La nostalgia del passato non vissuto...

"La Kaukokaipuu è una parola Finlandese che descrive la strana emozione che si prova quando si vive la nostalgia di un posto in cui non si è mai stati. Provare quest'emozione significa vivere direttamente la logica dell'inconscio: Il tempo e lo spazio si disgregano." (Morgan Colaianni)



"È il passato non vissuto che diventa un carico psicologico, e ogni giorno continua a diventare più pesante.

Ecco perché chi è vecchio spesso diventa irritabile.
Non è colpa sua. Egli non sa perché ogni cosa lo altera, perché è costantemente arrabbiato, perché non può tollerare che qualcuno sia felice, perché non può vedere i bambini ballare, cantare, saltare, gioire, perché vuole che tutti siano zitti - cosa gli è successo?

È un semplice fenomeno psicologico: è il risultato di tutta la sua vita non vissuta. Quando vede un bambino ballare, il suo bambino interiore sta male.

Da bambino gli è stato in qualche modo impedito di ballare - forse dai suoi genitori, dai suoi parenti, forse da se stesso perché così si sentiva rispettato e onorato quando veniva portato davanti ai vicini e introdotto: "Guarda che bravo bambino, silenzioso, calmo; nessun disturbo, nessun dispetto. "
Il suo ego era appagato. Ma così è venuto meno a se stesso.
Ora non può sopportare, non può tollerare alcun bambino che si comporti spontaneamente. E' per via della sua infanzia non vissuta, che inizia a dolere. Ha lasciato una ferita.

Ognuno porta dentro di sé tante ferite, tante quanto i momenti che non ha potuto vivere."
Osho




Felice è colui che non è niente...

 


Jiddu Krishnamurti: "Felice è colui che non è niente. Lettere a un giovane amico"  di Jiddu Krishnamurti". 

Nelle due brevi opere che compongono questo volume, Krishnamurti ha in mente soprattutto i più giovani, ma i suoi insegnamenti sono in realtà rivolti a chiunque voglia rapportarsi alla vita in un modo radicalmente diverso. 

La purezza di uno sguardo privo di condizionamenti, il superamento della dualità soggetto-oggetto e la libertà intesa come abbandono di ogni schema mentale, sono al centro di «Lettere a un giovane amico», che costituisce la prima parte del volume. In «Krishnamurti ai giovani» (la seconda parte) è delineata invece una pedagogia nuova, libera dalla paura, dal confronto e dalla competizione, in grado di preservare l’immaginazione e il senso di meraviglia tipici dell’infanzia.

 Scritte in un linguaggio semplice ma suggestivo e ricco di immagini poetiche, le pagine di Felice è colui che non è niente ci indicano la strada verso la crescita, la liberazione e la felicità.


Fiorigialli.it  - info@fiorigialli.it




La donna come punto d'incontro di tutta l'umanità...



Oggi osserviamo che il cambiamento nelle relazioni fra il maschile ed il femminile può essere considerato un termometro per misurare il decorso della malattia nella specie umana. Tale malattia prese origine con l’avvento dell’era oscura, definita in India Kali Yuga, che si fa risalire a circa 5000 anni fa. L’inizio di quest’era, che corrisponde al termine della guerra descritta nel Mahabarata, diede avvio ad un lento processo di degrado che portò la società egualitaria e sacrale, fino allora vigente in quasi tutto il mondo conosciuto, a deteriorarsi sotto l’influsso sempre più pressante del patriarcato e dell’affermazione del senso del possesso.

In Europa quello stesso periodo, definito tardo neolitico, descritto con dovizia di particolari dalla studiosa ed archeologa Marija Gimbutas si concluse con l’affermarsi del potere maschile esercitato con la violenza e con la perdita della libertà femminile (tramite l’acquisto della donna a scopo riproduttivo, guerre di razzia, perpetuazione della patrilinearità etc).

Malgrado l'avvento del patriarcato, e sino all'affermazione delle tre religioni moneteiste (giudaismo, cristianesimo ed islamismo), tutte le divinità si mostravano in aspetto femminile od in forme che evocavano tale qualità, a cominciare dalla Grande Madre, la natura stessa, sino a Madre Acqua, Madre Luna ed anche Madre Sole (la formula sacra più antica, il Gayatri Mantra, è dedicato a Savitri, la dea dell’energia solare).

Le donne in quanto incarnazione primigenia del potere procreativo erano pertanto degne di amore e di devozione. La paternità era “sconosciuta” (ovvero ignorata), la madre esisteva di certo e questo era un dato incontrovertibile… Come poi l’operazione procreativa accadesse era lasciato agli umori materni che venivano influenzati o sollecitati dall’amore rivolto dai maschi verso tutte le madri. Insomma il padre era un semplice elemento ispirante per promuovere la maternità, non un fattore primo ma un incidentale aiuto...

