Mutazioni religiose e fondamentalismo alimentare



Qualunque corrente di pensiero, politico, culturale, filosofico, religioso ecc. si caratterizza in tre posizioni: la parte eccessivamente moderata, la parte moderata e quella ideologicamente più rigida. Il sistema vegan non è avulso da tali schieramenti ideologici.

Nei primi secoli del cristianesimo il popolo pagano odiava i cristiani perché consideravano se stessi il popolo eletto, la parte aurea; ripudiavano gli incarichi pubblici, il servizio militare, si appartavano dall’intera vita sociale e culturale, non frequentavano il circo, il teatro, le feste, le processioni pagane; nelle famiglie portavano la discordia nella volontà di far passare per vera la sola dottrina di Gesù; bramavano ardentemente la fine del mondo che avrebbe portato loro gioia eterna e agli altri castigo. Poi successivamente, da quando Costantino sancì la libertà di culto religioso, la Chiesa acquistò sempre più proseliti e potere e con l’editto di Teodosio del 381 il cattolicesimo divenne religione di Stato. E fu così che da perseguitati i cristiani divennero sempre più persecutori e intolleranti verso gli altri culti e le altre dottrine religiose.

 Ma il “successo” del cristianesimo non venne in virtù di atteggiamenti intransigenti dei primi cristiani che erano disposti a farsi uccidere piuttosto che reagire alla violenza, ma dalla dottrina di Gesù che predicava l’amore anche per i nemici, cioè da coloro che li osteggiavano. Il comportamento dei primi cristiani fu in parte analogo al comportamento di taluni animalisti o vegan intransigenti di oggi. Anche se noi animalisti saremmo ancor più motivati nel nostro estremismo, dal momento che gli animali assumono per noi la stessa considerazione di un essere umano: trovarsi a tavola con chi si appresta a divorare un animale è ben lontano dallo zelo cristiano la cui chiusura era limitata al convivere con una diversa dottrina.

L’umanità fin dai primordi (da quando i nostri antichi progenitori vissero nella foresta intertropicale, si nutrì fondamentalmente di frutta, bacche, germogli, semi, radici) tutte le generazioni che ci hanno preceduto (eccetto frange appartenenti a comunità religiose o filosofiche), per motivazioni contingenti sono state, purtroppo, tendenzialmente onnivore. Ma la testimonianza concreata e riscontrabile della nostra ottima salute dimostra chiaramente i benefici del nostro essere vegan, consapevoli che questo stadio lo si raggiunge per gradi, a mano a mano che matura la nostra consapevolezza, la responsabilità verso se stessi e verso il contesto naturale.

In fatto alimentare credo che occorra evitare estremismi che fanno perdere credibilità  alla nobiltà della nostra causa: naturalmente il principio non è applicabile quando c’è di mezzo la sofferenza o la vita degli animali. L’unico estremismo da adottare è la propria coerenza, forte e tenace. Chiedere molto a se stessi e poco agli altri questa credo sia la strategia migliore da adottare.

Alcuni vegan tendono a trascurare le regole della corretta alimentazione e a produrre, a volte, uno stato che non è proprio l’immagine della buona salute. Mentre altri seguono correttamente i dettami della scienza igienista facendo riferimento alla nostra natura di fruttariani ma succede che anch’essi siano vittima di qualche malattia che può dipendere dal danno causato in passato al proprio organismo per un insano modo di vivere o di cattiva alimentazione o per fattori genetici. E vi sono poi persone onnivore che usano mangiare di tutto, che magari hanno una vita sregolata eppure restano in discreta salute fino ad età avanzata. Questi soggetti, particolarmente robusti, se avessero adattato il  sistema di vita igienista molto probabilmente sarebbero vissuti più a lungo e con un salute certamente migliore. Infatti vi sono scienziati onnivori, poeti onnivori, grandi atleti, filosofi, santi onnivori: probabilmente se fossero stati vegan avrebbero raggiunto risultati ancora migliori,  come conferma il lungo elenco dei Grandi della terra che sono stati o sono vegan. Ma non tutto è relativo. Mangiare carne o no non è la stessa cosa: c’è la differenza tra la vita e la morte, tra la violenza gratuita ed il rispetto; c’è la differenza tra la salute e la malattia, tra la civiltà e l’ingiustizia, tra la compassione e l’indifferenza verso la sofferenza degli indifesi.

