Non tutti morimmo a stento... - Eutanasia ed accanimento terapeutico



Parti da un presupposto: va bene qualsiasi cosa, non voglio niente.


Non mi sento così perché è davvero morta quella parte di me che vuole e che ha bisogno di sentirsi appagata per quegli attimi che basta a farle credere di essere felice, e neanche perché ho paura di affrontare qualcosa che mi ha già mostrato la mia ancora probabile vulnerabilità e possibilità di destabilizzazione.

Oppure si, è per questi due motivi, non cambia molto.
Con che coraggio posso prendere a calci e picchiare con ferocia chi già giace in terra con gli occhi chiusi e senza fiato?


Come posso permettermi di bastonare a morte chi è ormai incapace di difendersi?


Purtroppo solo io (e a volte neanche io) so che questa autocommiserazione non è altro che una tattica sottile.


Il mondo cercherà di consolare la mia vittima, come se tutti insieme avessero giurato davanti ad Ippocrate, nel giorno in cui sono nata, di curarmi e di farmi guarire ogni volta.


Questa è la cosa peggiore che potesse capitarmi... accanimento terapeutico?


L'eutanasia, vi prego, l'eutanasia.


Non ho smesso di distruggere gli ostacoli che mi trovavo davanti perché mi ero stancata di farlo, sono stata costretta a smettere per mancanza di ostacoli, nonostante avessi ancora voglia di trovarne. 


Ma di cosa mi rimprovero? Di fare le cose giuste? Cosa diavolo ho ancora da dire a quella povera moribonda? Non posso più neanche prendermela con i suoi sentimenti, anche loro ormai esausti e stremati dalle troppe scosse ricevute, si sono adeguati alla purezza della coscienza nelle loro scelte.


Non resta altro da fare, non c'è più niente da togliere... se non cancellare la via appena percorsa ed accorgermi che era finta come tutto il resto.


Forse è ancora un coma vigile, di sicuro c'è ancora nell'aria qualche molecola che corre impazzita per cercare di sfiancare tutto questo niente così beato.


Vorrei poter dire di voler ancora correggere le abitudini stolte del mio errare nel mondo della realtà che realtà non è, ma non c'è più neanche un errore a cui aggrapparmi, occorre solo mantenere la calma e aspettare che tutto si rassegni da solo a sparire, non posso e non ho le carte adatte per fare altro. 


Posso solo aspettare che qualcuno capisca l'importanza della morte e che mi aiuti a finire il lavoro iniziato, che da sola non so ancora darmi il colpo finale, non so ancora rinunciare alla rinuncia.


Ma non troverò nessuno disposto ad ammazzarmi senza pietà, già lo so.


Non cambia niente nonostante il tempo passi inesorabile, rannicchiata sul divano e rapita dalla voglia di mettere fine a questa farsa, so che è proprio questa voglia a tenere quei tubi infilati nel naso... o forse la soddisfazione di far vivere ancora un po' qualcosa che si crede di aver dominato, sottomesso, mangiato.


Il respiro è stabile, gli occhi chiusi.  Le mani ferme e appoggiate lungo i fianchi, sembra proprio morta. Il costante bip del monitor scandisce l'aria e il tempo, il sorriso di vittoria sulla faccia di un moribondo è la sfida più grande che abbia mai ricevuto, ma se la uccidessi con la sola forza delle mie mani, poi dovrei fermarmi per pulirle dal mio stesso sangue.


Non ho più tempo per questo.

L'eutanasia, per favore... l'eutanasia.


Daria - Centro Nirvana

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