diffonde con le onde acustiche, che nulla ha a che fare con l’intelletto. Ha a che fare con l’ancestralità che risiede in ogni essere senziente. Essa riguarda ciò che sentiamo. Scavalca, seleziona e inficia ciò che sappiamo. Sempreché si sia ancora ancora in contatto con l'infinito che siamo.



Si possono osservare gli effetti di questa comunicazione energetica negli stormi di storni, nei banchi di diverse specie di pesci. Indipendentemente dalla velocità d’origine, ogni componente modifica all’unisono la propria direzione. Il rischio di collisione pare corrisponda a zero. È come se ognuno fosse attraversato dalla medesima emozione che, quale prodotto della vita, non ha che una sola via di espressione.

Ciò a cui assistiamo osservando gli stormi di storni e i banchi di sardine ci è utile per figurarci lo sciamare immateriale dell’emozione. Una rappresentazione che, adeguatamente modulata, può essere impiegata anche per spiegare cosa intendono gli economisti quando, parlando di rischio dell’investimento azionario, impiegano il termine “volatile”, per alludere al suo gradiente di stabilità/instabilità. Per dire che ci sono fluttuazioni che sono risultanti del mercato e dell’informazione. Per dire che ci sono movimenti incontrollabili, imprevedibili, che si trasmettono a velocità digitale. Nei confronti dei quali nessuno è escluso. O quasi.

In modo simile sciamano le opinioni. Attraversano le masse. Generano adesioni, opposizioni, reazioni. Sì, una caratteristica permanente in questo genere di comportamento umano è la reazione. Nella reazione è come se non fossimo noi a dirigere noi stessi, ma qualcosa che ha toccato l’ancestralità di ciò che crediamo di essere, che vorremmo credere di essere, che vogliamo dimostrare di essere. Dunque, il moralista non avrà necessità di conoscere le ragioni dell’altrui comportamento per giudicarlo, condannarlo, eliminarlo. Così pure il benpensante, quello che non esita a citare il buon senso per risolvere dimensioni intricate come due universi in collisione, quali sono le posizioni degli uomini che non si comprendono. Che non si riconoscono come pari. Che vogliono profondamente annientare, uccidere l’altro, pur di sentirsi ancora se stessi.

In momenti d’incertezza profonda o superficiale – i pubblicitari lo sanno meglio di altri – la reazione determina la scelta. Ugualmente, nei momenti di sofferenza varia, qualsiasi mano tesa è un Salvatore, con l’eventualità di riconoscere poi che altro ci sarebbe stato da intuire in quella disponibilità di aiuto, in quella falsa solidarietà, parola, politica.

Così, nel contesto socio-politico che stiamo vivendo, al quale arriviamo già minati da – anzi, educati a – effimeri valori, già predisposti a cercare fuori da noi, nell’esperto, nella laurea, nell’informazione, una barra del timone già orientata alla quale aggrapparci, l’individuo si adagia così a subire forze fuori dal suo controllo, simili a quelle che osserviamo negli stormi. Ma se gli animali, liberi dai saperi cognitivi, rispondono a definitive esigenze di sopravvivenza, riproduzione, sostentamento, noi, che abbiamo cessato di sentire le energie, che abbiamo perso, o venduto, la sensibilità, che abbiamo permesso venisse ricoperta, zittita e resa incapace di parlarci, sommersa da strati di rifiuti detti saperi, reagiamo secondo questi e null’altro. Le reazioni alla medesima emozione di paura, l’impotenza nei confronti di un domani che non sceglieremo, che dovremo subire secondo paradigmi alieni, che il grande Truman Show che non sappiamo di essere, ha travestito di verità definitive. Il nostro comportamento massificato è davanti agli occhi di chiunque voglia svegliarsi dal bromuro del consumismo, dall’oppiacea opulenza, sola sede del benessere che possiamo vantare.

Umani rapiti da un magnetico punto di attenzione, adottiamo comportamenti identici che si diffondono secondo una comunicazione sottile, girovagano tra le masse come in quei gruppi di tordi che, come nere nuvole artistiche, disegnano nel cielo irresistibili punti di attenzione, variano nell’aria, come se il messaggio di uno fosse il medesimo di tutti i componenti.

Comportamenti di individui ormai inetti a riconoscere che non siamo esogeni alla realtà, ma che la creiamo mentre giudichiamo.


Lorenzo Merlo






Osho disse: "...e giunse il tempo del caos..."


