Facebook, twitter e compagni - Ovvero: la comunicazione "abbreviata"

Paolo D'Arpini - Affezione al computer

Ancora oggi, siamo al 31 agosto 2013, Caterina mi ha chiamato per leggermi il commento di un "amico" ad un post pubblicato sul gruppo "Bioregionalismo ed Ecologia profonda" di Facebook, in cui si invitano i cacciatori ad appendere il fucile al chiodo e di farsi invece parte attiva nel monitorare l'habitat e denunciare i soprusi e l'inquinamento.. Inutile dire che il commento non teneva minimamente conto di quanto espresso nell'articolo (visibile entrando nel link) ma si soffermava a criticare soltanto le prime battute: "Appello ai cacciatori di farsi parte attiva nella tutela del territorio che essi ben conoscono...": (Testo completo qui: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2013/08/appello-ai-cacciatori-affinche.htm)
Commento: " Io credo che i cacciatori amino il territorio per divertirsi ad uccidere gli animali, non certo per proteggerlo... Complimentarsi con i cacciatori per la loro "profonda conoscenza del territorio" è fuorviante e offensivo nei confronti di chi ama la natura e non va per i sentieri con un fucile... Anche i camorristi hanno una profonda conoscenza del loro territorio... E uccidono, come i cacciatori! Vogliamo chiedere anche a loro?"
E con ciò viene dimostrata l'inconsistenza della comunicazione su facebook. 

La lunghezza massima è di 420 caratteri.. perciò quando si vuole inserire un testo, rendendolo visibile, occorre centellinare le parole, bisogna sintetizzare al massimo.. D’altronde questo rispecchia il modo di dialogare con i nostri simili nella società “dell’avanzata tecnologica e virtuale”. E’ pur vero che ci sono le “note” in cui ci si può esprimere “at lenght” (senza limiti).. ma tanto chi le legge quelle note? Ormai gli “amici” fanno clic clic con il mouse solo su “mi piace” ed al massimo si azzardano con commenti di poche parole, giusto per dare la sensazione che hanno capito.. In verità  quando si posta un link con un articolo composito.. nessuno va a leggerlo, od al massimo commentano il titolo…

Se si vuole fare qualche uscita fuori dal coro restano sempre le parolacce, possibilmente fuori luogo.

Insomma visitando Facebook mi son trovato a studiare glottologia profonda e nuovi modi comunicativi del vuoto telematico.. Dopo alcuni anni di analisi comparata ecco che finalmente posso spiattellare quel che penso.

“Evoé… chi c’é c’é e chi non c’è non c’è…" - Facebook è un parlatorio per gossip in rete od una sorta di chiacchiericcio allargato. Eppure il demone della comunicazione veloce sta allungando i suoi tentacoli in sempre nuove aree del web, ormai è omni-pervadente ed è arrivato ad inquinare ogni modo comunicativo… (nel senso che il comunicare  è talmente “diluito” da perdere quasi ogni valore reale, una sorta di pissi pissi bau bau permanente)”

Ed allora?

In primis: sono riuscito con grandi difficoltà tecniche a cancellare la mia pagina su facebook, ma se qualcuno mi chiedesse come ho fatto non saprei rispondere.. è stata una questione di "culo", infatti non compaiono in alcun luogo le istruzioni per andarsene. 
In secundis: mi sono rifiutato  ferocemente di iscrivermi all'altra trappola per dementi che è Twitter (sponsorizzata persino da papi e capi popolo, e si capisce il perché).

Terzium: non datur...

Grazie per aver letto sin qui… 

Paolo D’Arpini

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