La teoria delle Ere Cosmiche e l'inizio dello Yuga Nero




La versione ristretta dei quattro Yuga di René Guénon(1) è ad usum
Delphini. Le scritture puraniche (il "quinto Veda"(2)) affermano che
l'ultimo Yuga nero ebbe inizio alla mezzanotte del 18 febbraio
(secondo il calendario giuliano), ovvero del 14 gennaio (secondo il
calendario gregoriano) del 3102 a. C., il giorno stesso, sostengono
molti hindu, della dipartita fisica di Krishna. E si estenderà per la
durata di 432.000 anni, concludendosi dunque nel 428.899 (oggi, lo
ricordo, siamo il 10 aprile del 2015). Il bello (si fa per dire), a
dar ascolto al Brahma-vaivarta Purana, è che all'inizio di questo
intervallo temporale sarebbero incastonati 10.000 anni di "età
dell'oro", i primi dell'"alba" del Kali Yuga - che dura in totale
36.000 anni -, a loro volta divisi in due periodi di 5.000 anni
ciascuno, quello di "Ganga sulla Terra" e quello dei "devoti sulla
Terra"(3). Noi ci troveremmo (poco più che) all'esordio del secondo.
Si pensi a cosa potrà succedere ai nostri lontanissimi eredi (cosa si
faranno l'un l'altro e come infieriranno sul mondo) - ammesso che a
quel tempo esista ancora l'Homo sapiens sapiens - a partire dal 6.900,
quando entreremo nel Kali Yuga vero e proprio, nerissimo.

Secondo le ipotesi scientifiche attuali ci vogliono ancora 5 miliardi
di anni per la "fine dei tempi" della Terra. Allora il Sole collasserà
e i pianeti del suo sistema, compreso il nostro, diverranno freddi
sassolini vaganti nello spazio. Siamo quasi a metà strada tra la
nascita di Gaia (4 miliardi 550 milioni di anni or sono) e il suo
annientamento(4). Quattrocentotrentaduemila anni sono in fondo una
bazzecola.

Anche su questo genere di argomenti si sono sviluppate discussioni
chimeriche. Ognuno degli interpreti (Guénon è uno dei tanti) propone
una sua versione basata sul presupposto che gli scritti originali non
dovrebbero essere presi alla lettera. Sulla questione il più famoso, e
anche il più autorevole, dei revisionisti fu Sri Yukteswar, guru di
Paramahansa Yogananda. Parlò di un fraintendimento ad opera degli
stessi maestri antichi, sicché in realtà le quattro ere si
estenderebbero secondo la seguente (enormemente ridotta) durata: Satya
Yuga 4800 anni, Treta Yuga 3600 anni, Dwapara Yuga 2400 anni, Kali
Yuga 1200 anni. Nella sua visione noi oggi non ci troveremmo affatto
all'interno del Kali Yuga (che sarebbe iniziato nel settembre del 499,
per poi concludersi nel settembre del 1699), bensì nella fase
ascendente del Dwapara Yuga (egli concepisce l'avvicendarsi degli Yuga
in modo opposto rispetto alla tradizione dell'induismo: la fine
dell'età nera non porterebbe al riavvicendarsi degli Yuga a partire
dal Satya - Krita - Yuga, bensì a un ritorno progressivo verso di
esso), che si protrarrà fino al settembre del 4099 (inizio, a suo
dire, del Treta Yuga)(5). Ma la letteratura sacra relativa alle
quattro epoche terrestri, ovvero alla divisione di ogni Mahāyuga, è
inequivocabile(6).

Il Kali Yuga dura 432.000 anni. Siamo appena all'inizio di quest'era di pece.