Questo sino ad un certo punto, finché non cambiarono pian piano le cose e le responsabilità nelle funzioni creatrici si rovesciarono. Ma non avvenne tutto assieme, questo andamento evolutivo dal matrismo al patriarcato prese secoli e secoli per consolidarsi. Gli studi dell’archeologa lituana Gimbutas tendevano proprio a dimostrare l’esistenza di un lunghissimo periodo di transizione fra matrismo e patriarcato. Sicuramente gli “autori” del patriarcato nacquero sulle sponde dell’Indo e del Saraswati, la civilizzazione più antica sulla faccia della terra (antecedente ai Sumeri ed agli Egiziani di migliaia di anni), in quel “paradiso terrestre” avvenne il riconoscimento del valore della paternità come fattore “portante” e di conseguenza come elemento stimolativo per una nuova religione e mitologia. Ma il processo anche qui fu lento, dovendo giustificarsi con fatti sostanziali che ne garantissero l’accettazione per mezzo di consequenzialità storica e di significati allegorici.

Avveniva così ad esempio nella mitologia induista in cui Parvati, la Dea primordiale crea da se stessa un figlio che la protegga dall’arroganza dei maschi che servivano Shiva, il suo sposo. Questo suo figlio, Ganesh, è talmente potente che è in grado di impedire l’accesso alla camera della madre a Shiva stesso (perché non aveva chiesto il permesso di avvicinarsi, notate bene questo particolare importante in cui si garantisce alla madre il diritto di scelta nel rapporto). A questo punto Shiva invia le sue truppe maschili all’attacco di Ganesh ma tutti i suoi “gana” vengono sconfitti e Shiva medesimo vien lasciato con un palmo di naso ed infine è solo con l’inganno e chiedendo aiuto all’altro dio maschile, Vishnu, definito il conservatore, che riesce a sconfiggere Ganesh… ma non fu una totale debacle…. poiché poi, per amore di Parvati, Shiva accetta di essere padre, ovvero riconosce che Ganesh è suo figlio e lo ristora alla vita, cambiandogli però testa… (ed anche qui notate le simbologie connesse…).

Questa descrizione fantastica la dice lunga sul significato della trasformazione epocale in corso 15.000 anni prima di Cristo…. Molto più tardi, ma sempre in un ambito di civiltà indoeuropea, vediamo addirittura che è il dio maschile a creare da se stesso. Ed è quanto avviene a Giove che, non aiutato dalla consorte, produce dal proprio cervello Minerva. I tempi a questo punto son già mutati, il patriarcato ormai impera sovrano, le donne sono fattrici (od etere buone solo a passare il tempo), persino l’amore, quello vero e nobile, si manifesta fra maschi (vedasi la consuetudine di tutti i maestri greci di avere ragazzini per amanti). In quel tempo la condizione femminile era alquanto scaduta ed in Europa od in Medio Oriente restavano sacche di resistenza solo qui e lì.

Ad esempio nella tradizione giudaica la trasmissione della appartenenza al “popolo eletto” avveniva (ed è ancora oggi così) per via materna, ultimo rimasuglio matristico in mezzo ad una serie di regole molto patriarcali e misogine. Tale misoginia fu assunta –in modi differenti- anche dalle altre due religioni monoteiste: il cristianesimo e l’islamismo. Nell’islamismo però, malgrado la visione della donna in chiave di sudditanza, si salvò il criterio di bellezza e nobiltà dell’amore sensuale, infatti il profeta Maometto ebbe diverse mogli e persino il suo paradiso era riempito di belle donne accoglienti. Questo almeno consentiva un naturale intercourse di rapporti fra i due sessi. Purtroppo non avvenne la stessa cosa nel cristianesimo ove prevalse, anzi peggiorò, la misoginia originaria ebraica e persino la pedofilia.

Se nell’ebraismo la divinità, sia pur vista in chiave di “dio padre”, manteneva un distacco verso le cose del mondo, essendo un dio non rappresentabile e puro spirito, nel cristianesimo per poter giustificare la divinità del “figlio” si cancellò completamente il ruolo creativo della madre. Maria concepì vergine dallo spirito santo, la sua è una prestazione completamente passiva e deriva da una scelta del dio padre di impalmarla e renderla madre. Insomma la povera Maria è equiparabile ad una “prostituta” spirituale. Da questa visione deriva anche la ragione cartesiana pseudo scientifica che indica la natura come passiva, inerte e pure stupida… Insomma lo spirito maschio “infonde” la vita e la “buona” madre porta in grembo quanto le viene concesso di portare….

Capite da voi stessi che tale proiezione è ormai improponibile ed obsoleta, sia pur che la maggioranza degli uomini ancora vi si crogiola, illudendosi con favole religiose ed ideologiche della “superiorità” maschile, della “superiorità” dell’intelligenza speculativa scientifica, della “superiorità” del potere e della forza. Così non si fanno passi avanti nell’evoluzione della specie. E’ ovvio che entrambi questi aspetti, matrismo e patriarcato, hanno avuto una loro funzione storica per lo sviluppo delle “qualità” della specie umana. Ora è giunto il tempo di comprenderne la totale complementarietà e comune appartenenza, ma non per andare verso una specie unisex, bensì per riconoscere pari valore e significato ad entrambi gli aspetti e funzioni... in una fusione simbiotica.


Paolo D'Arpini




La porta senza porta della Roma che ricordo...


