Treia si rianima di vita con la presenza di Ciccì e Coccò....


Treia -Caterina Regazzi nell'orto con le due galline


Le due galline, di cui leggerete qui sotto la storia scritta da Caterina, sono ancora vive e vegete. Anzi ormai sono diventate una sorta di animali da compagnia. Soprattutto per me che stando a Treia da solo non ho molto da chiacchierare...  Un inverno è trascorso e forse anche un prossimo trascorrerà, spero impunemente.
La presenza di queste due galline, Ciccì e Coccò, è simbolica di un rapporto possibile con gli animali senza dover sottostare a meccanismi speculativi. Certo, sia ben chiaro, quando vedo un uovo nel loro nido le ringrazio e me lo mangio... ma tutto avviene spontaneamente e senza sforzo. (P.D.A.)


Il primo uovo


Ed ora ecco il racconto di Caterina:

Nel 2012 ho coronato un piccolo sogno: acquistare la parte di orto di Treia che era dei vicini e così oggi possiamo pensare di utilizzarlo liberamente ed integralmente.

Un piccolo grande problema di questo orto è la massiccia infestazione da lumache. Dico “infestazione”, ma le lumache lì sono a casa loro, dove sono sempre state e quindi….diciamo allora, “presenza”.


Mia nonna e mia madre, le lumache, anche se solo occasionalmente, le mangiavano; ricordo di una volta che io ero in vacanza a Treia e le andammo anche a cercare nei campi, poi le facemmo “spurgare” per un paio di giorni nella farina e poi saranno state cucinate… Spero di non far inorridire i vegetariani stretti o i vegani, ma l’equilibrio dell’ambiente naturale si basa anche su questi sistemi e sicuramente i nostri progenitori si cibavano abbondantemente di piccoli animali come questi, così come fanno ricci, galline ed altri animali frugivori od onnivori.

E proprio pensando a che tipo di “lotta biologica” si poteva mettere in atto contro le nostre lumache, pena l’impossibilità di coltivare alcunchè, senza veder bucherellate tutte le foglie commestibili come è stato finora nel nostro pezzetto, a Paolo è venuto in mente che potevamo ospitare, magari temporaneamente, nel nostro orto una o due galline. 


Mi sarebbe piaciuto anche avere dei ricci, li ho già avuti tempo fa, in gabbia, e sono animali molto simpatici ed estremamente vitali e ghiotti di lumache, che mangiano sgranocchiandole con tutto il guscio, ma i ricci non si trovano comunemente e facilmente, escono di notte e non è semplicissimo catturarli.


E così abbiamo deciso: che galline siano! Inizialmente avevamo pensato ad una singola gallina, ma la signora Adele dell’allevamento di ovaiole in batteria (con gabbie modificate) che conosco, mi aveva consigliato di prenderne due, perché, mi aveva detto “una da sola si intristisce e potrebbe anche morire!” E abbiamo anche pensato (veramente io non ero tanto d’accordo) di prendere proprio due galline di batteria, magari a fine carriera per ridare la libertà a due esserini destinati di lì a poco, ad essere macellati e a vivere fino alla fine del periodo di allevamento, in gabbia. Ma, per una gallina, vissuta sempre per la sua pur breve vita, in gabbia, si, ma con la pappa pronta ed al calduccio, la libertà è una cosa che vale la pena sperimentare e vivere?


L’orto è abbastanza grande, praticamente incolto, pieno di erbe commestibili, lumache, terra e tericcio, sassolini, con una piccola integrazione di pane secco sbriciolato, farine raccattate qua e là e magari un po’ di granturco spezzato non dovrebbero aver problemi. Un problema potrebbe esserlo la temperatura esterna: siamo a metà febbraio, la primavera è ancora lontana, lo sbalzo di temperatura è notevole. Strada facendo, mentre arrivavamo a Treia guardavo gli orti lungo la strada e ho visto diverse galline e altro pollame all’aperto, ma quelle sono galline ruspanti, abituate a vivere all’aperto, e ben felici di questa situazione. Chissà se le nostre galline saranno contente e riusciranno ad adattarsi…. ho pensato.