E' soprattutto nel 2° capitolo(7) del 12° Canto(8) del S'rîmad
Bhâgavatam o Bhâgavata Purâna(9) che la letteratura vedica parla
dell'Età Nera relativamente all'argomento in questione(10). Gli anni
di Kali, e ancor di più quelli che la tradizione attribuisce agli Yuga
precedenti, sono sembrati anche ad alcuni studiosi moderni dell'India
inverosimili solo perché viviamo tutti, Occidente e Oriente, dentro
un'accelerazione del tempo (che in realtà conferma proprio la visione
tradizionale) secondo cui epoche di questa portata, a maggior ragione
se relative al futuro della storia umana, appaiono inaccettabili,
improponibili. Non così per l'occhio e la mente aperti verso
l'infinito dell'indiano dei Veda. Allo stesso modo ci risulta estranea
la visione ciclica e radicalmente non-progressista di quegli antichi
saggi, opposta alla concezione lineare giudaico-cristiana nella quale,
volenti o nolenti, siamo immersi dall'alba al tramonto, dalla culla
alla tomba. Sempre rimanda, la seconda, a un'evoluzione collettiva
(non importa, tra l'altro, in mezzo a quali orrori, a quante Vandee e
Hiroshima tale fantapercorso si snodi), da un piccolo a un grande, da
un peggio a un meglio, dal "male" al "bene"... in
tesi-antitesi-sintesi ascendenti... agita senza tregua la carota
davanti alla bocca dell'umanità che vaneggia dentro l'illusorio
("'rete' divina, jāla, nella quale sono impigliati tutti gli esseri
viventi, ciascuno legato dal proprio nodo"(11))... la prima,
viceversa, contempla il tutto e sa che esso contiene sempre gli
opposti, e che tutto eternamente ritorna... e che l'unica fuoriuscita
dalla gabbia del determinato spetta come possibilità all'individuo
durante il corso delle esistenze. Il male non è il bene, ma, come i
due poli di una calamita, entrambi sono necessari. E questo per
sempre.

L'Età Nera si conclude, alla fine del suo crepuscolo di 36.000 anni,
con la fine stessa del mondo unita allo svanire di qualunque
ricordo(12), lavacro attraverso cui la rinascita fa tornare all'Età
paradisiaca, allo Yuga della Verità(13). Ma nel tempo immenso dei
cicli cosmici (i quattro Yuga, Mahāyuga, durano un battito di ciglia
dell'eternità) la Notte succede al Giorno, così come il Giorno alla
Notte. Un kalpa (mille Mahāyuga) è il Giorno di Brahma, seguito dal
kalpa della Notte di Brahma, durante la quale avviene la distruzione
parziale dell'universo (pralaya). Dopo cento Anni di Brahma
(Mahākalpa) giunge la distruzione totale (mahapralaya) che dura per
altri cento Anni di Brahma. Essi precedono il suo risveglio e ritorno
glorioso alla vita(14). Eterna. La visione ciclica è la medesima dei
Greci, nostri padri(15): all'età dell'oro (Kṛtayuga), quella di
"un'aurea stirpe di uomini mortali" che "come dèi passavan la vita con
l'animo sgombro da angosce, lontani, fuori dalle fatiche e dalla
miseria" e "tutte le cose belle (...) avevano"(16), succede l'età
dell'argento (Tretāyuga), l'età del bronzo (Dvāparayuga), l'età degli
eroi e infine l'età del ferro (Kaliyuga). Così in Platone, così in
Ovidio. Una volta aperto l'otre da Pandora, verso l'involuzione, non
l'evoluzione corre l'uomo. Che tuttavia, alla fine del ciclo, rinasce
come "puer" divino (Virgilio), rinnovato, rigenerato. Torna l'età
dell'oro, donde si potrà solo decadere.


Joe Fallisi






NOTE

(1) Cfr. http://www.gianfrancobertagni.it/…/renegue…/ciclicosmici.htm.

(2) Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Purāṇa.

(3) Cfr. http://veda.harekrsna.cz/encyclopedia/kaliyuga.htm.

(4) Ricordo che la vita media dell’uranio impoverito è di 4.468
milioni 109 anni (cfr. http://www.uranioimpoverito.it/cosa_e.htm),
poco meno dell’età stessa del nostro pianeta, le cui prime forme
multicellulari hanno fatto la loro comparsa 2,1 miliardi di anni or
sono.