"Buddha ha detto, e sembra giustamente, che ogni venticinque secoli arrivano tempi di grande agitazione, di caos totale. Ed è proprio quello il momento in cui il maggior numero di persone diventano illuminate. Ora sono passati venticinque secoli dai tempi del Buddha. Vi state avvicinando sempre di più al momento in cui il passato perderà ogni valore, ogni significato. 

Quando il passato perde ogni significato, voi siete liberi, non siete più legati al passato. Potete usare questa libertà per crescere, immensamente, raggiungere picchi prima neppure immaginabili. Ma potete anche distruggervi. 

Se non siete intelligenti, la confusione, il caos, vi distruggeranno. Succederà a milioni di persone, a causa della loro mancanza di intelligenza, non per il caos. 

Non riusciranno più a trovare una vita sicura, comoda e conveniente, com'era possibile in passato. Non riusciranno a trovare un gruppo al quale appartenere. Dovranno vivere delle proprie risorse: dovranno essere degli individui, dovranno essere ribelli. La società sta sparendo, la famiglia sta sparendo, è molto difficile ora. A meno che tu sia capace di essere un individuo, il vivere diventerà difficile. Solo gli individui sopravviveranno. 

La gente che è stata troppo abituata alla "schiavitù", abituata a ricevere comandi, abituata a ubbidire agli ordini di qualcun altro; chiunque è abituato a far riferimento a figure paterne si troverà in condizioni folli. Ma è una sua carenza, non è un difetto dei tempi. Anzi, è un bel momento, perché i periodi di caos sono l'ora del cambiamento, della rivoluzione. Adesso è possibile uscire più facilmente dalla ruota del karma, dal ciclo della vita e della morte, di quanto lo sia mai stato per i venticinque secoli trascorsi dai tempi del Buddha. 

Molte persone si sono illuminate, ai tempi del Buddha, c'era grande agitazione nell'intera società. Sta accadendo di nuovo. Ti aspettano momenti straordinari, preparati."

(Osho)




Pier Paolo Pasolini e quel fatidico 2 novembre 1975 - Salò... Il riscatto della vergogna...

 
“Forse non tutti sanno che la notte del 2 novembre 1975, probabilmente, Pier Paolo Pasolini si recò ad Ostia per recuperare le bobine del suo ultimo film «Salò o le 120 giornate di Sodoma» che erano state trafugate e per le quali era stato chiesto un corposo riscatto in danaro.
Nonostante siano trascorsi molti anni da quella tragica notte, ancora non è stata fatta piena luce sull'omicidio e parallelamente non sappiamo dove siano finite le bobine originali del film che contengono molto materiale inedito, per questo abbiamo presentato un’interrogazione al Ministro dei beni culturali”.  
Lo rendeva noto,  il 31 gennaio 2017,   Massimiliano Bernini (M5S) primo firmatario dell’atto assieme alla collega Sarti della Commissione Giustizia,  aggiungendo:  "...naturalmente  ci auguriamo che la Magistratura possa, anche in virtù di nuove prove e testimonianze, dare un volto e delle pene ai colpevoli e ai mandanti del "massacro dell’Idroscalo".
Accanto alle responsabilità sulla morte, crediamo opportuno porre l’attenzione sull'opera dell’intellettuale e per questo con l'interrogazione chiediamo al Ministro di assumere ogni iniziativa di sua competenza per agevolare il recupero delle bobine originali, per riportare alla luce parti di pellicola che sono fondamentali per definire l'opera di uno dei più importanti artisti italiani di sempre.
E' giusto che tutte le opere di Pier Paolo Pasolini, uomo lungimirante e precursore dei tempi, meritino di far parte del patrimonio culturale del nostro Paese e dell'umanità, e che come tali, vengano salvaguardate e valorizzate dalle nostre istituzioni.”
Malgrado il tempo trascorso, sui  fatti succitati ancora non è stata fatta chiarezza...

