Discussione aperta e serena sulla “dolce morte”…



Tutto il discorso si può dire  che inizia con Socrate e con la sua
decisione di sottomettersi volontariamente alla morte, ovvero
di non fuggire alla condanna inflittagli dagli ateniesi per
avvelenamento con la cicuta.  Ai suoi tempi alcuni dei discepoli
stretti gli consigliarono di non accettare la sentenza e di salvare la
pelle scappando da Atene ma il filosofo imperterrito suggerì: “Prima o
poi la morte arriva comunque, ora se io fuggissi per amore della vita
negherei il valore della democrazia e del verdetto popolare
liberamente espresso, inoltre non conoscendo ciò che mi attende nel
“post mortem”  la curiosità innata del ricercatore che è in me  mi
spinge a non scantonare da questa esperienza,  che  viene
spontaneamente. Se dopo la morte non vi è più nulla  potrò godermi un
meritato riposo se invece vi è ancora coscienza ed esistenza allora
potrò    finalmente corrispondere con spiriti nobili ed elevati ed
avere una interessante condivisione sul significa dell’Essere. In
entrambi i casi perché preoccuparsi?” Con queste parole serene Socrate
bevette l’infuso mortale e se ne  morì descrivendo dettagliatamente le
sue esperienze  fisiche e psichiche in ogni momento del processo di
dipartita.

 Dal punto di vista etico, l’eutanasia  volontaria  ha una sua
dignità morale, non solo nella cultura occidentale ma anche in
oriente, ove è accettato il “suicidio” onorevole, vedi il caso
dell’auto sbudellamento (harakiri) in Giappone, o l’ascesa sulla pira
degli asceti ancor vivi in India (ed a questo proposito ricordo la
storia del guru prelevato da Alessandro Magno  nella piana gangetica e
che si  immolò sul fuoco ardente poco prima della morte di Alessandro
stesso).  Anche in Cina e nella cultura indioamericana la “morte
sacrificale” viene accettata come un fatto normale, addirittura nella
storia mesoamericana si narra che la creazione del mondo avvenne
proprio in seguito al “sacrificio” di due importanti Dei (uno brutto
ed uno bello) che si gettarono nel fuoco primordiale e da ciò fecero
nascere la vita sulla terra.

 Allo stesso tempo, sempre da epoche immemorabili, viene posto
l’accento sulla gravità del suicidio come atto di regressione karmica,
ad esempio nella tradizione cristiana ai suicidi è comminato un girone
infernale pessimo e persino in India ed in Tibet ai suicidi vengono
riservate numerose reincarnazioni espiative (come ciechi o malati
gravi).  Ma in questo caso si parla di atti di suicidio in cui si
vuole fuggire dal proprio dovere karmico, non si ha il coraggio cioè
di affrontare le prove che la vita ci manda e quindi queste prove
devono essere riportate davanti all’anima. Insomma c’è sempre il
dubbio che  la morte auto indotta sia una specie di fuga o noncuranza
verso la vita, come nel caso di morte causata da eccessi e vizi,  in
tal senso persino la persecuzione terapeutica -che tiene in vita il
malato a “tutti i costi”-  potrebbe esser vista come una forma karmica
espiativa.

Mentre, dal punto di vista del giuramento di Ippocrate,  la cosiddetta
“donazione” degli organi non è altro che un omicidio legalizzato,
infatti molti anestesisti si rifiutano di certificare la “morte
cerebrale” di infortunati (soprattutto giovani) ai quali vengono poi
espiantati degli organi sani, poiché  tali asportazioni possono
avvenire solo su “un organismo  vivo”  -il cuore della vittima  ancora
batte-  mentre l’esame delle onde pensiero segnalanti l’attività
cerebrale  indica  una linea piatta. Il che non significa però che
tale “morte cerebrale” sia reale decesso, infatti la stessa condizione
si manifesta ad esempio in uno stato di assorbimento profondo, come il
samadhi dello yogi, ma già sappiamo che dal samadhi si può
tranquillamente uscire e riprendere le funzioni vitali… Dal che se ne
deduce che “materialmente” la donazione degli organi avviene
“uccidendo” il donatore. Queste ipocrisie e falsità mediche sono poi
“pareggiate” dal punto di vista moralistico nel mantenimento in vita
di un corpo malato irrimediabilmente che viene mantenuto
artificialmente “vivo” come tanti casi eclatanti descritti dalla
cronaca… (vedi sotto).