(5) Cfr. http://www.minsobooks.com/…/Yuga_Theory_Of_Sri_Yukteswar_in….
La concezione di una risalita progressiva dall'ultima alla prima età è
viceversa presente nella tradizione giainista: "Le terre d'azione sono
soggette a un ciclo temporale diviso in due fasi, discendente e
ascendente, ciascuna a sua volta divisa in sei ere di durata
variabile. La prima era della fase discendente dura 4×1014 eoni
(sāgaropama); la durata delle ere successive diminuisce sino ai 21.000
anni dell'ultima fase. La durata massima della vita umana scema in
proporzione, assieme con il livello di moralità e prosperità degli
esseri; nella fase ascendente le ere si ripetono in ordine invertito.
I tīrthaṃkara, i salvatori, appaiono sulle terre d'azione in numero di
24 per ogni fase."
(http://www.treccani.it/…/asia-india-americhe-la-scienza-in…/); "Il
jainismo, come tutti gli altri sistemi religiosi indiani, concepisce
il tempo come ciclico. Il suo movimento, paragonato a quello di una
ruota, è diviso in kalpa, periodi di lunghissima durata che si
ripetono indefinitamente. Ogni giro si divide in due fasi inversamente
simmetriche, l'una discendente, l'altra ascendente, con una
suddivisione in 6 stadi che scandiscono la discesa da ere di
grandissima e poi grande prosperità fino allo stato di miseria e poi
di grandissima miseria, e l'ascensione inversa dalla grandissima
infelicità alla grandissima beatitudine. Nel corso di ciascuna delle
due fasi vivono 24 Tīrthaṃkara, insieme a tutto un corteggio di grandi
personaggi che ricordano il repertorio leggendario brahmanico. I più
antichi sono colossali, i più recenti hanno dimensioni più umane: le
rappresentazioni plastiche mostrano fino a qual punto essi abbiano
tratti stereotipati. Ci troviamo attualmente nel quinto stadio - di
miseria - di una fase discendente. Alla fine del terzo stadio è nato
Ṛṣabha, 'il primo Signore' (Ādinātha), che è all'origine della
civilizzazione dell'umanità. Nel quarto sono vissuti gli altri 23
profeti, tra cui Pārśva (che è rappresentato con la testa sormontata
dal settuplo cappuccio di un cobra) e Vardhamāna Mahāvīra, il cui
nirvāṇa avrebbe avuto luogo 75 anni e 8 mesi e mezzo prima dell'inizio
del quinto stadio."(http://www.treccani.it/…/jainismo_(Enciclopedia_delle_Scie…/);
"Secondo il credo giainista, l'universo non venne mai creato, né
cesserà mai di esistere. È eterno ma non immodificabile, poiché passa
attraverso una serie infinita di alternanze o oscillazioni. Ognuna di
queste oscillazioni verso il basso o verso l'alto viene divisa in sei
epoche del mondo (yugas). L'epoca attuale è la quinta di una di queste
'oscillazioni', che è un movimento verso il basso. Queste epoche o
'oscillazioni' sono note come 'AARO' ovvero 'Pehelo Aaro' o Prima
Epoca, 'Beejo Aaro' o Seconda Epoca, e così via. L'ultima è la
