“Fasi” del cercatore spirituale per ritornare ad essere quel che già siamo


Affresco di Carlo Monopoli

La Spiritualità Laica non è una filosofia, nemmeno una religione e neppure una tecnica... è semplicemente una forma di attenzione a quel che  siamo. In verità noi siamo già quel che siamo, pura coscienza, ma nella confusione dell'esternalizzazione ne abbiamo perduto la memoria consapevole. Pur accettando intellettualmente questa verità sembra che la sua "realizzazione" implichi una sorta di percorso. Questo percorso non è però  basato sullo sforzo del raggiungimento, è più simile ad un processo di crescita spontanea, come avviene in ogni organismo vivente. 

In tal senso possiamo parlare di "fasi".  

La condizione del  cercatore della verità,  quella del neofita, viene definita in India “mumukshutwa”,  che è il livello  dell’aspirante, dello studioso che indaga e discerne. Perseguire con costanza e sincerità l’auto-conoscenza  si definisce lo stadio del  “sadhana” (consapevole perseguimento).  Aldilà d ogni concettualizzazione c’è lo stato ultimo del “Jnani” (conoscitore del Sé). 

I miei studi sugli archetipi  mi hanno trasportato dall’India alla Cina,  passando varie modalità di approccio, ed ho osservato che la stessa  “gerarchia” esiste anche lì.  Il primo stadio di conoscenza -secondo la scuola cinese- è quello dell’indovino che analizza i dati ed interpreta le valenze. Poi segue quello del veggente che percepisce e riconosce  le energie in movimento con sensori paraspirituali. Alla fine -fioritura inaspettata-  c’è la coscienza del Saggio che non può essere descritta (il tao che può esser detto non è il Tao).

"Tu non aiuterai i germogli a crescere tirandoli più in alto"   Dice  un proverbio cinese.

D'altronde l'unico "percorso"  "consigliato" nella Spiritualità Laica, come pure nel Taoismo o nel Nondualismo è quello  dell’essere presenti nel “qui ed ora” (carpe diem)  soprattutto  chiedendoci:  “Chi è che vive questo momento?”  “Cosa è  il Sé?”  “Non è forse la stessa mente cosciente della sua esistenza,  la consapevolezza priva di esternalità e di pensieri?”.     

Infatti si dice che la mente pulita dai pensieri è il Sé, il substrato, la base, senza cui non potrebbe esserci alcunché… Ogni pensiero è solo un riflesso, un’increspatura,  in questa pura coscienza. Nella quiete dell’osservazione distaccata ci godiamo la presenza, restiamo assorti nella eterna beatitudine del Sé.


Paolo D'Arpini



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