“Ogni inizio comincia da una fine...” - La prima volta a Treia

Oggi 23 giugno 2015 è il giorno del mio 71° compleanno e il 25 giugno con Caterina facciamo un esperimento di ritorno a Treia con i mezzi pubblici (treno più autobus). Non so come andrà il viaggio, sicuramente sarà un "viaggio lungo" perché i mezzi di comunicazione sono lenti e radi. Ma questo magari ci porterà un po' indietro nel tempo, e così ho pensato di riproporre il resoconto della mia prima visita a Treia. Questo scritto è tratto dal libro "Treia: storie di vita bioregionale" (P.D'A.)

Foto, scattata da un passante:  Caterina Regazzi e Paolo D'Arpini - Treia agosto 2010


Questa che segue è una riflessione  dopo il primo viaggio compiuto a Treia, ricordo che la buttai giù senza pensarci, scrivendola a penna su un foglio volante. Accadde quando ancora abitavo nella valle del Treja, all'inizio del 2010, da poco era stato concluso il rito della “Notte senza Tempo”, la passeggiata notturna che si svolge in qualsiasi condizione atmosferica il 31 dicembre di ogni anno. Quell'edizione doveva risultare l'ultima tenuta nella Valle del Treja. Infatti di lì a poco giunse a Calcata la mia compagna Caterina Regazzi e con lei, scuotendo la mia pigrizia inveterata, partii alla scoperta di Treia, la casa dei suoi nonni materni. Quella doveva essere un'esperienza che avrebbe modificato radicalmente la mia esistenza... infatti dopo quel primo impatto.. il cordone ombelicale con Calcata fu reciso.. e dopo 9 mesi (giusto il tempo di una gestazione) mi trasferii definitivamente a Treia, nelle Marche.


Dal Treja a Treia.... un viaggio nel sé

Non sono per nulla facilitato a scrivere un resoconto di un viaggio di cui non si sa quale sia l’inizio e la fine. Inizia nello stesso modo in cui finisce: da Treja a Treia,  cambia solo una lettera, il suono è lo stesso ed anche la sensazione di casa, di presenza costante dell’io.

Un viaggio che è un sogno? Certamente come tutto il resto della vita.

Da diversi anni non mi spostavo da Calcata se non nel raggio di cento chilometri. Stavolta ne ho percorsi trecento all’andata e trecento al ritorno, senza però cambiare di molto la sensazione di essere sempre e comunque nel luogo che io sono, che mi appartiene ed al quale io appartengo.

Un viaggio così si compie anche in un metro quadro!” Dice Marinella Correggia nella sua presentazione della mia persona e di Calcata.

Ed eccomi qui, nel mio metro quadro, giusto lo spazio per allungare le mani, le braccia e spingere una gamba dietro l’altra, senza mai uscire fuori da qual “centro del mondo”.

Un viaggio virtuale? No è un viaggio nella coscienza della coscienza…

Attraversare gli Appennini con il sole e ritornare per la stessa strada con la neve ha stabilito il senso del passaggio del tempo. Passare da un ambiente ruvido, scheletrico, profondo come la morte, l’ambiente del Treja, per arrivare sul corpo dolce e sinuoso di una terra molto femminile e viva, quella di Treia… è come una rinascita.

La mia anima ha ritrovato la giovinezza di Otello, che viveva in uno scantinato scolpendo lapidi mortuarie e ricevendo cibo amoroso dalla padrona di casa. In quella stessa stanza, che oggi è una calda alcova, piena di luce, colori calori… ho rivisto un me stesso prima dell’esilio.

Ma dov’è il luogo dell’esilio – Treja o Treia?!

Il fuoco scoppiettante di un camino è lo stesso, l’aria è la stessa, il gustoso cibo è lo stesso, l’abbraccio di chi mi ama è lo stesso, le carezze, le parole di conforto, il buio, il vento, l’acqua che bagna…

Insomma sono partito, sono arrivato, sono tornato… non lo so, non posso dirlo, ho provato a raccontarlo, a trasmettere delle immagini… ma forse tutto è rimasto così… solo nella mia mente.

La mente universale racconta in silenzio!

Paolo D’Arpini

(Scritto il 5 gennaio 2010)

………………..

Breve commento aggiunto.

Tara che significa Liberatrice, Salvatrice, fu il primo essere che ottenne l’illuminazione in forma femminile. Tara è un principio illuminato e, anche se a noi mancano le realizzazioni per poterla vedere, è presente ovunque; non dovete pensare che Tara sia solo un simbolo dipinto sulle tanghe od una divinità che vive in una Terra Pura, lontano da noi. Essa rappresenta il potenziale pienamente realizzato della nostra mente. Pregare Tara e meditare su di lei ci procura solo dei vantaggi, anche materiali, aumentano le ricchezze, la lunghezza della vita, la fama ed i meriti…” (Cintamani Chakra)

Ho voluto inserire questa postilla sul significato di Tara per far capire che essa si è manifestata come la mia accompagnatrice in questo viaggio nel sé. Essa mi ha sorretto ed ha reso possibile ogni mia esperienza e meditazione, ogni sentimento ed ogni pentimento. Tanto l’ho sentita presente e tanto l’ho riconosciuta al mio interno che quasi mi sembrava superfluo dare alla forma fisica che essa ha incarnato per me un nome, una specifica forma… ma questo nome e questa forma vanno menzionati e identificati in Caterina Regazzi, in lei ho riconosciuto la controparte femminile del mio essere e con lei ho compiuto il viaggio dal Treja a Treia. 

(P. D’A.)

......

A chi Dio vuol concedere una vera grazia
lo fa viaggiare per il vasto mondo
a scoprire le sue meraviglie
per monti e valli e boschi e campi e fiumi.
i pigri chiusi in casa
non sono rallegrati dall’aurora
e sanno solo il pianto dei bambini
e angustie e noie e l’ansia per il pane.
dai monti sgorgano i ruscelli,
lassù le allodole trillano di gioia,
perché non devo anch’io cantar con loro
a piena voce e con felicità?
Al buon Dio mi voglio affidare,
egli che regge cielo e terra
e ruscelli e allodole e boschi e campi
anche i miei giorni al meglio ha programmato”

Eichendorff, da Vita di un perdigiorno

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