Sensazioni disgiunte sul destino delle cose, degli animali e delle persone

Mucche allo stato brado


Sono nella mia stanza da letto, a casa,  ma potrei essere in quella d'ufficio. Sono circondata da mura, oggetti, mobili, scatole, lampade, indumenti, oggetti tecnologici, contenitori. Penso: nel tempo, fra dieci o venti anni, quante di queste cose saranno ancora efficienti, utili, utilizzabili o non saranno diventate un rifiuto?
Forse i muri saranno ancora in piedi, ma sicuramente avranno avuto bisogno di un qualche rifacimento, almeno di una riverniciatura, pieni come sono di buchi, di chiazze di nero derivanti dal riscaldamento, da zone scrostate dalla muffa, ma quasi tutto il resto sarà disgustosamente obsoleto.

Penso alla serie di raccoglitori pieni di scartoffie inutili, in ufficio, tutto ormai potrebbe essere raccolto e archiviato in modo informatizzato, ma i contenuti di queste pratiche hanno un loro senso?

Vivo e lavoro nel sistema dei controlli, ma questi controlli a cosa servono e a chi servono? Ieri ho avuto un breve ma significativo confronto con un tecnico che lavora nel mio settore (zootecnia). Lavora lavora ma la gente non paga, non può pagare (e non lo dice solo lui..). 

Il sistema sta crollando, è stato gonfiato all'inverosimile e dato che è stato tanto gonfiato è diventato più fragile.

Un esempio: una volta nei piccoli allevamenti di vacche da latte ci si poteva permettere di usare i foraggi verdi e secchi, seguendo il ritmo delle stagioni, ed il parmigiano che ne derivava era una prelibatezza. Ora gli allevatori per avere un reddito sufficiente hanno dovuto aumentare il numero di animali  la cui alimentazione, per ottenere maggiore produttività, è talmente spinta che basta un nonnulla per "sgarrare", quindi tutto deve essere fatto con metodicità calcolata che non permette fattivamente di variare le razioni,  utilizzando quel che di volta in volta la natura metterebbe a disposizione. In effetti la nutrizione degli animali è oggi basata su mangimi spesso importati, non rientranti in una dieta naturale ed in parte anche modificati geneticamente. 

Con questo metodo di allevamento si devono poi cercare nuovi sbocchi commerciali per una produzione casearia  che è eccedente per l'uso bioregionale e nazionale, anche perché la qualità si è omologata e noi ce ne siamo disamorati.

I commerci internazionali ci sono stati fin dall'antichità, il gusto per il nuovo e il diverso l'uomo l'ha sempre avuto, ma che senso ha che noi consumiamo giornalmente formaggi francesi o svizzeri e che i russi e gli americani acquistino i nostri?

Abbiamo meccanizzato la produzione e questo avrebbe dovuto portare ad un alleggerimento: meno fatica e meno ore di lavoro per tutti e per un periodo di servizio accorciato. La pensione avrebbe potuto giungere in un tempo più breve. 


In questo sistema ognuno avrebbe potuto avere la possibilità di guadagnarsi da vivere facendo meno fatica dei nostri nonni.  Ed invece chi lavora per d'avvero lavora sempre di più (anche se la fatica fisica sembra effettivamente minore). Molti altri, invece, non lavorano affatto, vivendo del lavoro altrui......

Ma questi professoroni di economia e finanza non si rendono conto dell'assurdità di questo sistema? E' possibile che non si riesca a trovare dove sta lo squilibrio e a risolverlo?

Perché deve esserci una piccola quota di persone che lavorano per produrre i beni materiali, quelli che ci necessitano per vivere (operai e agricoltori ed artigiani), più un'altra quota che svolge mansioni e professioni  utili (medici, infermieri, insegnanti, educatori, assistenti) e tantissimi altri che svolgono un  servizio "sociale, religioso e politico" che servizio non è?

Caterina Regazzi

Referente Rapporto Uomo Animali
Rete Bioregionale Italiana

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