Potpourrì su Buddha e buddismo, in varie salse



"Spezzato il circolo vizioso, conquistata la libertà dal desiderio, la fiumana, prosciugata, non fluisce più; la ruota, infranta, più non rivolve. Questa, solo questa, è la fine del dolore" (Buddha Sakyamuni, in Udana, VII, 2)


Si narra che Buddha nacque intorno al 465 a. C. da una ricca famiglia della stirpe dei Sakya che dominava una parte dell’India himalayana. Fu allevato e crebbe nel lusso principesco, si sposò ed ebbe anche un figlio. Ma anche lui conobbe le miserie umane, incontrando durante alcune sue passeggiate un vecchio, un cadavere ed un mendicante. Queste tristi realtà della vita lo impressionarono notevolmente, tanto che all’età di 30 anni (notare la similitudine con il Cristo che iniziò la predicazione proprio a questa età) abbandonò tutto e tutti per dedicarsi a conoscere le cause della miseria ed alla ricerca di una soluzione all’enigma della vita. Si racconta che a 35 anni, dopo 49 giorni di riflessioni ai piedi di un albero di fico, in una notte di luna piena del mese di maggio, raggiunse l’illuminazione.


Animato  dalla pietà per gli uomini e dal desiderio di trasmettere la sua "conoscenza",  per circa quaranta anni percorse il nord dell’India, insegnando la sua dottrina.  Secondo la tradizione il Budda mori all’età di 80 anni ma prima di morire si rivolse ai suoi fedeli dicendo: "Ricordate o fratelli queste mie parole: tutte le cose composte sono destinate a disintegrarsi! Attuate quindi con diligenza la vostra propria salvezza!"

Il buddismo è un sistema di pensiero,  una scienza spirituale e un'arte di vivere, ragionevole e pratica e onnicomprensiva. Il buddismo non è una religione in senso stretto, in quanto priva dell'idea di un dio-persona e quindi di una teologia. Quando le falangi macedoni con il loro seguito di filosofi, storiografi, e letterati fecero il loro ingresso nella pianura dell'Indo tra il 327 e il 326 a.C, i greci entrarono in diretto contatto con l'antichissima civiltà indiana, che già parecchi secoli prima della nascita della filosofia ellenica aveva elaborato idee filosofiche di una profondità ed astrattezza del tutto sconosciute ai popoli del Mediterraneo. Probabilmente molti degli asceti incontrati da Alessandro appartenevano  alla tradizione buddista,  avendo il Buddha fondato la sua comunità da circa due secoli prima del suo arrivo. Infatti risultano tracce storiche della diffusione del  buddismo in varie parti dell'occidente, sia in Grecia che a Roma.  Esso esercita un fascino per l'occidente perché non ha dogmi, soddisfa al tempo stesso la ragione e il cuore, insiste sulla necessità di fare affidamento su se stessi e d'essere tolleranti verso le altrui opinioni, abbraccia scienza, filosofia, psicologia, etica e arte, ritiene che l'uomo sia il creatore della propria vita e l'artefice del proprio destino. La realtà ultima non si può descrivere e quindi un dio non è la realtà ultima.  Il buddismo si fonda sulla convinzione che la sofferenza e il mal-di-esistere derivano dall'attaccamento al nome-forma e dall'illusione individuale e collettiva di poter padroneggiare la realtà. Desiderio e sofferenza sono intrinsecamente connessi e il buddismo tende all'estinzione dell'individualità, allo smascheramento della natura illusoria. Il buddismo è fondamentalmente una prassi di vita al fine di ridurre la sofferenza dovuta all'attaccamento emotivo e intellettuale. Tutti hanno dentro di se la facoltà di raggiungere il risveglio. Si tratta quindi di diventare quello che già si è: "Guarda dentro di te: tu sei un Buddha."

Le varie scuole del buddismo (Theravada, Tantrismo, Lamaismo tibetano, Chan cinese, Zen giapponese e persino quelle forme di buddismo occidentalizzato, ecc.) si accostano  alla comune meta in base alle diverse inclinazioni dei loro fondatori e discepoli, dai costumi e dagli usi delle varie popolazioni che nel corso della loro storia adottarono la fede buddista. 

L'insegnamento tramandato dal Buddha non mira a convincere l'ascoltatore bensì fornisce chiare indicazioni metodologiche, etiche ed esistenziali. Per il Buddha è infinitamente più importante sperimentare l'impermanenza e la non-sostanzialità dell'io-individuale piuttosto che far ricorso alla ragione e alle parole. Chi sa tace. Questo tende ad escludere ogni risposta razionale e induce il discepolo ad abbandonare le normali categorie  di giudizio. Nella comprensione del meccanismo samsarico,  quel continuo trapassare da un oggetto all’altro  senza tregua, che ci spinge  nella illusione di  essere “individui” soggetti all’oggetto, come a una chimera, consumati e annullati nel mulinello del divenire. Il “pieno appagamento” sensoriale non può esistere. E, d’altra parte, è inconcepibile dentro la macchina-vortice, che gira e vive solo in base all’insoddisfazione sempre rinnovata, inesausta.

E per concludere teniamo presente quanto disse il Buddha a proposito del credere: "Non credere a niente perché ne hanno parlato e chiacchierato in molti. Non credere semplicemente perché vengono mostrate le dichiarazioni scritte di qualche vecchio saggio. Non credere alle congetture. Non credere come una verità ciò a cui ti sei legato per abitudine Non credere semplicemente all’autorità dei tuoi maestri e degli anziani. Dopo l’osservazione e l’analisi, quando concorda con la ragione e conduce al bene e al beneficio di tutti e di ciascuno, solo allora accettalo, e vivi secondo i suoi principi." 

Collage a cura di Paolo D'Arpini

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