Santità e perfezione al "femminile" - Nota spirituale laica di genere




Mi sono sempre chiesta (e ne ho trovata risposta) come mai la donna di rado è un'artista, come mai una grande opera non l'ha mai portata a termine, o molto raramente.. e come mai non è mai nata una Osha o una Krisnamurha.

Il rapporto uomo/donna ha una notevole differenza, eppure la donna, ha una sensibilità maggiore a quella dell'uomo e la stessa sensibilità le permette di captare le cose più belle, le armonie nascoste, le sottili e delicate vibrazioni della vita.. qualità squisite che però non giungono mai -o di rado- a "comporre" musiche celestiali o opere significative.. perché essa ne resta vincolata. La donna resta vittima delle sue stesse sensibilità sciolte, non riesce ad indirizzarle.. non riesce a canalizzare, raggruppare le sue qualità e ad esprimerle compiutamente.

Lo stato emozionale la domina, il suo stato emozionale non è dominato e alla lunga emerge. Essa non possiede la duplice capacità d'intuire e incanalare l'intuizione in un germoglio artistico, maieutico... alla donna manca la capacità dell'azione, tipica del maschile, manca la volontà: la donna resta ricettiva, debolmente accogliente, ma nel contempo non accompagna con grande spinta il proprio lato "attivo"... o se lo fa è a discapito del suo "ricettivo" . Essa diventa "maschia", prepotente.. perde la sua eleganza, la sua armonia.

Ricezione e Azione sono due lati della stessa medaglia, due parti che dovrebbero vibrare in armonia affinché sviluppando questa duplice possibilità si manifesti con chiarezza sul piano "elevato", dove è possibile avvenga un' Opera, un capolavoro, un grande Insegnamento, una realizzazione.
Ciò mi fa riflettere come mai tanti maestri uomini hanno cavalcato l'onda dei nostri secoli, distribuendo grandi ricchezze spirituali, mentre poche donne sono state elevate al tal compito.

La donna finisce sempre per essere relegata alla figura della mistica, della dakini, alla figura della devota a vita, al braccio destro di qualche guru, al massimo alla consorte di qualche guru .. ma sempre ad una azione secondaria, amorevole, accogliente, materna. Punto.

E' necessario per tutti comunque, uomini e donne, imparare sì a dominare le proprie emozioni, diminuire ed attenuare l'infantilismo emozionale tipico del femminile e represso nel maschile.. ma anche conservare la chiarezza del pensare, la calma nel decidere, la volontà nell'agire.. sdrammatizzando i fatti e le paure che ci governano, affinché avvenga un perfetto equilibrio tra ricettività e volontà, senza restare vincolati al ruolo di semplici antenne riceventi nel caso del femminile o del fallico trasmettitore, nel caso del maschile.. e soprattutto senza più retrocedere all'ottusità  propria degli esseri meno evoluti. Forse a questo punto d'innesto la parola "Risveglio" potrà avanzare.

Baba Magga



Commento di Deva Sakshin:
"Meravigliosa occasione di dialogo, grazie Magga. Anche io non ho risposta ma solo qualche deduzione. Anzitutto mi pare di avere notato nei maestri incontrarti di persona, che anche se maschi sono Donne ( con la maiuscola)  ma ci sono state anche donne maestro,forse meno conosciute,e credo solo per via del fatto che l'informazione è stata per secoli e tutto sommato anche oggi sotto monopolio maschile. A parte questo, credo la Donna sia tendenzialmente già dove il maestro arriva dopo anni di ricerca o per " illuminazione improvvisa". La sua natura è accogliente al punto da non restare tentata dalle poltrone o dalla fama,riesce a cogliere lo straordinario nell'ordinario e agli occhi maschili questo è forse un accontentarsi di qualcosa di meno. Naturalmente, generalizzando so di andare fuoristrada,ma tanto sto condividendo solo deduzioni o/e intuizioni,quindi vanno prese per quello che sono e non sono risposte che risolvono la tua "domanda" né la mia. In fondo penso che abitare ruoli alti e riconosciuti dagli altri, sia da parte della donna,come un lasciare spazio all'infantilismo maschile, lasciarlo giocare all'amore anziché alla guerra. Ma non dico infantilismo in senso denigratorio, semplicemente riconosco una maturità inferiore nei sentimenti, che per affermarsi necessità di molti più supporti esteriori a differenza della donna. Per quanto ne so, la maggior parte dei maestri affermati nel senso di noti, devono la loro fama, al supporto di qualche donne o più donne alle loro spalle. Personalmente poi sono più che convinto del fatto che "maestro" sia una "condizione" di equilibrio tra i due principi maschile e femminile,sia che poi diventino famosi o meno. Così come oggi sono convinto che illuminato significhi la completezza della nostra umanità,mentre in passato credevo fosse la discesa dall'alto di una forza divina. Uomo e donna comuni, uniti insieme: possono fare tanto di più del singolo maestro maschio che appare una volta ogni tanto nella storia. E a loro va comunque tutto il mio riconoscimento, anche a quelli contemporanei. Credo che in quanto più indipendente, la donna possa "insegnare" meglio l'interdipendenza interiore tra i due principi maschile e femminile, senza i quali non c'è maestro maschio o donna che sia."

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