Fasi della "ricerca" nella Spiritualità Laica



La condizione del  cercatore della verità,  quella del neofita, viene definita in India “mumukshutwa”, che è il livello dell’aspirante, dello studioso. Perseguire con costanza e sincerità l’auto-conoscenza  si definisce lo stadio della  “sadhana”.  Aldilà d ogni concettualizzazione c’è
lo stato ultimo del “Jnani” (conoscitore del Sè). I miei studi sugli archetipi  mi hanno trasportato dall’India alla Cina,  passando  varie modalità di approccio, ed ho osservato che la stessa  “gerarchia” esiste anche lì.  Il primo stadio di conoscenza -secondo la scuola cinese- è quello
dell’indovino che analizza i dati ed interpreta le valenze. Poi segue quello del veggente che percepisce e riconosce  le energie in movimento con sensori paraspirituali. Alla fine -fioritura inaspettata-  c’è la coscienza del Saggio  che non può essere descritta (il tao che può esser detto non è il Tao).


Ed una  chiarificazione....

Anche la Spiritualità Laica, a cui solitamente faccio riferimento,  è chiaramente un’immagine, un concetto, in cui inserire tutte quelle forme naturali di “spiritualità” sperimentate dall’uomo. 

Siamo consapevoli di muoverci all’interno della concettualizzazione  dobbiamo perciò far riferimento all’agente primo  evocato  con l’idea di spiritualità. Se partiamo dalla comprensione  di ciò che viene osservato -esterno od interno- non possiamo far a meno di riscontrare che ogni “percezione” avviene per tramite della mente. La mente non può esser definita fisica, anche se utilizza la struttura psicosomatica come base esperenziale, la natura della mente è sottile, è lo stesso pensiero, ed ogni pensiero ha la sua radice nell’io. 

Quindi l’unica realtà soggettiva ed oggettiva attraverso la quale  possiamo dire di essere presenti è questo io. Chiamarlo “spirito” è un modo per distinguerlo dalla tendenza identificativa con il corpo, ed è un modo per ricordarci che la “coscienza” è la nostra vera natura. Quell’io – o spirito- che è la sola certezza che abbiamo, è l’unica cosa che vale la pena di conoscere e realizzare. Malgrado la capacità proiettiva della mente, capace di dividersi in varie forme,  mai può scindersi quell’io radice, quello spirito. L’io è assoluto in ognuno. 

Allora la spiritualità è il perseguire coscientemente la propria natura, il proprio io.  Spiritualità laica è il riconoscere questo processo   in qualsiasi forma  si manifesti.

C’è equanimità e distacco, non proselitismo sul metodo praticato (appendice marginale della ricerca).  Questa visione laica ha in sé una capacità sincretica ma anche la consapevolezza dell’insignificanza della specificità della forma in cui l’indagine si manifesta.   Si comprende che ogni “modo” è solo un’espressione dello stesso processo in  fasi diverse. Il percorso  cambia con le necessità del momento e con le  pulsioni  individuali.

E’ la  sincerità, onestà, perseveranza, che importano. Non ci sono pensieri, gesti, riti, dottrine da privilegiare.  I flussi passano la sorgente è perenne.  Sii ciò che sei, diceva un saggio dell’India, ed uno dell’occidente rispose: Conosci te stesso.  In questo girotondo intorno al Sé ogni strada è buona per stare in cerchio. Ma per uscirne fuori..?  Occorre una  conferma al  nostro esistere? No di certo, perché ognuno lo sa da sé senza ombra di dubbio. 

Questa coscienza-esistenza non è massonica, cristiana, buddista, sciamanica, zingara o chissà che, è la vera ed unica “realtà” condivisa da ognuno. A che pro  quindi ricercare un riscontro esterno - mascherato da riflessione- se ci separa nello  spirito?  Le etichette sono inutili.

Paolo D'Arpini


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