L'inizio della grande frode: "Am-lira, la madre di tutti i debiti"



Nell’elenco dei governatori della Banca d’Italia  si è taciuto il non breve periodo corrente tra la fine maggio 1944 e la fine aprile 1945, quando la banca centrale fu trasferita al Nord della penisola, da Roma a Milano, per sottrarla ai bombardamenti
aerei nemici e sotto l’incalzare della avanzata delle truppe militari del fronte degli Alleati (USA, Gran Bretagna, URSS, Francia, ecc.).


Queste furono nemiche dal 10 giugno 1940 e, per l’atto di resa (sotto
forma di sospensione dello stato bellico) sottoscritto e subìto a
Cassibile dal generale Giuseppe Castellano, assistito dallo avvocato
Vito Guarrasi (cugino di Enrico Cuccia e, negli anni successivi,
potente personaggio del sottobosco della politica siciliana e
nazionale) plenipotenziari dello illegittimo (perché incaricato “motu
proprio” dal sovrano, ma MAI ratificato dal Parlamento, con altri
concomitanti errori formali e sostanziali inficianti la validità
giuridica) governo Badoglio (vedasi: Elio Lodolini, Dal governo
Badoglio alla Repubblica Italiana, Genova, Italia Storica, 2011) il 3
settembre 1943, divennero, dal giorno 8 settembre 1943, “occupanti del
territorio italiano” (secondo la dizione del testo della “resa
incondizionata”, che in Italia fu, invece, contra pacta et legem,
chiamata falsamente ed arbitrariamente “armistizio”) ove imposero un
proprio Governo Militare Alleato per i Territori Occupati – A.M.G.O.T.
- , vigente fino al 31 dicembre 1945 e, per alcune prerogative, fino
al 31dicembre 1947, con “impegni e vincoli” successivi tutt’ora
vigenti.

E’ storia incontestabile che, nel trasferimento della sede e di tutti
i servizi al Nord d’Italia (effettuato dopo l’abbandono della capitale
da parte del re e del suo governo, avvenuto il mattino del 8 settembre
1943, con “fuga concertata con plenipotenziari germanici” conclusa
all’alba del 10 settembre 1943 con l’imbarco ad Ortona sulla corvetta
“Baionetta” e l’approdo la notte dello stesso giorno a Brindisi, in
zona ormai controllata dal nemico Alleato) compiuto negli ultimi
giorni del mese di settembre 1943 dal governo fascista della
Repubblica Sociale Italiana, naturalmente subentrato alla “vacatio” su
due terzi del territorio creata dalla tragicomica “fuga” della
monarchia verso il nemico, il governatore della Banca d’Italia in
carica, Vincenzo Azzolini, seguì doverosamente la sede, l’organico
dirigenziale, le riserve monetarie e la riserva aurea presso di essa
custodita, a Milano.

A causa del rientro a Roma di Azzolini, dopo 8 mesi dalla costituzione
della R.S.I., verso il 28 maggio 1944 (certamente in vista della
conquista di Roma da parte degli Alleati, ma ufficialmente “per
urgenti motivi familiari”, con preavviso al suo Ministro che gli
contestò il “sospetto” ed i rischi conseguenti – Azzolini fu
incarcerato poi e condannato anche a 30 anni di reclusione dalla
“giustizia del Regno d’Italia”), il Ministro delle Finanze della
Repubblica Sociale Italiana, prof. Domenico Pellegrini Giampietro, con
Decreto ministeriale n. 400 del 28 giugno 1944-XXII, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale n. 159 il 10 luglio 1944-XXII, ratificato dal
Consiglio dei Ministri il 14 novembre 1944, in forza di Decreto del
Capo dello Stato del 8 ottobre 1943, confermò la nomina a Commissario
Straordinario al governo della Banca d’Italia l’avv. Giovanni Orgera,
insediato di fatto dal 1° giugno, che quell’incarico di surroga di
tutti i poteri di governo della banca mantenne fino al 28 aprile 1945,
cioè fino all’arrivo degli Alleati a Milano. Ciò, in modo
inconfutabile, è confermato anche da pubblicazioni ufficiali
dell’ufficio storico della Banca d’Italia.

Il regno del Sud, sedicente “Regno d’Italia”, fu svuotato di ogni
prerogativa (senza territorio, senza parlamento, senza popolazione,
tutti assoggettati al naturale governo dello A.M.G.O.T., ed esautorato
anche nella fondamentale emissione monetaria) e fu costretto-ridotto
ad almanaccarsi solo nella utopica creazione di un governo fantasma
non governante.

