Alimentazione ed ecologia profonda - Danni all'habitat derivanti dall'allevamento industriale



Oggi la carne, il pesce ed i prodotti caseari, vengono consumati oltre misura da ogni frangia della popolazione perché hanno un costo bassissimo, accessibile a tutti; il loro vero costo, che non paghiamo al supermercato, lo paghiamo in tasse, e lo paga anche chi sceglie di essere vegetariano. Questo accade perché gli allevatori e i pescatori ricevono dallo Stato e dall’Unione Europea pingui finanziamenti diretti e indiretti: nel 2007 il totale dei sussidi dell’Unione Europea all’industria zootecnica è stato di 3,5 miliardi di euro, cioè 7.000 miliardi delle vecchie lire.

Parte di questi  sussidi va a sostenere la coltivazione di mangimi per animali, altri per l’esportazione fuori dall’Unione Europea di un determinato prodotto; per comperare e stoccare il surplus del prodotto in modo che al produttore sia garantito il guadagno; per sostegno alle operazione di marketing in modo che aumentino le richieste di quel prodotto.

Altri sostegni finanziari arrivano in occasioni di epidemie o altri problemi di ordine sanitario, come BSE, influenza aviaria, febbre suina ecc. in cui gli allevatori vengono profumatamente risarciti invece di essere multati essendo loro in gran parte responsabili di queste malattie causate dal modo intensivo in cui allevano gli animali.

            Gli aiuti dell’Unione Europea alle esportazioni di prodotti animali verso i paesi del terzo mondo hanno effetti devastanti sull’economia locale e sulle condizioni ambientali. Il costo di tali prodotti è molto basso grazie proprio ai sussidi perché fanno concorrenza ai prodotti locali e i piccoli produttori si impoveriscono ulteriormente. Se la carne avesse il suo vero valore e i vegetali fossero più economici si incentiverebbe il consumo di prodotti salutari con enormi benefici per la salute, e non solo.

            Un gruppo internazionale di 125 scienziati marini ha chiesto all’Organizzazione Mondiale del Commercio di eliminare i sussidi che molti paesi versano ai pescatori, diversamente, avvisano, molto presto i danni apportati agli oceani saranno irreversibili.

            Tutto questo incide non solo sull’economia ma sulla salute delle persone, sull’ambiente mediante la deforestazione, l’erosione dei terreni, la perdita di biodiversità, il consumo enorme di acqua e di energia, l’inquinamento della terra, dell’aria, dell’acqua, i cambiamenti climatici, la fame nel mondo, la diffusione delle malattie ecc. Chi sceglie di consumare prodotti animali dovrebbe pagare il costo reale, che è stratosferico, ma che non viene mai conteggiato. Infatti occorrerebbe tenere conto del fatto che per produrre un solo kg di carne di manzo occorre sacrificare: 50.000 litri di acqua potabile, 9 litri di petrolio, 15 kg di cereali e 12 mq di foresta. A questi bisogna aggiungere l’iperbolica cifra delle spese sanitarie per curare le malattie dovute al consumo di prodotti animali, la sofferenza e la morte per fame delle popolazioni in via di sviluppo; l’estinzione, irrevocabile dalla faccia della terra per tutti i millenni che verranno di un’infinità di specie di vegetali e animali. Basti pensare che per produrre un solo hamburger si perdono 6 mq di foresta, una ventina di specie vegetali, una dozzina di specie di uccelli, di mammiferi e rettili e che i cereali necessari a produrre un dolo hamburger basterebbero a sfamare 40 bambini per un giorno, che un terzo di tutte le risorse energetiche dell’Occidente sono assorbite dall’industria della carne.

Franco Libero Manco

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