'Chhatho Aaro' o Sesta Epoca. Tutte queste epoche hanno una durata
fissa di migliaia di anni. Quando questa raggiungerà il suo punto più
basso, anche il giainismo stesso verrà perso nella sua interezza.
Quindi, nel corso della prossima oscillazione verso l'alto, la
religione giainista verrà riscoperta e reintrodotta da nuovi capi
chiamati Tirthankaras (letteralmente 'creatori di passaggi' o
'cercatori di guadi'), solo per essere persa nuovamente alla fine
della prossima oscillazione verso il basso, e così via. In ognuna di
queste alternanze temporali incredibilmente lunghe, ci sono sempre
ventiquattro Tirthankara. Nell'epoca attuale, il ventitreesimo
Tirthankar fu Parshva, un asceta e insegnante, le cui date
tradizionali di nascita e morte sono 877-777 a.C., ovvero 250 anni
prima della morte dell'ultimo Tirthankar, Mahavira nel 527 a.C. I
giainisti lo considerano, come tutti gli altri Tirthankar, come un
riformatore che invocò un ritorno a credenze e pratiche in linea con
la filosofia eterna e universale sulla quale si dice sia basata la
fede. Il ventiquattresimo e ultimo Tirthankar di questa epoca è noto
con il titolo di Mahāvīr, il Grande Eroe (599-527 a.C.). Anch'egli fu
un insegnante asceta vagabondo che tentò di richiamare i giainiti alla
pratica rigorosa della loro antica fede. (...) S. Vernon McCasland,
Grace E. Cairns e David C. Yu descrivono la cosmologia giainista nel
seguente modo: 'Nella tradizione giainista, il primo insegnante della
religione, Rishabha, visse nel terzo periodo di Avasarpini, durante il
quale metà delle cose del ciclo del mondo stanno peggiorando. Dal
momento in cui si iniziò a trovare il male, si sentì la necessità di
un insegnante chiamato un Tirthankara perché le persone potessero far
fronte ai problemi della vita. Nel quarto periodo, i mali
proliferarono così tanto che altri ventitré Tirthankara arrivarono al
mondo per insegnare alle persone come combattere il male e raggiungere
il mokṣa. L'età contemporanea, parte del quinto periodo, è
'interamente malvagia'. Ora, gli uomini non vivono più di 125 anni, ma
la sesta epoca sarà persino peggiore. 'La durata della vita dell'uomo
sarà solo tra i sedici e i venti anni e la sua altezza sarà ridotta a
quella di un nano. . . . Ma poi il lento movimento verso l'alto della
seconda metà del ciclo del mondo, Utsarpini, comincerà. Ci sarà un
pronto miglioramento finché, nella sesta era, i bisogni dell'uomo
saranno soddisfatti da alberi desiderosi, e l'altezza dell'uomo sarà
di sei miglia, e il male sarà per sempre sconosciuto.' Comunque, alla
fine le cose degenereranno nuovamente, con una ripetizione di
Avasarpini; Usarpini ritornerà ancora una volta, in un ciclo eterno,
secondo la cosmologia giainista.' (McCasland, Cairns, and Yu,
Religions of the World, New York: Random House, 1969: pages 485-486)"
(http://it.wikipedia.org/wiki/Giainismo).

