Recensione: Le Catene del debito e come possiamo spezzarle



Recensione -  Francesco Gesualdi del Centro Nuovo Modello di Sviluppo: Le Catene del debito e come possiamo spezzarle (Feltrinelli)
Con la capacità a cui ci ha abituato nei suoi precedenti libri e con la precisione dello stile manualistico della Guida al Consumo Critico Francuccio Gesualdi spiega nel suo nuovo libro in cosa consistono le catene del debito e cosa si potrebbe fare per liberarsene.
Il libro è rigorosamente diviso in due parti: nella prima l’Autore spiega in un linguaggio comprensibile a tutti, quello della campagna portata avanti dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo debito pubblico: decido anch’io, quali sono gli elementi del debito: di cosa è composto, quando e come è stato contratto, chi sono i creditori, come funziona e cosa comporta la speculazione finanziaria; nella seconda quali potrebbero essere le alterative, quali governi hanno agito diversamente dai dettami della famosa Troika, quali sono i riferimenti ideali e costituzionali a cui si potrebbe attingere.
Nell’apparente semplicità dell’esposizione Gesualdi sottolinea la cosa più importante: i cittadini debbono riprendere in mano l’economia e non delegarla agli economisti; e l’economia deve stare sottomessa all’etica, alla necessità di difendere la dignità umana, l’ambiente, il bene comune. Quando l’economia diventa solo profitto ed ogni cosa diventa lecita in nome del profitto si scatenano i meccanismi perversi che stanno indebitando popoli interi, tagliando drasticamente la spesa sociale, aumentando il divario tra ricchi e poveri.
Leggendo il libro di Gesualdi si ha un quadro chiaro della situazione e si comprende che le soluzioni non stanno necessariamente in un cambiamento radicale dei paradigmi: le soluzioni possono essere adottate da un qualunque governo che abbia un minimo interesse a migliorare le condizioni del suo popolo; alcune dei provvedimenti, ad esempio la rinegoziazione del debito, sono stati recentemente presi dai governi dell’Argentina e dell’Ecuador senza che scoppiasse nessuna rivoluzione né che fallisse nessuna banca. Ugualmente Gesualdi ricorda che la maggior parte delle cose che ci sarebbero da fare sono scritte, per quanto riguarda l’Italia, negli articoli della Costituzione, articoli non applicati e che anzi qualcuno penserebbe di modificare o abrogare.
Si fa evidente il divario tra l’impostazione neoliberista che dagli anni ’80 imperversa nel mondo e una nuova concezione economica che metta al centro l’Essere Umano, i suoi bisogni, la sua casa comune, i suoi valori.
Olivier Turquet 

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