Io e Paolo, prima di prendere l’autostrada siamo passati all’allevamento, la signora Adele ci ha portato nel capannone e con fare lesto e svelto ha alzato uno dei lati della prima gabbia e ha afferrato per le zampe le due galline più vicine. Ce le ha messe in una scatola, ben chiusa, ma con alcune aperture per lasciar passare aria a sufficienza, perché non si liberassero a svolazzare per la macchina. Tre ore e mezza di viaggio non sono poche ed ero anche un po’ preoccupata…. Non soffriranno il mal d’auto? Non avranno paura di questa nuova esperienza?


Arrivati a Treia un po’ stanchi ed affamati abbiamo lasciato le nostre cocche dentro la scatola in una stanza tranquilla e silenziosa ed abbiamo velocemente pranzato.
Poi abbiamo “assemblato” un piccolo riparo con alcune cassette da frutta, da posizionare nell’orto dove ci sembrava più opportuno, l’abbiamo sistemato sul posto e siamo andati a prendere le galline. Abbiamo dovuto tagliar loro un po’ di penne delle ali per evitare che oltrepassino la recinzione che non è molto alta. Insomma, per farla breve, le abbiamo messe dentro al riparo e abbiamo aspettato per vedere il loro comportamento. Sono rimaste per un po’ dentro, un po’ indecise sul da farsi, guardandosi intorno come fanno le galline, muovendo la testa e girando lo sguardo qua e là. Poi, piano piano, prima una e poi l’altra, sono uscite ed hanno cominciato ad esplorare una piccolissima zona circostante e a dare qualche beccata qua e là, sul terreno. 


Avevamo anche predisposto una pentolaccia vecchia con l’acqua e un po’ di cibo in una vaschetta di alluminio, ma non sembravano affatto interessate. Le abbiamo momentaneamente abbandonate augurando loro e a noi stessi che si trovassero a loro agio in questo ambiente nuovo per loro.


Al mattino seguente mi sono alzata di soprassalto dal letto avendo sentito un co-co-co-co!!!!!! inusuale, mi sono affacciata alla finestra ed ho visto un gatto scuro e ben nutrito che correva a tutta velocità su per la scala che porta giù nell’orto e poi per il vicolo ed ho pensato “speriamo bene!”, poi mi sono alzata, vestita e scesa giù a controllare, con molta apprensione, la situazione.


Vicino, ma non dentro al riparo c’era una delle due sorelle, ma nessuna traccia dell’altra…. sigh! Ma non c’erano penne in giro ed ho pensato che un gatto non poteva aver fatto fuori e portata via una gallina… forse qualcuno le aveva viste ed era venuto a “fare spesa”. Pazienza, ma non sembrava proprio un buon inizio. Poi……. mi volto dalla parte opposta verso l’altra estremità dell’orto e vedo spuntare tra gli arbusti… il piumaggio arancione dell’altra….. Che felicità! 

Sono andata subito ad vedere cosa stesse facendo e stava raspando una zona con delle frasche che sembrava già un nido e in mezzo alle frasche cosa ti vedo? Un meraviglioso uovo, grande, pulito e con un bel guscio sano, che naturalmente ho preso ringraziandone l’autrice, piena di commozione.


Insomma per il momento sembra che tutto vada per il meglio, la libertà acquisita, inaspettatamente, forse neanche immaginata e per questo non desiderata, se la sono trovata così fra capo e collo; speriamo che la sappiano apprezzare e riescano ad adattarsi alle nuove condizioni. Del resto, come giustamente dice Paolo, gli uccelli vivono anche sempre all’aperto, in natura, non hanno né riparo né pappa pronta.


La libertà è un valore tanto sbandierato, ma questa esperienza insegna, nel suo piccolo, che a volte per vivere a pieno la libertà bisogna rinunciare a qualche sicurezza e bisogna guadagnarsela con spirito di adattamento a situazioni inusuali, per noi cresciuti in un periodo di benessere che ci è stato concesso senza alcuna fatica.


