La "solitudine" dell'uomo di conoscenza e la sua totale presenza in tutto ciò che è


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In un discorso inerente la "solitudine" del Jnani  fatto da  Nisargadatta Maharaj, riportato su "Io sono quello" il libro che raccoglie parecchi dialoghi del saggio,  è  affermato:  "L'uomo di conoscenza è solo
 ma è anche ogni cosa esistente. Non è neppure un essere umano. E’ l’essere di tutti gli esseri viventi. E neanche questo. Non bastano le parole a spiegarlo. E’ quello che è, è il terreno su cui tutto cresce ... La compassione e l’amore sono la sua più intima natura. Scevro di ogni predilezione, egli è  libero di amare! (…)   La realtà suprema si manifesta nelle più varie maniere, in innumerevoli forme e nomi. Tutto affiora e si reimmerge nello stesso oceano, la sorgente di tutto è una sola. Andare in cerca di cause e risultati è un passatempo della mente, solo "ciò che è" merita di essere amato. L’amore non è un risultato, ma il fondamento stesso dell’essere. Ovunque tu vada, trovi l’essere, la coscienza e l’amore. Per quale motivo e per cosa avere delle preferenze?" 

Per comprendere meglio, le implicazioni di quanto qui espresso occorre fare un passo indietro nel tempo, riportando l’attenzione all’alba formativa dell’Advaita Vedanta, la conoscenza non-duale della Realtà, espressa nelle porzioni terminali dei Veda (Vedanta) e nelle Upanishads. 


Ad esempio nel commento fatto sulla Taittirya Upanishad fatto da Shankaracharya, vissuto nel V secolo, viene detto: “Conoscenza ed ignoranza appartengono al reame di nome e forma; essi non sono gli attributi del Sé… Ed essi -nome e forma- vengono “immaginati” (sovraimposti) così come lo sono il giorno e la notte in riferimento al sole”.

La similitudine con il sole è qui molto appropriata. Dal punto di vista del sole non c’è né giorno né notte e ciononostante senza il riferimento al sole non vi può essere né giorno né notte. E’ solo dal punto di vista dell’osservazione dalla terra che giorno e notte hanno un significato e vengono sovrapposti al sole. Allo stesso modo nel puro Sé (l’assoluta Coscienza non-duale) non sussiste alcuna conoscenza né ignoranza. Queste sono rilevanti solo per l’intelligenza finita (la mente duale), ma ancora queste possono assumere un
significato solo se sovrapposte al Sé.

Il Sé, che è la Realtà Assoluta, ha la natura della Conoscenza Assoluta, non nel senso di una trasformazione mentale ma in quello di Consapevolezza incondizionata. Ed è questa stessa Consapevolezza che è alla base della conoscenza-ignoranza empirica, la stessa che produce il miraggio di nome e forma….

Paolo D’Arpini

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