Franco Libro Manco

3 commenti:

  1. Direi che sono parole sacrosante. Ci sarebbe solo da aggiungere che le malattie non dipendono direttamente dal tipo di alimentazione, ma dalle motivazioni interiori e dai sentimenti di ognuno, che poi si ricollegano alle colpe memorizzate nell'anima (il Libro della vita della Bibbia, l’Akasha degli orientali).
    L’”occhio è lo specchio dell’anima” dice un proverbio. Infatti nell’iride sono riflesse le malattie passate, in corso e future. Essere lo specchio dell’anima significa che è attraverso l’occhio che l’anima mostra all’uomo le colpe che dovrà superare; se pentendosene o soffrendone dipende da ogni singolo uomo.
    Quindi può succedere che un animalista vegano sia in pessime condizioni fisiche, semplicemente perché in altre vite ha abusato del suo prossimo e del suo corpo, ad es. maltrattando gli animali e gozzovigliando a più non posso o abusando del sesso.
    In questa vita la sua anima lo spinge a riscattarsi, perciò lotta per i diritti animali ed è vegano, magari integralista e intransigente, ma, pur essendo vegano, risente di ciò che ha seminato in precedenti vite e quindi si ammala anche gravemente in questa. C'è però da tener conto che, se avesse continuato a comportarsi come in precedenza, avrebbe avuto esperienze di malattie ancora più gravi.
    E già che siamo su questo tema, aggiungo: ci sono 2 modi per dissolvere le colpe che si memorizzano nell’anima a causa della trasgressione delle Leggi Divine. Una è l’ESPIAZIONE tramite la sofferenza e una è il RICONOSCIMENTO delle proprie colpe seguito dal pentimento e dalla richiesta di perdono agli offesi.
    L’espiazione tramite la sofferenza può avvenire nelle cosiddette “Sfere di purificazione” (il Purgatorio dei cattolici) e può durare migliaia di anni, dato che in tali sfere le anime, dopo la morte del corpo, si raggruppano per similitudine, cioè in base alla colpa principale. Quindi non possono riconoscerla perché non hanno confronti e paragoni, cosa che invece è possibile sulla Terra, dove esistono miliardi di “casistiche” diverse.
    Il secondo modo è il RICONOSCIMENTO delle proprie colpe, seguito dal pentimento e dalla richiesta di perdono al prossimo, umano o animale o vegetale o minerale che sia, seguito dal proponimento di non offendere più allo stesso modo.
    Il metodo per riconoscere le proprie colpe consiste nell’osservare gli altri e notare cosa di loro ci disturba o addirittura ci fa arrabbiare. In tal modo possiamo capire come siamo fatti noi stessi perché ciò che ci fa arrabbiare ce lo abbiamo dentro di noi. Quindi possiamo riconoscerlo e sforzarci di cambiarlo sostituendolo con l’aspetto contrario positivo e chiedendo perdono a chi abbiamo offeso o danneggiato.
    Se questo processo, che, ripeto, può avvenire solo sulla Terra, non viene seguito, anche sulla Terra non rimane che l’espiazione tramite la SOFFERENZA, quindi malattie, disgrazie, incidenti, ...
    Se non ci riconosciamo e non ci pentiamo, dobbiamo espiare. La vita terrena è una grande grazia, perché, appunto se non ci pentiamo, ci dà la possibilità di scontare/espiare velocemente tramite la sofferenza fisica (malattie) o sentimentale e quindi di ripulire l’anima più velocemente che se fossimo nelle sfere di purificazione.
    E la pulizia dell’anima è il compito della VITA, per poter ritornare a casa, la casa del Padre dove “ci sono molte dimore che io vi ho preparato. E se non fosse così, perché ve l’avrei detto?” (Gesù di Nazareth).