(6) Cfr. http://veda.wikidot.com/vedic-time-system. Consiglio
vivamente la lettura di questa pagina, molto interessante anche in
relazione all'astronomia-astrologia, e dalla quale si comprende come
tanto nell'infinitesimo respiro del giorno, quanto nell'arco smisurato
delle ere per gli antichi Maestri indiani il principio da cui ogni
pulsazione temporale scaturisce sia sempre il moto degli astri,
risieda in cielo. Una stringata, ma pregnante sintesi delle medesime
conoscenze e concezioni la si può ritrovare in
http://www.hknet.org.nz/cycleOages.html. Cfr. anche, a proposito del
Kâla, il tempo eterno,
cosmico,http://www.srimadbhagavatam.org/glossary/k.html….

(7) "Disperazione e speranza nell'età della
disputa",http://www.srimadbhagavatam.org/canto12/chapter2.html.

(8) "L'età del deterioramento",http://www.srimadbhagavatam.org/canto12/c12-contents.html.

(9) Importantissimo testo sacro indiano:http://www.srimadbhagavatam.org/.

(10) "I nomi delle ere cosmiche derivano dall'antico gioco dei dadi,
portato probabilmente dagli arii in India ed estremamente popolare
(tanto che gli è addirittura dedicato un inno profano all'interno del
Ṛgveda). Kŗta era ovviamente il colpo migliore, Kali quello sempre
perdente." (http://it.wikipedia.org/wiki/Yuga). Sulle caratteristiche
dell'Età Nera v.http://www.hinduism.co.za/kaliyuga.htm. Qui di seguito
un efficace riassunto:

"Problemi che sorgono nel Kali Yuga

Durante quest’epoca si assiste ad uno sviluppo nella tecnologia
materiale, contrapposto però ad un’enorme regressione spirituale. Kali
Yuga è l’unico periodo in cui l’irreligione/ateismo è predominante e
più potente della religione; solo un quarto di ognuna delle quattro
virtù del Dharma (penitenza, veridicità, compassione e carità) sono
presenti negli esseri umani. La nobiltà è determinata unicamente dalla
ricchezza di una persona; il povero diviene schiavo del ricco e del
potente; parole come “carità” e 'libertà' vengono pronunciate spesso
dalle persone, ma mai messe in pratica. Non solo si assiste ad una
generale corruzione morale, ma le possibilità di ottenere la
liberazione dall'ignoranza, il Moksha, si fanno sempre più rare a
causa del generico declino spirituale dell'umanità.

Guerre
La guerra 'civilizzata' (con precise norme di correttezza e di onore)
è stata dimenticata, e gli umani combattono come gli Asura e i
Rakshasa. A differenza degli altri Yuga, in cui era normalità cessare
i combattimenti dal tramonto all’alba, cremare le vittime e riflettere
sulla guerra, i combattimenti dell’età di Kali si protraggono
costantemente, spinti soltanto dal desiderio di vittoria. Aumenta
inoltre il sadismo.

Nobiltà / rispetto
Nel Kali Yuga, le persone non sono più rispettate per la loro
intelligenza, conoscenza o saggezza spirituale. Al contrario, la
ricchezza materiale e, ad un livello inferiore, la prestanza fisica
sono ciò che rendono una persona ammirevole. Nonostante il rispetto
sia superficialmente molto manifestato tra le persone, nessuno
rispetta sinceramente gli altri. Ognuno crede che lo scopo ultimo
della vita sia quello di ottenere rispetto, quindi diventando ricco o
fisicamente forte.

Cambiamenti nelle persone
Nonostante l’età, gli esseri umani diventano inferiori in altezza e
più deboli fisicamente, così come mentalmente e spiritualmente. C’è
una diffusione di falsi dèi, idoli e maestri. Molte persone mentono, e
si dichiarano profeti o esseri divini. Inoltre, ognuno modifica a
propria discrezione i significati/concetti di digiuno, meditazione e
austerità, così da indurre nelle persone la loro necessità; comunque,
facendo questo, essi non seguono il rigoroso codice morale dei Veda,
per cui difficilmente guadagneranno qualcosa.

Cambiamenti nelle donne
Le donne in questa epoca diventano lascive ed immorali per natura.
Nonostante in un primo momento siano trattate come inferiori ai maschi
ed abusate, più avanti nel tempo cominciano a rivestire ruoli
importanti in politica ed in altri affari, e questo culmina in sempre
maggiori scontri di ego con gli uomini. Le donne cominciano a tradire
i propri mariti e ad avere relazioni extra-coniugali. I divorzi
incrementano, con sempre più bambini cresciuti da un unico genitore.
Molte donne intraprendono l'adulterio e la prostituzione.

Condizioni delle caste
Nella prima fase del Kali Yuga, si crea discriminazione tra le caste,
in particolare contro gli shudra; gradualmente, però, la scala
sociale, come il sistema della morale, si inverte, e i brahmini e gli
kshatriya diventano i più discriminati, finché l'unica casta che
rimane è quella degli shudra.