La porta senza porta

Della Roma che ricordo c’è un luogo che è particolarmente significativo per la ricerca alchemica ed esoterica portata avanti in questa città. Si tratta della Porta Alchemica di Piazza Vittorio.

Dovete sapere che ho abitato per diversi anni nei precinti di Piazza Vittorio. In tre luoghi diversi ed in periodi diversi ma fisicamente vicini fra loro.

Piazza Vittorio era casa mia. Conoscevo tutto dei suoi giardinetti, dove al mattino si svolgeva un variopinto mercato all’aperto. Spesso, non avendo di meglio da fare, andavo a sedermi nei pressi della “porta magica”. Lì a fianco c’era una baracchetta in cui un’anziana gattara conservava le sue cianfrusaglie e che serviva da rifugio per le gatte partorienti. La presenza dei gatti era in continuità con la tradizione egizia, dalla quale la parola stessa “alchimia” deriva (El Kimya in arabo significa “l’oscuro” un chiaro riferimento all’Egitto antico).

Ricordo che diverse volte avevo provato a interpretare il significato astruso delle frasi impresse nel marmo dell’uscio: “vitriol” c’è scritto… Lo studioso Fabrizio Salvati dice trattarsi delle iniziali di una sigla alchemica “Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultam Lapidem” (visita l’interno della terra, rettificando troverai una pietra nascosta). Evidentemente questa porta annunciava l’ingresso in una stanza segreta ove si studiava l’alchimia e dove avevano luogo riti iniziatici.

Questa porta è tutto ciò che rimane della villa del marchese Palombara, che fu distrutta nel 1655 (55 anni dopo il rogo di Giordano Bruno) in seguito ad un misterioso incendio. Il marchese Massimiliano Palombara, cugino della regina Cristina di Svezia, fu un uomo di spicco nella Roma del 600, si narra che egli fosse un frequentatore del Cenacolo alchemico di Via della Longara, che poi diverrà l’Arcadia. Ma tutto ruota attorno ad un oscuro scienziato, Francesco Borri, il quale invitato dal marchese a compiere esperimenti nel suo laboratorio, dopo una notte di lavoro sparì, lasciando sul tavolo una quantità di oro zecchino ed una serie di simboli incomprensibili… gli stessi simboli che il marchese fece poi scolpire sulla porta magica.

Di storie con porte di mezzo ve ne sono a bizzeffe, la porta del paradiso, la porta sulle altre dimensioni, la Sacra Porta, etc. In effetti anch’io ho avuto “esperienza” con due porte. La prima risale a moltissimi anni fa, quando ero un bambino di appena tre  anni. Ricordo che eravamo andati in vacanza a Ladispoli con mia madre,  mia sorella e mia nonna. Eravamo alloggiati in una casa con un bel giardino ed una pergola di uva pendente. Essendo da poco giunti i miei stavano festeggiando con gli ospiti, mangiando e bevendo vino, nessuno si accorse che io guadagnai l’uscita per andarmene ad esplorare il paese, da solo. Pur essendo così piccolo ebbi l’accortezza di guardare ben bene la porta all’esterno, prima di avventurarmi fuori notai che c’erano due leoni in metallo con un batacchio su entrambe le ante.

Così, sicuro di me, varcai l’uscio ed andai ad affrontare il mondo…. Dopo aver esplorato qui e lì decisi di ritornarmene a casa… ma la strada del ritorno non fu per nulla facile… Non riuscivo a ritrovare la porta con i leoni, e diverse volte feci avanti ed indietro cominciando a sentire apprensione e paura… Ma non mi persi d’animo, fermai un signore che passava e che aveva un’aria benevola, gli esposi il mio dramma, la mia incapacità di tornare a casa, di cui chiaramente non conoscevo l’indirizzo, e gli spiegai che sulla porta d’ingresso c’erano due leoni con gli anelli in bocca. Fortuna volle che alla fine, con l’aiuto del passante sconosciuto, ritrovai il luogo ove erano i miei… Quel buon signore bussò alla porta e mi riconsegnò a mia madre, la quale nel frattempo tutta presa dai festeggiamenti non si era nemmeno accorta della mia scomparsa…

L’altra esperienza con una porta magica la ebbi nel 1973, allorché visitando per la prima volta l’ashram del mio Guru, Swami Muktananda, scoprii che l’ingresso della sua abitazione aveva una porta in legno con due leoni di metallo con un anello in bocca, della stessa grandezza e forma di quelli di tanti anni prima… Inutile dire che lo interpretai come un segnale….

L’ultima esperienza con una porta  è quella dell’ingresso della casa di Treia, non la principale ma la mediana che da su un vicoletto semi-cieco. Durante le nevicate ininterrotte dei primi di febbraio in una notte ventosissima sentivo sbatacchiare qualche serranda all’esterno. Cercai di non pensarci..  però dopo un paio d’ore  di non volerci  pensare non potei fare a meno di continuare a pensarci; era notte fonda, ed alla fine decisi di andare a controllare, indossai un pellicciotto sul pigiama, mi armai di torcia elettrica a dinamo per farmi luce e aprii la porta… Sorpresa… mi trovai davanti un muro di neve di oltre un metro e mezzo… Strano effetto vedermi bloccato lì. Poi prevalse la saggezza notturna sulla foga attiva, richiusi amorevolmente la porta e mi rificcai sotto le coperte… in fondo che potevo farci? Avevo toccato con mano il significato della “porta senza porta”….