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  2. Scrive Marco Bracci marcobracci49@gmail.com:

    Direi che sono parole sacrosante. Ci sarebbe solo da aggiungere che le
    malattie non dipendono direttamente dal tipo di alimentazione, ma
    dalle motivazioni interiori e dai sentimenti di ognuno, che poi si
    ricollegano alle colpe memorizzate nell'anima (il Libro della vita
    della Bibbia, l’Akasha degli orientali).
    L’”occhio è lo specchio dell’anima” dice un proverbio. Infatti
    nell’iride sono riflesse le malattie passate, in corso e future.
    Essere lo specchio dell’anima significa che è attraverso l’occhio che
    l’anima mostra all’uomo le colpe che dovrà superare; se pentendosene o
    soffrendone dipende da ogni singolo uomo.
    Quindi può succedere che un animalista vegano sia in pessime
    condizioni fisiche, semplicemente perché in altre vite ha abusato del
    suo prossimo e del suo corpo, ad es. maltrattando gli animali e
    gozzovigliando a più non posso o abusando del sesso.
    In questa vita la sua anima lo spinge a riscattarsi, perciò lotta per
    i diritti animali ed è vegano, magari integralista e intransigente,
    ma, pur essendo vegano, risente di ciò che ha seminato in precedenti
    vite e quindi si ammala anche gravemente in questa. C'è però da tener
    conto che, se avesse continuato a comportarsi come in precedenza,
    avrebbe avuto esperienze di malattie ancora più gravi.
    E già che siamo su questo tema, aggiungo: ci sono 2 modi per
    dissolvere le colpe che si memorizzano nell’anima a causa della
    trasgressione delle Leggi Divine. Una è l’ESPIAZIONE tramite la
    sofferenza e una è il RICONOSCIMENTO delle proprie colpe seguito dal
    pentimento e dalla richiesta di perdono agli offesi.
    L’espiazione tramite la sofferenza può avvenire nelle cosiddette
    “Sfere di purificazione” (il Purgatorio dei cattolici) e può durare
    migliaia di anni, dato che in tali sfere le anime, dopo la morte del
    corpo, si raggruppano per similitudine, cioè in base alla colpa
    principale. Quindi non possono riconoscerla perché non hanno confronti
    e paragoni, cosa che invece è possibile sulla Terra, dove esistono
    miliardi di “casistiche” diverse.
    Il secondo modo è il RICONOSCIMENTO delle proprie colpe, seguito dal
    pentimento e dalla richiesta di perdono al prossimo, umano o animale o
    vegetale o minerale che sia, seguito dal proponimento di non offendere
    più allo stesso modo.
    Il metodo per riconoscere le proprie colpe consiste nell’osservare gli
    altri e notare cosa di loro ci disturba o addirittura ci fa
    arrabbiare. In tal modo possiamo capire come siamo fatti noi stessi
    perché ciò che ci fa arrabbiare ce lo abbiamo dentro di noi. Quindi
    possiamo riconoscerlo e sforzarci di cambiarlo sostituendolo con
    l’aspetto contrario positivo e chiedendo perdono a chi abbiamo offeso
    o danneggiato.
    Se questo processo, che, ripeto, può avvenire solo sulla Terra, non
    viene seguito, anche sulla Terra non rimane che l’espiazione tramite
    la SOFFERENZA, quindi malattie, disgrazie, incidenti, ...
    Se non ci riconosciamo e non ci pentiamo, dobbiamo espiare. La vita
    terrena è una grande grazia, perché, appunto se non ci pentiamo, ci dà
    la possibilità di scontare/espiare velocemente tramite la sofferenza
    fisica (malattie) o sentimentale e quindi di ripulire l’anima più
    velocemente che se fossimo nelle sfere di purificazione.
    E la pulizia dell’anima è il compito della VITA, per poter ritornare a casa, la casa del Padre dove “ci sono molte dimore che io vi ho preparato. E se non fosse così, perché ve l’avrei detto?” (Gesù di Nazareth).

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