L'amore non esclude la critica...

“L’impulso all’amore cresce con l’elevarsi dell’uomo; ma allo scopo non è sufficiente la saggezza. Noi ci perfezioniamo grazie ai nostri atti di amore, così il mondo diventa più ricco grazie alle nostre azioni d’amore, poiché l’amore è l’aspetto creativo nel mondo” (Rudolf Steiner) 


...l’amore se è cieco non è vero amore ed inoltre se l’amore serve solo ad aggiustare un rapporto non è vero amore. 

Quando si ama non c’è alcun problema nell’esprimere se stessi e quel che si pensa. Certo, a volte la critica può non piacere ma essa è l’unico modo per approfondire una conoscenza, per analizzare in profondità il nostro sentire. 

Comunque il pensiero è sempre astratto mentre l’azione è sempre concreta. E di concreto c’è che un vero un rapporto d’amore non può essere scalfito da emozioni passeggere, dettate da stati d’animo momentanei. Se dovessimo lasciare il nostro compagno, la nostra compagna, gli amici, i parenti, in definitiva tutti coloro che incontriamo nella nostra strada solo perché in un qualche momento ci hanno criticato o noi abbiamo criticato loro.. che senso avrebbe la comune appartenenza? Che senso avrebbe il fatto di sapere che siamo componenti della stessa esistenza? Non siamo noi spiritualisti laici consapevoli dell’inscindibilità della vita? 

Anche se critico aspramente qualcuno non significa che lo allontani dal mio cuore… Critico un operato, perché secondo la mia opinione personale non è confacente con il mio pensiero.. ma il pensiero .. il pensiero.. siamo padroni forse del nostro pensiero? Possiamo stabilire in anticipo cosa penseremo? O cosa è giusto pensare? 

Quindi in un rapporto d'amore non serve preoccuparsi poiché l'amore è aldilà di ogni “delusione”, poiché chi ama non è mai stato “illuso”.. ma è perfettamente consapevole ed amorevolmente accettabile della propria condizione amorosa. 

In questa libertà possiamo anche osservare con occhi distaccati le vicende e gli atti che costellano la nostra vita come i corvi che osservano con due occhi situati ognuno all’opposto dello stesso capo. 

Paolo D'Arpini




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