Uomini e topi - Se l'uomo scompare la vita intelligente ricomincia dal topo





Mercoledì 16 luglio 2014 siamo andati Caterina ed io al mercatino agricolo  della Bifolca a Vignola. Dovevamo fare un po' di provviste: pomodori, cetrioli, insalata, prugne, patate, etc. Facendo la spesa da un banco all'altro ci siamo fermati a comprare un libro usato  su Osho. Fa sempre piacere leggere le storie di questo "fuori di testa" dello Spirito. Ed a proposito di storie "fuori di testa" ancora una
volta, parlando con Maria della vita selvatica che resiste alle
radiazioni atomiche (http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2014/07/natura-ed-animali-quando-la.html)   ho spiegato che nei luoghi in cui erano stati fatti esperimenti nucleari erano sopravvissuti particolarmente bene i topi.




Cosa strana, ho aggiunto, è che il topo (od un animale molto simile al topo)  è stato il progenitore di tutti i  mammiferi sul pianeta. Caterina ha espresso dubbi su questa mia affermazione, poiché lei che è veterinaria, non ne aveva  mai sentito parlare nei suoi studi di zoologia. Veramente lì per lì non ricordavo nemmeno io la fonte di questa informazione, ricordavo soltanto che dai miei studi sullo zodiaco cinese risultava che il Topo è l'iniziatore della fila, il primo a comparire davanti al Buddha. Però  avevo letto da qualche
parte che c'era una conferma scientifica,  non era solo una fantasia zodiacale.


Poi la sera tornati a casa ho fatto una ricerca, cominciando dal sito del Circolo vegetariano ed ho trovato questo vecchio articolo del 2008, fatalità anche qui, oltre al Topo, si menziona Osho... i misteri dell'inconscio sono imponderabili e destano grande meraviglia....


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Dei e veicoli…. Uomini e topi.


Il dono di un veicolo è uno degli omaggi  rituali che vengono fatti al
maestro spirituale, questo perché il veicolo è riconosciuto come un
mezzo simbolico di trasmissione della sua grazia,  regalare   un
carro, un elefante, un cavallo o -in tempi moderni- un’automobile
significa che  ci si aspetta che il favore del maestro venga
trasferito insomma “veicolato” all’offerente attraverso quel mezzo
simbolico. Proprio seguendo questa tradizione capitò  -ad esempio- che
Osho Rajneesh (ma non solo lui)  collezionasse  30 e più Rolls Royce…

Chi ha qualche dimestichezza con l’iconografia indiana ricorderà che
ogni divinità ha un suo mezzo di trasporto,  che sta a significare il
modo in cui l’energia del Dio viene trasmessa.  Vediamo che  Vishnu,
il preservatore,  ha per cavalcatura una grande aquila, essa
simboleggia la capacità del Dio di scorgere nei minuti dettagli ciò
che avviene nel mondo per scendere giù a velocità stratosferica  a
punire i malvagi e sollevare le sorti dei devoti in difficoltà.
Brhama, il creatore, ha invece per “mount” un cigno bianco che
rispecchia la capacità del cigno di dividere il latte (la saggezza)
dall’acqua  nell’oceano primordiale della creazione.

Ma qui potremmo già cominciare a porci dei dubbi… infatti si può pure
immaginare una grande aquila hymalayana, con apertura alare che
raggiunge i dieci metri, trasportare un Dio nelle sue missioni del
dharma (giustizia) ma un cigno… come fa a trasportare un Dio che
-essendo creatore-  già ce lo immaginiamo un po’ pesante??  I punti
interrogativi aumentano e la necessità di un chiarimento  si fa
impellente quando infine osserviamo l’immagine di Ganesh, Dio di
pesante stazza  con la testa da elefante, che è preposto a rimuovere
gli ostacoli, sia in senso spirituale che materiale, che si
frappongono sul nostro cammino. Il Dio Ganesh è dipinto con ai piedi
la sua cavalcatura, un piccolo topo che sgranocchia beato un laddu 
(dolce di riso).



Ebbene a questo punto ci è praticamente impossibile visualizzare
l’enorme Ganesh che monta sul topolino, eppure leggiamo che il topo è
il suo veicolo, come può succedere!?  E qui è necessario fare
ulteriore chiarezza sulla simbologia del “veicolo” e soprattutto di
quel che sta a significare il topo nella tradizione orientale, e
questo non solo in India ma anche in Cina….

Allora l’immagine del topo serve a “veicolare” le qualità che vengono
riconosciute a questo animale, che è anche un archetipo primordiale.
Se pensiamo bene alle capacità miracolose del topo scopriamo che egli
è un vero genio della sopravvivenza,  un maestro in se stesso nella
rimozione di ogni ostacolo che si frappone fra lui e la vita.  Un topo
sa come arrampicarsi su una superficie verticale, purché vi sia la
minima asperità,  persino meglio di una lucertola, di un geco od altri
animali arrampicatori.  Se precipita da una grande altezza, anche
mille volte superiore alla sua, ne esce perfettamente indenne, è un
vero planatore in caduta libera.  Che dire poi della sua preveggenza
che gli fa capire quando è ora di abbandonare la nave che affonda?
Egli è un ottimo nuotatore e sa come  salvarsi meglio di qualsiasi
naufrago, ed infatti in ogni angolo del mondo prima degli umani sono
arrivati i topi.  Anche nella sua vita sociale  è ben attrezzato, chi
non conosce l’astuzia del topo nello sfuggire alle trappole? I sistemi
di anti-rattizzazione sono impotenti contro le orde di roditori
cittadini che dispongono di appositi assaggiatori,  vecchi e malandati
elementi che fungono da cavie per testare i cibi sospetti, così la
tribù si salva sempre.