Testo originale dell'interrogazione di Massimiliano Bernini:
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-15399
presentato da
BERNINI Massimiliano
testo di
Martedì 31 gennaio 2017, seduta n. 733

  MASSIMILIANO BERNINI e SARTI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
il 2 novembre 1975 moriva Pier Paolo Pasolini. A metà novembre veniva presentato alla stampa «Salò o le 120 giornate di Sodoma». Il 10 gennaio 1976 il film arriva nelle sale italiane;
tre giorni dopo il film viene sequestrato e aperto nei confronti del produttore Aurelio Grimaldi un procedimento per commercio di pubblicazioni oscene. Più di un anno dopo (previa l'eliminazione di sei sequenze) il film torna nelle sale vietato ai minori di 18 anni. La pellicola su cui si è ormai creato un incredibile e morboso interesse, alla fine arriva a due milioni di spettatori;
Salò è considerato il testamento cinematografico di Pasolini, potente atto d'accusa diretto al potere politico ma anche a quello religioso, economico e giudiziario. Salò è un altro tassello del mosaico che l'autore stava componendo negli ultimi anni della sua vita, al pari degli articoli scritti per il Corriere della Sera (tra cui quello pubblicato il 14 novembre ‘74 dal titolo «Cos’è questo golpe ? Io so») e di Petrolio, l'incompiuto romanzo-inchiesta che metteva sul banco degli imputati la classe dirigente dell'epoca;
secondo diverse ricostruzioni degli ultimi giorni di vita del poeta di Casarsa, in realtà Pasolini si sarebbe recato all'Idroscalo di Ostia in quella fatidica notte perché era in accordo con chi in precedenza aveva rubato dalla Technicolor le pizze di Salò per le quali era stato chiesto un riscatto di due miliardi di lire che i diretti interessati si erano rifiutati di pagare; in pratica, gli assassini potrebbero aver usato le bobine come trappola nella quale attirare la vittima;
durante la lavorazione del film, alcune bobine furono infatti rubate e per il montaggio furono usati i «doppi»: le stesse scene, girate però da una inquadratura diversa; in occasione dell'ultima riapertura del «caso Pasolini», si è formulata l'ipotesi che Pasolini fosse stato informato del ritrovamento delle suddette bobine sul lido di Ostia, ove egli si recò guidato dal Pelosi, cadendo così nell'agguato che lo uccise;
parrebbe che nelle pizze rubate fosse presente anche una scena finale del film con la partecipazione dello stesso Pasolini;
nel libro inchiesta di Simona Zecchi «Pasolini massacro di un poeta» (Ponte delle Grazie, 2015) si legge a pagina: 152: «E Cinecittà, lo ricordiamo, è anche il luogo in cui vengono ritrovate le ventiquattro pizze dei film sottratti alla Technicolor. L'Unità, inoltre, che informò del ritrovamento in un articolo del 2 maggio 1976, chiarisce come tutte le parti mancanti siano state ricostruite con materiale di scarto»;
al momento non è dato sapere con certezza dove siano le bobine originali del film «Salò o le 120 giornate di Sodoma» –:
di quali elementi disponga il Ministro interrogato in relazione a quanto esposto in premessa e se non ritenga opportuno assumere ogni iniziativa di competenza per agevolare il recupero, anche per il tramite del comando dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, delle citate bobine originali per riportare alla luce parti di pellicola che sono importanti per definire l'opera di uno dei più importanti artisti italiani di sempre. (4-15399)

Pestum Atlantide Poseidonia... realtà o fantasia?



In  questo lungo percorso-racconto, ho cercato di fondere realtà scienza e fantasia, mito astronomia letteratura e storia dell’arte...


A fine agosto sono stato a Pestum alcuni giorni, a fare una ricerca sulle antiche mura della citta e sui templi. Sono arrivato di sera e alla vista delle mura mi sono emozionato. Costeggiandole ho fatto un mezzo giro in senso antiorario e ho parcheggiato la navicella davanti alla stazione ferroviaria di Pestum Capaccio. Oltrepassato l’arco della porta della sirena ho percorso nel silenzio e nella semioscurità la strada all’interno dell’area archeologica che corrisponde al cardus romano. All improvviso all’incrocio con la strada costruita durante l’epoca borbonica vengo proiettato in una dimensione estiva di luci e turisti. Lungo la vecchia strada ormai asfaltata, sulla destra verso nord, bar trattorie ristoranti, il museo, il borgo medievale, un albergo, un parcheggio, una grande arena per spettacoli e negozi di gadget. Sulla sinistra, i templi e l’area archeologica con la biglietteria. Tantissimi turisti, una sorta di movida serale dentro le mura dell’antica citta con artisti di strada e musicisti. 

La mattina dopo sono tornato e parcheggiata l’auto allo stesso punto, ho fatto il giro a piedi di tutto il perimetro delle mura esterne. Si incontrano due grandi casali aziende agricole che producono mozzarelle di bufala e che svolgono attività di ristorazione, addossate alle mura, all’interno anche una villa ottocentesca in semiabbandono. Nella parte ovest all’interno l’area archeologica è tutta coltivata con mais e girasoli, immagino che potrebbero farne almeno un grande giardino botanico anche con piante officinali, rose lavande melisse calendule… tutto il perimetro è seguito da una lunga strada asfaltata sempre molto trafficata, soprattutto nel periodo estivo.



