Memoria di quando ero "ragazzo padre e casalingo" a Calcata


Paolo D'Arpini ed Antonio D'Andrea in cucina a Treia

CALCATA - Si sono riuniti, coltello e forchetta, per annunciare: ciao
maschio, è nato il maschio nuovo. Allegri e contenti, di buon umore
per il vino rosso e il menù vegetariano, (ceci biologici, riso
integrale e pomodori dell'orto), un gruppetto di "neo-maschi" si è
dato appuntamento ieri a Calcata, borgo molto alternative nelle valli
dell'Alto Lazio, per celebrare il pranzo d' addio all'uomo
virile-per forza, al maschio vincente-per legge, al lui con i muscoli
sempre-in forma, al marito-amante che non fallisce mai. "Oh, no -
dicono i neo-maschi - noi ci siamo stufati di essere il sesso forte,
noi non vogliamo vincere, ci piace stare a casa, guardare i bambini e
cambiare i pannolini, saremmo felici, insomma, di fare i casalinghi".


Davvero? Sembra di sentire il sospiro di sollievo planetario di
qualche miliardo di donne alle prese con la culla, l'orologio, il
senso di colpa e i surgelati...Beh, non si tratta di un desiderio
impossibile, né del sogno di una notte di mezza estate. Perché il
movimento dei casalinghi esiste davvero, ha circa 15.000 simpatizzanti
in tutta Italia, e quest' anno si è dato appuntamento nel piccolo
borgo di Calcata, con sottofondo di asini che ragliano, mosche, cani
randagi e musica indiana, per quattro giorni di riflessione sui lavori
domestici, con simposi incentrati sul "lavaggio dei panni a mano",
"cucina naturale", "rammendo e cucito".


A Calcata ieri c' erano i primi delegati dalle varie regioni, oltre ai
due fondatori del movimento, Antonio D' Andrea e Paolo D'Arpini, che
senza falsi pudori affermano: "Noi siamo per il ritorno del
matriarcato". E se non fosse per l' aria un po' da comune agricola,
post freak e vagamente pecorino-Zen il decalogo per gli uomini che
vogliono scoprire la loro casalinghitudine potrebbe anche essere
adottato tra le tante e bizzarre terapie di fine millennio che cercano
di curare la Grande crisi di identità del maschio. "Tra i nostri soci
- spiega Antonio D' Andrea, casalingo per scelta, con una compagna
Maura che fa la guida turistica e lo mantiene - ci sono disoccupati,
cassintegrati, uomini che si sono trovati a dover restare a casa per
forza mentre le mogli lavoravano, ma la maggior parte è costituita
invece da ex professionisti che un bel giorno hanno detto addio alla
corsa per la carriera e il successo e hanno deciso di tornare a casa,
ad accudire mogli e bambini...". Il risultato di questa
calinghitudine, a giudicare dal pranzo preparato da Paolo, è di certo
notevole. Ma non sarà mica una fuga dalle responsabilità, in questo
luogo tra il bucolico e l' esotico (colonizzato da una schiera di
variegati ex ed ecologisti della prima ora) dove un gruppetto di
maschi è in giardino a fare le bottiglie di pomodoro, altri si
dedicano alla marmellata, altri ancora, di pomeriggio, andranno al
fiume "ad imparare cosa vuol dire fare davvero un bucato a mano".


Paolo rievoca commosso: "Io sono stato un ragazzo padre, mi ricordo lo
schifo che provavo nel cambiare i pannolini, insomma la m...è m...,
anche se è quella di tuo tuo figlio, lavoravo in una ditta di
materiale elettronico, ho cambiato vita e attività per stare con lui".
Incalza Alex Marenghi, 31 anni, antiquario di Vicenza: "Io sono super
nelle pulizie. In campeggio ho avuto un' esperienza bellissima. In
quattro o cinque amici, tutti uomini, spesso decidevano di andare
tutti insieme a fare il bucato. E lì, mentre strofinavamo i panni,
parlavamo, facevamo pettegolezzi su questa o quella ragazza appena
conosciuta. Ho capito un pezzo in più della vita delle donne". Ehi,
verrebbe da esclamare, ma hanno inventato la lavatrice, e chi l' ha
detto che le donne piuttosto che strofinare bucato a mano non amino
invece la solitudine metropolitana di una lavanderia a gettone?.


Figuriamoci. I neo-casalinghi, sesso-forte pentito, non ci stanno.
"Noi qui - aggiunge Antonio D' Andrea con aria ieratica - abbiamo
deciso di scrivere un decalogo per aiutare gli uomini. Stiamo cercando
di creare in tutta Italia dei centri, dei Tiasi, dal nome greco delle
comunità saffiche, dei luoghi dove i maschi possano imparare a fare i
casalinghi e le loro compagne possano rilassarsi. Lo scopo è quello di
riequilibrare i rapporti insegnando agli uomini quello che le donne
fanno da millenni"...

Stralcio di un articolo di Maria Novella De Luca, da Archivio la
Repubblica.it - 29 agosto 1997



Calcata: Sede del Circolo Vegetariano VV.TT. a quel tempo

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