Corrotti e corruttori... meglio esporli alla pubblica gogna



Dove ti giri, trovi corruzione, furti, concussione (perpetrata da pubblici ufficiali o da ministri), conflitto d'interessi,  tangenti, stipendi e pensioni pantagrueliche. È difficile sapere a quanto ammonti questo bottino: i criminali coprono le tracce – per fortuna non sempre. 


Le leggi ci sono: mancano indagini adeguate, principi etici condivisi ed equità. Sono ben noti casi di parlamentari incriminati e protetti da mancate autorizzazioni a procedere delle Camere. 

Lassismo e apatia sono stati anche favoriti da ingenue teorie. Secondo Robert Klitgaard (“Controlling Corruption”, University of California Press) la corruzione si combatte con i controlli, che costano. Più corruzione si elimina, maggiori sono i costi. Oltre un certo limite la società spende di più per i controlli di quanto risparmi in corruzione evitata: conviene tollerarne piccole dosi. Sono bizantinismi, dato che le dosi sono massicce.

Oltre a leggi più stringenti ed efficaci, ci vuole una riscossa morale. Non servono a produrla le prediche dei guru. La può esprimere il pubblico (la società civile?). E’ già accaduto. Mezzo secolo fa nessuno avrebbe creduto che gli italiani avrebbero smesso di vantarsi di non pagare le tasse, di fumare al cinema, di gettare cocci dalla finestra l’ultimo giorno dell’anno, di non superare 130 km/h in autostrada. Invece lo hanno fatto e reagiscono ai trasgressori. I corrotti e i concussori, vanno bloccati prima che si ritirino latitanti nelle ville comprate all’estero con il bottino. 

Servono deterrenti più efficaci contro la corruzione. Ad esempio, corrotti e corruttori devono essere esposti alla gogna. Non vanno legati in piazza a blocchi di legno e bersagliati con frutta marcia. Una riforma della giustizia dovrebbe istituire fustigatori che in rete e sui media descrivano i loro reati, l’odiosità dei danni che arrecano, la loro infima meschinità, il penoso cattivo gusto.

Roberto Vacca

1 commento:

  1. "Ricordo alcuni anni fa, in visita a Modena, mi sono soffermato davanti e ci sono pure salito sopra su una grande pietra squadrata, chiamata “ringatora”. Serviva per elevarsi sulla piazza e tenervi discorsi pubblici.. ma l’uso più corrente era quello di legarci sui loro escrementi gli imbroglioni che venivano così messi alla gogna. Chiunque passava lì davanti poteva sputare addosso ai malfattori e caricarli di ingiurie.. così imparavano a non trasgredire le norme della buona creanza sociale e comunitaria..."

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