Storia di Matteo Ricci e successive intrusioni vaticane in Cina



Mi sono letto tutto il libro che scrisse Matteo Ricci sulla sua vita in Cina nel XVII secolo (nel 1610).

Il povero monaco cristiano, fu riconosciuto santo e saggio  in Cina, ma fu "scomunicato" dal papa in Italia.

Per fortuna che non tornò in patria, era nativo di Macerata, e morì serenamente a Pechino e ivi fu sepolto, per concessione imperiale, il primo straniero nella storia dell'impero (tutti gli altri cadaveri venivano rispediti in patria).

E sapete perché Matteo Ricci non piacque all'Inquisizione vaticana? Il motivo è semplice egli commise l'errore di pensare che la filosofia cinese, in particolare il  confucianesimo, fosse altrettanto valida che il cristianesimo (essendo inoltre  ad esso antecedente di 500 anni). Egli pensava che i cinesi potessero continuare ad essere confuciani, mantenendo cioè la loro identità culturale peculiare, e magari diventare anche cristiani.

Ma il vaticano, allora come ora, vuole avere il controllo assoluto dottrinale e politico su tutti i cattolici che operano sul pianeta terra. Soprattutto i vertici ecclesiastici,  vescovi e cardinali,  debbono essere tutti nominati dal vaticano.

Cosa contraria persino all'antica tradizione cristiana. Infatti sino al V secolo le nomine vescovili (i cardinali non esistevano) venivano effettuate dal popolo, dai fedeli stessi. Il vescovo di Roma, che poi si tramutò in papa, era eletto dall'ecclesia dei credenti, con una votazione libera.

Di secoli ne  son trascorsi ed ormai il papa è solo un monarca assoluto, ed il vaticano è uno stato totalitario e un potentato economico. Perciò è importante che i suoi rappresentanti siano nominati dal papa stesso e da qui la diatriba attuale -dopo il precedente del povero Ricci- contro la Cina.

Il papa, uno specialista in storie costruite per ingannare le masse, può continuare a sperare che qualcuno creda alla sua "religiosità", ma quelli che  gli “credono” son solo i suoi sottoposti e gli scherani politici di convenienza.

Per questa ragione insisto nel biasimare la pretesa ridicola  del vaticano, spesso e volentieri ripresa da giornali e da televisioni asservite, che in Cina ci sarebbe una “repressione in corso contro i cattolici”.

Nulla di più falso e mistificatorio!

In realtà è il governo cinese che deve difendersi dalle intromissioni politico-economiche del vaticano che, in quanto potenza straniera, pretende di nominare i rappresentanti della confessione come fossero suoi ambasciatori. In Cina c’è ampia libertà di manifestazione religiosa, tant’è vero che esistono vari culti che convivono pacificamente, essendo garantiti da uno stato laico com’è quello cinese.

In Cina operano varie minoranze religiose: taoisti, confuciani, buddisti, animisti, ebrei, cristiani assortiti, musulmani sciiti e sunniti ed anche atei... Nessuna fede è in conflitto con lo stato né fra di loro, persino i musulmani e gli ebrei che nel resto del mondo scalpitano  e si scannano si trovano bene nella repubblica cinese. Anche le diverse fedi cristiane non hanno problemi di convivenza, gli unici a creare questioni sono i cattolici e solo perché il vaticano pretende di comandare in casa d’altri. Questo non è accettabile dal governo cinese, alquanto geloso –e giustamente- della sua indipendenza e laicità. La Cina, come diceva il prof. Tucci, altro maceratese illustre, o lo stesso Ricci: "..è un mondo culturale in cui tutto per coesistere deve essere cinesizzato”.

Questa regola è stata accettata da tutte le confessioni che trovano i loro sacerdoti nel contesto stesso della civiltà e società cinese. Ogni setta sceglie al proprio interno i propri rappresentanti religiosi. L’unico credo che non si adegua, meglio dire l’unico potentato, è il vaticano che pretende di essere lui il deus ex machina di ogni nomina e si fa missionario in casa d’altri con le proprie gerarchie scelte da Roma.

Il vaticano è una potenza straniera  che s’ingerisce indebitamente nella conduzione di affari interni della Cina.


A dire il vero il vaticano lo fa ovunque, solo che  i cinesi sono gli unici a ribellarsi alle pretese papaline che intendono far passare la loro “aggressione politica e culturale” contro la Cina definendola all'inverso come “persecuzione religiosa subita dal governo cinese”.

Il vaticano è il lupo che si dichiara offeso dall’agnello!

Se i prelati cattolici fossero membri della comunità cinese e non emissari di un altro stato potrebbero tranquillamente continuare a svolgere le loro funzioni senza essere disturbati, se credono nelle favole religiose  è affar loro. Ma se il papa e suoi accoliti vogliono dar a bere la storiella della “persecuzione” contro i cattolici, è comprensibile l’atteggiamento cinese di diniego….

Ma forse i “papalini” sono rimasti indietro nel tempo…. a quando bruciavano la gente o mandavano i fedeli a scannarsi alle crociate affermando che “dio lo vuole”….
Magari qualcuno dei lettori dirà che la mia è una battaglia contro i mulini a vento, ma trovo che agire ed intervenire sui mali correnti delle religioni sia utile e necessario per l’elevazione della coscienza.

Sospetto che qui in Italia non sarà facile scardinare il potere vaticano  che non è spirituale ma economico e politico. Inoltre se vogliamo parlare di “religione” facciamo prima un’analisi sul termine che significa “unire” (e non dividere)…. poi seguiamo un tracciato solido per stabilire ciò che “non” è coscienza religiosa, neghiamo ogni costrutto, assioma, assunzione, pretesa di descrivere ed incarnare la coscienza (o lo spirito, che è comune a tutti e non ha bisogno d’intermediari).

Ed è proprio in questi termini, di spiritualità laica, che si configura la mia opposizione verso fedi cieche ed ideologiche, soprattutto quelle ipocrite e funzionali al potere dei “sepolcri imbiancati”.

Purtroppo non siamo in Cina ma  in Italia e finché le truppe vaticane sono unite ed arroccate sulla menzogna e sul potere mafioso interno sarà dura scardinare la fortezza, c’è sempre qualche Pietro Micca pronto a sacrificarsi…

Purtroppo di fronte all'acquiescenza di  tanti “credenti” (e presidenti del consiglio e giornalisti ed uomini di cultura e politici e mafiosi ed opportunisti, etc.) serve solo la discriminazione ed il distacco, una partita a scacchi del pensiero.

Paolo D’Arpini

2 commenti:

  1. ho letto con interesse, ma il finale mi fa sentire perplesso e in confusione: se non ho capito male lei sostiene che "di fronte all'acquiescenza di tanti "credenti" 'serve solo la discriminazione".
    questa affermazione mi risuona come 'discriminare chi discrimina' e non sono d'accordo, anche se rispetto la sua opinione e soprattutto apprezzo le informazioni che ha fornito e di cui ero ignorante.

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  2. Gentile Sauro, discriminare non significa soltanto allontanare o escludere, in questo contesto sta per "distinguere" e "differenziare". Infatti si dice che discriminare fra il bene ed il male è alla base di una scelta etica...

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