Tao e spiritualità laica - Getta via la giustizia e raccogli l'umanità, disperdi l'illusione e scopri la verità...


Il dito si muove... interpretando Wang Tzi


In un'ottica taoista: quando non si parlava di femminicidio, le donne venivano rispettate; quando non si parlava di omofobia, nessun omosessuale si suicidava; quando non si poneva una particolare enfasi sull’onestà, c’era onestà; quando non si parlava di animalismo, gli animali erano considerati nostri fratelli minori e parenti; quando non si proclamava a gran voce la conquista dei “diritti” come segno di civiltà, diritti e doveri rappresentavano le facce di una stessa medaglia. E ancora – mi si consenta la rispettosa ironia – quando non si parlava di “spiritualità laica” o di “spiritualità religiosa”, la libertà spirituale prosperava.


“Taglia via la santità, gitta via la prudenza // e il vantaggio del popolo sarà centuplicato // taglia via l’amore degli uomini, gitta via la giustizia // e il popolo tornerà pietoso ed amoroso // taglia via l’abilità, gitta via il guadagno // e non ci saran più ladri e banditi” (Lao-Tzu, Tao Te Ching, 19, Fi 1954).


L’aumentare delle leggi, dei decreti, delle norme, delle definizioni non fa che imprigionare e ridurre ulteriormente l’uomo. Anche in tal senso dovremmo decrescere.


Sinistra e Destra. In una sua riflessione acuta Omraam Aivanhov rileva come esse rappresentino qualità inscindibili appartenenti ad un unicum; per spiegare meglio un simile concetto usa la metafora dell’albero: la sua “sinistra” è la forza che lo induce a condividere e a donare generosamente; la sua destra è la forza che lo concentra sulle radici, sulla propria maturazione e conservazione.


Uscire dalla contrapposizione è fondamentale; diversamente gli uomini continueranno a litigare con le parole “pace”, “bene”, “amore” o “spiritualità” stampate sulle labbra. Bisogna ammetterlo, quale triste spettacolo ci appare essere quello di un albero che combatte con se stesso! Il fluire estatico dell’esistenza ne rimane paralizzato.


Non possiamo fare a meno di giudicare, ovviamente; nello stesso momento in cui si comincia a parlare o a scrivere, inevitabilmente si valuta, si discrimina e si giudica. L’importante, tuttavia, è essere consapevoli della relatività di qualsiasi cosa si possa dire o pensare. 


Quello che è giusto adesso, domani non lo sarà. La giustizia è una realtà che si vive e si onora di momento in momento e non una verità data una volta per tutte. Essere liberi, significa vivere senza pregiudizi e con piena fiducia nel presente. I nostri pensieri e le nostre impressioni – come del resto quelli altrui – vanno naturalmente rispettati, ma non assolutizzati. Secondo il grande insegnamento del Tao, la Natura ultima, su cui le “diecimila cose” si fondano, è paragonabile all’acqua che può assumere tutte le forme senza mai smettere di essere se stessa, acqua. Superfluo forse aggiungere come la maggior parte degli uomini oggi non aspirino alla “libertà; anche costoro vanno rispettati e non li si deve disturbare laddove essi chiedono ad una religione tradizionale di essere orientati verso significati superiori al semplice mangiare e bere. 


In riferimento a quanto si scrive sul Giornaletto di Saul del 23 settembre sulla “spiritualità laica”, affermare: “Certo un processo di disincrostazione dalle illusioni autoindotte è necessario… ad ognuno il metodo per liberarsi dai laccioli separativi della mente” implica il riconoscere che l’uomo non nasce libero e illuminato. Una simile riflessione inoltre rimanda all’aspetto religioso del Cammino; il termine religione è collegato a “relegere” – raccogliere insieme ordinatamente metodi, credenze, obblighi morali –, ma anche a “religare”: legare, unire strettamente insieme l’umano e il divino.


Ecco che allora la “spiritualità laica” diventa necessariamente un’ennesima forma – sia pur aperta alla pluralità – di religione.

In sintesi, non c’è nulla di sbagliato nel praticare una religione; sbagliato è confondere il dito con la luna e pretendere che una forma particolare abbia il sopravvento sulle altre o addirittura il monopolio del Sacro. O, ancora, che identificandosi con l’andare e il perseguire ci si possa risvegliare.


Un pericolo assai insidioso per chi proclama di procedere lungo vie inedite e “nuove” è quello di cadere nel conformismo dell’anticonformismo, nel dogmatismo dell’antidogmatismo, nel fascismo dell’antifascismo.


Perciò, se si vuole non soltanto dire ma anche vivere la libertà,  nulla va dato per scontato ed è opportuno procedere secondo un suggerimento porto nel libro circolare de I Ching, ovvero come una volpe che attraversi un fiume ghiacciato in primavera.


Le mie osservazioni non vogliono essere una critica rivolta a qualcuno in particolare, ma considerazioni di carattere generale ispirate dalle esacerbate conflittualità, rigidità e confusione caratterizzanti il momento attuale. Tanto più che Paolo mi sembra ben consapevole dell’importanza di non confondere il dito con la luna.


Subramanyam



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Mia rispostina:


"Grazie, grazie fratello,  le tue considerazioni mi giovano molto e mi incoraggiano a seguire la via senza via. Il taoismo da te menzionato è la stessa cosa della spiritualità laica, cambia solo la denominazione, forse più idonea ai tempi correnti quest'ultima. 


D'altronde anche Lao Tzi e Wang Tzi parlando del Tao non propugnavano una religione od un percorso, come da te evidenziato e come da me riconosciuto in diversi interventi ed in particolare vedi: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/12/29/spiritualita-laica-%E2%80%93-taoismo-una-religione-senza-dio%E2%80%A6/.


Occorre  liberarsi dai preconcetti e dalle sovra-imposizioni culturali e -come dissi una volta ad un amico che mi chiedeva lumi sulla laicità-  comprendere che il laico è tale persino nei confronti della laicità... 


Insomma non bisogna farsi ingannare dalla concettualizzazione, occorre invece risiedere nell'esperienza diretta. E quale è l'esperienza più diretta? Non certo quella dei sensi che è cangiante e "personale" bensì quella della coscienza di sé, che  è la stessa per tutti. Questa coscienza è il "nucleo" della spiritualità laica.. (del taosimo, dello zen, dell'advaita e di altri filoni laici).


Ritornando alla mia considerazione sul "liberarsi dai laccioli e  dalle incrostazione delle illusioni autoindotte" è riferito alla mente che si identifica con uno specifico nome-forma. Per scoprire la assoluta libertà innata e l'assoluta presenza di Sé in tutto ciò che è giocoforza bisogna togliersi il paraocchi dell'illusione che ci fa vedere separati e limitati. Come diceva Shankaracharya, nel famoso esempio, "finché non scompare l'illusione del serpente non può subentrare la consapevolezza  che è solo una corda arrotolata...".


Un caro saluto, Paolo D'Arpini

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