Lasciando  da parte la “morale” resta comunque aperto il discorso
della legalità e del diritto umano,  in Italia come nel resto de mondo
 il legislatore decide (in teoria) su base  razionale e quindi la
normativa  è ancora aperta sia pur confusa. Qui di seguito voglio
inserire una serie di pareri espressi da alcune persone che, per un
verso o per l’altro  stimo, e lascio a voi il  giudizio finale su
questo argomento:

“Continuando il dibattito interno ad Assoconsumatori in materia di
diritto e libertà di cura, ti invio queste due righe che testimoniano
il nostro necessità di approfondimento. Sull’opportunità del
testamento biologico: certezze e dubbi giuridici Purtroppo le
questioni dell’etica vengono discusse troppo spesso in astratto,
mentre un giurista deve avere il rigore storico e formale che gli
deriva dall’impostazione generale del diritto positivo. Cioè non deve
ragionare secondo le mode ma secondo scienza e coscienza (anche il
giurista), perché seppure sia fondamentale l’aderenza ai mutamenti del
costume tuttavia, se di costume si tratta, esso attiene alle
problematiche più superficiali. Mentre sulla vita e la morte, sul
corpo e sulla salute, su materia cioè indisponibile è ovvio che le
mode hanno molto meno peso. Insomma, si deve seguire un rigore tecnico
che poco o nulla lascia al campo
della discrezione politica o mass-mediatica, delle mode di pensiero o
del presenzialismo. E il criterio primo è individuare la parte debole
– e la parte forte – in campo, ovviamente. Solo tecnica giuridica e
legislativa, appunto, per lo meno per quanto riguarda l’associazione
di tutela dei cittadini, che in questo caso deve intervenire su fatti
che il potere e la propaganda hanno sviluppato come guerra tra poveri
( e non tra un debole ed un potente): qui i poveri sono due: uno a cui
serve un organo, e uno che è in fin di vita, e si vuole inscenare un
conflitto tra questi 2 soggetti, mentre noi sappiamo che siamo a
fronte, invece, di un potere forte (il commercio degli organi, le
cliniche) che, peraltro, è finanziato dai contribuenti (altro soggetto
debole). Infine, va citata la parte della professione medica, che qui
non so se definire potere forte o debole, perché per diritto è il
tutore del diritto costituzionale alla salute. Come detto, la legge
sul testamento biologico non passa, da anni, e pare
poter dire che il vuoto legislativo favorisce il commercio criminale,
cioè i potenti. Infatti, il testamento biologico produrrebbe una forte
contrazione delle donazioni, perché sarebbe molto più forte l’effetto
del “consenso informato”, completo di tutti i dettagli, che
permetterebbero al soggetto volenteroso ma ignaro di rifletterci
meglio. Le molte donazioni (l’Italia è in testa) – che costituiscono
un ricco mercato e drenano molte risorse della sanità su capitoli
molto importanti – oggi vengono ottenute con la deregulation e
l’aggiramento delle più elementari norme di tutela (il foglietto del
Ministero privo delle garanzie di firma …o delle ‘circostanze’ …che
possono essere le più svariate) se non la loro aperta violazione. In
questo senso avrebbe ragione chi sostiene la necessità della legge sul
testamento biologico
ma è probabile che per far questo non serva una nuova legge, che ha il
pericolo di voler varare un nuovo ‘istituto’, quando probabilmente non
serve e tutte le leggi già esistenti sono già ora sufficienti, se
meglio organizzate all’interno della professione medica (insomma, la
legge apposita sembrerebbe fatta apposta per sollevare il
medico da ogni responsabilità, e non il contrario). Noi siamo per un
testamento, chiaro, semplice, valido. Ma non biologico (non ci piace
il termine ‘biologico’ affiancato a testamento, pensiamo ai rischi di