Condizioni dei Brahmana
La maggior parte dei brahmana cessa di ufficiare cerimonie religiose;
come tutti gli altri, perdono la loro moralità, si cibano di carne
(persino di quella di mucca), e assumono sostanze proibite; perdono
rispetto e dignità, e quando i mleccha dovrebbero offrire sacrifici,
non li offrono, o invece di offrire frutta, acqua, e altre sostanze
pure offrono carne o ricchezze materiali. Solo pochi si isolano dal
resto del mondo per seguire Dio, e il loro numero diminuirà a mano a
mano che il Kali Yuga si avvia alla conclusione. L'ultima famiglia
brahmana esistente vivrà a Shambhala, dove in seguito nascerà Kalki.

Condizioni degli Kshatriya
Gli kshatriya, la casta regale e guerriera, diviene corrotta e perde
il suo potere politico; i loro capi diventano furfanti, criminali e
terroristi, e cercano di usare il loro residuo potere per sfruttare il
popolo: gli stessi re diventano dei ladri, che preferiscono rubare dai
loro sudditi piuttosto che proteggerli e difenderli. Dalle classi
inferiori emergono nuovi capi, che fondano dittature e perseguitano i
religiosi, gli intellettuali e i filosofi.

Condizioni dei Vaishya
I vaishya, che rappresentano la borghesia, composta di mercanti e
uomini d'affari, diventano disonesti e inventano nuovi crimini come
frodi e contraffazioni; i commercianti diventano egoisti e pensano a
soddisfare i propri desideri invece di quelli del consumatore, e
quelli che non lo diventano non riescono a sopravvivere e falliscono.

Condizioni degli Shudra
Gli shudra perdono ogni rispetto per le caste superiori, e diventano
anzi loro la casta più rispettata nel Kali Yuga. Dopo i primi 10000
anni dello Yuga, diventeranno l'unico varna, o casta; anche se cambia
il loro stato sociale non migliorano da un punto di vista spirituale."
(http://it.wikipedia.org/wiki/Kali_Yuga)

(11) http://www.multiversoweb.it/rivista/n-05-svelo/il-‘velo-di-maya’-un’invenzione-dell’occidente-605/.

(12) La fine del mondo comporta l'oblio di tutta la storia - è come se
il ritorno al Paradiso terrestre esigesse una mente sgombra da ogni
gravame, innocente e pura (cfr.
http://it.wikipedia.org/wiki/Kali_Yuga). Un concetto analogo di
"amnesia cosmica", riferito però all'origine sempre rinnovantesi
dell'intero universo, si trova nella teoria cosmologica del "Gran
rimbalzo" elaborata dal fisico Martin Bojowald
(cfr.http://it.wikipedia.org/wiki/Big_Bounce).

(13) Il più recente Krita Yuga (o Satya Yuga) iniziò, secondo le
scritture vediche, 3.888.000 anni a.C., per concludersi 2.160.000 anni
a.C. Durante il suo arco temporale (1.728.000 anni) sappiamo che
abitarono in Africa due nostri lontani progenitori: gli
Australopitechi (ominidi vissuti all'incirca dai 4 ai 2 milioni di
anni or sono) e l'Homo habilis (da 2.33 milioni a 1.4 milioni di anni
fa circa). A loro spettò l'ultima Età aurea. La prossima comincerà nel
428.899. Se a quel tempo esisterà ancora la sottospecie Homo sapiens
sapiens è una domanda cui non si può rispondere.