Non basterebbe una biblioteca di psicologia animale per descrivere i
suoi sotterfugi e le sue furbizie che gli garantiscono la
sopravvivenza in ogni occasione, persino in caso di esplosione
nucleare i topi saprebbero cavarsela meglio di noi.  Inoltre occorre
specificare che in verità il topo è stato l’iniziatore della stessa
specie umana, il capostipite primo, non sto raccontando una balla
(stavolta), state calmi…    Accadde proprio quando ci fu il grande
cataclisma che distrusse tutti i grandi rettili, che a quel tempo
dominavano il pianeta,  e già era nato un piccolo roditore, il primo
mammifero, per correttezza chiamiamola “mammifera”  la quale aveva la
taglia di una pantegana (un po’ più piccola della nutria), e mentre
attorno a lei c’era solo morte e nubi nere,  la saggia topa di fogna
campò benissimo sui cadaveri e sul marciume, e di lì a pochi millenni
diede vita a tutte le specie di mammiferi sulla terra, ivi compreso
l’uomo.  Che grande miracolo… in mezzo alla carneficina,  quella santa
 pantegana  trasformò gli ostacoli della distruzione  del mondo in
vittoria…  la supremazia della sua  capacità di adattamento. Mi sa che
saprebbe ancora farlo questo gioco, se l’uomo andrà avanti a sfidare
la vita sul pianeta… sappiamo già chi è in grado di resistere
all’olocausto.   Ed allora perché meravigliarsi se il topo è stato
scelto come veicolo di Ganesh?

Paolo D’Arpini




Ed a conferma di quanto sopra affermato riporto qui un articolo
scientifico sul  primo mammifero con la placenta apparso sul Pianeta
Terra

Pesava 200 grammi, era piccolo, con la pelliccia e insettivoro.
Comparve dopo l’estinzione dei dinosauri, circa 66 milioni di anni fa.
Ecco il nostro antenato


Piccolo, ricoperto da pelliccia, con una lunga coda e zampe corte. Non
è un topo ma il progenitore dei mammiferi placentati, un animaletto
dal peso poco superiore ai 200 grammi e ghiotto di insetti che, circa
66 milioni di anni fa, ha occupato le nicchie ecologiche lasciate
vacanti dai dinosauri e dagli altri animali spazzati via da uno dei
più grandi eventi di estinzione della storia della Terra. L’identikit
di questa creatura è stato ricostruito da un gruppo di ricerca
coordinato da Maureen O'Learydella Stony Brook University, in Usa,
grazie all’analisi di tratti anatomici e dati genetici ricavati da 86
specie di mammiferi placentati, viventi e fossili. Tutti i dettagli
dello studio sono nell’articolo pubblicato su Science.

Quando ha avuto inizio il processo di diversificazione che ha portato
alla comparsa delle oltre 5mila specie di mammiferi placentati oggi
esistenti? I ricercatori se lo chiedono da anni, e non sempre sono
arrivati alle stesse conclusioni. Basandosi esclusivamente sui
fossili, alcuni hanno collocato l’origine del primo mammifero dotato
di placenta (l’organo che regola gli scambi metabolici tra madre e
figlio) subito dopo l’estinzione del Cretaceo-Paleocene (K-Pg)
avvenuta all’incirca 66 milioni di anni fa. Fu un evento che eliminò
il 75% delle specie allora presenti sulla Terra, dinosauri non aviani
compresi. È naturale che con la scomparsa di tutti questi animali si
liberarono spazi e risorse, e di questa improvvisa abbondanza
approfittarono i mammiferi placentati che iniziarono a diversificarsi
così da evitare unacompetizione interna.

A partire dagli anni ’90, però, la crescente disponibilità di dati
genetici ha rivoluzionato questo scenario spostando l’origine e la
diversificazione della linea evolutiva dei mammiferi placentati al
tardo Cretaceo, prima dell’estinzione K-Pg a cui, secondo questa
ipotesi, sopravvissero. Qual è la storia più convincente? Per
scoprirlo, l’équipe di O’Leary ha deciso di combinare l’analisi dei
fossili con quella deldna. In questa operazione, di grande aiuto è
stato il progetto fondato dalla National Science Foundationconosciuto
come MorphoBank, un immenso database di immagini e dati anatomici di
animali estinti e viventi. Da questa banca dati, i ricercatori hanno
scelto 86 specie di mammiferi placentati (di cui 40 fossili) da cui
hanno selezionato oltre 4.500 tratti fenotipici come la presenza o
assenza di denti, ossa particolari, pelliccia.

Mappando questi tratti fenotipici sull’albero genealogico dei
mammiferi placentati, e combinando quest’approccio a quello
dell’analisi genetica, i ricercatori hanno ricostruito l’aspetto dell’
antenato di tutti i mammiferi dotati di placenta e, soprattutto, gli
hanno dato un’età. Precisamente, questo animaletto comparve circa
200-400 mila anni dopo l’estinzione K-Pg, molto più tardi rispetto a
quanto ipotizzato sulla base dei soli dati genetici. “Immaginiamo di
essere sulla scena del crimine: il dna è un indizio importante, ma lo
è anche il corpo. Per la scienza è la stessa cosa, e solo combinando i
dati genetici con quelli fossili siamo riusciti a ricostruire la
storia passata con una precisione mai raggiunta prima”, ha spiegato
O’Leary.


 Martina Saporiti - http://daily.wired.it/


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