Shiva, il cuore celato di ogni iniziazione esoterica



Gli Śivaiti identificano Shiva con Īśvara, l'aspetto personale di Dio,
pensando cioè che incarni in sé il triplice principio dell'intera
trimurti ed artisticamente ciò viene reso mostrando Shiva in
preminenza e Vishnu e Brahma che escono rispettivamente dal suo fianco sinistro e destro  Inoltre, identificano Shiva anche con lo stesso
Brahman, l'aspetto impersonale di Dio; lo venerano come una delle
tante forme differenti dell'universo con cui si esprime la Realtà, in
quanto è l'entità monistica – personale e impersonale al tempo stesso
– nel quale si rispecchiano tutte le cose, Shiva compreso. In questa
visione, è da Shiva che scaturiscono tutti gli altri Deva (gli esseri
celesti), come suoi princìpi ed emanazioni; è essenzialmente una
conoscenza monoteistica collegata alla bhakti, o devozione, un aspetto
molto importante dello Śivaismo.

Lo Shivaismo kashmiro, è un sistema filosofico e teologico sorto nella
regione del Kashmir fra l'ottavo e il nono secolo poi sviluppatosi
fino alla fine del dodicesimo secolo d.C.. Al contrario delle pratiche
religiose e spirituali diffuse all'epoca, lo Shivaismo kashmiro non
prevedeva una disciplina predefinita e non condannava nessuna pratica
a priori, l'unica base fondamentale richiesta era la coscienza con cui
l'iniziato operava. Questo sistema proponeva un punto di vista in cui
Cit – "coscienza" - è l'unica realtà. La materia non veniva
considerata separata dalla coscienza, ma identica ad essa. Non era
concepita alcuna separazione tra Dio e il mondo. Il mondo non veniva
giudicato un'illusione (come nell'Advaita Vedanta), ma era la
percezione della dualità ad essere reputata illusoria. Lo Shivaismo
del Kashmir è una corrente basata sul Trika e classificata da diversi
studiosi come idealismo monistico.

Shiva significa il Benigno, ma nei Veda egli è conosciuto anche come
Rudra ("colui che fa scorrere le lacrime") e come Pashupati ("il
signore del gregge").
Questi epiteti mostrano una divinità dai molti aspetti, apparentemente
contraddittori, ma che sono, in realtà, le componenti di una figura
divina ricchissima di valenze e di attributi.

"Il Distruttore", "II Signore della morte", ama albergare presso i
luoghi di cremazione, e i suoi devoti, nudi, si cospargono di cenere,
simbolo dell'impermanenza.

Ma il Signore della morte si rivela in realtà il Signore della vita,
distrugge ciò che è impermanente per dare origine a nuove forme, a
nuove manifestazioni del divenire vitale.

In Shiva cielo e terra trovano la loro sintesi, ma è una sintesi
dialettica, non una stasi, non un comporsi delle tensioni, ma un
perpetuo divenire, una perpetua lotta di opposti.

A differenza di Vishnu che "scende" nel mondo attraverso i suoi
avatar, Shiva è nel mondo, nella natura, negli animali, nella sete
stessa di vita propria di ogni essere vivente.

In quanto signore della natura e degli animali, è un guaritore, anzi,
il guaritore supremo: la sua gola è blu poiché egli ha ingerito il
veleno che rappresenta la volontà di morte di tutte le creature.

Le numerose leggende che lo riguardano, mostrano in Shiva una divinità
dai tratti tipicamente sciamanici, una figura divina che non offre
rassicuranti certezze, ma inquietanti potenzialità energetiche.

Nudo, sporco, scarmigliato (folle, diremmo noi), attraversa i villaggi
mostrandosi alle mogli degli asceti in tutta la sua impudica bellezza
e suscitando un'attrazione irresistibile.

Ecco che il "distruttore", colui che "danza" sulle rovine del tempo,
diviene il dio dell'atto creativo per eccellenza, il sesso.