Paolo D’Arpini



“Il drago della notte custodisce l’ingresso dell’orto magico e, senza Ercole, Giasone non avrebbe gustato le delizie della Colchide”.

...ma l'uomo discende dalle scimmie?

 


«Se perdi la tua mente, perdi l'unica barriera che ti divide dall'esistenza. E nel momento in cui la mente è persa, ti ritrovi improvvisamente in sintonia e in armonia.

Mentre danzi, o canti come un matto, diventi consapevole dei canti degli uccelli, della danza dei pavoni, del volo delle aquile. Siete uno!

Charles Darwin aveva ragione solo in parte quando disse che l'uomo discende dalle scimmie, ma ha scoperto un frammento di verità.

Nella mia visione, l'uomo contiene in sé tutti gli animali, tutti gli alberi e tutti gli uccelli. Quando danza, in lui danza il pavone; quando canta, in lui canta l'usignolo; quando corre, il cervo corre in lui. Quando è colpito dalla bellezza di un'alba, diventa un albero.

Quando danza sotto la pioggia, conosce qualcosa che continua ad accadere nelle anime più recondite di tutti gli alberi. Quando diventa pieno di luce, tutte le stelle che erano nascoste in lui sono diventate manifeste.

L'uomo non è solo una delle specie animali. L'uomo è un'immensa sintesi di tutto ciò che è vivente: vivo, danzante, cantante, pieno di gioia.

La mente è spazzatura. Prima la perdi, meglio è. Poi niente ti impedisce di parlare con gli alberi, di danzare nel vento, di dialogare con le stelle. Naturalmente, il mondo dirà che sei matto; ma almeno io – la maggioranza di uno –  ti dico che sei tornato a casa, sei tornato a essere sano.» 

Osho



Fonte: The Rebellious Spirit 

L'insegnamento di Swami Muktananda

 

…tutti i pensieri sono passeggeri ed effimeri ma alcuni rappresentano positivamente “quella forza” che spingerà successivamente la “persona” ad attuare quanto è stabilito nel suo destino. La meditazione consente di far chiarezza fra quelle che sono semplici proiezioni immaginarie o problemi inventati e quei pensieri che invece definiscono in germe “il veniente”… ciò che deve accadere.

La creazione di problemi “fittizi” è uno degli aspetti della mente. Alla base delle preoccupazioni mondane –ovviamente- c’è sempre il senso di responsabilità per le nostre azioni dovuto all’identificazione con il corpo-mente.

Il processo dell’individualizzazione della coscienza è la funzione stessa della mente. La mente è la capacità riflettente della coscienza che assume su di sé il compito dell’oggettivazione e quindi della creazione del cosiddetto mondo delle forme. L’esteriorizzazione è la sua tendenza.

Eppure non è una condizione definitiva o irreparabile, anche le sensazioni più negative possono essere trascese. Le preoccupazioni mondane che ci assalgono sono frutto del meccanismo mentale che proietta l’attenzione sui fattori esterni, desideri e paure, ed è per questa ragione che nella meditazione si consiglia di fissare l’attenzione sulla consapevolezza, sul soggetto, ignorando le apparizioni mentali, che son solo “impedimenti” (distrazioni) che sorgono per inveterata abitudine all’esternalizzazione, non tenerne conto significa restare quieti mantenendo l’osservatore in se stesso.

Personalmente ho avuto una grande fortuna nella vita. Considero questo mio corpo e questa mia mente estremamente benedetti e santi poiché attraverso di loro ebbi la possibilità di incontrare un grande Maestro che diede alla mia esistenza vero significato. Dimostrandomi come il distacco ed allo stesso tempo l’attenzione siamo importanti per restare focalizzati nel Sé… nell’auto-consapevolezza.

“Due volte nato” si dice di chi nasce allo Spirito. E senza alcun merito particolare da parte mia ciò è avvenuto allorché incontrai nel 1973 il mio padre spirituale, Swami Muktananda, il quale risvegliò la mia coscienza individuale alla consapevolezza del Sé.

“Medita sul tuo Sé, cerca il tuo Sé, inchinati al tuo Sé, onora il tuo Sé, adora il tuo Sé, poiché Dio vive in te, sei tu..!” Questo il messaggio profondo e liberatorio che egli mi trasmise ed attraverso il quale ri-nacqui nello Spirito.

Baba Muktananda lasciò il corpo il 2 ottobre del 1982, con ciò rimasi “orfano”…? Ma no… scoprii in verità la sua costante presenza dentro di me…

Paolo D’Arpini

Conventi cristiani misti anche in Europa, sino all'anno 1000...



La chiusura dei Conventi Cristiani Misti, ordinata dalla Chiesa,  è intrigante e mi fa intravvedere ragioni economiche e di potere dietro all'abbandono di questa consuetudine laica. La chiesa cattolica ha rinunciato alla naturalezza spirituale per divenire sessuofobica e perversa a partire dall'ultimo millennio. Forse prima c'era ancora qualche traccia di spiritualità e naturalezza al suo interno...

