Biospiritualità - Allargare la visuale per riconoscersi in ciò che è...


Un sovvertimento di valori è necessario per la comprensione di ciò che realmente è utile e necessario per sviluppare  la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia”  ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo  dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.
L’aquila dall’alto  tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo,  e vede solo la sua piccola porzione di terra. 
Allo stesso tempo,  da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate? 
Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono nel vaso sul terrazzo… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.
Del lontano e del vicino  va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.
Dobbiamo essere  consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l’occhio dell’ecologia profonda, anche nell’ambito istituzionale ed amministrativo. 
Insomma  abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura  e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti. 
Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine.  Come possiamo  far parte di un contesto “umano” e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”-  le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori  morali e spirituali?
Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole  nella nostra attitudine, occorre avviare  un bio-ragionamento all’interno della nostra Rete Bioregionale. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”,  “l’ecologia profonda” e la “spiritualità laica”  in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.
Paolo D’Arpini


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