Il "linga", il fallo, è il simbolo di questo aspetto ed è fatto
oggetto di culto.
Con Parvati, la sua sposa, la "donna della montagna" (il luogo dove
cielo e terra si uniscono) Shiva gode di un perpetuo amplesso,
finalizzato non alla procreazione ma all'estasi.

Da questa unione ("maithuna") deriva non debilitazione, non
depauperamento di energie, ma al contrario, è proprio attraverso
l'unione con la Potenza, la Shakti, che il dio realizza la sua propria
natura.

Infine Shiva è il"nataraja",il Signore della danza, la sua è la danza
cosmica, mediante la quale l'universo viene manifestato, conservato e
riassorbito.
Secondo la cosmologia hindu l'universo non ha sostanza.
La materia, la vita, il pensiero non sono che relazioni energetiche,
ritmo, movimento e attrazione reciproca.

Il principio che da origine ai mondi, alle varie forme dell'essere,
può dunque essere concepito come un principio armonico e ritmico,
simboleggiato dal ritmo dei tamburi, dai movimenti della danza.

In quanto principio creatore, Shiva non profferisce il mondo, lo danza".
(A.Daniélou "Shiva e Dioniso", Ubaldini Editore, Roma, 1980)

Lo Shivaismo è una religione nata nella preistoria umana, la sua
origine è così antica da farci pensare che esso possa presentarsi
ovunque nel mondo come "una delle fonti principali delle religioni
successive" (A. Daniélou, op. cit.).

Lo Shivaismo è una religione che trae ispirazione dalla natura stessa,
esso ha trovato in India un fertile terreno di espressione e di
conservazione, benché non esista "alcuna prova che il suo luogo
d'origine sia stato l'India attuale, perché ne vediamo comparire quasi
simultaneamente in varie parti del modo i riti e i simboli" (A:
Daniélou, op. cit.).

"La sua forma occidentale, il Dionisismo, rappresenta anch'essa uno
stadio in cui l'uomo è in comunione con la vita selvaggia, con le
bestie della montagna e della foresta" (A: Daniélou, op. cit.).

Mentre nell'antico Egitto ricordiamo il culto di Osiride, che può
essere identificato con il Culto di Shiva e quello di Dioniso.

Shiva è una figura universale, senza patria e senza tempo.
Ma lo sviluppo del culto delle regole, della morale, della ragione e
dei modelli di realtà costruiti dalla mente, che hanno caratterizzato
le società e le religioni successive, hanno messo al bando lo
Shivaismo, al punto che esso ha potuto sopravvivere solo nascondendosi
nella segretezza dei propri iniziati.

Dovendo restare oscuro ai più, lo Shivaismo si è conservato come il
tesoro più prezioso e segreto di ogni cammino iniziatico che miri alla
conoscenza e al risveglio della natura umana.

"Non esiste vera iniziazione che non sia shivaita. Tutti i culti
esoterici hanno carattere shivaita o dionisiaco" (A. Daniélou, op.
cit.).

Shiva è il cuore celato di ogni iniziazione esoterica, poiché egli è
la raffigurazione del potere segreto nascosto nell'uomo, ecco, dunque,
perché non vi è psicologia del profondo che non tenda a ricondurre
l'individuo alla riscoperta del Grande dio Shiva che è in lui.

Trovando Shiva in sé stesso, l'uomo conosce e risveglia il proprio
potere naturale.


Ma, mentre gli influssi della grande svolta evolutiva prossima a
venire si fanno sentire nell'umanità, ora che l'Età dell'Oro sta
incominciando a dissolvere il buio del Kali Yuga, è possibile che
Shiva possa risorgere dalle profondità dell'animo umano per guidare
quanti non si sono mai arresi fino in fondo alla distruzione
perpetuata dalle città ai danni della natura e non hanno mai del tutto
rinunciato alla propria animalità, alla danza, alla gioia, alla fede,
a quel sogno di libertà che fa di un qualsiasi individuo un essere
umano.


Fonte: http://www.mythoselogos.it/

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