Comunque la tradizione dei conventi misti è almeno rimasta in India, negli ashram laici dello yoga, in cui uomini e donne possono praticare assieme, senza per questo incorrere in peccati di sorta ma aiutandosi vicendevolmente ed amorevolmente. Io stesso ho avuto esperienze in tal senso permanendo per anni in varie di queste comunità spirituali sincretiche.

Paolo D'arpini




Articolo sui conventi misti cristiani, prima di quelli a sesso unico coatto.

Desta in alcuni meraviglia sapere che fino all'anno mille i preti potevano sposarsi. Siamo sempre nel solco della sacra sessuofobia, tant'è che a questi veniva raccomandato di non avere rapporti intimi nel giorno in cui avevano da celebrare riti, perchè non adeguatamente puri.

Ma desterà ancor più meraviglia sapere che fra il V e XI secolo in gran parte d'Europa, compresa l'Italia, furono aperti dei conventi misti, alcuni dei quali retti da badesse e successivamente anche da loro figlie.

Esempi diffusi, uno dei quali quello rappresentata da Santa Brigida in Islanda, per arrivare alle poetesse e scienzate Rosvita e Ildegarda...figure e ruoli poi epurate.

Non sfugga il ricordo de divieto per le donne a frequentare scuole e teatri, per i cori "religiosi" la chiesa era costretta a ripiegare sui giovanetti che provvedeva ad evirare per rendere le loro voci gradevoli "voci bianche" .
Ci volle la "Breccia" di Porta Pia per far cessare questa obbrobriosa distorsione.

Furono le riforme: carolingia la prima e la gregoriana la seconda a "mettere ordine", fu introdotto l'insegnamento del latino per acculturare il basso clero, fu abolito il matrimonio bisex tra eccllesiastici e escluso l'accesso delle donne alla scolarizzazzone e/o docenza.
Cio' che invece era previsto nelle scuole d'impostazione pitagorica, compreso l'insegnamento delle scienze matematico-astrologico-astronomiche. La stessa moglie di Pitagora, Teano, era impegnata in studi e docenza.
Ci sarebbe amcora da meravigliarsi se, fino al 1970, in alcune Universita' americane imperava ancora il divieto per le donne all'insegnamento di Matematica e Fisica?

Ma ci sarebbe ancor piu' da meravigliarsi se, ancora oggi, nella chiesa cattolica persiste la squalifica ( per decenza non riportiamo le frasi-direttive, usate da S.Paolo e S.Agostino al riguardo) delle donne all' esercizio sacerdotale.
Un giudice-donna, contemplata in tutte le istituzioni democratiche del mondo, e' esclusa solo nella magistratura dello Stato del Vaticano, la Sacra Rota, anche se e' da contestare non questa chiusura o esclusione, quanto il numero e la varieta', azzeccata e stravagante, dei casi per l'ìannullamneto dei matrimoni.
Se puo' essere interessante il ricordo della bellezza, culturale e teologica, dei conventi misti (beati chi vi pote' frequentarli), fa invece paura la persistenza di quelli a sesso unico coatto, questo si' contronatura.

Come reagireste se sentiste ancora affacciare, da parte dei cattolici, la richiesta di riconoscimento delle "radici cristiane" dell'Europa?

Giacomo Grippa 



La meraviglia e l’assurdo di esistere...

 


Effettivamente, come evidenzia Pierre Hadot nel suo “La filosofia come modo di vivere” (pag.176), per molti pensatori esistenzialisti (egli pensa soprattutto a Sartre e Camus) dopo la “morte di Dio” la vita non ha più un fondamento e quindi è diventata un assurdo.

Ora questa conclusione è del tutto logica e giustificata, se andiamo in cerca di un fondamento metafisico, cioè di un fondamento che vada oltre la vita e che si ponga prima della vita.

E tuttavia le cose possono essere viste anche da una prospettiva diversa, tutta interna alla vita stessa: in questa prospettiva la vita ha un fondamento in sé stessa e, quindi, ritrova un senso.

Io voglio vivere perché un impulso vitale mi porta a voler vivere.

Che non ha bisogno di alcuna giustificazione: esiste e basta!

Semmai sono portato a chiedermi come mai esista in me questo impulso.

E qui in alcuni sopravviene il sentimento della meraviglia, dello stupore.

In altri, come, ad esempio, in Sartre e Camus, quello dell’assurdo.

Ma tali sentimenti non traggono origine dal pensiero filosofico, dall’aver trovato o meno un fondamento razionale, metafisico, quindi filosofico, alla vita in generale, bensì, piuttosto, dalla condizione esistenziale singolare della persona che li prova.

Addirittura la stessa persona, in fasi diverse della sua vita, può provare gli uni o gli altri: la meraviglia e, quindi la gioia, in certi momenti, addirittura, la felicità di esistere; o il dolore, perfino l’angoscia, e quindi l’assurdo di esistere.