(14) "L'unione di sensibili, elementi, organi e mente costituisce
l'Uovo dal quale ogni Universo si sviluppa. Quest'Uovo (il brahmāṇḍa)
riposa sulle Acque ed è abitato da Brahmā, maschile, che è l'Embrione
d'oro (Hiraṇyagarbha) menzionato per la prima volta nel decimo maṇḍala
del Ṛgveda. Brahmā, in quanto creatore, foggia l'interno dell'Uovo,
descritto sopra; Viṣṇu, in forma di Nārāyaṇa, steso sul Serpente
cosmico (Śeṣa, il quale a sua volta galleggia sulle Acque) in quanto
conservatore, sostiene l'Uovo; Śiva, in quanto distruttore, lo
annienta al momento appropriato. Tutti e tre non sono altro che
manifestazioni della divinità suprema in forme caratterizzate
rispettivamente dalle qualità della passione, della bontà e della
tenebra. Il ritmo delle creazioni, conservazioni e distruzioni di
ciascun Universo ‒ poiché nell'infinità del brahman, che include
l'infinità del Tempo, infiniti Universi vengono di continuo
all'esistenza, sono conservati e sono distrutti ‒ è controllato dalla
vita del Brahmā di ciascun Universo. Brahmā vive 100 'anni'; ogni
'anno' consiste di 360 'giorni' e 360 'notti' (in questo si riflette
l'idea della ruota di 720 figli in coppie menzionati in Ṛgveda, I,
164); ciascun 'giorno' e ciascuna 'notte' corrispondono a un'era
(kalpa) di 4.320.000.000 di anni umani. La vita di un Brahmā consiste,
dunque, di 72.000 kalpa, o 311.040.000.000.000 di anni umani.
All'inizio di ogni kalpa, o 'giorno' di Brahmā, dispari, Egli crea
(nel primo) o ricostruisce (negli altri) l'interno dell'Uovo
(brahmāṇḍa); alla fine di ogni 'giorno' di Brahmā, Śiva distrugge il
contenuto del brahmāṇḍa al di sotto del Maharloka; durante ogni
'notte' di Brahmā, Egli dorme; alla fine dell'ultima 'notte', l'Uovo
torna a dissolversi nelle Acque circostanti. All'interno del kalpa, il
tempo è suddiviso in 1000 mahāyuga, ciascuno dei quali costituito da
4.320.000 anni umani; alla fine di un mahāyuga, gli esseri viventi
sulla superficie della Terra sono tutti distrutti. Il kalpa è anche
suddiviso in 14 manvantara, alla fine di ciascuno dei quali i sette
ṛṣi e gli dèi, a cominciare da Indra, sono distrutti. Ciascun
manvantara consiste di 71 mahāyuga o 306.720.000 anni umani. Poiché 14
manvantara contengono soltanto 4.294.080.000 anni umani, i restanti
25.920.000 anni necessari per completare i 4.320.000.000 di anni di un
kalpa sono divisi in 15 parti uguali di 1.728.000 anni, chiamate
Crepuscoli (sandhyā); una sandhyā è collocata prima del
primomanvantara e un'altra è posta a seguito di ciascun manvantara.
Ogni mahāyuga è suddiviso in quattro parti disuguali, tra loro in
rapporto di 4:3:2:1; le loro durate corrispondono dunque,
rispettivamente, a 1.728.000 anni (il Kṛtayuga, di durata pari a
quella di una sandhyā), 1.296.000 anni (il Tretāyuga), 864.000 anni
(il Dvāparayuga) e 432.000 anni (il Kaliyuga). Un periodo di
estensione identica si ritrova nei miti babilonesi. Secondo
l'astronomo babilonese Beroso, 432.000 anni (in notazione
sessagesimale, 2,0,0,0 anni) equivalgono alla durata del governo dei
re antidiluviani. Tale periodo è alla base dell'intero sistema dei
kalpa. Alla fine di ogni yuga, all'interno del mahāyuga, ha luogo la
distruzione degli esseri umani, le cui caratteristiche, come quelle di
altri elementi della creazione, degradano al susseguirsi degli yuga.
Le distruzioni più importanti nel presente mahāyuga furono quelle
compiute da Paraśurāma alla fine del Tretāyuga e da Kṛṣṇa alla fine
del Dvāparayuga; la prossima distruzione, a opera di Kalkin, avrà
luogo alla fine del Kaliyuga. I Purāṇa esprimono dunque una concezione
grandiosa dell'Universo, il quale è soggetto a creazioni e ricreazioni
