Conversazione sui piedi, fra Antonella Pedicelli e Paolo D'Arpini


“Spesso guardando i miei piedi mi nasce spontaneo un sentimento di venerazione.. non mi prendere in giro….è una sensazione che non riesco a spiegarti, è come se i miei piedi fossero “sacri”! Pensa che spesso, quando sto un po’ giù, il guardarmi i piedi  mi aiuta a star meglio!”
“Quel che tu dici a proposito dei piedi, cara Antonella, conferma quanto sempre affermato in India che i piedi sono il più sacro punto del corpo. L’adorazione dei piedi del Guru e dei santi è una delle forme di pulizia mentale e di trasmissione del potere (shakti). All’inizio del mio viaggio, da buon occidentale scettico e razionale, quando sentii parlare dell’adorazione dei piedi e della shakti che da essi fluisce presi la cosa con le pinze ed avevo molti dubbi, fortunatamente siccome sono della Scimmia volli mettere alla prova questi detti ed un giorno mi capitò, mentre stavo andando a meditare, di passare davanti al mio Guru Muktananda seduto su una sedia proprio nella sala di meditazione che osservava i meditanti. Con in mente il mio dubbio mi avvicinai a lui e mi inchinai poi appoggiai la testa sui suoi piedi nudi… non so cosa avvenne sentivo come una corrente che passava e trasformava la mia mente, ero talmente appoggiato che stavo proprio di peso sui piedi, Muktananda diede un colpetto con l’alluce ed allora alzai la testa solo per accorgermi di essere completamente ubriaco di energia, talmente ubriaco da non avere nemmeno la forza di stare in piedi, dovetti subito sedermi ed entrai in meditazione profonda.  Anche nella tradizione cinese i piedi e le mani sono considerati estremamente importanti per l’energia tant’è che lo Shiatzu si fa proprio lì. Insomma i tuoi piedi trasmettono energia spirituale ed è logico che tu la percepisca”.
“Ho trovato varie informazioni piuttosto interessanti in merito all’argomento “piedi”…  “Budda costruì il mondo con 7 passi dei suoi robusti e potenti piedi” ; “i piedini deformi delle donne cinesi sono chiaro simbolo della loro sottomissione e della loro mancanza di potere”; “alcuni sovrani della regione dei Grandi laghi, in Africa, non toccano il terreno: vengono portati sulle spalle oppure camminano su stuoie. Si dice che la loro potenza di re, attraverso i piedi, inaridirebbe la terra.
  Per ragioni simili le danzatrici indiane ricoprono la pianta dei piedi con una tintura rossa: una protezione contro i demoni che i passi di danza potrebbero evocare. In altri casi il piede è decorato per indicare uno “status”: per le donne dell’arcipelago di Tahiti, un bracciale tatuato sulla caviglia indica l’appartenenza a una famiglia nobile. E le ragazze dello Yemen, prima di sposarsi, si decorano i piedi con l’henné.” ..e tanto altro…ci si potrebbe scrivere una vera “enciclopedia” sui piedi, in un certo senso questo ridarebbe loro una certa importanza! A cominciare dall’attenzione verso il nostro modo di camminare, di poggiare i piedi sulla terra, di stabilire un “contatto”..per poi passare al modo attraverso il quale noi “percepiamo” i piedi, fuori e dentro le nostre calzature…”"In molti quadri del Caravaggio ci sono personaggi a piedi nudi. Ad esempio, nella tela con la Madonna di Loreto o dei pellegrini (d), in Sant’Agostino a Roma (1604) o nella Madonna del Rosario (e), dipinta a Napoli nel 1606, vediamo pellegrini e fedeli, inginocchiati davanti alla Vergine, con i piedi sporchi e sgraziati in primo piano. E sempre in primo piano, ancora all’altezza degli occhi dello spettatore, sono i piedi nudi di Nicodemo, che sorregge il corpo abbandonato di Cristo nella monumentale Deposizione di Cristo nel sepolcro (1602-1603) (f), ora in Vaticano. Forse per Caravaggio i piedi nudi sono un simbolo di obbedienza e fedeltà – come scriveva Federico Borromeo (De Pictura Sacra, 1624) – e quindi di una fede sincera, come quella dei poveri e degli umili.
Ma sicuramente i piedi più scandalosi dipinti da Caravaggio sono quelli, nudi e gonfi, della Madonna nella tela con la Morte della Vergine (1606), ora al Louvre. Un quadro così sconvolgente che venne rifiutato dal committente.  La morte di Maria, madre di Cristo, viene rappresentata come la fine di un semplice essere umano, in una stanzetta spoglia e povera: Maria appare “scomposta”, come se fosse appena morta, con il  braccio sinistro abbandonato di lato, quello destro piegato sul ventre, gonfio, le gambe leggermente aperte e la veste sollevata sulle caviglie e i piedi nudi. “Poiché avea fatto con poco decoro la Madonna gonfia e con le gambe scoperte, fu levata via e la comperò il duca di Mantova e la mise in Mantova  nella sua nobilissima galleria” scrive Giovanni Baglione (1642). Ma c’è qualcosa di ancora più grave. A Roma si diceva che per dipingere la Madonna Caravaggio si  era ispirato a una giovane donna morta affogata o, peggio, che nella Vergine il pittore aveva rappresentato  “qualche meretrice sozza degli ortacci [...] qualche sua bagascia [...] una cortigiana  da lui amata” (G. Mancini, 1621). Nel 1994 due studiosi, Riccardo Bassani e Fiora Bellini, hanno identificato la prostituta con Anna Bianchina, “cortigiana”. Figlia di prostituta e prostituta dall’età di dodici anni, con capelli lunghi e rossi, Anna aveva fatto da modella per altri quadri di Caravaggio. Era morta a 24 anni, per una malattia della gravidanza, e forse il pittore ha pensato al suo corpo sformato quando ha dipinto la Vergine, innaturalmente giovane e molto bella anche nella morte.  E sì, in questo quadro i piedi nudi sono l’ultimo problema! Buonanotte, mio caro Paolo, a domani!”
Antonella Pedicelli e Paolo D'Arpini

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