Scrive Platone nel Crizia: vi ho già indicato a parole, della suddivisione degli dei, che essi distribuirono l'intera terra in parti che differivano per estensione e costruirono per se stessi templi ed istituirono sacrifici. E Poseidone, ricevendo come sua parte l'isola di Atlantide, divenne padre di figli di una donna mortale e li sistemò in una parte dell'isola che vi descriverò. Guardando in direzione del mare, al centro dell'intera isola, c'era una pianura che si diceva fosse la più sincera/giusta tra tutte le pianure e molto fertile. Vicino alla pianura e nel centro dell'isola, alla distanza di circa 50 stadi c'era, su un lato, una montagna non troppo alta. In questa montagna viveva uno dei primi uomini nati in quel paese, il suo nome era Evenor, ed aveva una moglie chiamata Leucippe, essi avevano un'unica figlia chiamata Cleito. La ragazza aveva già raggiunto la maturità quando il padre e la madre morirono; Poseidone si innamorò di lei e vi si unì. Spaccando la terra inglobò la collina nella quale lei viveva con zone alternate di mare e terra, più larghe e più strette, l'una circoscritta dall'altra, ve ne erano due di terra e tre d'acqua, che egli formò come ruotando intorno ad un asse. Ognuno aveva la circonferenza sempre equidistante dal centro così che nessun uomo potesse arrivare all'isola, perché le navi e i viaggi non erano come ora. Lui stesso, essendo un dio, non ebbe difficoltà a sistemare in un modo speciale il centro dell'isola, facendo sbucare due sorgenti d'acqua da sotto la terra, una d'acqua calda ed una d'acqua fredda e producendo ogni varietà di cibo che può essere prodotto dal suolo. 

… Lasciatemi cominciare osservando, prima di tutto, che a novemila assommano gli anni che son passati dalla guerra che come é stato detto, vi fu tra coloro che vivevano oltre le colonne d'Ercole e coloro che vivevano al loro interno, questa guerra io sto per descrivervi. Sui combattenti, si dice che da una parte la città di Atene fosse a capo e che avesse combattuto misurandosi in guerra; dall'altra parte i combattenti erano comandati dai re di Atlantide che, come avevo detto, era un'isola più grande in estensione di Libia e Asia e che, in seguito, colpita da un terremoto divenne una barriera di fango insormontabile per i viaggiatori che andavano per mare in ogni parte dell'Oceano.

… Pertanto dei tuoi concittadini, che sono stati novemila anni fa, ti esporrò brevemente e le leggi e delle opere loro quella che fu la più bella; [..] Molte grandi opere pertanto della città vostra quì trascritte si ammirano, a tutte una va di sopra per grandezza e per valore; perocchè dice lo scritto di una immensa potenza cui la vostra città pose termine, la quale violentemente avea invaso insieme l'Europa tutta e l'Asia, venendo di fuori dal mare Atlantico. Infatti allora per quel mare là si poteva passare, perchè innanzi a quella foce stretta che si chiama, come dite voi, colonne d'Ercole, c'era un'isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa chi procedeva trovava allora un valico alle altre isole, e dalle isole a tutto il continente dall'altra parte intorno a quel mare là [..]





La cinta muraria dell’antica citta di Poseidonia nel Cilento, i grandi blocchi squadrati della misura a volte di un metro per un metro e mezzo metro di profondità sono perfettamente intagliati e sovrapposti per file. la curiosità è che questa cinta è spessa sette metri circa per tutto il perimetro, con 47 passaggi e le quattro porte ai punti cardinali secondo decumano e cardus mundi. La prima cosa che ci si chiede è da che cosa volevano difendersi con mura cosi possenti? chi vuole difendersi non lascia 47 passaggi lungo le mura, gli archeologi dicono che la citta è stata fondata intorno al 600 a.C. dai greci, se piu antica magari la città, non era una citta come la intendiamo noi oggi. Senza fare troppe fantasie la prima cosa che viene in mente è che la cinta sia molto piu antica e non avesse come funzione solo la difesa. sembra quasi infatti che i numerosi passaggi sparsi lungo tutta la cinta servissero per far fluire e defluire l’acqua del mare o di un fiume, che allagava tutta la piana all interno delle mura attorno ai templi. infatti il tempio piu grande è dedicato proprio a poseidon il dio del mare. 

