Lo specchio dell'io

L importanza che si da l'uomo ... Infinita importanza, divina .....



Dice: io voglio e pertanto agisco in una maniera piuttosto che un
altra .... Lo chiama libero arbitrio. Individualizzato e con
antropomorfa visione del dolore schiaccia in frantoi i semi di grano e
ne fa bianca farina. È incapace di osservare mucche schiacciate dalle
pietre della macina che ne fa rossa marmellata. Solo una parte
dell'attrito tra gli elementi è osservato come dolore dall'uomo e
dalla sua maschera di ego. Illuso di avere potere ne cerca ancora e
non vede la libertà. Separazione crea concetti di tempo e spazio ,
azione ed esperienza. Non vi è concetto che ha valore a se stesso
come non vi è movimento senza relazioni , non vi è tempo senza ricordo
e futuro senza proiezioni. Derivazioni incoscienti dell'unità
crediamo di avere un esperienza divisa, personale . Ci diamo
importanza, la diamo alla nostra specie, alla vita, alle cose.


Sommiamo importanza a quella che ricordiamo e non vediamo che sommiamo illusioni alle illusioni dando solo più realtà alla sofferenza.
Quanti aggettivi potremmo far seguire a: io sono. Sono Felix ? ...


Io sono Felix è ciò che deriva da un ricordo che si sovrappone alla
realtà . Sono e ho agito. Io sono e ho compiuto, ho viaggiato,
provato emozioni, esperienze. Si può vedere la propria immagine allo
specchio e dire: "io sono questo" indicando un vetro che riflette un
immagine in continuo mutamento. Anche il vetro è in continuo
mutamento.  Lo specchio permette all'uomo, amante dell'oro che a lui
pare eterno, di specchiarsi e farsi narciso. È narciso chi si vede .


Nulla può essere osservato per ciò che è,  tanto meno fermato in una
descrizione. Osservarsi allo specchio e credere di essere qualcosa
piuttosto che qualcos'altro è già di per sé identificazione. Fuori e
dentro sono illusioni di chi si vede allo specchio.

Felix D'Arpini




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