Erreur spirite di René Guénon - Recensione




“…non si diffonderà mai troppa luce per dissipare tutte le emanazioni
provenienti dal «Satellite oscuro»”




 L’enigmatica frase con cui René Guénon conclude la
prefazione del suo Erreur spirite costituisce un chiaro esempio di
linguaggio simbolico, modalità espressiva che comunica nella sua
sinteticità una serie di significati differenti ma univoci, tutti
richiamanti il medesimo tema, sia pure su piani e con valenze diverse.
Ma avendo la capacità di interpretare quel linguaggio, possedendone
per così dire la chiave, si potrà essere in grado di comprendere tutti
i significati, più o meno reconditi, che quell’espressione raccoglie
in sé, nella sua stratificazione e varietà simbolica.

Nel contesto dell’opera in questione il valore di quell’espressione è
infatti importante, così come le esatte parole utilizzate che, come
vedremo, non sono affatto casuali, richiamandosi a ben precisi
riferimenti.

L’attività dello spiritismo porta con sé notevoli rischi, risiedenti
soprattutto nel contatto passivo con elementi del cosiddetto mondo
intermedio, costituiti da parti residuali di aggregati ormai in stato
di dissoluzione, senza più alcun valore per un autentico percorso di
crescita spirituale. Il luogo, inteso come “stato dell’essere”, da cui
queste influenze filtrano è proprio il cosiddetto “satellite oscuro”,
la “luna infernale”, simboleggiato dal cono d’ombra che la Terra
proietta nello spazio cosmico in opposizione ai raggi del Sole.

Prima di proseguire ci sarà utile un breve accenno al simbolismo
lunare. La Luna, come si sa, è il “primo morto”, l’astro che scompare
per poi riapparire rinnovato; sono risaputi quindi i suoi legami con i
mutamenti, i ritmi vitali, i cambiamenti di stato e di forma. La Luna
presiede alla formazione degli organismi, ma anche alla loro
decomposizione [1]. È da una parte il regno dei morti, ricetto di
forme di vita in dissolvimento, ma dall’altra anche luogo della
rigenerazione, in cui nuove forme prendono vita, per perpetuare il
perenne circolo dell’esistenza. Questo simbolismo era ben noto fin dai
tempi più remoti, trovando infine nel De facie in orbe lunae di
Plutarco la sua espressione più compiuta.

La Luna, signora della vita e della morte, è il luogo dove le anime
trovano il loro soggiorno – temporaneo – prima di proseguire il
cammino verso altre destinazioni.

“Ogni anima, irrazionale o razionale che sia, una volta lasciato il
corpo è destinata a vagare nello spazio tra la terra e la luna per un
periodo variabile. Le anime ingiuste e sfrenate pagano il fio delle
loro colpe; le virtuose è sufficiente che trascorrano nella parte più
mite dell’aria, i cosiddetti prati di Ade, un tempo determinato, atto
a mondarle e purificarle dai miasmi che esalano dal corpo come da un
soffio malsano.” [2]

La sorte è diversa a seconda del valore delle anime, del loro
particolare “peso specifico”. Se a qualcuna sono riservati i prati di
Ade, ad altre spetta l’abisso di Ecate:

“… come la nostra terra contiene golfi profondi ed estesi — da questa
parte c’è quello che penetra verso di noi attraverso le colonne
d’Eracle, all’esterno stanno il Caspio e le rientranze del mar Rosso,
— così quei tratti sono le profondità e concavità della luna. La
maggiore tra queste ha nome “recesso di Ecate” ed è il luogo dove le
anime pagano e ricevono il fio di ciò che subirono o commisero dopo
essere divenute demoni; le due di forma allungata sono dette “porte” e
le anime le attraversano ora in direzione della faccia lunare rivolta
al cielo ora al contrario dirette a quella che dà sulla terra.” [3]

Questo abisso è una regione oscura dove l’anima soffre, mondandosi dei
residui della vita trascorsa, un soggiorno di prova, di dissolvimento
e di liberazione dalle scorie:

“Che la luna misuri l’ombra della terra con pochi dei suoi diametri
non dipende dalle dimensioni ridotte dell’ombra stessa ma dall’impeto
ardente con cui essa affretta il suo corso per attraversare
rapidamente la regione oscura, onde estrarne le anime dei buoni; e
queste frattanto gridano e incalzano perché nell’ombra non riescono
più a sentire l’armonia celeste. Contemporaneamente dal basso tra
gemiti e lamenti salgono lungo l’ombra le anime dei purganti.” [4]

Una sorta di Purgatorio quindi, ma anche un vero inferno per chi non
riesce a liberarsi, ancora legato ai desideri terrestri o ormai
irrimediabilmente traviato.

Temi questi ripresi e abbondantemente sviluppati da Stanislas de
Guaita nella sua monumentale La Clef de la Magie Noire, opera a cui
Guénon attingerà a più riprese per il suo Erreur spirite.