Sentiamo ancora quel che racconta Platone di 9.000, quasi dodicimila anni fa,  inizia a parlare dell'isola di Atlantide e del tempio di Poseidon, a un certo punto sembra proprio che stia parlando di Poseidonia:  

Infatti allora per quel mare là si poteva passare, perchè innanzi a quella foce stretta che si chiama, come dite voi, colonne d'Ercole, c'era un'isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa chi procedeva trovava allora un valico alle altre isole, e dalle isole a tutto il continente dall'altra parte intorno a quel mare là [..] Ora in questa isola Atlantide era sorto un grande e mirabile impero, il quale la dominava tutta quanta con molte altre isole e alcune parti pure del continente. Ed oltre di ciò anche delle regioni da questa parte del mare interno signoreggiavano sulla Libia fin verso l'Egitto e sull'Europa fino all'Etruria . Ed essi provvidero l'intero paese in questo modo: prima di tutto costruirono ponti sulle zone di mare che circondavano le antiche metropoli, costruendo una strada per e dal palazzo reale. E proprio all'inizio essi costruirono il palazzo reale. E proprio all'inizio essi costruirono il palazzo nell'abitazione del dio e dei loro antenati che essi continuarono ad abbellire nelle generazioni successive, ogni re sorpassando quello precedente con la grandezza della sua potenza, finché essi trasformarono il palazzo in una meraviglia che faceva notizia sia per grandezza che per bellezza. E, iniziando dal mare, essi costruirono un canale di trecento piedi di grandezza, cento piedi di profondità e cinquanta stadi di lunghezza, che essi realizzarono attraverso la zona circostante, facendo un passaggio tra il mare e la città-palazzo, che divenne un porto , lasciando una apertura sufficiente atta a consentire ai più grandi vascelli di poter entrare. Inoltre essi divisero, in corrispondenza dei ponti, le strisce di terra che erano interposte alle strisce di mare lasciando lo spazio necessario perché una singola trireme potesse passare da una zona all'altra, quindi ricoprirono i canali così da creare una strada sotterranea per le navi, in quanto i moli erano innalzati considerevolmente al di sopra del livello dell'acqua.

Dunque, la zona più larga attraverso la quale fu realizzato un passaggio/canale sul mare era di tre stadi (circa 600 metri) e la striscia di terra che veniva dopo era della stessa larghezza, ma le due zone successive, una d'acqua e l'altra di terra erano di due stadi, e quella che circondava l'isola centrale era solo uno stadio di grandezza. L'isola in cui si trovava il palazzo aveva un diametro di cinque stadi (circa 1 chilometro). Tutto ciò, incluse le zone e i porti, i quali avevano una larghezza pari alla sesta parte di uno stadio, circondarono con mura di pietra su ogni lato, aggiungendo torri e porte sui ponti in cui passava il mare. Le pietre usate per il lavoro furono scavate dal sottosuolo del centro dell'isola e dal sottosuolo delle aree più interne e più esterne. Un tipo era bianca, un altro nera ed un terzo rossa. E come le estraevano, essi allo stesso tempo scavavano un doppio magazzino, che aveva i tetti formati dalla roccia nativa. Alcune delle loro costruzioni erano semplici ma in altre essi misero assieme pietre differenti, variando i colori per compiacere gli occhi e per essere una sorgente naturale di delizia. L'intero circuito del muro, che circondava la zona più esterna, essi la ricoprirono con un tappeto d'erba e il circuito del muro essi ricoprirono con metallo argenteo/bianco, e il terzo che circondava la cittadella luccicava della lucentezza rossa dell'oricalco.

I palazzi all'interno della cittadella erano costruiti in questo modo: nel centro c'era un tempio sacro dedicato a Cleito e Poseidone, che risultava inaccessibile ed era circondato da un recinto d'oro. Questo era lo spazio in cui le famiglie dei dieci principi all'inizio videro la luce e in quel luogo le persone annualmente portava i frutti della terra nella loro stagione da ognuna delle dieci porzioni, come offerta da parte dei dieci principi. Qui c'era il tempio di Poseidone che aveva la lunghezza di uno stadio e la larghezza di mezzo stadio e l'altezza in proporzione, aveva uno strano aspetto barbarico. Tutta la parte esterna del tempio, ad eccezione delle torri, fu ricoperta d'argento e le torri d'oro. All'interno del tempio il tetto era d'avorio, curiosamente rivestito in ogni luogo con oro, argento ed oricalco. e tutte le altre parti, le pareti e le colonne e il pavimento, essi ricoprirono con oricalco.

