Il Dharma che non viene deciso ed il "perfezionamento" personale


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Come riconoscere la  propria  missione personale?  Il discorso è da un lato lungo e complesso,  dall'altro invece molto semplice. Non ci si può interrogare sul proprio Dharma, occorre viverlo momento per momento sentendolo dentro di noi, come un'ispirazione. Quindi non ci si può realmente basare sulle indicazioni di libri sacri, sulle divinazioni e  sugli archetipi e sugli elementi  incarnati. Dobbiamo fiutare il vento  e fidarci delle sensazioni e conoscenze ed esperienze personali. Insomma la propria missione  è  assoluto divertimento, senza aspettative di sorta. 

Infatti quando descrivo il "percorso" spirituale laico  o l'indirizzo da seguire in armonia con l'ecologia profonda o con gli aspetti zodiacali incarnati, non do una risposta precisa e definitiva,  utile a "scoprire" la "forma" della persona, poiché quella "persona" in verità incarna tutti gli aspetti possibili ed immaginabili della psiche umana in diverse fasi evolutive.  Di solito per questa mia vaghezza  gli ascoltatori rimangono alquanto meravigliati, e si chiedono "...ma di cosa ha parlato? A chi si riferisce?".  

In fondo  come si può dar forma al nostro "io"?  L'io in se stesso è aldilà della forma, in quanto consapevolezza indifferenziata, ma dal punto di vista della mente dovremmo occuparci anche dei modi espressivi attraverso i quali l'io si manifesta. Paradossalmente occorre prestare attenzione all'io come fosse un ente reale  da perfezionare. 

Come un intagliatore cesella lentamente un pezzo di legno fino ad ottenerne una scultura, così noi perfezioniamo continuamente l'opera mentre viviamo. Quando una parte dell'opera è compiuta si prova un senso di appagamento ma subito dopo si continua a lavorare su un altro aspetto della nostra persona. Secondo la teoria evoluzionista procediamo attraverso una spirale ascendente ed infinita nel contesto di un processo universale.

Nel I Ching è chiamata "costanza nella mutazione". La missione personale quindi si compie durante l'intera esistenza...

"Non c'è segreto che non sia a noi accessibile - diceva il poeta Christian Morgestein - solo che la nostra capacità di penetrarlo ha una graduazione: dalla pietra al profeta".

Nell'osservarsi e nel vivere senza intenzionalità  giungiamo ad un certo punto alla consapevolezza che non c'è nulla da perfezionare o da cambiare, non perché le cose non continuino a perfezionarsi od a cambiarsi, ma semplicemente perché esse così fanno senza il nostro intervento, anzi... il nostro apparente intervento è solo un modo del loro evolversi.  

Paolo D'Arpini 

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