La distrazione su internet - Comunicare... è possibile?


Ecco, in effetti debbo anticipare che sono un internet-handicappato, a malapena so inviare e ricevere email, per me è più che sufficiente.  Il mio amico Roberto Caivano mi disse un giorno  “tu non vuoi usare internet perché fa parte del tuo personaggio…” 
No, non ho alcun personaggio  al quale condiscendere, faccio quello che posso fare se mi viene…. In verità percepisco il pericolo della dipendenza da computer, usando questo mezzo per scrivere e comunicare si tende a chiudersi in una specie di bozzolo, un nodo mentale in cui entra solo ciò che è virtuale (quello che ti ritrovi davanti sullo schermo). 
Certo di tanto in tanto subentra qualcosa che ti richiama alla realtà fisica, un prurito, una commissione da svolgere, il caminetto  da rinfocolare d’inverno e le zanzare da scacciare in estate,  “le distrazioni” non mancano e mi chiedo, facendo un paragone con il passato, se anche scrivendo a penna mi sentissi così assorto da tralasciare -a volte- la realtà fisica. Sì, era così, anche scrivendo a penna, forse ancora più forte era l’assorbimento, perché non si poteva correre il rischio di perdere la frase,  “quella”  frase  (che gira e rigira è sempre la stessa) che è  “la quintessenza della comunicazione, lo sbrodolamento dell’esprimersi, l’orpello dell’allocuzione”….. Quando ti esce una frase così come puoi fermarti a comunicarla  ad un solo utente, sia pur esso un amico del cuore. Non si può mandar sprecato un simile capolavoro!
Il desiderio d’irradiare  “quel pensiero” non è una mia invenzione, ci hanno provato già  molti prima di me: poeti, guitti, romanzieri e affabulatori.  Va da sé che mi venisse voglia, anche quand’ero giovanissimo e studente (e a malapena ci azzeccavo -come ora- in grammatica)  di scrivere più copie dello stesso pensiero  da spedire a varie persone a mo’ di lettera amichevole. Bastava cambiare qua e là una parola, un  nome,  ed il gioco era fatto. Potevo stare soddisfatto che quel messaggio avrebbe raggiunto e “toccato” più persone (soprattutto donne, giacché non va bene sprecare l’arte poetica per una sola). Ed ora cosa vedo? 
Questo stesso metodo da me adottato in gioventù, che perlomeno mi permetteva di esercitarmi in calligrafia,  è esattamente il modo comunicativo di internet. Le email solitamente non son altro che un continuo riciclaggio di parole riassemblate e rispedite a tanta gente (in circolo). Alcuni sono destinatari ufficiali (A), tal altri condivisori ufficiosi (CC) ed i più, la gran massa,  fruitori innocenti della protervia espressiva,  sono gli innominati a cui si rimanda il messaggio di traverso, la  ”exibition… velata” (CCN).
“Mi vergogno (ma lo accetto) lo faccio di solito tutti giorni e forse più volte al giorno, padre mi perdoni questo peccato..?”. “Tranquillo figliolo (tanto lo abbiamo fatto tutti) ripeti tre Pater Noster, 3 Ave Maria e 3 Gloria Patri e sarai perdonato!”.
Ma allora anche nella penitenza, tesa all’affrancamento, c’è ripetitività?
Infatti un’altra cosa che ho appreso  in questi anni telematici è che la gente legge su internet ma non legge,  ovvero ha sentore di un qualcosa  ma non sa né dove né come né quando… si svolge.
Quindi,  prima di tutto, occorre sviluppare l’attenzione e la concentrazione se si vuole poi essere in grado di poter ritrasmettere.

Paolo D'Arpini

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