Nel tempio essi misero statue d'oro: c'era lo stesso dio in piedi in un calesse, il calesse con sei cavalli alati, ed aveva una dimensione tale che toccava il tetto della costruzione con la sua testa. Intorno a lui c'erano un centinaio di nereidi che cavalcavano delfini, per questo si é pensato essere il loro numero degli uomini di quei tempi. Nell'interno del tempio c'erano anche altre immagini che erano state offerte da privati. E intorno al tempio, all'esterno, vi erano piazzate statue d'oro di tutti i discendenti dei dieci re e delle loro mogli, e c'erano molte altre grandi offerte di re o di privati che arrivavano dalla città stessa e dalle città straniere sulle quali essi avevano influenza. C'era anche un altare che in quanto a dimensioni e a lavorazione corrispondeva alla magnificenza del luogo, e i palazzi, allo stesso modo, rispondevano alla grandezza del regno e alla gloria del tempio.

Lasciando il palazzo e attraversando le tre zone, si arrivava ad un muro che iniziava sul mare e faceva tutto il giro: questo era in ogni punto distante cinquanta stadi dalla zona più larga o parte, e la racchiudeva interamente, i due capi del muro si incontravano all'ingresso del canale che conduceva al mare. L'intera area era densamente popolata di abitazioni e il canale e il più largo dei porti erano pieni di vascelli e mercanti che arrivavano da tutte le parti che, per il loro numero, risuonavano di una moltitudine di suoni di voci umane e di rumori e suoni di tutti i tipi di notte e di giorno.



I templi sono stati edificati secondo i parametri della geometria sacra rispettando nelle misure e nella forte euritmia dell’opera la proporzione phi. vanno spiegati gli effetti fisici, tangibili e misurabili, quelli che la fisica non è ancora in grado di spiegare con gli attuali paradigmi. gli effetti sulla materia sono stati messi dopo gli altri dai quali le cause fisiche dipendono; la motivazione è semplicemente mnemonica, chi si sappia dei cambiamenti materiali che i simboli sono in grado di provocare. Tali trasformazioni non sono quasi mai istantanee, di solito avvengono lentamente e con gradualità, e sono favorite da un corretto passaggio dai livelli spiegati in precedenza (spirituali, emotivi, mentali). La geometria sacra cambia il mondo intorno ad essa, se applicata correttamente lo fa con equilibrio e organicità, in accordo con gli scopi che si prefiggeva. Le tradizioni hanno usato, in tutte le epoche, simboli, forme e geometrie per favorire effetti sulla materia, sul corpo e in conseguenza per apportare mutamenti ai luoghi e allo stato di salute delle persone. 

Quando si sta davanti a questi templi ci si sente immersi in una bolla di energia che trasmette armonia e benessere psicofisicopercepibile anche a livello di sensazioni energetiche fisiche e non solo visive. i templi sono esposti verso sud est, probabilmente segnando una precisa posizione del sole durante l’anno oppure anche il sorgere di una stella per esempio la levata eliaca di sothis, la piu splendente delle stelle, come per gli egiziani. comunque se si volesse fare una ricerca piu approfondita e si facesse ruotare la mappa del cielo indietro nel tempo e se coincidesse a un certo punto con la mappa delle costruzioni a terra, quello sarebbe il preciso momento di costruzione della citta e dei templi. in genere tutte le strutture architettoniche dell’antichita rispettano sempre il principio: come in cielo cosi in terra; il disegno a terra rispetta il disegno celeste, legato spesso anche al movimento di precessione degli equinozi e non solo. 

Il tempio di Poseidon giunto sino a noi in uno stato di conservazione buono è forse il piu alto esempio di tutta l’architettura greca. equilibrato nei suoi rapporti si presenta in una unita organica assoluta. unita ottenuta mediante un equilibrio tra spazi pieni e spazi vuoti tale che gli spazi vuoti diventano elemento architettonico con pari validità rispetto ai pieni e di conseguenza questi ultimi perdono del tutto ogni valore di materia. questa unita, come inscindibili sono in armonia note e pause, non solo smaterializza i pieni è ragione determinante del senso sacro dell’edificio come lo intendiamo noi. elemento è il determinarsi di un rapporto di reciproca partecipazione tra il monumento e lo spazio che lo circonda, al punto che è lo spazio stesso che partecipa alla realizzazione del monumento, che lo costruisce; non uno spazio esterno infinito, una parte di spazioche con la sua presenza imprescibilmente equilibra il monumento. il tempio di poseidon vive una rigorosa monumentalità che è esaltazione del divino attraverso organicità, l’unità strutturale e il rapporto con lo sazio esterno in una compiutezza formale che miracolosamente vive in equilibrio.