In modo particolare è sviluppato il tema della sorte postuma dei
composti sottili dell’essere umano e della loro relazione con
l’ambiente planetario terrestre. Le idee tradizionali trovano un loro
sviluppo e una sistemazione compiuta: i temi plutarchei si legano alle
moderne tematiche dello psichismo e della medianità:

“L’Anima bruta, questa bassa regione della psiche umana e cosmica” …
“questo orbe, reale e simbolico ad un tempo, che circonda il pianeta e
gravita attorno a noi; il satellite oscuro (così lo chiamano gli
adepti di una sapiente fraternità occidentale): ecco la riserva comune
delle anime degli animali non incarnati – e il magico ricettacolo di
una pseudo-spiritualità, più letale per l’anima di tutto il
materialismo abbietto dei sapienti teofobi contemporanei.” [5]

Tutti gli elementi residuali che stazionano nel cono d’ombra sono
quindi un vero e proprio serbatoio, un insieme disorganico di forze,
correnti e volontà che, in varia maniera, interferendo con il mondo
umano può portare disordine e confusioni di ogni tipo.

“Altre anime, in numero minore, non reagiscono, ma accettano, senza
sforzarsi di uscirne, la miserabile condizione in cui stanno, e così
perpetuano la loro prova passeggera non aspirando ad altro che a
nutrirsi di esalazioni terrestri”… “Tali sono gli Elementari che si
manifestano talvolta durante le sedute spiritiche” … “D’altronde, per
manifestarsi sul piano oggettivo, gli Elementari hanno bisogno, come
gli altri lemuri, della forza psichica che normalmente gli manca, così
si abbeverano il più possibile alla fonte equivoca e spesso fangosa
della medianità.” [6]

Tale “ambiente cosmico”, nella sua dimensione infera è quindi
riservato a enti che manifestano pienamente la loro natura infra-umana
nel “barattare la loro eredità immortale in cambio di un feudo
d’iniquità nel regno del “Satellite oscuro”, e diventare i legionari
dell’Ombra, i demoni malvagi dell’orbe magnetico inferiore.” [7]

La questione, quindi, oltrepassa il semplice e contingente tema dello
spiritismo, coinvolgendo elementi molto più importanti anche se di non
facile individuazione, dato il loro essere ed agire occulti.

Stante la difficoltà nel definire compiutamente la portata delle
emanazioni del “Satellite oscuro” è  comunque possibile operare tra
esse una fondamentale distinzione in due grandi categorie. In primo
luogo quella delle semplici forze, elementi larvali, “complesso degli
elementi inferiori che l’essere ha in qualche modo lasciato dietro di
sé” [8] in cerca di oggettivazione, di contatti con quella che fu la
realtà a cui un tempo appartennero. In secondo luogo quella degli
esseri, intelligenti e personali, di origine non necessariamente
umana, che manovrano queste forze per i loro scopi (vitali o
egemonici) nei loro rapporti con il mondo degli uomini [9].

Ed è da questo punto di vista che possiamo parlare di
contro-iniziazione, contatto e legame, tramite “catena”, di uomini con
realtà non materiali, legate alla pseudo spiritualità del più basso
psichismo cosmico. Come ci ricorda de Guaita, sono proprio i “mauvais
daimones che diventano i maestri e gli iniziatori dei maghi neri di
quaggiù, potendo, grazie ai loro complici viventi sulla terra,
ottenere sempre nuove provviste di forza disponibile” [10]. Ogni
associazione terrestre ne rispecchia una simile, nell’Invisibile,
retta dalle medesime forze. Si tratta di cerchie operative, che
agiscono praticamente tramite procedimenti che si possono definire
come magici, tesi per lo più a creare e diffondere correnti di idee e
immagini, pensieri che le moltitudini poi crederanno propri (su come
queste cerchie possano operare ce se ne potrà fare un’idea con la
scena descritta nel canto LXXIV del racconto fantastico Le Crocodile
di Louis-Claude de Saint-Martin). Si tratta della famosa creazione di
états d’esprit che Guénon tratterà nel 1914 in maniera precisa nelle
sue Réflexions à propos du “Pouvoir Occulte”, considerandola alla
stregua di una vera e propria infezione, chiaramente psichica, che
nulla ha di naturale o spontaneo. Ecco la seconda e più grave
emanazione del “Satellite oscuro”, quella da cui soprattutto oggi
siamo completamente ignari e privi di difese.

Renzo Giorgetti

(heliodromos.it)

[1] A riguardo si veda il capitolo IV del Trattato di storia delle
religioni di Mircea Eliade, in particolare i §§ 53-54.

[2] Plutarco, Il volto della luna, Milano, Adelphi, 1991, p.109.

[3] Idem, p.111.

[4] Idem, p.111.

[5] S. de Guaita, La Clef de la Magie Noire, Parigi, Carrè, 1897,
p.354. Traduzione nostra.

[6] Idem, pp.611-612.

[7] Idem, p.613.

[8] R. Guénon, Errore dello spiritismo, Milano-Trento, Luni, 1998, p.60.

[9] A riguardo si veda anche lo scritto a firma Arvo intitolato Sulla
«contro-iniziazione», in Introduzione alla magia, vol.1, a cura del
Gruppo di Ur, Roma, Mediterranee, 1987, p.257-266.

[10] S. de Guaita, idem, p.612.

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