Società ecologica, agricoltura, allevamento ed alimentazione bioregionale


Spilamberto, campi coltivati a grano

Per il funzionamento di una società ecologica bioregionale   un minimo di “intensivizzazione” dell’agricoltura è necessario, non possiamo coltivarci ognuno il proprio grano e tanto meno il proprio riso e neanche i nostri fagioli. E’ necessario che ci sia una persona di buona volontà (possibilmente) che coltivi un sia pur piccolo appezzamento di terreno con i diversi cereali, legumi, frutta.

Non possiamo pensare di fare tutti gli agricoltori, ci vuole anche, per esempio, chi lavori nei trasporti, qualcuno che lavori in edilizia, qualcuno che faccia il medico, magari naturopata, qualcuno che faccia il dentista, il dentista a sua volta ha bisogno di attrezzi che qualche fabbrica li deve pur costruire, i vasi di vetro per conservare la passata di pomodoro, seppur fatta in casa e così pure quelli per le marmellate……. 

Insomma ho letto tante cose e libri in cui si parla di tornare il più possibile all’autoproduzione, ma l’autoproduzione si può attuare per certe cose, ma non per altre, mi viene in mente la cucitura dei propri vestiti, se uno è capace di farlo meglio per lui, ma costui (o costei) ha comunque bisogno di aghi e fili, almeno, e stoffe e queste cose le producono le FABBRICHE o INDUSTRIE. Il settore industriale non si occupa solo dell’allevamento e della macellazione di animali, ma di tanti altri settori.

Possiamo fare a meno dell’automobile, è vero, della lavatrice, del cellulare, potremmo fare anche a meno del computer, ma facciamo a meno dei libri? dei treni? dei vestiti? della scuola? E dato che ci saranno delle persone che lavoreranno e lavorano in questi settori di cui secondo me NON POSSIAMO PIù FARE A MENO qualcun altro si dovrà occupare di produrre il cibo anche per loro.

Mettici pure di ricorrere al baratto invece che alla moneta (e quindi eliminare anche le banche e le assicurazioni) ma i campi per essere coltivati non solo per sé hanno bisogno di essere concimati. A cosa pensate che servisse prevalentemente quel piccolo allevamento di bovini (da 2 a 12 animali) che 100 anni fa e anche fino a 10 anni fa c’era in tutti i fondi? A produrre il letame!

Sapete quanti piccoli allevatori si sono rammaricati di dover chiudere le stalle perché magari erano anziani e non ce la facevano più a stare dietro al bestiame e tenere gli animali per la produzione del latte era una rimessa dal punto di vista economico col latte a 30 centesimi al litro? Ma continuavano a coltivare la terra perché credo che chi nasce contadino difficilmente muore “non” contadino e cosa useranno quegli agricoltori per concimare i loro terreni? 

Secondo me o torniamo a vivere nella foresta  a fare i “raccoglitori” e cacciatori (ma allora dobbiamo darci al nomadismo o vivere tutti all’equatore) oppure ci rassegniamo basare la nostra alimentazione e quindi la nostra sopravvivenza (leggi: vita) sull’agricoltura che per me non può essere disgiunta dall’allevamento.


Caterina Regazzi, medico Veterinario

             Treia - Orto urbano
       

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Di questo e simili temi se ne parlerà durante la Festa dei Precursori che si tiene a Treia dal 25 al 27 aprile 2014 - Vedi: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2014/03/treia-dal-25-al-27-aprile-2014.html

1 commento:

  1. Grazie Caterina, per questa bella e disincantata esposizione... lanciamola ovunque, con la speranza che qualcuno ci rifletta e con la certezza che ci dovremo arrivare tutti! Un abbraccio sorerno

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