Osho: "L'esistenza non conosce vecchiaia”


Osho, un vecchio bambino


D.: Amato Osho, sei mancato per così molto tempo ai nostri incontri, che per scherzare, si dice ora di me che io sia diventato “antico”, e non più soltanto “vecchio" ... Cosa dovrei fare ora ? “ 

R.:  Devageet, tutti questi giorni che non sono venuto all'incontro con voi, sono rimasto a guardare. Osservavo un antico albero, proprio a fianco a casa mia. Ha danzato sotto la pioggia e le vecchie foglie cadevano con tanta grazia e tanta bellezza. Non solo era l'albero a ballare sotto la pioggia e il vento, ma anche le vecchie foglie ormai seccate, lasciando l'albero, si mettevano a danzare. C'è festa. Tranne l'uomo, nell'intera esistenza nessuno soffre di vecchiaia; infatti, l'esistenza non sa nulla di vecchiaia. Conosce la maturazione; sa che c'è un tempo per ballare, per vivere più totalmente e intensamente possibile, e c'è un tempo per riposare. Quelle vecchie foglie del Mandorlo al lato della mia casa non stanno morendo; stanno semplicemente riposando. Si fonderanno con la stessa terra da cui sono sorte. Non c'è nessuna tristezza, nessun lutto, ma un'immensa pace nel cadere a riposo nell'eternità. Forse, un altro giorno, in un altro tempo, chissà, sarà possibile ritornare. Magari in un' altra forma, in un altro albero. Balleranno ancora, canteranno ancora; sapranno gioire del momento. L'esistenza conosce soltanto un cambiamento circolare, dalla nascita alla morte, dalla morte alla nascita, ed è un processo eterno. Ogni nascita implica morte e ogni morte implica nascita. Ogni nascita è preceduta da una morte e a ogni morte succede una nascita. Per cui l'esistenza non è segnata dalla paura......La mattina si volge verso la sera e la sera si muove verso mattina. Ogni cosa si muove semplicemente entrando in diverse forme. Non c'è nessun inizio e non c'è fine, perché dovrebbe essere altrimenti per l'uomo? L'uomo non è un'eccezione. In questa idea di essere eccezionale, nell'essere più speciale degli animali, degli alberi e degli uccelli, l'uomo ha creato il proprio inferno, la propria paranoia." 

OSHO - The Great Pilgrimage: From Here to Here

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