Chi o cosa è il Guru nel percorso spirituale laico


Molto spesso parlando con amici del concetto di Spiritualità Laica mi
son trovato a dover difendere quella che è la funzione del Guru in
questo percorso. Solitamente, come spesso dichiarato dai due
Kishnamurti (Jiddu e U.G.), sicuramente esponenti di un filone
"anti-religioso", si intende che la ricerca spirituale debba essere
indirizzata unicamente all'auto-conoscenza, intendendo che ciò che è
fuori di noi è sicuramente anche dentro di noi, quindi non serve
cercare all'esterno quel che abbiamo già all'interno.

Per conoscere se stessi -come diceva lo stesso Ramana Maharshi- non
c'è bisogno di alcuna istruzione o azione, "il Guru può solo indicare
la strada ma non può darti quello che già sei".  Ma c'è da dire che
per le tendenze inveterate a rivolgersi verso l'esterno non siamo in
grado di affondare e ricongiungerci nel Sé. Perciò sentiamo il bisogno
di un aiuto, perlomeno un esempio, un gesto di simpatia e di amore che
ci incoraggi verso la meta.

La mia esperienza in tal senso, vissuta con Baba Muktananda,  
un maestro realizzato, può forse risultare significativa per l'accorto lettore.   

Il mio rapporto Guru / Discepolo rappresentava una relazione molto "animale". 
Poco o nulla appariva sul piano dell'insegnamento "formale". Mi sentivo
stimolato ad avvicinarmi a lui con un approccio silenzioso, rivolto
all'osservazione, alla mimica, alle azioni compiute, alla leggerezza,
al calore dimostrato. In effetti era solo un gioco al "nascondino" in
cui spiavo da dietro l'angolo ogni suo gesto e movimento. In alcuni
momenti, quelli più intimi, mi sembrava che la conoscenza mi venisse
trasmessa attraverso queste forze giocose.

Mi viene in mente, per analogia, l'immagine di una mamma gatta che
gioca con il suo micio. Attraverso il gioco, le leccate, le zampate,
il rotolarsi, il ringhiare, il miagolare, la mamma gatta trasmette
conoscenza di sé...  Ed il gattino scopre la sua natura felina,
istintivamente,  in quel gioco amoroso. Altrettanto è avvenuto per il
risveglio interiore che si è manifestato spontaneamente al contatto
con il mio Guru.

Tutto succedeva senza pensarci, come effetto della presenza nello
stesso luogo e nello stesso tempo, vivendo situazioni comuni. La
conoscenza trasmessa in tal modo è intrisa di varie emozioni, talvolta
ribellione, talvolta affetto, gestualità, sguardi, odori, leggeri
tocchi, persino ironia e senso del ridicolo.. Alla fine il risultato
di quel fantastico rapporto, potrei definirlo d'amore, è la conoscenza
per sottile "induzione" (o intuizione?), per risveglio della memoria
ancestrale.. Il Guru non faceva altro che rappresentare quel che
anch'io sono..  E' come guardarsi allo specchio, una volta
riconosciuta la propria immagine non serve null'altro da aggiungere..
poiché "l'immagine"  dello spirito è permanente, non è mutevole come
quella di un volto che invecchia, lo spirito.. è eternamente giovane.

Questo il mio sentire...  Infatti la spiritualità laica è un percorso
che supera ogni concetto di religione e di comportamento, sta al di
fuori degli indirizzi morali ed anche di quelli immorali.

Ciò potrebbe dar adito a dubbi ed anche a fraintendimenti. In effetti
per come è stata descritta e giudicata, soprattutto nelle religioni di
matrice giudeo/cristiana, l’amoralità e l'immoralità vengono spesso
equiparate alla mancanza di coscienza spirituale. Ma questo pensiero è
dovuto al fatto che si è sovrimposta una norma di comportamento,
basata sull’etica e sulla morale religiosa, sullo stato naturale
dell’uomo e sulla sua genuina espressione spirituale.

La spiritualità laica non può essere un “atteggiamento” od il
risultato di un conformarsi alle norme scritte da qualcuno,
spiritualità laica è semplicemente essere consapevolmente quello che
si è, senza vergogna e senza modelli di sorta. Perciò la capacità del
Guru di “insegnare” attraverso la vita quotidiana, in termini
spirituali laici, sta nell'abilità intrinseca di “trasmettere” la
“verità” in tutto ciò che noi manifestiamo o che a noi si manifesta.

Il Guru non è una persona, quindi, o perlomeno non soltanto una
persona visto che comunque può apparire in ogni forma, bensì
l’intelligenza illuminante che ci libera dalle sovrastrutture mentali
e dalle finzioni religiose o morali.


Paolo D'Arpini

1 commento:

  1. Sai caro amico, le poche volte che sono stato insieme a te, ed in particolare la prima volta che ti ho conosciuto, ho percepito le tue parole come se fossero state pesate, misurate, centellinate, come anche i tuoi atteggiamenti, quasi ci fosse stata in te una sorta di indifferenza nel nostro relazionarsi, ma tutto questo avveniva in modo naturale. Ho colto soltanto dopo certi tuoi delicati messaggi.

    RispondiElimina