Giovanni Lamagna



Treia: “La casa sulla roccia... e le campane al vento” - Breve racconto bioregionale

 

La casa di Treia, la prima illuminata dal sole,  vista da una distanza

La peculiarità di questa casa di Treia, da Caterina ereditata dalla nonna Annetta e da me abitata, è che -pur stando su quattro piani di diverso livello- è sempre al piano terra... La cosa sembra strana ed in effetti fu proprio questa particolarità, descrittami da Caterina una notte mentre risiedevo ancora a Calcata, a farmela sognare e poi a spingermi a superare la mia inveterata pigrizia ed a desiderare di visitarla, di conoscerla, insomma di vedere com'era...

Ricordo che uno dei miei sogni ricorrenti, sin dall'infanzia, era quello di immaginarmi su una torre, e da lì osservare il modo sottostante con un certo distacco. Certo è una visione simbolica.. Ad esempio ricordo la sensazione di appartenenza provata nel momento stesso in cui misi piede per la prima volta a Calcata, villaggetto costruito su un acrocoro... Ma a Calcata manca il senso dello spazio, della visione panoramica, poiché l'acrocoro è più basso di tutte le alture circostanti, mentre l'effetto che mi fece la casa di Treia, quando al fine la visitai, fu proprio quello di stare sul più alto pennone di una nave e da lì contemplare il mondo..

Monticulum era chiamata nell'alto medio evo la città di Treia, proprio perché si trova su una collina transfuga, isolata dalle montagne del circondario e adagiata su una dolce valle che si allontana sino al mare. Non è una collina conica è piuttosto allungata ed è per questo che l'abitato storico è alquanto esteso, e probabilmente si sviluppò nei suoi due estremi in periodi ed in condizioni diverse... comprendendo da un lato un'antica torre avamposto dei longobardi e dall'altro l'insediamento della popolazione originaria, sorto dopo la caduta dell'impero romano, in cui si erano rifugiati gli antichi treiesi stanchi delle razzie subite a partire dal 500 d.c.

Attorno al XIII secolo, in periodo francescano, Monticello fu conosciuto perché patria di un santo frate, il beato Pietro Marchionni, contemporaneo e seguace di Francesco, che vi fondò una piccola comunità monastica, che si trovava fuori le mura.. nei pressi di un'antica fonte, denominata appunto “francescana” e che si trova lungo un sentiero anch'esso detto “francescano” che conduceva chissà dove... forse a Loreto od a Cascia?

Visitai, durante una passeggiata erboristica con Sonia Baldoni, quella sorgente. Ma la struttura attorno è quasi crollata, restava solo una parvenza di muro ed una specie di pozza con dentro ranocchie e tritoni, mentre lì a fianco c'era un piccolissimo stagno completamente ricoperto dal verde delle lenticchie d'acqua.

Forse mi sono un po' disperso nelle mie rimembranze e sto correndo il rischio di dimenticare la ragione per cui ho iniziato a scrivere questa storia... Ah sì, si tratta di campane... Dicevo che la casa di Treia è su vari piani ed ha vari ingressi, questo perché essendo costruita seguendo il dislivello della collina, capita che ogni ingresso sia a piano terra.. a partire dal più alto che si trova in prossimità della Cattedrale sino al più basso nelle vicinanze della Porta Montana.


Dal piano principale, quello che si affaccia quasi sulla Cattedrale, ovviamente si ode lo scampanio regolare, a tutte le ore e a tutte le messe e orazioni, che scandisce lo svolgimento religioso della chiesa principale di Treia. Ma scendendo di un piano si ode un'altra campana di una chiesetta che sta quasi a ridosso delle mura, scendendo di un altro piano ancora si può ascoltare il tintinnio delle campane di una chiesa fuori porta, ed all'ultimo piano terra si ode lo scampanio di un monastero francescano che sta nei pressi del cimitero. Insomma ogni livello ha le sue campane.. E questa diversità non mi dispiace affatto, anzi la trovo simbolica di un percorso.. spirituale, ma anche vitale... Dalla Cattedrale dove ci si battezza e ci si sposa.. sino al monastero vicino al cimitero.. dove infine ci si riposa...

Beh, oggi pomeriggio mi è capitato di leggere un raccontino sulla saggezza laica, insita nell'astrarsi dalle cure del mondo, pur continuando a svolgere le proprie funzioni. In essa si parla della maestria di un artigiano costruttore di castelli per campane... Sapete vero che per suonare bene una campana ha bisogno di un apposito castello che deve corrispondere a precisi requisiti di distanza, equilibrio e solidità e vuoti fra le sue parti?

Un intagliatore chiamato Ching aveva appena finito di preparare un castello di sostegno per campane. Tutti quelli che lo vedevano si meravigliavano perché sembrava opera degli spiriti. Quando lo vide il Duca di Lu, domandò: “Che genio siete per riuscire a fare una cosa simile?” E l'intagliatore rispose: “Sire sono solo un semplice manovale, non un genio. C'è una cosa però: quando sto per fare un castello di sostegno, medito per tre giorni per acquisire la pace della mente. Dopo aver meditato per tre giorni non penso più a ricompense o guadagni. Dopo cinque giorni di riflessione, non mi importa più delle lodi o delle critiche, né della bravura né dell'inettitudine. Dopo sette giorni, così trascorsi, di colpo dimentico le mie membra, il corpo, anzi tutto me stesso.. Perdo coscienza della corte e di ciò che mi circonda. Resta solo la mia arte. In quello stato d'animo entro nella foresta ed esamino ogni albero finché trovo quello in cui vedo riflessa la mia incastellatura in tutta la sua perfezione. Allora le mie mani si mettono all'opera. Poiché io mi sono tirato da parte, nel lavoro che si compie per mezzo mio, la natura incontra la natura. Questo è senz'altro il motivo per cui tutti dicono che il prodotto che ne nasce è opera degli spiriti...

