La "Grande Madre" ritorna...




Il risorgere delle tradizioni mistico-esoteriche della “Grande madre”, legate alle figure di Iside, Astarte, ecc., si lega alla storia di Tolomeo I Sotere (367.282 a.C.), luogotenente di Filippo II di macedonia e poi di Alessandro il Grande, che resta in Egitto come satrapo (governatore di una provincia).

Nel 305, assunse il titolo di Re d’Egitto sposando Berenice, figlia di Mugas, che accompagnò sempre Tolomeo nelle sue attività socio-politiche e anche nella assunzione del ruolo di Faraone. Berenice, nelle Olimpiadi del 284, vinse una gara di carri, dimostrando, come da tradizione, l’impegno della “donna-regina”, nelle attività sociali, politiche, rappresentative e creative della “sposa”.

Tolomeo I fu un grande organizzatore dimostrando le sue capacità nella costruzione del faro di Alessandria e, soprattutto, nella creazione della Biblioteca Alessandrina (inaugurata sotto il regno di Tolomeo II Filadelfo) che supportò lo sviluppo delle scienze, della filosofia, delle scienze naturali e sociali, fin quando fu distrutta (nel 642 d.C.) a causa delle follie fondamentaliste ed anti-eretiche dei vescovi cristiani.

In tutto il periodo tolemaico, fu forte l’impegno mistico-filosofico guidato dalla propensione a dare valore alla figura della donna ed al femminino-sacro. Proprio a queste posizioni ideologico-filosofiche si deve il risorgere dei fondamenti delle antiche propensioni monoteistiche (verso il dio Aton) del faraone Akhenaton che, anche se emarginate dopo solo 17 anni di regno, rimasero vive nelle ceneri del sapere popolare.

Con Tolomeo, l’influenza culturale dell’Egitto si espanse in tutta la zona medio-orinetale fino alla Palestina ed anche alla zona mesopotamica di Babilonia.

Possiamo ricostruire questi saperi e le influenze politiche, ricordando i fondamenti che hanno retto per secoli influenze strutturali nell’ambito civile e religioso: il monoteismo di Akhenaton.


Prima di tutto, una grande libertà di scelte religiose che possiamo riferire ad un sincretismo culturale guidato tuttavia dalla concezione, sostenuta da Akhenaton, di un Dio, il Sole, che si offre come “… amore verso tutte le persone che ne abbiano bisogno”. I favori di Dio non sono legati alla partecipazione ad una particolare setta religiosa, ma al solo fatto che ogni uomo/donna è figlio di Dio e quindi posto nell’influenza della sua grazia.

Il potere della “Grande-Madre” (Signora del Cielo – Signora del potere del Cobra) ha in sé la forza del sapere sciamanico salvifico e divinatorio, espresso anche dalla “Sibille” e da tutte le ancelle-rappresentanti della Dea. Questo potere suscitava reazioni distruttive e disruptive nelle Gerarchie del monoteismo mosaico, paternalista e maschilista, che, proprio per paura di perdere i loro privilegi, diventano estremamente pericolose e una continua minaccia per la stabilità sociale e politica.

Il “popolo di Dio” non è chiamato alla assoluta osservanza della legge (legge mosaica) che, prima di tutto, mira a diffondere il proprio potere teologico-politico, attraverso l’imposizione di una “etica del potere” che è assolutamente perniciosa per la libertà, per la verità, per la giustizia, per il dispetto dei diritti del singolo, la creatività e la spinta vitale per la crescita e per il divenire civile

Non sono necessarie né una gerarchia, né la struttura di una rigida forma legislativa, che creano solo un feroce senso del peccato (… creato per sottomettere), proprio perché il potere di Dio è un potere salvifico, fondato sul perdono e non sulla creazione di un capo espiatorio.

Ogni persona, ogni soggetto, è chiamato a percepire l’Amore di Dio e non un suo feroce senso di condanna e di sete di riparazione della colpa: è Dio, con il suo amore incondizionato verso il suo popolo, a cancellare sempre e con magnanimità ogni colpa ed ogni riparazione.

Dio non ha bisogno di “servi” dominati dall’obbedienza e dalla paura del castigo, ma di “figli”che cercano l’amore e la grazia del Padre. Dio non chiede offerte, riti, sacrifici, preghiere perché nel suo “rapporto d’amore” è pura comprensione, pura generosità, pura tenerezza, pura …..

Dio è un “amore generoso” che dice “… andate e moltiplicatevi in amore ed in creatività, in sapere ed in partecipazione sussidiaria e generosa: è peccato solamente danneggiare un’altra persona, fare del male ad un bambino o ad una donna che sono “… la vera semente dell’amore di Dio”.

La “vera conversione” (cambiamento di prospettiva) riguarda la “capacità di giudizio”, inteso come pienezza di vita, piena realizzazione di sé nell’integrazione con l’Altro.

Il perdono di Dio si misura concretamente con la scelta di perdono fatta da ognuno in favore del vicino, del aprente, del viandante … di ogni altro reso sacro dal perdono stesso ricevuto da Dio.

Il peccato del mondo non è peccato verso Dio (che sempre perdona), ma è rifiuto della pienezza della vita che si misura solo nel rispetto dell’altro, del riconoscere il valore dell’altro e, soprattutto, della singolarità creativa e salvifica dello spirito del femminino sacro.

Nel popolo di Dio non c’è posto per le potenti istituzioni religiose e per gerarchie oppressive e dogmatiche, proprio perché ognuno può rivolgersi direttamente a Dio che, con il suo amore, è sempre disposto ad ascoltare e ad aiutare i suoi figli, indipendentemente dai loro errori e dalle loro colpe.

Dio non ama i figli e le persone per i loro meriti (che sono meriti del potere terreno e materiale), ma per la loro disposizione di amore, per la loro ricerca incessante di collaborazione, di sussidiarietà e di accettazione.

Dio non giudica, non crea leggi, non cerca sottomissioni o colpevolezze: dio è “sevizio”, comprensione e generosità.

Imperdonabili, per Dio, sono solo i comportamenti distruttivi e disruptivi che mirano a sottomettere e a creare dolore e sofferenza.

Dio è orientato verso il bene e la felicità degli uomini, verso la loro esistenza serena nell’amore della famiglia, del rapporto d’amore tra genitori e figli e non tiene conto dei peccati, che, per lui, sono sempre cancellati.

Inciampare e cadere non sono mai motivi per creare peccato e castigo, ma esperienze che portano a continue rinascite nell’amore di Dio.

Se la vita è orientata verso il bene degli altri, Dio gioisce per aver creato giustizia, benessere, felicità, crescita e una moltiplicazione del suo stesso amore: il perdono di Dio precede sempre la richiesta di perdono da parte dei suoi figli.

In questo si comprende come Dio sia luce che si espande. “Io sono la luce del mondo” – luce che è saggezza, consapevolezza, benedizione, sincero amore verso l’altro che è “… segno dell’accoglimento del suo Amore”.

La legge di Dio non ha bisogno di essere scritta, non è un codice di dottrine e precetti, bensì il dono interiore. La legge scritta è una legge umana che perciò è destinata a perire. La legge di Dio è impressa nel cuore dell’uomo, nel suo spirito e, proprio per questo, è eterna e rende eterno l’uomo “… racchiuso nello scrigno dell’amore di Dio”.

Dio non ha bisogno di suoi rappresentanti in terra con il compito di tradurre le sue volontà, perché queste Dio le trascrive nel cuore di ognuno dei suoi figli, nella “… verità della procreazione e della educazione dei figli nella verità”.



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