periodiche, a declini graduali e a distruzioni parziali o
catastrofiche, distribuite ciclicamente nel corso di lunghi periodi di
tempo. Ogni Universo, poi, si riflette in un numero infinito di
repliche esatte. In questa visione straordinaria confluiscono elementi
derivati dai miti cosmogonici vedici, dalle speculazioni upaniṣadiche,
dalla filosofia del Sāṃkhya, dai culti postvedici di Śiva e Viṣṇu,
dalle credenze cosmologiche iraniche, dai concetti babilonesi di tempo
e infine, dall'ordinamento greco dei pianeti."
(http://www.treccani.it/…/asia-india-americhe-la-scienza-in…/);
"Nell'Induismo (...), un kalpa dura 4,32 miliardi di anni, cioè un
'giorno di Brahma' e misura la durata del mondo (...). Il kalpa è a
sua volta diviso in altre ere che si susseguono e ripetono
ciclicamente a loro volta (...). Un kalpa equivale a mille mahāyuga,
l'insieme dei quattro yuga comprese le 'albe' e i 'crepuscoli'
intermedi (sandhi). Ogni kalpa è poi diviso in 14 'periodi di Manu'
(manvantara o manuvantara), ognuno dei quali dura 306.720.000 anni.
Due kalpa costituiscono un giorno e una notte di Brahma. Un 'mese di
Brahma'" contiene "30 di questi giorni e notti, 259,2 miliardi di
anni. Secondo il Mahabharata, 12 mesi di Brahma (da 360 giorni e notti
di Brahma) costituiscono un 'anno di Brahma' o 'anno divino' e 100
anni di Brahma costituiscono un ciclo di vita dell'universo o vita di
Brahma, chiamato mahākalpa ('grande kalpa'). Ad oggi sarebbero passati
cinquanta anni di Brahma e ci troviamo nel cosiddetto
shvetavaraha-kalpa del cinquantunesimo anno di Brahma. Alla fine di
ogni giorno di Brahma (kalpa) sovviene una notte di Brahma, della
stessa durata del giorno (1 kalpa), durante la quale avviene una
parziale distruzione del mondo (pralaya) per opera del fuoco,
dell'acqua o del vento. Dopo ogni mahākalpa (100 anni di Brahma),
Brahma muore e avviene una distruzione totale dell'universo
(mahapralaya), che dura quanto è durata la vita di Brahma: 100 anni di
Brahma. Dopo tale periodo, Brahmā rinasce e si ripete nuovamente il
ciclo. Nella Bhagavad Gita, il Signore Krishna così spiega ad Arjuna
la teoria dell'evoluzione e dell'involuzione durante i cicli cosmici:
'Quando sanno che la durata completa di un giorno di Brahmā è di mille
eoni, e di mille eoni la sua notte, gli uomini conoscono veramente che
cos'è un ciclo cosmico. Quando viene il giorno, tutti gli esseri
distinti procedono dall'indistinto; quando viene la notte, è in esso
altresì che si risolvono, in ciò che è detto l'indistinto. Questa
stessa moltitudine di esseri, dopo esser venuta più e più volte
all'esistenza, figlio di Pṛthā, si riassorbe suo malgrado, quando
viene la notte; essa torna a sorgere quando torna il giorno. Ma al di
là di questo non manifestato, esiste un altro non manifestato, eterno
che, anche quando tutti gli esseri periscono, non perisce. È detto
l'Imperituro, il Non Manifestato; è Lui che si proclama essere il fine
supremo. Quando lo si è ottenuto, non si rinasce più. È la mia sede
suprema.' (Bhagavad Gita, Canto VIII, versi 17-21) E ancora: 'O figlio
di Kuntī, alla fine di un eone tutti gli esseri vanno a questa mia
natura [cosmica], poi, all'inizio di un eone, io li emano di nuovo.
Padroneggiando la mia natura cosmica, io emetto sempre di nuovo tutto
questo insieme di esseri, loro malgrado e grazie al potere della mia
natura.' (Bhagavad Gita, Canto IX, versi 7,8)"
(http://it.wikipedia.org/wiki/Kalpa).
Cfr.http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/60136.

(15) Cfr. Le Opere e i Giorni di Esiodo, metà dell'VIII sec. a.C.

(16) Ibid., versi 109 e sgg.

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