Avendo superato la prima notte abbiamo così provveduto a “battezzarle”: Ciccì e Coccò, Ciccì è quella più smilza e meno intraprendente, Coccò più grossa e più “esploratrice”.


Benvenute, Ciccì e Coccò!


Caterina Regazzi


Caterina Regazzi da bambina che piange vicino ad una gallina che deve essere uccisa per il pranzo


..................................

Ciccì e Coccò potranno essere visitate alle h. 10.30 della mattina dell'8 dicembre 2013, in occasione della passeggiata erboristica condotta da Sonia Baldoni, nell'ambito della manifestazione "La Memoria è nel Seme", che si svolge al Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia.

Programma generale in Locandina:


Con il patrocinio di: 


....................................................................................................


Scrive Nelly a commento dell'articolo: “Cara Caterina, ho letto la storia delle tue galline e delle terribili lumache che ti mangiano tutta la verdura dell'orto. E mi è venuto in mente il racconto che mi ha fatto Giuseppe..... anche lui ha nel giardino tante lumache; soprattutto quando piove escono e bisogna camminare adagio e stare attenti a non pestarle perché sono grasse e quindi scivolosissime ...... La storia ha inizio un giorno, mentre Giuseppe tornava a casa da lavorare, ha trovato nel suo giardino dei turisti che si davano da fare a raccogliere le lumache per fare un brodino, gentilmente, essendo in proprietà privata, hanno chiesto se potevano raccogliere le lumache, sicuri che fosse cosa che non interessava al proprietario di casa, ma con loro grande sorpresa Giuseppe ha risposto che non potevano raccogliere le lumache perché il suo giardino è una Riserva Naturale Protetta per la Salvaguardia della Lumaca. Purtroppo io non c'ero e non ho potuto vedere la faccia dei turisti .... ma a me questa storia mi rende sempre di buon umore. Spero di aver fatto sorridere un po' anche te..”


Rispostina di Caterina: “Beh, cara Nelly, la tua storia si, mi ha fatto sorridere, ed in effetti le nostre galline anche loro fanno parte del popolo della Riserva Protetta per la salvaguardia delle Lumache. Non se le filano per niente, solo una volta ho provato con un certo raccapriccio a vedere se le mangiavano dopo averle schiacciate (poverine!) ed allora un paio di beccate gliele hanno date, ma tutto lì. Stamattina invece ero al macello dei polli ed ho salvato ben 1 limaccia e due lombrichi ciccioni che erano in mezzo alla strada e sarebbero stati sicuramente asfaltati. Mi ha fatto piacere comunque vedere che in quella zona ci sono degli animaletti (i lombrichi) così utili all'ambiente...” 

1 commento:

  1. leggendo l’editoriale su Ciccì e Coccò del Giornaletto di oggi, mi è venuta in mente un’esperienza fatta da un amico che mi ha ospitato per le vacanze l’estate passata, a riguardo della guarigione spontanea che il corpo è in grado di attuare.
    Vivendo il mio amico alla base di una collina selvaggia, con tanto di bosco e tane di volpe, ogni tanto la malandrina fa razzia nel suo pollaio.
    Una mattina ha trovato diverse galline morte e mezze mangiate e una, invece, pur con il collo quasi completamente staccato da un morso, ancora viva e accasciata per terra nell’aia e con uno dei 4 galli vicino a lei.
    Lasciamo perdere l’argomento riguardante il detto dei “come 2 galli nel pollaio”, perché i suoi vanno d’accordo eccome, e parliamo della gallina ferita.
    E’ stata ferma, come l’aveva trovata, per circa 15 giorni, sempre con il suo fedele gallo che le gironzolava intorno per proteggerla, finché un giorno si è alzata di scatto ed ha cominciato a zampettare sulla terra in cerca di vermetti e sassolini. Il mio amico l’ha presa e le ha guardato il collo: perfettamente guarito.
    Riflessione: ma sono proprio così necessarie le “cure” talvolta anche assassine che propinano i medici ?
    Io credo di no, la Natura sa fare tutto, basta darle gli strumenti adatti, che sono cibo e aria sani, riposo e pazienza.

    RispondiElimina