Molto più tardi, “tollerato” dagli Alleati per precostituire capisaldi
per il dopo guerra, trovò necessario – per completare la gamma delle
“poltrone fantasma” relative ad enti et similia, retribuite lautamente
con valuta in AM-lire - nominare un governatore della Banca d’Italia
per poter esercitare, dopo l’ingresso degli Alleati a Roma, una
funzione formale nell’edificio di via Nazionale. E in ciò, per la
suddivisione di posti (criterio caratterizzante poi tutto il regime
postbellico), fu insediato il senatore del regno (economista liberista
ma interessato anche fattivamente all’opera del Ministro delle finanze
del governo fascista Alberto de’ Stefani, ed ai novatori criteri
fascisti e corporativi, e sempre fedele monarchico) Luigi Einaudi,
approdato a Salerno nel febbraio 1945, dopo cauta lunga permanenza in
Svizzera in conseguenza degli sventati, ma a lungo preparati,
accadimenti determinati dall’8 settembre 1943. Governatore nominale,
giacché nei territori conquistati dall’avanzata militare Alleata, di
fatto le sedi provinciali della Banca d’Italia, anche per assenza di
fondi monetari, non svolgevano attività, essendo fondamentalmente
interrotto il servizio di tesoreria per conto dello Stato, che solo al
Nord, nella giurisdizione effettiva e veritiera della Repubblica
Sociale Italiana, aveva corso ed efficienza, persino con emissione
monetaria.

Al sud d’Italia lo A.M.G.O.T. stampò e pose in circolazione titoli
monetari – le famose AM-lire – per valore di 640 miliardi di lire,
utili e necessari alle proprie truppe di occupazione per intrattenere
rapporti civili, ma perniciosi per la pesante inflazione provocata
nello intero sistema della circolazione monetaria italiana e
protrattasi per anni, a causa della circolazione forzosa di quella
carta moneta formale, di nessun valore reale. Senza ragione, ma solo
al mero fine di falsare la storia, la Banca d’Italia odierna ha omesso
l’indicazione e l’opera del commissario Orgera, svolta con zelo tra il
maggio 1944 e l’aprile 1945 (un intero anno!), riconosciuta, però,
nella Relazione presentata nel luglio 1946 dal governatore Einaudi,
che elogiò quel Commissario per la rettitudine e la correttezza utili
alla Banca ed allo Stato, precipuamente per il dopoguerra, che fu meno
pesante proprio per ciò che fu attuato, e lasciato in eredità dalla
Repubblica Sociale Italiana (vedasi: Collana storica della Banca
d’Italia, I nazisti e l’oro della banca d’Italia, Laterza, 2001).

Va aggiunto, per dovere di verità, che il ministro delle finanze
Domenico Pellegrini Giampietro, con l’assorbimento integrale allo
Stato della Banca d’Italia s.p.a., anche mediante il commissaria-mento
(secondo i Decreti citati), e delle sue disponibilità in liquidità
monetaria e riserve auree, NULLA cedette gratuitamente ai germanici.
Al contrario del Governo Badoglio, che barattò la riserva aurea in
cambio di convenienze “personali” lasciando il Governatore Azzolini in
balìa di un documento esibito il 10 settembre 1943 dal rappresentante
della Banca del Reich di Germania, così che tra il 22 ed il 28
settembre 1943 quella riserva fu trasferita a Milano, sotto
“protezione militare germanica”, senza, comunque, che MAI uscisse dal
suolo nazionale, nemmeno quando la stessa Banca d’Italia, trasferì
quella riserva in provincia di Bolzano il 16 dicembre 1943, nel comune
di Fortezza, ove istallò apposita propria sede (vedasi: Domenico
Pellegrini Giampietro, L’oro di Salò, Milano, in Candido, da 2 marzo a
1° giugno 1958) ove fu svolta sorveglianza da gendarmeria italiana e
germanica. Sorveglianza che terminò il 5 maggio 1945, con il “subentro
forzoso” delle truppe Alleate, che di tutto si accollarono proprietà e
dominio.

Inoltre, come già pubblicato più volte, la situazione finanziaria generale lasciata dalla Repubblica Sociale Italiana alla sua cessazione, con attivo di bilancio dello Stato di
20,9 miliardi di lire, MAI più verificato dopo nella storia successiva della Repubblica oggi vigente, fu certificata da una commissione del Senato degli U.S.A. presieduta dal sen. Winkersham, che, con dichiarazione diffusa il 25 agosto 1945, affermò aver trovato nella sola R.S.I. del nord Italia situazione attiva di bilancio e florida nelle riserve e nei depositi bancari, al contrario di tutti gli altri stati europei visitati, inclusi gli scandinavi. Floridezza che permise all’Italia del dopoguerra facile ripresa economica e finanziaria, seppur gravata dagli oneri di svalutazione delle AM-lire imposti e confermati dagli USA nel 1947, dalle penalizzazioni relative alla condizione di Stato perdente, ratificate anche nello obbligato “trattato di pace” imposto a Parigi il 10 febbraio 1947, e per i vari piani Marshall, inclusi i costi per la restituzione della “famosa” riserva aurea, definita, per volere dei vincitori, solo il 29 giugno 1998, con accredito e restituzione di ultima frazione da parte dell’internazionale “Pool dell’oro” organizzato e gestito dagli Stati dei paesi vincitori la seconda guerra mondiale.

Antonio Pantano
ABRUZZOpress




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Commento di Marco Saba:

"La lunga vicenda della moneta di occupazione "americana" si concluse con la legge n. 3598 del 28 dicembre 1952, che obbligò il Ministero del Tesoro a rilasciare alla Banca d'Italia Buoni del Tesoro Ordinari per un ammontare corrispondente a quello delle fraudolente Am-lire ritirate e bruciate in seguito alla Convenzione del 1946... Questo doppio addebitamento all'Italia delle spese del falsario Alleato costituirono il corpo principale dell'odioso debito pubblico del dopoguerra"

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