Le mura della città, restaurate di recente, sono lunghe quasi 5 km e la loro altezza originaria doveva essere di circa 7 m. Lungo il percorso, protetto da un fossato ancora visibile , si contano 28 torri di forma quadrangolare, circolare e pentagonale e quattro porte in corrispondenza dei punti cardinali (Porta Aurea a nord; Porta Giustizia a sud; Porta Sirena a est; Porta Marina a ovest ). Nei vari settori della cinta si aprono numerose piccole porte (48 postierle). Il complesso difensivo può essere datato tra la fine del IV a.C. e il III secolo a.C., epoca della colonia latina, ma era preceduto da un impianto di fortificazione più antico, risalente al periodo greco di Paestum. La strada attuale, edificata nel 1829, ha tagliato a nord e a sud la cinta muraria distruggendo la porta settentrionale, la c.d. porta Aurea che attraverso un ponte, oggi coperto dalla strada moderna, consentiva l’attraversamento del fossato che proteggeva la città su tre lati.

Lunghe 4750 metri, le mura che circondano l’antica Poseidonia costituiscono a loro volta un monumento. Il circuito, trapezoidale, segue l’andamento del banco di travertino sul quale sorge la città antica. Sono tra le meglio conservate della Magna Graecia, anche se l’altezza non è più quella originaria che si stima si aggirasse attorno ai 7 metri. Le mura, che naturalmente avevano una funzione difensiva, sono costituite da blocchi di calcare disposti in modo da formare due paramenti tra i quali c’è un riempimento di terra e pietrame. Il loro spessore varia dai 5,50 ai 6,60 metri. Lungo il perimetro sorgevano 28 torri, due delle quali sono state integralmente restaurate nell’Ottocento. Le quattro principali porte di accesso si aprivano in corrispondenza di punti cardinali: Porta Aurea a nord (distrutta nel 1828 quando fu realizzata la strada che attraversa gli scavi), Porta Sirena ad est, Porta Giustizia a sud e Porta Marina a ovest. Ci sono inoltre altre 47 piccole aperture. Le mura, come le vediamo oggi, sono il risultato di modifiche e restauri in un arco di tempo che va dal IV al I secolo a.C. 


Come gia detto e ripeto in archeoastronomiasi è scoperto che le architetture antiche si basavano sul principio del così in cielo e così in terra e che le strutture erano orientate seguendo il moto delle stelle dei pianeti e delle costellazioni, quindi basta ruotare e fare scorrere nel tempo la mappa celeste e farla coincidere con la mappa terrestre che presumibilmente ci riportera al periodo nel quale il monumento è stato edificato.

Ammettendo per ipotesi che le mura, la città e i templi avessero altra funzione e appartenessero a una civiltà molto più antica ed evoluta, non sappiamo se la struttura muraria, con le quattro porte nei punti cardinali, sia quella originaria o in parte modificata dalle varie civiltà che si sono succedute, greca sannita romana. seguendo l’indizio del bassorilievo della porta a est, la sirena, clicco sul motore di ricerca di google “sirena stella costellazione” e mi esce subito costellazione della lira, legata alla stella vega e alla leggenda degli argonauti ai quali è stato dedicato un sentiero. L’idea è stata ispirata da un’antica storia legata al mito di Giasone e alla sua ricerca del vello d’oro. Leggenda vuole che furono proprio alcuni compagni dell’eroe greco ad aver fondato il Santuario di Hera, ovvero la cosiddetta Basilica di Paestum. le cui gesta sono ricordate sulle metope del tempio di Hera alla Foce del fiume Sele (oggi esposte al Museo Archeologico Nazionale di Paestum) 

Orfeo fu il più grande musicista del suo tempo, in grado di incantare le pietre e i corsi d'acqua con la magia che emanava dai suoi canti. Si dice persino che con il suono armonioso della sua lira abbia attirato file di querce giù dai monti fino alle coste della Tracia. Orfeo si unì alla spedizione di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del vello d'oro. Quando gli Argonauti udirono il canto tentatore delle sirene, ninfe marine che avevano adescato ed eliminato generazioni di marinai, Orfeo intonò un controcanto che coprì le loro voci.

