L'Euro è una moneta "falsa"...?

 


1) Non avevo pensato alla possibilità che il copyright delle eurobanconote si riferisca solo al disegno dell’immagine. Tuttavia, esso non compariva nelle vecchie banconote di stato, che erano invece qualificate per iscritto “proprietà del popolo italiano”; oppure “della repubblica” (che significa cosa pubblica, ovvero proprietà comune, ovvero proprietà originale del popolo, all’atto di emissione), e “pagabili a vista al portatore”, che ne qualificava la proprietà del portatore di turno dopo la prima consegna successiva alla emissione, oppure ancora “proprietà del Tesoro”; quale ufficio della repubblica, quindi daccapo come prima. Tutte scritte scomparse dalle eurobanconote, così come non compare più la scritta “La legge punisce i fabbricanti e spacciatori di banconote false”.  Come mai? L’eurosistema è prudente: sa di agire allo stesso modo dei falsari, come ha evidenziato il Nobel Maurice Allais, aggiungendo “cambia solo il soggetto che ne trae beneficio”.  Infatti: invece della piccola “banda del buco” si tratta dell’eurosistema bancario.

2) Frattanto, sono in circolazione una miriade di banconote da 20 euro palesemente false, quali irregolari per insanabile contraddizione interna. Si tratta della emissione di 20 euro datata 2002 e … firmata “Mario Draghi”. Cosa c’è che non va ? Il fatto che nel 2002 Draghi Manolesta non era governatore della Bce, bensì semplicemente direttore del Tesoro (un ministero di stato italiano, dunque) a Roma.
Insomma, noi siamo ormai abituati ad accettare e usare moneta e debito privati (Bce, Bankitalia, che sono Spa), oppure anche “pubblici”, però emessi a debito da chi dovrebbe emetterli in proprio come moneta pubblica senza debito: il Ministero del Tesoro, appunto, che come ufficio della Repubblica (”res publica”, ovvero “cosa pubblica”, cioé di tutta la nazione, del popolo) dovrebbe emettere moneta pubblica senza debito alcuno.
Come giustamente osservava Giacinto Auriti, la Banca d’Italia dovrebbe svolgere pubblico ufficio di zecca dello stato, che stampa moneta pubblica consegnandola al Tesoro senza contropartita.

3) c’è un risvolto storico tragicomico, in tutta questa faccenda. Come è noto, la Repubblica ereditò dalla precedente monarchia una Banca d’Italia sostanzialmente statalizzata, poiché, pur trattandosi di una Spa, le sue quote erano state tutte acquisite dalle aziende di stato, divenute poi il complesso Iri.
I barbarorepubblichini sono riusciti a privatizzare tutto, vendendo ambo: Banca e Iri.
Semplicemente pazzesco: i beni pubblici, ovvero di tutti noi, sono
stati alienati (l’attuale Bankitalia è privatizzata al 95%, salvo
misero 5% di quota Inps-Inail), e dopo aver svenduto i beni comuni è stato inventato il falso debito da signoraggio integrale (al 100% + interesse, nemmeno i signori del feudalesimo medievale osavano tanto!) scaricato sui cittadini. In termini marxisti, un furto di plusvalore persino superiore al valore prodotto dal lavoro rappresentato nominalmente dalla emissione.

Una vera catastrofe.

Alla faccia della Costituzione che “tutela il risparmio” (proprio così)…

Vincenzo Zamboni



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