Grazie per aver ascoltato sin qui...

Paolo D'arpini


Paolo e Caterina nell'orto di Treia



P.S: questo racconto è stato pubblicato nel libro "Treia: storie di vita bioregionale"




Fuga da Calcata. "L’ispirazione ha sempre una sua radice nella vita di ogni giorno"

 



Nel corso degli anni vissuti a Calcata  ho goduto immensamente nello sviluppare forme  immaginarie di ciò che Calcata potesse rappresentare per ognuno di noi, nuovi venuti e vecchi abitanti del luogo. 
E questa immaginazione assunse spesso la forma di "spettacoli" all'aperto, potevano essere mostre d'arte in piazza, concertini improvvisati e soprattutto recite e performances di vario genere. 
Vi ho già raccontato della mia esperienza teatrale con i Vecchi Tufi e poi con il Teatro Cinabro. Questa passione per il teatro fu l'ultima cosa a tenermi legato a Calcata. Fino a pochi giorni prima di andarmene recitai... E sembrava che dovessi continuare a farlo sempre poiché se qualcuno mi chiedeva   “Ma è vero che te ne vuoi andare da Calcata?”


Io  rispondevo sorridendo… “Beh, chissà, può darsi di sì o può darsi di no..". Ed in realtà il giorno che assieme a Caterina, che era venuta a prendermi, lasciai Calcata  non lo dissi a nessuno, me ne partii alla chetichella come se dovessi andare semplicemente al paese nuovo a bere un cappuccino. Ed infatti così facemmo,  il 3 luglio 2010,  andammo su al baretto in piazza e bevemmo il cappuccino e poi proseguimmo per Treia come se nulla fosse...  
In verità ormai per me Calcata era diventata un luogo invivibile, una specie di Sodoma e Gomorra, ma  la gente mi vedeva come immerso in un mondo fantastico…  con addosso  il marchio “Calcata”,  dove poter sognare, litigare, arrabbiarsi ma alla fine dove è tutto un teatro… Un luogo che sarebbe piaciuto a Caravaggio…  
Bene anche questo pezzetto di memoria è stato raccattato per il divertimento dei posteri...
Ciao Calcata, Paolo D'Arpini



Alexandra David-Néel, una donna straordinaria...


 "Chi viaggia senza incontrare l'altro non viaggia, si sposta".



Nel 1868 nasce a Bruxelles Alexandra David-Néel. Di carattere ribelle ed avventuroso, già da adolescente lascia la famiglia per recarsi in bicicletta in Francia, in Spagna e, successivamente, in Inghilterra, luogo in cui inizia ad approcciarsi alle filosofie orientali. A Parigi studia lingue orientali all'università e si avvicina al buddhismo tibetano, ai movimenti femministi ed anarchici.

Tra il 1890 e il 1891 viaggia per due anni in India, all'inizio del Novecento ottiene la direzione artistica del teatro di Tunisi. La sua ferrea determinazione ad effettuare sempre nuove esperienze la porta prima a vagare nuovamente per l'Europa, poi a vivere per 3 mesi da eremita in una caverna in India.

Mentre infuria la prima guerra mondiale, Alexandra giunge prima in Giappone poi in Cina, attraversandola travestita da tibetana. Di tutte le sue impressionanti avventure, questa è probabilmente la più incredibile: nel 1924 giunge a Lhasa, all'epoca assolutamente vietata agli stranieri, dopo 8 mesi di cammino.

Alexandra è considerata la prima donna occidentale della storia a visitare la capitale tibetana.
Straordinaria viaggiatrice ed esploratrice, donna capace di precorrere i tempi, antropologa e fotografa, Alexandra David-Néel scrive numerosi libri di viaggio e alcuni testi sul buddhismo, concludendo la sua vita in Provenza a 101 anni. l'8 settembre 1969, una donna incredibile.



La saggezza non piace al potere delle società malate...



“Nessuna società vuole che tu diventi saggio. E’ contro l’investimento di tutte le società.

Se le persone sono sagge non possono essere sfruttate. Se sono intelligenti, non possono essere sottomesse.
Non possono essere costrette ad una vita meccanica, a vivere come robot. Si manifesteranno. Vorranno manifestare la loro individualità.

Saranno sempre circondate da un profumo di ribellione.

Vorranno vivere in libertà. La libertà viene con la saggezza e nessuna società vuole che la gente sia libera: le società comuniste, le società fasciste, le società capitaliste, indù, musulmane, cristiane, nessuna società. Perché nel momento in cui gli individui iniziano ad utilizzare la loro
intelligenza diventano pericolosi.