Una costellazione piccola e appariscente, contenente la quinta stella del cielo in quanto a grandezza, Vega. In termini mitologici, Lira era la lira del grande musicista Orfeo, la cui impresa rischiosa nel mondo dell’oltretomba costituisce una delle storie greche più famose.



A causa del fenomeno conosciuto come precessione degli equinozi, le coordinate celesti di stelle e costellazioni possono variare sensibilmente, a seconda della loro distanza dal polo nord e sud dell'eclittica; un ciclo precessionale ha una durata di 25 770 anni circa, durante i quali l’asse di rotazione terrestre compie un movimento rotatorio descrivendo in cielo due cerchi opposti, uno nell'emisfero nord e uno in quello sud. Nel corso delle epoche l'asse di rotazione visto dalla Terra tende ad avvicinarsi o ad allontanarsi apparentemente da varie stelle; attualmente esso punta il nord in direzione di una stella di seconda magnitudine nota anticamente come Cynosura, la coda dell’Orsa Minore, che oggi prende il nome di Polaris, la stella polare.

Vega, definita dagli astronomi "la stella più importante nel cielo dopo il Sole", riveste una grande importanza nell'astronomia, dal momento è stata impiegata per calibrare gli strumenti osservativi e come riferimento per la misurazione di alcuni parametri comuni a tutte le stelle inoltre, circa 12 000 anni fa, a causa della precessione dell’asse terrestre, ha svolto il ruolo di stella polare, e lo ricoprirà nuovamente tra altri 13 700 anni.

Fra circa 13 700 anni, quando l'epoca precessionale sarà opposta a quella attuale, l'asse di rotazione terrestre punterà a pochi gradi da Vega, che diventerà così la nuova indicatrice del polo nord celeste. Anche 12 000 anni fa Vega era la Stella Polare, mentre l'attuale Polare, Cynosura, assumerà una declinazione simile a quella che Vega ha al giorno d'oggi, sorgendo e tramontando regolarmente anche nelle regioni di latitudine boreale media. Vega è la più brillante tra tutte le stelle che si sono alternate e si alterneranno nel ruolo di stella polare. Le brevi notti dell’estate ci costringono ad attendere la tarda serata perché la piena oscurità ci consenta di osservare chiaramente la volta celeste.  Spente le ultime luci del crepuscolo, volgiamo lo sguardo a Sud-Est ed alziamolo fino quasi allo zenit.  Non sarà difficile individuare tre stelle particolarmente brillanti. Unendole idealmente con tre segmenti, avremo riconosciuto il cosiddetto “Triangolo Estivo”: i tre notissimi astri ai vertici sono Vega, Altair e Deneb. Queste stelle fanno parte di costellazioni distinte, rispettivamente Lira, Aquila e Cigno.  Per tutta la stagione questo inconfondibile gruppo di astri si troverà ben alto sopra le nostre teste a sovrastare il cielo d’estate.  Vega è, insieme ad Arturo del Bootes, la stella più brillante del cielo estivo (in effetti, Arturo è impercettibilmente più luminosa).  La costellazione della Lira comprende, oltre a Vega, anche un piccolo gruppo di 4 stelle disposte a parallelogramma. La costellazione raffigura lo strumento musicale di Orfeo, straordinario musicista, che con esso suonava musiche malinconiche, affranto dal dolore per la morte della sua adorata moglie, la ninfa Euridice.

Durante le notti estive Vega passa molto in alto nel cielo, e si trova praticamente allo Zenith verso la mezzanotte a luglio. E' riconoscibile perché è la stella più luminosa tra quelle visibili nelle notti estive, dopo Arturo, che però è di colore arancio (mentre Vega è azzurra), e si trova più spostata verso ovest. Vega non è una stella molto luminosa in assoluto, la sua luminosità apparente è dovuta alla sua vicinanza: dista appena 25 anni luce dalla Terra.



In conclusione, dopo questo lungo percorso racconto, dove ho cercato di fondere realtà scienza e fantasia, mito astronomia letteratura e storia dell’arte, non so quanto riuscito, ritengo che i templi e le mura sono molto più antichi di quanto riportano gli archeologi e non erano templi e mura per come l’intendiamo noi oggi e non sono stati i greci a costruirli che hanno semplicemente rioccupato l’area come hanno fatto successivamente i sanniti e in seguito i romani fondandovi la citta. 


Come scriveva Seneca, anche se non possiamo dirigere il vento, possiamo almeno orientare le vele.

Ferdinando Renzetti