aprire alla disponibilità del biologico, agli OGM, alla manipolazione
della vita, no? Il giurista si pone quindi l’obbiettivo di raggiungere
una prassi legale adeguata, se non ottima, per il riequilibrio dei
poteri e la trasparenza. Quindi, l’analisi giuridica non si ferma qui,
e affronta le contraddizioni  di una norma che appare utile ma non
trova il consenso per essere deliberata e creare un nuovo istituto, ed
ecco perché si solleva l’interrogativo sull’opportunità di un nuovo
istituto, interrogandosi su ogni aspetto di contraddizione in termini
o di spirito della legge stessa. E qui il campo è minato. Infatti,
nelle guerre tra poveri è difficile avere il giusto metro: il problema
della donazione dovrebbe essere un problema di
chi ne ha bisogno, non di chi inavvedutamente ed in uno stato di
bisogno altrettanto grave è indotto a donare, magari a rischio della
propria vita (in assenza di garanzie).
Ho seguito l’iter della legge e la discussione: come ho verificato, è
molto complesso mettere mano alla ‘responsabilità’ di un terzo in
materia di diritti indisponibili: vi è una chiara contraddizione in
termini, i diritti o sono inalienabili ed indisponibili o non lo sono,
non esistono vie di mezzo se non a rischio di ledere alcuni principi
basilari dell’impianto del diritto positivo (il diritto naturale può
disporre con potere assoluto sulla vita, quello positivo nasce per
creare un sistema di garanzie ) Per esempio, basti pensare che nessuna
legge può costringere la coscienza del medico, che per legge opera in
scienza e coscienza, e se tale legge vi fosse si creerebbe la
situazione contraddittoria e difficile (moltiplicata per mille) che
abbiamo per l’aborto. La caccia alle streghe si allargherebbe, invece
di normalizzare la situazione, insomma si uscirebbe dal seminato della
scienza propriamente intesa e si rimetterebbe il tutto in
mano alla discrezionalità della politica. Invece si deve trovare
l’equilibrio, ed in questi casi è meglio rifarsi agli impianti
giuridici corretti, cioè basandosi sulle norme esistenti (che ve ne
sono tante) semmai individuando gli aspetti mancanti, per ottenere una
efficacia delle norme (nel loro complesso e non singolarmente intese)
piuttosto che inventare nuovi istituti che possono aprire la strada ad
avventure che sfuggono alla nostra indagine o immaginazione. Per
questo motivo, ho apprezzato le dichiarazioni dell’Ordine dei Medici
di Milano, che hanno ipotizzato un percorso etico della professione in
materia (appoggiato alle norme esistenti, magari con qualche minimo
ritocco), cioè ad una piena responsabilità del professionista, in un
sistema di trasparenza tra fatti e diritto, mediato dalla scienza
nell’esercizio della professione (che non è solo scienza, ma anche
coscienza, appunto). Di fatto, si dovrebbe sviluppare un modello di
‘testamento’ che lega la pratica di tutela dell’associazione dei
donatori (una delle parti deboli) alla pratica giuridica della
medicina legale (infatti in mezzo vi è una zona grigia). Una
operazione testamentaria che agendo su un diritto indisponibile deve
essere blindata nella procedura e garantita nella forma ma anche
…nella sostanza. Questo modello di testamento dovrebbe prendere in
considerazione che l’assenso debba essere espresso in modo informato e
per fattispecie che, scientificamente, presuppongono rischi diversi.
INFORMAZIONE: tutta l’informazione scientifica corretta e trasparente
FATTISPECI: tutte le fattispecie della casistica, per esempio coma,
tempi di prognosi ed accertamento prima dei quali o dopo i quali uno
rilascia il consenso, cautele come per esempio la libera scelta di
terapie alternative in caso di dichiarazione di fallimento della
scienza ufficiale, etc.” (Assoconsumatori)