Pericolosi per il sistema. Pericolosi per le persone che sono al potere.

Pericolosi per gli abbienti. Pericolosi per tutti i tipi di oppressione, sfruttamento, soppressione. Pericolosi per le chiese. Pericolosi per gli stati. Pericolosi per le nazioni.

In effetti, un uomo saggio è come un fuoco, un leone… una fiamma  che non può vendere la sua vita. Non potrà più servire il sistema. Preferirà piuttosto morire che rinunciare alla sua libertà.”
 
Osho  



Carlo visto da Osho (nel 1987)



"... Il principe Carlo sembra interessato alla meditazione. È anche interessato ad esplorare il mondo interiore. Ma in Occidente, sfortunatamente, si pensa che queste persone siano un po' pazze, un po' fuori di testa.

Le sue dichiarazioni - cioè che parla alle sue piante per aiutarle a crescere - hanno creato quasi uno scandalo in tutta l'Inghilterra. Non pensano che il loro futuro re dovrebbe dire queste sciocchezze, anche se non è una sciocchezza. Ma da un uomo della famiglia reale, e in particolare l'uomo che diventerà il re, l'Inghilterra deve sentirsi molto insicura. Il suo andare da solo nel deserto o in piccoli villaggi per trovare la pace della mente è molto inquietante per il cristiano ortodosso tradizionale britannico; è inquietante per la sua famiglia, per la regina e per suo padre, il principe Filippo.
Quando era in India, si riferì in modo speciale a Vimalkirti e a sua moglie Turiya: erano entrambi i miei sannyasin. Vimalkirti era uno dei suoi cugini. Vimalkirti era il pronipote dell'imperatore tedesco, ed era direttamente collegato al principe Filippo; Il principe Filippo era il fratello di sua madre.
Ha parlato per ore di me, della meditazione, di quello che sta succedendo qui. Vimalkirti e Turiya lo invitarono entrambi a venire; era molto interessato, ma molto spaventato dalla famiglia reale. La regina Elisabetta gli disse in particolare di non andare a Poona. Andò a vedere lo shankaracharya, andò a trovare Madre Teresa, ma la regina Elisabetta aveva più paura di Poona che di altro.

In Oriente, i re furono inviati - in particolare i futuri re - dai grandi veggenti e mistici per imparare le vie della vita interiore, perché un re non ha alcun valore se non ha contatti con se stesso. Se è solo un estroverso, non può essere una benedizione per il suo popolo. Per anni in Oriente i principi sedevano ai piedi dei maestri per imparare il silenzio, per imparare la compassione, per imparare la meditazione, per prendere coscienza dei misteri dell'esistenza. Il re non dovrebbe solo essere consapevole del mondo esteriore, dovrebbe anche avere le sue radici nel sacro - solo allora è un uomo completo. E solo allora potrà prendersi cura della sua gente in tutti gli aspetti della vita. Ma in Occidente è tutta un'altra cosa.

Il principe Carlo è considerato un po' matto e l'Inghilterra è preoccupata perché diventerà il re. Ha già iniziato a lasciare la sua impronta; insiste a perseguire il suo modo di vivere..."

The Golden Future
Capitolo 35 - I bufali non si annoiano mai ,29 maggio 1987, Chuang Tzu Auditorium
"... Prince Charles is deeply interested in meditation. He is also interested in exploring the inner world. But in the West, unfortunately, such people are thought to be a little crazy -- a little loony.
His statements -- that he talks to his plants to help them grow -- have created almost a scandal all over England. They don't think that their future king should talk such nonsense -- although it is not nonsense. But from a man from the royal family, and particularly the man who is going to be the king, England must be feeling very insecure. His going alone in the desert or to small villages to find peace of mind is very disturbing to the British traditional, orthodox Christian; it is disturbing to his family, to the queen and to his father, Prince Philip.
When he was in India, he had specially called Vimalkirti and his wife, Turiya -- they both were my sannyasins. Vimalkirti was one of his cousins. Vimalkirti was the great-grandson of the German emperor, and he was directly connected to Prince Philip; Prince Philip was his mother's brother.
He talked for hours about me, about meditation, about what is happening here. Vimalkirti and Turiya both invited him to come; he was very interested, but very afraid of the royal family. He was specially told by Queen Elizabeth not to go to Poona. He went to see the shankaracharya, he went to see Mother Teresa, but Queen Elizabeth was more afraid of Poona than anything.
In the East, kings were sent -- particularly future kings -- to the great seers and mystics to learn the ways of inner life, because a king is not of any worth if he has no contact with himself. If he is just an extrovert, he cannot be a blessing to his people. For years in the East the princes used to sit at the feet of the masters to learn silence, to learn compassion, to learn meditation, to become aware of the mysteries of existence. The king should not only be aware of the mundane world, he should also have his roots in the sacred -- only then is he a complete man. And only then can he look after his people in all aspects of life. But in the West, it is totally a different thing.
Prince Charles is being thought of as if he is a little crazy, and England is worried because he is going to be the king. He has already started throwing his weight; he insists on his way of life ..."

Osho - The Golden Future
Chapter 35 - Buffaloes are never bored
29 May 1987 Chuang Tzu Auditorium