 ——————–

”Nel concordare in pieno con questi concetti, e preannunciando un mio
futuro articolo che cercherà di inquadrare la questione nell’ambito
della complessità moderna (ovvero: interessi economici dietro il
mercato della salute), occorre aggiungere qualcosa: il cinismo cui
viene decretata la condanna a  morte fra atroci dolori si basa su
concetti falsi che vanno smascherati. Concetti tanto più falsi quanto
più mascherati di buonismo dolciastro. L’ esempio essenziale ci viene
da quanto fatto in relazione al trapianto di Organi. Il trapianto di
organi, ed il suo mercato nero, è divenuto possibile solo quando si è
proposto come  businnes e cioè da quando una sentenza della Corte
Suprema di California, peraltro molto contraddittoria e molto
contraddetta,ma automaticamente accolta in tutto il mondo, stabilì che
gli organi umani non hanno prezzo. [ Moore v.Regents of University of
California, 51 Cal 3d120,P2d,1990 ] Da questo momento è esploso il
business,che potendo utilizzare una materia prima senza prezzo,
permette qualsiasi tipo di speculazione. Per poter impiantare il
business hanno dovuto inventare il concetto di “morte cerebrale”, che
è un falso assoluto. Tant’è vero che la constatazione di morte, al di
fuori dei procedimenti atti a favore i trapianti, si fa ancora con i
vecchi sistemi. Per poter “operare” in tutta calma, hanno dovuto
by-passare uno scoglio apparentemente insuperabile: quello del
consenso informato. Non solo non hanno chiesto il consenso, ma non
hanno  neppure informato! Infatti nessuno nel nostro paese sa di che
si tratta quando si parla di trapianti. Ci si limita a sperare di non
trovarcisi impigliati ( o…impagliati!) Di queste belle prodezze si è
fatta  pronuba la cattolicissima Rosy Bindi, durante il suo “mirabile”
soggiorno al Ministero della salute ( si fa per dire…). Insomma,
costoro…e non si sa bene chi, pretende di stabilire non solo se una
persona è morta o viva, ma anche se il paziente in morte cerebrale
soffra o meno….che è una  mostruosità scientifica (oltre che
criminale, vedi il testo fondamentale della Bioetica: Vita, morte
miracoli, Feltrinelli, a cura di Nespor, Santosuosso e Satolli). Per
concludere, ma solo per il momento, quattro considerazioni:

Simone de Beavoir: Tutti gli uomini devono morire, ma per ogni uomo la
morte è un’ accidente ed una violazione ingiustificata, pur sapendolo
e pur consentendovi. L.Wittgenstein: Dare un nuovo concetto può
significare solo introdurre un nuovo impiego di un concetto, una nuova
pratica. Il concetto di è vago.
Ch.Hufeland, (medico, 1762-1836): Quando nel suo lavoro un medico
presume di poter prendere in considerazione se una vita ha o no
valore, è impossibile limitare le conseguenze di questo atto, ed il
medico diventa l’ uomo più pericoloso dello Stato.
AA.VV. ( Op.cit.) Nessuno può dirsi “proprietario” di se stesso, del
proprio corpo o della propria persona. La proprietà è infatti un
potere che si esercita su un “bene economico” (materiale o
immateriale) e che comporta la possibilità di utilizzarlo a proprio
piacimento:sia di goderne, sia di disporne, cedendolo ad altri. L’
essere umano, la persona, il corpo non sono oggi beni economici e di
essi nessuno può disporre. Martin Luther King: Le nostre vite
finiscono quando taciamo di fronte alle cose davvero importanti”.
(Giorgio Vitali)

……………….

”Eu-tanasia è un vocabolo greco, composto di un prefisso “eu” che vuol
dire buono; e da “tanatos” che significa morte. La “buona morte” che
ciascuno si augura per i malati terminali in preda a sofferenze acute,
 non  ha niente a che vedere però con la morte per disidratazione, ed
inedia, che i magistrati di Cassazione  vogliono per forza infliggere
alla indifesa Luana Englaro: essere vivente, e senziente i   dolori
fisici, perché se il  cervello è spento alla ragione, i sensi ed il
sistema nervoso che li irradia in parte funzionano.  La morte per sete
è orrenda, per i malesseri che provoca  prima che intervenga il coma
iperglicemico  che uccide l’ infelice torturato: era una delle
pratiche di Abu Ghraib, insieme al suo opposto “waterboarding”
(affondare la testa della vittima nell’ acqua fino a farlo soffocare)
che si pratica invece a Guantanamo. Delle quali pratiche Obama ha già
chiesto a Bush e Cheney di fornire ragione, e i Democratici più
sensibili all’ orrore reclamano il processo al comandante-fellone.
(Certo questo non lo racconta il Quotidiano Unico, tutto impegnato
contro la “dittatura” di Putin, e per la “integrità” della Georgia; ma
nondimeno, questo accade in O/merica).  Consigliamo allora gli
ermellini ipocriti che vogliono, nuovi Ponzio Pilato, “lavarsi le
mani” da un caso scottante cedendo alla furia della tribù più barbara
che reclama “Morte” per l’ innocente, di sparare direttamente in bocca
 alla sfortunata Eluana, diventata caso ideologico tra fazioni
“opposte” in lizza per il primato culturale.  Ma qui non c’ entra
niente “religione o laicità”, difesa dalla vita o diritti individuali,
qui ci sono solo le torture di una morte cattivissima inflitta a
qualcuno che non può ribellarsi al gioco orrendo delle
strumentalizzazioni “opposte” e convergenti…… “  (Gianni Caroli).

 Ecco vi ho fornito una panoramica alquanto laica e scientifica sui
diversi punti di vista legali e etici sul tema, di più non posso fare
anche perché  non è nelle nostre mani poter prendere decisioni in un
senso o nell’altro. Credo che il “feroce”  karma umano stia già
lavorando nel tracciato del dovuto….

Mi si perdoni l’argomento "truce"...


Paolo D'Arpini  (16 novembre 2008)




1 commento:

  1. Scrive Daniela Turrini:

    "...all’Assemblea della Camera dei deputati inizierà presto la discussione sul ddl in materia di DAT (Disposizioni anticipate di trattamento). Il testo base adottato prevede che il medico sia vincolato dalle dichiarazioni anticipate (magari rese molto tempo prima) di un paziente (o di un suo “fiduciario”) anche quando in queste c’è la richiesta di sospensione della nutrizione e dell’idratazione. In altre parole, si può obbligare il medico a uccidere il malato di fame e di sete. Il testo introduce a tutti gli effetti l’eutanasia passiva... (Daniela Turrini)"


    Commento di Marco Bracci: "A un primo sguardo, sembrerebbe che il malato, cui viene tolta l’alimentazione e l’idratazione, venga ucciso, ma c’è da considerare un altro fatto molto importante e che viene prima dell’alimentazione/idratazione forzata: quando una persona è ridotta male a causa di un incidente o per una malattia grave, andrebbe lasciato che la Natura facesse il proprio corso e quindi, probabilmente, lasciar morire la persona di morte naturale. Invece i medici si accaniscono a farla vivere a tutti i costi, in condizioni estremamente disagiate e innaturali.
    Ma le religioni, che dovrebbero aiutare gli uomini ad affrontare con serenità il trapasso, sono quelle che invece additano coloro che non sottostanno al loro dettame, cioè che bisogna far vivere a qualunque costo. E usano l’arma subdola dell’altruismo per convincere più persone possibile a farsi uccidere ed espiantare i propri organi. Perché? Perché più uno vive da malato e più fa guadagnare e aumenta il PIL. E’ solo un problema di soldi, non di etica.
    E, a proposito di utilitarismo, mi viene un dubbio: c’è sempre più bisogno di organi da trapiantare; non è che oggi si vuole legalizzare l’eutanasia per poter avere domani organi freschi all’occorrenza? Pensa che bello, per un trapiantista, avere una serie di organi disponibili e sempre freschi, di cui già si conoscono tutti i parametri fisici e le possibili compatibilità, da prelevare all’occorrenza (uccidendo il legittimo proprietario) e senza dover aspettare che qualche malcapitato motociclista si schianti contro un albero! Infatti, nei Paesi dove c’è la pena di morte, i condannati sono tenuti a disposizione finché non c’è necessità di un qualche loro organo da vendere.
    Marco"

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